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2. Guida alle attività: analisi dei diritti umani
from Formazione del personale di polizia basata sui diritti fondamentali Manuale per formatori di persona
Titolare di doveri: deve soddisfare gli obblighi di rispettare e tutelare i diritti umani altrui. Portatore di diritti: deve conoscere i propri diritti umani per poterli rivendicare. Suggerimento didattico: gestire le attività con gli studi di casi • Descrizioni di studi di casi: talvolta i partecipanti possono avere l’impressione che le descrizioni degli studi di casi non siano abbastanza dettagliate per poter trarre conclusioni appropriate. Gli studi di casi sono soltanto brevi descrizioni di uno scenario, poiché i risultati fondamentali dell’apprendimento dipendono dalle domande analitiche fondamentali emerse durante il corso di formazione. Il percorso che permette di trarre conclusioni è importante quanto le conclusioni stesse. • Discussione di studi di casi: la discussione dev’essere strutturata, lasciando tuttavia spazio anche alle «risposte creative» dei partecipanti. Il fatto di incoraggiare prospettive diverse offre una buona base di discussione sui problemi e gli aspetti interessanti concernenti il caso in esame. In qualità di formatori a livello nazionale, è importante che scegliate casi appropriati al vostro specifico contesto formativo. Altri casi esaminati dalla Corte EDU o dai tribunali nazionali potrebbero essere più adatti alle vostre esigenze. In allegato al presente manuale figura una guida su come reperire i casi della Corte EDU.
2. Guida alle attività: analisi dei diritti umani
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Le due dispense offrono ai funzionari di polizia uno «strumento di navigazione» graduale che è simile all’approccio analitico usato dai giudici. Contribuiscono a sviluppare le capacità dei funzionari di polizia di rispettare i propri obblighi in quanto «titolari di doveri» e, al tempo stesso, di rivendicare i propri diritti in quanto essi stessi «portatori di diritti». Scopo di ciascuna dispensa è: • fornire una matrice per trasferire i principi dei diritti fondamentali nella pratica, traducendo i principi generali in indicazioni pratiche; • presentare uno strumento per utilizzare costruttivamente i diritti umani e rispondere a domande pratiche in materia di diritti umani; • insegnare a trovare un equilibrio tra interessi contrastanti in maniera imparziale, fornendo un insieme di «domande giuste» che possono essere poste per individuare gli aspetti più importanti relativi ai diritti fondamentali di una determinata situazione e soppesare gli interessi dei soggetti interessati; • definire un metodo per facilitare l’interiorizzazione dei diritti umani, sviluppando un atteggiamento positivo e un bagaglio di competenze utili per applicare i diritti umani; • offrire ai funzionari di polizia uno strumento per individuare e analizzare situazioni adottando un approccio simile a quello usato nei tribunali e/o dalle organizzazioni non governative, oltre che un metodo per stabilire se i loro stessi diritti sono rispettati.
Suggerimento didattico: ricorrere alla prassi di polizia per introdurre la prospettiva dei diritti umani Molti funzionari di polizia analizzano situazioni concrete a partire dalla prospettiva della legislazione nazionale, come il codice penale e la legge e i regolamenti sulla polizia. Osservando o intervenendo in situazioni concrete, solitamente si pongono domande di questo genere: • Quale legge si applica in questa situazione? • Di quali opzioni dispongo secondo le disposizioni di legge applicabili? • Il comportamento, ad esempio, di un manifestante è violento o aggressivo a sufficienza per giustificare l’arresto in base a una specifica legge? Molti funzionari di polizia sono già dotati delle competenze analitiche necessarie per adottare la prospettiva dei diritti umani. Eseguire un’analisi da questa prospettiva significa applicare le norme in materia di diritti umani presenti negli strumenti costituzionali e/o internazionali in materia di diritti umani e tradurre le situazioni nel linguaggio dei diritti umani. L’obiettivo è comprendere se un determinato intervento o una determinata omissione costituisca o meno una violazione dei diritti umani. Questa prospettiva richiede di compiere un passo indietro rispetto alla legge nazionale e di considerare una situazione dal punto di vista più ampio della legge sui diritti umani.
a. Dispensa 1: Obbligo di rispetto
Questa analisi si applica agli studi di casi riportati nella dispensa 1. La dispensa 1 propone una matrice di riferimento per analizzare l’obbligo di rispetto ed è costituita da due parti:
Parte 1. Ingerenza: Valutare se una situazione rientra nell’ambito di applicazione di un diritto umano e se un’azione dello Stato interferisce con questo diritto. Parte 2. Violazione: Valutare se questa ingerenza è giustificata o se, al contrario, costituisce una violazione di diritti umani.
