Anno 30 Numero 6
I.I.S. LUNARDI - BS
Marzo 2022
Donne nell’Arte
Il percorso espositivo si articola in dieci stanze. Nella prima, dedicata alle Sante e eroine bibliche, oltre alle figure della Vergine Maria, di Santa Lucia e di Maria Maddalena penitente (quest’ultima realizzata da Tiziano Vecellio), compaiono eroine bibliche negative, come Dalila che tradisce Sansone, tagliandogli i capelli, oppure positive come Giuditta che liber a il suo popolo, uccidendo il re assiro Oloferne. Le versioni più celebri di quest’ultimo episodio sono quelle di Caravaggio e Artemisia Gentileschi; l’opera esposta a Brescia, invece, è di Alessandro Varotari, detto il Padovanino. Dalida e Giuditta si avvalgono entrambe dell’inganno e della seduzione per raggiungere i propri obiettivi, ma dal momento che cambiano le motivazioni per cui agiscono, il giudizio nei loro confronti è differente. Oltre alla Dalida di Giuseppe Nuvolone, un’altra figura pericolosa è la maga Armida, r itr atta da Paolo de Matteis a Napoli, proprio mentre seduce il cavaliere Rinaldo in uno degli episodi più celebri della Geru-
IN QUESTO NUMERO:
Giovedì 17 febbraio noi studenti di 3°A AFM abbiamo avuto il piacere e l’opportunità di visitare la mostra “Donne nell’Arte. Da Tiziano a Boldini” presso il Palazzo Martinengo, nel centro storico di Brescia. È stata un’esperienza molto interessante perché ci ha dato la possibilità di avvicinarci a un mondo – quello della femminilità – che conoscevamo, ma non in modo così approfondito. Nessuno di noi, infatti, aveva mai visto tante opere così diverse tra loro, ma
tutte caratterizzate da un fattore comune: la donna. Sebbene la donna nella storia sia stata a lungo emarginata e considerata poco rilevante, grazie a questa visita ci è stato possibile comprendere quanto in realtà ella fosse importante anche in epoche lontane dalla nostra; a tal proposito merita un ringraziamento particolare la guida del Museo, Cinzia, che con grande disponibilità e chiarezza ci ha raccontato la storia che si celava dietro a ogni quadro.
La quercia della legalità Italia più verde Brescia e Bergamo… Brescia invisibile La Festa della Donna Il corpo non è un reato Armocromia La Festa del Papà 100% American! Italienische Reise Il Carnevale Mirror Una donna Madame Bovary Artemisia Gentileschi GameMania Anime & Manga Mimosa
pag. 4 pag. 7 pag. 8 pag. 9 pag.13 pag.15 pag.16 pag.18 pag.19 pag.21 pag.22 pag.23 pag.24 pag.25 pag.27 pag.29 pag.31 pag.32
2 salemme Liberata di Tasso. Il dipinto, di grandi dimensioni, occupa una stanza a sé, la terza. La seconda sala è dedicata alla donna nel mito greco e romano. Qui si vede la determinazione della Regina Berenice nel voler r aggiungere il marito Tolomeo in battaglia: ella si taglia la chioma – che si trasformerà poi in una costellazione – e indossa abiti da guerriera. Questo quadro non è interessante soltanto per il soggetto, ma soprattutto per chi lo ha realizzato: gli artisti infatti sono due, Giovanni e Elisabetta Sirani, un padre e una figlia. Elisabetta era talmente brava a dipingere che il padre non avrebbe mai potuto vietarle di farlo solo perché donna. Il fatto che una donna dipingesse era talmente insolito all’epoca che più volte lei dovette disegnare davanti a una Commissione per dimostrare di esserne capace. Nella stessa sala compare anche un’altra opera seicentesca, Il suicidio di Lucrezia di Cristoforo Savolini. Lucrezia era una nobildonna romana che, dopo la violenza subita dal figlio del re Tarquinio il Superbo, si tolse
REDAZIONE
BAJENARU VANESSA, 3°FL BASANISI ALESSIA, 3°BL BEDONI MARIA, 3°BL BOSIO GRETA, 3°AFM CAPRA FEDERICO, 4°DR CEBOTAREAN NICHITA, 3°ER CHIARINI SARA, 3°A AFM COMINCIOLI CAMILLA, 3°AL FAUSTINONI VALENTINA, 3°EL FRANCESCHINI ELISA, 3°FL FROST EMMA, 3°BL LEVENDI JONA, 3°A AFM PANSINI DENISE, 3°AT PICENI ILARIA, 3°DL PITURRO LORENZO, 3°AT SCHIVARDI JENNIFER, 4°CL SENES ELISA, 3°CR TRABELSI MARAM, 3°BL UBERTI MARGHERITA, 3°BL
LUNARFOLLIE la vita perché sentiva di aver perso l’onore. Il suo gesto estremo fu considerato per secoli un esempio di virtù. Si tratta di un tema tristemente attuale: ancora oggi le vittime di violenza spesso provano così tanta vergogna da decidere di non denunciare il loro stupratore, preferendo chiudersi nel silenzio o facendo del male a se stessa (come Lucrezia che, pur avendo trovato la forza di denunciare, poi rinunciò a vivere). In Italia, del resto, la violenza sessuale è stata riconosciuta come reato contro la persona solo con la legge n.66 del 15 febbraio 1996. Prima era considerata reato, ma solo contro la morale; la psiche della vittima non era tenuta in particolare considerazione. Oggi dovrebbero essere gli stupratori a provare vergogna, non le vittime. Nella quarta stanza il compito di raccontare l’evoluzione della società, dal 1500 al primo novecento, è affidato a una serie di ritratti realizzati con tecniche differenti. Il più significativo è il ritratto di una donna
dell’alta borghesia, Lady Nanne Wiborg Schrader (1903), dipinta da Giovanni Boldini con una pennellata non sempre precisa, ma dinamica, proprio come il ceto sociale che rappresenta, divenuto molto potente durante la Belle Époque grazie all’industrializzazione. Molto interessante anche Colpo di vento (1902) di Gaetano Bellei, l’immagine simbolo della mostra: l’opera rappresenta un momento di vita quotidiana e la donna raffigurata è una modella (un lavoro destinato a diffondersi sempre più), scelta dall’artista. Merita attenzione poi anche il ri-
ZOGNO FEDERICA, 4°DR Classe 4°A AFM Classe 4°A Lic
prof.ssa Rita Pilia prof.ssa Elena Bignetti prof. Antonello Ratta Composizione e stampa a cura di Lino Martinazzoli Lunarfollie viene pensato, prodotto, stampato e distribuito presso il CIMP dell’ IIS “A. LUNARDI” via Riccobelli, 47 Tel. 030/2009508/9/0 Email: lunarfollie@lunardi.bs.it Archivio: https://issuu.com/lunarfollie
LUNARFOLLIE tratto di Francesca (Fannie) Lechi, nobildonna br esciana r itratta da Andrea Appiani nel 1803. Fu lei probabilmente a cucire il primo tricolore, ma divenne famosa anche per uno scandalo: pur essendo sposata, fuggì per amore con il generale Gioacchino Murat. Poi tornò a casa perché il marito altrimenti le avrebbe impedito per sempre di rivedere la figlia. Il divorzio non esisteva all’epoca. In Italia sarebbe stato approvato solo nel 1970, con la legge n.898. Le nature morte della quinta stanza, invece, testimoniano quale fosse il genere riconosciuto per secoli come il più adatto per le donne: dipingere fiori e frutti, infatti, non richiedeva lo studio dell’anatomia. Non era considerato decoroso per una donna conoscere com’era fatto un corpo umano, soprattutto maschile. Sarebbe stato uno scandalo! Ancora oggi si parla di “paternità” di un quadro e non di maternità: l’uomo per secoli è stato ritenuto più adatto a creare rispetto alla donna. Tra queste opere ricordiamo le composizioni floreali di Margherita Caffi. È proprio la maternità, però, il tema della sesta sala. I pittori qui raffigurano scene quotidiane rassicuranti (la donna occupa il ruolo tradizionale di moglie e madre, regina della casa) e iniziano ad essere influenzati dalla nascente arte della fotografia. Scattare una fotografia del soggetto da ritrarre riduce molto i lunghi tempi di posa e consente di co-
3 gliere attimi di dolce intimità. Un esempio è dato dalle opere di Gaetano Chierici. L’attenzione per la quotidianità continua nella settima sala: i pittori, guidati dal sentimento, vagano per Parigi (vera capitale della moda), cercando di cogliere l’attimo e raffigurano ciò che amano – la bellezza femminile – spesso con colori luminosi, usati in modo libero, e con uno stile che tende all’astrattismo. L’ottava stanza permette di ammirare un disegno preparatorio del celebre Bacio di Gustav Klimt. Le opere della nona stanza, invece, sembrerebbero contraddire quanto visto nella quarta sala: là infatti le donne apparivano al riparo dalla fatica, immerse in ambienti raffinati e protetti, qui invece vediamo come alle donne del popolo non venissero risparmiati lavori pesanti, stancanti e sottopagati (la loro
paga era sempre inferiore a quella degli uomini; quasi inesistente se lavoravano per il marito) come quello di lavandaia, contadina e persino trasportatrice di ciottoli durante gli scavi a Pompei (Filippo Palizzi, Donne che scavano a Pompei). Inter essante il fatto che una di queste opere, La scuola di cucito del Pitocchetto, fosse affissa all’ingresso dell’Ospedale come “pubblicità” per aiutare le donne senza dimora a trovare un mestiere. Da non dimenticare che le donne, durante la guerra, mentre i mariti erano al fronte, iniziarono a svolgere anche professioni tradizionalmente maschili; questo le costrinse, per motivi di comodità, a indossare dei pantaloni, usanza che poi divenne moda grazie al talento di Coco Chanel. Nell’ultima sala, l’o-
pera Le Ciliegie di Alfredo Protti (1930) ritrae una ragazza con una canotta estiva e i pantaloncini: un indumento normale per le giovani d’oggi, trasgressivo in passato. Non a caso la decima e ultima stanza è quella dedicata al nudo e alla sessualità. Qui spicca il fascino di un’altra opera di Boldini, Donna con i capelli rossi, ma soprattutto emerge il fatto che la donna sia finalmente valorizzata per com’è: questi dipinti, infatti, valorizzano ogni tipo di corpo, da quello più magro a quello più formoso, da quello con la pelle perfetta a quello con la cellulite e così via… Quest’ultima stanza racchiude quello che al giorno d’oggi sta scivolando via: la capacità di apprezzare e valorizzare tutti i corpi e soprattutto, il sapersi accettare, abbandonando lungo la strada i commenti offensivi e gli insulti. Ognuna di noi donne deve sapersi apprezzare da sola, senza bisogno di pareri altrui. A testa alta possiamo superare tutto e un giorno anche il minimo pregiudizio non ci ferirà più.
Greta Bosio, Sara Chiarini e Jona Levendi, 3°A AFM
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LA QUERCIA DELLA LEGALITA’ Ricordo dei giudici Falcone e Borsellino Come tutti abbiamo notato, sabato 12 febbraio è accaduto qualcosa di insolito, ma significativo, nel nostro cortile. In pochi hanno avuto l’opportunità di assistere all’evento a distanza ravvicinata, mentre gli altri hanno sbirciato dalle finestre dell’istituto e seguito dall’alto, con curiosità, la strana “movida” che si stava creando. Quel giorno, in presenza di giornalisti e Carabinieri, è stata piantata una piccola “giovane” quercia in un angolo del giardino. La quercia è da sempre simbolo di forza, stabilità, resilienza, valore militare e in alcune culture assume il significato di albero della vita. Queste qualità allegoriche le sono state attribuite per la sua imponenza e la sua lunga vita, inizialmente racchiusa in una ghianda inosservata, che pare eterna. In questo caso, il nostro splendido futuro albero simboleggia la saldezza della legalità nella lotta contro la mafia. Chiunque di noi ha sentito parlare di mafia, ma sappiamo davvero com'è strutturata questa piovra e perché è così importante contrastarla? La storia Essa nacque in epoca borbonica in una zona della Sicilia. Uno dei primi documenti che delineano bene il fenomeno mafioso è una lettera di denuncia del 3 agosto 1838 inviata al ministro Parisi del procuratore generale di Trapani "La generale corruzione ha fatto ricorrere il popolo a rimedi oltremodo strani e pericolosi. Vi ha in molti paesi delle fratellanze, specie di sette che si dicono partiti, senza colore e scopo politico, senza riunione, senz'altro legame che quello della dipendenza da un capo, che qui è un possidente,
là un arciprete. Una cassa comune sovviene ai bisogni, ora di far esonerare un funzionario, ora di conquistarlo, ora di proteggere un imputato, ora di incolpare un innocente. Sono tante specie di piccoli governi nel governo". Il governo del tempo riuscì a fare ben poco per sconfiggere tali associazioni criminose, che anzi continuarono a prosperare e a diffondersi, estendendo la propria zona di azione in tutta Italia e all’estero. Tra le organizzazioni del genere la più famosa è Cosa Nostra, così definita dagli affiliati. I signori iniziarono ad affermare il proprio personale potere a danno di quello centrale, debole e lonta-
no. Si formarono così dei "poteri locali" che si basavano sulla violenza. Si assiste ad un continuo scontro di interessi, in una terra in cui il frequente succedersi di dominazioni non ha favorito la coesione tra popolo e governanti. Nel corso del XX secolo le aggregazioni rette dall’omertà e dal silenzio della popolazione, che anno dopo anno si è rassegnata a questo fenomeno come se non fosse più capace di vedervi un’ingiustizia, consolidarono un'immensa potenza in Sicilia e riemersero dopo la II Guerra Mondiale.
