Il bilancio, 15e - Capitolo 1

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Capitolo

1 La natura e lo scopo della contabilità Gran parte dell’attività umana è svolta attraverso organizzazioni, gruppi di persone che stabiliscono di cooperare stabilmente per conseguire obiettivi comuni e individuali. Nello svolgere queste attività le organizzazioni utilizzano una molteplicità di risorse diverse che devono essere finanziate e che devono remunerare adeguatamente i soggetti finanziatori. Per operare efficacemente le organizzazioni hanno pertanto bisogno di conoscere quante risorse stanno impiegando nelle diverse attività e se il loro utilizzo è economico. Informazioni analoghe sono necessarie ad attori esterni per esprimere un giudizio sulle organizzazioni e legittimarle (acquistando i loro prodotti o fornendo loro beni e servizi o finanziandole o investendo a titolo di rischio). La contabilità è un sistema che fornisce questo tipo d’informazioni. In termini molto generali le organizzazioni possono essere classificate in organizzazioni con scopo di lucro (imprese) e organizzazioni senza scopo di lucro (organizzazioni no profit). Così come questi termini suggeriscono, scopo principale delle organizzazioni del primo tipo è conseguire un profitto soddisfacente, mentre le organizzazioni no profit hanno altre finalità, come governare, fornire servizi sociali, sicurezza, sanità, istruzione1. La contabilità è simile in entrambi i tipi di organizzazione sebbene diversa possa essere la struttura dei documenti e, in parte, anche i contenuti e i criteri di misurazione utilizzati. Nel testo si farà riferimento in particolar modo al bilancio delle imprese.

1.1

La necessità di informazioni In assenza di informazioni, la gestione di un’organizzazione non sarebbe ovviamente concepibile: equivarrebbe a guidare un’autovettura bendati. Tutti i fatti importanti che riguardano la vita di un’impresa dovrebbero essere rilevati, misurati e rappresentati, anche se non è evidentemente possibile collezionarli, misurarli soddisfacen1

Nel testo si utilizzerà spesso il termine “impresa”, inteso come soggetto economico che produce beni (imprese manifatturiere) e servizi (imprese commerciali, d’intermediazione finanziaria, di assicurazione, di trasporto, di assistenza medica ecc.). L’impresa è una particolare organizzazione la cui funzione caratteristica è una soddisfacente produzione di ricchezza per chi ha in essa investito. Anche il termine “azienda” sarà spesso usato, da intendersi qui come sinonimo di organizzazione di beni e capitale umano finalizzata a soddisfare bisogni. Come avviene nel linguaggio comune, i termini organizzazione, impresa, azienda e società spesso saranno utilizzati nel testo come se fossero intercambiabili.


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Capitolo 1

temente e interpretarli tutti adeguatamente. Sempre più numerose, poi, sono le fonti d’informazione delle imprese e questo pone nuovi importanti quesiti su come selezionare quelle rilevanti. La cosiddetta “trasformazione digitale” ha infatti negli ultimi anni moltiplicato la quantità dei dati disponibili. Alcune fonti di informazione sono strutturate e formali, come per esempio: un sistema di Customer Relationship Management o CRM che raccoglie e codifica tutte le interazioni di un’azienda con i clienti potenziali ed esistenti; sensori appositamente progettati che rilevano e trasmettono automaticamente le modalità e la frequenza di utilizzo del prodotto da parte del cliente; la contabilità generale che rileva le fatture emesse e ricevute o il pagamento degli stipendi. Altre informazioni sono invece informali e non sono raccolte e archiviate nei database aziendali, non sono dunque strutturate. Le quotidiane interazioni che si sviluppano fra le persone all’interno dell’organizzazione producono innumerevoli informazioni di questa natura. Allo stesso modo, anche le relazioni con l’esterno, con clienti, fornitori, banche, partner, istituzioni, possono essere importanti fonti di dati sebbene non sempre strutturati. Infine, i dati presenti sul Web e gli Open Big Data costituiscono già da tempo una sconfinata frontiera per la ricerca di nuove informazioni rilevanti. Se esaminate nei dettagli, le informazioni necessarie al funzionamento delle organizzazioni sono pertanto molto diverse. A un livello di sintesi alto, i bisogni d’informazione della maggior parte delle organizzazioni sono però simili, e possono dunque essere classificati in poche categorie a seconda che si tratti di informazioni quantitative o non quantitative, una classificazione questa coerente con il sistema delle rilevazioni del bilancio. Per descrivere la necessità d’informazioni di un’organizzazione faremo qui riferimento ad Alba Motori SpA, una concessionaria di automobili. Alba Motori SpA consegue i propri obiettivi economici: (1) vendendo automobili nuove e usate, (2) vendendo pezzi di ricambio e accessori, (3) fornendo servizi di riparazione e manutenzione. È un’organizzazione costituita da 52 persone, guidata da Enrico Fonti, il presidente. L’impresa possiede un immobile che contiene l’autosalone, il punto vendita dei ricambi, il magazzino ricambi, l’officina e gli uffici. È proprietaria di molte autovetture nuove e usate pronte per essere vendute, di un certo numero di PC, cellulari, tablet e di una certa quantità di pezzi di ricambio, accessori e disponibilità liquide. Tutti questi sono esempi di risorse necessarie all’impresa per svolgere la propria attività. La Figura 1.1 mostra i diversi tipi di informazioni che potrebbero essere utili alle persone interessate alla gestione di Alba Motori SpA. Queste informazioni sono di natura quantitativa e non quantitativa. Le informazioni quantitative sono esprimibili mediante numeri. Le informazioni non quantitative sono invece quelle raccolte attraverso l’osservazione, le conversazioni, gli articoli di giornale, internet, il Web, i libri, i programmi televisivi e così via. I sistemi contabili trattano prevalentemente informazioni quantitative. Quelle contabili, poi, sono uno specifico tipo d’informazioni quantitative perché espresse per lo più in termini monetari. Pur essendo quantitativi, i dati sull’età dei dipendenti e sulla loro anzianità professionale non sono di solito considerati informazioni contabili. Tuttavia, il confine fra informazioni contabili e informazioni quantitative non monetarie non è netto. Un documento contabile delle vendite di Alba Motori SpA mostrerebbe, per esempio, non soltanto il valore dei ricavi realizzati, ma anche il numero di automobili vendute di ciascun tipo, comunicando dunque anche un dato non monetario. Informazioni non monetarie, come si vedrà, sono incluse nella nota integrativa al bilancio, perché consentono al lettore di comprenderlo meglio. Una domanda centrale è pertanto: quali sono le informazioni necessarie per (1) conoscere l’ammontare delle risorse investite da Alba Motori SpA in un certo momento, (2) delle fonti finanziarie


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Informazioni Consistono di

Informazioni non quantitative

Informazioni quantitative Consistono di

Informazioni monetarie

Informazioni non monetarie

Consistono di

Informazioni operative

Informazioni di bilancio

Informazioni per il management

Informazioni fiscali

Figura 1.1 I diversi tipi di informazione.

che ne hanno consentito il possesso e (3) per esaminare la performance economica che l’impresa ha conseguito in un certo periodo utilizzando le suddette risorse? Queste informazioni possono essere classificate in quattro categorie: (1) informazioni monetarie operative, (2) informazioni di bilancio, (3) informazioni per il management, (4) informazioni per il pagamento delle imposte o informazioni fiscali. Ciascuna di queste quattro categorie è riportata nella parte inferiore della Figura 1.1.

1.1.1

Le informazioni monetarie operative

Una grande quantità d’informazioni contabili di natura operativa è necessaria per rendere possibile lo svolgimento delle attività ordinarie di un’organizzazione. Per esempio, i dipendenti di Alba Motori devono ricevere mensilmente gli stipendi negli esatti importi dovuti, ed è obbligatorio conservare registrazioni contabili relative a ciascun dipendente che riportino gli importi maturati e quelli pagati, come pure varie elaborazioni per il pagamento degli oneri fiscali e contributivi; i venditori devono conoscere il costo e il prezzo di ciascuna automobile in vendita; quando si vende un’autovettura è necessario procedere alla rilevazione del corrispondente ricavo; le persone che lavorano al magazzino ricambi devono conoscere quali ricambi e accessori sono disponibili e il loro prezzo di vendita. Se le rimanenze di un certo ricambio si vanno esaurendo rapidamente, questo fatto deve essere noto a chi si occupa di acquisti perché possa emettere tempestivamente un ordine. Si deve poi conoscere il credito commerciale vantato nei confronti del singolo cliente e bisogna sapere se un cliente è in ritardo con i pagamenti per poterlo sollecitare. L’impresa deve anche sapere qual è il debito che ha nei confronti dei singoli creditori, quando estinguere ciascun obbligo e quanto denaro è disponibile in banca. Le informazioni monetarie operative rappresentano la maggior parte di tutte le informazioni contabili. Come suggerito dalle frecce nella parte bassa della Figura 1.1, le informazioni operative sono la principale fonte dei dati elementari necessari a redigere il bilancio, fornire informazioni al management e pagare le imposte sul reddito.


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Capitolo 1

1.1.2

Le informazioni di bilancio

Le informazioni di bilancio sono usate dal management e soprattutto da terze parti, cioè soggetti economici esterni interessati alla vita dell’organizzazione: azionisti, banche, creditori, Ministero delle finanze, osservatori finanziari, dipendenti, fornitori e la stessa comunità al cui interno l’organizzazione opera. Il bilancio è costituito da una serie di documenti che informano su “come l’azienda sta andando”. Per esempio, gli azionisti di Alba Motori, che hanno investito denaro nell’azienda, devono potere disporre di questo tipo di informazioni. Se, infatti, decidessero di vendere le proprie azioni, dovrebbero essere in grado di giudicare il valore della loro cessione. Informazioni simili servono, specularmente, ai potenziali acquirenti di azioni dell’impresa. Inoltre, se l’impresa intendesse ottenere un prestito, allora la potenziale banca avrebbe bisogno d’informazioni sulla solvibilità dell’impresa cioè sulla probabilità di ottenere il rimborso del prestito. Solo in rari casi, però, gli attori esterni all’impresa hanno diritto all’accesso d’informazioni preparate specificamente per loro. Nella maggior parte, i soggetti esterni devono limitarsi alle informazioni del bilancio pubblico e a quelle che l’impresa ha deciso di fornire. È importante precisare che qualora i soggetti esterni non conoscessero le regole alla base della compilazione del bilancio di Alba Motori, allora essi non potrebbero comprenderle e non ci si può neppure aspettare che le persone apprendano regole diverse per bilanci di imprese diverse. Le regole che presiedono alla redazione del bilancio pubblico o bilancio esterno non cambiano pertanto generalmente da un’impresa all’altra, salvo le importanti precisazioni svolte nel Paragrafo 1.5. Queste regole generali che presiedono alla raccolta, misurazione e presentazione sintetica dei risultati economico-finanziari sono l’oggetto di studio della contabilità e del bilancio.

