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Sedici anni, una spalla nel deserto pag
LUNARFOLLIE
SEDICI ANNI, una spalla nel deserto
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Sul web è nato un fenomeno di consapevolezza delle proprie cosiddette “red flag”. Le “red flags” sono come campanelli d’allarme che si riconoscono nell’altra persona e segnalano che la relazione (di qualsiasi natura) non è sana. Beh, credo di aver scovato una delle mie.
Nel mezzo di giugno ho fatto un viaggio in Corsica con i miei amici scout, un’esperienza che abbiamo sognato per molti mesi e abbiamo reso, con tanti sacrifici, possibile.
Così abbiamo avuto l’occasione di vivere diverse realtà: campeggio in tenda, nei cosiddetti “pagliai”, ospitati in oratorio. O ancora l’opportunità di camminare su diverse strade: nelle grandi città come Bastia, in borghi più piccoli come Corte, in montagna, nelle valli, nuotare in fiumi, laghetti e nel mare, e, infine, vivere il deserto.
Quest’ultima è stata, senza dubbio, quella che ci ha segnati di più. Strano da dire, ma non mi ero mai immaginata realisticamente come potesse essere un deserto, è sempre stata un’immagine quasi surreale, da film western con i cowboy che si sfidavano a duello. Due passi nel deserto ed è diventato tutto improvvisamente reale.
Prima facciamo un passo indietro. Dopo una mattinata in cui avevamo già percorso 7 km per arrivare al mare e farci un meritatissimo bagno nelle acque cristalline di Ostriconi, avevamo programmato 4 ore di camminata nel primo pomeriggio. Ci abbiamo provato, ma il caldo era insopportabile, quindi ci siamo fermati per un po’ all’ombra e aspettato le 17. Non voglio esprimere pensieri moralisti e scontati, ma vi posso giurare che questa giornata mi ha cambiato la vita perché, per quanto avessimo preparato bene i percorsi, dopo circa metà delle previste ore di cammino, troviamo un’indicazione che recitava “Ghignu, 4 ore”. Così abbiamo scoperto che le ore di cammino sarebbero state 6 e mezza, e noi eravamo a poco più di un terzo, e la fatica non era purtroppo il maggiore dei problemi. Tre litri e mezzo di acqua a testa non erano abbastanza per affrontare un percorso del genere, specialmente dopo questa scoperta. Alle 20:15 tirando la mia sacca dell’acqua ho tristemente scoperto che era vuota, e mancavano ancora 3 ore. Gli ultimi tratti di percorso sono stati orribili, con continui attacchi di panico, spasmi dalla fatica e una sete tremenda. Tornando alla questione dei miei “campanelli dall’allarme”, ecco qua… non ho paura di espormi. Sono convinta con fermezza che non riuscirò mai a trovare delle persone migliori come quelle che mi sono state accanto durante questa esperienza. Non dimenticherò mai chi ha provato a starmi vicino mentre cercavo di gestire gli attacchi di panico, chi ha insistito affinché mangiassi, chi mi ha offerto la propria acqua nonostante gliene fosse rimasta pochissima e si stesse sforzando per non sprecarla. Da quel momento non faccio che guardare chi mi sta accanto e chiedermi… tu mi staresti accanto? Saresti al mio fianco nel deserto? Ilaria Piceni, 4DL
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