WWW.BLOGLOBAL.NET NUMERO 22/2013, 14 - 20 LUGLIO 2013
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RASSEGNA DI BLOGLOBAL OSSERVATORIO DI POLITICA INTERNAZIONALE
BloGlobal Weekly N°22/2013 - Panorama
MONDO - Focus EGITTO - Al Cairo è ufficialmente nato il governo di Hazem el-Beblawi: composto da 33 Ministri, il nuovo esecutivo ha giurato lo scorso 16 luglio dinanzi al Presidente ad interim Adly Mansour. Un esecutivo che racchiude al suo interno diverse anime (liberali, socialisti, tecnocrati, nonché tre donne e tre esponenti della comunità copta) e che avrà il compito di promuovere le riforme necessarie ad evitare il default socio-economico e di traghettare l’Egitto verso le prossime elezioni parlamentari e presidenziali previste per il febbraio 2014. Tra i Ministeri chiave, le più grandi novità sono giunte dai dicasteri degli Esteri e dell’Economia: a guidare la diplomazia egiziana ci penserà l'ex Ambasciatore a Washington Nabil Fahmy, mentre a risollevare le sorti delle asfittiche casse nazionali sarà l’economista Ahmed Galal, per molti anni alla Banca Mondiale. Chi non ha cambiato titolarità rispetto al recente passato sono la Difesa, rimasta saldamente in mano ad Abdel Fattah el-Sisi, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ed ora anche primo © BloGlobal.net 2013
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Vice Premier – a dimostrazione del rinnovato peso politico delle forze armate in questo processo di transizione – e gli Interni, guidati sempre da Mohammed Ibrahim. Confermati anche Osama Saleh, Hisham Zaazou, Mounir Fakhry Abdel Nour e Mohamed Shoeib rispettivamente ai dicasteri degli Investimenti, del Turismo, dell’Industria e del Commercio estero e del Petrolio. Assenti da ruoli ministeriali i rappresentanti di Giustizia e Libertà, braccio politico dei Fratelli Musulmani, che continuano a condannare fermamente il movimento di piazza che ha portato al cosiddetto “golpe tecnico” contro il destituito Mohammed Mursi. Anche i salafiti di al-Nour sono rimasti a sorpresa fuori dalla compagine governativa nonostante questi avessero, inaspettatamente, accettato di partecipare alla transizione politica. Formato il nuovo governo, il Paese dovrà affrontare, innanzitutto, il processo di revisione della Costituzione affidato a due comitati incaricati di completare i lavori entro ottobre. Gli emendamenti approvati dalle due commissioni dovranno poi essere sottoposti ad un referendum che dovrebbe avvenire non prima del novembre 2013. In questo caso le elezioni si terranno entro 15 giorni dall'approvazione della nuova Costituzione e, una volta insediato il nuovo Parlamento, nel giro di una settimana si dovranno convocare anche le consultazioni per eleggere il nuovo Presidente. Se da un lato militari e autorità provano a riportare ordine e a promuovere uno spirito di unità nazionale, dall’altro continuano incessanti le manifestazioni e le violenze contro quello che i Fratelli Musulmani definiscono il “governo illegittimo”. Al Cairo e nel delta del Nilo avvengono quotidianamente manifestazioni e incidenti tra attivisti pro-Mursi e forze di polizia: non ultimi gli scontri avvenuti il 20 luglio a Mansura che hanno provocato la morte di tre donne, tra cui un’attivista dell’Ikhwan, e il ferimento di una decina di persone, una delle quali in gravi condizioni. Nel frattempo, il Sinai diventa sempre più rovente a causa del susseguirsi di attentanti contro le forze di polizia ed esercito da parte degli islamisti radicali. Proprio la condizione di instabilità della penisola egiziana ha convinto le forze di sicurezza e militari israeliane ad installare ad Eilat, città sul Mar Rosso lungo il confine meridionale del Sinai, una batteria del sistema antimissilistico Iron Dome per proteggere il Paese dal continuo lancio di razzi dalla penisola verso le città dello Stato ebraico. Intanto, Stati Uniti ed Unione Europea continuano a mostrarsi sempre più preoccupati per la crisi politica egiziana. Con due