Turris Babel #97 Nuovi nomi per spazi e didattiche
Turris Babel #97 Nuovi nomi per spazi e didattiche
Nuovi nomi per spazi e didattiche Il caso di Romanshorn
La scuola sta vivendo una metamorfosi, si sta trasformando in qualcosa di nuovo, o di diverso che informa e incarna oggi quelli che sono gli ideali educativi della storia del pensiero pedagogico contemporaneo. Già grandi pedagogisti italiani come Maria Montessori, Loris Malaguzzi, le sorelle Agazzi, Rosa Pizzigoni ed altri ancora hanno legato la riflessione pedagogica a un’attenzione particolare all’ambiente educativo e didattico. Lo stesso dicasi per i pedagogisti dell’ambito internazionale che afferiscono alla Reformpädagogik e all’attivismo (Weyland 2014). I principi della didattica hands on, centrata sull’allievo e volta a valorizzare la dimensione culturale della conoscenza si sta diffondendo a macchia d’olio nella scuola primaria di primo grado e lentamente sta iniziando a contaminare la scuola secondaria di primo e di secondo grado. Si riscontra sempre di più anche in questo tratto scolastico il bisogno di concepire la scuola come il luogo della conoscenza e della crescita culturale degli individui, non semplicemente dell’istruzione e dell’insegnamento. Il peso diverso che si cerca di dare ai processi di apprendimento incide in modo determinante anche sugli spazi didattici e offre la possibilità di rileggere l’universo scuola in modo decisamente nuovo. Questo contributo descrive il nuovo paradigma pedagogico didattico che si sta lentamente affermando anche nella scuola secondaria e presenta
l’esempio interessante dell’Istituto svizzero «Haus Des Lernen» a Romanshorn che, trasformando l’organizzazione degli spazi e attribuendo loro nuovi nomi, rivoluziona la tradizionale relazione insegnamento-apprendimento, facendola diventare un vera e propria personalissima «impresa culturale» degli allievi.
Foto Beate Weyland
Beate Weyland
Nuovo paradigma didattico – nuovi bisogni È in corso di un vero e proprio cambio di paradigma nell’approccio pedagogico-didattico: dall’insegnante all’allievo, dal dire al fare, dal ripetere al comprendere, dall’omologazione alla moltiplicazione e differenziazione delle attività, delle esperienze, delle ricerche, degli impegni. La scuola secondaria, centrata soprattutto sulle discipline affidate ciascuna a insegnanti specialisti della singola materia, fatica a scardinare il modello pensato per una comunicazione da uno a molti. L’ambiente di conseguenza è formale e impersonale, sono necessarie aule arredate in modo tale che tutti ascoltino in una stessa direzione, non servono particolari arredi, perché basta una sedia per udire e un tavolo per scrivere. Nei tempi attuali sta diventando sempre più difficile sostenere un paradigma didattico di questo genere. Gli allievi crescono immersi nella tecnologia e tramite internet hanno accesso in modo veloce (a volte anche molto accattivante e intuitivo) alle più svariate informazioni. La grande lezione della
46
Atelier Laguna
47