1.1.3

Le informazioni per il management

Il presidente, il vicepresidente, i responsabili delle diverse aree e gli altri manager di Alba Motori non hanno tempo per esaminare tutti i dettagli delle informazioni monetarie operative. Si affidano, invece, a sintesi di queste informazioni (per lo più con riferimento a specifiche aree o entità od “oggetti” di interesse), che utilizzano, unitamente ad altre informazioni, per svolgere il loro lavoro. Le informazioni contabili specificamente preparate per assistere il management e orientarlo verso il conseguimento degli obiettivi dell’impresa sono dette informazioni di controllo di gestione. Queste informazioni sono usate nell’ambito di tre tipiche funzioni del management, cioè la programmazione, l’implementazione (o attuazione dei piani) e il controllo2.

1.1.4

Le informazioni fiscali

Alba Motori SpA deve presentare la propria dichiarazione dei redditi. Le regole per determinare il reddito civilistico, cioè quello del bilancio pubblico, sono diverse da quelle per determinare il reddito sul quale sono pagate le imposte, cioè il reddito imponibile. L’azienda deve pertanto disporre d’informazioni specifiche finalizzate alla dichiarazione dei redditi, finalizzate cioè al calcolo del reddito imponibile. Come specificato nel Paragrafo 4.5.1, in Italia il reddito imponibile è calcolato apportando rettifiche (variazioni in più e in meno) al reddito civilistico. Il calcolo

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Per questi argomenti si rimanda ai testi che si occupano di controllo di gestione. Si veda, per esempio, R. Anthony, D. Hawkins, D. Macrì, K. Merchant, Sistemi di controllo di gestione: analisi economiche per le decisioni aziendali, McGraw-Hill, Milano, 2020 (quindicesima edizione), che costituisce il complemento a questo testo sul bilancio.


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delle imposte non influenza pertanto il modo in cui è redatto il bilancio pubblico, vale anzi il contrario perché le imposte possono essere calcolate solo una volta che il reddito civilistico sia stato determinato. Il testo non affronta i problemi fiscali per i quali si rimanda al codice tributario.

1.1.5

La definizione di contabilità

La contabilità può avere a riferimento tutte le attività descritte in precedenza e, in tutte, l’enfasi è posta sull’uso delle informazioni per migliorare il processo decisionale. Sia i manager dell’impresa sia attori esterni usano le informazioni contabili per assumere decisioni che influiscono sull’organizzazione. La contabilità può essere definita come il processo di rilevazione, misurazione, analisi, interpretazione e comunicazione d’informazioni che consentano agli utilizzatori di sviluppare giudizi, valutazioni e decisioni consapevoli riguardanti i loro rapporti diretti o indiretti con l’impresa. Il bilancio, un documento che riassume i dati della contabilità generale, ha quindi lo stesso obiettivo.

1.2

L’approccio del libro La contabilità può essere affrontata da una delle seguenti prospettive: dal punto di vista del contabile o dal punto di vista del destinatario delle informazioni contabili. Il primo approccio pone l’enfasi su concetti e tecniche utilizzati nel processo di raccolta, misurazione, sintesi e comunicazione delle informazioni contabili; il secondo pone l’enfasi su che cosa i destinatari delle informazioni contabili debbano sapere di contabilità. Il testo focalizza in prevalenza questo secondo approccio. La differenza è comunque una questione di enfasi. I contabili, infatti, specie con riferimento al bilancio interno cioè quello rivolto al management, devono sapere come e da chi saranno utilizzate le informazioni. Il loro compito è raccogliere, interpretare e riportare le informazioni in una forma che sia la più utile possibile ai fruitori dell’informazione stessa. Gli utilizzatori delle informazioni, da parte loro, devono sapere come i contabili operano, altrimenti non comprenderebbero appieno il significato delle informazioni ricevute e non potrebbero utilizzarle al meglio. Per esempio, chi usa le informazioni contabili deve conoscere il significato di una determinata voce, quali ne sono i limiti o le ambiguità e in quali circostanze potrebbe assumere un significato diverso da quello che apparentemente sembra comunicare. I fruitori delle informazioni contabili non devono però sapere progettare, costruire o gestire un sistema contabile (per queste importanti funzioni ci si rivolge ai contabili di professione), così come chi guida un’autovettura non deve essere in grado di progettare un navigatore, ma sapere quali informazioni lo strumento produce e qual è l’accuratezza delle informazioni che fornisce.

1.2.1

Pregiudizi sulla contabilità

I lettori di questo libro hanno già avuto a che fare, più o meno consapevolmente, con molti tipi di informazioni contabili. Le ricevute delle carte di credito, gli estratti conto bancari dell’home banking, le bollette, i bonifici, gli sms ricevuti a seguito di pagamenti con l’app dello smartphone, fanno tutti parte di sistemi contabili. Nei quotidiani si legge dei profitti (o delle perdite) di singole imprese o d’interi settori industriali, di dividendi distribuiti e d’investimenti necessari per portare a compimento grandi opere pubbliche. Anche queste informazioni provengono da sistemi contabili. Chi si accinge a leggere un libro che affronti temi di contabilità già dispone, ancor prima d’iniziare, di molti “indizi” e già ha sviluppato, probabilmente, alcune idee sulla contabilità.


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Capitolo 1

Il problema è che alcune di queste idee conducono a considerazioni e aspettative sbagliate o fuorvianti. Per esempio, sembra intuitivamente ragionevole che i sistemi contabili rilevino quanto vale un’azienda. Il bilancio, come vedremo, non produce però quest’informazione, né cerca di farlo a tutti i costi. È diffusa inoltre la convinzione che con il termine risorsa patrimoniale o attività3 o asset ci si riferisca a tutte le cose di valore che l’azienda possiede. Le capacità professionali e le competenze dei dipendenti di un’organizzazione non sono però una risorsa patrimoniale (un’attività) da un punto di vista contabile, non sono cioè rappresentate in bilancio, sebbene siano “cose di valore” il più delle volte fondamentali per l’organizzazione. È quindi importante abbandonare alcuni preconcetti: i sistemi contabili “reali” possono essere diversi sotto importanti punti di vista da come avevamo supposto che fossero. Potremmo scoprire che vi sono ottime ragioni per mantenere in vita queste differenze e che è importante comprenderle. Gli utenti d’informazioni contabili devono conoscere abbastanza i concetti e le tecniche sottostanti per giungere a comprendere la natura e i limiti delle informazioni che utilizzano.

1.3

Il quadro concettuale che regola la contabilità e il bilancio Supponete che vi sia chiesto di mantenere traccia di ciò che accade in un’organizzazione per fornire informazioni utili a chi la gestisce. Un modo di portare a termine questo compito potrebbe essere quello di scrivere un “racconto”, una sorta di diario di bordo e registrare tutti gli accadimenti importanti, come potrebbe fare il capitano di una nave. Dopo una prima esperienza iniziale sviluppereste gradualmente un corpo di regole per rendere più efficace la vostra attività. Per esempio, poiché sarebbe impossibile tenere traccia di tutti gli eventi riguardanti le singole persone all’interno dell’organizzazione, sviluppereste alcune regole per stabilire quali siano quelli sufficientemente interessanti da meritare di essere tracciati e quali, invece, scartare perché poco rilevanti. Capireste, inoltre, che il vostro diario di bordo acquisirebbe maggior valore se alcuni termini fossero normalizzati. La standardizzazione, infatti, consentirebbe a persone esterne che leggessero il vostro diario di capire meglio il senso e le intenzioni delle vostre trascrizioni. Standardizzando termini e definizioni potreste, inoltre, affidare il compito di effettuare le rilevazioni anche a un’altra persona, avendo però buone garanzie che il suo diario conterrebbe informazioni molto simili a quelle che sarebbero state da voi rilevate. Nello sviluppare le regole del diario, però, sareste necessariamente in qualche modo arbitrari. Esistono, infatti, modi diversi di descrivere uno stesso evento e molti di questi potrebbero essere soddisfacenti. Per potere disporre di una base condivisa di comprensione dovreste pertanto selezionare solo uno di questi modi. Tutte queste considerazioni sono centrali nello sviluppo del processo contabile. Il bilancio si è evoluto nel corso dei secoli e così pure è accaduto alle regole, alla terminologia e ai principi dei quali esso si avvale. Per comprendere i rendiconti economico-finanziari che compongono il bilancio è dunque fondamentale conoscerne le sottostanti convenzioni e i sottostanti scopi.

3

Il termine attività è conosciuto nel linguaggio comune con il significato di azione o lavoro, impiego, occupazione. In contabilità, invece, le attività o asset sono, come più volte ricordato nel testo, le risorse (cioè le cose di valore) possedute da un’impresa a una certa data e rappresentate nella parte di sinistra dello stato patrimoniale. Le attività in un certo momento sono anche interpretabili, come si dirà, come gli investimenti dell’impresa in quel momento.


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1.3.1

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La contabilità come linguaggio

La contabilità può essere interpretata come il linguaggio del business. Imparare i concetti base della contabilità è simile all’apprendimento di un linguaggio tecnico, ma talvolta più difficile, perché molti dei termini specifici della contabilità sono presenti anche nel linguaggio colloquiale, indicando però, in tal caso, altri concetti. Per esempio, i contabili utilizzano il termine “utile” per indicare uno specifico valore riportato sui documenti di bilancio. Nel linguaggio comune, invece, il termine “utile” è un aggettivo che si applica quando qualcosa è percepito come di valore perché in grado di produrre un beneficio. Un tale significato non coincide con quello contabile (il significato di Utile o Reddito è spiegato nel Capitolo 2). La contabilità è guidata da alcune regole pienamente condivise e da altre che non lo sono. I contabili possono avere diverse opinioni su come registrare un evento, così come una persona che scrive può preferire una determinata struttura della frase, una diversa parola o una diversa punteggiatura. Tuttavia, così come talune espressioni denotano un uso non elegante della lingua italiana, parimenti alcune pratiche contabili non sono appropriate. Nei prossimi capitoli saranno presentati i principi alla base di una corretta pratica contabile e indicate le aree ove esistono divergenze di opinioni su cosa sia o no appropriato. Nel caso della contabilità e del bilancio (che periodicamente riassume e struttura i dati della contabilità), i principi generali descritti nel testo sono quelli oggi in uso, ma saranno in futuro certamente cambiati per rispondere ai nuovi fabbisogni informativi delle organizzazioni e dei portatori d’interesse. Come già detto, infatti, il bilancio è un sistema artificiale che persegue scopi e finalità d’informazione mutevoli nel tempo.

1.3.2

La natura dei principi

Le norme e i concetti di base della contabilità sono comunemente definiti principi. Un principio è da intendere come una legge generale o una regola che guida l’azione. Questo significa che i principi contabili non prescrivono esattamente come un’azienda debba registrare ciascun evento che la riguarda. Di conseguenza, molte questioni legate alla contabilità possono essere trattate, almeno in parte, diversamente da questa o quell’impresa. La maggior parte di queste differenze sono inevitabili, perché un unico dettagliato corpo di regole non potrebbe mai essere applicato a tutte le imprese. In parte, queste differenze riflettono anche la circostanza che, sia pure nel rispetto dei principi contabili, è lasciata ai manager una qualche discrezione per esprimere le proprie idee su come meglio registrare uno specifico evento. Chi legge un bilancio potrebbe quindi talvolta non comprendere appieno il significato di tutte le voci che lo costituiscono, a meno che non sappia quale, fra le alternative possibili, abbia scelto chi ha preparato i documenti.