missioni distinte, il Vice Segretario di Stato Usa William Burns (in rappresentanza di John Kerry impegnato a promuovere negli stessi giorni colloqui di pace tra Israele e Palestina) e l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e gli Affari di Sicurezza dell’UE Cathrine Ashton hanno incontrato i nuovi vertici politici del Cairo: negli incontri con Mansour e elBaradei, oltre a richiedere il rilascio dai domiciliari di Mursi e la fine degli arresti di uomini legati alla Fratellanza Musulmana, Burns e Ashton hanno sottolineato il loro sostegno al popolo egiziano e hanno auspicato una pronta ripresa del processo democratico nel Paese. ITALIA/KAZAKISTAN - La vicenda di Mukhtar Ablyazov, oligarca e dissidente kazako la cui moglie e figlia sono state espulse lo scorso 31 maggio dall’Italia, diventa un caso internazionale dai risvolti sempre più intricati. Ablyazov è l’ex Ministro dell’Energia del Presidente e leader della nazione kazaka, Nursultan Nazarbayev. Caduto in disgrazia e ricercato per truffa e frode sia da Astana, sia da Mosca, Ablyazov è scappato all’estero trovando rifugio e asilo politico a Londra. Il caso apparentemente interno al Kazakistan coinvolge ben presto tutta una serie di Paesi tra cui lo stesso Regno Unito e l’Italia, legati al Paese centro-asiatico da importanti affari che riguardano le principali holding nazionali dei settori energia e costruzioni. Roma viene coinvolta nell’affaire Ablyazov quando l’Ambasciata kazaka fa pressioni sui dirigenti del Ministero degli Interni italiani affinché rimpatrino “due pericolosi latitanti” legati all’oligarca kazako, ossia Alma Shalabayeva e Alua Ablyazov, rispettivamente moglie e figlia del dissidente. Al momento del fermo e delle procedure standard di rimpatrio, le autorità italiane hanno contestato alla signora Shalabayeva la non autenticità del passaporto diplomatico rilasciato dalla Repubblicana Centrafricana con cui era giunta in Italia, rivelatosi in un secondo momento invece regolare. I tempi e le modalità dell’azione italiana hanno suscitano forti dubbi, coinvolgendo fin da subito i responsabili del Viminale e della Farnesina. Il caso politico scoppia nei primi giorni di giugno quando il Ministro degli Interni Angelino Alfano ha dichiarato in un’intervista di essere “totalmente all’oscuro sulla vicenda e di esserne stato informato solo a fatti già avvenuti”. Cercando di correre ai ripari, il Governo italiano, lo scorso 12 luglio, ha tentato di revocare l’espulsione della Shalabayeva dichiarandola “illegittima alla luce della grave mancata informativa da parte dell’Ambasciata kazaka”. Il Governo di Astana, rigettando la decisione italiana, ha informato Roma sullo stato della moglie e della figlia di Ablyazov, smentendo le notizie secondo le quali le due donne fossero agli arresti domiciliari. Ma al di là della bega politica, il caso Ablyazov ha messo in luce la rilevanza strategica delle relazioni tra Italia e Kazakistan. Secondo i dati di
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SACE, nel 2012 l’interscambio commerciale tra i due Paesi ha raggiunto i 5,5 miliardi di euro (+28% sul 2011): l’Italia rimane il secondo Paese fornitore UE ed il sesto fornitore in assoluto, dopo Russia, Cina, Ucraina, Germania e Stati Uniti. L’Italia si conferma sempre nel 2012 terzo partner commerciale del Paese, dopo Cina e Russia. Ma il principale interesse tra Roma e Astana si concentra nel settore energia date le importanti commesse effettuate da ENI nello sfruttamento di due enormi giacimenti di gas e petrolio a Karachaganak (Kazakistan nord-occidentale) e a Kashagan (nel bacino del Caspio). Pertanto, il consolidato ruolo conquistato negli anni dall’Italia rischia di essere messo a dura prova da un intricato e spinoso affare politico. PANAMA - Il 16 luglio il Presidente panamense, Ricardo Martinelli, ha affermato che il suo Paese ha sequestrato una nave battente bandiera nordcoreana, la Chong Chon Gang, che portava a bordo “materiale militare