LUNARFOLLIE Rapporto con la società I mafiosi fondano il loro potere soprattutto sul consenso sociale e sul sostegno (estorto o volontario) di operatori economici (ad esempio il mondo dell'imprenditoria e delle banche). Essi sono ovunque, spesso sotto mentite spoglie di persone perbene, considerati quasi benefattori, che offrono lavoro ai cittadini locali, ma la verità è che tolgono la possibilità alle persone oneste e competenti di poter raggiungere occupazioni prestigiose. La mafia non si presenta, quindi, come un anti-Stato, ma come uno "Stato" parallelo allo Stato di diritto, che offre "servizi di protezione", esige e gestisce le “tasse” (pizzo, usura, eccetera) e "amministra" con la violenza e l'intimidazione il suo territorio. In alcune zone, infatti, questo fenomeno è a tal punto accettato che fin da piccoli si impara a rispettarlo. I metodi utilizzati da queste associazioni a delinquere, per eliminare chiunque si interponga tra loro e il potere, sono barbari e non hanno alcun rispetto della dignità umana. Organizzazione I capimafia comunicano principalmente in modo scritto (ad esempio fanno spesso uso di biglietti di carta detti pizzini), poiché non sempre sono in grado di comunicare di persona a tutti i loro sottoposti (capifamiglia, picciotti) con più comuni mezzi
5 di comunicazione (come il telefono e la posta), suscettibili a intercettazioni. I mafiosi sono divisi in famiglie, dette cosche (come la corona di foglie del carciofo). Le varie cosche sono indipendenti le une dalle altre, ma sono in situazione gerarchicamente inferiore alla famiglia più importante, chiamata cupola. Per entrare a far parte di queste organizzazioni (cosa che accade solitamente in giovane età), si svolge una cerimonia. Durante il rituale un anziano, un uomo d’onore, pronuncia un discorso in cui denuncia ingiustizie sociali e ricorda che la “cosa” (non viene mai pronunciato il termine mafia) si preoccupa di proteggere gli orfani e le vedove. Questa forma di giuramento molto antica risale probabilmente ai tempi della spedizione di Garibaldi, quando non c’era ancora l’unità di Italia e si necessitava di associazioni che difendessero i più deboli. Finito il discorso, l’anziano chiede ai due testimoni di pungere con una spina di arancia amara il dito del nuovo mafioso e di versare una goccia del suo sangue sopra ad un’immaginetta sacra. Infine, viene bruciata la figurina santa mentre il nuovo mafioso la tiene in mano e pronuncia queste parole: “Le mie carni debbono bruciare come questo santino se non manterrò fede al giuramento “. Se il mafioso tradirà verrà cacciato dalla famiglia e si dirà che sia stato “posato”. Sarà fondamentale per rompere
questo sistema malavitoso l’azione di due coraggiosi magistrati che negli anni '80, quando ancora si sapeva davvero poco riguardo la mafia, hanno sacrificato la propria vita in nome della legalità: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Giovanni Falcone è stato un magistrato italiano che ha dedicato la sua vita alla lotta alla mafia creando un metodo investigativo diventato modello nel mondo. Tra numerose indagini e immenso impegno è riuscito assieme ai suoi magistrati a portare alla sbarra 475 boss. Falcone nasce a Palermo il 18 maggio del 1939. Terzo figlio di Arturo e Luisa Bentivenga, cresce alla Kalsa, l’antico quartiere arabo nel cuore di Palermo, dove si intrecciavano realtà diverse e dove era normale giocare a pallone con il figlio di un capomafia. Giovanni frequenta il liceo classico Umberto I dove si appassiona allo studio critico della storia e inizia a guardare con altri occhi alle dinamiche sociali. Dopo essere uscito dal liceo con il massimo dei voti, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza. Quando entra all’università, sa già che la sua strada sarà la magistratura. Paolo Borsellino nasce nel 1940 a Palermo. Come Falcone, frequenta il liceo classico e si iscrive al fronte universitario d’Azione Nazionale. Si laurea nel 1962, ma non esercita fino al momento in cui non si laurea la sorella, farmacista, gestendo nel frattempo la farmacia paterna. Nel 1963 partecipa al concorso per entrare in magistratura, diventando così il più giovane magistrato d'Italia. Il suo primo incarico è al tribunale di Enna nella sezione civile. Nel 1967 viene nominato pretore, ed è in questo momento che inizia a conoscere la mafia. Il 23 dicembre 1968 sposa Agnese Piraino Leto. Nel 1975 viene trasferito a Palermo dove entra nell’ufficio istruzioni affari penali sotto la guida di Chinnici. Nel febbraio 1980 Borsellino fa arrestare i primi sei mafiosi: tra questi, Giulio Di Carlo e
6 Andrea Di Carlo. Il 4 maggio 1980 Emanuele Basile viene assassinato ed è decisa l'assegnazione di una scorta alla famiglia Borsellino. Conosciuti durante l'infanzia: La loro storia inizia da quando erano giovanissimi, giocando insieme nel quartiere la Kalsa, a Palermo. Paolo, era un bimbo che amava stare sui libri e Giovanni fin da piccolo amava le storie dove il bene prevale sul male. I due si erano conosciuti durante una partita a calcio all’oratorio. Giovanni aveva tredici anni e Paolo era più giovane di soli otto mesi.
Il Pool Antimafia: Entrambi, assieme ai giudici Lello e Guarnotta, fanno parte di una squadra di magistrati chiamata "pool antimafia”, formata contro la criminalità organizzata e per i giudici che combattono contro la mafia, ma lo fanno individualmente. Tutti i membri del pool insistono e richiedono allo stato interventi e supporto, ma purtroppo questo non accade. Tramite l'arresto di Tommaso Buscetta, avviene una svolta alla lotta contro la mafia, perché egli decide di collaborare con la Giustizia descrivendo in modo dettagliato la struttura della mafia. Le inchieste avviate da Chinnici e sfociate nelle indagini di tutto il pool portano a costituire il primo grande processo contro la mafia. Nell’estate del 1985 la violenta
LUNARFOLLIE reazione di "Cosa Nostra" (un'organizzazione criminale mafiosa-terroristica presente in Italia) porta all'uccisione di stretti collaboratori di Falcone e Borsellino, Giuseppe Montana e Ninni Cassarà. Nel 1987 Caponnetto decide di ritirarsi per ragioni di salute e al suo posto viene nominato Antonino Meli, preferito al giudice Falcone. Questo innesca polemiche e rende Falcone un bersaglio molto più facile per la mafia. Alla scelta si oppone anche Borsellino, manifestando dubbi e perplessità che gli fanno rischiare un provvedimento disciplinare. Il 14 settembre Antonino Meli viene nominato capo del pool. Borsellino riprende a lavorare insieme a giovani magistrati. Meli però, non si dimostra all'altezza in alcune situazioni e i giudici Di Lello e Conte si dimettono per protesta finché nell'autunno del 1988 il pool viene sciolto. La Morte di Falcone e Borsellino: Il 21 giugno del 1989 la mafia tenta di uccidere Falcone piazzando un borsone con tritolo a poca distanza dalla villa affittata dal giudice. L'attentato viene sventato e in seguito molti testimoni muoiono in circostanze sospette. Tra questi, anche il mafioso Luigi Ilardo, assassinato il 10 maggio 1996, dopo una confessione in cui afferma che a Palermo vi era un agente che agiva in modi e in luoghi sospetti. Dal 1991 fino alla sua morte, Falcone si mostra sempre più attivo con le indagini, senza essere appoggiato dal mondo politico. Sia Borsellino che Falcone si rendono conto che la superprocura, appena instituita, potrebbe essere molto peri-
colosa per la loro sicurezza. Falcone raggiunge i numeri necessari per vincere l’elezione a superprocuratore. Nel 23 maggio 1992 mentre torna da Roma a Palermo, dove Borsellino lo aspetta per festeggiare il suo nuovo ruolo, viene ucciso in un attentato mafioso. Insieme a Falcone e alla moglie muoiono anche tre uomini della scorta: Schifani, Montinaro e Dicillo. La strage viene chiamata "Strage di Capaci", e più avanti il mandante viene identificato in Totò Riina. Il fatto che gli attentatori sappiano l’ora dell’arrivo e della partenza di Falcone dimostra che qualcuno “vicino” a lui è probabilmente coinvolto in Cosa Nostra. Borsellino viene avvisato già nel 1991 da un pentito di Cosa Nostra, che i piani per la sua uccisione sono già pronti. Per questo il giudice sceglie di rinunciare a una protezione eccessiva per se stesso, per evitare che la mafia facesse del male ad un membro della sua famiglia piuttosto che a lui. Il 19 luglio 1992, dopo aver pranzato a Villagrazia con la moglie Agnese e i figli, il giudice insieme alla sua scorta va in via D'Amelio, dove abitava sua madre. 100kg di esplosivo uccidono Borsellino e cinque agenti della scorta. Proprio il giorno prima gli era stato comunicato che sarebbe stato lui il nuovo Superprocuratore. La strage viene chiamata "Strage di Via d'Amelio". Non amavano sentirsi definire eroi, ma volevano essere considerati come uomini dello Stato chiamati a fare il proprio dovere. Il lor o sacr ificio ha dimostrato, nei decenni successivi, che lavorare insieme può essere un’arma vincente e che "la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà una fine”. Denise Pansini e Lorenzo Piturro 3AT
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Verso un’Italia più verde Modifiche agli articoli 9 e 41 della Costituzione L'8 febbraio 2022 la Camera dei deputati ha approvato definitivamente una proposta di legge che interviene sugli articoli 9 e 41 della Costituzione per introdurre la tutela dell'ambiente. Il testo aggiunge un nuovo comma all'articolo 9 della Costituzione in modo tale che il principio di tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi venga introdotto nell'ambito dei principi fondamentali enunciati nella Costituzione, anche a favor e di un futuro migliore per le nuove generazioni. È stato inoltre inserito un principio di tutela degli animali, attraverso la previsione di una riserva di legge statale che ne disciplini le forme e i modi, recando una clausola di salvaguardia per l'applicazione di questo principio alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano.
Si interviene anche sul secondo e il terzo comma dell’articolo 41 stabilendo che l'iniziativa economica privata non possa svolgersi in danno alla salute e all'ambiente, pr emettendo questi due limiti alla sicurezza, la libertà e la dignità umana e riservando alla legge la possibilità di indirizzare e coordinare l'attività economica, pubblica e privata, a
fini non solo sociali, ma anche ambientali. È la prima volta che viene modificata la prima parte della Costituzione (composta dai primi 12 articoli), cioè quella riguardante i principi fondamentali della nazione.
Valentina Faustinoni 3EL
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BRESCIA E BERGAMO CAPITALI ITALIANE DELLA CULTURA 2023 Il 17 luglio 2020, attraverso un emendamento del decreto rilancio, Brescia e Bergamo sono state nominate Capitali Italiane della Cultura per l’anno 2023 come simbolo della ripartenza post-covid. Ma che cos’è una Capitale Italiana della Cultura? Il titolo di Capitale Italiana della Cultura si ispira all'omonima iniziativa continentale ed è volto a sostenere, incoraggiare e valorizzare la capacità autonoma, sia in campo progettuale che attuativo, delle singole città nel campo culturale in modo tale che l’importanza della cultura per la coesione sociale, la conservazione delle identità, la creatività, l'innovazione, la crescita e lo sviluppo economico, sia del singolo che delle comunità, venga recepita in maniera sempre più diffusa. Il conferimento del titolo si pone i seguenti obiettivi: stimolare una cultur a della progettazione integrata e della pianificazione strategica; sollecitare le città e i ter r itor i a considerare lo sviluppo culturale quale paradigma del proprio progresso economico e di una maggiore coesione sociale; valorizzare i beni cultur ali e paesaggistici; migliorare i ser vizi r ivolti ai turisti; sviluppare le Industr ie culturali e creative; favorire pr ocessi di r igener azione e riqualificazione urbana. “La Capitale Italiana della Cul-
tura” viene designata dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali: viene scelta da una commissione di sette esperti nominata dallo stesso Ministero che, dopo aver valutato i piani presentati da ogni amministrazione interessata a ottenere il riconoscimento, consente alla città vincitrice del bando di mettere in mostra la sua vita e il suo patrimonio culturale per un intero anno.
IL LOGO DI BRESCIA BERGAMO 2023 Scelto fra 52 proposte presentate da 32 realtà professionali, il logo vincitore, realizzato dall'agenzia bresciana Akomi, rappresenta una lettera B, iniziale dei nomi delle due città che per la prima volta sono state scelte come duplice Capitale italiana della Cultura, che diventa un ‘3’, evocativo del 2023, anno delle celebrazioni e dello slancio culturale di Bergamo e Brescia.
Mentre il segno grafico rosso suggerisce l’idea di una molla elastica che spinge le due città oltre i luoghi comuni che da sempre le accompagnano, ma simboleggia anche la resilienza mostrata dalle due città durante
il periodo della pandemia. Da martedì 14 Dicembre il logo compare sui mezzi pubblici (bus, tram, metropolitana e bike sharing) dell’Azienda Trasporti Bergamo e Brescia Mobilità e alle fermate e alle stazioni per accompagnare le due città nell’attesa del grande appuntamento del 2023, ma anche per creare sempre più consapevolezza nei confronti del prestigioso riconoscimento che le due città a breve condivideranno. Valentina Faustinoni 3EL
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E se Brescia fosse una Città Invisibile… Sire, ormai ti ho parlato di tutte le città che conosco. - Ne resta una di cui non parli mai. Marco Polo chinò il capo. - Venezia, - disse il Kan. Marco sorrise. - E di che altro credevi che ti parlassi? L'imperatore non batté ciglio. - Eppure non ti ho mai sentito fare il suo nome. E Polo: - Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia. Lasciandosi ispirare dalle Città Invisibili di Italo Calvino, la classe 4° AFM dell’I.I.S. “Astolfo Lunardi” ha provato a descrivere la città di Brescia in modo fantastico, trasfigurando elementi reali proprio come, nel romanzo, il personaggio di Marco Polo fa con Venezia. Gli studenti hanno scelto la città nella sua interezza oppure si sono concentrati su un quartiere o
un singolo edificio (solitamente la scuola). Dai loro sguardi ironici, sognanti o malinconici sono nate così 24 nuove fantasiose città (qui ve ne presentiamo nove): in alcune sarebbe davvero piacevole abitare, da altre meglio scappare via. È questo il nostro piccolo contributo per celebrare Brescia, Capitale della Cultura 2023. Abbiamo scelto, inoltre, di arricchire questo articolo con le illustrazioni delle artiste bresciane Paola Pezzotta, Laura Zani e Eliana Micheli. Appartengono al collettivo artistico “Fate Disfate” che in questi mesi, ispirandosi allo stile del «New Yorker», sta portando avanti il progetto «The Brescianer»: 52 copertine, ognuna illustrata da un diverso artista locale, per un magazine ancora inesistente, ma che un giorno… Chissà!