Ciascuna parte contiene domande utili per esaminare situazioni che chiamano in causa i diritti umani e per suddividere le complessità in componenti più gestibili.
La parte 2 si applica soltanto ad alcuni diritti umani. Non sono giustificate ingerenze nei diritti umani assoluti come il divieto di tortura (articolo 3 CEDU). Ogni ingerenza in un diritto umano assoluto costituisce anche una violazione di tale diritto. PARTE 1: DIRITTI UMANI APPLICABILI/INGERENZA DELLO STATO
1.1. Quale diritto o quali diritti umani si applicano a questa situazione concreta?
Per stabilire quale diritto umano o quali diritti umani sono implicati e si applicano a una situazione sono necessarie alcune conoscenze, che possono essere reperite rispondendo a queste domande: • quali diritti umani sono garantiti nei documenti nazionali e internazionali? • qual è lo scopo di applicare una norma sui diritti umani? Poiché i diritti umani hanno una formulazione ampia, la giurisprudenza determina l’ambito di applicazione delle norme in materia di diritti umani.
1.2. Un intervento dello Stato ha interferito con i diritti umani applicabili? Per rispondere a questa domanda è necessario esaminare l’intensità e/o la qualità dell’intervento dello Stato. In generale, costituiscono ingerenze le seguenti azioni dello Stato: • punizioni basate su divieti di comportamenti specifici sulla base del diritto penale o amministrativo, quali multe e la detenzione/ carcerazione; • interventi della polizia sulla base del diritto penale o della legge sulla polizia, tra cui l’arresto, la perquisizione personale, la perquisizione domiciliare, i controlli di identità; • qualsiasi atto o impiego della forza necessaria e fisica da parte della polizia. Gli interventi della polizia, per la loro natura potenzialmente intrusiva, sono generalmente considerati analoghi a un’ingerenza con un diritto umano.
PARTE 2: GIUSTIFICAZIONE O VIOLAZIONE?
Nella parte 2 la domanda principe è: esistono ragioni giustificabili per interferire con un diritto umano? Le domande analitiche nella Parte 2 cercano di individuare il ragionamento sotteso a un intervento, in particolare per quanto concerne i principi di necessità e proporzionalità. Dalle risposte è possibile stabilire se l’ingerenza in un diritto umano è giustificata. L’ingerenza: • è giustificata se la risposta a tutte le domande è «SÌ»; • non è giustificata, ed è considerata una violazione dei diritti umani, se la risposta a una o più domande è «NO».
2.1. Si rinviene una base giuridica nazionale per l’intervento di un’autorità statale?
Per rispondere a questa domanda vanno prese in considerazione le leggi pertinenti relative all’intervento dello Stato e alla sua ingerenza in uno o più dei diritti umani in gioco. Ciò perché un’eventuale ingerenza in un diritto umano deve essere fondata su una disposizione di legge, come previsto dai principi di base dello Stato di diritto e della legalità.
2.2. L’azione persegue uno scopo/un interesse legittimo? Ogni ingerenza in un diritto umano deve perseguire uno scopo o un interesse legittimo. Si riporta un elenco non esaustivo di scopi o interessi legittimi: • la sicurezza nazionale; • l’integrità del territorio o la sicurezza pubblica; • la prevenzione di disordini o reati; • la protezione della salute o della morale; • la protezione della reputazione altrui. Per aiutare a capire se si tratta di uno scopo o un interesse legittimo, occorre considerare la legge o le leggi e il diritto o i diritti umani pertinenti a una situazione. Rispondere alle domande della parte 1 e alla prima sezione della parte 2 è utile per raccogliere queste informazioni.
2.3. L’ingerenza dello Stato è necessaria e proporzionata allo scopo perseguito? Perché sia giustificata un’ingerenza da parte dello Stato, l’azione che costituisce l’ingerenza deve essere necessaria e proporzionata alla sua causa e al legittimo scopo perseguito. Un’ingerenza non deve travalicare i confini di quanto è strettamente richiesto per ottenere il risultato desiderato. Per stabilire la necessità e la proporzionalità si possono porre le seguenti domande: • L’azione è adatta per perseguire lo scopo legittimo? Per rispondere a questa domanda occorre analizzare se la misura è adeguata ed efficace. Le misure inefficaci non sono proporzionate. • È necessaria (per «pressante esigenza sociale»)? È la misura meno intrusiva? Esistono alternative? Le misure eccessive non sono proporzionate.