non dichiarato”. Martinelli ha detto che la nave, in transito nel canale di Panama e salpata da Cuba, è stata fermata in quanto sospettata di trasportare un ”sofisticato equipaggiamento missilistico” e, dunque, in palese violazione delle numerose sanzioni decretate dalle Nazioni Unite nei confronti di Pyongyang. Panama ha fatto sapere che l’equipaggio, composto da 35 uomini, avrebbe opposto resistenza e che il suo capitano avrebbe anche tentato di uccidersi. Una successiva ricostruzione ha chiarito che la nave era salpata dalla Russia orientale nel mese di aprile e aveva viaggiato attraverso l'Oceano Pacifico prima di entrare nel Canale, all'inizio di giugno, giungendo infine a Cuba; essa aveva attraversato il Pacifico senza che il suo sistema di rilevazione automatico fosse acceso. A seguito del sequestro, il Ministero degli Esteri cubano ha affermato che il carico nascosto nella Chong Chon Gang consisteva in 240 tonnellate di armi difensive ed obsolete dirette a Pyongyang, dove sarebbero state riparate e quindi re-inviate a Cuba; le armi consistevano in due complessi missilistici antiaerei, Volga e Pechora; nove missili con relativi pezzi di ricambio, due MiG21bis e 15 motori per questo tipo di aereo; il tutto fabbricato nella metà del Ventesimo secolo. Panama ha dunque rinviato il caso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: ”loro potranno decidere cosa fare”, ha dichiarato il Ministro panamense per la Sicurezza José Raùl Mulino. È previsto l’avvio di un’indagine delle Nazioni Unite intorno ai primi di agosto, una volta che il cargo sarà stato scaricato totalmente dalla nave. Dal canto suo, il governo nordcoreano ha esortato Panama a rilasciare immediatamente la nave e il suo equipaggio. Nel frattempo, Panama si è mantenuta sotto le luci dei riflettori mondiali anche per un altro caso, riguardante l’Italia. Proprio sul suo territorio era stato fermato il 18 luglio l’ex capo della CIA a Milano, Robert Seldon Lady, condannato nel 2003 per il rapimento di un sospettato terrorista, l’Imam egiziano Abu Omar, attuato dagli Americani nell’ambito del noto programma delle extraordinary rendition per combattere il terrorismo internazionale. Il Ministero della Giustizia di Roma ha immediatamente inoltrato a Panama la richiesta di fermo provvisorio per Lady, mentre da Panama City, è stato fatto sapere, “non è pervenuta alcuna richiesta di supplemento di informazioni”. Il giorno successivo, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato che Lady era in volo verso gli Stati Uniti. Secondo le autorità panamensi, l’uomo è stato riconsegnato a Washington perché Panama non ha un trattato di estradizione con l'Italia e perché la documentazione inviata da Roma è stata ritenuta insufficiente. Ad ora appare improbabile che l’Italia inoltri una diretta richiesta di estradizione agli Stati Uniti, data l’improbabilità che venga accolta e che, al contrario, rischierebbe di creare solo attriti diplomatici con Washington. STATI UNITI/CINA - L’11 luglio si è tenuta la due-giorni dell’annuale dialogo strategico ed economico tra Stati Uniti e Cina. È stata la prima vera occasione per il nuovo “cast” di diplomatici ed economisti di ambo le parti per discutere di una vasta gamma di questioni, tra cui spiccavano gli attriti commerciali, la sicurezza informatica e la costruzione di un nuovo modello di relazioni tra le due potenze, come già auspicato da Xi Jinping e da Barack Obama. Il dialogo ad alto livello è stato inaugurato dal Vice Presidente americano Joseph Biden, che, nella conferenza stampa d’apertura, ha voluto chiarire “che il furto elettronico della proprietà intellettuale americana potrebbe minare il rapporto tra le due maggiori economie del mondo. Il nostro rapporto è, e continuerà ad essere, un mix di competizione e cooperazione”. Il Vice Premier cinese Wang Yang ha risposto che lo scopo principale del dialogo è di trasformare il consenso raggiunto dai rispettivi presidenti nel vertice californiano di giugno in risultati pragmatici e di “iniettare sostanza concreta nella costruzione di un nuovo importante tipo di relazione”. Il Consigliere di Stato Yang Jiechi gli ha poi fatto eco affermando che Cina e Stati Uniti devono cercare nuovi modi per gestire in modo efficace le loro differenze, così da impostare un percorso per un “nuovo tipo di rapporto”: costruire una relazione del genere richiede inoltre una
