Hemingway – Per chi suona il passato

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Ernest Hemingway – Per chi suona il passato di Giuseppe Congedo e Giovanna La Pietra © Giuseppe Congedo, Giovanna La Pietra © 2025 Solone srl per questa edizione Tutti i diritti riservati. Collana Nuvole in Tempesta, 45

Direttore Editoriale: Nicola Pesce

Caporedattore: Stefano Romanini

Ufficio Stampa: Gloria Grieco

Cover design, progetto grafico e impaginazione: Sebastiano Barcaroli Correzione bozze: a cura della redazione

Illustrazione di copertina: Sebastiano Barcaroli (IA generated) Stampato in Slovenia – FEBBRAIO 2025

Edizioni NPE è un marchio in esclusiva di Solone srl Via Aversana, 8 – 84025 Eboli (SA) edizioninpe.it facebook.com/edizioninpe instagram.com/edizioninpe youtube.com/@edizioninpe_ #edizioninpe

Ernest Hemingway Per chi suona il passato

Introduzione Ernest Hemingway: raccontare una vita che ne contiene cento di Giuseppe Congedo

Quando, nell’ottobre del 2023, mi è stato proposto di scrivere la sceneggiatura di una biografia su Ernest Hemingway, ho accettato praticamente all’istante, senza ulteriori indugi. Non avevo mai lavorato su un progetto del genere, in precedenza, ma ho fatto in modo che l’iniziale ansia da novità venisse subito rimpiazzata dal mio costante desiderio di sperimentare. Muoversi in territori nuovi e sconosciuti è sempre elettrizzante. Il rispetto e l’ammirazione per uno scrittore leggendario come Ernest Hemingway hanno fatto il resto. Nella stesura del primo soggetto, il mio lato dark aveva preso il sopravvento. Mi ero focalizzato sugli aspetti più cupi e drammatici della vita dello scrittore (e ce ne sono a bizzeffe), fornendo alla biografia un tono decisamente sofferto e decadente. Non andava bene.

La casa editrice aveva una visione differente: raccontare la vita di Hemingway ponendo l’accento sui suoi aspetti più intimi, sentimentali e poetici (e anche questi non mancavano, anzi). Hemingway era un uomo che viveva di passioni. Un interesse dietro l’altro. Dai più comuni (come la pesca o la boxe) ai più impensabili (la corrida o la caccia ai leoni durante i safari in Africa). In ogni attività si perdeva, la viveva intensamente, ci si consumava il corpo e l’anima. Nello stesso identico modo viveva le sue storie d’amore. Un tuffo nell’ignoto all’inseguimento forsennato delle ragioni del cuore. Non ragionava, correva il rischio e amava senza riserve, incurante delle conseguenze.

È stato facile, per me, raddrizzare il tiro e sterzare nella direzione giusta.

Poche cose hanno aggiunto passione, intensità e poesia alla vita dello scrittore come le donne.

Ne ha sposate quattro. Ne ha amate un’infinità.

Spaccone e vanesio ai limiti del narcisismo, ma anche codardo e infantile nella gestione dei rapporti sentimentali, Ernest Hemingway ha usato l’amore e il rapporto con l’altro sesso come fonte d’ispirazione e lenitivo per i suoi turpi mali interiori.

Passava dall’infatuazione al matrimonio in tem-

pi rapidi e in tempi altrettanto rapidi fuggiva dalla storia presente per tuffarsi senza riserve in quella successiva. E di nuovo passione, fiori d’arancio e promesse di un futuro troppo fragili per poter essere mantenute.

Le donne, dunque.

Ho scelto loro come fulcro centrale intorno al quale costruire e raccontare gli aspetti più significativi della vita dello scrittore… e ha funzionato.

Ho buttato giù il nuovo soggetto e l’ho presentato alla casa editrice.

Questa volta andava bene.

Facendo ricerche per la sceneggiatura, mi sono reso conto di come a ogni tappa essenziale della vita di Hemingway, corrispondesse un legame con una specifica figura femminile. Si parte sempre dall’inizio, e quindi come non citare l’amatissima madre, Grace Hall, per raccontare l’infanzia del futuro scrittore tra Oak Park e i grandi laghi del Michigan. L’amore non corrisposto per l’infermiera Agnes Von Kurowsky, dolente fonte d’ispirazione durante il drammatico periodo della prima guerra mondiale (combattuta da Hemingway in Italia).

