Non di Solo Pane n°719 - 19 Luglio 2015

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Non di solo

PANE Sussidio di preghiera per la famiglia Domenica 19 Luglio 2015 XVI del Tempo Ordinario

Anno XV - n째

Erano come pecore che non hanno pastore

Itinerario quotidiano di preghiera

719


Offerta della giornata “Pregare, forse il discorso più urgente”

Sito di Non di Solo Pane:

Sussidio di preghiera per la famiglia

www.nondisolopane.it

Luglio 2015

Offerta quotidiana Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo,

Con Maria, la madre del Signore e della Chiesa, prego specialmente per le intenzioni che il Santo Padre raccomanda alla preghiera di tutti i fedeli in questo mese Intenzione del Santo Padre Perché la responsabilità politica sia vissuta come forma di alta carità. Intenzione missionaria Perché i cristiani in America latina, di fronte alle disuguaglianze sociali, possano dare testimonianza d’amore per i poveri e contribuire ad una società più fraterna. Intenzione dei vescovi Perché adempiamo il dovere di annunciare il Vangelo a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato.

a gloria del divin Padre. Intenzione del Vescovo di Brescia Mons. Luciano Monari Perché i credenti crescano nella fede, nella speranza e nell'amore e siano veri testimoni di Cristo nel mondo

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XVI Domenica del Tempo Ordinario Nazaret è una lezione di silenzio: rinasca in noi la stima del silenzio, questa meravigliosa e indispensabile condizione dello spirito (Papa Paolo VI)

Domenica 19 Luglio IV Settimana del Salterio

Il Santo del giorno: Beato Achille Nacque il 18 marzo 1911 in Polonia nel villaggio di Kosin, diocesi di Przemy. Terminata la scuola ele­ mentare, nel 1924 entrò a Leopoli nel seminario mi­ nore dei Frati minori con­ ventuali. La sua formazione religiosa culminò il 22 maggio 1932 con la profes­ sione dei voti solenni ed il 5 luglio 1936 venne ordina­ to sacerdote. I primi anni di ministero furono nel con­

vento di Grodno. Trasferito poi a Iwieniec, diocesi di Pilsk, fu sorpreso dallo scoppio della seconda guer­ ra mondiale. Il 19 giugno 1943 si verificò un'insurre­ zione contro i nazisti. Quando il parroco della vicina Pierszaje fuggì, pa­ dre Achilles vi si trasferì nei primi anni 40 per regge­ re la sede vacante. Un mese dopo giunse a Pierszaje la Gestapo, che perquisì anche

la canonica. Secondo un testimone oculare, il co­ mandante locale della gen­ darmeria tedesca, cattolico praticante che abitava nella canonica, propose ai due sacerdoti di rifugiarsi in un nascondiglio, ma Achilles non abbandonò i fedeli e si unì agli arrestati. Fu ucciso in un fienile a cui poi fu dato fuoco il 19 luglio 1943.

Brano Evangelico: Mc 6, 30­34

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposate­ vi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capi­ rono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché era­ no come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Contemplo: Si mise a insegnare loro (Mc 6,34) Gli apostoli si riuniscono «attorno a Gesù» per riferirgli tutto ciò che hanno fatto e ciò che hanno insegnato nella loro missione tra la gente, ed egli li con­ duce in un luogo deserto a riposare e a pregare. Vengono in mente le parole di Gesù a Marta: «Tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno» (Lc 10,41): ascoltare la parola di Gesù, nella preghiera, per non essere come pecore erranti, e stare vicini al Pastore e al Custode delle nostre anime (cf 1Pt 2,25).

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P a g i n e

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sione. Non esiste vero dono, autentico amore nella dispersione, nell’incapacità di contemplare Dio in ciò che stiamo facendo. Non a caso il Card. Carlo Maria Martini nella sua prima lettera pastorale alla diocesi di Milano, “La dimensione contemplativa della vita”, sottolinea: «Nel Meditazione di fare ciò mi accorgo di stare don Luciano Vitton Mea vivendo, per dono di Dio, quella che si potrebbe chiamare la “dimensione contemplativa” dell’esperienza: cioè possiamo essere guide sagge, capaci di un dono vero e quel momento di distacco autentico se perdiamo con- dall’incalzare delle cose, di tatto con noi stessi, se non riflessione, di valutazione alla siamo capaci di interiorizza- luce della fede, che è tanto necessario per non essere trare i bisogni di chi ci sta accanto? Il vero nemico del volti dal vortice degli impegni cristiano di ieri e soprattutto quotidiani». di oggi è la dispersione, la Gesù ci invita quindi a sotalla schiavitù mancanza d’interiorità. Bi- t r a r c i sogna trovare il coraggio di dell’attivismo per affrontare ritirarsi nel deserto, di riap- noi stessi, le dispersioni del pacificarsi con il proprio nostro cuore per poter sostecuore. Precisa San’Agostino: nere con generosità la molti“Il testo di Marco ci dà una tudine i loro bisogni e la loro precisazione: voi stessi, ve- fame di misericordia e di bonnite voi stessi a me, voi con tà.