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“mentalità nuova e azioni positive”. I colloqui sono sfociati nell’annuncio della volontà della Cina di negoziare un accordo bilaterale riguardante gli investimenti con gli Stati Uniti, che includa tutti i settori dell’economia. Un trattato di investimento con la Cina sembra diventare ora quindi “una priorità per gli Stati Uniti. Esso avrebbe lo scopo di livellare il campo di gioco per i lavoratori e le imprese americane così da garantire l'apertura dei mercati cinesi ad una concorrenza leale”, ha affermato il Segretario al Tesoro americano, Jacob J. Lew. Tale trattato, sempre secondo il Segretario al Tesoro, sarebbe, infatti, un passo avanti significativo. La Cina ha anche fatto sapere che avrebbe intenzione di istituire una zona di libero scambio a Shanghai, che potrebbe aumentare l'accesso delle imprese straniere in particolare nel settore dei servizi. Nel frattempo, il Ministro delle Finanze cinese Lou Jiwei ha ammonito la Federal Reserve statunitense, consigliandole di essere “molto attenta” per quanto concerne l'impatto globale che avrebbe la soluzione proposta dal governatore Ben Bernanke di ridurre la portata del cosiddetto quantitative easing, ovvero il principale stimolo che consente all’economia americana di crescere. Intanto, i nuovi dati macroeconomici resi noti pubblicamente mostrano che l'economia cinese ha rallentato la propria crescita, scendendo al 7,5% nel secondo trimestre. La causa va rintracciata nella persistenza della debole domanda estera, che ha ridotto la produzione interna e gli investimenti. Questo è il secondo trimestre consecutivo di rallentamento economico per la Cina, una tendenza che dovrebbe continuare, secondo gli analisti.
MONDO - Brevi ISRAELE/PALESTINA, 19 luglio – Dopo un’intensa shuttle diplomacy in Medio Oriente, il Segretario di Stato, John Kerry, ha potuto finalmente annunciare che i leader israeliani e palestinesi hanno stabilito una base su cui riavviare i negoziati di pace a distanza di tre anni dall’ultimo loro incontro ufficiale. Kerry ha comunque ammesso che molte questioni devono essere ancora risolte prima che il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e il Presidente dell'Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, si seggano faccia a faccia intorno ad un tavolo. Ciononostante, i diplomatici israeliani e palestinesi si incontreranno presto a Washington per definire i dettagli finali che dovrebbero rilanciare ad alto livello i negoziati di pace. A rappresentare le rispettive parti dovrebbero essere il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat e il Ministro della Giustizia israeliano Tzipi Livni, che sarà accompagnata dallo stretto collaboratore di Netanyahu, Isaac Molho. “Se tutto va come previsto”, dovrebbero incontrarsi entro una settimana “o poco dopo”, ha detto Kerry. L’accordo preliminare è il primo vero successo dell'amministrazione Obama nel tentativo di pacificare lo storico conflitto israelo-palestinese. Se i negoziati si svilupperanno al di là di ciò che Kerry ha descritto come la fase iniziale, sarà il primo incontro diretto tra Netanyahu ed Abbas dopo la cosiddetta “Primavera Araba”. Il Segretario di Stato non ha però chiarito se e come è riuscito a superare le precondizioni dettate in passato da Israele e Palestina, come la questione dei confini del 1967 e degli insediamenti, nonché il riconoscimento dello Stato israeliano. ITALIA/ESTREMO ORIENTE, 15-19 luglio – Importante missione di sistema della diplomazia italiana in Asia per la promozione di Expo