1.3.3

Tre criteri generali per la formulazione dei principi contabili

I principi contabili sono formulati da essere umani. A differenza dei principi della fisica, della chimica e delle scienze naturali, i principi contabili non sono dedotti da assiomi fondamentali, né possono essere falsificati tramite osservazioni o esperimenti. I principi contabili si sono evoluti nel tempo e continueranno a farlo: non si tratta di verità eterne, anzi il loro dinamismo tende ad accentuarsi nel tempo. L’accettazione di un principio contabile dipende dalla sua capacità di rispettare alcune norme di carattere generale: la rilevanza, l’oggettività e la fattibilità. Un principio è rilevante se produce informazioni importanti e utili riguardo a un’impresa, dunque informazioni che possono influenzare le decisioni economiche di chi le uti-


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lizza. Un principio è oggettivo se produce informazioni non influenzate dal giudizio di chi le fornisce. L’oggettività implica pertanto affidabilità (applicato da due persone diverse uno stesso principio dovrebbe portare allo stesso risultato) e verificabilità (deve esistere un modo, attraverso un’indipendente ricostruzione del processo contabile, per controllare che l’informazione sia corretta). Infine, un principio è fattibile se può essere implementato senza eccessivi costi o complessità. Questi criteri sono spesso in conflitto l’uno con l’altro. In alcuni casi, la soluzione più rilevante è esclusa perché potrebbe essere quella meno oggettiva e fattibile. Molte volte è questa la scelta preferita.

Esempio

Esempio

Lo sviluppo di un nuovo prodotto può avere un effetto importante sul valore di mercato di un’impresa. La scoperta di un principio attivo particolarmente efficace o lo sviluppo di un nuovo chip a basso consumo energetico per smartphone ne sono esempi. L’informazione sul valore dei nuovi prodotti è molto utile per gli investitori e la migliore stima possibile è quella del management. Ciononostante, si tratterebbe di una stima altamente soggettiva. La contabilità non si prefigge pertanto di rilevare tali valori: sacrifica la rilevanza nell’interesse dell’oggettività. Il valore che TESLA, la più innovativa impresa mondiale di auto elettriche, ha per i suoi proprietari è ottenuto moltiplicando il prezzo di mercato di un’azione per il numero di azioni in circolazione. Questa stima è certamente più accurata del valore contabile del capitale netto che compare nel bilancio. Il mercato ha attribuito all’impresa un valore di 96,9 miliardi di dollari il 31 marzo 2020, mentre il valore del capitale netto in bilancio era, alla stessa data, 6,61 miliardi di dollari, circa 15 volte inferiore. La differenza non indica un errore nei rendiconti, comunica semplicemente che il bilancio non intende rappresentare il valore di mercato di un’impresa. L’indicatore che segnala questa differenza (Capitolo 11) è il quoziente P/B o Price/Book value, il rapporto cioè fra il prezzo di mercato di un’azione e il suo valore contabile (il valore del capitale netto presente in bilancio diviso per il numero di azioni in circolazione). Nel caso TESLA, il valore del quoziente era 14,67 a fine marzo 2020. Come detto, il mercato attribuiva dunque all’impresa un valore circa 15 volte superiore di quello del bilancio.

Nello sviluppare nuovi principi, il problema essenziale è trovare il giusto equilibrio fra la rilevanza da un lato e l’oggettività e la fattibilità dall’altro. La mancanza di comprensione di questo trade-off (cioè la necessità di dovere bilanciare esigenze fra loro in controtendenza) porta spesso a critiche dei principi contabili che sono però inappropriate. È facile criticare la contabilità sostenendo che l’informazione prodotta non sia poi così rilevante come dovrebbe essere, ma queste critiche sottovalutano che per aumentare la rilevanza dei dati sarebbe spesso necessario sacrificare l’oggettività e la fattibilità. In molte circostanze non ne varrebbe la pena. Il bilancio, comunque, non è, come detto, un “sistema naturale” del quale indagare il funzionamento. Al contrario, è un sistema artificiale realizzato dagli uomini per conseguire determinati scopi, sicché le regole che presiedono alla sua redazione cambiano nel tempo. Sino agli anni Settanta dello scorso secolo, per esempio, l’interazione fra impresa e ambiente era più limitata, sviluppandosi in prevalenza attorno alle relazioni con i soci, i finanziatori e i fornitori. In Italia, la principale finalità del bilancio era soprattutto quella di rendere conto dell’operato degli amministratori ai soci e di tutelare i creditori applicando, dunque, valutazioni improntate a grande prudenza4 con il rischio di produrre risultati non pienamente rappresentativi della reale performance. A partire da quegli anni, però, l’intensità dei rapporti con l’esterno è cresciuta e il comportamento delle aziende è oggi fortemente condizionato da tutti i soggetti in4

Il principio di prudenza è descritto nel Capitolo 3.


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teressati e potenzialmente interessati ai suoi risultati economici, anche soggetti internazionali. Al bilancio è stata dunque gradualmente assegnata una funzione informativa pubblica volta a favorire – attraverso l’armonizzazione delle regole dei diversi Paesi – l’ingresso delle imprese nel mondo finanziario globale dei capitali. Acquista in tal modo progressiva importanza il compito di rappresentare, in particolare per le società quotate in borsa, risultati economici non penalizzati da un’applicazione eccessivamente severa del principio della prudenza. Questo principio tende ad anticipare perdite, magari in parte di competenza futura, e, al contrario, a rinviare a esercizi futuri quote di reddito perché ancora non pienamente realizzate5. A questa progressiva esigenza di comunicare una performance non penalizzata da un’eccessiva prudenza si è ispirato il legislatore che, a più riprese, ha modificato la disciplina del bilancio verso le nuove necessità informative (la questione è approfondita nel Capitolo 8 che tratta il tema delle svalutazioni e rivalutazioni).

1.4

I rendiconti economico-finanziari La finalità ultima del processo contabile è la produzione di documenti o rendiconti economico-finanziari, i documenti che riassumono i dati della contabilità generale sintetizzando il risultato della gestione. Il Codice Civile rende obbligatorio per le società quotate in borsa la produzione di 4 rendiconti: (1) lo stato patrimoniale; (2) il conto economico; (3) il rendiconto finanziario6; (4) la nota integrativa, un documento contenente informazioni complementari e integrative. Nel loro insieme questi documenti costituiscono il bilancio. Molti rendiconti nei campi più svariati possono essere classificati in due categorie: (1) rendiconti di stock o di stato; (2) rendiconti di flusso. La quantità d’acqua presente in un certo istante all’interno di un bacino idrico è una misura di stock, mentre quella che defluisce in un certo periodo è una misura di flusso. I rendiconti di stato si riferiscono sempre a un determinato istante, mentre quelli di flusso hanno sempre a oggetto un determinato periodo di tempo. I rendiconti di stock sono un’”istantanea”, quelli di flusso sono una sorta di “filmato”. Un rendiconto di stock è lo stato patrimoniale che fornisce informazioni sulle risorse possedute da un’azienda in un certo momento e sui diritti che su tali risorse vantano, sempre allo stesso momento, sia la proprietà sia terze parti. Gli altri due rendiconti, il conto economico e il rendiconto finanziario (o rendiconto dei flussi di cassa), sono rendiconti di flusso. Essi contengono informazioni sui risultati delle attività svolte in un certo periodo di tempo, come, per esempio, un anno o un trimestre. Le società quotate in borsa pubblicano annualmente e trimestralmente il bilancio e lo rendono disponibile anche sul Web. Lo scopo di questo testo è fornire la conoscenza necessaria a leggere e interpretare con padronanza un bilancio. Il capitolo fornisce una preliminare descrizione sintetica dello stato patrimoniale e del conto economico e, pertanto, le definizioni presentate devono essere conside-

5

I concetti di perdita, utile, prudenza, competenza saranno illustrati nel seguito. Per il momento è importante comprendere che l’enfasi della funzione assegnata al bilancio si è in questi ultimi anni gradualmente spostata dalla salvaguardia dell’integrità del patrimonio a tutela della garanzia dei terzi a quella di fornire ai portatori attuali e potenziali di capitale di rischio (cioè azionisti attuali e potenziali) informazioni sulla performance dell’impresa non eccessivamente condizionate dalla prudenza e utili per una valutazione il più possibile prospettica dell’impresa. 6 Le società non quotate in borsa non hanno l’obbligo di produrre il rendiconto finanziario.


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Capitolo 1

rate preliminari. I prossimi otto capitoli illustrano più approfonditamente questi due rendiconti, mentre il Capitolo 10 è dedicato al rendiconto finanziario. Poiché quest’ultimo documento deriva dai dati contenuti nei primi due, sarebbe illogico presentarlo prima di avere spiegato lo stato patrimoniale e il conto economico.

1.4.1

Lo stato patrimoniale

La Figura 1.2 mostra lo stato patrimoniale dell’impresa Moretti SpA al 31 dicembre 2019 (i significati di alcune voci che compongono il documento non risulteranno subito chiari perché saranno esaurientemente approfonditi nei prossimi capitoli). Lo stato patrimoniale di Moretti SpA è un’istantanea della posizione patrimoniale e finanziaria dell’azienda. Il documento ha due sezioni: sulla sinistra ci sono le attività, sulla destra le passività e il capitale netto. Di seguito è esposta una preliminare descrizione di ciascuna delle due sezioni (una spiegazione più approfondita delle singole voci si trova nel Capitolo 2).

Moretti SpA Stato patrimoniale 31 dicembre 2019 (€ x 1000) Passività e capitale netto

Attività Attività correnti: Cassa Titoli in portafoglio Crediti commerciali netti Rimanenze Costi anticipati Attività correnti (A) Attività immobilizzate: Terreni, fabbricati, impianti e macchinari Meno: fondo ammortamento Immobilizzazioni materiali nette (B) Immobilizzazioni finanziarie (C) Marchi e brevetti Avviamento Immobilizzazioni immateriali (D) Attività immobilizzate (E = B + C + D)

Figura 1.2 Lo stato patrimoniale.

