il domani

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BALZARETTI: LESIONE

DEFERITO GIACCHERINI

BRUTTE notizie per la Roma. Gli esami strumentali a cui è stato sottoposto ieri Federico Balzaretti, informa la società giallorossa in una nota, hanno evidenziato una lesione di primo grado al bicipite femorale della coscia destra.

DEFERITO il calciatore della Juventus Emanuele Giaccherini per avere, in occasione dei festeggiamenti seguiti alla conquista dello scudetto, esposto sull’autobus scoperto uno striscione offensivo verso Muntari («il gol mettilo nel c.»).

Sabato 27 ottobre 2012

Euro 0,40 > Anno XV - N. 266 SEDE: T&P Editori SRL - Tel. 0961.023922 - Loc. Serramonda - 88044 Marcellinara (CZ)

L’attacco Questa la ricetta: «Riforma dei campionati della Legge Melandri, dello status dello sportivo professionista, tutela marchi e legge su impianti»

«Riformiano un calcio in declino» Agnelli chiede la rivoluzione del sistema: «Momento peggiore da 30 anni» di TULLIO PARISI TORINO –«Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo: dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo conoscendo un declino, il più critico da dieci anni a questa parte (compresa la Juventus che domina in Italia e stenta in Europa) e destinato ancora a peggiorare. È necessaria una riforma strutturale del settore professionistico, che non può più vivere come considerato al pari di quello di base». È il grido di allarme, ma anche di soccorso e sostegno al sistema calcio, lanciato dal presidente bianconero, Andrea Agnelli, all’assemblea degli azionisti. Passivo dimezzato (da 95 a 48 milioni di euro) e ricavi in aumento (da 172 a 213 milioni di euro) sono buoni segnali per la società (e l’anno prossimo si prevede un ulteriore notevole taglio alle perdite), ma Agnelli, dopo aver ringraziato gli azionisti per il loro contributo, si fa promotore di una campagna più generale. «Abbiamo fatto quasi tutto per tornare competitivi – spiega - ma si può operare fino a un certo punto, se il sistema in generale non cresce. Occorre dialogo con le istituzioni e non è questione di proporre la mia candidatura in organismi sportivi. C'è una buona condivisione dei problemi, nel palazzo, ma bisogna arrivare a rendere più attraente all’estero il calcio che produciamo in Italia. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo quarti, dopo Spagna, Inghilterra, Germania e presto Francia-Portogallo li seguiranno». Ecco la ricetta: «Riforma dei campionati, della Legge Melandri, del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei

marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci». Anche sui principi internazionali, come il fair play finanziario, Agnelli invita a riflettere. «Dovremmo conoscere i meccanismi sanzionatori, perchè escludere due o tre squadre dalle competizioni comporta danni economici: chi li pagherebbe?». Per ora, il fair play la Juve se lo fa soprattutto in casa: «I tifosi sono soddisfatti di come gioca la squadra e non ho mai detto che siamo pronti per vincere in Europa, ma solo che abbiamo l’ambizione di conquistare ogni trofeo per cui lottiamo. Il City, che dovrebbe essere un modello, è quasi fuori dalla Coppa e l’Ajax dei ragazzini l’ha battuto». Aggiunge l’ad Marotta: «Sarebbero insostenibili anche in prospettiva ingaggi più alti. Ci vuole armonia economica ed è difficile immaginare che un club italiano possa prendere un top player di primissimo piano». Per il futuro, Agnelli indica un profilo del presidente di Lega ideale: «Dovrà essere intraprendente. È fondamentale la ridiscussione dei diritti televisivi per il prossimo triennio, è uno spartiacque decisivo». C'è anche un ritorno al passato con il saluto a Del Piero: «Abbiamo dato un tributo a uno dei più grandi della storia della Juve. Non abbiamo mai chiuso le porte a nessuno. La squadra comunque è completa e lavora per i massimi obiettivi». E non può mancare la controfrecciata del presidente bianconero Agnelli a Diego Della Valle: «Io le discoteche le frequento poco, ma una delle ultime volte l’ho fatto per festeggiare uno scudetto e mi sono divertito molto. Gli auguro di farlo pure lui».

