Brevi dal mondo
Martedì 26 gennaio 2010
L’ex capo del governo sostituirà il dimissionario Francesco Rutelli
Beirut, cade aereo, 90 morti
Copasir, oggi D’Alema sarà presidente
BEIRUT – Sono tutti morti i 90 tra passeggeri e membri dell’equipaggio che si trovavano a bordo dell’aereo delle linee aeree etiopiche precipitato in mare a largo delle coste libanesi subito dopo il decollo dall’aeroporto di Beirut. Secondo quanto affermato dall’Ethiopian Airlines, sul Boeing 737-800 non ci sono sopravvissuti. Nella lista degli 83 passeggeri non figurano italiani, mentre ci sono 58 libanesi (quattro dei quali titolari di passaporti britannico, russo e canadese), 22 etiopi, un iracheno, un siriano e una francese, Maria Sanchez Pietton, moglie dell’ambasciatore di Francia in Libano, Denis Pietton.
ROMA – Per Massimo D’Alema si aprono le porte della presidenza del Copasir. Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica è stato convocato dal vicepresidente Giuseppe Esposito, del Pdl, oggi alle 13 a Palazzo San Macuto. All’ordine del giorno la nomina del successore di Francesco Rutelli alla presidenza dell’organismo di controllo sui servizi di intelligence. Entrato a farne parte la scorsa settimana al posto del componente Pd, Emanuele Fiano, D’Alema dovrebbe contare su un voto unanime del comitato. Una volta insediatosi l’ex presidente del Consiglio dovrà far fronte ad un’agenda fittissima di impegni
Impiccato Alì Strage a Bagdad BEIRUT/BAGHDAD – Alla fine, dopo quattro condanne a morte, l’ultima ora è giunta anche per il famigerato 'Ali il Chimico': ieri all’alba è stato impiccato. Poco prima che ne venisse dato l’annuncio ufficiale, tre autobomba esplodevano quasi simultaneamente nel centro di Bagdad, causando oltre 35 morti e almeno 70 feriti. Un triplice attentato che, a meno di un mese e mezzo dalle cruciali elezioni parlamentari, questa volta non aveva come obiettivo gli edifici governativi, bens gli alberghi più frequentati dagli stranieri.
Favara, il vescovo «No alla messa» AGRIGENTO – Ha mantenuto la promessa fatta all’indomani di un’altra tragedia annunciata: la frana che ha spazzato via Giampilieri. Allora Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, scrisse al responsabile della Protezione Civile descrivendogli il gravissimo stato di dissesto di tanti centri storici dell’agrigentino e assunse l’impegno che mai avrebbe celebrato i funerali delle vittime di nuovi disastri annunciati. E così ha fatto, affidando, a una nota diffusa nel pomeriggio di ieri, l’annuncio che oggi non sarà dietro l’altare della chiesa di Favara a dare l’ultimo saluto a Marianna e Chiara, le sorelline morte nel crollo della palazzina in cui vivevano con i genitori e il fratellino sopravvissuto.
tra cui spiccano l’esame della legge 124 sui segreti di Stato e la verifica della procedura di applicazione. Ma anche una serie di altri temi delicatissimi, in primo luogo la vicenda dei due italiani rapiti in Mauritania, lo scorso dicembre e per la liberazione dei quali sono in corso intense trattative. Nei giorni scorsi D’Alema, intervistato da Fabio Fazio su Rai Tre, aveva sottolineato l’esigenza di utilizzare il segreto di Stato «con parsimonia perchè qualche volta serve a tutelare dei valori e qualche volta serve a nascondere delle magagne. Il compito del Copasir – aveva spiegato – è quello di vigilare e distinguere». D’Alema raccoglierà il testimone
di Rutelli (che resta comunque membro dell’organismo) che la settimana scorsa aveva tracciato un bilancio della propria attività: in poco più di un anno e mezzo, 69 sedute, con 44 audizioni, 491 documenti acquisiti (per un totale di quasi 16 mila pagine), tre Relazioni al Parlamento. Dal rischio spionaggio dei telefonini tramite software in libera vendita su Internet, fino all’archivio del consulente delle procure Gioacchino Genchi; dalle foto a villa La Certosa, alla vicenda dell’ex direttore di Avvenire, Dino Boffo. Il Copasir è stato istituito dall’art. 30 della legge 3 agosto 2007 e ha sostituito il Comitato parlamentare di Controllo sui servizi segreti (Copa-
Massimo D’Alema
co). Ha il compito di verificare, in modo continuativo, che l’attività del sistema per l’informazione per la sicurezza si svolga nel rispetto della Costituzione e delle leggi. Del Comitato fanno parte cinque deputati e cinque senatori.
