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ILFASCISMO IN UNAMICROREALTÀANOI VICINA
ai nostri giorni.
In sostanza, l’interrogativo più diffuso tra gli studenti era proprio sulla loro città: “Quindi com’era Brescia sotto il fascismo?”
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Oltre a presentare la realtà locale, ovvero mostrare foto di Caino e Nave e dei loro abitanti durante il ventennio fascista, il tema principale della conferenza è stato il fascismo non come fenomeno storico ma come un vero e proprio fenomeno culturale.
Giovedì 20 aprile, presso il nostro istituto, si è tenuta una conferenza particolarmente interessante incentrata sulla presentazione del libro “La valle del Garza e il bresciano in camicia nera”. La conferenza, introdotta dal professor Guerra, è stata coordinata dalla professoressa Vavassori, la quale, dialogando con gli autori del libro Mauro Abati e Firmo Novaglio, ha posto degli interrogativi stimolanti e dato spunti interessanti su cui riflettere.
L’autore Abati ha presentato un’introduzione sul fascismo come fenomeno storico, definendolo come un “totalitarismo imperfetto” e dopo una presentazione più tradizionale, si è concentrato in particolare su delle micro-realtà che ci riguardano in quanto bresciani. Gli autori, infatti, si sono concentrati principalmente sul trasmettere a noi, studenti bresciani, come vivevano e in che modo vedevano il mondo gli abitanti di Caino, Nave e Bovezzo, comuni bresciani della Valle del Garza, durante il ventennio fascista. Attraverso le loro testimonianze e i dati raccolti dai vari archivi comunali, sono riusciti a spiegare com’erano i rapporti tra i bresciani ed il regime fascista e il modo in cui la nostra società è mutata fino ad arrivare
Gli autori Abati e Novaglio, infatti, hanno esposto i vari aspetti del fascismo in molteplici ambiti, in primis quello della scuola e hanno ragionato su come la creazione del consenso fosse fondamentale per la sopravvivenza del regime. Secondo gli autori, il fascismo creò “masse senza individualità” e ci riuscì proprio grazie alla graduale formazione del consenso, il quale raggiunse il culmine quando il Duce diffuse e promosse l’immagine dell’Italia come potenza colonizzatrice, la quale aveva il compito di espandersi in Africa e civilizzare quei paesi arretrati che potevano portare vantaggi economici agli italiani.
La creazione del consenso iniziava nelle scuole, dove i sussidiari ed i libri contenevano citazioni di Mussolini e delle figure fondamentali per il regime. Per esempio, durante la conferenza è stata proiettata una delle frasi più celebri del duce contenute nei sussidiari dell’epoca: “Per il Fascismo lo stato è un assoluto, davanti al quale individui e gruppi sono il relativo. Individui e gruppi sono pensabili in quanto siano nello Stato”. Oltre a ragionare sul ruolo dell’individuo, si è riflettuto anche su come i lavoratori venissero scelti in base al proprio orientamento politico. Durante la conferenza, infatti, è stata proiettata una frase pronunciata da un’insegnante di Caino, che, per continuare a lavorare, fu costretta a giurare fedeltà al regime, contribuendo così anche ad un indottrinamento dal punto di vista politico dei suoi studenti. La frase in questione è: “Obbedienza al Duce, Egli è l’espressione della patria, Egli riassume, personifica il sentimento del popolo e la volontà tenace della stirpe.”
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In seguito alla presentazione dei comandamenti che doveva seguire il buon legionario fascista tra cui: “Mussolini ha sempre ragione” e “L’obbedienza consapevole e totale è la virtù del legionario”, è stata presentata la questione coloniale dell’Italia, la quale puntava alla conquista di territori quali la Libia, la Somalia, l’Etiopia e l’Eritrea attraverso una politica di violenza. La conferenza si è conclusa con le domande da parte degli studenti. Una delle questioni più dibattute e a mio avviso più interessanti è stata l’analisi del ruolo della donna durante il ventennio fascista.
La donna era tradizionalmente destinata alla cura della casa, del marito e dei figli ed era impossibilitata a realizzarsi come individuo, in quanto poteva essere solamente “specchio dell’uomo” ed era obbligata a negare la propria identità in quanto donna.
Le riflessioni sono state arricchite grazie agli interventi dei ragazzi di tutte le classi, in particolare, per quanto riguarda la questione della donna, dagli studenti di 5El, i quali si sono confrontati con gli autori circa il ruolo dello sport femminile durante l’epoca fascista, rifacendosi principalmente ai fatti narrati nel libro “Giovinette” di Federica Seneghini, lettura che racchiude storie vere di donne impossibilitate a giocare in una vera e propria squadra di calcio durante il ventennio fascista.
Alessandro Gamba, 5°EL
UN TRENO PER AUSCHWITZ: LA MOSTRA FOTOGRAFICA
Il 3 maggio alcune classi di quarta e di quinta si sono recate in Auditorium per visitare la mostra fotografica organizzata dai loro compagni, che avevano aderito al progetto: “Un Treno per Auschwitz”. La mostra era costituita da sei pannelli tematici che mostravano le tappe più significative dell’esperienza vissuta tra l’11 e il14 febbraio: “Il Viaggio”, “Il campo di Auschwitz “,
“Birkenau” (con 2 pannelli espositivi), “La Shoah dei bambini “ e “Quello che Resta”. Questi pannelli erano decorati con rose rosse e bianche per sottolineare che c’è la vita; i vuoti tra le foto evocano la morte. I pannelli dedicati ai campi di Auschwitz e Birkenau mostrano le foto più rappresentative scelte dai ragazzi. Il pannello sulla Shoah dei bambini, invece, è stato pensato per ricordare le violenze subite da creature innocenti e inermi a causa della loro “colpa” di “non essere di razza ariana”. L’ultimo pannello ricorda i memoriali eretti in ricordo di tutte le vittime dei campi. Durante la presentazione della mostra, è stato chiesto ai ragazzi di intervenire per raccontare le emozioni ed i momenti importanti del viaggio. In conclusione, un gruppo di ragazzi e professori si sono riuniti nuovamente per ricordare il trionfo della vita sulla morte.
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