Milano 2015. La delegazione, guidata dal Vice Ministro degli Esteri Marta Dassù e dal Commissario Unico di Expo Milano 2015, Giuseppe Sala, si è recata in Cina, Giappone e Corea del Sud. La prima tappa, quella cinese, mirava ad aggiornare ed approfondire il China Special Project, il progetto di collaborazione e sviluppo economico italo-cinese. La Dassù ha incontrato i rappresentanti del China Council of the Promotion of International Trade, cui ha suggerito la possibilità di rendere il 2015 “l’anno del turismo cinese in Italia”. Il 2015, ha ricordato il Vice Ministro, “é importante anche dal punto di vista simbolico, perché segna il 45° anniversario dell’istituzione delle relazioni diplomatiche tra i nostri due Paesi. Stiamo prima di tutto potenziando le nostre strutture in Cina, quindi la nostra capacità di erogare visti in maniera più rapida. Da una parte stiamo facendo accordi di outsourcing, dall’altra stiamo aumentando il numero dei nostri consolati in Cina e l’apertura del consolato a Chongqing sarà importante anche da questo punto di vista”. La tappa successiva, quella giapponese, ha visto la firma da parte di Tokyo del contratto di partecipazione ad Expo 2015, che assegna ai nipponici l’area del sito espositivo dove costruire il proprio padiglione. I giapponesi hanno dichiarato di volersi impegnare per contribuire all’immagine italiana in vista di un ampio flusso di propri turisti. D’altro canto, Tokyo ha aderito con entusiasmo al progetto in quanto vede in Expo 2015 un’ottima opportunità per promuovere i prodotti alimentari Made in Japan. Infine, il 19 luglio, la visita in Corea del Sud ha visto anche la firma sul contratto di Seoul per ottenere un pro-
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prio padiglione all’Expo. MESSICO, 15 luglio – Arrestato Miguel Angel Treviño, conosciuto come “Z-40” e leader di Los Zetas, uno dei più sanguinari cartelli del narcotraffico messicano. La cattura di Treviño è avvenuta a Nuevo Laredo, nel Nord Est del Paese latino-americano al confine con gli Stati Uniti, nel corso di un'operazione della Marina militare messicana. Dopo “El Chapo” Guzmán, capo del cartello rivale della droga di Sinaloa, Treviño era uno degli uomini più ricercati al mondo. L’arresto di Treviño è in assoluto un importante risultato per il governo del Presidente Enrique Peña Nieto, spesso criticato da opinione pubblica e Chiesa Cattolica messicana per il suo scarso impegno nella lotta ai cartelli, ma rappresenta anche un duro colpo per la stessa organizzazione criminale, nata negli anni ’90 per opera di alcuni fuoriusciti dei gruppi di élites di esercito e delle forze della polizia messicana e fortemente ramificata in tutto il Centro America e in alcune aree del Sud degli Stati Uniti. RUSSIA, 18 luglio – Il tribunale di Kirov ha condannato a 5 anni per frode e appropriazione indebita e ha arrestato in aula Alexei Navalny, l’avvocato e blogger anti-Putin, e il suo socio in affari Piotr Ofizerov. Immediatamente alla notizia dell’arresto di Navalny sono stati organizzati cortei e manifestazioni in tutto il Paese per protestare contro la sua condanna. Durante le marce e i cortei pro-Navalny non sono mancati momenti di tensione con le forze dell'ordine, tanto che nella sola Mosca la polizia ha provveduto a fermare oltre 200 manifestanti. A sorpresa, però, ad appena 24 ore dalla condanna, la procura moscovita ha contestato gli arresti ordinati dal tribunale di Kirov, chiedendo la libertà vigilata del blogger russo e di Ofizerov fino alla sentenza d'appello. In questo modo Navalny potrà concorrere alla poltrona di Sindaco di Mosca alle prossime elezioni amministrative (8 settembre) contro il candidato filo-Putin e primo cittadino uscente, Sergey Sobyanin. Dura la reazione della Comunità Internazionale: l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea Catherine Ashton ha già fatto sapere che la condanna di Navalny e di Ofizerov suscita “preoccupazione” e solleva “seri interrogativi sul