L'Isola d'Ischia terra di storia Ischia: quest’isola, con un passato lontano e vicino e con un presente rinnovato, ha fatto e fa sempre vibrare, sotto la guida di appassionati studiosi, storici, archeologi, artisti e poeti…, che nel loro contesto ne hanno costituito una vera e propria località culturale con un patrimonio che un tempo tutti hanno cercato di arricchire. Anche da parte di rappresentanti stranieri, soprattutto attualmente. Una maggiore spinta in tal senso è venuta e viene dalle scoperte archeologiche di Giorgio Buchner e dagli studi sui suoi reperti che crescono nell’ambito scientifico di tale settore. L’isola è stata riconosciuta come la prima colonia greca del Mediterraneo occidentale, e oggi ancora questa terra è fatta oggetto continuo di ricerche, di studi e di valutazioni da parte di eminenti studiosi nazionali ed internazionali. E non è soltanto in questo settore che Ischia fa valere la sua qualificata presenza, ma, come scrive Pietro Greco, essa si pone all’attenzione generale come un “laboratorio naturale”, un “laboratorio a mare aperto”, un “laboratorio culturale”. “Ischia è un patrimonio naturale e culturale dell’umanità. Il fatto è che tutto questo Ischia non lo sa. È per molti versi un’isola senza consapevolezza e senza memoria” (Pietro Greco1). Oppure, forse lo sa, ma ritiene preponderanti altri interessi e altri impegni, per certi aspetti maggiormente appariscenti e redditizi. C’è stato un periodo in cui prevaleva la volontà di acquisire beni per utilità pubblica e 1 Ambiente, Rischio, Comunicazione, quadrimestrale di analisi e monitoraggio ambientale, n. 11, luglio 2016.
per arricchire il patrimonio degli enti comunali. I partiti politici volevano, a volte, dare significato in tal senso alle amministrazioni. Si parlò dell'esproprio del Castello Aragonese e del Palazzo Reale d’Ischia; dell’Osservatorio di Casamicciola; diventarono proprietà comunali Villa Arbusto (destinata a sede del Museo di Pithecusae); fu acquisita La Colombaia (ricordo di Luchino Visconti); le pinete d’Ischia furono rese pubbliche; nel frattempo però si abolivano le biblioteche di Lacco Ameno e di Forio, da poco realizzate; non si è mai pensato ad un museo per gli artisti isolani; ma sorgevano iniziative private, come il Museo del mare, il Museo del Contadino, la Mortella, etc…; si valorizzava privatamente il Castello Aragonese e in parte il Palazzo Reale si apriva ad iniziative pubbliche; assumeva importanza e valore il Centro di Ricerche Storiche d’Ambra di Forio; cresceva il Museo di Santa Restituta a Lacco Ameno, grazie alla passione e al lavoro di don Pietro Monti: questo poi è stato (e rimane, si spera non per sempre)) chiuso al pubblico. Prevalgono oggi altre iniziative, soprattutto con manifestazioni di breve durata e provvisorie, che non incidono affatto sul territorio. Queste hanno forse l'obiettivo di distogliere da una indifferenza generale verso realizzazioni cncrete e di maggore valore. Che cosa abbiamo oggi di particolare da osservare? Tutto ciò che è diventato pubblico non è più curato appieno o non funziona affatto. E molte volte questo non lo si dice affatto. Tanti desiderano e si recano a visitare il sito di Visconti o il Museo di S. Restituta, ma vi trovano solo
Raffaele Castagna porte chiuse e pieno abbandono. Non ci sono fondi, si dice, e il Museo di Pithecusae che dovrebbe costituire, insieme con il Castello Aragonese, il dono più prezioso del patrimonio isolano e un volano dell’economia turistica, va avanti in modo ridotto e grazie alla partecipazione dei volontari. Eppur si dice che si opera per il bene del paese!! Esisterebbero poi i sentieri interni (montagne collinari) che, eccetto utilizzazioni private, poco o niente vengono curati, protetti e valorizzati con opportuna segnaletica e indicazioni delle specie vegetali, alcune di rilevanza unica, in ricordo e testimonianza del botanico Giovanni Gussone che, nell’anno 1855, dedicò alla flora isolana un suo famoso libro, scritto in lingua latina2. Ci sono quindi tutti i presupposti per qualificare e determinare come isola culturale un territorio che precedentemente si diceva isola termale, per la presenza delle numerose sorgenti valorizzate, anche sul piano letterario e critico, da studiosi e ricercatori, come Jasolino, De Quintiis3 (autore di un poema latino che faceva dire a Mons. Onofrio Buonocore: “Molti hanno scritto di Ischia in tutte le lingue; Eucherio De Quintiis lascia dietro tutti : la sua Inarime sta ad Ischia come l’Eneide di Virgilio sta a Roma”), D’Aloisio, De Rivaz, Morgera, e più recentemente Mancioli. Ci sono tutti, volendo, 2 Giovanni Gussone, Enumeratio plantarum vascularium in insula Inarime sponte provenientium vel oeconomico usu passim cultarum, Neapoli 1855. Esiste anche versione italiana. 3 Camillo Eucherio de Quintiis, Inarime seu de Balneis Pithecusarum libri VI, 1726. Esiste anche versione italiana.
La Rassegna d’Ischia n. 6/2016
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