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Banche e governo non si curano dei risparmiatori
from L'Espresso 33
by BFCMedia
del risparmio per esigenze di cassa. Lo scopo è reperire risorse finanziarie, che non ci sono, da disporre per la prossima legge di Bilancio.
Le banche, dopo aver trascorso dal 2012 un periodo travagliatissimo a causa di una crescita esponenziale dei crediti non pagati (Npl) per la crisi fiscale dello Stato, che ne aveva minato la stabilità, indubbiamente hanno sfruttato le condizioni che un mercato anodino offriva loro.
I banchieri, per rendere floride le loro imprese, non si sono curati del danno che avrebbero potuto procurare ai risparmiatori, i quali fornivano loro una provvista finanziaria stabile di molti miliardi di euro (1.163). Il costo medio della raccolta è passato dallo 0,31 per cento allo 0,62 nel culmine dell’inflazione. Il costo dei crediti a tasso variabile per fa-
Con la tassa sugli extraprofitti, l’esecutivo ignora la Costituzione. E turba il mercato finanziario miglie e imprese, invece, è cresciuto dal meno 0,50 per cento al 4,25.
I controllori, con molta probabilità, si sono dimenticati di avvertire i controllati della distorsione che si stava verificando. È aumentato il prezzo della vendita degli strumenti finanziari (crediti), mentre è rimasto quasi invariato il prezzo della materia prima (risparmio).
Il mercato finanziario in Italia non è paragonabile a quello che deriva dall’incontro di domanda e offerta di beni. Le parti in causa si incontrano grazie all’attività di un intermediario finanziario abilitato che avrebbe la funzione, proprio perché intermediario, di tenere in eguale conto il peso di chi acquista un credito e di chi vende il risparmio. Tutto ciò purtroppo non si è verificato.
In Italia la marcia del mercato finanziario è iniziata da poco più di trent’anni, dal momento in cui i titoli del debito pubblico sono stati sottoscritti da investitori esteri. I quali, da più di 150 anni, agiscono in un mercato finanziario maturo, in cui i risparmiatori forniscono la provvista finanziaria alle banche sottoscrivendo obbligazioni e non attraverso conti di deposito.
Ci vorranno tre generazioni perché si possa parlare di mercato finanziario in cui la domanda e l’offerta, consapevolmente e responsabilmente, si possano incontrare. Il governo, invece che operare in conformità al dettato costituzionale, ha preferito ignorarlo, cosciente che dopo la presentazione dei bilanci avrebbe colpito le banche tacciandole «di guadagni ingiusti». Guai ad agire senza pensare alle conseguenze. Il danno mina la stabilità degli intermediari finanziari e la fiducia degli investitori esteri, che dovrebbero muoversi senza preoccupazioni di sorta in un sistema istituzionale ed economico in cui il mercato finanziario è regolato a misura del governo in carica. Così non è.