prima cordonatura obbligata sul margine del disegno
Mauro Gioielli
Fiabe popolari
www.cosmoiannone.it
Struttura e comprensione Metti in moto la fantasia Paroliamo Schede musicali
Gioielli fiabe popolari
Fiabe popolari raccoglie fiabe appartenenti alla tradizione popolare europea, sul filo conduttore della presenza di quello strumento musicale che più di tutti sembra aver stimolato l’immaginazione collettiva, facendo nascere intorno a sé un mondo leggendario dal fascino irresistibile. Ogni racconto è corredato di esercizi e schede che aiuteranno a riflettere sui protagonisti e le loro azioni, a comprendere meglio il significato delle storie, ma aiuteranno anche ad allenarsi a scrivere e inventare storie, a volte proporranno di intraprendere ricerche di espansione contenutistica e argomentativa. Inoltre, in alcuni casi, la letteratura sconfinerà nella musica e ci saranno proposte operative che inviteranno ad ascoltare, suonare, inventare, e anche danzare!, sui percorsi abituali dell’approfondimento musicale.
iannone
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IA
Euro 9,00
Cosmo Iannone Editore
Sommario
Introduzione
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Il principe zampognaro (Croazia) Patrizio, la donnola e il popolo degli Gnomi Buoni (Irlanda) Il cornamusaio e il lupo (Francia) I tre fratelli (Spagna) La gaita del mayoral (Spagna) La gara tra Apollo e Marsia (Grecia) La zampogna di Dorcone (Grecia) I menestrelli fatati (Scozia) Augustin (Austria) La leggenda di Zvamba (Rep. Ceca) La Dama del mare (Irlanda) Il licantropo (Francia) Il sarto e il piccolo elfo (Scozia) La caverna di Durcha (Scozia) Le orecchie di Re Caldore (Italia) La danza delle Fate (Italia) Le zampogne di Giulio Cesare (Italia) Mica portano la gonna! (Italia) Un funerale con la piva (Italia) La musica del pastore Dafni (Italia) La penna dell’Uccello Grifone (Italia) La piva di Piero (Italia)
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Schede didattiche
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La zampogna di Dorcone
Anticamente, il mare greco era infestato da terribili corsari che, armati fino ai denti, con corazze, asce e scimitarre, approdavano sulle coste dell’Egeo e facevano razzia d’ogni cosa, uccidendo chiunque osasse tentare di fermarli. Una mattina condussero la loro nave sulla riva di un’isola sperduta e sbarcarono in prossimità del terreno d’un tale di nome Dorcone, ricco allevatore e noto suonatore di zampogna, strumento del quale era un autentico virtuoso. Dorcone aveva due servitori, il giovane pastore Dafni e la giovanissima pastorella Cloe, i quali ogni giorno portavano al pascolo le bestie del padrone. Quella volta Cloe non era ancora giunta al lavoro, mentre Dafni era già in un campo con Dorcone che gli stava dando le istruzioni per la giornata. I due furono sorpresi dai corsari, i quali dapprima malmenarono Dorcone che aveva cercato d’opporre resistenza, quindi predarono numerose giovenche. Infine, decisero di rapire Dafni, portandolo, insieme alle bestie, sulla loro grossa imbarcazione e riprendendo subito dopo il largo. Di lì a poco arrivò Cloe. Vide il padrone ferito a terra e cercò di soccorrerlo. Gli sollevò la testa e Dorcone, con un filo di voce, le disse: «Cloe, sono venuti i pirati. Ho cercato di fermarli e m’hanno ridotto in questo stato. Hanno preso tutti i miei buoi e hanno rapito Dafni».
