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THE KING’S SPEECH
Durante le ultime lezioni di inglese abbiamo affrontato un nuovo argomento in maniera diversa dal solito. La professoressa, dopo aver introdotto il tema e il contesto storico, ci ha fatto vedere un film: The King’s speech, il discorso del re. Il film è uscito in Italia il 28 gennaio 2011, diretto dal regista britannico Tom Hooper e si è visto assegnare numerosi premi, tra i quali 4 Oscar, 1 Golden Globe e svariati British Academy Film Award. L’abbiamo visto in lingua originale e per tutti coloro che vorranno vederlo o che l’hanno già visto magari in lingua italiana, consiglio vivamente di vederlo in inglese perché rende molto di più. Il protagonista del film è Re Giorgio VI interpretato da Colin Firth. Molti forse non hanno presente, o sanno poco di re Giorgio VI. Lasciatemi dunque fare una breve introduzione: il suo nome completo è Albert Frederick Arthur George, per i famigliari “Bertie”; fu incoronato nel 1937 come Giorgio VI per due motivi: il primo era per via della volontà di mostrare la continuità del regno, il padre era infatti Giorgio V; il secondo, quello più importante, era perché il nome “Albert” appariva troppo tedesco, quindi non era adatto ad un re britannico in un periodo storico in prossimità della Seconda Guerra Mondiale. Il suo successore sarà proprio la figlia, Elisabetta II, la regina che ha regnato per più di 70 anni il Regno Unito. Come forse molti sapranno, la regina Elisabetta II non era però destinata a diventare regina, questo perché il padre era il secondogenito di Re Giorgio V. Il successore di re Giorgio V era il figlio primogenito Edoardo, cresciuto ed educato per essere il futuro sovrano. Infatti, Edoardo da giovane prestò servizio militare e intraprese numerosi viaggi anche all’estero per conto del padre, era forte, sapeva imporsi e determinato. Si potrebbe dire che era nato per quel ruolo. Da qui vi invito a vedere il film che ci permette di entrare nel palazzo reale inglese e scoprire tutte le verità nascoste dall’apparenza dei famosi, gloriosi sovrani inglesi. Qualcosa, infatti, è andato storto e Bertie dovette salire al trono. Era conosciuto come il figlio debole, fragile, inadatto al ruolo e nessuno l’aveva mai visto come il possibile successore, anche perché fin da piccolo soffriva di un gravissimo problema che costituiva un ulteriore ostacolo per l’ascesa al potere: la balbuzie. Faceva fatica a parlare con la moglie, la Regina Madre (Helena Bonham Carter), a raccontare una semplice storia della buonanotte alle figlie Elisabetta e Margaret, a comunicare con le altre persone; la difficoltà aumentava quando doveva tenere dei discorsi pubblici, strumenti fondamentali per i sovrani. Fin dall’inizio del film si vedono le sue difficoltà, che vengono anche enfatizzate perché tutti i discorsi ufficiali venivano trasmesse via radio, quindi le debolezze venivano immediatamente colte dagli ascoltatori. Bertie desiderava fortemente guarire da questo problema che lo sconfortava, che lo rendeva particolarmente sensibile e irascibile. Fortunatamente aveva al suo fianco una consorte che lo comprendeva, che lo affiancava e che amava anche tutti i suoi difetti, e due figlie amorose che vedevano il padre come un supereroe. Il futuro re però si scoraggiò sempre di più nel vedere che nessun esperto, nessun metodo riusciva a migliorare la sua situazione, quasi voleva arrendersi, ma sapeva che non poteva permetterselo.
La regina Elisabetta, la Regina Madre, un giorno sentì parlare di un certo Lionel Logue, un esperto che avrebbe potuto aiutare il marito a guarire. La donna lo contattò immediatamente sotto le vesti di signora Johnson e ottenne un incontro. Lionel era un anziano signore con una famiglia molto particolare che viveva in una stravagante casa, e nutriva il sogno di diventare un attore. Era molto bravo a recitare, partecipò a numerosi provini, ma veniva sempre rifiutato pur essendo eccellente, questo perché aveva un’età troppo avanzata per i gusti del pubblico. Lionel incontrò presto il suo paziente e capì che si trattava di un osso duro, soprattutto quando venne a scoprire che il suo assistito era il Duca di York, costretto a mostrarsi altezzoso per imporsi. Lionel non usò metodi senza senso come il mettere una decina di palline di vetro in bocca e cercare di leggere, bensì chiese al duca di rilassarsi, sia fisicamente che mentalmente. Il rilassamento fisico e la fiducia in sé stessi sono i punti cruciali per vincere la balbuzie. Purtroppo è qualcosa del tutto inaspettato per Bertie, che all’inizio fece molta fatica ad lasciarsi andare e riporre fiducia in Lionel e in sé stesso. Tra i due nacque poi un rapporto di amore e odio, contornato da comprensione e volontà di sostenere, di spronare Bertie, da parte di Lionel. Mentre i due si incontravano nella casa che fungeva anche da ufficio di Lionel, accaddero però anche tanti cambiamenti e Bertie dovette per forza affrontare tutte le difficoltà che si ponevano davanti a lui.
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Re Giorgio VI sarebbe divenuto simbolo della resistenza nazionale britannica, ma che tipo di percorso dovette fare per trasformarsi da Duca balbuziente e debole in un re forte e determinato che durante la Seconda Guerra Mondiale si conquistò pienamente la fiducia del popolo britannico? Invito chi volesse saperne di più a guardare il film che è disponibile sia Amazon Prime Video che su Netflix.
Il film mi è particolarmente piaciuto perché mostra i segreti nascosti dalla famiglia reale e le insidie; rivela come i traumi infantili possano influenzare tutta la vita di una persona. Inoltre, anche se brevemente, ci sono scene in cui emerge il tema dell’incomunicabilità, nel rapporto tra genitori e figli. La madre di Bertie, infatti, è distaccata, è fredda, non riesce mai a dimenticare il suo ruolo da regina per dare conforto al figlio disperato per la morte del padre. Il padre è una figura forte, che lo sprona, che cerca di aiutare il figlio con i propri metodi, ma non lo comprende veramente.
The King’s Speech è in lingua inglese britannico, quindi potrebbe essere anche un ottimo strumento per migliorare in questa disciplina, infatti il lessico è molto formale e permette di conoscere nuovi modi di dire, vocali nuovi. Inoltre, è anche un ottimo esercizio di ascolto.