La dimensione interiore Nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato Gesù delude le aspettative dei discepoli che aveva mandato in missione. Invece di gratificarli per quello che avevano fatto, li invita a riposarsi, a ritirarsi in un luogo deserto, a non lasciarsi “consumare” dai bisogni e dalle difficoltà della moltitudine che li circonda. Prima di lasciarsi “mangiare” dagli altri bisogna riappropriarsi di se stessi, della propria interiorità, bisogna provare “compassione” per le proprie miserie e fragilità. Solo l’uomo capace d’interiorità può provare veramente compassione per la moltitudine che lo circonda, per quelle pecore senza pastore. Come

tutto il vostro essere, con tutto il vostro mondo interiore …”. Gesù ci riconduce a quell’unità che abbiamo lasciato disperdendoci nella molteplicità delle cose, delle attività, della stessa mis-

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don Luciano


P a g i n e

Contemplatio : Lettera di don Milani a Pippetta Caro Pipetta, ogni volta che ci incontriamo tu mi dici che se tutti i preti fos­ sero come me, allora … Lo dici perché tra noi due ci siamo sempre intesi anche se te della scomunica te ne freghi e se dei miei fratelli preti ne faresti volentieri polpette. Tu dici che ci siamo intesi perché t'ho dato ragione mille volte in mille tue ragioni: Ma dimmi Pipetta, m'hai inteso davvero? E' un caso, sai, che tu mi trovi a lottare con te contro i signori. San Paolo non faceva così. E quel caso è stato quel 18 aprile(2) che ha sconfitto insieme ai tuoi torti anche le tue ragioni. E solo per­ ché ho avuto la disgrazia di vincere che… Mi piego, Pipetta, a soffrire con te delle ingiustizie. Ma credi, mi piego con ripu­ gnanza. Lascia che te lo dica a te solo. Che me ne sarebbe im­ portato a me della tua miseria? Se vincevi te, credimi Pipetta, io non sarei più stato dalla tua. Ti manca il pane? Che vuoi che me ne importasse a me, quando avevo la coscienza pulita di non averne più di te, che vuoi che me ne importasse a me che vorrei parlarti solo di quell'altro Pane che tu dal giorno che tornasti da prigioniero e venisti colla tua mamma a prenderlo non m'hai più chiesto. Pipetta, tutto passa. Per chi muore pia­ gato sull'uscio dei ricchi, di là c'è il Pane di Dio. E solo questo che il mio Signore m'aveva detto di dirti. E' la storia che mi s'è buttata contro, è il 18 aprile che ha guastato tutto, è stato il vincere la mia grande sconfitta. Ora che il ricco t'ha vinto col mio aiuto mi tocca dirti che hai ragione, mi tocca scendere accanto a te a combattere il ricco. Ma non me lo dire per que­ sto, Pipetta, ch'io sono l'unico prete a posto. Tu credi di farmi piacere. E invece strofini sale sulla mia ferita. E se la storia non mi si fosse buttata contro, se il 18... non m'avresti mai veduto scendere lì in basso, a combattere i ricchi. Hai ragione, sì, hai ragione, tra te e i ricchi sarai sempre te povero a aver ragione. Anche quando avrai il torto di impugnare le armi ti darò ragione. Ma come è poca parola questa che tu m'hai fatto dire. Come è poco capace di aprirti il Paradiso questa frase giusta che tu m'hai fatto dire. Pipetta, fratello, quando per ogni tua miseria io patirò due miserie, quando per ogni tua sconfitta io patirò due sconfitte, Pipetta quel giorno, lascia che te lo dica subito, io non ti dirò più come dico ora: “Hai ragione”. Quel giorno finalmente potrò riaprire la bocca all'unico grido di vit­ toria degno d'un sacerdote di Cristo: “Pipetta hai torto. Beati i poveri perché il Regno dei Cieli è loro”. Ma il giorno che a­

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Preghiamo la Parola

L’unico riposo Signore, spesso anche noi siamo folla: dispersi e stanchi, incapaci di riconciliarci, prima di tutto con noi stessi. Ti ringraziamo, Signore, perché ci insegni a fare unità dentro e fuori di noi e ci additi il limite e il dolore come risorsa per imparare compassione e accoglienza: questo è l'unico riposo!