Invitiamo anche noi gli studenti e le studentesse del Lunardi a inviare a:
lunarfollie@lunardi.bs.it illustrazioni e fotografie ispirate a Brescia. Le più belle verranno pubblicate nel prossimo numero del LUNARFOLLIE.
Nella piccola città di Sciabre, circondata dal limpido lago di Oesi, un luogo in particolare attira l’attenzione dei giovani abitanti. Ci si può arrivare, attraversando un lungo viale fiancheggiato da due lunghe file di palme che ombreggiano la sabbia rossa nelle giornate più calde. Al termine di questo lungo sentiero, un enorme arco abbellisce l’entrata nel porto di Idranul. Le bancarelle di pesce, frutta e verdura sono posizionate lungo i bordi del molo. I ragazzi della città si ritrovano qui ogni giorno dal lunedì al sabato; la domenica, invece, è il giorno in cui i mercanti cercano altri prodotti da offrire per la settimana successiva.
10 Durante la notte, però, sembra che queste bancarelle cambino posizione, in modo da confondere e mettere alla prova i giovani più attenti; questi, come sempre, riescono ad ottenere i prodotti migliori, mentre ai ragazzi meno pronti rimangono scarti di pesce e frutta andata a male. Li dovranno portare a casa alle loro famiglie, che rimarranno deluse. Nei mesi estivi il porto chiude e i mercanti viaggiano in cerca di nuovi prodotti da proporre ai ragazzi della città. Solitamente i ragazzi smettono di frequentare il porto poco tempo dopo aver raggiunto l’età adulta. È in questo periodo che scelgono di intraprendere un nuovo viaggio: alcuni scelgono di rimanere all’interno della città per visitare il porto di Licatto; altri, invece, preferiscono andare più lontano, per visitare altri porti e conoscere prodotti differenti. I cittadini di Sciabre hanno sempre definito questi luoghi come “I Porti della Sapienza”. (Thomas Adbaya)
La città di Nanafissotu si trova al centro di Ciasebr. Guardando il cielo, non si trovano né il celeste, né il rosso dorato dell’alba o del tramonto, ma lanterne trasportate da farfalle variopinte di varie dimensioni. I colori delle farfalle
LUNARFOLLIE rappresentano le varie culture percepibili anche nel profumo dell’aria. Si sente il profumo degli ortaggi, degli incensi e la carne che cuoce. Si percepisce il colore e l’affetto presente in ogni casa. I palazzi non hanno forme geometriche definite e non possiedono giardini all’inglese con l’erba ben tagliata, ma ogni abitazione ha la forma e i colori della professione e della nazionalità delle persone che la abitano. Ci sono famiglie egiziane che hanno come casa una piramide e il loro giardino è fatto di sabbia bianca molto fine. La casa dei librai è un libro dove ogni oggetto è composto esclusivamente da pagine. Il divano, per esempio, è formato da pagine provenienti da “Guerra e Pace”; le pareti invece, sono formate da tutta la trilogia delle “Cronache di Narnia”. Una volta usciti da queste pagine, si può osservare di fronte l'abitazione di una coppia di indiani che si muovono su tappeti volanti. La loro casa è bianca con delle cupole colorate enormi. Ci sono i salumieri che vivono in una casa circolare che ruota come un salame e ogni giorno si riduce a causa delle persone golose che la mangiano. Un elemento che colpisce fin da subito sono le persone: sono prive di ombra. Appena si entra in questa città, infatti, le ombre vengono risucchiate dalla strada. Gli abitanti sono liberi e senza vincoli né di tempo né di orario. A Nanafissotu l’alternanza delle stagioni e delle ore viene scandita dalla singola persona. Ci sono abitanti che vanno in giro con l’ombrello perché inseguiti da un temporale di notte, altri che passeggiano in costume e altri ancora che sciano per le strade. Al di sopra di loro e delle loro condizioni metereologiche, ci sono le lanterne. Quando si esce da questa città, l’ombra riappare lì, al fianco della persona come se non l’avesse mai lasciata. Un giorno domandando ad un’ombra dove andasse, l’unica sua risposta è stata: nel fiume. Per tutto il tempo in cui si sta a
Nanafissotu non è possibile vedere un fiume in superficie, ma molte storie raccontano di un corso d’acqua sotterraneo, coperto successivamente dalla strada, ma questa par te della città non è accessibile. Secondo le leggende non solo ci vanno le ombre, ma ci sono molti rifiuti e corpi di persone morte. Per uscire da Nanafissotu non serve utilizzare una mappa perché esiste un’unica strada principale. Bisogna percorrerla fino alla fine e si ritornerà a Ciasebr. (Nicole Busi) La mia città si chiama Esmeralda perché, pur essendo antica, non perde mai il suo enorme fascino e brilla sia alla luce del sole che al chiaro di luna. Il suo cuore è un imponente castello, che la rende sicura; qui i cittadini si possono tuffare nel passato, immedesimandosi nei popoli che l’hanno abitata secoli e secoli prima. Vista dall’alto, Esmeralda si presenta molto caotica al centro e più spensierata in periferia, nelle aree rurali. Il centro è molto agitato: colmo di persone ben vestite che durante la settimana si recano sul posto di lavoro, riempiendo strade e mezzi pubblici come fossero una schiera di soldati che in preda alla paura hanno perso la direzione giusta. La zona più esterna, quella di campagna, invece, è molto più tranquilla e si possono godere le meraviglie che la terra offre. Durante il fine settimana, però, anche questi abitanti si lasciano trascinare nel caos del centro, come se il centro fosse la donna più bella del mondo che attira a sé tutti gli uomini. La popolazione di Esmeralda proviene da territori diversi, come se da lei fosse partito un tornado che negli anni è andato a risucchiare persone da tutte le parti del mondo, portandole a sé. In Esmeralda, inoltre, si alternano diverse personalità a seconda della stagione: con il freddo le persone sono stressate e agitate dagli impegni lavorativi e appe-
LUNARFOLLIE na possono fuggono in altri luoghi; la città finisce per svuotarsi sia mentalmente che fisicamente. Questo fenomeno, tuttavia, ha effetti positivi perché Esmeralda si libera così anche dai pensieri brutti. Durante l’estate, invece, Esmeralda è felice e tutte le parti del suo corpo, ovvero le varie zone che la compongono, comunicano tra di loro con una perfetta armonia, creando una sinfonia invidiabile anche dalle città più grandi e importanti di lei. A volte accadono brutti avvenimenti: è come se la città perdesse dei pezzi, diventando più brutta, come una bella lucertola a cui viene staccata con brutalità la coda. Esmeralda, però, sa imparare dagli errori e torna più unita e forte di prima, proprio come alla lucertola ricresce la coda, con la speranza che sia più forte di prima e che nessuno gliela stacchi più. Esmeralda concilia perfettamente il passato con un presente proiettato al futuro, per questo è una città stupenda, sia dal punto di vista esteriore, che interiore. (Pietro Galafassi) La città di Brescia si raggiunge in modi diversi, ma da ogni lato è possibile vedere molti edifici che si protendono verso l'alto, quasi come se facessero a gara chi arrivava per primo a toccare le soffici nuvole bianche del giorno. Più si entra nella città, più si nota che le case, ormai antiche, non si elevano più di tanto e lasciano questo mestiere ad edifici più giovani e meno vissuti. Le strade sono molto strette, quasi dei labirinti che cercano di intrappolare i viaggiatori di passaggio, per far sì che ammirino tutta la bellezza presente nella città. Qui, nel silenzio della sera, si sente spesso un vento fresco che incita a rimanere fermi ancora per qualche minuto per assaporare l’aria che accarezza il viso dolcemente e scompiglia i capelli in modo bizzarro, come se volesse pettinare le persone, creando
11 un’acconciatura nuova che abbia qualcosa in comune con la città. Le persone sono amichevoli e percorrono le strade con calma pur di assistere alle competizioni tra gli edifici e sentire l’aria fresca sulla propria pelle dopo una giornata impegnativa di lavoro. (Diana Hadzhuk)
Brescia: città dell’amore o della rabbia, della tristezza o della felicità, del bianco o del nero… Brescia: il punto geografico che ogni persona vede a modo suo, infatti tutto dipende dallo stato emozionale dell’individuo. Se si è una persona positiva, che si può accontentare anche del minimo sorriso del sole alla mattina, allora questa città magica è l’ideale. Agli occhi di una persona allegra, sempre di buon umore, tutto sembra colorato, non esiste il brutto tempo. Chi ama il dolce, la mattina si può svegliare con una pioggia di cioccolatini. Brescia è molto speciale, in quanto qualsiasi turista, entrando, subito trova un collegamento spirituale con essa. A differenza delle altre città, a Brescia si vive una vita tranquilla, senza caos. Però non è escluso che nel cuore della città esistano dei posti dove tutto diventa più attivo ed intrigante. Intrigante perché ogni giorno è diverso dall’altro, ogni giorno nasconde
una sua storia. Le cose non si ripetono mai. Nella città di Brescia si ha sempre la possibilità di scegliere quello che più piace: è la città dei sogni, il posto dove si può vivere una vita senza limiti, completamente diversa da quella degli altri. È una città che regala ogni giorno la speranza di un miglioramento futuro, anche se il presente è già abbastanza bello. Se la città ti rende la vita felice, allora anche tu hai voglia di migliorarla sotto tutti i punti di vista, provando a fare solo cose positive. Br escia è il posto dove ti senti in armonia con te stesso, anche se sei solo; il posto dove tutto diventa realtà, il posto dove puoi vivere una vita felice. (Ecaterina Princo) Ora è il turno di Leonessa. La città si presenta gigante, vasta, quasi come un impero che continua all’infinito. La caratteristica principale di questa metropoli è la mancanza di soldi; il denaro non esiste, eppure tutti possono permettersi di comprare cibo oppure vestiti. L’unica cosa di valore è la propria vita: le persone nascono, infatti, con una sorta di etichetta al polso su cui è stabilito il numero degli anni che restano loro da vivere. Tutto ciò che si vuole comprare si paga con i propri anni, per esempio se si va a fare la spesa, al momento di pagare, viene scannerizzato il polso e vengono scalati gli anni. In questa città sono presenti anche dei sotterranei dove si trovano i casinò; qui le persone, una volta stanche della loro vita monotona, scommettono tutti i loro anni nella speranza di perdere e morire. La parte felice della città di Leonessa rimane quella sopra ai sotterranei ed è caratterizzata da strette vie sempre affollate perché la gente interessata dalle vetrine di infiniti negozi non si fa problemi a spendere i propri anni, dato che ne ha in abbondanza. (Davide Rizzini)
12 Il “Lunardi” di Brescia è una scuola spaziale, infatti il nome contiene la parola Luna. Al suo interno tutto richiama il corpo celeste in questione: l'edificio scolastico, per esempio, è fatto di roccia lunare, come anche i banchi, le sedie e i pavimenti e, non appena si entra nella scuola, si verifica subito il cambiamento della forza gravitazionale per abituare gli studenti muoversi sul satellite. I lampadari, gli armadi, i libri e tutti gli oggetti fluttuano, ma per stare all'interno bisogna avere semplicemente una mascherina in grado di depurare l'aria presente. Ma la cosa più sconvolgente si trova al di sotto del campo da calcio situato nel giardino; qui, infatti, si trova un’area ampissima dove gli studenti, dopo la maturità, sono invitati a seguire gli esperti che li guideranno fino a quando non potranno salire sul razzo per andare sulla luna. Il lancio di questo razzo avviene ogni anno, poco prima che finisca la stagione estiva e riinizi il percorso scolastico. Allora il campo da calcio si eleverà e si sposterà dalla traiettoria del razzo, il quale sarà sollevato e poi lanciato grazie energia creata dagli studenti stessi durante tutti i 5 anni di studio nella scuola. (Lorenzo Romano) Proseguendo il viaggio, iniziato dal mio paese di campagna, arrivai in un luogo assai diverso. In questo posto l’aria dei campi presto svanì, lasciando spazio ad un’aria inquinata e cupa. Le strade erano ampie e grandi, ovviamente tutte asfaltate, ma faticavo a vederle a causa delle nubi di gas grigie che coprivano la luce del sole. I cittadini di questo luogo erano uomini, donne e bambini giganti: la loro altezza superava la normale altezza dei palazzi. Inizialmente la paura dominava l dentro di me. Sembrava che queste persone fossero tanto grandi quanto il loro egocentrismo. Presi coraggio e chiesi ad una donna come si chiamasse la città e lei
LUNARFOLLIE mi rispose quasi bruscamente: “Sei a Brescia”. A Brescia tutto era grande il doppio, se non il triplo. Molte volte mi per si tr a i vicoli di questa città, temendo di essere calpestata dai grandi piedi dei suoi cittadini. L’unico mio punto di rifermento era quella specie di galleria sotterranea, che loro chiamavano “metropolitana”. Per me, quel mezzo di trasporto era del tutto innovativo. Scendendo le scale ci si ritrovava sotto terra, dove si aspettava di prendere la prossima metro che teletrasportava altrove. Giunsi così a Vittoria, dove vidi un’ampia piazza col suolo di sassi e pietre, che provenivano sicuramente dal Lago di Garda ed erano stati portati in città con un grandissimo camion. Stanca di camminare mi sedetti sugli scalini di una statua colossale e, proprio quando mi misi a piangere di nostalgia per il mio paese, sentii una voce profonda arrivare da dietro. La statua aveva una voce. Dentro di sé possedeva l’anima di colui che l’aveva costruita: un antico scultore bresciano. Vedendomi piangere, mi disse di non aver paura e di cogliere il vero significato di questa città. Mi disse che ero appena arrivata nella città dove l’uomo fa grandi cose. Solo a quel punto capii che la grandezza delle persone non era dovuta al loro ego, ma alla grandezza del loro cuore. (Alessia Terrazzino) Sersi è una città sulle nuvole, come a volte lo sono i suoi abitanti che, mentr e per cor rono le strade, intersecate tra loro a formare dei labirinti, vengono distratti dal cuore, che li trasporta nel luogo dei ricordi e permette loro di riviverli. Una volta finito il ricordo, per le persone è come risvegliarsi da un sogno e ancora non si spiegano come poi si ritrovino nello stesso punto in cui erano prima per poi continuare la giornata normalmente. Se uno straniero dovesse visitare Sersi, riuscirebbe a vedere le persone tra-
sportate da un luogo all’altro. Solo quando si hanno ricordi della città, si inizia davvero a vivere come un suo abitante, altrimenti, se il cuore non ha ricordi, si potrà vedere il tempo che si ferma e tutti i cambiamenti ai quali Sersi va incontro a causa di essi. Gli unici sogni che veramente possono definirsi tali, nel senso tradizionale del termine, avvengono di notte mentre gli abitanti dormono (a meno che la loro intera vita nella città non sia in realtà un infinito intreccio di sogni). Di notte la città si ferma e aspetta le persone per ripartire al loro risveglio perché vuole che tutti, almeno per qualcuno, si sentano importanti e il centro di tutto. Gli abitanti non sempre sono felici delle memorie che devono vivere e, per questo, a volte maledicono la città, ma essa non si arrabbia perché vive per e grazie alla gente. Finché ci saranno che persone che ricorderanno vie, monumenti, parchi e altri elementi la città continuerà ad esistere cambiando in continuazione ad ogni nuovo ricordo. (Francesca Zecchini)
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La Festa della Donna
Ormai l’8 marzo è conosciuto in tutto il mondo come la festa della donna anche se il nome più appropriato sarebbe, in realtà, Giornata internazionale dato che non nasce come festa, bensì come giorno dedicato al ricordo e alla riflessione sulle conquiste politiche, sociali, economiche del genere femminile. Per risalire all’origine di questa giornata bisogna tornare indietro ai primi del Novecento. Nonostante per svariati anni la nascita sia stata associata a una tragedia accaduta nel 1908, che avrebbe avuto come protagoniste le operaie dell'industria tessile Cotton di New York, rimaste uccise da un incendio, i fatti che hanno realmente portato all'istituzione della festa della donna sono in realtà maggiormente legati alla rivendicazione dei diritti delle donne, tra i quali il diritto di voto. Il primo evento importante fu il VII Congresso della II Internazionale socialista, svoltosi a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907 durante il quale si di-
scusse la questione del voto alle donne. I partiti socialisti si impegnarono a lottare per riuscire ad introdurre il suffragio universale senza successo e, alla fine del 1908, il Partito socialista americano decise di dedicare l'ultima domenica del febbraio del 1909 all'organizzazione di una manifestazione per il voto alle donne. La prima "giornata della donna" negli Stati uniti si svolse quindi il 23 febbraio 1909. Alcuni anni dopo, durante la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste svolta a Copenaghen il 26 e 27 agosto 1910, si decise di seguire l'iniziativa americana, istituendo una giornata internazionale dedicata
alla rivendicazione dei diritti del genere femminile, anche se per diverso tempo negli Stati Uniti e in vari Paesi europei la giornata delle donne si è svolta in giorni diversi. Durante la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste di Mosca nel 1921, si scelse l'8 marzo come Giornata internazionale dell'operaia per ricordare le proteste delle donne di San Pietroburgo in favore della fine della guerra. Nel settembre 1944 a Roma nacque l’UDI, Unione Donne Italiane, che decise di celebrare il successivo 8 marzo la giornata della donna nelle zone liberate dell'Italia. Dal 1946 si introdusse la mimosa come simbolo di questa giornata. Questo fiore fu scelto perché di stagione e poco costoso. L'8 marzo 1972 in Piazza Campo de Fiori a Roma si svolse la manifestazione della festa della donna, durante la quale le donne rivendicarono diversi diritti, compresa la legalizzazione dell'aborto. Il 1975 è stato definito dalle Nazioni Unite come l'Anno Internazionale delle Donne e l'8 marzo di quell'anno tutti i movimenti femministi del pianeta hanno manifestato per ricordare l'importanza della parità dei diritti tra uomini e donne. Oggi la festa della donna ha un po' perso il suo valore iniziale, nonostante questo ci sono organizzazioni femminili che continuano a cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi principali riguardanti il genere femminile, come la violenza contro le donne e il divario salariale rispetto agli uomini. Valentina Faustinoni 3EL
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EL DÍA INTERNACIONAL DE LAS MUJERES
Según el Artículo 7: Todos son iguales ante la ley y tienen, sin distinción, derecho a igual protección de la ley. Todos tienen derecho a igual protección contra toda discriminación que infrinja esta Declaración y contra toda provocación a tal discriminación. Esta ley afirma que todas las personas tienen los mismos derechos independientemente del sexo. El gobierno tiene el deber de comprometerse a hacer respetar y aplicar este principio de igualdad por parte de todas las personas en los lugares de trabajo, escuela y hogar. Desafortunadamente muchas leyes no son suficientes para desincentivar la violencia contra las mujeres y suyas discriminación, por ejemplo en cuanto el salario, el de los hombres es más alto que el de las mujeres. Algunas personas sostienen que el primer día de la mujer se originó el 8 de marzo de 1911. En el mismo año, en Nueva York, ocurrió un accidente en la fábrica de Cotton, donde murieron alrededor de 140 mujeres inmigrantes y 23 trabajadoras; todos ellas, habían sido encerradas en el edificio para que no pudieran escapar, debido a que no poseían un estatus de legalidad. El suceso surgió como una conmemoración al accidente ocurrido, y desde este año se decidió celebrar el día 8 de marzo como un día para luchar por la igualdad,
la participación y el empoderamiento de la mujer en todos los ámbitos de la sociedad. Esta fecha fue designada oficialmente como el Día Internacional de la Mujer por La Asamblea General de la Organización de las Naciones Unidas. Desde hace 111 años, esta fiesta se ha convertido en una forma de tradición a favor de la igualdad, la paz, la justicia y el desarrollo. El 8 de mar zo se refiere a las mujeres como artífices de la historia y aspira a la participación de la mujer en la sociedad en igualdad de condiciones con el hombre. El día internacional de la Mujer se celebra de diversas maneras y tonalidades, pero todas tienen el mismo objetivo: hacer que la sociedad las vea y las reconozca. En Italia el 8 de mar zo se celebra, como en gran parte del mundo,el día de la mujer. El símbolo de la celebración es la mimosa y es costumbre regalar un pequeño ramo de mimosa a las mujeres. En algunos lugares de trabajo se regala a todas las empleadas un ramito, o un dulce «a la mimosa», muchas panaderías preparan de dulces amarillos (recordando el color de la mimosa) y en las plazas las asociaciones pro-mujeres recojan fondos vendiendo las flores.
Para conseguir una sociedad en la cual las mujeres tengan el mismo valor social y cultural de los hombres, ONU Uruguay convocò a la sociedad civil, al gobierno, a la academia y a las empresas privadas a abogar por que la agenda regional de género construida a lo largo de estos años no quede relegada, sino que, en épocas de crisis como ésta, los esfuerzos se multipliquen para no profundizar las brechas preexistentes. En Uruguay dur ante ese día es convocada una huelga general de media jornada para que ambos géneros puedan contribuir a la destrucción de las diversidades. En Perú se conmemor a el Día Internacional de la Mujer con diversas actividades programadas tanto por instituciones públicas como privadas, con la finalidad de reconocer a las mujeres que se han destacado en diversos sectores a través de su trabajo y proyección social. A partir de estos años, el Día Internacional de la Mujer tomó una nueva dimensión global para las mujeres en los países desarrollados y en desarrollo. El creciente movimiento internacional para las mujeres está ayudando a que la conmemoración sea un elemento unificador, fortaleciendo el apoyo a los derechos de las mujeres y su participación en los ámbitos político, social, cultural y económico. En México, par a conmemor ar el Día de la Mujer y remarcar el trabajo de las mujeres en diferentes áreas, los cines, a través de la Filmoteca de la UNAM y FilminLatino, presentan el ciclo ELLAS: festival cinematográfico que presenta largometrajes y cortometrajes hechos en México, Francia y Colombia. Del 4 al 17 de marzo, hay estrenos que se pueden ver por 24 horas en toda la ciudad y sin costo. Es muy importante apoyar esta festividad para hacer consciencia sobre la impor-
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tancia de empoderar a las mujeres en todos los entornos, proteger sus derechos y garantizar que éstas puedan alcanzar todo su potencial. “Los hombres, sus derechos y nada más; las mujeres, sus derechos y nada menos.” Susan B. Anthony Trabajo hecho por: Alessia Basanisi, Maria Bedoni, Emma Frost, Maram Trabelsi e Margherita Uberti, 3°BL
IL CORPO NON È UN REATO La mia bellezza scomoda
La lingua è un’arte viva, in continuo mutamento. È facile quindi comprenderne l’importanza. Non a caso si dice che le parole siano in grado di ferire molto più delle botte. Un chiaro esempio di quanto possano essere un’arma è il body shaming, ovvero la derisione dell’aspetto fisico altrui. Sto parlando della discriminazione di un corpo solo perché non conforme ai rigidi standard posti dalla società. Dalla critica per un fisico poco o troppo formoso a quella di un fisico troppo magro, pallido… Pensiamo di sapere con certezza cosa sia bello, beh non è così. Basti pensare che nel Periodo Vittoriano si era soliti ripararsi dalla luce del sole e utilizzare stratagemmi per avere un incarnato più chiaro, come sinonimo di ricchezza, in contrasto con il colorito più scuro di chi lavorava sotto il sole, quindi considerato povero. Ai giorni nostri, invece, è tipica una ricerca al miglior prodotto per avere un’abbronzatura perfetta in poco tempo. Anche in Cina ci sono standard, in particolare femminili, di bellezza. Si predilige un viso perfetto, armonico, che ricordi la forma di un cuore: allungato, con mento sottile e fronte alta. Sono frequenti interventi alle palpebre, per modificarne la forma a mandorla, alle ciglia per renderle più lunghe, al naso per renderlo più appuntito. La pelle è sicuramente l’elemento più distintivo: chiara e priva di imperfezioni. Anche la fisicità è molto importante: una donna deve
essere magra ai limiti dell’anoressia, alta ma non più del partner, il seno deve essere aumentato, ma in modo moderato per mantenere l’equilibrio del corpo. Non si parla mai abbastanza delle critiche, dei commenti, che derivano da questi rigidi parametri, ma soprattutto del loro peso nella vita delle persone. La fotografa Stefania Andrello ha, quindi, or ganizzato una mostr a che raffiguri la realtà di questi (pre)giudizi per permetterci di leggerne gli effetti su un volto come se fosse un libro aperto, trasparente. “Il corpo non è un reato” afferma “ogni donna in questo progetto vuole testimoniare le proprie difficoltà, [...] ma anche lanciare un grandissimo messaggio di positività ed inclusione, nella speranza che questo sia di aiuto per altre donne. Siamo piccole gocce che tutte insieme possono formare un grande mare.” Questa mostra, che si terrà il 24, 25, 26 marzo e 1, 2, 3 aprile presso il museo Ken Damy di Brescia, è un incredibile viaggio attraverso diverse storie di disabilità, come la storia di Elena e del suo tumore alla retina; di Christine e della sua obesità e di come sia stata denigrata non solo dai bulli, ma anche in ambito lavorativo, medico ed estetico. E ancora di Jade, Mary, Alessia, Sara, Valentina, Sabina, Mariangela, Silvia, Vicky, Alice e Alessandra. Ad ogni insulto un volto. Credo sia dovere di ognuno di noi conoscere questo concetto di bellezza “scomodo”, ovvero non conforme agli standard che abbiamo sempre coltivato, così da smettere di ferirci a vicenda, cercando di inseguire un ideale di bellezza e imporlo agli altri. A scuola ci insegnano l’incredibile potere delle parole, come poste una accanto all’altra formino scritti alla base della nostra millenaria cultura, di come creino armoniose canzoni che ci accompagnano nelle nostre giornate, di come siano necessarie a conoscere la storia su cui la nostra civiltà è stata costruita. Impariamo a non abusare di questo dono. Ilaria Piceni, 3°DL
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ARMOCROMIA Sapevate che non tutti i colori e le sfumature si addicono a ognuno di noi? Presumo di sì, ma come si può stabilire quali colori dovremmo prediligere nel nostro abbigliamento? e soprattutto come? A questo ci pensa l’ARMOCROMIA! L’Armocromia è una vera e propria scienza, che si cimenta nello studio e nell’analisi di particolari caratteristiche del nostro corpo e ne trae come risultato una palette di colori “amici”, ovvero tutti quei colori che ci permettono di risaltare maggiormente e che non sottolineano eccessivamente eventuali imperfezioni. Ciò si ricava dallo studio delle caratteristiche del soggetto: la combinazione cromatica della pelle, degli occhi e dei capelli. Sono svariate le combinazioni che si possono trarre dalla presa in considerazione di questi tre principali elementi. Queste caratteristiche sono poi
infatti divise in 4 gruppi, chiamati stagioni, che si rifanno appunto ai quattro periodi dell’anno: Primavera, Estate, Autunno e Inverno. Oltre alle quattro stagioni, esistono poi 16 sottogruppi, quattro per ogni stagione. Per la Primavera sono: light, warm, bright e pure; per l’Estate: light, cool, soft e pure; per l’Autunno: deep, warm, soft e pure; infine per l’Inverno: deep, cool, bright e pure. Come penso abbiate dedotto è tutto fuorché un’analisi rapida e istantanea, anzi è molto complessa ed è un’operazione che obbligatoriamente va svolta dal vivo, esposti a luce naturale e privi di trucco e abbronzatura. Il costo di una consulenza di armocromia solitamente si aggira attorno ai 150 euro, prezzo discutibile se si è ignari di tutto ciò che comprende questa analisi. La seduta inizia con l'individuazione del sottotono, che può essere caldo o fred-
