
6 minute read
LA FORZA DELLA POESIA UN INCONTRO PER LA VITA
Succede, qualche volta.
Succede che a scuola si sperimenti qualcosa di straordinario, istanti senza tempo che si dilatano e ci donano un senso, pensieri, sentimenti, emozioni condivise che mettono i brividi e non solo in senso metaforico.
Advertisement
Succede raramente, ma succede. È successo anni fa e ancora lo ricordo e lo gusto. Ed è successo quest’anno con la mia 2 BT. Come tutti gli anni quando cominciamo il modulo sulla poesia ho proposto alla classe di provare a scrivere delle poesie proprie e, come sempre, la prima reazione è stata di diffidenza. Ma poi hanno accettato con straordinaria disponibilità, ci hanno preso gusto e sono fioriti bellissimi pensieri, emozioni, sentimenti che ci hanno accomunati e hanno permesso di costruire qualcosa di unico e indimenticabile.
Perché poesia è creare bellezza e novità, unità dal molteplice, è moltiplicare condividendo: un autentico miracolo di cui non finirò mai di ringraziare.
Grazie 2 BT dalla vostra professoressa
Gilda Bresciani
Riporto i temi di due alunne che presentano la loro esperienza con la poesia.
I sentimenti della poesia: dall’io al tu e al voi. Tutti noi, grandi e piccini, abbiamo sentito parlare di poesia, ma non solo a scuola. Poesia è anche ciò che ascoltate nelle cuffiette prima di venire a scuola, poesia è la “ninna nanna” che ci cantavano prima di andare a dormire, poesia è anche la filastrocca che ormai sappiamo a memoria.
La poesia è tutto ciò che ci circonda, semplicemente con un nome diverso.
Ma ciò che studiamo a scuola? Si può definire con questo nome? La poesia si può paragonare ad una farfalla: sinonimo di libertà, naturalezza, ma se questa farfalla viene bloccata con uno spillo è ancora ciò che il suo nome richiama?
Lo stesso vale per la poesia, è facile distaccarla dalla sua realtà, dal suo essere una forma d’arte. L’unico modo per alleviare quest’intenzionale mortificazione è studiarla, “facendo” poesia. Mentre studiavamo quest’argomento, volta per volta, avevamo il compito di scrivere, di incidere con l’inchiostro parole sul foglio. Durante questo processo l’esigenza di trasmettere i miei sentimenti, i miei pensieri si faceva sempre più insistente fino a che, con la testa rovesciata sul foglio e la penna tra le mani, mi ritrovavo a scrivere concetti e sentimenti che mai prima avrei pensato di scrivere.
Valentina Tonoli
Un modo per comunicare, la poesia. Ma scrivere una poesia è davvero così noioso?
Spesso quando si parla di questi tipi di testi, è normale pensare a tutte le poesie che almeno una volta ci è toccato imparare a memoria e che molto probabilmente sono il motivo di questo comune allontanamento da uno dei rami più belli della letteratura.
Non vi nego che anch’io inizialmente la pensavo come voi. Quest’anno, però, abbiamo, come da programma, trattato il tema in antologia dando prima un’occhiata generale in merito all’analisi, qualche autore, alla struttura e ad alcune delle principali caratteristiche. Ecco sì, forse questo può sembrare un po’ noioso, ma aspettate. La nostra professoressa impostando l’argomento ci ha anche chiesto di provare a scrivere una poesia. Ho subito pensato a quanto sarebbe stato difficile e stancante dato il poco interesse che provavo. Nonostante ciò, mi sono concentrata e ho cominciato a scrivere. Le mani si muovevano da sole e tutti i miei pensieri si riversavano sul foglio. Non avrei mai pensato di dirlo, ma in quel momento ho capito davvero cosa significa scrivere una poesia. Lasciar andare tutte le sensazioni, ogni sentimento. Liberare tutto ciò che si prova riuscendo anche a trasmettere qualcosa a chi legge. Ho sempre sfogato la mia rabbia e la mia tristezza scrivendo testi, ma qui parliamo di altro: parliamo di una forma d’arte che ognuno è libero di interpretare a suo modo, spesso lasciando un segno. Mi sono sentita come svuotata, liberata, come se qualcuno avesse ascoltato i miei problemi per ore; in realtà, invece, in quella stanza c’eravamo solo io e un foglio bianco pronto a raccogliere la mia paura senza giudicarla. Poi però è arrivato il momento di leggerla in classe davanti a tutti. Non sono una persona che si è mai fatta problemi sull'esposizione in pubblico, ma in quel momento mi è salito un brivido: senza accorgermene, in quella poesia avevo messo un pezzo della mia vita, una mia visione personale e la paura che qualcuno potesse giudicarla un po’ mi spaventava. L’ho letta. Subito dopo la stanza si è riempita di complimenti.

