5 minute read

LA MIA VITA IN CANADA

Nuova casa, nuove persone, nuove abitudini e nuove esperienze: questo è parte di quello che ho trovato dall’altra parte del mondo in questi miei primi tre mesi oltreoceano. Attualmente infatti mi trovo in Canada, più precisamente nella provincia della Nuova Scozia affacciata sull’Oceano Atlantico, per trascorrere il mio semestre all’estero. Quando sono arrivata qua a fine gennaio, mi sono trovata spaesata. È stata dura abituarsi a questa nuova routine e a questo ambiente diverso rispetto a quello italiano, ma è stato anche veramente affascinante potersi immergere fin da subito nella cultura canadese, nelle tradizioni e buttarsi nelle nuove scoperte. La vita qua finora è stata davvero eccitante, anche se talvolta difficile, e totalmente differente dalla mia vita in Italia: una delle cose che mi ha subito colpita quando sono arrivata è stato l’inno nazionale canadese, che ogni mattina viene trasmesso a scuola insieme alle news della giornata. Il primo giorno sono rimasta davvero sorpresa nel vedere tutti i miei compagni alzarsi per ascoltarlo!

Anche le temperature scioccanti, come i -25 gradi che ho sperimentato la settimana in cui sono arrivata, la prima cena canadese (rigorosamente alle 17:30) e vedere l’oceano per la prima volta sono stati momenti davvero sorprendenti. In particolare però, vorrei condividere uno dei momenti più interessanti secondo me, vissuto negli scorsi mesi: ho avuto l’occasione di assistere e contribuire alla preparazione del vero sciroppo d’acero canadese. Ho infatti partecipato a un falò a casa di una mia amica, anche lei studentessa internazionale: la sua famiglia ospitante canadese stava preparando lo sciroppo d’acero. Quel pomeriggio insieme a tutti gli altri studenti presenti, abbiamo aiutato a svuotare i secchi di linfa, prelevata dagli alberi, dopo un lunghissimo periodo di attesa. Ci hanno spiegato che 40 litri di linfa producono 1 solo litro di sciroppo! Successivamente abbiamo assaggiato lo sciroppo durante i vari stadi del processo di ebollizione. All’inizio ha un colore giallo e sa di acqua zuccherata, ma alla fine della preparazione, seppur rimanendo ancora liquido perché non lavorato, sa proprio di sciroppo e l’abbiamo assaggiato su dei buonissimi waffles. È stata un’esperienza davvero curiosa e spero di farne ancora tante altre negli ultimi due mesi che mi rimangono qua in Canada. Vorrei poter raggiungere a pieno i miei obiettivi ed imparare sempre più cose su me stessa e sul mondo attorno a me. Non vedo l’ora di creare altri ricordi indimenticabili con le persone che sto conoscendo qui, da portarmi via in Italia e spero di tornare senza rimpianti, ma cresciuta e più sicura di me stessa! A presto! :) gno?), “ich bin satt” (sono pieno), “Gesundheit!” (salute!), “Mahlzeit” (buon appetito), eccetera

Advertisement

Arrivati a destinazione dopo otto ore, che poi così lunghe non sono state, il pullman ci lasciò in fon- sere in cui restavamo sveglie sul divano a parlare fino all’una o alle due quando gli occhi si chiudevano da soli e capivamo che era meglio decidersi a dormire. Lei si è aperta con me, mostrandosi per la persona fantastica che è e condividendo le sue passioni per integrarmi e farmi vivere la sua vita per sette giorni. Sia in casa che fuori devo a lei molti ringraziamenti per quell’esperienza che porterò sempre nel cuore e per averla resa ancora più speciale, come è diventata lei per me. Perché, pur di non dirmi di no, o di farmi divertire e conoscere la città, è uscita anche dai suoi standard rendendo i miei ricordi a Graz memorabili. Ma questa settimana non mi ha lasciato solo bei ricordi e una nuova amica speciale, bensì mi ha permesso di conoscere molti altri ragazzi che a loro volta, chi più chi meno, hanno lasciato un ricordo in me, con cui mi sono divertita e ho passato anche dei bei momenti, ma soprattutto mi ha permesso di stringere legami anche con alcuni miei compagni di classe con i quali, prima, non avevo avuto l’occasione di rapportarmi. Per una settimana ho avuto l’opportunità di conoscere uno stile di vita diverso dal mio in una città alla quale non sono abituata e ho imparato come vive un teenager non italiano e ho potuto anche scoprire la loro scuola e come l’affrontano, e posso confermare che è ben diversa dal sistema italiano!