do e che avviene accostando al viso drappi di tessuto nelle varianti calde e fredde di uno stesso colore. Successivamente il/la consulente attraverso l’utilizzo di colori specifici determinerà il livello di intensità (bassa o alta). Infine attraverso un mix di colori si individuerà il grado di contrasto. A seguito dell’individuazione di queste peculiarità, sarà più semplice poter essere collocati in una stagione, e nello specifico sottogruppo, per poi finalmente conoscere la palette di colori più adeguata! Durante la consulenza sarà la persona stessa a rendersi conto di quali colori le si addicano maggiormente. Al termine della seduta non resterà altro da fare che prendere confidenza con la propria palette cromatica ed il gioco è fatto. Ma com’è nata l’Armocromia? Si narra che fu il pittore e insegnante al Bauhaus (scuola tedesca che univa arte e design e che insegnò tra il 1919 e 1933) Johannes Itten, che decise, al fine di facilitare gli studenti del suo corso di ritrattistica, di raggruppare i colori in insiemi che lui individuava osservando il cambio delle stagioni e che ritrovava per caratteristiche osservando incarnato, occhi e capelli di colui o colei che doveva essere ritratto/a. Secondo alcuni come studio e analisi vera e propria l’Armocromia fissa le sue radici alla fine degli anni Settanta, a seguito della pubblicazione del libro “Color Me A Season” di Bernice Kentner, secondo altri, invece, nasce a seguito della pubblicazione di un altro libro “Color Me Beautiful” di Carol Jackson, altri ancora sostengono che la sua creatrice fu Suzanne Caygill che negli anni Cinquanta ideò il suo metodo, che formalizzò attraverso un libro solo negli anni Ottanta. Dunque, come possiamo ben
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vedere, la nascita di questa scienza è del tutto incerta, ma senza alcun dubbio dagli anni Settanta agli anni Ottanta ci fu un incremento dell’attenzione sulla volontà di valorizzare il volto tramite il colore. In Italia, attualmente, l’interesse per l’Armocromia si è diffuso grazie ai libri della consulente d’immagine Rossella Migliaccio, molto attiva sui social e creatrice di un’app tutta dedicata all’argomento. Se siete a conoscenza almeno della vostra ipotetica stagione, posso darvi qualche semplice consiglio da seguire. Per quanto riguarda la Primavera, car atter izzata da un sottotono caldo, un valore chiaro e un’intensità alta, si ha la palette più variegata, che comprende colori forti che sono ben retti da un incarnato tipicamente radioso, motivo per cui ci si può permettere di passare da dei bei-
17 ge/albicocca a dei blu, sempre però che siano caldi e luminosi. Sono totalmente da evitare il grigio e il nero, che tendono a spegnere la luminosità dei volti splendenti che caratterizzano gli/le esponenti di questa stagione. Parlando d’Estate, car atter izzata da un tono freddo, un valore chiaro e un’intensità bassa, si hanno esponenti dai capelli solitamente biondi oppure castano chiaro, i quali reggono molto bene colori dalle tonalità pastello, cipriate e madreperlate. Meglio evitare invece le sfumature calde e aranciate e i colori vividi e aggressivi. Passando all’Autunno, caratterizzato da un tono caldo, un valore scuro e un’intensità bassa, possiamo trovare una palette abbastanza eterogenea, con soggetti altrettanto variegati. Tranne che per il sottogruppo deep, che è in grado di reggere colori più forti, gli altri preferiscono tonalità più morbide che si ricollegano all’atmosfera e ai colori che manifesta l’Autunno come stagione solare.
Infine con l’Inverno, car atterizzato da un sottotono freddo, un valore scuro e un’intensità alta, abbiamo esponenti sia con la pelle olivastra e capelli neri, sia con la pelle più chiara e gli occhi di gemma. È la stagione più diffusa nel nostro bacino mediterraneo e ha come tipologia più insidiosa quella cool, che tende verso colori più delicati e regge un’intensità medio bassa, motivo per cui è spesso erroneamente posta tra gli Autunno, non prendendo in considerazione che colori come arancione e beige stonino duramente con questa tipologia di soggetti.
Spero, con queste brevi e semplici infomazioni, di aver scaturito in voi un minimo interesse sull’argomento, che vi assicuro, è come un turbine dal quale è impossibile uscire una volta entrati! Vanessa Bajenaru 3^FL
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LA FESTA DEL PAPÀ Il 19 marzo si festeggia la Festa del Papà e, naturalmente, questa festività viene celebrata in ogni parte del mondo, ma in giorni diversi: ad esempio nei paesi anglosassoni, ma anche in Francia, Olanda, Ungheria e Perù, la festa del papà cade la terza domenica di giugno e, durante il giorno, i bambini portano ai loro padri cioccolatini e piccoli regali in segno d'affetto. In Germania, invece, la Festa del Papà coincide con il giorno dell’Ascensione, celebrato 40 giorni dopo Pasqua e si chiama Männertag o Herrentag, ossia “giorno degli uomini”. Durante la festa, i padri tedeschi girano con dei carri chiamati Bollerwagen,
pieni cibi tradizionali e bevande alcoliche. Ancora diversa è la Festa del Papà in Russia, dove si predilige l'aspetto civico e politico dell'uomo impegnato a difendere la patria e i suoi cari. Questo giorno, infatti, si chiama "Festa dei difensori della patria" e cade il 23 febbraio.
Quando è nata la festa del papà? La prima Festa del Papà di cui si hanno notizie documentate sembra essere stata il 5 luglio 1908 a Fairmont in West Virginia, presso la chiesa metodista locale. Fu la signora Sonora Smart Dodd che, ispir ata dal sermone ascoltato in chiesa durante la Festa della Mamma del 1909, sollecitò per la prima
volta l'ufficializzazione della festa. La signora Dodd organizzò i festeggiamenti il 19 giugno del 1910 a Spokane, Washington, data non casuale in quanto quel giorno si festeggiava il compleanno del padre della signora Dodd. In molti paesi di fede cattolica, la Festa del Papà nasce per celebrare San Giuseppe, padre putativo di Gesù, in quanto egli rappresenta l'esempio per eccellenza del padre amorevole e del marito devoto ed è per questo che è stata scelta come data il 19 marzo, ovvero il giorno in cui si commemora il santo.
Cosa posso regalargli? Se come me non sai mai che regalo comprare, ecco alcuni consigli che possono aiutarti: - libro personalizzato, in cui racchiudere le vostre foto e scrivere qualcosa di carino - un quadretto con una vostra foto, da tenere sul comodino o sulla
scrivania dell'ufficio dove lavora - un portachiavi personalizzato, da appendere alle chiavi della macchina o di casa - una tazza personalizzata - una maglietta del suo supereroe preferito - un cofanetto di una breve vacanza o di un'avventura, magari da vivere insieme - degli articoli sportivi, specialmente se è un amante dell’attività fisica - dei prodotti per la cura del corpo, per la barba o per i capelli - un libro, se gli piace leggere - dei vestiti, come una maglietta, un paio di pantaloni, una giacca... - un orologio Però non è importante il regalo che gli fai o quanto costoso sia, ma quanto gli vuoi bene. Per ciò passa questo giorno speciale con lui, organizzando attività che possano farlo divertire, come un gioco in scatola in compagnia o una piccola caccia al tesoro per fargli trovare il regalo o preparagli il suo piatto preferito e una torta con cui festeggiare. Sono piccoli gesti che fanno sempre molto piacere. Auguri a tutti i papà! Jennifer Schivardi, 4°CL
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100% AMERICAN! La mia avventura continua
Il mio secondo mese in Minnesota è iniziato con un evento importantissimo per tutti gli studenti americani: lo Sweetheart Dance! Questo ballo, chiamato anche ‘Winter Formal’, conclude tradizionalmente la cerimonia di incoronazione del re e della regina della scuola, che vengono eletti dagli altri studenti sulla base di meriti scolastici e sportivi. Dopo l’incoronazione vengono organizzate cene in diversi ristoranti della zona e poi ci si ritrova a scuola in una enorme sala dove ha finalmente luogo il ballo. Per partecipare a questo evento è necessario rispettare uno specifico ‘dress code’ molto formale, gli amer icani tengono infatti moltissimo a questo aspetto e io ho dovuto acquistare una terribile cravatta rosa perché la cravatta del ragazzo e il vestito della ragazza con cui si va al ballo devono avere lo stesso colore. In più, quando si compra il biglietto, bisogna firmare una liberatoria che obbliga ad indossare delle scarpe da ginnastica per non rovinare il parquet della scuola. Ballare con gli altri studenti è stato molto, molto divertente anche perché il dj era bravissimo e alla fine era un po’ come essere nelle nostre discoteche. Finito il ballo è tradizione organizzare un ‘after party’ a casa di qualcuno, nel mio caso io e mia sorella americana Harper siamo stati invitati da un suo amico e abbiamo continuato la festa fino al mattino; per me è stata un’occasione utilissima per chiacchierare con tante persone
diverse. Partecipare a questo evento è stato davvero molto emozionante, forse perché ho avuto la sensazione di trovarmi in un film e di essere totalmente immerso nel lifestyle americano. Qualche giorno dopo ho vissuto un’altra esperienza ‘100% Ameri-
can’: il Super Bowl, cioè l’evento che fa letteralmente impazzire gli Stati Uniti! In realtà si tratta semplicemente della finale della National Football League, la lega di football americano professionistico, ma per gli americani è uno degli eventi più importanti dell’anno a cui tutti, ma proprio tutti, partecipano e le città si fermano. La mia famiglia ospitante ha cominciato a prepararsi giorni prima: qui è tradizione ordinare BW (alette di pollo con tante salse) da mangiare mentre si guarda
la partita; il fatto è che bisogna ordinare due giorni prima anche se si tratta di un fast food o non c’è speranza di poterle avere in tempo visto il numero enorme di richieste. Il Super Bowl dura circa 5 ore ed è un vero e proprio spettacolo grandioso con fuochi d’artificio, parate e tantissimi ospiti: quest’anno erano presenti dei rappers famosissimi tra cui Eminem, Doctor Dre, Snoop Dogg, Fifty cent e Kendrik e devo dire che anch’io sono stato preso dall’entusiasmo collettivo con mia mamma ospitante che era agguerritissima, anche se poi la partita non mi ha proprio molto coinvolto perché capisco poco di football americano, dal momento che era la seconda volta nella mia vita che vedevo una partita di questo sport. Per compensare queste esperienze decisamente molto americane ho pensato bene di aggiungere un tocco di Italia e, in occasione del compleanno di mio papà ospitante, ho preparato delle lasagne che, anche se per me non erano proprio buonissime, hanno entusiasmato tutti. Non posso negare che, dopo due mesi di cibo americano, la cucina italiana cominci a mancarmi e dove abito trovare dei prodotti italiani decenti è un po’ difficile: qui non ci sono i classici piccoli negozi di alimentari come in Italia ma solo supermercati enormi dove letteralmente ci si perde. Quando sono andato con la mia
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famiglia ospitante in un supermercato che si chiama Costco sono rimasto un po’ scioccato nel vedere delle confezioni gigantesche di vari prodotti e intere corsie di snacks! Tra l’altro ho scoperto che in quel supermercato gigantesco dopo che si finisce di fare la spesa solitamente si mangia un hot dog buonissimo che si può comprare sul posto e che costa solo 1,5 dollari, pur essendo il doppio di quelli che vendono in Italia. Nel frattempo sono molto soddisfatto dei miei progressi con l’inglese, finalmente riesco a capire praticamente tutto e ad esprimermi in modo molto più preciso, sicuramente ci vorrà un po’ di tempo prima che riesca a comprendere tutte le varie espressioni in slang che usano i miei
LUNARFOLLIE compagni, per il momento spesso fingo di avere capito! Anche a scuola comincio comunque a sentirmi sempre più a mio agio. Qualche giorno fa ho partecipato ad un incontro con tutti gli altri studenti exchange presenti ad Edina e confrontarmi con loro è stato molto interessante: in generale sono tutti molto soddisfatti di questa esperienza e concordano sul fatto che il sistema scolastico americano sia decisamente molto più coinvolgente rispetto a quello europeo. Qui vengono molto incentivate le attività di gruppo
e, come avevo già sottolineato nel mio primo reportage, lo sport viene tenuto in grande considerazione per cui gli studenti si impegnano tantissimo in nome della
scuola. Ciò che mi colpisce molto è infatti il senso di appartenenza e di orgoglio degli studenti americani, un aspetto che purtroppo manca quasi del tutto a noi studenti italiani. Devo dire che al momento sono davvero entusiasta di questa mia esperienza: oltre a conoscere sempre più aspetti della cultura americana che mi affascinano molto, sto anche scoprendo luoghi meravigliosi che si trovano a pochi chilometri da dove abito come ad esempio il Min-
nehaha Regional Park, che è un parco meraviglioso dove io e la mia famiglia ospitante abbiamo visto delle cascate ghiacciate e dove sembrava di essere a Narnia! In America ci sono moltissimi parchi naturali che non sono solo aree protette, ma offrono tantissime attività extra come laboratori di studio e di ricerca sulle varie specie animali presenti nel parco e funzionano inoltre quasi tutti come veri e propri centri di monitoraggio del cambiamento climatico. La mia full immersion negli States continua dunque al meglio e nel prossimo reportage potrò raccontarvi di altre due esperienze che farò: andare a vedere una partita dell'Nba e un matrimonio in California … Stay tuned! Federico Capra, 4°DRIM