Totale attività (A + D)

Passività correnti: Debiti verso fornitori Debiti a breve verso banche Costi sospesi Debiti tributari Quota in scadenza debiti a lungo termine Passività correnti (F) Passività a lungo termine: Trattamento di fine rapporto Debiti finanziari a lungo 26 946 termine Debiti tributari a lungo 13 534 termine 1449 246 9944 10 623 389 22 651

5302 1000 876 1541 500 9219 300 2000 824

13 412 Passività a lungo termine (G) 1110 Totale passività (H = F + G) 403 663 Capitale netto: Capitale sociale 2176 Riserva da sovrapprezzo delle azioni

3124 12 343

15 588 Capitale versato (I) Riserve di utili (L) Capitale netto (M = I + L)

12 256 13 640 25 896

Totale passività 38 239 e capitale netto (N = H + M)

38 239

1000 11 256


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La natura e lo scopo della contabilità

11

Attività Un’impresa ha bisogno di denaro, macchinari, impianti, stabilimenti, applicazioni software, touchpoint digitali, siti Web e altre risorse per operare. Queste risorse sono le sue attività. Le attività sono risorse “di valore” possedute dall’azienda. La sezione di sinistra dello stato patrimoniale ne mostra l’ammontare a una determinata data. Per esempio, l’ammontare della cassa posseduta da Moretti SpA al 31 dicembre 2019 è € 1 449 000. Le attività, come detto, sono risorse possedute da Moretti SpA. I suoi dipendenti, sebbene rappresentino probabilmente la risorsa più preziosa, non sono attività, perché un’azienda non possiede i propri dipendenti. Non tutte le risorse di valore di cui si avvale un’impresa sono dunque rappresentate in bilancio. Passività e capitale netto La sezione di destra dello stato patrimoniale mostra le fonti che hanno finanziato il possesso delle attività. Così come le descrizioni citano, ci sono due principali categorie di fonti finanziarie, le passività e il capitale netto. Le passività sono obblighi di comportamento che l’azienda ha nei confronti di terze parti per avere da queste ricevuto risorse. Le terze parti sono normalmente denominate creditori poiché hanno concesso credito all’azienda. Come la Figura 1.2 mostra, il credito concesso complessivamente dai fornitori al 31/12/2019 è € 5 302 000, così come indicato dalla passività: debiti verso fornitori. Le parti terze che hanno finanziato l’impresa (i creditori) vantano diritti sulle attività per un ammontare mostrato dal valore della passività che l’azienda ha nei loro confronti. Per esempio, le banche hanno concesso prestiti a breve a Moretti SpA per € 1 000 000 e, pertanto, vantano diritti per un tale ammontare, così come mostrato dalla voce debiti a breve verso banche. Poiché un’azienda utilizzerà le proprie attività per estinguere le passività, i diritti dei creditori sono vantati nei confronti delle attività. L’altra categoria di fonte finanziaria di cui l’azienda si avvale per disporre delle proprie attività è denominata capitale netto o patrimonio netto. Il termine è capitale netto (al singolare) e non capitali netti (al plurale) anche se in realtà esso è costituito da: (1) l’ammontare di denaro apportato direttamente dalla proprietà e denominato capitale versato; (2) l’ammontare di “ricchezza” (utili) generata attraverso la gestione e non distribuita sotto forma di dividendo ai proprietari, denominata riserve di utili. I creditori possono perseguire legalmente l’azienda se gli obblighi nei loro confronti non sono rispettati. Chi investe nel capitale netto gode, invece, solo di un diritto residuale. Questo significa che, qualora la società sia sciolta, i detentori del capitale netto potranno rifarsi solo su quanto resta dopo avere onorato tutte le passività (è per questo motivo che i proprietari di un’impresa sono anche denominati detentori del capitale di rischio). La sezione di destra, lo stato patrimoniale, può essere descritta in due diversi modi e cioè: (1) come ammontare delle fonti finanziarie messe complessivamente a disposizione dai creditori e dalla proprietà; (2) come diritti complessivamente vantati dai creditori e dalla proprietà sulle attività aziendali. È possibile utilizzare indifferentemente l’una o l’altra di queste due definizioni.

1.4.2

Il principio del duplice aspetto

Deducendo dal valore delle attività quello dei diritti vantati dai creditori (cioè le passività), si ottiene l’ammontare dei diritti vantati dai detentori del capitale netto, cioè dalla Proprietà. Se a una certa data le attività di un’azienda ammontano a € 10 000 e le passività a € 4000, allora il capitale netto o patrimonio netto è di € 6000.


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12

Capitolo 1

Poiché: (1) ogni attività sulla quale non vantano diritti i creditori sarà rivendicata dai detentori del capitale netto (la proprietà) e (2) il totale dei diritti vantati sulle attività (cioè: passività + capitale netto) non può eccedere quanto l’azienda possiede (le attività), allora se ne deduce che il totale delle attività è sempre pari alla somma delle passività + il capitale netto. Il fatto che il totale delle attività debba uguagliare o bilanciare il totale delle passività + il capitale netto, giustifica la denominazione anglosassone di tale rendiconto come Balance Sheet. Quest’uguaglianza non dice nulla sulla posizione patrimoniale e finanziaria dell’azienda. L’uguaglianza, infatti, è sempre verificata, a meno che non siano stati commessi errori nelle registrazioni contabili. Tali considerazioni sono alla base del principio del duplice aspetto il quale sancisce l’uguaglianza fra: (1) attività e (2) passività + capitale netto. La condizione esiste anche qualora le passività siano superiori alle attività. Per esempio, se un’azienda che operasse in perdita ormai da tempo avesse attività per un valore complessivo di € 100 000 e passività per € 120 000, allora il capitale netto assumerebbe un valore negativo di € 20 000. Il principio del duplice aspetto, il primo degli undici presentati nei Capitoli 2 e 3, può essere espresso sotto forma di equazione: attività = passività + capitale netto Si tratta di un’equazione fondamentale che è alla base di tutta la contabilità e che è possibile riscrivere in una forma che mette in luce come il capitale netto costituisca un valore residuale: capitale netto = attività – passività Se, per esempio, le attività di Rossi Srl ammontassero a € 19 000 e le passività a € 3000, allora il capitale netto sarebbe di € 16 000 (tenuto conto del fatto che il capitale netto è sempre la differenza fra le attività e le passività, il termine capitale netto potrebbe essere sostituito da attività nette, cioè attività al netto delle passività). Ciascuna transazione contabile può essere descritta nei termini dei suoi effetti su questa equazione fondamentale del bilancio. Per esempio, se Rossi Srl acquistasse una nuova autovettura per € 15 000 pagandola in contanti, allora questo evento sarebbe rilevato da una riduzione dell’ammontare della Cassa (− € 15 000) e da un aumento, fra le attività, della voce autovetture (+ € 15 000). L’ammontare delle attività e delle passività di un’azienda varia di giorno in giorno, ma lo stato patrimoniale riporta, come detto, le attività, le passività e il capitale netto riferiti a uno specifico istante e deve quindi essere corredato di data7. Tornando all’esempio iniziale, se il 1° gennaio 2020 – subito dopo la mezzanotte del 31 dicembre 2019 – Moretti SpA redigesse lo stato patrimoniale d’apertura del nuovo anno, allora questo sarebbe identico a quello della mezzanotte del giorno precedente (Figura 1.1) poiché niente sarebbe cambiato tra la chiusura di un certo giorno e la riapertura del giorno seguente. La Figura 1.3 mostra il conto economico di Moretti SpA. L’aumento di capitale netto determinato dalle operazioni di gestione in un certo periodo di tempo è denominato risultato netto, profitto o reddito o utile del periodo (qualora positivo; altrimenti perdita del periodo qualora negativo). Il conto economico spiega come il reddito sia stato generato. La Figura 1.3 mostra uno standard di conto economico

7

Poiché il riferimento è a uno specifico momento e non a un intero giorno, è sottinteso che l’istante al quale si riferisce il bilancio è il momento di chiusura delle attività nel giorno indicato nel rendiconto.


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La natura e lo scopo della contabilità

13

Moretti SpA Conto economico anno 2019 (€ x 1000) Ricavi

75 478

Meno: costo del venduto Margine lordo

23 251

Meno: costi operativi

Figura 1.3 Il conto economico.

52 227

10 785

Risultato prima delle imposte

12 466

Meno: imposte sul reddito

6344

Risultato netto

6122

ampiamente utilizzato (il conto economico è descritto in maggior dettaglio nel Capitolo 3). L’equazione di base del conto economico è: ricavi – costi di competenza = reddito La prima voce del conto economico sono i ricavi derivanti dalla vendita, cioè il valore dei prodotti (beni e servizi) consegnati o erogati ai clienti durante il periodo. La seconda voce è il costo del venduto (o costo dei beni venduti) che rappresenta il costo delle risorse direttamente riconducibili alla produzione dei beni o all’erogazione dei servizi i cui ricavi sono riportati nella prima riga (come, per esempio, il costo dei materiali diretti o della manodopera diretta utilizzati per la produzione dei beni venduti o dei servizi erogati). Per un’impresa commerciale il costo del venduto è il costo d’acquisto della merce che è stata venduta. La differenza fra i ricavi derivanti dalla vendita e il costo del venduto si chiama margine lordo e pertanto si ha: margine lordo = ricavi – costo del venduto Se i costi operativi sono quindi sottratti dal margine lordo, allora si determina il reddito prima delle imposte. Si ha pertanto: margine lordo – costi operativi = reddito prima delle imposte I costi operativi di competenza (Capitolo 3) includono: (1) costi direttamente associabili a singole transazioni di vendita ma non facenti parte del costo del venduto (per esempio, le provvigioni riconosciute ai venditori, oppure royalties pagate per prodotti realizzati su brevetti di terzi); (2) costi associati alle attività di gestione del periodo contabile ma non direttamente riconducibili a specifiche transazioni di vendita del periodo, quanto piuttosto ai ricavi nel loro complesso (per esempio, le attività degli uffici amministrativi); (3) costi che non daranno alcun beneficio in futuro ma che non sono neppure associati alle attività di gestione del periodo (per esempio, merce che ha perso valore a seguito di un incendio, dunque un costo non riconducibile allo svolgimento delle attività di acquisto, trasformazione e vendita, un costo che non ha prodotto alcuna utilità). La voce successiva nella Figura 1.3, cioè le imposte sul reddito, è mostrata separatamente perché si tratta di un elemento di costo particolarmente importante che è possibile calcolare dopo avere determinato il reddito imponibile (Paragrafo 4.5.1). L’ultima riga del conto economico, come detto, è denominata risultato netto o utile netto o reddito (o perdita se i costi di competenza sono maggiori dei ricavi).


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14

Capitolo 1

1.4.3

Un “pacchetto” di rendiconti economico-finanziari

La Figura 1.4 rappresenta un “pacchetto” di rendiconti economico-finanziari costituito da due stati patrimoniali e un conto economico (un pacchetto completo comprenderebbe anche il rendiconto dei flussi di cassa o rendiconto finanziario). La figura mostra come lo stato patrimoniale, il prospetto delle variazioni delle riserve di utili e il conto economico siano fra loro collegati attraverso la voce riserve di utili. Moretti SpA (€ x 1000) Stato patrimoniale sintetico 31-12-2019

Stato patrimoniale sintetico 31-12-2020

Attività

Attività

Attività correnti

22 651

Attività correnti

Immobilizzazioni tecniche nette

13 412

Immobilizzazioni tecniche nette

Altre attività immobilizzate

2176

Totale attività

38 239

12 343

Capitale netto:

Totale attività

3207 42 250

Passività e capitale netto Passività

14 622

Capitale netto:

Capitale versato

12 256

Capitale versato

12 256

Riserve di utili

13 640

Riserve di utili

15 372

Totale passività e capitale netto

38 239

Totale passività e capitale netto

42 250

Moretti SpA Conto economico anno 2019 (€ x 1000) Ricavi

75 478

Meno: costo del venduto Margine lordo Meno: costi operativi

52 227 23 251 10 785

Risultato prima delle imposte

12 466

Meno: imposte sul reddito

6344

Risultato netto

6122

Cambiamento delle riserve di utili Riserve di utili al 31/12/2019 Più: risultato netto

13 640 6122 19 762

Figura 1.4 Un pacchetto di rendiconti economico-finanziari.