E poi le mogli.

Hadley Richardson, la prima delle quattro. La donna che gli starà accanto nel periodo della “Generazione perduta” di Parigi.

Pauline Pfeiffer, giornalista che lo conquisterà e diventerà la sua seconda moglie durante il periodo più florido della sua carriera di scrittore.

Martha Gellhorn, terza moglie e scrittrice d’inchiesta di fortissima intelligenza e tempra. Forse la figura che ha meno risentito del fascino di Hemingway e che ha rappresentato quasi una concorrente artistica durante il periodo del secondo conflitto mondiale.

Per concludere con Mary Welsh, l’ultima moglie. Quella che Fernanda Pivano definì “La moglie geisha”. La donna della fase finale della vita dello scrittore. La fase dei safari in Africa, dei riconoscimenti… e della depressione.

Per quanto la vita di Ernest Hemingway sia stata tutt’altro che monotona e priva di emozioni, temevo che una semplice successione di eventi rendesse la narrazione troppo didascalica, quasi stucchevole. Avevo bisogno di qualcosa che facesse da legante tra i vari eventi biografici della vicenda.

Ragionando sulla struttura narrativa di una biografia, ho iniziato a focalizzarmi con sempre più insistenza sul concetto di ricordo, cosa che mi ha portato alla decisione di aggiungere un ulteriore personaggio alla storia.

Nessuna donna segreta, nessun frutto da pettegolezzo scabroso, semplicemente… una radio di bordo.

Fateci caso, poche cose riescono a riportare alla memoria i ricordi più intensi come una canzone. Così ho immaginato una radio che, suonando una canzone dietro l’altra, offrisse a un Ernest Hemingway ormai vecchio l’occasione di tornare indietro nel tempo sulla scia dei ricordi. La musica come trait d’union tra le varie tappe di un’esistenza tanto avventurosa quanto unica nel suo genere.

Un espediente narrativo tutto sommato semplice, ma facilmente riconoscibile e condivisibile. Chi di noi non ha una canzone legata a doppio filo a un ricordo specifico della nostra esistenza. Una vacanza particolarmente piacevole, una gita scalmanata, il primo bacio.

La musica è qualcosa che unisce e io volevo creare un legame immediato tra il lettore e il celebre protagonista di questa storia.

In ultimo, ma non per importanza, il mare.

Non è un caso che abbia deciso di porre l’Ernest Hemingway del presente a bordo del Pilar, la sua celebre barca.

Un uomo vecchio e solo, una canna da pesca che oscilla nella brezza e, tutt’intorno, un mare bellissimo incendiato dal tramonto.

Credo che esistano poche altre situazioni come questa in grado di indurre un uomo a fare i conti con il proprio passato. Il contesto ideale per un bilancio sommario del proprio vissuto.

La base ideale su cui costruire l’imponente struttura di una vita in grado di contenerne altre cento, forse addirittura mille.

A conti fatti, questa mia prima esperienza professionale con la biografia non è stata affatto male, anzi. Merito della mia passione per la scrittura? Certamente. Merito di un certosino lavoro di ricerca? Senz’altro.

Ma, soprattutto, merito del soggetto coinvolto. Ernest Hemingway ha vissuto, nel vero senso della parola. Ha scritto capolavori, si è gettato in avventure degne della migliore narrativa di evasione e ha amato nel modo più profondo e codardo possibile.

Ha fatto tutto questo. L’ha fatto fino in fondo.

Avere la possibilità di raccontarlo è stata un’avventura altrettanto coinvolgente.

E spero davvero che la lettura riesca a coinvolgere quanto più possibile anche voi.

Ora scusatemi ma sta calando la sera e, da come strattona, credo che qualcosa abbia abboccato alla mia canna da pesca. La luce del sole è fuoco freddo sull’acqua calma. L’ora ideale per i ricordi.

Alcuni saranno piacevoli e commoventi, altri decisamente dolorosi.

Poco importa. Come diceva Ernest Hemingway: “Il mondo ci spezza tutti, ma alcuni diventano più forti nei punti in cui si sono spezzati.”