ABETE REPLICA «Venuto meno il volano delle grandi società» «E' IL VOLANO di sviluppo dei grandi club, in Italia, che ha segnato il passo rispetto ai club di altri Paesi a livello europeo, basta vedere il fatturato delle società inglesi o spagnole». E’ la lettura-replica del presidente della Figc Giancarlo Abete allo sfogo del patron juventino. Non si tratta di annullare tutto, ma costruire: «Bisogna mettere insieme una serie di tasselli strategici – ha aggiunto Abete – a cominciare dagli stadi, per cui la Juve è l’unica società che ha avviato questo percorso virtuoso, ma nel contempo fare anche una riflessione sulla realtà del sistema professionistico. Per quanto riguarda la serie A, è collegata ad una volontà che deve emergere all’interno delle società della Lega». Sulla riduzione dei club in A, aggiunge: «E' un problema che deve trovare condivisione all’interno della Lega».

L’ad Marotta «Ci vuole armonia economica»

Il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, e l’ad, Beppe Marotta. In alto, Agnelli col tecnico Conte

Dopo le pessime prove nelle prima fase delle coppe incalzano Francia e Portogallo

Italia ora al sesto posto nel coefficiente Uefa ROMA – Tre sconfitte, due pareggi e una sola vittoria: è questo il magro bilancio delle squadre italiane nella settimana di calcio europeo. Verdetto parziale, certo, perchè quel che conta è la qualificazione alla fase successiva. Ma intanto nel coefficiente Uefa l’Italia scende di altre due posizioni rispetto alla media degli ultimi cinque anni, dalla quarta alla sesta, Francia e Portogallo incalzano. Insomma, una fotografia che fa da supporto alla diagnosi di Andrea Agnelli: «il calcio italiano è alle prese con un declino rapidissimo, che non accenna a diminuire», ha detto il presidente Juve. Anche la sua squadra, dominatrice in Italia ma molto affaticata in Europa, mostra sintomi del virus che fece dire un paio d’anni fa a Galliani «il calcio italiano si sta trasformando da un ristorante a una pizzeri». Ma non è solo la Champions la nota dolente. Al

termine delle gare di andata della fase a gironi delle coppe europee – Champions League ed Europa League – prosegue infatti la crisi del calcio italiano. In Champions League, dove dal 1998/99 l’Italia non presentava soltanto due formazioni in questa fase, su 6 partite di Milan e Juventus il bilancio è miseramente di 1 vittoria, 4 pareggi ed 1 sconfitta. Non va troppo meglio in Europa League, dove c'è una netta spaccatura tra il buon andamento di Lazio ed Inter (3 vittorie e 3 pareggi, senza sconfitte, sommando i cammini delle formazioni di Petkovic e Stramaccioni) ed il pessimo di Udinese e – soprattutto – Napoli (2 vittorie, 1 pareggio e 3 sconfitte nelle 6 partite dei club di Guidolin e Mazzarri). In totale, su 18 partite, l’Italia ha finora un bilancio di 6 vittorie, 8 pareggi e 4 sconfitte, che dà un ranking stagionale – finora – di 5,58 punti, sesto posto nel 2012/13 dopo la Spagna

(7,57), la Germania (6,78), l'Inghilterra (6,71), l’Ucraina (6 netti) e la Francia (5,75). Un regresso, se pensiamo che nella classifica storica assoluta del ranking Uefa – che tiene conto dell’ultimo quinquennio – l'Italia è quarta dietro Spagna, Inghilterra e Germania, davanti alla Francia (quinta) e all’Ucraina (settima), con sesto il Portogallo; Francia ed Ucraina, però, nella stagione in corso stanno facendo meglio delle nostre rappresentanti. A conti fatti, l’Italia sta perdendo sempre più terreno dalle prime tre nazioni – quelle che adesso portano 4 squadre in Champions – considerando che oggi la distanza fra Italia e Germania, nella classifica storica assoluta, è di 13,15 punti, mentre alle spalle stanno rinvenendo prepotentemente la Francia (oramai a -2,3 punti) ed il Portogallo (a -2,8 punti dall’Italia).

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