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Italienische Reise Un viaggio nella letteratura La frustrazione è di sicuro qualcosa di comune a tutti gli studenti di lingua. Tutti quei verbi, i vocaboli nuovi, gli articoli (mio Dio gli articoli!) spesso e volentieri si confondono nella testa degli alunni. Ma cosa succede quando, invece di essere seduti dietro ad un banco, questi alunni si ritrovano davanti agli occhi un palco e un’attrice pronti ad insegnar loro una lingua? Questo è esattamente quello che è successo mercoledì 9 Febbraio. Noi studenti di tedesco del Lunardi abbiamo avuto la possibilità di assistere a uno spettacolo teatrale in cui veniva spiegata in maniera divertente e coinvolgente una delle più importanti opere del famosissimo scrittore e poeta Johann Wolfgang von Goethe: Italienische Reise, ovvero il Viaggio in Italia. Molto brevemente, Italienische Reise è un diario scritto da Goethe nel periodo tra il 1786 e il 1788 nel quale l’autore intraprese
L’attrice Sabine Uitz
un viaggio per tutta l’Italia, visitando il lago di Garda, Firenze, Roma, Napoli, la Sicilia e moltissime altre località della penisola, ammirando i paesaggi come fanno anche i turisti al giorno d’oggi quando, scendendo dall’aereo o dal treno, si sentono trasportati in un altro mondo e questo diventa quasi paradisiaco. Questo viaggio ha lasciato Wilhelm Tischbein: un’impronta indelebile „Goethe in der Römischen Campagna“ nei ricordi di Goethe, che parecchi anni dopo, in perioche era un genio, sì, ma era prido di guerra, ricerca la pace e la ma di tutto una persona. Che si tranquillità proprio nei suoi apemoziona quando vede il mare punti e nelle sue note riguardo il per la prima volta. Che si imbasuo Traumland, il suo paese dei razza davanti alle persone. Che sogni, che è appunto l’Italia. Queride quando qualcosa lo appassti diari verranno riletti e riorgasiona. Che piange e grida quannizzati dall'autore per poi essere do ha paura per sé stesso e che pubblicati in tre volumi negli anni cerca di distrarsi quando ha 1816, 1817 e 1829. paura di sé stesso. Noi della classe 4^AL siamo rimasti davvero colpiti da questo spettacolo e, a dirla tutta, non ci saremmo mai aspettati che un argomento di letteratura tedesca potesse trasformarsi in un one woman show così travolgente. Ci teniamo particolarmente a complimentarci con l’attrice, che ha saputo trasmettere alla perfezione tutte le emozioni che inondarono Goethe durante il suo viaggio. La paura e il panico della guerra, il caos di Napoli e delle sue strade rumorose e frenetiche, l’imbarazzo di posare per un pittore un po’ indeciso, la gioia piena e quasi infantile nel vedere nuove rocce, piante, animali. Alla fine dello spettacolo tutti eravamo un passo più vicini all’opera e un chilometro più vicini a Goethe stesso,
Oltre ad averci efficacemente insegnato una parte del programma di letteratura, che non fa mai male, ci ha mostrato come non sempre questo significhi stare ore e ore sui libri, sperando che qualcosa entri nella testa per osmosi mentre prendiamo a testate le pagine, ma come spesso sia sufficiente un cambio di approccio, un cambio di prospettiva, per ribaltare completamente un’opinione. In conclusione, la letteratura è bellissima, il nostro problema è che non sempre sappiamo come avvicinarci ad essa. Ringraziamo di cuore la compagnia e l’attrice, assieme a tutti i professori che hanno organizzato quest’attività. Non la scorderemo facilmente. Gli alunni di 4^AL
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IL CARNEVALE Sicuramente tutti avete sentito parlare della festa di Carnevale, ma conoscete anche la sua storia? Partiamo proprio dal nome: Carnevale deriva da carnem levare, "toglier la carne", e si riferisce al primo giorno di Quaresima, che segue l’ultimo giorno dei festeggiamenti carnevaleschi. In origine il carnevale rappresentava proprio un periodo di tempo festivo tra il Natale e la Quaresima. Secondo la tr adizione dovrebbe dunque incominciare col giorno di S. Stefano, nonostante spesso si limitino i festeggiamenti agli ultimi tre giorni, o addirittura al "martedì grasso". Naturalmente, trattandosi di una festa che coinvolge tutta la penisola, presenta un’enorme varietà di tradizioni anche in ogni regione. Indipendentemente dalla durata, le tre ultime giornate vengono spese in spassi e banchetti: in Sicilia, per esempio il lunedì e il martedì grassi sono detti "giorni del pecoraio", perché si dice che Gesù li concesse al pastorello giunto troppo tardi per poter partecipare ai divertimenti della domenica; invece in Calabria è uso andare in giro in groppa a degli asini, prendendo in giro chiunque venga sorpreso al lavoro. Ovviamente quando si festeggia non si può dimenticare il cibo, infatti ogni regione ha i propri piatti tipici, come i ravioli nell'Abruzzo e le castagnole (pallottole di pasta all'uovo fritte e inzuccherate) nelle Marche, oppure vere e proprie usanze legate al cibo, ad esempio i contadini in Emilia Romagna mangiano la gallina più vecchia del pollaio, credendo di preservare così le altre dalla morte, invece in Abruzzo e nella Basilicata mangiano sette volte nell'ultima gior-
nata e, talvolta, mettono da parte un piatto di maccheroni per consumarlo poco prima che suoni la mezzanotte. Quando si menziona il Carnevale non si può non parlare delle maschere, prima tra tutte Arlecchino,
nato a Bergamo e famoso per il festoso costume fatto con scampoli di vari colori; degno di nota anche il suo principale antagonista Brighella che, come dice il nome, è attaccabrighe e imbroglione, ossequioso con i potenti e insolente con i deboli. E come dimenticare Colombina, già presente nelle commedie di Plauto, fra le furbe ancelle, ciniche e adulatrici, sempre pronte a suggerire alla padrona malizie e astuzie o Pulcinella, la maschera più antica di Italia, che oltre a personificare le virtù e i vizi del borghese napoletano, ha assorbito le caratteristiche nazionali dei vari stati Europei: in Inghilterra è Punch, corsaro e don-
naiolo; in Germania è Pulzinella e Ilanswurst cioè Giovanni Salsiccia; in Olanda è Tonelgeek; in Spagna è Don Christoval Polichinela. Con l’avvento della cultura popolare questi travestimenti caratteristici sono stati gradualmente sostituiti dai personaggi di libri, film, programmi televisivi e cartoni animati, ma nonostante questo rimangono parte integrante dei festeggiamenti per mantenerne viva la tradizione, rendendo così il Carnevale una perfetta combinazione tra antico e moderno. Valentina Faustinoni 3EL
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MIRROR - IL POTERE DELLE MASCHERE
Le maschere hanno caratterizzato per anni l’infanzia di tantissimi giovani, fornendo loro la possibilità di trasformarsi, seppur per poco tempo, in tutto ciò che desideravano. Da una tradizione millenaria come quella greca, in cui erano proprio il mezzo per raccontar storie, costruire personaggi, ai bambini di oggi che con costumi da fate, stregoni, mostri, pompieri, poliziotte e dottoresse, usano anche solo due stracci per far avvenire la magia. Così hanno assunto poteri straordinari. Ora vi narro, però, la storia di una persona costretta a costruire la sua immagine per mezzo di esse: Badiucao, l’artista dissidente cinese di cui abbiamo già parlato nel numero di dicembre. Nei primi anni della sua carriera ne utilizzava infatti di strambe e variopinte, proprio come quelle di un bambino. Per preservare la sua identità, metteva così a tacere la sua persona e si esprimeva solamente tramite la sua arte. Questo sentimento contrastante è ben espresso nella sua opera “Mirror”, l’interpretazione di una situazione pseudofamiliare. Nell’installazione è presente un comune lavandino e numerosi specchi, pezzi di un puzzle come la sua identità. Parte del mosaico sono le stesse maschere da lui utilizzate, messe sottovuoto. Sono
come beni di consumo, d’uso quotidiano, “comprate” al supermercato come si compra la carta igienica, o su internet i vestiti alla moda. Badiucao nello specchio non vede la magia di poter essere tutto ciò che vuole, le risate e gli scherzi, ma il malessere di vedere un estraneo che lo fissa imperterrito. Al lato opposto della stanza dove l’opera è esposta, è appeso un quadro che ritrae l’artista Ai WeiWei, una vera e propria guida e punto di riferimento per l’autore. Coi suoi colori tetri, è rappresentato in una posa quasi inquietante: mentre costringe i suoi occhi a rimanere spalancati e fissi, incita Badiucao a farlo: scavare in quel riflesso per ritrovare se stesso. Viene espressa così l’importanza di non lasciare agli altri la
possibilità di oscurare e nascondere chi siamo, come il terrore ha fatto con lui. Mentre i bambini a Carnevale indosseranno i loro costumi colorati, sognando cosa potranno diventare, persone come Badiucao continueranno a lottare per essere ciò che sono, per non essere costretti a nascondersi, privati del proprio essere, della propria immagine, della propria voce. Gli sono infinitamente grata per averlo espresso in quest’ opera che tutti devono avere il diritto di vedere e il DOVERE di diffondere. Siate tutto ciò che volete essere: giocate, ridete, reinventate voi stessi. Ma non dimenticate mai ciò che siete dietro quella maschera. Ilaria Piceni, 3°DL
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UNA DONNA
Romanzo di Sibilla Aleramo L’8 marzo, in gran parte del mondo, si celebra la Festa della Donna, una r icor r enza su cui, insieme alla gioia e alla soddisfazione recate dalle conquiste sociali, economiche e politiche, ciascuno di noi dovrebbe nel contempo riflettere. Perché la necessità di istituire delle giornate internazionali con la finalità di porre l’attenzione sulla lotta del mondo femminile, come del resto quella del 25 novembre per l’eliminazione della violenza contro le donne, conduce la nostra mente quasi inevitabilmente alle discriminazioni e agli eventi tragici del passato nei quali rimasero vittime un gran numero di donne. Sarebbe dunque più preciso parlare di Giornata internazionale dei diritti della donna. È sconcertante pensare che le donne votarono in Italia per la prima volta appena 76 anni fa, il 2 giugno 1946, come altrettanto impressionante è il fatto che la prima legge sul divorzio venne approvata nel 1970, 8 anni dopo quella sull’aborto, e solo nel 1981 fu cancellato dal Codice il delitto d’onore. In Italia, tra i nomi delle donne che manifestarono una partecipazione attiva al movimento femminista nel ventesimo secolo, emerge anche quello di Sibilla Aleramo, in r ealtà pseudonimo di Marta Felicina Faccio, scrittrice, poetessa e giornalista. Il suo primo romanzo, Una donna, può veramente essere considerato uno dei primi esempi di libri femministi apparsi nel nostro Paese. Si tr atta chiar amente di un’autobiografia: il personaggio femminile che narra le vicende della sua vita, dall’infanzia fino ai trent’anni, è identificabile con l’autrice. I trasferimenti del padre, l’attività lavorativa nella sua fabbrica, le crisi depressive della madre, la violenza fisica, il matrimonio infelice, l’aborto, il suici-
dio, la maternità non sono dunque frutto dell’immaginazione: corrispondono ad esperienze vissute realmente in prima persona da Sibilla e che, per questo, incrementano notevolmente l’intensità del narrare. Stuprata a 15 anni da un dipendente del padre, Sibilla viene costretta a sposare il suo violentatore, restando intrappolata in un matrimonio violento ed opprimente. Ma se ad una prima lettura il suo può apparire un racconto delle sofferenze personali e delle sue ansie più profonde, la scrittrice offre una perfetta e struggente testimonianza di quella che era la vita per una donna nell’ultimo decennio dell’Ottocento e ai primi del Novecento: un’accuratissima descrizione di una realtà sociale i cui codici culturali non contemplavano occupazioni per una donna al di fuori della maternità, dell’educazione dei figli o della devozione verso la famiglia. «Perché nella maternità adoriamo il sacrifizio? Donde è scesa a noi questa inumana idea dell’immolazione materna? Da madre in figlia, da secoli, si tramanda il servaggio. È una mostruosa catena. Tutte abbiamo, a un certo punto della vita, la coscienza di quel che fece pel nostro bene che ci generò; e con la coscienza il rimorso di non aver compensato adeguatamente l’olocausto della persona diletta. Allora riversiamo sui figli quanto non demmo alle madri, rinnegando noi stesse e offrendo un nuovo esempio di mortificazione, di annientamento». Vittima delle perpetue violenze da parte del marito, solamente il figlio sembra inizialmente darle la forza per continuare a vivere. Ma il vento della libertà comincia a soffiare: il dissidio di Sibilla tra istinto materno e desiderio di emancipazione fa da por-
tavoce a quello di molte altre donne, in un mondo la cui la legge impediva alla madre di educare da sola il figlio, legato invece strettamente al padre, capo indiscusso della famiglia. Ciononostante, il modello sociale e culturale su cui la famiglia si era retta fino ad allora comincia a non funzionare più. La collaborazione con svariate riviste femminili accresce in Sibilla la coscienza che una donna deve poter esprimersi anche al di fuori dello stretto nucleo famigliare. «Ed ero più che mai persuasa che spetta alla donna di rivendicare se stessa, ch’ella sola può rivelar l’essenza vera della propria psiche, composta, sì, d’amore e di maternità, ma anche di dignità umana!». L’ardua scelta ch’ella deve compiere al termine della storia conduce ad un finale a prima vista tragico, irrimediabile. Eppure la fine non è che l’inizio di una nuova fase dell’esistenza della protagonista, un segno della sua rigenerazione, una porta che apre l’accesso ad un portone: è un percorso nient’affatto leggero e spensierato, ma necessario. Fiera, indipendente, audace. È questa la speranza che il libro ci lascia: la speranza che il mondo intero, un giorno, possa comprendere a pieno l’immenso valore della donna. Camilla Comincioli 3AL
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Madame Bovary