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Cloe era legata a Dafni da tenerissimo amore e si disperò alla notizia del rapimento. Poi Dorcone aggiunse: «Per me non c’è più speranza, sto per morire. Ma se farai come ora ti dirò, potrai salvare almeno Dafni. Devi sapere che le mie mandrie sono ammaestrate, sono ubbidienti al richiamo della mia zampogna. Esse, ovunque si trovino, accorrono al suono dello strumento. Tu dovrai suonarlo e vedrai che le giovenche torneranno a terra e, se sarai fortunata, con le bestie tornerà anche Dafni. Prendi dunque la zampogna, è nel mio zaino. Fanne buon uso». Immediatamente dopo, spirò. Cloe pianse per la morte del padrone, quindi si fece forza e decise d’agire. Prese la zampogna e si sedette sulla riva del mare. Iniziò a suonare con quanto fiato aveva in corpo e lo strumento emise il suo irresistibile richiamo. Le mucche di Dorcone, dalla barca dei corsari ch’era ormai in mare aperto, udirono la musica e subito si misero a muggire. Cloe continuò a suonare e allora le giovenche si gettarono tutte in acqua, provocando un tale trambusto e un tale movimento d’onde che il barcone si rovesciò. I pirati finirono tutti in mare e, carichi com’erano di scimitarre e di corazze, non riuscendo a nuotare, vennero trascinati giù dal peso e affogarono. Dafni, invece, con indosso solo i pochi abiti da pastore, si mantenne a galla. Ma la riva era lontana ed egli sarebbe annegato prima di toccarla se non avesse avuto l’idea di aggrapparsi alle corna di due buoi che, nuotando, pian piano raggiunsero la spiaggia insieme al pastore e al resto della mandria. Perché, si sa, i buoi nuotano meglio d’ogni altro animale; solo gli uccelli marini e i pesci sono più bravi. Non a caso molti luoghi di mare si dicono Bosfori.1 1
Bosforo: passaggio del bue, da bos (bue) e foramen (foro, apertura, passaggio).
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Ormai in salvo, Dafni corse ad abbracciare Cloe ch’era sulla riva ad attenderlo. La ragazza gli raccontò della morte di Dorcone, della zampogna e delle giovenche ammaestrate ad ubbidire al richiamo dello strumento. I due pastori riunirono la mandria di buoi e quindi s’apprestarono a seppellire Dorcone. Vollero onorarlo per essere stato lui a suggerire come sconfiggere i corsari. Così sulla tomba posero un alberello fiorito a cui appesero la sua cornamusa. Qualcuno narra che ogni tanto, nelle notti di tempesta, il fantasma di Dorcone viene fuori dalla tomba e, staccata la zampogna dall’albero, inizia a suonare. Smette solo quando la tempesta è cessata.
‌ogni tanto, nelle notti di tempesta, il fantasma di Dorcone viene fuori dalla tomba e, staccata la zampogna dall’albero, inizia a suonare.
La musica del pastore Dafni
Lo sapevate che al tempo dei tempi, in Sicilia, gli uomini non erano capaci né di cantare e né di suonare? La terra era molto fertile, il mare sempre calmo, il sole costan temente splendente, ma tutto ciò sembrava meno bello per il fatto che non c’erano né canti e né suoni. Finché un giorno… Dalle parti di Akragas, viveva anticamente un pastore chiamato Dafni, il quale, una volta, dopo aver messo ad essiccare presso un canneto alcuni velli di pecora, s’accorse che il vento, soffiando, faceva gonfiare le pelli e fischiare le canne. Inventò così la zampogna. Imparò a suonarla e andò girando per ogni dove in compagnia del suo strumento. Ancora si racconta che quando Dafni suonava, qualcosa di meraviglioso accadeva. Attorno a lui tutto si fermava per dare gloria alla sua musica: gli armenti sollevavano il capo per godersi le note che la zampogna lanciava nell’aria; gli uccelli cessavano per un po’ di volare e si gustavano quei suoni; il vento, per non disturbare, curava di passare silenzioso tra le fronde degli alberi e i torrenti, per non essere da meno, arrestavano le proprie acque; l’eco delle montagne e delle valli trasportava la musica ovunque. Persino gli Dei si affacciavano dall’Olimpo, volgendosi incantati verso la terra ad ascoltare Dafni. Ma più di tutti erano le ninfe del bosco che si beavano dei
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canti del pastore, ed ogni qualvolta costui finiva di suonare esse lo colmavano di carezze e baci per ringraziarlo. Tra le ninfe ce n’era una più bella delle altre, di nome Crea, che pian piano s’innamorò di Dafni e un giorno gli confessò i suoi sentimenti. Da quella volta, il pastore suonò solo per Crea e i due innamorati vissero giorni felicissimi. Infine si sposarono.
❦ Dafni aveva ripreso la sua normale vita di pastore. Andava ogni mattina al pascolo e ogni tanto si dilettava con la zampogna, dedicando alla moglie dolcissime canzoni. Ma quella musica era tanto bella che altre donne se ne sentivano attratte. E così Dafni conobbe una nuova ninfa, di nome Euba. Presto mutò il suo cuore e mutò pure la sua musica. Ora suo nava solo per Euba, e solo per Euba erano le sue parole d’amore e i suoi sorrisi. Crea non impiegò molto a capire il motivo per cui la musica era cambiata, e decise di vendicarsi del tradimento. Una notte, mentre Dafni dormiva, gli conficcò negli occhi uno spillone e l’accecò. Sebbene fosse ormai cieco, il pastore non abbandonò mai la sua zampogna, anzi le sue melodie diventarono sempre più dolci e belle. Ancora oggi, in certe tiepide sere di primavera, tendendo l’orecchio, si può ascoltare la sua musica. Una musica lontana, che giunge, soavissima, portata dal vento.
