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di Andrea Camilli

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di Michele Nardini

di Michele Nardini

ar te e cul tu ra

di Andrea Camilli *

NON SOLO MUSEO

IL MODELLO NAVI ANTICHE: COMUNICARE L’ARCHEOLOGIA IN MODO INTUITIVO

Ancient Ships, not just a museum

È innegabile come il Museo delle Navi Antiche di Pisa abbia contribuito all’apporto culturale e turistico della città di Pisa in modo consistente, risvegliando l’attenzione – insieme con la notevole esperienza di Palazzo Blu – verso un pregevole patrimonio culturale tradizionalmente sviluppatosi tutto sommato all’ombra della Leaning

Tower e della dannunzianamente “miracolosa” piazza circostante. Il contributo del Museo, pur nell’importanza dei reperti esposti, non è tuttavia da ricercarsi nella quantità dell’offerta – Pisa conserva dei veri propri gioielli che nulla hanno da invidiare ad altre città d’arte – ma nella modalità di comunicazione del patrimonio stesso. Se vogliamo parlare di innovazione, questa va ricercata, infatti, nella struttura della comunicazione museale impiegata. Il consueto “difetto” di molti musei archeologici, anche recenti, è infatti dato proprio dall’identificazione di un target e dalla con-

seguente scelta di linguaggio, che inevitabilmente complica l’accesso al bene da parte del non specialista, sia da un punto di vista fisico che da quello della trasmissione delle notizie. Termini specialistici e astrusi, testi lunghi e scarsamente accattivanti, scarsa contestualizzazione del reperto “bloccano” l’utente non preparato e impediscono la condivisione della conoscenza. La scelta che si è fatta è stata quindi duplice: da un lato limitare al massimo la separazione fisica del pubblico dai beni, riducendo vetri e barriere visive (sostituite da minime distanze di sicurezza che rendano il bene non accessibile ma visivamente vicino) e dall’altro di ridurre la comunicazione scritta e semplificare al massimo il linguaggio tecnico ricorrendo principalmente a ricostruzioni e ambientazioni. Una comunicazione “intuitiva” quindi, dove eventuali approfondimenti vengono demandati al personale, appositamente formato, piuttosto che a interminabili e spesso criptici testi. In questa ottica anche il ricorso alla multimedialità, che pure viene spesso contrabbandata come nuova frontiera della museografia, è stato estremamente ridotto, nel perseguimento di un’intenzionale sostenibilità e di una predilezione verso soluzio-

NUOVO PARADIGMA: SEMPLIFICARE. MENO BARRIERE PER IL PUBBLICO

ni più immediate, quali brevi slide-shows, filmati e animazioni, alleggerendo l’impatto di una materia necessariamente verbosa e cancellando la possibile soggezione iniziale di un visitatore meno motivato. In quest’ottica va letto, ad esempio, il cortometraggio di animazione commissionato ad Andrea Camerini, che accoglie il visitatore e lo introduce in modo leggero e spiritoso al percorso museale. Gli accorgimenti utilizzati in tal senso sono stati numerosi, e ne lasciamo l’esame alla bibliografia specializzata e alla visita; fatto è che la scelta si è rivelata vincente. Nel semestre antecedente il lockdown sanitario il Museo, operando solo nei fine settimana, ha visto 21.000 visitatori, e anche l’attuale parziale riavvio delle attività sta dando buoni segnali di ripresa. Il modello di gestione, che vede la direzione del Ministero della Cultura e la gestione tecnica di una ditta specializzata, affidata tramite gara, ha dimostrato la sua funzionalità, permettendo anche di creare occasioni di occupazione stabile, anche se al momento fortemente penalizzata dalla pandemia, sollevando il pubblico dai compiti di manutenzione ordinaria.

Ma il modello in corso non riguarda esclu- tra restauratori e tecnici della diagnostica sivamente l’esposizione museale: sin dalle e circa 350 archeologi, ed ha permesso il prime indicazioni delle commissioni ministe- successivo step che l’istituzione ha in proriali, il ventennale lavoro che ha unito scavo getto: la creazione di un polo di ricerca e delle navi, restauro e musealizzazione ha formazione, inserito nel complesso di creato una massa di conoscenze e com- San Vito, curiosa commistione di ex conpetenze che sarebbe stato folle disperdere. Il Centro

di Restauro del Legno Ba-

gnato, dalla sua creazione nell’ambito del Cantiere delle Navi nel 2005 alla sua nuova sede in allestimento, ha formato e arricchito più di 400

SI LAVORA PER INTEGRARE IL COMPLESSO NEL TESSUTO CITTADINO E AUMENTARE I SERVIZI

vento, caserma umbertina di cavalleria e frettolosa ricostruzione postbellica, che affianca la sede museale nei rinascimentali arsenali e vede la compresenza del centro di restauro, di percorsi di formazione professionale e universitaria collegati a istituti e università pubblici e privati, di un centro conferenze e una biblioteca specializzata. È prevista inoltre la restituzione alla collettività degli spazi aperti, con il ripristino del vecchio galoppatoio e la sua trasformazione in un parco pubblico, e la riapertura del cortile di accesso con la creazione di servizi di ristorazione e locali commerciali, nell’ottica della più volte auspicata collaborazione tra pubblico e privato che sta lentamente cercando di aprirsi nell’ambito dei beni culturali.

* Funzionario archeologo Soprintendenza ABAP Pisa-Livorno

The Museum of Ancient Ships is among the “youngest” state-of-the-art museums in Europe: since its recent creation, it is located in the Medici Arsenals and in the Complex of San Vito, now facing an important restoration operation for the preparation of the Wet Wood Restoration Center. This experience marked a new paradigm in the conception of the Museum as a place where past and its material culture are told. In short, it is the example of new approaches at the museographic, managerial and communicative level focusing on simplification and integration between past, its narrative and new technologies. The result is a highly appreciated, lively and constantly evolving Museum.

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