14 981

Altre attività immobilizzate

Passività e capitale netto Passività

24 062

Meno: dividendi Riserve di utili al 31/12/2020

4390 15 372


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La natura e lo scopo della contabilità

15

Il conto economico di un periodo sintetizza alcuni cambiamenti delle riserve di utili che si sono verificati nel periodo. Riporta, in altri termini, alcuni cambiamenti delle riserve di utili avvenuti fra la data d’inizio e di fine del periodo. Un pacchetto di rendiconti efficace per comunicare la performance economicofinanziaria è pertanto costituito dallo stato patrimoniale all’inizio del periodo contabile, dal conto economico del periodo e dallo stato patrimoniale alla fine del periodo. Il prospetto delle variazioni delle riserve di utili (nella parte bassa della figura) mostra che le riserve di utili ammontavano a € 13 640 000 il 31 dicembre 2019. Nel corso dell’anno le operazioni di gestione hanno generato un reddito di € 6 122 000 che ha accresciuto le riserve di utili dello stesso valore (il reddito netto è l’ultima riga del conto economico). Le riserve di utili si sono inoltre ridotte nel periodo di € 4 390 000 a motivo di una distribuzione di dividendi. Il 31 dicembre 2020 il valore totale delle riserve di utili è pertanto di € 15 372 000 (€ 13 640 000 + € 6 122 000 – € 4 390 000). I dividendi per contante riducono il valore delle riserve di utili e della cassa perché si tratta di una distribuzione di denaro agli azionisti. I dividendi non sono un costo di competenza e non compaiono pertanto in conto economico.

1.4.4

Lo scopo dei rendiconti economico-finanziari del bilancio

Si è precedentemente detto che il bilancio, sebbene di utilità anche per il management e la proprietà, ha lo scopo prevalente di fornire informazioni rilevanti a terze parti, cioè ad attori esterni all’organizzazione. Gli obiettivi assegnati alla comunicazione verso l’esterno sono molteplici e ci limiteremo qui solo ai principali. Il bilancio deve fornire informazioni che: 1. 2. 3.

4. 5.

siano utili ai creditori attuali e potenziali per assumere decisioni razionali di finanziamento o di investimento; siano comprensibili a coloro che possiedono nozioni sufficienti di economia aziendale e che intendano analizzare con cura i dati contenuti nei rendiconti; riguardino le risorse economiche dell’organizzazione e i diritti su di esse vantati, nonché gli effetti di transazioni ed eventi in grado di modificare l’ammontare delle risorse e dei diritti a esse riconducibili; riguardino la prestazione economica dell’impresa in un determinato periodo; siano d’aiuto agli utilizzatori nel valutare l’ammontare, i tempi e le incertezze derivanti dalla distribuzione di dividendi, dal pagamento di interessi e dalla riduzione del debito.

I primi due obiettivi si applicano a tutti i documenti del bilancio. È da sottolineare che si presume che gli utilizzatori del bilancio dispongano di un adeguato livello di preparazione. Il bilancio, infatti, non è rivolto a persone disinformate. L’obiettivo 3 si riferisce allo stato patrimoniale, il 4 al conto economico e il 5 al rendiconto dei flussi di cassa. Così come i cinque obiettivi complessivamente suggeriscono, il bilancio, sia pure fornendo informazioni relative al passato, ha anche lo scopo di aiutare i suoi utilizzatori a compiere previsioni e scelte che hanno a riferimento la futura posizione economico-finanziaria e i futuri flussi di cassa dell’impresa, non quelli passati.

1.5

Il quadro normativo internazionale Il testo, come detto nel Paragrafo 1.2, si rivolge principalmente ai destinatari delle informazioni contabili, cioè al management e non invece ai professionisti della con-


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16

Capitolo 1

tabilità e del bilancio. Ciononostante, riteniamo utile, a conclusione di questo primo capitolo introduttivo, presentare il complesso quadro normativo nazionale e internazionale che disciplina la costruzione del bilancio pubblico o bilancio esterno e le differenze di rilievo che esso ha con il bilancio interno. Sarà così possibile chiarire meglio l’impostazione data al volume, in particolare: (1) il peso relativo assegnato alle norme e alle regole nazionali e a quelle internazionali; (2) la discrezionalità del management nello scegliere alcuni aspetti formali (e talvolta anche sostanziali) quando definisce le caratteristiche del bilancio a uso interno. Come si avrà modo di comprendere meglio nel seguito, la costruzione di ogni bilancio pone due tipi di problemi: problemi formali (quali documenti produrre, con quali e contenuti e struttura) e problemi sostanziali (come misurare e quantificare i valori, cioè i criteri di valutazione). Entrambi questi aspetti variano evidentemente a seconda che, in alternativa, ci si riferisca: alle norme e regole nazionali; alla disciplina internazionale o, qualora si tratti di un bilancio a uso interno, alle scelte effettuate dal management. Con la globalizzazione e la crescita degli scambi economici e commerciali degli ultimi decenni, i flussi degli investimenti finanziari internazionali si muovono sempre più dinamicamente nel mondo alla ricerca di nuove opportunità. Per essere individuate e valutate correttamente, tali opportunità hanno bisogno di informazioni e, fra queste, le più rilevanti sono quelle comunicate attraverso il bilancio. Il bilancio esterno è il documento più importante e più affidabile che gli attori interessati possono consultare per formulare un giudizio economico sulle imprese e sviluppare con esse, a qualsiasi titolo, un rapporto d’affari, non ultima l’ipotesi di un acquisto parziale o totale della proprietà. In coerenza con questa premessa, un irrinunciabile requisito del bilancio esterno è che esso sia il più possibile veritiero e corretto, sia cioè redatto nel rispetto di norme e regole che lo disciplinano e alle quali nessun amministratore può sottrarsi se non sottoponendosi a severe sanzioni civili e penali.8 Una seconda importante condizione che rende possibile il funzionamento dei mercati finanziari è che la disciplina che guida la costruzione del bilancio sia applicata un grande numero di bilanci. Sarebbe altrimenti impensabile ipotizzare una diffusa consultazione del documento da parte di soggetti esterni. Se, infatti, ciascuna impresa fosse libera di pubblicare il bilancio con forma e criteri di valutazione propri, allora si dovrebbe apprendere un nuovo sistema di norme e di regole per ogni nuovo bilancio, ma quest’ipotesi è chiaramente irrealistica. D’altro canto, però, guardando il mondo nella sua globalità, non possiamo neppure immaginare che tutti i principali Paesi che lo costituiscono abbiano già uniformato a un unico standard i bilanci delle loro imprese. L’armonizzazione, così si chiama il processo internazionale che produce il sistema di norme e di regole per la redazione del bilancio dei principali Paesi, è in atto da anni, ma è resa lenta e difficile da una dimensione normativa e giuridica complessa che cambia da Paese a Paese, che segue l’evolvere dei mercati finanziari e che muta con la definizione dei nuovi obiettivi dell’internazionalizzazione. Nei principali Stati occidentali, con differenze talvolta anche di un certo rilievo, vige dunque ancora oggi un sistema di norme e di regole contabili nazionali, nonostante il processo di armonizzazione tenda a uniformarle progressivamente. A questa prima dimensione di complessità, riconducibile all’autonomia amministrativa dei singoli Paesi, si aggiunga poi il fatto che: (a) sia la diversa dimensione

8

La veridicità, in particolare, si riferisce al fatto che i valori dei documenti rispettino il più possibile la realtà dei fatti e che le stime e le congetture svolte siano razionali e credibili.


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La natura e lo scopo della contabilità

17

giuridica delle imprese, (b) sia la natura dell’attività svolta, (c) sia la fase nella quale si trova l’impresa (per esempio, in una fase di continuità di funzionamento oppure di liquidazione), costituiscono altrettanti fattori che spingono a porre in atto regole e norme specifiche nella redazione del bilancio, perché sarebbe impensabile uno stesso bilancio per tutte le imprese. Una grande società per azioni quando pubblica il proprio bilancio (magari consolidando quelli di decine di divisioni controllate delle quali alcune all’estero, come per esempio il Gruppo Bosch) deve, come intuibile, attenersi a una disciplina più complessa di quella di una società di persona che gestisce un’attività di ristorazione. Anche la natura dell’attività svolta dall’impresa definisce, come in precedenza detto, quale debba essere la disciplina del bilancio. Per esempio, le banche e così pure le imprese di assicurazione svolgono un’attività sufficientemente diversa da quella di un’impresa commerciale o di produzione tale da richiedere una normativa specifica. Infine, un ulteriore elemento per utilizzare bilanci con regole diverse è la condizione in cui si trova l’impresa, per esempio in una fase di liquidazione oppure di continuità di funzionamento. In Italia, sotto la spinta delle direttive europee, le norme contabili si sono gradualmente adattate ai principi ai quali guarda il legislatore europeo. Quest’ultimo, a sua volta, recepisce nel tempo le norme internazionali dettate dall’International Accounting Standard Board o IASB. L’istituto è uno standard setter e ha l’obiettivo di elaborare la prassi contabile dei principali Paesi del mondo, adoperandosi per l’armonizzazione delle regole, dei principi e delle procedure contabili. I principi contabili emanati dallo IASB sono denominati IFRS (International Financial Reporting Standard), mentre quelli emanati da IASC, sono invece i cosiddetti IAS (International Accounting Standard)9. Definito il quadro generale di progressiva armonizzazione internazionale, entriamo ora in maggiore dettaglio nell’illustrazione di quali sono in Italia le regole e le norme; di chi le stabilisce; di come esse cambiano a seconda della forma giuridica o della natura dell’attività svolta dall’impresa e, di quale sia fra questi diversi sistemi di regole, quello che rappresenta l’argomento centrale del testo. Come vedremo, è questa una questione complicata e anche in parte ostica a motivo delle molteplici dimensioni di complessità in precedenza elencate.