Per quanto classificato nel filone dei romanzi d’amore, Madame Bovary non è un racconto rosa, ma un romanzo realista che si focalizza sulla psicologia di ogni singolo personaggio, in particolare della protagonista, Emma, una ragazza campagnola che ha trascorso la sua infanzia, leggendo libri e fantasticando sulla sua vita futura, che si rivelerà molto differente da quella sperata. Il narratore non ci presenta subito la protagonista, ma il futuro marito di lei: il romanzo, infatti, si apre con l’arrivo a scuola del piccolo Charles Bovary. È interessante che nel primo capitolo egli racconti la storia come se fosse un compagno di Charles, mentre per il resto del romanzo non ha alcuna relazione con i personaggi. Perché? Per rispondere dobbiamo fare una premessa: la genesi di Madame Bovary è attribuita ad uno scandalo di cronaca nera avvenuto non troppo lontano dalla cerchia di conoscenti di Flaubert; infatti un vedovo, Eugène Delamare, allievo del padre, aveva sposato una donna, Delphine, che lo tradì diverse volte, spendendo tutto il capitale e indebitandosi fino al suicidio, proprio come Madame Bovary. Perciò, è possibile che Flaubert
assuma il punto di vista di un compagno di classe di Charles perché è effettivamente stato un compagno del vero Charles (Eugène Delamare)? Il personaggio di Charles raccontato da Flaubert è una persona ordinaria, succube della madre fin dall’infanzia e privo di ambizioni. L’unico momento in cui si sentì libero fu quando si trovò lontano da lei per dedicarsi agli studi in medicina: iniziò a frequentare i locali notturni e “molte cose represse dentro di lui cominciarono a liberarsi”, probabilmente come una sfida inconscia per ottenere quella libertà e indipendenza, che lei gli aveva sempre negato. Purtroppo Charles si fece attirare troppo dai piaceri mondani e finì per fallire gli esami, che prontamente la signora Bovary gli fece rifare. Quindi la sua vita tornò ad essere guidata della madre, che gli procurò un’istruzione, un posto di lavoro e perfino una moglie! Probabilmente l’errore più grande di Charles fu quello di lasciare la sua vita nelle mani delle “Madame Bovary” (madre e moglie); per esempio lasciare ad Emma la gestione di tutto il denaro potrebbe sembrare un gesto di grande fiducia nei
confronti della moglie, ma nel caso di Charles fu solo una dimostrazione di inferiorità. Al primo incontro con Emma, Charles notò subito tanti piccoli dettagli dell’aspetto di lei, negativi e positivi. Senza accorgersene si ritrovò a far parte della quotidianità dei Rouault, visitando più spesso del dovuto la fattoria e facendo ingelosire la moglie, che lo obbligò a porre fine a quelle visite. Egli rifiutò quel divieto in nome del suo diritto di amare la signorina Rouault e, quando la moglie morì all’improvviso poco tempo dopo, Charles chiese la mano di Emma. È interessante notare che l’autore non si sia soffermato minimamente sul matrimonio di Charles e della prima moglie, mentre per quello tra Emma e Charles spese un intero capitolo, raccontando tutti i dettagli: ci furono quarantatré invitati, durò sedici ore, tutti mangiarono e ballarono fino a tardi e alcuni si fermarono anche nei giorni successivi. Charles ama Emma che, al contrario, si sente fin da subito intrappolata in un matrimonio apparentemente felice, ma in realtà angosciante. Con il passare del tempo inizia a considerare il marito piatto, noioso e senza stimoli. Dopo il ballo alla Vaubyessard Emma diventa difficile e capricciosa: ordina piatti speciali che non mangia; un giorno beve solo latte puro e il giorno dopo solo tazze di tè; maltratta la serva per poi farle dei regali e arriva pure a bruciare il proprio bouquet da sposa. Questi possono essere interpretati come sintomi di un disturbo bipolare. Un altro disturbo che la affligge è il bovarismo, termine che deriva proprio dal suo nome. Emma si sente continuamente insoddisfatta delle sue relazioni, alla ricerca di nuovi stimoli che le facciano vivere la storia romanzata a cui tanto aspira.
26 “Secondo gli usi della campagna, gli chiese se voleva qualcosa da bere. Lui rifiutò, lei insisté, alla fine gli propose, ridendo, di bere insieme un bicchierino. Andò a cercare nell’armadio una bottiglia di curaçao, prese due bicchierini, uno lo riempì fino all’orlo, nell’altro versò appena un dito di liquore e se lo portò alle labbra dopo aver brindato. Dato che il bicchiere era quasi vuoto, per bere era costretta piegarsi indietro; e così, la testa rovesciata, le labbra in avanti, il collo teso, Emma rideva di non sentire nulla, mentre la punta della lingua, passando tra i denti sottili, leccava il fondo a piccoli colpi”. Questo passo apparentemente insignificante è in realtà il fulcro simbolico della psicologia che si cela nel personaggio di Emma Bovary (specifico il cognome Bovary perché, come sappiamo, prima del matrimonio Emma Rouault era solo una giovane ragazza con troppe aspettative). Starobinski, psichiatra e critico letterario, al riguardo scrisse: “Emma non riesce a sentire ciò che con tutto il corpo si aspetta di sentire: resta solo il contatto della lingua coi denti e col fondo vuoto del bicchiere. La sensazione indotta da questa descrizione è quella di un voler sentire che l’ostacolo materiale insensibile (il fondo vuoto) riduce il suo simulacro e riporta alla percezione che il soggetto desiderante ha di se stesso (la lingua che passa tra i denti)”. Emma è disposta a trascurare la sua famiglia, perfino ad abbandonarla (lo vediamo quando chiede a Rodolphe di scappare con lei), per inseguire un presunto amore. Nelle relazioni si dimostra eccessivamente possessiva e gelosa. Durante i primi flirt con Leon le piace essere desiderata, ma non si innamora fino alla sua rinuncia. Dopo il trasferimento di Leon a Parigi, Emma precipita nella tristezza e si pente di non averlo amato quando poteva. Con Rodolphe è tutto differente: Emma
LUNARFOLLIE si innamora fin da subito, probabilmente per colmare il vuoto lasciato da Leon, mentre lui la vede lontana, come una delle sue tante amanti. Nel momento in cui viene lasciata da Rodolphe, Emma si dedica alla religione: sentirsi amata dà Dio le dà rassicurazione, al punto che vorrebbe diventare una santa. Quando con il tempo l’amore per la religione si affievolisce, lei torna nel baratro della sua depressione fino a che non incontra Leon e tra i due si riaccende la fiamma. Queste continue fissazioni morbose verso qualsiasi cosa la possa far sentire un’eroina dei libri sono la base della sindrome di Madame Bovary: non riesce a stare sola, infatti quando finisce una relazione ha bisogno di iniziarne un’altra subito dopo, convinta che il nuovo amore cambierà la sua vita liberandola dalla monotonia e dai problemi.
La storia con Leon è meravigliosa, come lei sognava, nonostante debba ripetutamente mentire al marito, cosa che per lei diventa un vero e proprio divertimento. Un giorno però Leon tarda ad un loro appuntamento e da quel momento la bella immagine di Leon e del loro amore segreto si distrugge. Flaubert scrive: “Non bisogna mai toccare gli idoli, altrimenti la doratura rimane attac-
cata alle mani”. Nonostante Emma continui a ripetersi di amare Leon, non riesce più a sopportare “l’insufficienza di vita” che prova quando si trova con lui e vede nell’adulterio tutta la piattezza del matrimonio. Dopo essere stata lasciata da Leon le sembra di vedere il visconte con cui aveva ballato alla Vaubyessard (probabilmente proprio a causa del suo costante bisogno di essere desiderata da qualcuno, cosa che fa parte del suo problema psicologico), ma poi capisce di essersi ingannata. È interessante che, quando deve andare a cercare sostegno economico, rifiuti le attenzioni del notaio con grande disprezzo, mentre lei stessa decide di andare ad offrirsi a Rodolphe. Può essere che Emma si senta abbandonata da tutti e perciò cerchi, oltre al denaro, una nuova relazione amorosa in Rodolphe. Dopo il suicidio di Emma, Charles è disperato, piange e le organizza una cerimonia funebre maestosa, nonostante lei lo avesse lasciato pieno di debiti. Emma, suicidandosi, ha compiuto un atto enormemente egoistico lasciando alle sue spalle tutte le persone che, in qualche modo, nonostante i suoi comportamenti, la amavano. La psicologia di Emma è talmente complessa che l’autore a volte sembra non sapere quale sia la prossima mossa della protagonista, cosa pensi o perché compia una determinata azione. Flaubert è un vero e proprio artista della letteratura e della psicologia. Dietro ogni personaggio ci sono mille sfaccettature caratteriali e psicologiche e ci vorrebbero infinite riletture per coglierle tutte. In conclusione posso dire che la mia personale lettura di Madame Bovary è stata molto interessante, gratificante ed entusiasmante, seppur un po’ complicata inizialmente. Elisa Franceschini, 3°FL
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ARTEMISIA GENTILESCHI E I DIRITTI DELLE DONNE
Ancora oggi, in tutto il mondo, si parla dell’importanza dei diritti delle donne, ma molto spesso questi non vengono rispettati a causa del comportamento di uomini violenti o misogini convinti che la donna sia solo uno strumento di riproduzione e obbedienza. Questi pregiudizi maschili, tramandati di generazione in generazione, influenzarono molto la vita della pittrice Artemisia Gentileschi Lomi, protagonista del romanzo di Susan Vreeland La passione di Artemisia. Artemisia visse nel Seicento (Roma, 1593- Napoli,1653) e divenne importante per aver dipinto opere in cui, tramite il riferimento a episodi biblici (Susanna e i vecchioni; Giuditta e Oloferne; Maria Maddalena), trasfigurò la propria tormentata vicenda personale, rappresentando il coraggio e la sofferenza della donna in ambiti diversi. Il romanzo permette di riflettere sull’importanza di tre diritti di cui Artemisia venne priva-
ta e che oggi, invece, non dovrebbero mai essere messi in discussione. Il primo è il diritto delle donne a essere ascoltate e non colpevolizzate per ciò che succede loro. La narrazione si apre, infatti, con la descrizione di un processo intentato ai danni di un amico del padre di Artemisia, il pittore Agostino Tassi, accusato di aver violentato Artemisia, allora minorenne, ripetutamente. Il vero problema è dato dal fatto che, in quell’aula di tribunale, non fu l’uomo a essere torturato e messo sotto accusa, ma la vittima. A quell’epoca era più semplice sminuire e accusare una donna piuttosto che un uomo, quindi la Santa Inquisizione cercò in tutti i modi, dal ricorso alla sibilla all’umiliante ispezione ginecologica pubblica, di trovare quel cavillo che potesse confermare che ciò che aveva fatto Tassi era stato desiderato da entrambe le parti. Nessuno si preoccupò di ascoltare attentamente la verità che Artemisia voleva far conoscere, ma l’Inquisitore estrapolò dal suo discorso solo le parole che potevano essere
utili per dimostrare la colpevolezza della ragazza ovvero il suo consenso alla violenza. Questo atteggiamento è tuttora attuale, per esempio in quei casi in cui lo stupro viene giustificato, lasciando intendere che il comportamento e/o l’abbigliamento della vittima poteva essere interpretato come un invito. In secondo luogo nel romanzo emerge il diritto che ogni donna dovrebbe avere di seguire liberamente le proprie passioni; nel caso di Ar temisia si trattava della pittura, una vera vocazione sorta in giovane età. Il padre, Orazio Gentileschi, l’aveva incoraggiata, ma all’epoca la professione di artista era riservata quasi esclusivamente agli uomini: le donne al massimo potevano essere scelte come modelle (e non si trattava di un’attività rispettabile); Artemisia, invece, riuscì a farsi ammettere all’Accademia di Firenze e, in seguito, arrivò a mettere a repentaglio la reputazione, lasciando il marito e viaggiando
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da sola con la figlia in Italia e in Europa, pur di farsi conoscere e trovare nuovi committenti. Spesso si accorse che alcuni luoghi in cui pensava di trasferirsi, non potevano offrirle opportunità lavorative per i pregiudizi sul suo passato e sul sesso, e questo la fece soffrire. A Roma, infatti, anche a distanza di anni, il suo nome rimaneva associato a quello di un processo in cui, pur essendo senza colpe, era stata privata dell’onore. Ancora oggi non sempre il talento delle donne viene incoraggiato e permane il pregiudizio che certe professioni possano essere più adatte agli uomini, mentre le donne dovrebbero ridurre le proprie ambizioni, sacrificando la carriera per amore della famiglia. È inconcepibile che, proprio come ai tempi di Artemisia, sia ancora faticoso per una donna conciliare in modo appagante il desiderio di maternità con l’attività lavorativa. Infine il romanzo spinge a riflettere sul diritto delle donne di scegliere la persona da sposare,
senza essere obbligate da terzi. Dopo lo scandalo dello stupro, infatti, il padre decise di far sposare Artemisia con un pittore fiorentino: il matrimonio riparatore e l’allontanamento da Roma all’epoca erano gli unici modi per sperare di ripulire la reputazione della giovane e dell’intera famiglia. A Roma, infatti, non avreb-
be più potuto neppure affacciarsi all’uscio di casa, senza ricevere parole offensive o vere e proprie molestie. Neppure in questa circostanza, tuttavia, le parole della giovane vennero ascoltate e Artemisia si trovò catapultata in una vita di coppia priva d’amore, imposta per convenienza: ciò che lei proprio non voleva e a cui avrebbe cercato di sfuggire in seguito, grazie alla sua Arte. Fortunatamente si può dire che nel 2022, questo diritto sia stato ottenuto da quasi tutte le donne occidentali, ma nel mondo non mancano Stati in cui il destino matrimoniale delle ragazze è ancora fortemente legato alla religione e all’obbedienza. In conclusione La passione di Artemisia di Susan Vreeland è un’occasione per riflettere sulla donna e i suoi diritti, di ieri e oggi, imparando a non dare per scontata quella libertà che per molte è stata o, purtroppo, è ancora un’utopia.
