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Brevi dal mondo

Iraq, al Maliki contro l’Onu BAGHDAD – Il premier iracheno uscente, Nuri alMaliki, ha accusato l’inviato Onu, lo statunitense Ad Melkert, di «non aver impedito le frodi» alle elezioni del 7 marzo scorso. Voto che a sorpresa lo ha visto secondo seppur di misura dietro al rivale Iyad Allawi. Brogli peraltro assenti oltre che secondo l’Onu anche per l’ambasciatore, Cristopher Hill e il comandante delle truppe Usa Ray Odierno.

Obama in visita a Kabul KABUL – Barack Obama è arrivato ieri a Kabul per una visita a sorpresa. Il presidente americano incontrerà il suo collega Hamid Karzai, il gioverno afghano, e farà visita ai militari americani impegnati nel paese.

Bangkok, i ribelli ancora in piazza BANGKOK – Nulla di fatto nei colloqui tra il premier thailandese Abhisit Vejjajiva e le camicie rosse, i manifestanti che dal 14 marzo occupano le piazze di Bangkok chiedendo le sue dimissioni e nuove elezioni. I negoziati, trasmessi in diretta tv, si sono conclusi senza un accordo. Nelle ultime 24 ore almeno cinque persone sono rimaste ferite in due distinti attacchi a colpi di granata e con esplosivo.

Cina, è vivo Gao, l’avvocato dissidente PECHINO – Il dissidente cinese Gao Zhisheng, uno dei più noti avvocati democratici della Cina scomparso da oltre un anno, è vivo e si troverebbe in un monastero nel nord del Paese. È quello che è risultato da due conversazioni telefoniche che lo stesso Gao ha avuto con un suo collega avvocato e con un reporter di un’agenzia di stampa internazionale. Le due telefonate vengono interpretate come una prova che l’avvocato è in vita ma non sciolgono il mistero che avvolge la situazione nella quale si trova.

Lunedì 29 marzo 2010

Tripoli però rilancia e chiede un arbitrato internazionale sull’arresto di Hannibal Gheddafi

Libia, risolta la crisi dei visti con la Svizzera La mediazione è stata effettuata dal nostro premier Silvio Berlusconi

Berlusconi (a sinistra) e Gheddafi

ROMA – La crisi dei visti tra Tripoli e Berna è ormai risolta. Ma la querelle diplomatica tra i due paesi resta aperta. Tripoli rilancia infatti, spiegando che la questione-visti «è cosa diversa». E chiede un arbitrato internazionale sul contenzioso tra i due paesi nato nell’estate 2008 quando in Svizzera fu arrestato, per maltrattamenti a due domestici, Hannibal Gheddafi, figlio del Colonnello. Un contenzioso scandito da una escalation di tensione, non solo nella crisi dei 'visa' che ha coinvolto tutti i

paesi Schengen, ma anche nell’embargo totale libico verso il paese elvetico. La querelle con Berna «non è finita» ha sottolineato ieri il capo della diplomazia di Tripoli, Moussa Koussa, chiedendo l'arbitrato. E dicendosi pronto «a qualsiasi decisione questo prenderà, fosse essa negativa o positiva». Intanto, dopo l’annuncio arrivato sabato sera, di una soluzione della crisi dei visti – raggiunto anche con la mediazione del premier italiano Silvio Berlusconi che ieri è intervenuto di nuovo

sulla questione parlando di «risultato molto positivo Berna ieri è tornata a spiegare la sua posizione sui 'visti'. Si è agito «conformemente alla Convenzione di applicazione degli accordi di Schengen», ha spiegato il ministero degli Esteri elvetico precisando che in quanto membro dell’area Schengen, «la Svizzera ha applicato le regole in vigore, conformemente alle esigenze legali, cosa che la Commissione europea ha tra l’altro chiaramente confermato». Daniela Navi

Gli Usa premono per il blocco degli insediamenti e il dialogo con Abu Mazen

Israele stretta fra due fuochi Netanyahu impegnato fra le richieste di Obama e gli scontri con Hamas TEL AVIV – Il governo di Benyamin Netanyahu ieri è stato impegnato a definire una linea di comportamento che consenta a Israele di affrontare due crisi apertesi simultaneamente: quella politica con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che esige una serie di concessioni nel tentativo di rilanciare negoziati fra Stato ebraico e Anp (Autorità palestinese); e quella militare con Hamas, i cui miliziani sono stati impegnati venerdì in un cruento scontro a fuoco ai bordi della Striscia di Gaza. Una misura del nervosismo manifestatosi fra dirigenti di governo è giunta dal solitamente pacato mi-

nistro della finanze Yuval Steinitz (Likud) il quale ha avvertito che, in assenza di altre opzioni, Israele potrebbe tornare ad occupare la Striscia di Gaza per abbattere il regime di Hamas. Un portavoce di Hamas, Fawzi Barhum, ha subito replicato che minacce del genere «vanno prese sul serio» e ha invocato un intervento internazionale che costringa Israele a più miti consigli. Da parte sua il quotidiano Yediot Ahronot ha raccolto nell’entourage di Netanyahu toni di esasperazione nei confronti di Obama che ormai sarebbe «un disastro» per Israele, essendo responsabile di una «politica folle e malsana». Di fronte al vi-

stoso titolo del giornale il premier si è visto costretto ad intervenire di fronte alle telecamere e a smentire quei testi «che sono da condannare – ha detto – e che certo non rispecchiano il pensiero» dei suoi consiglieri. Per tutta la giornata Netanyahu è stato comunque assillato dalla impellenti richieste inviategli da Obama per un congelamento dei progetti edili a Gerusalemme Est, per la estensione nel tempo del congelamento nelle colonie ebraiche in Cisgiordania, e per una serie di gesti buona volontà verso l'Anp di Abu Mazen. Fra questi: la disponibilità di Israele ad affrontare già negli im-

minenti 'proximity talks' (negoziati indiretti) con i palestinesi questioni fondamentali del conflitto. Obama punta alla costituzione di uno Stato palestinese entro due anni, ma nel governo israeliano spira un’aria di scetticismo. Nei giorni scorsi il ministro per le questioni strategiche Moshe Yaalon ha affermato che fra i sei ministri più vicini a Netanyahu non c'è nemmeno uno che ritenga quell'obiettivo realistico. Le pressioni americane su Israele, ha aggiunto ieri Netanyahu, hanno finora avuto solo l’effetto di indurire la posizione dei palestinesi. Ahmed Buzher

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2 In Italia e nel Mondo


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