Brevi dal mondo
Libia, l’Italia cerca una soluzione TRIPOLI – L'Italia cercherà di trovare una soluzione alla crisi dei visti tra Libia e Svizzera in occasione del Cagre di lunedì a Bruxelles. Il governo italiano, che si è offerto di mediare per la soluzione della aspra querelle tra Libia e Berna, lavorerà in stretto raccordo con la presidenza spagnola dell’Ue.
Olanda, sciolto partito pedofilo BRUXELLES – Controverso, criticato, ma mai messo fuori legge, il partito dei pedofili, nato in Olanda quattro anni fa, alla fine ha scelto di sciogliersi. Il 'partito dell’Amore fraterno, della libertà e della diversità' (Pnvd) che propugnava teorie inquietanti come l'impunibilità degli adulti che hanno rapporti sessuali con bambini di 12 anni, nel corso di un’assemblea tenuta domenica scorsa, ha preso atto di non aver raggiunto, per la seconda volta consecutiva, le firme necessarie per potersi presentare alle elezioni politiche. «Troppa poca gente ha avuto la compiacenza di firmare una dichiarazione di sostegno, tutta colpa della paura di mettere nome e cognome sotto il programma».
Napoli, arrestati quattro carabinieri erano camorristi NAPOLI – Quattro carabinieri sono stati arrestati a Napoli, con l’accusa di essersi fatti corrompere dalla camorra. Finiscono in galera, per aver favorito quattro 'scissionisti' del clan Di Lauro, fra cui un superboss, latitante fino allo scorso agosto: un narcotrafficante inserito nell’elenco dei cento più pericolosi d’Italia. «Le mele marce esistono in tutte le categorie – è il commento del procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore Questo episodio non deve generare sfiducia nei cittadini».
Martedì 16 marzo 2010
La stampa di Berlino accusa il Papa di non essere intervenuto sullo scandalo
Pedofilia, l’ira tedesca contro Benedetto XVI «Poche parole di compassione sarebbe il minimo che ci aspetteremmo»
Benedetto XVI
BERLINO–Aumenta in Germania lo sconcerto per lo scandalo degli abusi sessuali negli ambienti cattolici, mentre crescono anche le critiche nei confronti di un papa che «tace», nonostante col passare dei giorni emergano sempre più numerosi i casi di violenze su minori commessi da religiosi: una situazione, questa, che secondo il vicepresidente del Bundestag denota una crisi di credibilità della Chiesa. In attesa della lettera che Benedetto XVI, secondo quanto ha annunciato monsignor Rino Fisichella, sta
per inviare ai vescovi irlandesi, la stampa tedesca fa notare il «silenzio» osservato del papa su questo tema durante l’Angelus di domenica e alcune associazioni cattoliche aumentano la pressione sul Santo padre. «Il papa tace di fronte a nuovi casi di abusi», scrive lo Spiegel online. Dal papa arriva un «deciso silenzio», gli fa eco il quotidiano Sueddeutsche Zeitung. E continua anche il pressing delle associazioni cattoliche. Il movimento progressista tedesco, 'Iniziativa Chiesa dal basso', ha chiesto le dimissioni di Benedetto XVI:
«Sarebbe un gesto purificatore se Ratzinger dicesse: «Sono da ostacolo ad una purificazione della Chiesa. Mi dimetto», ha detto il direttore, Bernd Goehrig, secondo il Financial Times Deutschland. Anche il movimento dei cattolici del dissenso 'Noi siamo Chiesa', ha alzato di nuovo la voce: «Siamo delusi perchè finora il papa non ha nemmeno nominato questo scandalo – ha detto il portavoce, Christian Weisner -. Poche parole di compassione per le vittime sarebbero il minimo che ci aspetteremmo». Roberto Caracciolo
Mafia. “U cristianu giustu” è diventato il capo dopo l’arresto di Guttadauro
Terra bruciata intorno al boss Decapitata la rete dei fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro PALERMO – «Noi non riconosciamo nessuno. Siamo in rapporti con tutti. Siamo a disposizione di chi ha bisogno, ma per altre cose non riconosciamo nessuno». Il piglio del leader ce l’ha tutto. Matteo Messina Denaro, 48 anni, latitante da 17, considerato il nuovo capo di Cosa Nostra.
