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Traduzione libro pag
Letture per l'estate Un esercizio di traduzione
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La nostra classe, 3CL, con l’aiuto della professoressa Piccini, ha tradotto un brano tratto dal libro “Kurz und Schnell” di Irmela Brender, intitolato “Caroline über Wiese laufend”, di cui una traduzione italiana non è mai stata pubblicata. Questa attività è stata indubbiamente faticosa e ci siamo resi conto di quanto sia complicato esprimere un concetto originariamente scritto in una lingua straniera con delle parole ed espressioni appartenenti alla lingua italiana, difficoltà certamente presente in tutte le traduzioni che leggiamo ogni giorno, ma alla quale non avevamo mai davvero fatto caso. D’altra parte, tradurre da una lingua straniera, studiata solamente sui banchi di scuola, alla propria lingua madre è una grande soddisfazione, qualcosa che ci ha lasciati con un piacevole senso di appagamento. Questa è una delle ragioni per le quali siamo iscritte a questo indirizzo e, amando la lingua tedesca, questa attività è stata anche molto appassionante.
Caroline che correva sui prati
Di Irmela Brender (Mannheim 1935 - Stuttgart 2017): scrittrice e rinomata traduttrice dall’inglese di opere letterarie, scientifiche e di saghe fantasy. Per una che non aveva mai avuto un ragazzo, Joschi era qualcosa come… come … A Caroline veniva in mente solo la parola "miracolo". Joschi era bello, Joschi era divertente e andava d'accordo con tutti, Joschi suonava la chitarra, Joschi intratteneva tutti, Joschi aveva anche una moto, ma soprattutto Joschi era cotto di Caroline. Di questo Caroline non era così sorpresa come la maggior parte delle sue amiche, lei aveva sempre saputo che un giorno sarebbe arrivato qualcuno a cui piaceva proprio lei, l'esile e pallida Caroline. Certo perché, invece di "esile", la si poteva definire anche slanciata e, invece di "pallida", delicata. Di lei si poteva pensare "non ha niente da dire", ma anche "è una che sa ascoltare". Con Joschi però tutto era meglio, con Joschi poteva andare alle feste e ballare lenti invidiata da tutte, girare per la città, ascoltare vinili in un negozio e poi andarsene ridendo, guidare gli autoscontri al luna park e tenergli la mano al cinema. Con Joschi Caroline viveva scene che fino ad allora aveva solo immaginato, di cui aveva solo letto e che sapeva appartenevano agli anni che lei adesso stava vivendo. Vivere per davvero, pensava Caroline, vivere fino in fondo, sì, con Joschi era sempre vita, VITA scritto a caratteri cubitali, come quelli che si vedono sui cartelloni pubblicitari, sulle copertine dei dischi e in televisione. Caroline vedeva l'immagine che gli altri dovevano avere di loro due: lei delicata e snella, lui alto e moro, entrambi allegri, ben curati, pieni di vita e giovani. Era tutto perfetto! E poi Caroline che correva nei prati, lentamente, come al rallentatore, con il colletto della camicetta che si alzava e abbassava nella corsa e i capelli che ondeggiavano morbidi al vento; dietro, seminascosto, Joschi che le afferrava delicatamente la mano correndo adagio. No, questa fantasia non l'aveva ancora vissuta con Joschi, doveva averla vista altrove, ma le apparteneva, di questo Caroline era convinta e prima o poi l'avrebbe vissuta; forse addirittura oggi durante la gita in moto. Dieci chilometri di strada di campagna, un paio di minuti in moto, per arrivare a destinazione, dove dovevano incontrare gli altri per il picnic e poi … La moto sussultò strappando bruscamente Caroline dai suoi so-
