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“Pochi insegnanti hanno amato davvero il loro lavoro”
La mia relazione con la scuola è sempre stata complicata, era come mettere in una gabbia due tigri: alla fine, una delle due perde.
Sin da quando ho messo piede alle elementari mi è sempre piaciuto imparare e, tra lavoretti e progetti, il tempo è passato così in fretta che mi ricordo davvero poco di quegli anni e solo il tempo di chiudere e aprire gli occhi, hanno bussato alla mia porta dicendomi che il giorno dopo avrei iniziato le superiori.
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“Anche no” ho subito pensato. Ma non avevo piani B, il tempo non te li concede!
Non mi rendo conto di essere arrivata alla fine di questo capitolo in così pochi secondi, sono passati ben 5 anni da quando mi sono sentita per la prima volta un essere tanto piccolo in un edificio così grande e popolato da ormai adulti… cosa che io dovevo ancora diventare.
Ma piano piano lo si diventa tutti: chi più e chi meno, ma c’è sempre tempo.
Il periodo delle superiori può essere visto come una medaglia, due facce che rappresentano gli studenti: quella che fa vedere quella che vogliono gli altri e, dall’altra, quella che li rappresenta realmente. E non parlo solo di studenti. Gli insegnanti possono risultare esattamente come ho appena descritto gli alunni, anche se per fortuna ce ne sono stati pochi.
Pochi hanno insegnato veramente a una classe cosa vuol dire il rispetto e l’impegno per mettere in risalto il meglio di noi, pochi hanno amato davvero il loro lavoro e lo hanno fatto vedere ogni giorno, alcuni che non hanno cercato nemmeno un contatto umano con noi.
Mi ricorderò sempre di una prof alle medie, la classica prof severa ed esigente nella sua materia: avendola avuta tutti i tre anni ho avuto tempo, ma non sufficiente, per dimostrarle quanto fossi determinata; aveva un metodo preciso e tradizionale e un ritmo forse troppo veloce per noi. Ma a distanza di anni è stato facile rendersi conto che i suoi metodi che,al tempo, definivo rigidi, mi hanno modellato per definire chi sono ora. Sono grata di aver avuto una figura importante come lei.
Eloisa Tisi
Fra le figure che hanno lasciato il segno nella nostra scuola vorremmo citare la professoressa Piacenza attraverso la testimonianza del prof. Piccoli, che ricorda la collega venuta a mancare da poco.
È stata un’insegnante di lettere che, per 40 anni, ha lavorato all’interno dell’istituto Lorenzo Guetti di Tione, prima negli istituti tecnici poi al triennio dello scientifico; era una persona molto diretta e schietta, che non si faceva problemi a parlare e non si nascondeva dietro a veli di ipocrisia. Parlando di che tipo di insegnante fosse, il suo stile di insegnamento faceva uso di una didattica molto moderna che si basava sul collegare la letteratura antica alla quotidianità. Era affezionata al cinema e al teatro a tal punto da aver trovato l’ispirazione per alcuni progetti interni alla scuola. Oltretutto era molto devota ai viaggi d’istruzione per gli alunni, che riteneva una forma di istruzione sincera; di fatto molto spesso metteva del suo nell’organizzazione di questi ultimi. Solo una decina di anni fa la professoressa andò