Amen

vremo sfondata insieme la cancellata di qualche parco, installata insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricorda­ tene Pipetta, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno io non resterò là con te. Io tornerò nella tua ca­ succia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso. Quando tu non avrai più fame né sete, ricordatene Pipetta, quel giorno io ti tra­ dirò. Quel giorno finalmente potrò can­ tare l'unico grido di vittoria degno d'un sacerdote di Cristo: “Beati i... fame e sete”.

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Lunedì 20 Luglio

XVI Tempo Ordinario La contemplazione è la forma più alta dell'attività umana. (Papa Paolo VI)

IV Settimana del Salterio

Il Santo del giorno: Sant’Apolinnare di Ravenna

Sant’Apollinare, vesco­ vo, che, facendo cono­ scere tra le genti le in­ sondabili ricchezze di Cristo, precedette come un buon pastore il suo gregge, onorando la Chiesa di Classe presso Ravenna in Romagna con il suo glorioso mar­ tirio. Il 23 luglio migrò al banchetto eterno. (23

luglio: A Classe presso Ravenna in Romagna, comme­ mo r az io n e di s a nt ’ Ap o l l i n a r e , vescovo, la cui me­ moria si celebra il 20 luglio).

Etimologia: Apolli­ nare = sacro ad A­ pollo, dal latino Emblema: Bastone pastorale, Palma, Pallio

Patronato: Raven­ na, Emilia­ Romagna

Brano Evangelico: Mt 12,38­42

In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun se­ gno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».

Contemplo: Vogliamo vedere un segno (Mt 12,38) Lo Spirito dice con Paolo: «Mentre i giudei chiedono segni e i greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i giudei e stoltezza per le genti» (1Cor 1,22). I Vangeli non si accontentano di riferire le azioni di Gesù, anche se sono «miracolose», ma ne danno la chiave di inter­ pretazione. Per Luca i miracoli di Gesù sono manifestazioni della potenza di Dio che agisce in Gesù. Per Giovanni le opere che Gesù compie sono segni della gloria di Dio che riposa su Gesù.

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Meditazione Il miracolo dell’ordinario

Preghiamo la Parola

Meditazione di don Luciano Vitton Mea

Educarci alla libertà Molte volte vorremmo che un intervento potente di Dio, un miracolo, un segno grandioso, potesse risolvere non solo i nostri piccoli o grandi problemi, ma anche i grandi problemi del mondo. In questi frangenti è opportuno riflettere che il grande miracolo, il grande segno della potenza di Dio lo abbiamo già ricevuto in Gesù Cristo, risorto dai morti, al terzo giorno dalla sua crocifissione: il segno di Giona. Egli, infatti, passò lungo le strade di questo mondo e ha condiviso la nostra stessa esperienza di creature deboli segnate dalla sofferenza. Egli, per amor nostro, è giunto ad abbracciare il legno della croce e morire sul quel legno. In questo modo anche le nostre "croci" hanno un senso. A partire dalla morte e risurrezione di Cristo, possiamo vedere la nostra vita in modo diverso. Gesù è l’unico e vero segno dell’ amore di Dio che rende possibile il perpetuarsi nella storia di una moltitudine di “segni”. Non è forse segno, cioè miracolo, l’ammalato che vive con fede e rassegnazione una malattia inguaribile? Non è “segno” la fedeltà e il perdono di una o donna o di un uomo traditi dal loro coniuge? Non è miracolosa la conversione dei nostri cuori o la confessione sacramentale di chi per tantissimi anni è vissuto immerso nella selva oscura del peccato? Non sono segni le suore, i preti, i fedeli laici che vivono gomito a gomito con i “dimenticati” nei letamai di questo mondo, nelle case di fango di chi soffre e muore per la fame o per la mancanza di un banale vaccinino? Non sono segni le rondini che tornano ai loro nidi o le primole che vincono la resistenza delle ultime nevi invernali? Non è segno questa vita modellata con un pugno di creta e decorata dall’amore di chi l’ha voluta e pensata? Perché cercare segni straordinari e dimenticarsi della straordinarietà di ciò che è semplicemente ordinario? Non dobbiamo essere increduli ma dei credenti che vedono Dio nello stupore di una stella, di una mamma che allatta, di un povero che viene accolto e sfamato.

Signore, se ci fermiamo un attimo scorgiamo intorno a noi e nella nostra storia, come stelle lucentissime, i segni del tuo amore paziente, fedele, forte, del quale oggi e sempre ti ringraziamo. Questo amore educa alla libertà e non ci occorre altro, non chiederemo altro. Più liberi e più forti camminiamo con te: non vogliamo altro! Amen

Agisci Se oggi affido al Signore, nel sacramento della Riconcilia­ zione, i peccati che vedo in me e che non mi lasciano la vera libertà, non li vedrò più e so che, ogni volta che ricadrò nell'errore, posso sempre ricorre­ re alla Confessione che dona vera pace.

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XVI Tempo Ordinario La santità è proposta a tutti, grandi e piccoli, uomini e donne; è proposta come realmente possibile. Anzi, come doverosa. La santità è per tutti. (Papa Paolo VI)

Martedì 21 Luglio IV Settimana del Salterio

Il Santo del giorno: San Lorenzo da Brindisi

Martirologio Romano: San Lorenzo da Brindisi, sacerdote e dottore della Chiesa: entrato nell’Ordine dei Frati Minori Cap­ puccini, svolse in­ stancabilmente nelle regioni d’Europa il ministero della predi­ cazione; esercitò ogni compito in semplicità e umiltà nel difendere

la Chiesa contro gli infedeli, nel riconci­ liare tra loro i poten­ ti in guerra, nel cu­ rare il governo del suo Ordine. Il 22 luglio morì a Lisbo­ na in Portogallo. (22 luglio: A Lisbona in Portogallo, anniver­ sario della morte di san Lorenzo da Brindisi, la cui me­

moria si celebra il giorno precedente a questo). Etimologia: Lorenzo = nativo di Laurento, dal latino

Brano Evangelico: Mt 12, 46­50

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli dis­ se: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlar­ ti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Contemplo: Ecco mia madre e i miei fratelli! (Mt 12,49) Dio non volle che Maria fosse solo Madre di Cristo; volle che fosse degna Madre di Cristo, degna dimora per il suo Figlio: come non volle che gli apostoli fossero solo predicatori e ministri di Cristo, ma li rese degni e idonei ad assolvere un così alto ufficio. Donò loro lo Spirito Santo, fonte di tutte le grazie celesti. Lo stesso operò con Giovanni Battista, il quale non fu solo precursore, ma degno precursore di Cristo, pieno di Spirito Santo fin dal seno materno (Lorenzo da Brindisi).

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Meditazione

Preghiamo la Parola

Nel manicomio della mia incoerenza Meditazione di don Luciano Vitton Mea

Sottolinea giustamente J. Guitton nel suo libro “L’Evangelo nella mia vita”: «Fra le parole dure che hanno un sigillo d'autenticità, troviamo un episodio raramente ricordato perché è quasi insopportabile per la nostra mentalità moderna, e forse lo era anche per gli spiriti antichi. I parenti di Gesù, avendo saputo quanto accadeva, arrivarono per portarselo via dicendo: «È pazzo!». E gli scribi, venuti da Gerusalemme, dissero: «È posseduto dal demonio!». Sopraggiunsero sua madre e i suoi fratelli che, restando in disparte, lo mandarono a chiamare. La folla era seduta attorno a lui. Gli dissero: «Tua madre e i tuoi fratelli sono là che ti vogliono vedere». Egli rispose: «“Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”». Lo stesso autore ci spiega con chiarezza anche i motivi di un tale comportamento: «Per comprendere questo passo dobbiamo ricordare che Mosè aveva comandato di mettere a morte i falsi profeti, i maghi che operavano miracoli. Inoltre, a quei tempi era ammessa la responsabilità collettiva, cosicché i genitori erano responsabili se non denunciavano nel loro figlio un falso profeta. Possiamo quindi capire il comportamento della gente di Nazaret. È necessario rendere innocuo Gesù, impedirgli di perdersi. E non solamente lui, ma anche i suoi, eventualmente l'intero villaggio. Allora i fratelli di Gesù, portando con loro la Vergine, gli chiedono di rinunciare alla sua follia, ossia alla sua missione». Devo essere sincero con Voi? Non mi stupisce il comportamento dei parenti di Gesù perché anch’io mi comporto come loro. Quante volte cerco di rendere inoffensivo Gesù perché mi disturba, mette a soqquadro i mie interessi, punta il dito contro la mia cattiva coscienza. Lo ridicolizzo e lo tratto come uno stupido perché con le parole lo benedico, lo ritengo il mio Signore ma poi con il comportamento lo espongo al pubblico ludibrio e lo lapido sulle piazze della mediocrità. Quante volte lo rinchiudo nel “manicomio” dell’incoerenza, di una schizofrenia esistenziale che offende Lui, me stesso e i fratelli che mi circondano. Per fortuna che con me, come nell’episodio evangelico, c’è la Vergine Santa che con il suo silenzio e le sue preghiere supplisce a tanta miseria.

La tua mano potente Signore Gesù, le nostre mani ti vorrebbero possedere, le nostre parole girano a vuoto in un monologo pretenzioso che confonde il travolgente, silenzioso mistero della tua presenza. Ti rendiamo grazie, perché nel mezzo della nostra storia la tua mano potente ci risolleva, ci salva, ci chiede un ascolto pieno della nostra vita. Amen

Agisci ... Gesù mi dice che se compio la volontà del Padre, posso essere suo fratello, sua ma­dre: che bello! Oggi, con l'aiuto di Maria, cercherò di prestare attenzione a ciò che il Padre desidera da me.

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Pagine bibliche

Gli approfondimenti di Non di Solo Pane

Mea

Il profeta Daniele

Come stelle di Mons Gianfranco Ravasi

I sapienti rifulgeranno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno educato molti alla giustizia risplenderanno come stelle per sempre. DANIELE 12,3

Nelle gelide notti invernali o in quelle limpide estive le stelle s'affacciano in cielo con tutto il loro scintillio. Ora, il libro di Daniele è un testo tutto intarsiato di visioni simboliche, di scene impressionistiche, di immagini apocalittiche, ed è stato composto - come si è già detto precedentemente - per incoraggiare e sostenere gli Ebrei travolti dal turbine della persecuzione che nel II secolo a.C. il re siro ellenistco Antioco IV Epifane aveva scatenato contro di loro. In quel periodo era sorto il mo-

vimento politico religioso dei Maccabei, i cinque fratelli (tre faranno da capi) che avevano spinto gli Ebrei oppressi alla ribellione e alla conquista della libertà. Il nostro passo acquista, allora, un valore particolare che potremmo sintetizzare nella parola «testimonianza». Nel buio della persecuzione si leva la luce dei maestri di verità e di giustizia che diventano una sorta di stella polare verso la quale gli altri si orientano. È un po' la proposta che Gesù avanza per i suoi discepoli: «Voi siete la luce del mondo ... Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini» (Mt 5,14.16). In questo il di­ scepolo si modella su Cristo stesso che si era definito così: «Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle te­ nebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12).

Stelle che brillano nel presente cupo, quindi; ma anche astri che sfavilleranno nel futuro storico, cioè nella memoria dei posteri. E questa la vera eredità da trasmettere, l'essere stati maestri di vita il cui insegnamento non perisce, né si arrugginisce o è consumato, come invece accade per i beni materiali che si lasciano dietro di sé. Ma questa bella immagine del firmamento trapuntato di stelle si apre a un altro orizzonte. Oltre la testimonianza nel presente, oltre il ricordo nel futuro storico, il profeta Daniele fa balenare un ulteriore destino dei giusti. È quello della gloria in Dio, nella sua eternità, nello splendore della sua luce, attraverso la comunione beata con lui. Infatti, in quel periodo, si era fatta strada in Israele una fede nitida nell'immortalità come beatitudine e nella risurrezione finale. «Il re dell'universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna»: già sappiamo che queste sono le parole che la madre ebrea dirà ai suoi figli martiri la cui vicenda è narrata nel Secondo Libro dei Maccabei (7,9). Il libro della Sapienza, un secolo dopo, alle soglie del cristianesimo, confermerà questa speranza: «Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio ... Agli occhi degli stolti sembrò che morissero ... ma la loro speranza è piena di immortalità» (3,12.4).