1.5.1

Il quadro normativo in Italia

Per una comprensione di quale sia il complesso quadro normativo contabile italiano è utile rifarsi alla Figura 1.5, che mette in relazione tre sistemi di regole e di norme con altrettante caratteristiche del soggetto redattore del Bilancio. Nella prima sezione di sinistra sono le Società di capitali, a esclusione però degli enti creditizi, finanziari e assicurativi per i quali si applicano norme e regole particolari. Queste aziende sono nella zona centrale della figura. È dunque la natura dell’attività svolta che le distingue da quelle presenti nella sezione di sinistra, non la forma giuridica. Nella colonna di destra sono invece le aziende individuali e le società di persona, dunque società aventi una forma giuridica diversa. Anche ai bilanci di queste imprese, in genere di piccola dimensione, si applicano disposizioni differenti da quelle delle società di capitali presenti nella prima colonna, sebbene la tendenza del legislatore sia quella di conformarsi gradualmente alla disciplina dettata per le società di capitali.

9

Lo IASB ha sede a Londra ed è nato nel 2001 dal rinnovamento del precedente IASC (International Accounting Standard Committee).


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18

Capitolo 1

Norme e Regole che disciplinano il bilancio Regole contabili nazionali art. 2423-2435 ter del Codice Civile + principi contabili OIC

Regole contabili nazionali (normativa specifica)

oppure in pochi casi:

oppure nella maggior parte:

Regole contabili internazionali IAS/IFRS e D. Lgs. 38/2005 (obbligatori solo per società quotate)

Regole contabili internazionali IAS/IFRS e D. Lgs. 38/2005

Regole contabili nazionali (altri articoli del Codice Civile)

Soggetto che redige il bilancio

Figura 1.5 Tre sistemi di regole e norme per la redazione del bilancio in Italia.

Società di capitali (enti creditizi e finanziari e assicurativi esclusi)

Enti creditizi, finanziari e assicurativi

Altre società non di capitale

Forma giuridica SpA, Srl, SapA, imprese cooperative, consorzi e società consortili

Forma giuridica In prevalenza SpA o SapA o S.C.A.R.L.

Forma giuridica Aziende individuali e società di persona

Le norme e regole contabili che si occupano del bilancio delle società di capitali presenti nella sezione di sinistra sono, come la Figura 1.5 mostra, prevalentemente le regole contabili nazionali. Non sempre però, perché le società quotate in borsa (una piccola minoranza del totale delle imprese, circa un’impresa su 10.000 su tutte le imprese italiane e circa 370 in tutto a fine 2019) devono invece obbligatoriamente attenersi alle regole contabili internazionali. Le regole contabili nazionali sono definite dal Codice Civile agli articoli 2423 e 2435 ter., ed esplicitate, nella loro dimensione applicativa, dalla cosiddetta prassi contabile. Per redigere il bilancio, infatti, non basta la conoscenza dell’indicazioni riportate nel Codice Civile che sono talvolta anche frammentarie. Occorre dunque rifarsi a più precise indicazioni tecniche e a principi che aiutano a completare e chiarire quanto disposto sinteticamente dal Codice Civile. Si tratta in sostanza della stessa relazione che c’è fra una legge e la correlata giurisprudenza. L’Italia si è aperta alla prassi contabile internazionale a partire dal 2005 e questo riguarda oggi le società quotate in borsa e gli enti creditizi finanziari e assicurativi10. A partire dal 2014 è inoltre prevista la facoltà (non l’obbligo) di fare uso degli IAS/IFRS nella redazione del bilancio anche per le società di capitali non quotate, che non siano però imprese di piccola-media dimensione o PMI11. 10 Le banche, le società emittenti di strumenti finanziari presso il pubblico e gli intermediari finanziari vigilati sono infatti chiamati dal 2006 a redigere il bilancio consolidato e quello d’esercizio in accordo ai principi internazionali generali, cioè gli IAS/IFRS e non a quelli del Codice Civile. Le società assicurative quotate adottano invece i principi IAS/IFRS per il bilancio consolidato, mentre gli IFRS per il bilancio d’esercizio. Le società assicurative non quotate sono invece esenti dagli obblighi internazionali. 11 Sono definite PMI le società (non quotate in borsa) che non superano nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi, due dei seguenti tre limiti: (1) totale dell’attivo


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La natura e lo scopo della contabilità

Box 1.1

19

LA PRASSI CONTABILE IN ITALIA In Italia, la prassi contabile è definita dall’Organismo Italiano di Contabilità (OIC), un’istituzione con numerosi soci fondatori fra i quali il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e il Consiglio Nazionale dei Ragionieri, dei quali l’OIC raccoglie l’eredità. La legge 116 del 2014 riconosce l’OIC come Istituto nazionale per i principi contabili, con il ruolo principale di: (1) emanare principi ispirati alla migliore prassi operativa, (2) dare supporto al Parlamento in materia di normativa contabile, (3) esprimere, su richiesta, pareri riguardanti specifiche normative di legge. A partire dal 2015 molte sono state le regole e i criteri introdotti nel Codice Civile ispirati agli IAS/IFRS. Uno degli aspetti importanti di ruolo di questo organismo è che esso partecipa attivamente al processo di elaborazione dei principi contabili adottati in Europa. Lo fa attraverso strette relazioni con: (a) l’organismo europeo di contabilità (European Financial Reporting Advisory Group o EFRAG); (b) l’International Accounting Standard Boards e (c) gli organismi contabili di altri Paesi. Insomma, l’armonizzazione internazionale può avere luogo perché l’OIC – che si occupa di rendere operative le indicazioni contenute nel Codice Civile – è anche membro di quei gruppi di lavoro che si prefiggono di uniformare la prassi contabile a quella europea e, quest’ultima, a quella internazionale. Questo vale, evidentemente, anche per gli altri Paesi.

La progressiva adesione dell’Italia alle norme internazionali e un processo tuttora in corso attraverso il quale l’OIC si prefigge di armonizzare i principi contabili italiani del Codice Civile con quelli europei e internazionali. Parlare lo stesso “linguaggio” in un mondo che sempre di più tende all’integrazione e all’internazionalizzazione dei mercati rappresenta, infatti, una condizione indispensabile per analisti, investitori, revisori contabili e aziende. Si pensi, per esempio, a imprese che volendo operare all’interno di altri Paesi come gli Stati Uniti sono costrette a una vera e propria riscrittura del bilancio per renderlo conforme alle regole di quel Paese, con differenze di riconciliazione di grande rilievo percentuale che possono ammontare anche al 60-70% del risultato economico complessivo rispetto a quello ottenuto con le regole nazionali. Si pensi, ancora, a come l’armonizzazione dei principi contabili, la maggiore trasparenza che ne deriva e lo sviluppo di professionalità con competenze comuni ai diversi Paesi siano un forte incentivo all’internazionalizzazione, facilitando il reperimento dei capitali e favorendo lo sviluppo dell’economia. Per concludere, il volume non si occupa del bilancio degli enti creditizi finanziari e assicurativi, aziende per le quali è previsto l’uso di specifiche regole contabili e dei principi internazionali (sezione centrale della Figura 1.5), e neppure di quello di società non di capitali (sezione di destra della Figura 1.5). Il volume focalizza invece il bilancio delle società categorizzate nella sezione di sinistra della Figura 1.5. La composizione di queste società di capitali è rappresentata in Figura 1.6. Come è possibile constatare, la maggior parte (circa il 99%12)

dello stato patrimoniale: € 4 400 000; (2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: € 8 800 000; (3) dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 50 unità. 12 Il 99% è la percentuale di PMI in Italia rispetto alle imprese totali. Si assume qui che questa percentuale sia all’incirca la stessa anche con riferimento alle imprese della prima sezione della Figura 1.2.


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20

Capitolo 1

Società quotate 1/10.000 circa Sistema di regole: IAS/IFRS e D. Lgs. 38/2005

Società non quotate 1% circa Sistema di regole: Codice Civile e OIC (facoltativamente IAS/IFRS e D. Lgs. 38/2005)

Figura 1.6 Il peso relativo dell’applicazione delle regole nazionali e di quelle internazionali alle società di capitali (enti creditizi finanziari e assicurativi esclusi).

PMI 99% circa Sistema di regole: Codice Civile e OIC

Società non quotate

Società quotate

PMI

* Non PMI

sono PMI e per le quali è prevista l’applicazione delle regole contabili nazionali (Codice Civile e prassi OIC), non di quelle internazionali. Inoltre, per queste imprese è prevista una forma di bilancio semplificata, abbreviata. Rimane, dunque, un 1% circa di società di capitali non quotate in borsa, ma di medio/grandi dimensioni, quelle rappresentate nella parte centrale della figura. Queste aziende non hanno l’obbligo di conformarsi alla disciplina internazionale, ma ne hanno la facoltà. Possono, in altri termini, redigere il bilancio secondo le regole del Codice Civile oppure, in alternativa, nel rispetto di IAS/IFRS. La scelta dipenderà dall’utilità percepita, cioè dal tipo di contenuto informativo che desiderano presentare al mercato finanziario13. Infine, una minima parte di tutte le società di capitali è quotata in borsa (350 SpA circa se si escludono le banche e le società assicurative). Per queste 350 importanti imprese la disciplina del bilancio prevede l’applicazione obbligatoria dei principi contabili internazionali. Dal quadro descritto esistono dunque in Italia due sistemi normativi diversi, autonomi e alternativi che disciplinano la redazione del bilancio e cioè: (1) il Codice Civile interpretato dalla prassi contabile emanata dall’OIC e (2) i principi contabili internazionali IAS/IFRS. Il primo sistema si applica al 99% circa di tutte le imprese di capitali, il secondo riguarda obbligatoriamente solo le società quotate in borsa e, facoltativamente, le società di capitali che non siano PMI. Sebbene la distanza fra i due sistemi tenda progressivamente a colmarsi per via del processo di armonizzazione contabile, si tratta pur tuttavia di corpi giuridicamente diversi e alternativi, che impongono dunque di scegliere, specie in un testo introduttivo come questo, quale delle due impostazioni seguire, pena la necessità di dovere raddoppiare l’illustrazione di ciascuna norma o regola.

Esempio

Mentre in base al Codice Civile e alla prassi contabile l’avviamento (Capitolo 8) può essere ammortizzato, non può invece esserlo secondo i principi internazionali, poiché si tratta di un’attività immateriale con vita utile indeterminata. Mentre in base al Codice Civile e alla prassi contabile le società di capitali non quotate non possono rivalutare

13

È evidente come questa libertà di scelta renda poi difficile comparare i bilanci di imprese se costruiti secondo criteri normativi diversi.


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al valore di mercato le immobilizzazioni materiali, le società quotate in borsa devono farlo quando il fair value si discosta in modo significativo dal valore contabile.

Tenuto conto del peso quantitativo delle diverse categorie di imprese che la Figura 1.6 esplicita, il volume tratta prevalentemente i criteri di redazione del bilancio basati sul Codice Civile e sulla prassi contabile italiana. Nonostante ciò saranno presentati in più di un’occasione anche i riferimenti agli IAS/IFRS, allo scopo di: (1) chiarire quanto sia talvolta complessa l’interpretazione dei fenomeni contabili; (2) fornire alcune importanti informazioni sui bilanci delle società di capitali quotate in borsa.

1.5.2

Quale Bilancio?