L'unico capace, secondo gli inquirenti, che ieri hanno decapitato la rete dei suoi fiancheggiatori, di dettare le strategia di un’organizzazione criminale a corto di capi carismatici. Affida i suoi diktat ai pizzini, stabilisce le regole e delinea le nuove strutture organizzative di Cosa nostra. È
lui a impedire, di fatto, l’istituzione della nuova commissione provinciale voluta dal boss Benedetto Capizzi, lui a ribadire che il potere di Totò Riina nonsi discute:«siamo adisposizione di tutti – scrive in un pizzino – ma non riconosciamo nessuno». Che abbia esteso il suo dominio, dal Trapanese, alla provincia di Palermo, per gli inquirenti, è ormai una certezza. E per tenere vivi i rapporti con i suoi referenti mafiosi più distanti è costretto a usare i «pizzini», smistati, secondo regole improntate alla massima cautela, da pochi fedelissimi. Gli stessi che curano la sua la latitanza e gli cercano covi sicuri e confortevoli. L'operazione di ieri, che ha portato al fermo dei principali fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro, – tra loro anche l'ottuagenario Antonino Marotta, collegato perfino alla banda Giuliano – va a colpire al cuore la leadership del boss latitante facendo «terra bruciata» attorno a lui. Perchè, oltre ai «postini», agli esattori del pizzo e alla manovalanza criminale, comunque
indispensabile per gli affari e l'affermazione del potere del padrino, punta ai suoi colonnelli: come il fratello Salvatore Messina Denaro. «Un cristianu giustu, come il padre, don Ciccio», dicono i mafiosi non sapendo di essere intercettati. È lui ad assumere il comando dopo l’arresto di Filippo Guttadauro, cognato del padrino trapanese e trait d’union con Bernardo Provenzano. Guttadauro viene arrestato il17 lugliodel 2006, dopo meno di due mesi, il 15 agosto, Salvatore Messina Denaro esce dal carcere e riprende la guida del mandamento. Una successione rapida, tutta in famiglia, che garantisce la continuità. Da sorvegliato speciale, il fratello del latitante, organizza summit – alcuni in luoghi assai singolari, come la spiaggia, per non destare sospetti – stabilisce a chi debbano andare gli appalti, detta le regole delle estorsioni. La «testa dell’acqua» lo chiamano i suoi: espressione che indica il prestigio di cui gode. Le entrate della cosca vengono assicurate con le estorsioni, imposte a tappeto a
colpi di intimidazioni e danneggiamenti. Nel provvedimento, disposto dalla dda di Palermo, si contano diversi attentati incendiari. Nel mirino della cosca sarebbe finito anche l’ex consigliere comunale del Pd Pasquale Calamia. Gli uomini di Messina Denaro avrebbero distrutto la sua villa al mare: aveva chiesto un segnale forte dello Stato affinchè Castelvetrano non fosse ricordata solo come il paese natale di Messina Denaro, ma anche come il luogo del suo arresto. Ampio spazio, nella misura, viene dedicato inoltre a una figura politica molto controversa: quella dell’ex sindaco di Castelvetrano Antonino Vaccarino, re del doppio gioco. Ex insegnante di Salvatore Messina Denaro e protagonista di un fitto carteggio col latitante, che l’aveva soprannominato Svetonio per impedirne l’identificazione, riferiva tutti i particolari dei suoi contatticolricercato aiServiziSegreti. «E' un morto che cammina», commentarono i mafiosi quando il tradimento di Svetonio diventò pubblico. Lara Sirignano
Milano. La donna, 58 anni, originaria della Calabria
Nonna fa scudo con il corpo e salva il nipotino da un Tir MILANO - Un gesto d’amore incondizionato, eroico e senza eguali che solo una madre, una nonna può fare. Offrire la propria vita per salvare quella di un figlio o come in questo caso di un nipotino di soli quattro anni. Assunta Caristo, 58 anni originaria di Guardavalle ha fatto da scudo con il proprio corpo per salvare quella del nipotino dal Tir che gli è piombato addosso all’improvviso come impazzito. La tragedia si è consumata in una manciata di secondi ieri mattina alle 10,30 a Trezzano sul Naviglio, in Via Marchesina nell’hinterland milanese. La donna stava attraversando le strisce pedonali con il bimbo nel passeggino quando il mezzo pesante che trasportava un carico dall'Olanda, guidato da un romeno, non si è fermato. Probabilmente con la forza della disperazione e comunque con una certa prontezza di riflessi, la donna è riuscita a spingere via il bambino, ma lei non ha potuto evitare l'impatto tremendo con il Tir. La scena, come la sequenza di un brutto film, sotto gli occhi della gente rimasta atterrita e impotente. La donna è deceduta sul colpo nonostante il tempestivo intervento dei vigili urbani e dell’ambulanza del Suem 118. Il piccolo ha riportato solo qualche escoriazione, ed è rimasto sotto choc. Per precauzione è stato trasportato all’ospedale san Paolo di Milano dove è rimasto sotto osservazione. Ma secondo i sanitari le sue condizioni non destano al momento preoccupazione. Sotto
choc la mamma del bambino, Eleonora, e gli altri figli della donna che non sanno darsi pace. La dinamica dell'incidente appare chiara: «Il camion o non ha visto le persone, o ha sbagliato una manovra - ha spiegato Salvatore Mento, commissario della polizia locale di Trezzano -. La responsabilità dell'immigrato è accertata. L'uomo, che non ha precedenti, non era sotto effetto di alcol o droga. Abbiamo cercato di intervenire il prima possibile per aiutare la signora Caristo, ma purtroppo non c'è stato nulla da fare nonostante i sanitari siano arrivati subito». Lo straniero è stato denunciato, in stato di libertà, per omicidio colposo. Le indagini sono coordinate dal pm Ada Mazzarelli. Assunta Caristo era emigrata a Milano negli anni Settanta con il marito Emilio di Gioiosa jonica. Una storia di emigrazione come tante. Di un Sud senza lavoro che ti costringe a partire. Per anni Assunta aveva lavorato sodo in un’azienda. Costruendo, giorno dopo giorno il suo futuro e quello dei figli. E da qualche tempo era andata in pensione e si stava godendo il frutto del suo lavoro e i suoi quattro nipotini. Forse un giorno sarebbe ritornata al suo paese. Assunta Caristo aveva una famiglia numerosa in Calabria, a Guardavalle, tre sorelle e quattro fratelli. Un nipote della donna Giuseppe Caristo è assessore comunale. La ferale notizia piombata come un fulmine a ciel sereno ha gettato i familiari nello sconforto. Amalia Feroleto
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