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XVI Tempo Ordinario Se nostro dovere è l’amore del prossimo, noi dobbiamo ricordare che anche la Chiesa è prossimo, anzi è il nostro prossimo per eccellenza. (Papa Paolo VI)

Mercoledì 22 Luglio IV Settimana del Salterio

Il Santo del giorno: Santa Maria Maddalena di Magdala Martirologio Romano: Memoria di santa Maria Maddalena, che, liberata dal Signore da sette de­ mòni, divenne sua disce­ pola, seguendolo fino al monte Calvario, e la mattina di Pasqua meritò di vedere per prima il Salvatore risorto dai

morti e portare agli altri disc ep oli l’annuncio della risur­ rezione.

Etimologia: Maria = amata da Dio, dall'egi­ ziano; signora, dall'e­ braico

Patronato: Prostitute pentite, Penitenti, Par­ rucchieri

Emblema: d'unguento

Ampolla

Brano Evangelico: Gv 20,1 2­11­18

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due an­ geli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché pian­ gi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» ­ che significa: «Maestro!». Ge­ sù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Contemplo: Va' dai miei fratelli (Gv 20,17) Il Vangelo insegna l'atteggiamento di Gesù nei confronti delle donne. È una donna che gli dice: «Beato il grembo che ti ha portato!». Vuole che le donne lo seguano in Galilea e a Geru­salemme. Dialoga con la samaritana, non con­ danna l'adultera, accetta l'invito di Marta e Maria, permette alla peccatrice di spargere profumo ai suoi piedi, proclama ai farisei che le pro­stitute li prece­ deranno nel Regno dei cieli e dispone che una donna, Maria di Màgdala, sia la prima testimone della risurrezione.

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Meditiamo la Parola

Preghiamo la Parola

Alla faccia delle comari di questo mondo Meditazione di don Luciano Vitton Mea

Maria Maddalena è una figura tra le più belle è trasparenti che incontriamo nei Vangeli: bella perché ha amato come solo le donne sanno fare e trasparente perché in lei, come in un lago limpidissimo, si riflette la misericordia di Dio. Il suo passato è avvolto nell’oscurità: prostituta, indemoniata o lunatica; forse tutte e tre queste povertà hanno tratteggiato la sua esperienza umana. Uscita dalla penombra della vergogna e del peccato si mise a seguire Gesù. Era dunque una delle donne che servivano il Signore. Esse ascoltavano i suoi insegnamenti e, soprattutto, provvedevano a tutte quelle piccole necessità della vita quotidiana di cui il Maestro non poteva occuparsi. Da questo angolo nascosto del Vangelo, Maria nutrì per Gesù un amore purissimo. Amore chiacchierato come tutti gli amori; le comari dei villaggi sono maliziose e tormentate da pruriti che vanno ben oltre la giovinezza: dicevano che si fosse invaghita del maestro itinerante che veniva da Nazareth, che coltivasse un amore impossibile. Ciance da comari dicevamo. Di sicuro il suo amore era grande e sincero perché il pensiero che il suo Maestro non fosse stato degnamente sepolto le aveva tolto il sonno. Perciò, quando non era ancora spuntata la prima stella del mattino, era già presso il sepolcro per terminare di ripulite e ungere il corpo del Signore secondo l’usanza ebraica. Un amore che diventa pietà è sempre trasparente e sincero e fa impallidire di vergogna le “vampate” delle pettegole di turno. Per la sua pietà Maria Maddalena può essere a ragione accumunata ai grandi dell’ Antico Testamento come Tobi che si preoccupava di dare degna sepoltura ai corpi dei suoi connazionali. Per il suo amore e la sua dedizione ebbe il privilegio di vedere per prima il Signore Risorto e di annunciarlo agli apostoli ancora intorpiditi dal sonno. La prima missionaria in assoluto alla faccia di tutte le comari di questo mondo.

La potenza dell’amore di Cristo Signore Gesù, noi ti ringraziamo per l'esempio di Maria Maddalena. Nel buio, che inclina a un'alba che non avrà fine, alba del giorno nuovo e della vita risorta, questa donna è capace di lasciare che la croce di Cristo cambi per sempre la sua vita: non vede la morte,ma la potenza dell'amore crocifisso Custodita in un piccolo ramo,che pare morto, ma sta per esplodere in un tripudio di vita risorta!