rispetto dello Stato di diritto in Russia”. Altrettanto dura la posizione della Casa Bianca che, attraverso il suo portavoce Jay Carney, si è detta “profondamente rammaricata per la condanna condizionata da motivazioni politiche”. SPAGNA, 19 luglio – Si sono tenute a Madrid numerose manifestazioni per chiedere le dimissioni del Governo e, in particolare, del suo Premier Mariano Rajoy coinvolto, al pari del Partido Popular (PP), nel cosiddetto “caso Bárcenas”. La “Tangentopoli spagnola” è una vicenda politica intrecciata ad altri scandali politici (“caso Gürtel”) che coinvolgono a livello locale e nazionale lo stesso partito al potere in Spagna. In sostanza l’ex tesoriere del PP, Luis Bárcenas, accusa Rajoy, María Dolores de Cospedal (attuale Segretario del partito) e lo stesso Partido Popular di aver ricevuto fondi in nero, di aver distribuito appalti illegali nella città di Toledo e di essere stati finanziati illegalmente da imprenditori vicini al PP in cambio di commesse pubbliche nel periodo 1997-1999. Se il PSOE di Alfredo Pérez Rubalcaba chiede le dimissioni di Rajoy, il Primo Ministro si è difeso dichiarandosi “totalmente estraneo ai fatti” e annunciando che “non farà alcun passo indietro”. Lo stesso Rajoy ha poi definito che l’obiettivo del suo esecutivo è di “portare a termine il mandato popolare e dare stabilità al Paese” ancora alle prese con la difficile crisi economica. SUDAN, 19 luglio – Un’imboscata ordita ai danni di una pattuglia del contingente tanzaniano dei Caschi Blu delle Nazioni Unite, ha causato sette morti. L’attacco è avvenuto a Nyala, lungo il tragitto tra i due checkpoint militari di Manawashi e Khor Abeche, nella parte meridionale del Darfur al confine con il Sud Sudan. Nell’agguato, inoltre, sono stati feriti quattro ufficiali di polizia e tredici soldati dell’UNAMID, la missione congiunta fra ONU e Unione Africana attiva in Darfur fin dal 2008. Come dichiarato da Mohamed Ibn Chambas, Rappresentante Speciale di UNAMID, si tratta dell'incidente più sanguinoso per la forza di pace in cinque anni di operazioni. Secondo le accuse lanciate dal governo di Juba, dietro l’attentato ai peacekepeers ONU ci sarebbe lo zampino delle milizie paramilitari al soldo di Khartoum. “Sdegno e indignazione per il vile gesto” è stato espresso dal Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon. YEMEN, 17 luglio – Duro colpo per al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), il quale ha confermato la morte del suo vice-leader Said al-Shihri causata da un attacco di un drone statunitense. Già in passato l’uccisione di al-Shihri era stata proclamata dalle autorità yemenite: voci, però, che non avevano trovato finora conferma. “Sheikh Said al-Shihri, alias Abu Sufyan al-Azdi, è stato ucciso in un attacco statunitense”, ha invece riferito stavolta Ibrahim al-Rubaish, un altro dei leader di AQAP, in un video postato sui siti islamisti. Al-Shihri è stato uno dei terroristi più ricercati dagli USA negli ultimi quattro anni, sin da quando era stato rilascia-
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dalla prigione di Guantanamo Bay nel 2008. Secondo quanto già riferito dalle autorità yemenite in gennaio, al-Shihri è stato “uno di quei leader di al-Qaeda che hanno giocato un ruolo importante nella pianificazione di atti terroristici locali, regionali e internazionali”. Era stato inoltre definito come “il comandante militare degli elementi terroristici” durante gli scontri mortali con l'esercito yemenita nel giugno 2012, nella provincia dell’Abyan meridionale, che i ribelli islamici avevano in gran parte controllato per circa un anno. Gli Stati Uniti hanno recentemente intensificato il proprio supporto allo Yemen nella lotta contro AQAP, che è ormai il franchising più attivo e più pericoloso della rete globale di al-Qaeda. Nel frattempo, secondo il think tank statunitense New America Foundation, gli attacchi dei droni americani in Yemen sono quasi triplicati nel corso dell’ultimo anno.
