1.2 Marcia su Roma e dintorni, cronaca di un suicidio parlamentare Poco dopo l’elezione, Lussu non si è fatto illusioni sulla potenza di fuoco del PSd’A nel pallottoliere di palazzo. «Il Parlamento è la vecchia Italia retorica e burocratica, suonatrice di mandolino: è cosa morta — ha polemizzato dalle colonne del «Solco» —. […] Quando alla Camera un oratore parla d’autonomia, la destra sonnecchia, la sinistra sbadiglia, e il centro dorme profondamente. Fra uno sbadiglio e una sbirciata sonnolenta, distrattamente s’applaude. Più per svegliare se stessi che incoraggiare l’oratore»23. Non è tutto. A Roma, i sardisti «dal loggione fan da spettatori — ha raccontato con autoironia —. Essi pesano sulla bilancia delle forze parlamentari meno d’un pugno d’aria, e sulla composizione del nuovo gabinetto influiscono così come, sull’elezione del Papa, i prelati di montagna»24. È una posizione privilegiata: la cronaca di quella stagione convulsa è stesa, a distanza di quasi un decennio, da chi l’ha vissuta in prima persona, sui banchi della Camera. La lezione che decanta nelle pagine della Marcia su Roma e dintorni è la stessa cui Lussu approda — in una versione così netta e incendiaria da compromettere, come vedremo, l’unità dell’antifascismo esiliato in Francia — nel dibattito interno a Giustizia e Libertà (GL). Nel libro, la radiografia delle colpe scredita la classe dirigente dell’opposizione: imbelle, puntualmente incapace di leggere, ma soprattutto fronteggiare la minaccia fascista. Sintomatico è il fallimento dello sciopero generale del 31 luglio 1922. «Ma l’arte della guerra veniva capovolta — commenta —: si ricorreva all’azione dimostrativa contro un nemico che, per essere vinto, aveva bisogno di una battaglia campale. […] Lo sciopero servì solo a mostrare che le organizzazioni operaie non erano più in forza»25. Di fronte alla mobilitazione fascista, annunciata armata manu, sfigura la Confederazione generale del lavoro, che si riduce a inviare «un messaggio in stile trecentesco»26 per compiacere D’Annunzio, ormai fuori dai giochi. Viene deriso l’attendismo del presidente Luigi Facta, che «mostra, ai competenti, un binocolo e una gran carta militare dei forti di Roma. Non v’era ombra di dubbio, i forti erano tutti al loro posto»; poco dopo, l’onorevole, spronato «a
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LUSSU E., A proposito dei «Quaderni dell’autonomia» di Umberto Cao, in «Il Solco», 14 agosto 1921, riportato in Id., Tutte le opere, vol. 1, cit., p. 15. 24 LUSSU E., Il nuovo ministero, in «Il Solco», 9 febbraio 1922, ivi, p. 30. 25 LUSSU E., Marcia su Roma e dintorni, cit., p. 47. 26 Ivi, p. 51.
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