Amen

Agisci

Se ho visto il Signore nella mia vita, oggi desidero mostrare il suo volto agli altri, lasciandolo trasparire da tutto il mio modo di essere, dalla mia gioia e dal mio amore, sull'esempio di Maria.

Non di solo pane ­ Numero 719­ Tempo Ordinario ­ pagina 12


XVI Tempo Ordinario

Giovedì 23 Luglio

Lo stupore! Vi raccomando lo stupore: la meraviglia, come se scoprissimo in ogni cosa qualcosa di nuovo... Scoprite e lasciate che lo spirito esulti di stupore.

IV Settimana del Salterio

(Papa Paolo VI)

Il Santo del giorno: Santa Brigida da Svezia

Martirologio Romano: Santa Brigida, reli­ giosa, che, data in noz­ ze al legislatore Ulfo in Svezia, educò nella pie­ tà cristiana i suoi otto figli, esortando lo stes­ so coniuge con la paro­ la e con l’esempio a una profonda vita di fede. Alla morte del

marito, compì nume­ rosi pellegrinaggi ai luoghi santi e, dopo aver lasciato degli scritti sul rinnova­ mento mistico della Chiesa dal capo fino alle sue membra e aver fo nd at o l’Ordine del Santis­

simo Salvatore, a Ro­ ma passò al cie­ lo.Patronato: Svezia, Europa (Giovanni Pao­ lo II, 1/10/99) Etimologia: Brigida (come Brigitta) = alta, forte, potente, dall'irlandese

Brano Evangelico: Gv 15,1­8 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie paro­ le rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Contemplo: Padre mio è l'agricoltore (cv 15,1) Paolo spiega le parole di Gesù: «Io ho piantato, Apollo ha irri­gato, ma era Dio che faceva crescere. Né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio che fa crescere. Siamo collaboratori di Dio, campo di Dio, edificio di Di­ o» (1Cor 3,6­8). Dio ha donato alla sua Chiesa, in Europa, tanti santi, come Brigida, e molte famiglie religiose. Tutti hanno piantato e irrigato la Vigna del Signore, nella fede del Figlio di Dio che «ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei» (Ef 5,25).

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Meditiamo la Parola Nel mondo pur appartenendo a Dio

Preghiamo la Parola

Meditazione a cura della redazione

Oggi la Chiesa festeggia la madre di famiglia e religiosa santa Brigida come patrona d'Europa, insieme a Benedetto, Cirillo e Metodio e Edith Stein. È davvero singolare il gruppo di santi che la Chiesa ha scelto come patroni d'Europa. Santi molto diversi fra loro, nati e vissuti in epoche e contesti diversi. Dal fondatore del monachesimo occidentale, Benedetto, italiano, che ha posto la ricerca di Dio nel silenzio e nel lavoro come pilastro della sua intuizione, ai fratelli Cirillo e Metodio, vissuti alla fine del primo millennio, che inventarono una lingua nuova, il cirillico, per annunciare il vangelo ai popoli dell'Est e ci richiamano all'urgenza dell'evangelizzazione, alla docente universitaria Edith Stein, uccisa in campo di concentramento per la sua origine ebraica, che ci richiama i rischi di un nazionalismo impazzito. Santa Brigida, oggi, ci ricorda il fatto che possiamo essere nel mondo pur appartenendo a Dio. Questa donna esemplare, svedese, sposa e madre di otto figli (una di loro, Caterina, fu canonizzata), seppe occuparsi attivamente della carità cristiana, compì numerosi pellegrinaggi. Possiamo cogliere in Brigida una ricerca continua di luce e di senso che la rendono una donna continuamente in viaggio e in perenne ricerca. Una ricerca non fine a se stessa ma volta ad approfondire l’amore di Gesù verso tutti gli uomini. Infatti ciò che da tono e forza alla grande e faticosa ricerca di Brigida è la meditazione della passione del Signore e, in particolare, la considerazione delle sue piaghe che sono il segno dell’amore più grande con cui Cristo ha amato l’umanità sofferente nel corpo e nello spirito. Concluse la sua vita fondando una congregazione religiosa che negli intenti avrebbe dovuto essere composta da uomini e donne... guidati da una badessa, cosa mai realizzata, e ne intuiamo le ragioni...