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Sona sona ciaramedda1 ca dumani ti fazzu bedda. Si ’un soni ti scacciu la testa e vottu a focu chiddu ca resta.2
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Ciaramedda, nome col quale si identifica la zampogna in Sicilia. Questo strumento ispirò Giovanni Pascoli – mentre si trovava a Messina, nel dicembre 1901 – per la composizione della poesia Le ciaramelle. Suona suona ciaramella / che domani ti faccio bella. / Se non suoni ti schiaccio la testa / e butto al fuoco ciò che resta.
Da quella volta, il pastore suonò solo per Crea e i due innamorati vissero giorni felicissimi.
Schede didattiche
Introduzione
Ti presentiamo una raccolta di fiabe incentrate sul tema della zampogna, uno strumento che sicuramente conosci, se non altro per averne ascoltato il suono nei canti natalizi. La nostra zampogna è però strana, possiede capacità prodigiose, compie magie, a volte per aiutare e cavare d’impaccio alcuni personaggi, a volte per cacciarli nei guai. È uno strumento che appartiene all’antico mondo agropastorale oggi quasi del tutto scomparso. Esso resiste però nelle tradizioni popolari, nei canti e appunto nelle fiabe. Il Molise è una regione in cui la tradizione della zampogna è stata molto forte ed è ancora viva nelle zone interne e montane. Nel paese di Scapoli, in provincia di Isernia, è attivo il Museo della zampogna, dove ogni anno si svolgono iniziative culturali incentrate appunto su tale strumento alle quali partecipano anche altri stati europei. Sì, perché, come imparerai leggendo queste fiabe, la zampogna esiste anche in altre zone d’Europa. Per fare un solo esempio, le cornamuse inglesi o bagpipes. Potrebbe essere molto interessante compiere delle ricerche con i tuoi insegnanti a supporto e integrazione delle letture, che abbiano come tema la zampogna sannita. A tal proposito ti forniremo delle indicazioni necessarie per lavorare sull’argomento e per approfondirne gli aspetti. Alla fine di ogni racconto troverai degli esercizi che ti aiuteranno a riflettere sui protagonisti, sulle loro azioni e a comprendere meglio il significato delle storie. Gli esercizi sono divisi in 3 sezioni: 1. Struttura e comprensione 2. Metti in moto la fantasia 3. Paroliamo
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Si tratta di esercizi di comprensione attraverso la scomposizione in blocchi narrativi oppure di analisi delle funzioni dei personaggi, ma anche di ricomposizione e di riscrittura delle fiabe, operazione nella quale potrai mettere a frutto ciò che hai imparato e la tua fantasia. In qualche caso non dovrai inventare storie, ma svolgere un lavoro di approfondimento dei temi trattati. Alcune schede completano il lavoro di spiegazione della fiaba e dei suoi elementi narrativi. Inoltre, in alcuni casi, alla fine del racconto troverai delle proposte di lavoro, ad esso relative, legate alla musica. Sono proposte che ti inviteranno ad ascoltare, suonare, inventare e anche ballare!, sui percorsi abituali dell’approfondimento musicale.
