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La Monaca di Monza pag
La Monaca di Monza
Nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni si racconta della monaca di Monza, una nobildonna che si fece monaca, ma non di sua spontanea volontà. In primo luogo, ancora prima che Gertrude nascesse, i suoi genitori le avevano già programmato la vita: sin dal grembo materno, le venne scelto un nome che richiamasse la religione, Gertrude; una volta nata, le vennero regalate delle bambole vestite da suora in modo tale che, ancora bambina, si ispirasse a loro. Gertrude non sapeva che questa fosse una sorta di manipolazione destinata a continuare incessantemente nel corso degli anni. In seguito, infatti, quando venne mandata in monastero per raggiungere un’educazione adeguata, lei riceveva più attenzioni di tutte le altre bambine, veniva trattata meglio in modo che si affezionasse all’ambiente. Una volta concluso il suo percorso scolastico, avrebbe apparentemente avuto due possibilità: diventare monaca o sposarsi, ma si trattava di una falsa libertà di scelta. I genitori non avevano nessuna intenzione di pagare per lei la costosa dote necessaria per le nozze; volevano mantenere intatto il loro patrimonio solo per il principino, il fratello maggiore di Gertrude. In secondo luogo Gertrude non divenne monaca di sua spontanea volontà perché fu vittima di una manipolazione anche da parte delle monache e della servitù. In monastero, infatti, oltre all’affetto, le altre monache le parlarono di potere, le dissero che quando sarebbe diventata Madre Badessa avrebbe potuto fare tutto ciò che avesse voluto e dire agli altri cosa avrebbero dovuto fare; questo era un modo per dirle che lei era una persona importante più di tutti gli altri. Durante il suo periodo nel monastero, tuttavia, Gertrude iniziò un po' a dubitare di quello che sarebbe stato il duo destino perché iniziò a confrontarsi anche con altre ragazze che, una volta finita la scuola, si sarebbero sposate; questo la spinse a fantasticare a sua volta sulle nozze. Ogni volta che Gertrude aveva questi ripensamenti le monache erano sempre pronte a parlarle del potere che avrebbe avuto, senza mai menzionare gli obblighi spirituali e gli aspetti più puri della religiosità. Anche una volta tornata a casa, le si parlava solo di potere, potere di cui in realtà la fanciulla era priva perché veniva continuamente controllata. Si cercava di non mostrarle come fosse veramente la vita fuori perché i familiari volevano farle rimpiangere il monastero. Un giorno Gertrude decise di scrivere al paggio di casa: era un ragazzo che faceva parte della servitù ed era, dunque, di ceto sociale basso; in quella lettera scrisse che provava qualcosa per lui (era l’unico a trattarla come un essere umano), ma la missiva non arrivò mai al destinatario. Venne intercettata da una donna che lavorava in casa e che la consegnò al padre. Gertrude era talmente controllata da tutti che non poteva neanche scrivere una lettera, esprimendo i suoi sentimenti. Infine Gertrude non divenne monaca di sua spontanea volontà perché venne manipolata da una figura per lei fondamentale: il padre. Lui per lei era tutto: un dio le cui parole la influenzavano più di ogni altra persona. La sua volontà era assoluta: tutte le persone che l’avevano manipolata, del resto, lo avevano fatto perché era stato lui a volerlo. Ogni suo desiderio era un ordine. Timorosa di deludere le aspettative paterne, dopo tanto soffrire, Gertrude stremata pronunciò un sì fatale per il suo destino. Il padre lo interpretò come un sì verso la vocazione e chiamò subito il resto della famiglia come testimone. Non restava che recarsi al monastero o il giorno stesso o il giorno dopo. Gertrude “scelse” quello dopo. Una volta preparata, partì per Monza; durante il tragitto fu il padre a insegnarle cosa avrebbe dovuto ripetere alle monache e le fece imparare il discorso a memoria. Il tempo trascorse veloce: dieci giorni dopo, Gertrude prese il velo e pochi anni dopo incontrò un bravo, Egidio, con cui iniziò una storia d’amore proibita. A causa sua divenne complice dell’orribile delitto di una monaca, uccisa da Egidio perché aveva scoperto il loro segreto e minacciava di rivelarlo; a causa sua tradì anche la fiducia di Lucia che, in fuga da don Rodrigo, le aveva chiesto protezione. In conclusione la monaca di Monza fu manipolata per tutta la sua vita, prima dalla famiglia e poi dall’amante. Non sarebbe mai stata capace di liberare la propria anima dalla prigionia.
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storia di un’anima prigioniera
Giorgia De Marco, 3°D RIM