ANALISI E COMMENTI TTIP/TAFTA: STATI UNITI ED EUROPA ALLA PROVA DELL’AREA DI LIBERO SCAMBIO TRANSATLANTICA di Davide Borsani – 16 luglio 2013 Quando Henry Kissinger scrisse che «le condizioni sono propizie» per «la creazione di una North Atlantic Free Trade Area» in grado di sostenere globalmente il principio del libero scambio e che, «nel medesimo tempo, favorirebbe la cooperazione» tra Stati Uniti ed Europa, non si riferiva certo agli anni successivi alla ‘grande crisi’ del 2007, benché con lungimiranza raccomandasse all’Occidente di rilanciare la propria economia di fronte all’imminente ascesa dell’Asia. Era il maggio del 1995. Pochi mesi più tardi, in dicembre, il Presidente americano Bill Clinton e quello della Commissione Europea Jacque Santer reputarono saggio perseguire il consiglio di Kissinger e adottarono la New Transatlantic Agenda, che tra i suoi cardini auspicava proprio la creazione di una New Transatlantic Marketplace, la quale avrebbe esteso «le opportunità di commercio e di investimento e [moltiplicato] i posti di lavoro su entrambe le sponde dell’Atlantico». Non ancora un’area di libero scambio compiuta, ma certamente sembrava essere l’inizio di un cammino promettente. Tre anni dopo, nel 1998, Stati Uniti ed Unione Europea proseguivano sulla medesima strada, firmando a Londra l’accordo per l’avvio della Transatlantic Economic Partnership (TEP), volta ad armonizzare standard, regole e procedure col fine di approfondire ulteriormente il dialogo euroatlantico e, neanche troppo velatamente, per spingere verso la creazione di quella che fu chiamata Trans-Atlantic Free Trade Area (TAFTA), sul modello del North-American Free Trade Agreement (NAFTA) tra Stati Uniti, Canada e Messico. [continua a leggere sul sito] UNIONE EURASIATICA, TRA DUBBI, PREOCCUPAZIONI E REALTÀ di Oleksiy Bondarenko – 18 luglio 2013 Il progetto della formazione di un’entità politica sovranazionale nello spazio post-sovietico non può che suscitare curiosità, interesse e preoccupazione negli osservatori occidentali, soprattutto in un momento molto complicato, sia dal punto di vista economico, sia da quello politico-sociale per l’Europa e gli Stati Uniti. Dopo “il decennio perso” degli anni novanta, durante il quale deboli progetti integrativi furono promossi soprattutto dal Presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbaev, il primo, concreto passo verso una nuova forma integrativa di una parte dello spazio post-sovietico, fu la creazione della Comunità Economica Euroasiatica (CEE o EurAsEC). Attualmente, i membri a pieno titolo della Comunità Economica sono: Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, mentre Armenia, Ucraina e Moldova hanno acquisito lo status di “membri osservatori”. Gli obiettivi dell’organizzazione, esplicati nella Carta di fondazione firmata dai membri il 10 ottobre 2000, appaiono prevalentemente a lungo termine. Tra questi di particolare interesse sono la “promozione dell’integrazione regionale” e la “creazione e rafforzamento dell’Unione Doganale e dello Spazio Economico Unico tra i suo membri”. Pur rappresentando un cambio di marcia rispetto agli anni ’90, il primo periodo di vita della CEE fu caratterizzato da numerose difficoltà. [continua a leggere sul sito]
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LE VIGNETTE DI BLOGLOBAL di Luigi Porceddu
Questa opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione — Non commerciale — Non opere derivate 3.0 Italia. BloGlobal Weekly N° 22/2013 è a cura di Maria Serra,Giuseppe Dentice e Davide Borsani.
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