Il cornamusaio e il lupo
Mentre correva, si voltò e …ululando in modo terribile. (p. 48) Questo passaggio del racconto suggerisce una situazione musicale analoga in un famoso brano di Sergej Prokof’ev (1891–1953): Pierino e il lupo. Ascolta il brano e cerca di scoprirla, poi racconta in dettaglio il passaggio musicale. Quel cornamusaio era chiamato alle feste d’ogni paese, perché non aveva rivali nel suonare e nel far ballare la bourrée. (p. 47) La bourrée è una danza antica, generalmente in tempo binario, di origine francese. È allegra e briosa. Divertiti ad eseguirne alcune. The Fruits of Newbury – A New Bourrée
Bébé Josef – Bourrée à trois temps
Brani tratti da: John Goodacre Johnny D’s Home
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La bourrée, nei secoli passati, faceva parte di una composizione strumentale più ampia: la suite che era basata su una successione di danze, di andamento differenziato, ma accomunate dalla stessa tonalità. La sua struttura di base prevedeva quattro danze: allemanda, corrente, sarabanda, giga, ma spesso tra di loro ne venivano inserite altre quali appunto la bourrée, il minuetto, il rigaudon, la gavotta, la loure, il passepied. Ascolta una delle Suites inglesi di Johann Sebastian Bach (1685–1750), che appartiene all’epoca barocca, e poi ascolta la Suite op. 25 per pianoforte di Arnold Schönberg (1874–1951), che appartiene al repertorio musicale del Novecento. Prova a definire le particolarità di ciascun brano e poi, con l’aiuto del tuo insegnante, mettili a confronto legandoli al rispettivo contesto storico, cercando di scoprire cosa è successo, nel tempo, alla suite. Se percorri la via scura, suona suona per paura. Prova a realizzare, con i tuoi compagni, un canone a quattro parti con effetti dinamici, sulla filastrocca che ‘sigilla’ il racconto.
Il sarto e il piccolo elfo
Così l’elfo, colpito nel vivo, afferrò la cornamusa che teneva nascosta con sé nella culla e iniziò a suonare alcune sfrenate Jigs per dimostrare che quelle note non avevano nulla di noioso. (p. 89) Divertiti anche tu a suonare e danzare con i tuoi compagni le jigs che ti propongo.
The Haymakers Jig
Shooters Jig
Raising the Barn
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Scrabble on Sunday?
Brani tratti da: Julian Goodacre Toodle-Oodle Bagpipes e da John Goodacre Johnny D’s Home
Irish Jig (6/8 = 2 conti per il danzatore su ogni misura musicale)
Posizione di partenza: busto e schiena drittissimi con le braccia ben tese lungo i fianchi, gambe e ginocchia tese, piedi ruotati in fuori di circa 45 gradi e incrociati con il piede destro avanti e il tallone destro che tocca l’alluce sinistro (n.d.a. tipo quinta posizione di danza classica). 1-2 saltellare due volte sul piede sinistro tenendo la gamba destra tesissima e il piede ben puntato davanti al corpo &3 tirare velocemente su la gamba destra ruotandola in modo da mandare il ginocchio destro di lato mentre si sfiora il ginocchio sinistro con la punta del piede destro e riportarla tesa davanti &4 tirare nuovamente su la gamba destra nella stessa posizione e poi chiuderla dietro alla sinistra 5-8 ripetere tutto con l’altra gamba 1 (spostandosi in avanti) saltare alzando e stendendo la gamba destra avanti e farla subito scendere piegando il ginocchio e poggiando la punta del piede a terra &2 continuare lo spostamento in avanti con un piccolo doppio passo
La danza delle Fate
Struttura e comprensione 1) Giorgio, un bravo zampognaro calabrese, un giorno irritò le Fate del bosco. In quale modo?
2) Quale malvagio sortilegio le Fate hanno compiuto nei confronti dello zampognaro?
3) Lo zampognaro trova un modo intelligente per farsi togliere il sortilegio dalle Fate? Quale?
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Metti in moto la fantasia Lo zampognaro impara la lezione: non suonerĂ mai piĂš la danza delle Fate. Ma se le fate si sentissero trascurate dallo zampognaro perchĂŠ non piĂš richiamate dal suono della sua musica? Come potrebbero esistere senza apparire a qualcuno? Che cosa faranno le fate per poter ritornare a danzare? Continua la storia, inventando un altro finale.
prima cordonatura obbligata sul margine del disegno
Mauro Gioielli
Fiabe popolari
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Struttura e comprensione Metti in moto la fantasia Paroliamo Schede musicali
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Fiabe popolari raccoglie fiabe appartenenti alla tradizione popolare europea, sul filo conduttore della presenza di quello strumento musicale che più di tutti sembra aver stimolato l’immaginazione collettiva, facendo nascere intorno a sé un mondo leggendario dal fascino irresistibile. Ogni racconto è corredato di esercizi e schede che aiuteranno a riflettere sui protagonisti e le loro azioni, a comprendere meglio il significato delle storie, ma aiuteranno anche ad allenarsi a scrivere e inventare storie, a volte proporranno di intraprendere ricerche di espansione contenutistica e argomentativa. Inoltre, in alcuni casi, la letteratura sconfinerà nella musica e ci saranno proposte operative che inviteranno ad ascoltare, suonare, inventare, e anche danzare!, sui percorsi abituali dell’approfondimento musicale.
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