gni ad occhi aperti. Joschi frenò e accostò, appena in tempo, a lato della strada. "Qualcosa non va?", chiese Caroline. "Ovviamente c'è qualcosa che non va" rispose Joschi, "Ma cosa? Maledetto catorcio!" Joschi smontò e si accovacciò a lato della moto. “Riuscirai a sistemarla, vedrai", disse Caroline scostandosi i capelli dalla fronte. "Speriamo che qualcuno lassù sia in ascolto e ci aiuti, potrebbe essere qualunque cosa, non ho idea di cosa possa essersi rotto". Carolina sorrideva ancora, i ragazzi come Joschi sapevano il fatto loro, pensava, quindi si chinò a raccogliere margherite sul ciglio della strada. "Devi arrivare al paese vicino e chiamare qualcuno." Joschi premette sul pedale dell’accensione, ma il motore non partì. “Benzina ce n'è ancora, non può dipendere da quello, ma cosa altro potrebbe essere? In fondo ho questa moto solo da tre settimane e non l'ho ancora pagata al tizio che me l'ha venduta. Beh, forse ora non gliela pago nemmeno”. “Dai, Caroline, sbrigati, vai!". " Ci sono 10 chilometri, è troppo lontano" disse Caroline, mentre raccoglieva foglie per il suo mazzolino. "Non devi andarci a piedi, devi fare l'autostop!" disse Joschi, "Con le ragazze si fermano tutti". "L'autostop?" domandò Caroline incredula. "Certo!". "Ma io non posso" rispose Caroline. Fare l'autostop era una delle poche cose che a casa di Caroline erano vietate e lei capiva bene perché. Tutti sapevano che cosa avrebbe potuto succedere ad una ragazza che faceva l'autostop. "Non farò mai l'autostop in vita mia!". Joschi alzò la testa, era tutto rosso in faccia perché era stato piegato, aveva i capelli appiccicati alla fronte sudata e non era più così attraente. "Senti un po', sei fuori di testa? Questa è un'emergenza, non riesco a far ripartire il trabiccolo, credimi". “Io non faccio l'autostop" ribadì Caroline. "Va bene, principessina sul pisello, allora resta qui vicino alla moto finché non torno, ma ce ne vorrà prima che diano un passaggio ad un ragazzo, oltretutto con i capelli lunghi". " Non penserai di lasciarmi qui da sola?". "Ovvio, qualcuno deve restare con la moto, altrimenti possono rubare di tutto, te l'ho detto che non l'ho ancora pagata". Caroline allora gli spiegò in modo semplice e pratico come fare per non rovinare l'immagine idilliaca di un ragazzo accanto ad una moto e una ragazza che coglieva fiori. Era troppo pericoloso lasciarla da sola, qualunque automobilista avrebbe potuto fermarsi, trascinarla in macchina e fare chissà cosa. Anche fare l’autostop era escluso, quindi non restava altro da fare che incamminarsi insieme e percorrere i dieci chilometri per raggiungere gli altri. La moto poteva restarsene da sola, che cosa era più importante, del resto, lei o la moto? "Devi ammetterlo, Joschi, che cosa è più importante, io o la moto?". Joschi vicinissimo, il viso ancora più rosso, sulla fronte e sotto il naso perle di sudore, le disse: " Sei seria?" "Certo" rispose Caroline sorridendo e porgendogli i fiori. "Non sono carini?". "Oca!" fu la risposta di Joschi, mentre se ne andava col pollice alzato lungo la strada di campagna. Caroline non aveva ancora capito bene cosa stava succedendo che Joschi era già duecento metri più in là; un'auto gli passò accanto e si fermò, Joschi parlò con il conducente e salì. Ripartendo l'auto sollevò una nuvola di polvere. "Joschiii" urlò Caroline rincorrendo l'auto, "Joschi non puoi, te l'ho spiegato! Joschi!", ma l'auto era già scomparsa. Caroline iniziò a piangere, non aveva neanche un fazzoletto, si coprì il viso con le mani e guardò verso l'alto. Oca? Col cavolo, maledetta moto! Cosa fare? Mentre slegava il cesto da picnic dal bagagliaio della moto immaginava tutto quello che sarebbe potuto succedere ad una ragazza sola in una strada di campagna, seduta vicino a una moto ad aspettare, finché un'auto arrivava e si fermava… Caroline iniziò a correre. Stava ancora piangendo, il naso le colava e doveva portare il cestino un po' con la mano destra e un po' con la sinistra. E fu così che Carolina corse sui prati.
Chiara Castrezzati, Federica Marchi, Chiara Mensi e tutta la classe 3^CL
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