
2 minute read
Palco europeo Falò di vanità e tanti quattrini
from L'Espresso 33
by BFCMedia
Dalla Super Lega, ormai abortita e ripudiata anche dalla Juve, alla Super Champions League, che tra un anno piomberà nei nostri salotti col suo vorticoso giro di partite (189) e i suoi 5 miliardi di euro tra marketing e diritti tv. Un nuovo grandioso Circo Barnum del football internazionale, prepariamoci perché questo è l’ultimo anno del calcio europeo così come lo conosciamo. Ceferin e la Uefa hanno rivoluzionato tutto, anche per attenuare gli impulsi separatisti di alcuni: si va verso un nuovo grande salto.
La Champions League è diventata un moloch. Restarne fuori non è solo uno smacco ma un tracollo economico.
La condanna sportiva che ha estromesso la Juve ha bruciato almeno 60 milioni
Per capire dove andiamo, forse è meglio prima capire da dove veniamo. Prendiamo 50 anni fa esatti. Coppa Campioni, la mamma della Champions di oggi. La Juve - come l’intero calcio italiano dalla Corea del ’66 - è completamente autarchica, l’unico straniero è l’allenatore cecoslovacco Čestmír Vycpálek, lo zio di Zeman. In porta c’è Zoff, non ancora mito ma sempre Zoff, a centrocampo il futuro commentatore Fabio Capello, in attacco Bettega e Anastasi più Altafini. Si gioca in Germania Est a Dresda e la Juve ne prende due. Al ritorno la Juve va in gol con Furino, Altafini e Cuccureddu ma ne prende altri due dai tedeschi orientali. Amen, Juve fuori al primo turno. Fine della Coppa Campioni, e siamo al 3 ottobre 1973. Succedesse oggi ai nostri poveri presidenti verrebbe l’infarto. Passiamo alla Coppa Uefa, la mamma dell’Europa League, ci sono Fiorentina, Inter, Torino e Lazio. Le prime tre saltano subito al primo turno, e siamo ai primi di ottobre, la Lazio di Maestrelli e Chinaglia, che poi vincerà lo scudetto nel ’74, resiste un turno ancora, fino ai sedicesimi: ma a Ipswich in Inghilterra trova tale Trevor Whymark che gliene fa quattro e al ritorno all’Olimpico scoppia l’inferno, partita «all’arma bianca» come si diceva allora, una rissa selvaggia per rigori non dati alla Lazio e dati invece all’Ipswich, Chinaglia, tre gol, è scatenato, ma il 4-2 per la Lazio qualifica l’Ipswich. È il caos - invasione di campo, l’arbitro olandese Van der Kroft aggredito e assediato, incidenti, lacrimogeni. «Oh, manco co’ l’Ipswich!», ancora oggi è la tipica imprecazione del laziale furioso con l’arbitro. La società pagherà con un anno di esclusione dalle Coppe e siccome vincerà lo scudetto ci rimetterà la Coppa Campioni. Siamo al 7 novembre e pure la Coppa Uefa ce la siamo giocata.
In Coppa delle Coppe invece il Milan di Rivera e Trapattoni in panchina arriverà alla finale di Rotterdam, ma ne prenderà due dai tedeschi dell’Est del Magdeburg di Sparwasser. Anche quello un bello smacco.
Era il calcio roulette che piaceva tanto proprio per la sua brutalità del dentro o fuori, fin da subito e senza classifiche. Se ti diceva male in due partite eri già ko a ottobre. Tutti insieme alla stessa ora, il mercoledì sera, ancora dovevano arrivare Martino e De Laurentiis a farci vedere i gol sulla Rai. Il giovedì notte. Un mondo europeo parallelo e accessorio, ancora primitivo e abbastanza misterioso per noi rozzi tifosi del campanile. Altra espressione tipica dell’epoca, quando si veniva elimina- ti: «È finita, mercoledì al cinema». Figuriamoci, oggi al calcio tv ti ci incollano e devi pure pagare. Cinquant’anni dopo, adesso, il mondo è rovesciato. Giusto, naturale. Ma sarà ulteriormente rivoluzionato a partire dal 2024. Ormai il globo è il campo di gioco, il circo è internazionale per definizione, i calciatori un melting pot tale che quasi non hanno più nazionalità. E la Champions League è diventata un moloch che tutto comanda e fagocita. Restarne fuori, nonostante i 4 posti riservati a Inghilterra, Italia e Germania, e la Spagna quest’anno 5, non solo è uno smacco, è un tracollo economico insopportabile. La condanna sportiva che ha costretto la Juve a lasciare la Champions ha bruciato almeno 60 milioni. La Premier, che con la Liga è il campionato più ricco e seguito, ha lasciato fuori Liverpool, Tottenham e
Finale
Robin Gosens dell'Inter durante la finale di Champions League tra Manchester City e Inter allo stadio Ataturk di Istanbul, il 10 giugno 2023