Da qualche parte al largo di Cuba, primavera 1958.
“Nessuno dovrebbe mai restare solo, a una certa età…”
“…Ma è inevitabile!”

“Ironico. Sono diventato la copia perfetta del personaggio del mio ultimo romanzo.”

CrRZzZ CRrzZ!

“…E la vecchiaia non mi ha certo risparmiato!”
“Il

mare c’è…”

*”Ridi pagliacio. Enrico Caruso. 1901.”
Ridi PAGLiaAcioO SUL TUO AMORE iNFRaANToO…*
Ma che?
…CHE T’AvELENA iL COR!
DiAVOLO!
“Non c’è modo di sfuggire al passato!”
“E

questa canzone mi riporta alla mente un unico ricordo preciso!”

…riiidi DEL DUoOL…

Oak Park, Illinois, 1909.

Coragio, Ernest...
RiDi PAGLiaAcioO SUL TUO AMORE iNFRaANToO...
...Canta con me!

“Grace Hall... mia madre!”

“Era una cantante lirica e sperava con tutto il cuore che anche io seguissi la sua strada!“

“Ci teneva che crescessi nell’amore per l’arte e la bellezza. Le due caratteristiche che meglio la contraddistinguevano!”

“…Si chiamava Clarence Edmonds Hemingway e faceva il medico. Una grande passione per la natura e la vita più selvaggia!”

“Con mio padre era diverso…”

“Quanti bambini possono vantare di aver ricevuto un fucile da caccia come regalo per il loro decimo compleanno?”

“Sapevo unire un’inclinazione e una sensibilità artistica…”

“Da bambino avevo tutte le carte in regola per renderli orgogliosi entrambi.”

“…A un temperamento decisamente più combattivo e dedito all’avventura.”

“Ma l’amore e l’orgoglio di un genitore sono cosa facile.”

“Difficile è il carattere di un figlio che cresce e segue una strada tutta sua, segnando il confine netto di una delusione!”

“Non ho intrapreso una carriera da cantante, non mi sono iscritto all’università…”

“…Ho semplicemente capito cosa mi riusciva meglio nella vita!”

“La

redazione del Kansas City Star divenne la mia seconda casa.”

“La scrittura giornalistica, così veloce, immediata e priva di infrastrutture, divenne la base su cui costruire il mio stile letterario.”

“il

migliore degli allenamenti possibile!”

Certo che i ricordi fano venire la gola seca… Fortuna che ho la soluzione sotomano!

E questo come diavolo ci è finito qui dentro?

il mio romanzo sula prima guera mondiale.

Sembra pasato un secolo!

ironico, uno si tufa nel’alcol per dimenticare il pasato…

…E trova il pasato ad aspetarlo nel’alcol!

Italia, Basso Piave, notte tra l’8 e il 9 luglio 1917.

“Prima guerra mondiale. Uno schifo bello e buono. All’epoca guidavo le ambulanze.”

Tieni duro, amico! Cosa è stato?

“Quella maledetta notte, però, potevo contare solamente sulle mie gambe!”

Non mi piace per niente. Meglio tagliare la corda in freta prima che…

“Peccato che le mie gambe non si sono dimostrate così veloci!”

Sembra stia riprendendo conoscenza… mi sente, ragazo? Riesce a capirmi?

Dove… dove sono? Cosa diavolo…

Si trova al’ospedale militare. È stato ferito a una gamba. Ha avuto una bela fortuna, il corpo del soldato che trasportava le ha fato da scudo. Ma ora pensi solo a riposare.

Di qualsiasi cosa abia bisogno, penserò io a lei. Mi chiamo AGNES VON KUROWSKY e sono la sua infermiera!

“Agnes Von Kurowsky. Nessuna scheggia mi è mai penetrata così in profondità come quel nome.”

“Dritta nel cuore, senza nessuna possibilità di poter essere estratta.”

“Se ti ritrovi a ringraziare la bomba che ti ha quasi ucciso per averti permesso di conoscere un tale splendore…”

“…Allora capisci che tentare il tutto per tutto è l’unica strada percorribile!”

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Sebastiano Vilella – Le opere pittoriche – isbn: 978-88-36272-55-6

Il vecchio e il mare – nuova edizione – isbn: 978-88-36272-34-1

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