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VIENNA:

In Bici Verso La Pace

“Lentius, profundius, suavius”

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Più lento, più profondo, più dolce. È di Alex Langer, politico, giornalista ambientalista e pacifista italiano, questo motto che dal 22 al 26 aprile ha accompagnato alcuni ragazzi dell’IIS A. Lunardi (Ronchis Vittoria di 3FL, Tellaroli Emma di 3FL, Aime Benedetta di 3FL, Statella Eleonora di 3FL, Cussolotto Sofia di 3AL, Boccacci Noemi di 4CR, Tameni Davide di 3CL, Coscarella Giulio di 3CL, Lucchini Nicola di 3CL), V. Dandolo e Canossa Campus durante il progetto “Per…corri la pace”. Questa esperienza nasce nel 2011 grazie alle ACLI Bresciane (Associazioni Cristiani Lavoratori Italiani), cresce negli anni e arriva fino a noi con la sua dodicesima edizione. L’iniziativa, mirata all’educazione alla pace e alla sensibilizzazione dei giovani su grandi temi sociali e politici, si avvera ogni anno con un viaggio in bicicletta per le strade d’Europa

Prima dell’inizio del percorso in bici, il gruppo si è fermato per rendere visita al cimitero monumentale del Vajont. Il luogo è dedicato alla terribile strage avvenuta il 9 ottobre 1963, quando un versante del monte Toc franò nel lago artificiale sottostante, sollevando un’immensa onda che venne spinta oltre la diga, costruita nonostante la non-idoneità geologica del sito. Quella notte la massa d’acqua rase al suolo i centri abitati della valle e seminò morte e distruzione. A memoria dei 1910 morti, un pari numero di marmoree lapidi si erge sul grande prato del cimitero a Fortogna, località a sud di Longarone. Qui i visitatori sono accolti da una frase emblematica incisa su una stele di vetro: “Prima il fragore dell’onda, poi il silenzio della morte, mai l’oblio della memoria”. La testimonianza di Mirella Pozzobon, sopravvissuta al disastro, ha accompagnato i ragazzi anche durante la visita alla chiesa monumentale di Santa Maria Immacolata, progettata dall’architetto Giovanni Michelucci come simbo- lo di speranza e rinascita della comunità.

I 90km del giorno hanno portato il gruppo oltre il confine austriaco, partendo da San Vito di Cadore, valicando il passo Tre Croci e percorrendo la ciclabile che collega Dobbiaco a Lienz. Proprio da qui è ripartito il gruppo la mattina seguente, per poi raggiungere in bicicletta il Memoriale di Gusen, sottocampo austriaco durante la II Guerra Mondiale. Ideato da Lodovico Barbiano di Belgiojoso (egli stesso ex deportato), il monumento si presenta come una costruzione moderna e austera. Poiché il sottocampo di Gusen fu distrutto dai nazisti alla fine della guerra, il memoriale sorge su un lotto di terreno che fu acquistato da un’associazione di superstiti. Le imponenti mura di cemento sono ricoperte di lastre commemorative che circondano l’area del forno crematorio. Il cuore del monumento custodisce foto e dediche delle famiglie alle vittime. Una delle frasi che ha colpito di più è stata: “La tua famiglia non ti dimenticherà mai”. Sempre in questo luogo il gruppo ha ricordato i nomi delle vittime bresciane del campo tra cui Andrea Trebeschi, avvocato che aveva abbracciato gli ideali antifascisti della Resistenza cattolica di Brescia.

Il gruppo ha in seguito proseguito in bici per qualche chilometro, fino a raggiungere il campo di concentramento di Mauthausen. Tra tutti i campi nazisti il lager è stato l’unico ad essere classificato come di categoria III (campo di punizione e di annientamento attraverso il lavoro) e assunse l’aspetto di un inferno dove i prigionieri venivano sterminati attraverso lavori forzati e stenti. I luoghi emblematici di questo campo sono la “Scala della Morte”, dove i detenuti erano costretti a trasportare per metri blocchi di granito, e spesso cadevano o inciampavano, finendo per morire, e il “Muro dei Paracadutisti”, qui i prigionieri spesso si buttavano per le condizioni disa- strose a cui erano sottoposti. Durante il periodo tra la costruzione del campo nel 1938 e la liberazione nel maggio del 1945, a Mauthausen furono deportate quasi 190.000 persone. Al termine della visita Don Corazzina ha celebrato la santa Messa in una delle baracche, onorando la memoria di uomini e donne che hanno perso la vita nel campo di concentramento.

La giornata si è conclusa quando ragazzi ed accompagnatori hanno raggiunto la cittadina di Ybbs an der Donau dopo aver percorso un tratto di ciclabile lungo il fiume.

Il 24 l’abbazia benedettina di Melk ha accolto i ragazzi, dopo una lunga pedalata sotto la pioggia battente. Il complesso monastico si staglia su un'altura rocciosa appena sopra il Danubio ed è stato edificato nel 1089 da Leopoldo II, marchese d'Austria. È celebre per essere rimasto sempre attivo fin dalla sua fondazione ed oggi sorge imponente ed elegante nello stile barocco del XVIII secolo. Gli ambienti che risaltano particolarmente sono la biblioteca, che custodisce innumerevoli manoscritti medievali ed incunaboli, e la chiesa riccamente decorata con affreschi e dorature. Dentro l'abbazia si trova una scuola, che ancora oggi ospita numerosi studenti. Resistita alle guerre napoleoniche e all'annessione dell'Austria alla

Germania nazista, l'abbazia affonda solidamente le sue radici nella storia e rimane ancora oggi un importante simbolo della fede e della dedizione dell'Ordine di San Benedetto. Il famoso motto benedettino "Ora et labora et lege” (Prega, lavora e leggi) si trasforma in una lezione importante grazie alle parole di Don Fabio, che ha ricordato ai ragazzi che solo impegnandosi con la mente e con il fisico possono produrre qualcosa. Per questo il gruppo di “Per…corri la pace” non si è limitato a visitare i luoghi, ma li ha vissuti, arrivandoci con la propria forza di volontà.

L’ultima tratta compiuta in bicicletta ha portato il gruppo da Tulln a Vienna, dove sono arrivati nella Stephansplatz. I ragazzi hanno visitato qui il “Castello del Belvedere”, il palazzo imperiale e il centro della città, ricolmo di turisti e monumenti.

A concludere l'esperienza, il 26 aprile, la visita del gruppo alla sede ONU del Vienna International Centre. Qua, in una delle sale conferenze, si è tenuto l'incontro con gli esperti di tre settori: l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) e l’Organizzazione per lo sviluppo industriale (UNIDO). L’ambasciatore italiano ha accolto il gruppo con calde parole di benvenuto. Una stimolante discussione ha permesso ai ragazzi di toccare con mano grandi temi di respiro europeo ed internazionale. Al termine gli esperti hanno augurato il meglio a tutti i ragazzi che non hanno potuto fare altro che ringraziarli per la conferenza. Si conclude così il viaggio di pace dei ragazzi, che sono tornati in Italia con una nuova consapevolezza del mondo e di sé stessi.

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