Federica Zogno, 4°DR
Gruppo di lettura dei docenti 31 marzo ore 17.30—Online
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GAMEMANIA Remedy Entertainment è una società finlandese con sede ad Espoo, fondata nel 1995. Alla sua fondazione, era formata da 10 giovanissimi ragazzi che lavoravano nel garage della casa dei genitori di uno dei membri. Ora, soprattutto grazie alla grande cura del Creative Director, Sam Lake (Sami Järvi), Remedy conta più di 250 dipendenti, ed è uno degli sviluppatori di videogiochi finlandesi di maggiore successo, producendo titoli iconici diventati dei “classici” nel loro genere, come Max Payne e Alan Wake. “Per più di dieci anni, abbiamo avuto un sogno folle. L’idea che le storie raccontate in alcuni dei nostri giochi fossero collegate l’una con l’altra, un mondo interconnesso fatto di storie ed eventi con personaggi e ambientazioni condivise." Ciò che Sam Lake intendeva con queste parole ormai non è più un sogno folle, ma un inizio appassionante e una strategia vincente per Remedy. Per ora i giochi che ne fanno par-
te sono Alan Wake, Quantum Break e Control, contenenti vari riferimenti che fanno pensare ad una forte connessione tra “tanti mondi” in diversi modi, tutti da scoprire. Alan Wake Alan Wake è un gioco con visuale in terza persona che sicuramente è rimasto impresso nella generazione precedente, ma che non impallidisce nemmeno oggi essendo tuttora il cardine e l’opera di punta di Remedy. Appartenente al
genere avventura dinamica, survival horror/thriller psicologico ed ispirato ai lavori di Stephen King e David Lynch, segue le avventure di Alan Wake, scrittore alla ricerca di ispirazione a Bright Falls, cittadina su Cauldron Lake. Tuttavia, qualcosa va storto e Alan si risveglia, coinvolto in un incidente stradale, senza alcun ricordo di come ci fosse arrivato e scoprendo che tutti i cittadini sono scomparsi. Il gioco nasce da un’idea di Sam Lake nel 2011, come inizio di un progetto ben più complesso. La trama si sviluppa su 6 episodi, con aggiunta di 2 episodi sotto forma di DLC. Giocare dà la sensazione di vivere un libro in prima persona, con tanto di tempi narrativi alterati. L’arma principale dei giocatori è una torcia elettrica, che serve anche a fare “luce” sull’accaduto. È disponibile su qualsiasi store. Tuttavia, consigliamo l’acquisto della versione “Remastered” per PC con una grafica rinnovata disponibile in esclusiva su Epic Games store, vista l’ormai obsoleta grafica della versione originale. Consigliamo questo titolo a coloro che amano l’avventura in una forma narrativa horror e thriller psicologico. In occasione del The Game Awards del 2021 è stato annunciato il seguito: Alan Wake 2. Seguitemi per futuri aggiornamenti. Quantum Break Titolo unico nel catalogo di Remedy, si presenta come un ben riuscito misto tra videogioco e Serie TV con un cast stellare, come Shawn Ashmore (X-Men) e Dominic Monaghan (Il
Signore degli Anelli). Nessuna sorpresa, per un titolo finanziato direttamente da Microsoft Studios. Il gioco è ambientato nel 2016, nell'immaginaria città di Riverport (Massachusetts), dove un esperimento sui viaggi nel tempo non ha avuto l'esito sperato. L'evento ha causato disturbi allo spazio-tempo e ha permesso anche ad alcuni uomini di manipolarlo, acquisendo di fatto nuovi poteri legati ad esso. Il protagonista, Jack Joyce, in seguito ad una frattura temporale da lui stesso causata, acquisisce il potere di controllare il tempo stesso, e per questo viene perseguitato dalla Monarch Solutions, agenzia specializzata nella ricerca di metodi per viaggiare nel tempo. La frattura temporale causata da Jack Joyce gioca un ruolo fondamentale in tutti gli aspetti del gioco, dal combattimento alla narrazione, e nella stessa esistenza della Monarch. Il giocatore dovrà giocare nei panni di Jack Joyce in terza persona, progressivamente acquisendo e migliorando i propri poteri nel tentativo di impedire la Fine del Tempo. Il gioco è disponibile su qualsiasi store.
Control
Il gioco è ambientato a New York, dove Jesse Faden, in seguito all’esposizione ad un evento alterato a Ordinary (cittadina immaginaria nel Maine, Stati Uniti), e all’entrata in
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contatto con un’entità paranormale chiamata Polaris che funge da guida e origine di poteri soprannaturali, fa il suo ingresso nella Oldest House (questi ha la particolarità di mutare al suo interno e di essere nascosto in piena vista al mondo esterno), sede del Federal Bureau of Control, organizzazione governativa avente il compito di sorvegliare, studiare, prevenire e proteggere la popolazione dagli Eventi e Oggetti alterati, che Jesse ritiene r esponsabile della scomparsa di suo fratello. Tuttavia, a sua sorpresa, Jesse si ritrova in un FBC devastato e a sua insaputa viene eletta nuovo direttore dell’FBC con il dovere di combattere contro l’incombente minaccia dell’Hiss, entità paranormale che corrompe gli individui mediante onde sonore, mantenendo però il suo obiettivo principale: trovare suo fratello. Control ha una prospettiva in terza persona, di genere sparatutto e avventura dinamica, molto curata nei dettagli e intrigante dal
punto di vista narrativo. Il giocatore si ritrova a dover esplorare la Oldest House, affrontando anche missioni secondarie, tentando di risolvere la minaccia dell’Hiss e
rende disponibile l’esplorazione delle Fondamenta della Oldest House e un approfondimento della storia; il secondo, più importante, riprende proprio la vicenda di Alan Wake, che scopriamo essere stata oggetto di indagine da parte dell’FBC in quanto caso di evento alterato, e che approfondisce e chiarisce molti elementi non noti a coloro che hanno avuto l’occasione di completare il gioco o, viceversa, invoglia coloro che hanno completato il DLC di Control a scoprirne la storia completa nel gioco principale.
ritrovare il fratello scomparso di Jesse. Disponibile in qualsiasi store. Consigliamo l’acquisto della versione Ultimate Edition, che, oltre a rendere il gioco disponibile anche per PS5, aggiunge un sistema di Ray Tracing (per schede grafiche nVidia RTX, se si tratta di computer) e Performance migliorate; include i 2 DLC: “The Foundation” e “AWE”. Il primo
Ognuno di questi titoli merita di essere giocato e completato, al fine di ottenere tutti i tasselli dell’immenso puzzle e avere un quadro completo, che permetta di vedere la storia da una prospettiva tutta diversa. È proprio questo il vero scopo del Remedy Connected Universe. Nikita Cebotarean, 3^ER
Gruppo di lettura degli studenti 30 marzo ore 16.30—Online
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Che l’Avventura abbia inizio! Per questo mese ho deciso di
totalmente inventati dall’auto-
prezzate.
parlarvi di anime che, sono si-
re.
Questo anime parla di Rufy,
cura, faranno sognare ogni spi-
Come scelte per questo mese
un giovane ragazzo, il cui
rito avventuriero. Infatti il ge-
propongo: Jojo; Dororo; De-
corpo ha assunto le pro-
nere che vi propongo per mar-
mon Slayer; Attack on Titan;
prietà della gomma dopo
zo è: L’ Avventura!!!
Full Metal Alchimist Brothe-
aver inavvertitamente inge-
Gli anime di questo tipo non
rhood; Made in abyss; Hun-
rito il frutto del diavolo
sono ambientati in un solo luo-
ter x Hunter; Seven Deadly
Gom Gom. Dopo aver r ac-
go, ma seguono il viaggio del
Sins; Naruto; Avatar.
colto attorno a sé una vera e proprio ciurma, Rufy esplora
protagonista (o dei protagonisti) verso il compimento di un
E infine vorrei soffermarmi su
la Rotta Maggiore in cerca
obiettivo, che di solito rappre-
uno degli anime e manga forse
del leggendario tesoro One
senta il sogno o l’aspirazione
più conosciuti in tutto il mon-
Piece e insegue il sogno di
più grande che ha. Questi ani-
do: One Piece, il genere av-
diventare il nuovo Re dei pi-
me sono generalmente compo-
ventura per eccellenza. Con
rati.
sti da molti episodi e conten-
più di cento volumi (contando
Sono più di mille gli avversa-
gono significative tracce degli
anche i manga spin off), e qua-
ri e i personaggi apparsi sulle
altri generi. Spesso sono am-
si mille episodi è una delle
tavole di quest’opera. Un ve-
bientati in mondi fantasiosi e
opere più lunghe e sempre ap-
ro e proprio capolavoro! Credetemi non fatevi intimidire dal numero degli episodi e dategli una possibilità, perché potrebbe diventare l’anime che vi farà innamorare del genere. E questo è tutto per il mese di marzo, come sempre vi auguro un buon proseguimento, e vi do appuntamento in aprile! Elisa Senes, 3°CR
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Mimosa: simbolo di forza e femminilità La Mimosa è una pianta originaria dell’isola di Tasmania in Australia. Il fiore è stato importato in tutto il continente europeo dagli inizi del XIX secolo. In Italia cresce spontanea in Toscana, nella Riviera Ligure, lungo le coste dei laghi lombardo-veneti e in quasi tutto il Meridione. Si tratta di un’acacia gialla. Può essere presentata sia come albero che come arbusto. Appartenente alla famiglia delle Mimosaceae, è molto utilizzata come pianta da ornamento. Una delle peculiarità di questa pianta è la fioritura molto ricca di colore giallo intenso. Il periodo della sua fioritura ha inizio nei primi giorni di Marzo, essendo la sua nascita simbolo dell’avvicinarsi della primavera, e la si può ammirare nei parchi e giardini di tutta Italia, ma anche allo stato spontaneo. Può essere coltivata sia in vaso che in terra e può raggiungere altezze fino ai 20 metri. Ama il clima temperato. Essendo una pianta molto delicata teme gli inverni rigidi. Se esposta per lungo tempo a temperature sotto lo zero, potrebbe facilmente morire. Inoltre, predilige terreni con buon drenaggio, freschi e moderatamente acidi, necessari per avere una rigogliosa fioritura. Il nome italiano nasce dalla radice del verbo spagnolo "mimar", ossia accarezzare. Il vero significato del nome è perciò un affascinante riferimento alla sfera femminile. Nel linguaggio dei fiori il significato della Mimosa è associato ai concetti di libertà, innocenza, autonomia, onestà e sensibilità. Da anni questa pianta è simbolo della Festa della Donna ma... Perché la mimosa rappresenta le donne? La Giornata Internazionale della Donna fu istituita in America il 28 febbraio 1909, precisamente negli Stati Uniti, dai socialisti per promuovere la parità dei diritti, tra cui il voto. Questa giornata veniva già celebrata in gran parte del mondo, per commemorare un sanguinoso incidente avvenuto il 25 marzo del 1908 in una fabbrica di New York, che causò la morte di 146 persone, tra cui 123 donne in maggioranza immigrate italiane ed ebree. La scelta di usare la mimosa come simbolo ufficiale per celebrare questa ricorrenza è dovuta a tre donne italiane: Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei, appartenenti all’UDI (Unione Donne in Italia). Ma perché è stato scelto proprio questo fiore? La mimosa è conosciuta per essere molto semplice ed economica, ma allo stesso tempo bella e colorata. Anni fa poche persone avevano la possibilità economica di regalare dei fiori, ma nei primi giorni di Marzo numerose città si ritrovarono spontaneamente tappezzate di mimose e ciò rendeva più facile la sua reperibilità. Secondo gli Indiani d’America, questo fiore significa forza e femminilità, infatti lo regalavano per dichiararsi alle ragazze delle quali erano innamorati. Negli anni ‘50, distribuire mimosa per l’8 Marzo veniva considerato come un gesto turbativo dell'ordine pubblico. Anche se con gli anni questo fiore ha perso un po' il suo accento rivoluzionario, resta comunque un simbolo di storia italiana e della lotta per i diritti delle donne. In seguito, vi elencheremo diversi modi e abbinamenti per regalare questo fiore: Un regalo per la mamma: mimosa e rosa rossa o rosa, per ricordare un legame che fa parte della vita delle donne. Inoltre, è consigliato regalare la pianta in un vaso, in modo da poterla piantare in giardino in un posto luminoso. Un regalo per un'amica: mimosa e Dendrovium, specie di orchidea con fiori lilla e fuxia molto acceso, che rende il piccolo bouquet allegro e vivace e molto femminile. Un regalo per una compagna di scuola: mimosa e tulipano, un abbinamento di texture e di forme che rappresenta la complementarità di punti di vista diversi. Un regalo per la tua ragazza: scegli un mazzo di mimose misto con altri fiori. Se vuoi ricordarle il tuo amore potresti farlo aggiungendo una rosa, o, se preferisci dimostrare delicatezza e premura, potresti utilizzare un tulipano. Bisogna ricordare, però, che le mimose recise durano poco e per conservarle qualche giorno in più è consigliato tenerle in acqua limpida con due gocce di limone e presso zone con tanta luce. Molti preferiscono anche conservarle in un bouquet con all’interno una piccola ampolla con riserva d’acqua. Lorenzo Piturro (3AT) e Elisa Franceschini (3FL)