Si è detto che lo scopo principale del bilancio è la sua funzione informativa. A seconda però che il destinatario sia il management oppure la proprietà e altri stakeholder esterni, il bilancio si presta a diverse riclassificazioni, cioè a modi differenti di rappresentazione dei valori in esso contenuti e, anche, potenzialmente, a diversi contenuti e criteri di misurazione. Il bilancio interno non deve rispettare specifiche regole e può dunque avere forma, contenuti, criteri di misurazione e periodicità stabiliti in piena autonomia dalla singola impresa. In questo caso, infatti, il problema della comprensibilità dei rendiconti non si pone essendo i documenti prodotti dallo stesso soggetto che poi li utilizza. Esistono dunque teoricamente tanti bilanci interni quanti possono essere gli scopi per i quali si redigono. Anche la frequenza può essere scelta discrezionalmente e non limitarsi alla periodicità annuale di legge (i bilanci interni sono infatti spesso trimestrali e, a volte, anche mensili). Un’impresa potrebbe utilizzare a uso interno un conto economico trimestrale avente forma e contenuti (struttura) idonea a comprendere in che modo le variazioni dei ricavi hanno determinato il cambiamento del reddito (conto economico riclassificato a margine di contribuzione). Un’altra potrebbe privilegiare la comprensione di quale sia stato il costo delle singole funzioni organizzative (conto economico riclassificato a costo del venduto). Il management di un’altra impresa ancora potrebbe volere comprendere come e perché il contenuto di trasformazione sia cambiato nel tempo (conto economico riclassificato a valore aggiunto)14. Diverso è il caso del bilancio esterno destinato a pubblicazione. In tale circostanza infatti, così come sintetizzato in Figura 1.6, forma, contenuti e criteri di misurazione sono prevalentemente regolati dal Codice Civile (agli articoli 2423 e 2435 ter.) e dalla prassi contabile dell’OIC o in taluni casi, dalle regole e norme internazionali. La Figura 1.7 precisa meglio l’utilità di quell’idea già espressa che la redazione di un bilancio (interno o esterno che sia) implica sia aspetti formali, sia aspetti sostanziali. I primi, come detto, riguardano quali documenti produrre e quale debba essere la loro struttura (cioè le specifiche voci che compongono i documenti e la loro articolazione in totali e sub-totali). I secondi riguardano invece i rispettivi criteri di misurazione e quantificazione dei valori delle singole voci. Come è possibile constatare (parte in basso a sinistra della Figura 1.7), quando si tratta del Bilancio esterno sia gli aspetti formali sia quelli sostanziali sono, e non potrebbe essere altrimenti, definiti dal legislatore. Il bilancio interno nella sua forma pura (parte in basso a destra della figura) è invece redatto in piena autonomia dal management e può pertanto non rispettare in parte o in tutto sia gli aspetti formali sia quelli sostanziali definiti dal legislatore. 14

Questi diverse riclassificazioni del conto economico sono illustrate nel Capitolo 4.


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Capitolo 1

Definiti dal Legislatore

Aspetti Formali (forma e contenuti dei documenti)

Esempio

Aspetti sostanziali (criteri di misurazione)

Bilancio Esterno • Struttura dei documenti del legislatore • Criteri di misurazione del legislatore

Figura 1.7 Bilancio esterno, bilancio riclassificato e bilanci interni puri.

Definiti dal management

Aspetti Formali (forma e contenuti dei documenti)

Bilancio riclassificato • Struttura dei documenti del management • Criteri di misurazione del legislatore

Aspetti sostanziali (criteri di misurazione)

Bilancio Interno «puro» • Struttura dei documenti del management • Criteri di misurazione del management

Nella reportistica di Beta farmaceutici SpA sono considerati come ricavi anche gli ordini ricevuti ma non ancora evasi sebbene – non essendo ancora stati consegnati i prodotti al momento del ricevimento dell’ordine – non si tratta di ricavi in termini contabili. In questo modo, però, Beta farmaceutici SpA ha un’informazione tempestiva circa l’andamento delle vendite. La possibilità di considerare nella propria reportistica un ordine come se fosse un ricavo è del tutto lecita.

Il vantaggio di un bilancio interno puro è ovviamente quello di potersi adattare a un qualunque bisogno informativo che fosse di interesse, ma il prezzo da pagare sarebbe alto per due motivi: 1.

2.

In primo luogo, il risultato economico del periodo (il reddito) e così pure il patrimonio netto sarebbero diversi da quelli del bilancio ufficiale, cioè da quelli che il management deve comunque comunicare all’esterno. Poiché qualcuno prima o dopo chiederebbe spiegazione di tali differenze (per esempio, la stessa proprietà o l’assemblea dei soci) un impegno continuo per riconciliare i valori comunicati all’interno con quelli del bilancio esterno sarebbe inevitabile e gravoso; In secondo luogo, e ancor più problematicamente, l’eventuale esistenza di incentivi volti a conseguire performance economiche coerenti con il bilancio interno potrebbe produrre comportamenti incoerenti con le attese degli azionisti e degli altri portatori di interesse.

D’altro canto, però, c’è anche da ricordare che il bilancio civilistico o bilancio pubblico (Capitolo 12) non è sempre il più adatto per svolgere analisi specifiche o per interpretare determinati fenomeni o per effettuare previsioni economiche, così come si è già avuto modo di dire. La risposta a questa apparente contraddizione è un bilancio interno (raffigurato al centro della Figura 1.7) in grado di garantire sia la coerenza con i risultati economici


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La natura e lo scopo della contabilità

Box 1.2

23

I BILANCI RICLASSIFICATI SONO UNA TAUTOLOGIA DEL BILANCIO ESTERNO? A volte si pensa che il bilancio riclassificato sia ricostruibile a partire dai dati del bilancio civilistico, sia cioè un modo differente di rappresentare e ordinare gli stessi valori, ma non è così. Tutti i principali schemi di bilancio riclassificato (Capitolo 4), sebbene talvolta utilizzino le stesse voci del bilancio civilistico o altre volte loro aggregazioni, necessitano di disaggregazioni e di dettagli (cioè di contenuti) che non sono presenti nel bilancio pubblico e che devono dunque essere calcolati dal management o estratti dai sistemi contabili. Per esempio, il costo del lavoro presente nel bilancio pubblico è un valore unico che non esplicita quello delle diverse funzioni aziendali (commerciale, amministrazione, produzione ecc.), sicché non sarebbe possibile riclassificare il conto economico a costo del venduto senza disporre di questa scomposizione del costo complessivo del lavoro. Parimenti il conto economico del bilancio pubblico non distingue fra costi cosiddetti fissi e costi variabili e, in assenza di queste informazioni, non si potrebbe riclassificare il conto economico a margine di contribuzione.

del bilancio esterno, sia l’utilizzo di strutture e riclassificazioni adattabili flessibilmente alle esigenze del management. Le informazioni contenute in un tale bilancio interno – qui denominato bilancio riclassificato – hanno infatti valori elementari rilevati o compatibili con quelli del bilancio esterno, mentre la struttura dei documenti (cioè la forma e i contenuti) può cambiare di volta in volta a seconda di quale sia la funzione informativa desiderata dal management. Dunque, un contenitore scelto dal management, ma con valori allineati o compatibili con quelli del bilancio esterno. Una sottolineatura ancora. Abbiamo visto che il bilancio pubblico cambia a seconda della natura giuridica dell’impresa, del tipo di attività svolta e, anche, del fatto che si tratti di un’impresa quotata in borsa (Figure 1.5 e 1.6). Esistono però bilanci diversi anche a seconda di quale sia la fase di vita dell’impresa, in particolare della circostanza che l’impresa operi o no in una condizione di continuità di funzionamento (Capitolo 2). Nel primo caso il bilancio è denominato bilancio ordinario d’esercizio, quello del quale si è sinora parlato. Se, invece, l’azienda fosse in una fase di conclusione dell’attività, allora dovrebbe redigere un bilancio (speciale) detto di liquidazione15, mentre se fosse sul punto di essere acquisita, dovrebbe produrre un bilancio (speciale) detto di cessione. Anche questi bilanci hanno una loro importante funzione informativa, diversa però da quella indirizzata a chi osserva un’impresa nella condizione di ordinario funzionamento. Il testo non si occupa dei bilanci di liquidazione e neppure di quelli di cessione. Siamo così arrivati alla conclusione, a dire il vero non senza un poco di fatica. Il libro focalizza il bilancio ordinario d’esercizio di società di capitali (a esclusione di quelle bancarie, assicurative o finanziarie per le quali si rimanda a

15 Il bilancio di liquidazione è quello di un’impresa che non trovandosi in una fase stabile di produzione di ricchezza (reddito) deve pertanto essere interpretata come coacervo (insieme non coordinato) di beni destinati a essere convertiti in denaro per potere: (1) provvedere al pagamento dei creditori e (2) ripartire fra i soci l’eventuale valore che residua.


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Capitolo 1

testi specializzati) con specifici, seppure certamente non completi, riferimenti ai bilanci di società quotate in borsa. Inoltre, esso illustra prevalentemente schemi di bilancio a uso interno, rivolti cioè al management, ma con contenuti e criteri di valutazione coerenti con le norme del Codice Civile e della prassi contabile. Illustra, in altri termini, il bilancio ordinario d’esercizio di società di capitali riclassificato. Infine, e questa è davvero l’ultima precisazione ma di natura tecnica e che pertanto potrà essere bene compresa solo con l’approfondimento dei contenuti del testo – il modello di rilevazione dei dati contabili illustrato nel libro è un modello “patrimoniale integrato”. Questo modello non raccoglie unicamente gli effetti delle transazioni dell’impresa con l’esterno16, ma determina anche i valori analitici che conseguono allo svolgimento delle operazioni cosiddette di interna gestione, come, per esempio, il calcolo dei costi di produzione dei prodotti o il costo per lo sviluppo delle commesse delle imprese di servizio. Determinare questi valori richiede calcoli, ipotesi e congetture e, pertanto, tali informazioni sono meno oggettive di quelle collegate ai prezzi e ai valori dello scambio che caratterizzano le transazioni con l’esterno. Il modello, che è tipico dei Paesi anglosassoni17 è però quello scelto in tutto il mondo dai principali produttori di sistemi ERP per lo sviluppo dei loro moduli di contabilità. Abbiamo ritenuto dunque importante che il testo possa formare gli studenti, specie quelli di ingegneria gestionale e di economia, su un sistema di rilevazione dei valori contabili che più frequentemente incontreranno nello svolgimento della loro vita professionale come esperti di procedure di controllo di gestione o di contabilità o, anche, come manager che dovranno comprendere, sia pure in termini generali, il funzionamento dei principali sistemi informativi.

16

Cioè quelli relativi alle operazioni di acquisto, di vendita, di investimento, di finanziamento e di alienazione di beni, cioè operazioni di esterna gestione, certamente più oggettive di quelle interne perché con valori definiti dai prezzi “certi” degli scambi con attori esterni. 17 In Italia, la contabilità generale, che si occupa di rilevare gli effetti delle operazioni con l’esterno, è spesso (specie nelle PMI) un sistema distinto da quello della contabilità analitica che focalizza invece le operazioni di interna gestione (si parla in questo caso di sistema duplice contabile).