Il “processo breve” al Senato, ma se ne discuterà dopo le regionali
Giustizia, Fini:«Serve equilibrio» Iniziato alla Camera l’iter legislativo sul “legittimo impedimento” ROMA – Tra potere giudiziario e potere politico si deve raggiungere ad ogni costo un equilibrio. E questo per evitare che la politica attenti all’indipendenza della magistratura e che la magistratura invada in maniera eccessiva la sfera della politica. Trasformando giudici e Pm in «controllori di virtù» di leader e partiti. La posizione espressa dal presidente della Camera Gianfranco Fini, durante la presentazione del libro di Luciano Violante «I magistrati», sembra un pò la premessa per la nuova fase di riforme che tutte le forze politiche reclamano a gran voce, ma che, probabilmente, prenderà il via solo dopo le elezioni regionali. È chiaro, spiega Fini nel suo intervento, che non si può più pensare ad un magistrato che sia solo «bocca della legge» come diceva Montesquieu, ma allo stesso tempo, si deve anche porre un freno all’«esasperata giuridicizzazione della vita sociale». Le toghe, cioè, dovrebbero avere un margine di discrezionalità meno ampio. E si dovrebbe interrompere quella sorta di «protettorato» dei Pm che è cominciato in Italia con il dopo Tangentopoli. Fini lancia l’allarme sul fatto che ormai il diritto penale sia diventato «un modo normale di legiferare». Ma allo stesso tempo avverte tutte le forze politiche che «non si può condizionare in nessun caso l’indipendenza della magistratura con norme che mirino alla sua sottoposizione politica». Politica e toghe, insomma, è la sintesi del suo pensiero, devono cambiare,
riuscendo a trovare un equilibrio. E per arrivare all’equilibrio, non c'è che una strada: quella delle «riforme» da fare, possibilmente, tutti insieme. Sul tappeto però, almeno per ora, di leggi sulla giustizia che 'contano' ce ne sono sostanzialmente due: il ddl sul processo breve e il testo sul legittimo impedimento che ieri, come previsto, ha cominciato il suo iter in Aula, alla Camera. Due leggi che Pd e Idv continuano a definire «ad personam». Per il processo breve, trasmesso dal Senato alla commissione Giustizia di Montecitorio, il presidente Giulia Bongiorno ha già disposto un’indagine conoscitiva per approfondire «gli aspetti più impor-
tanti». Il che richiederà tempo: almeno fin dopo le regionali. Sul legittimo impedimento, invece, si attendono le proposte di modifica annunciate dal relatore che comunque avrà tempo di presentarle fino a 24 ore prima del voto previsto per la prossima settimana. Il provvedimento, allo stato, non convince il Pd che, con il capogruppo in commissione Donatella Ferranti, annuncia voto contrario. Mentre è considerato dall’Udc l’unica soluzione possibile per uscire dall’empasse in cui si trova il Parlamento per quella che viene definita la continua ricerca di un modo per risolvere i guai giudiziari del premier. Anna Laura Bussa
Gianfranco Fini
Il Cavaliere è tornato al San Raffaele ed è stato visitato dai periti della Procura di Milano
Perizia medica su Berlusconi per l’aggressione MILANO – Cinque medici attorno al voltodelpremier.È duratacircamezzorala visita a Silvio Berlusconi da parte dei due consulenti incaricati dalla Procura di Milano di accertare la prognosi e l’eventuale esistenza di danni permanenti dopo l’aggressionedel 13dicembre inpiazza Duomo. Visita a cui hanno partecipato anche il medico personale del presidente del Consiglio, un 'luminare' scelto dal premier e un altro nominato dagli avvocati di Massimo Tartaglia, il suo aggressore. Così ieri mattina il capo del governo è ritornato al San Raffaele, l’ospedale dove più di un mese fa venne ricoverato dopo quel colpoin faccia percui primaera stata formulata una prognosi di 25 giorni e
poi, su parere del suo medico di fiducia, il prof. Alberto Zangrillo, di 90. Berlusconi è stato visitato dai consulenti nominati una settimana fa dal procuratore aggiunto Armando Spataro, i professori Carlo Goy, dell’Istituto dimedicinalegale milanese, e Federico Biglioli, primario maxillo-facciale al San Paolo. E insieme aloro c'erano,oltreallegale delpremier, l’avv. Niccolò Ghedini, e Zangrillo, anche il professor Antonio Farneti, docente di medicina legale all’Università degli Studi di Milano, l’esperto individuato dagliavvocatidel presidentedelConsiglio, e il dott. Maurizio Dalla Pria, neurologo e psichiatra forense, scelto da Tartaglia. I due esperti della Procura, da quanto si è saputo, hanno anche raccolto tutta la do-
cumentazione clinica disponibile che ora dovranno esaminare per stendere la loro relazione. Relazione che dovranno depositare al pm entro 15 giorni e che riguarda le lesioni personali provocate al capo del governo. L’esito della consulenza medico-legale disposta dal procuratore Spataro, titolare delle indagini aull'aggressione, servirà per formulare l’esatta ipotesi di reato nei confronti di Tartaglia, ora accusato di lesioni pluriaggravate. Anche l’aggressore, affetto da disturbi mentali tali da determinare il suo trasferimentodal carcere di San Vittore al reparto di psichiatria del San Carlo, è stato sottoposto a visite e a colloqui da Dalla Pria. Letizia Bianco
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