Ecco, questo trovo che sia uno degli aspetti e delle sensazioni migliori che la poesia ci regala: per un istante chi ascolta si immedesima e comprende quasi completamente lo scrittore. Anch’io ho ascoltato le poesie dei miei compagni e ho capito diverse realtà di cui prima ero all’oscuro.

Non pensavo si sarebbe rivelato un lavoro così utile, toccante e “pieno di empatia”.
Se non avete mai provato, scrivete una poesia. Anche banale, su qualcosa di allegro o su un peso che vi portate dentro e che non sapete come togliere.
La poesia è uno dei modi per me migliori per comunicare, per trasmettere, ma purtroppo si sta sempre più perdendo. Non permettiamo che questo accada, continuiamo a scrivere. Siamo noi la generazione del futuro e abbiamo il dovere di far conoscere il nostro mondo a chi verrà dopo di noi.
SONO NATAIL21APRIMAVERA…
Alda Merini nacque a Milano il 21 marzo 1931 e morì a seguito di una modesta vita ricca di eventi, il primo novembre 2009, sempre a Milano. Fu una poetessa, aforista e scrittrice italiana. Visse sulla sua pelle i tragici eventi della Seconda Guerra Mondiale, che la segnarono in maniera profonda e che poi si riflessero anche nelle sue opere. Esordì come scrittrice già all'età di 15 anni grazie all'aiuto di Giacinto Spagnoletti, che pubblicò nel 1950 le sue poesie Luce e il Gobbo, all'interno dell'Antologia della Poesia Italiana. Sempre in giovane età fece amicizia con il poi noto poeta Salvatore Quasimodo. Ma purtroppo la sua carriera non fu tutta rosa e fiori, fu infatti segnata dal periodo passato in manicomio e dal suo disturbo mentale che rimarrà sino alla sua morte. Già nel 1947, all'età di 16 anni, venne internata per la prima volta nella clinica psichiatrica Villa Turro, dove le venne diagnosticato un disturbo bipolare. Ma anche da sposata e con quattro figlie, all'inizio degli anni '60 fu rinchiusa in manicomio, a seguito di una lite con il marito Ettore Carniti che decise quella sera di "chiamare il soccorso" per porre fine al contrasto con la moglie. A quei tempi per i manicomi non era ancora in vigore la legge Basaglia, dunque gli internati erano soggetti a sofferenze e violenze quasi disumane, venivano trattati da esclusi ed erano imbottiti di psicofarmaci. La Merini, inoltre, subì svariati elettroshock (ben 46) durante le sue permanenze in queste strutture. Fu nel 1979 quando Alda potè tornare definitivamente a casa a Milano e da allora decise di intraprendere la sua "missione" ovvero quella di raccontare tutti i soprusi e le torture subiti nel corso degli anni. Raccontò gli eventi fiera e combattiva, esponendosi in numerose interviste e concedendo diverse testimonianze. Ma anche in queste interviste la malattia la faceva sempre da protagonista: a volte pareva sfatta e tormentata, a volte molto curata e tenuta, spesso anche i frammenti di vita raccontati non erano combacianti. Perlei la malattia mentale non esisteva, il manicomio era una nicchia che la proteggeva dall'inferno della società, che l'avrebbe solo giudicata, criticata e non amata. Si autodefinì come la poetessa della vita e non come la poetessa della pazzia. Anche i medici che la seguirono durante il percorso della sua malattia ritennero che la creatività, la scrittura e la poesia furono gli unici aspetti lenitori nel fronteggiamento della malattia. La Merini fece della scrittura una sorta di terapia psicoanalitica personale, ogni sua poesia ed ogni suo testo fanno riferimento a tutte sue vicende personali e alla sua malattia. La sua poesia è travolgente e sorprendentemente intensa, caratterizzata da un'inso- lita e potente tensione erotica e mistica allo stesso tempo, che la rende così innovativa per gli anni in cui visse e scrisse. Alda divenne il simbolo degli emarginati e dei vinti della vita, mantenendo però una significativa testimonianza combattiva, tramutando la propria fragilità in una forza per combattere le avversità della vita.
In onore della festa della mamma, ecco una delle più celebri poesia della Merini, dedicata proprio alla Mamma.
Tra le tue braccia
C’è un posto nel mondo dove il cuore batte forte, dove rimani senza fiato, per quanta emozione provi, dove il tempo si ferma e non hai più l’età; quel posto è tra le tue braccia in cui non invecchia il cuore, mentre la mente non smette mai di sognare
Da lì fuggir non potrò poiché la fantasia d’incanto risente il nostro calore e no… non permetterò mai ch’io possa rinunciar a chi d’amor mi sa far volar.
Alda disse anche: “La maternità è una sofferenza, una gioia molto sofferta. Da un amante ci si può staccare, ma da un figlio non riesci”.
La figura di madre ha un profondo spessore nella società e la poetessa, come molte altre donne di ieri e di oggi, ne era a conoscenza, sia dal punto di vista di madre sia dal punto di vista di figlia.