Riepilogo Le informazioni contabili utilizzate da un’organizzazione sono classificabili in quattro categorie: (1) informazioni operative che hanno a che fare con dettagli di svolgimento delle attività; (2) informazioni di bilancio, utilizzate sia dal management sia da terze parti; (3) informazioni che il management utilizza per programmare, implementare e controllare; (4) informazioni fiscali, necessarie a calcolare le imposte sul reddito. La contabilità e il bilancio sono governati da regole generali che possono essere diverse da quelle che ci si potrebbe aspettare sulla base delle personali esperienze avute con sistemi di natura contabile nella vita di tutti i giorni. Le regole generali che presiedono alla contabilità e al bilancio sono prescritte dal Codice Civile e dai principi contabili e si prefiggono di bilanciare la rilevanza delle informazioni con la loro oggettività e fattibilità.


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Il prodotto ultimo del processo contabile è la produzione di quattro rendiconti che nel loro insieme formano il bilancio: lo stato patrimoniale, il conto economico, il rendiconto dei flussi di cassa e la nota integrativa. Lo stato patrimoniale è un rendiconto di stato o di stock (lo stock a un certo istante), mentre il conto economico e il rendiconto finanziario sono rendiconti di flusso in relazione a un certo periodo di tempo. L’equazione fondamentale della contabilità è: attività = passività + capitale netto Il bilancio a uso interno non deve rispettare specifiche regole (il management tende però a non allontanarsi troppo dai contenuti e dai criteri di valutazione indicati dal Codice Civile e dai principi contabili) e può quindi avere riclassificazioni definite dalle singole imprese. Non così il bilancio destinato a pubblicazione. A seconda della forma giuridica, del settore di appartenenza, della dimensione e altro esistono più categorie di bilancio a uso esterno.

Problemi Problema 1.1

Il 31 dicembre alcune voci dello stato patrimoniale di Carletti Srl erano: cassa € 12 000; rimanenze € 95 000; altre attività € 13 000. Carletti aveva inoltre ottenuto un prestito dalla Banca di Roma per € 40 000. Domande 1. Preparare lo stato patrimoniale di Carletti al 31 dicembre. 2. Denominare propriamente ciascuna voce e ciascuna colonna (attività, passività, capitale netto).

Problema 1.2

Si riportano i valori di alcune voci dello stato patrimoniale di Microtech Srl. Calcolare gli importi mancanti riguardo a ciascuno dei quattro periodi amministrativi. Quale equazione deve essere utilizzata per svolgere i calcoli? Esercizio 1 (€)

Esercizio 2 (€)

Esercizio 3 (€)

Esercizio 4 (€)

Attività correnti

113 624

?

85 124

?

Immobilizzazioni

?

198 014

162 011

151 021

524 600

?

?

220 111

56 142

€ 40 220

?

?

?

?

60 100

30 222

214 155

173 295

170 000

170 000

13 785

(3644)

1452

2350

524 600

288 456

?

220 111

Attività Passività correnti Passività a lungo termine Capitale apportato Riserve di utili Passività e capitale netto

Problema 1.3

Si riportano i valori di alcune voci del conto economico di Astrotech SpA. Calcolare gli importi mancanti riguardo a ciascuno dei quattro esercizi. Quale equazione si deve applicare per svolgere i calcoli? (Suggerimento: per stimare gli importi mancanti del quarto periodo, calcolare l’incidenza percentuale tipica di ciascun costo sui ricavi in relazione ai periodi da


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Capitolo 1

1 a 3 e applicare poi la stessa incidenza percentuale a ciascuna voce di costo dell’ultimo periodo). Periodo 1 (€)

Periodo 2 (€)

Periodo 3 (€)

Periodo 4 (€)

Ricavi da vendite

12 011

?

11 545

10 000

Costo del venduto

3003

2992

?

?

?

8976

8659

?

Altri costi

6201

6429

?

?

Risultato ante imposte

2799

?

2363

?

Margine lordo

Imposte sul reddito Risultato netto

Problema 1.4

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

1019

945

?

1528

1418

?

Un’analisi delle transazioni in € della società Acme riguardo al mese di luglio è la seguente: Attività =

Cassa +

? 1679

Passività +

Debito Capitale Crediti Rimanenze + Attrezzature = fornitori + netto comm. +

20 000 –5000 –1000 –4500 5000 5000 –1500 1000 –1000 –750 –500

20 000 7000

2000

1000 –4500 10 000 –1500

200 –200 12 750

Capitale netto

4000

800 24 550 =

7000

–750 –500 –200 –200

700

23 850

700 +

23 850

Apporto di capitale Acquisto attrezzature Acquisto merce Stipendi Ricavi Fornitori Crediti commerciali Costi di locazione Servizi vari Spese di viaggio Costo delle merci vendute

Domande 1. Spiegare ciascuna transazione. 2. Elencare i cambiamenti dello stato patrimoniale di luglio. 3. Preparare il conto economico di luglio ignorando le imposte sul reddito. 4. Spiegare i cambiamenti della cassa. 5. Spiegare perché il cambiamento della cassa non coincide con il reddito di luglio.

Problema 1.5

Il 1° giugno è costituita l’agenzia di viaggi Bon Voyage Travel Srl che registra le seguenti transazioni. 1. I proprietari hanno investito € 25 000 per avviare il business ricevendo in cambio quote della società. 2. Il 1° giugno è pagata anticipatamente una polizza assicurativa annuale per € 600. 3. L’affitto del mese di € 1500 è pagato anticipatamente.


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La natura e lo scopo della contabilità

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4. Sono acquistate attrezzature e mobili per € 8000 (vita economica prevista 5 anni) contraendo un debito con il fornitore. 5. Sono pagati € 500 per una fornitura di cancelleria e materiale d’ufficio che l’agenzia intende gestire come rimanenze. 6. È pagata pubblicità per € 750. 7. Gli stipendi per € 3000 sono pagati per contante. 8. La società realizza nel mese ricavi (sotto forma di provvigioni) per € 10 000, dei quali € 2000 incassati per contante. 9. Il debito verso il fornitore di attrezzature e mobili è ridotto di € 5000. 10. È utilizzata nel periodo cancelleria per un valore di € 100. 11. Spese varie per le utenze del mese (gas, acqua, energia elettrica) per € 1000 sono addebitate sulla carta di credito della società. Domande 1. Spiegare come le operazioni del mese hanno modificato l’equazione fondamentale del bilancio (attività = passività + capitale netto). 2. Preparare il conto economico del mese. 3. Spiegare le variazioni del conto cassa. 4. Spiegare perché la variazione della cassa e l’utile del mese non coincidono.

Problema 1.6

Il barone Cobourg C’era una volta, tanti anni fa, un feudatario, il Barone Cobourg, che viveva in una piccola provincia dell’Europa Occidentale. Il barone, che abitava in un castello in cima a una collina, era responsabile del benessere di molti contadini che occupavano le terre attorno al castello. All’inizio di ogni inverno, quando la prima neve cadeva, il Barone si preoccupava del benessere dei propri contadini per l’anno successivo. Il 15 ottobre di un certo anno il Barone stava pensando al raccolto di grano della prossima stagione. “Credo che 30 acri di terreno (l’acro è una misura anglosassone di superficie corrispondente a 4.047 mq.), con una produttività media di circa 5 stai di grano per acro (lo staio è un recipiente cilindrico a doghe che era utilizzato come unità di misura dei cereali), produrranno sufficiente grano per il prossimo inverno” meditò, “ma chi avrà la responsabilità del raccolto?”. Pensò dunque di assegnare a Ivan e a Frederick questa responsabilità. Il giorno dopo i due contadini furono chiamati a colloquio dal Barone Cobourg, presso la Grande Sala del castello. “Ivan, tu coltiverai il lotto di 20 acri di terreno e tu, Frederick quello di 10 acri” esordì il Barone. “Darò a Ivan 20 stai di grano per la semina e 20 libre di fertilizzante (20 libbre di fertilizzante hanno un valore di due stai di grano). Frederick avrà invece 10 stai di grano per la semina e 10 libbre di fertilizzante. Darò inoltre a ognuno di voi un bue per tirare l’aratro, ma dovrete mettervi d’accordo con Feyador, che costruisce aratri, per acquistarli. I buoi, per inciso, hanno solo tre anni di vita e non hanno mai arato i campi, sicché possiamo confidare in almeno 10 anni di attività lavorativa. Prendetevi cura di questi animali, perché un bue vale 40 stai di grano. Tornerete il prossimo autunno restituendo i buoi, gli aratri e consegnando il raccolto.” Ivan e Frederick salutarono il barone e si congedarono dalla Grande Sala, prendendo con loro le risorse che gli erano state date. Trascorse l’estate e, dopo il raccolto, Ivan e Frederick tornarono il 15 ottobre nella Grande Sala per rendere conto al loro padrone dell’utilizzo delle risorse loro affidate l’anno precedente. Ivan così esordì: “Barone, mi presento con un bue che ha svolto il lavoro previsto, un aratro purtroppo rotto e ormai non più riparabile, e 223 stai di grano. Sono inoltre debitore di 3 stai di grano nei confronti di Feyador, il costruttore d’aratri, per l’aratro che mi ha venduto lo scorso autunno


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28

Capitolo 1

e che non ho ancora pagato. Infine, come atteso, ho consumato tutto il fertilizzante e le sementi che mi avevate consegnato. Ricorderete inoltre, mio signore, che avete già prelevato 20 stai del mio raccolto per il vostro uso personale.” Parlò quindi Frederick. “Qui, barone, c’è il bue, anch’esso utilizzato nella misura prevista, l’aratro, per il quale ho già dato a Feyador, il costruttore d’aratri, 3 stai di grano del mio raccolto, e 105 stai di grano di raccolto. Anch’io ho consumato, come previsto, tutte le sementi e il fertilizzante. Inoltre, Vi ricordo che avete prelevato 30 stai di grano, ormai parecchi giorni fa, per la vostra casa. Infine, penso che l’aratro sia ancora utilizzabile per altre due stagioni.” “Avete fatto entrambi un buon lavoro” disse il Barone e, con la sua benedizione, i due contadini presero congedo. Il Barone iniziò a questo punto a riflettere su quanto era accaduto. “Sì” egli pensò, “hanno entrambi svolto un buon lavoro, ma quale dei due ha conseguito la migliore performance?” Domande 1. Preparare, per le due entità (i due lotti), lo stato patrimoniale iniziale e quello di fine stagione, nonché il conto economico della stagione. Non preoccupatevi se non avete ancora una precisa conoscenza dello stato patrimoniale e del conto economico. Utilizzate al meglio il vostro intuito e ipotizzate che all’epoca il valore di un lotto di terreno agricolo fosse semplicemente il doppio del valore atteso del raccolto di una stagione. 2. Quale contadino ha realizzato la migliore performance?


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