Ma purtroppo come tutte le cose belle anche quella settimana finì, arrivò il momento di preparare le valigie e ripartire. Era il 17 dicembre. Fiumi di lacrime ci aspettavano davanti al pullman per tornare a Brescia. Abbracciai per prima Flora, poi salutai tutti i ragazzi austriaci che avevano preso posto nel mio cuore e quando ebbi finito tornai dalla mia partner, e, senza parlare, scoppiammo in lacrime. Lacrime sincere. Lacrime piene di “mi mancherai”. Ma, soprattutto, lacrime che ricordavano tutti i bei momenti insieme. Sono quelle lacrime che hanno fatto nascere il nostro fiore; è così che definiamo la nostra amicizia, un fiore. Perché, come dice lei, insieme, fidandoci l’una dell’altra, incontrandoci per caso abbiamo piantato il nostro fiore immaginario, che non può appassire poiché i ricordi lo mantengono in vita.

Salii sul pullman, mentre giù rimasero i nostri nuovi amici. Consti e Peter per salutarci fecero un cuore con le braccia, e tutti gli altri si consolavano e agitavano le mani per salutarci calorosamente. Io avevo lo sguardo fisso su Flora che si copriva gli occhi lacrimanti con la sua fascia di lana. L’autista decise di partire, continuai a salutarla, fin quando girato l’angolo, sparirono tutti.

Fu un viaggio diverso da quello dell’andata, più triste, ma allo stesso tempo ognuno di noi, partito con una valigia, tornò con due, riempiendo la seconda di ricordi, esperienze, emozioni e amici speciali.

Ora non restava che aspettarli e dopo qualche mese, il 16 aprile, infatti sono arrivati a Brescia con il loro pullman. Ero molto emozionata, Flora mi mancava tanto e non vedevo l’ora di rivederla e presentarla alla mia famiglia. Avevo moltissime cose da raccontarle, e altrettante ne aveva lei dopo il suo Erasmus a Modena e due settimane in Sud Africa. Li guardai a uno a uno scendere finché non corsi incontro alla mia amica: eravamo felicissime! Fin dal primo momento, appena salimmo in auto, volevo sapere tutto dei suoi viaggi, e la lasciai parlare. Dopo qualche gossip e aggiornamento, iniziò fin dalla prima sera la nostra settimana. Ci aspettavano 7 giorni più impegnativi rispetto a quelli a Graz, ma altrettanto speciali. Abbiamo fatto gite, laboratori, lezioni, il giro della città e visitato i classici musei di Brescia. Ma queste giornate mi hanno insegnato quanto anche la scuola sia in grado di darti. Non sarò mai abbastanza riconoscente ai miei professori, ma soprattutto alla professoressa di Tedesco, per averci donato questa esperienza che oltre ad avermi fatto prendere più confidenza sia con l’inglese ma soprattutto con il tedesco, mi ha insegnato molto anche a livello personale, a essere una persona che sa stare al mondo. Mi ha donato nuove amicizie a 450 chilometri da qui. Mi ha insegnato ad affrontare le situazioni con responsabilità e sicurezza. Mi ha mostrato come si possa sempre imparare dagli altri e non si debba mai chiudersi in se stessi e mi ha aiutata a conoscere meglio anche me stessa, ritrovandomi in situazioni in cui dovevo dimostrare maturità e responsabilità e situazioni in cui mi sono sentita coinvolta emotivamente. Di conseguenza, ho scoperto i lati più sensibili della mia persona. Ma, soprattutto, si è portata via un pezzo del mio cuore insieme a uno di loro, e non parlo di Flora…

Giulia Nicolai 3^CL

This article is from: