
4 minute read
Un anno in California pag
UN ANNO IN CALIFORNIA
Ciao, sono Sara Chiarini, una vostra compagna di scuola. Quest’anno io sarò in America come ex change student quindi ci vedremo l’anno prossimo :), intanto nei prossimi mesi vi racconterò la mia esperienza, quindi per sapere come sta andando leggete tutti gli articoli che scriverò nel corso dell’anno.
Advertisement
Tutto è iniziato ad ottobre del 2021, quando immaginavo il quarto anno all’estero come un’idea bellissima, ma appunto solo un’idea: non credevo che potesse diventare realtà. Quando iniziai a pensarci più seriamente non sapevo perché lo stavo facendo, sapevo solo che volevo andare altrove, per farmi degli amici, per conoscere gente nuova, per fare nuove esperienze, non so perché, ma volevo andarmene. Forse perché non ero riuscita a farmi amicizie solide in Italia, forse per il Covid o magari era solo un modo per lanciarmi una sfida e vedere se sarei riuscita oppure no, non lo so esattamente il perché, però ora posso dire che sono felice di
aver preso questa decisione e
sono felice di essere qui.
Innanzitutto il primo passo è stato scegliere con quale associazione o agenzia partire. Io ho scelto Intercultura che ha contatti in tutto il mondo e all’estero è chiamata AFS. Era stata una mia amica a parlarmene e a incuriosirmi soprattutto perché le famiglie ospitanti sono volontarie, non vengono pagate per ospitare. Con quest’associazione è più complicato partire, perché ci sono varie selezioni da superare; la prima è avvenuta a dicembre, quando mi è stato chiesto di compilare vari questionari che sinceramente mi sembravano anche un po’ stupidi per la tipologia di domande che contenevano. Passata questa selezione, feci un colloquio con i volontari di Intercultura, poi vari incontri online e a poco a poco questa fantasia stava diventando realtà. I mesi passarono e arrivò marzo (a marzo io avrei saputo se ero stata selezionata e, in caso affermativo, in quale Paese sarei andata); ogni giorno aspettavo quella maledetta mail che non arrivava e non arrivava e non arrivava finché il 15 marzo arrivò. Questa mail semplicissima in cui mi veniva solamente detto che ero stata presa per il programma annuale negli Stati Uniti, rese la mia giornata meravigliosa. Dopo questa comunicazione ebbe inizio l’attesa più lunga della mia vita, che terminò il 22 giugno con la comunicazione del nome della famiglia che mi avrebbe ospitata: i Roscoe in nord California nella città di Arcata. Sinceramente la mia prima reazione fu “ah ok”. Questa notizia, infatti, mi era

arrivata nel bel mezzo di una giornata di Grest, mentre stavo ripulendo la ferita a un ginocchio di una bambina, quindi non ci prestai nemmeno molta attenzione. Realizzai la cosa solamente 5 ore dopo nel momento in cui i cancelli dell’oratorio si chiusero e dalla gioia incontenibile mi misi a saltare come una bambina il giorno di Natale. Fu una reazione spontanea e la co-
sa che più mi piacque è che pure i miei amici si misero a saltare e ballare con me; è stato uno dei momenti più belli
della mia vita. In seguito avviai le pratiche per il passaporto e il visto. I giorni passavano velocemente e arrivò l’ultima settimana prima della partenza, prevista per il 9 agosto. Io me la sono organizzata tutta per filo e per segno per salutare tutti e, vi dirò, in una settimana è veramente difficile, ma ce l’ho fatta: ho salutato tutti e le persone più importanti per ultime, infatti la sera dell’8 agosto sono rimasta fuori casa fino alle 4 del mattino credo per salutare i miei amici più stretti e Luca, il mio ragazzo. Fiumi di lacrime. Il mattino seguente sveglia presto e alle 8.00 partenza per Milano, poi alle 14.20 c’è stato l’ultimissimo saluto con i miei fratelli e i miei genitori. Una volta giunta al JFK Airport di New York avrei viaggiato da sola fino a San Francisco e da lì a Eureka, dove avrei incontrato la mia famiglia ospitante per la prima volta per andare insieme in Arcata. Di fronte a loro la mia prima reazione è stata piangere per la felicità, ma poi la mamma ospitante mi ha abbracciata ed è stato bellissimo. Non vi nascondo il fatto che il secondo giorno e in generale la prima settimana sono stati difficili, ma un consiglio che mi sento di dare a chiunque intenda vivere questa esperienza, è di passare più tempo possibile con la famiglia e in generale con le persone del luogo. Nel mio caso finora non ho mai trascorso ancora un giorno interamente in casa. In queste prime settimane ho fatto continuamente nuove esperienze: ho assaggiato il caffè americano che ehm, come dire, non si può esattamente definire buono; ho provato paddle e kayak per la prima volta; ho visto un tramonto sull’oceano; ho fatto colazione con degli amici dei miei genitori ospitanti, tra cui anche dei professori e molto altro ancora. Francamente prima di partire mi erano venuti numerosi dubbi, perché in quest’ultimo anno la mia vita è cambiata molto: ho conosciuto un sacco di persone nuove, ho trovato un ragazzo meraviglioso, ho una migliore amica e quindi non sapevo se
fossi pronta a partire e lasciare tutto per un anno, non lo so nemmeno ora. Ma sono felice di quello che sto facendo e non vedo l’ora di scoprire cos’altro quest’avventura mi
riserva. Vi terrò aggiornati su come procede.
Sara Chiarini, 4°AAFM