Intuire il bene! Ti ringraziamo, Signore, per il dono e la continua ricerca di luce e di senso di Brigida, continuamente in viaggio e perennemente in ricerca. Ti chiediamo, per sua intercessione, di illuminare coloro che hanno responsabilità di governo, perché sappiano far fronte ai grandi tormenti del nostro tempo con un'azione positiva, capace di intuire il bene che comunque si fa strada. Amen

Agisci

Oggi osservo i frutti che sto portando nella mia vita. Sono frutti di amore e perdono o di egoismo e giudizio? Oggi rivedo il mio vivere alla luce di questo.

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Venerdì 24 Luglio

XVI Tempo Ordinario La santità, la vera aristocrazia del cristiano, può essere accessibile a tutti; può essere, per così dire, democratica. (Papa Paolo VI)

IV Settimana del Salterio

Il Santo del giorno: San Charbel Makhluf

Martirologio Romano: San Charbel (Giuseppe) Makhlūf, sacerdote dell’Ordine Libanese Maronita, che, alla ricerca di una vita di austera solitudine e di una più alta perfezione, si ritirò dal cenobio di

Annaya in Libano in un eremo, dove servì Dio giorno e notte in somma sobrietà di vita con digiuni e pre­ ghiere, giungendo il 24 dicembre a riposa­ re nel Signore. (24 dicembre: Ad Annaya in Libano, anniversa­

rio della morte di san Charbel (Giuseppe) Makhluf, la cui me­ moria si celebra il 24 luglio).

Brano Evangelico: Mt 13,18­23

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupa­ zione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la compren­ de; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Contemplo: Signore, hai parole di vita eterna (Salmo responsoriale) Le parabole offrono spesso brevi sintesi della storia della salvezza: sono paro­ le di vita eterna. Più il suo racconto è semplice e più il suo messaggio è pro­ fondo. Le parabole non sono altro che la rivelazione dei misteri della salvez­ za, in particolare la rivelazione dell'amore di Dio per gli uomini. Questa è l'intenzione fondamentale di tutte le parabole e la Chiesa si è sempre preoccu­ pata di trasmettere un'interpretazione autorizzata del testo insieme al testo stesso.

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Preghiamo la Parola

Meditiamo la Parola La strada del silenzio Meditazione di don Luciano Vitton Mea

«Tutto avviene secondo un ritmo più profondo … che si dovrebbe insegnare ad ascoltare: è la cosa più importante che si può imparare in questa vita. Il silenzio può così essere strada che conduce alla profondità. Ecco perché le grandi donne e i grandi uomini dello spirito hanno amato e vissuto il silenzio». Etty Hillesum Nella spiegazione che Gesù dà della parabola del seminatore, l'attenzione si sposta dal seminatore ai diversi terreni che ricevono il seme, mettendo così in luce che la mancanza di frutto non dipende né dal seminatore, né dal seme, ma dal terreno su cui il seme cade. Il seme è identificato con la Parola del Signore, i terreni rappresentano i diversi modi in cui l'uomo può accogliere questa parola. L'uomo può non comprendere in profondità la parola annunciata: è il seme che cade sulla strada e che viene portato via dagli uccelli del cielo. La strada rappresenta la superficialità, l’incapacità cioè di lasciar penetrare nella nostra esistenza la Parola che salva. Ascoltiamo tutte le domeniche la Parola del Signore, alcune parabole o discorsi li conosciamo quasi a memoria ma la nostra vita non cambia, rimaniamo sempre terribilmente uguali. E alla fine cadiamo nella banalità: “E’ troppo esigente Gesù, è praticamente impossibile mettere in pratica quello che ci insegna …”. Siamo strada, terreno duro: invece di abituarci a vivere il bene lo rendiamo inaccessibile, mentre dovevamo rendere abituale il Vangelo lo abbiamo ridotto ad eccezione. Perché tanta durezza, diciamolo pure, tanta incredulità? Perché sulla nostra strada ci sono troppi rumori, troppe voci che, come gli uccelli del cielo, rubano il seme di Dio, ammutoliscono la dolcezza della sua voce. Manca attorno a noi e in noi il silenzio, la brezza del mattino che rivela la presenza di Dio. Ha ragione Etty Hillesum: “Il silenzio può così essere strada che conduce alla profondità”.

Ai nostri occhi Dove eravamo prima di essere seminati? Che cosa stiamo diventando, mentre abitiamo il solco della vita che ci è stata donata per spendersi e macerarsi? Signore, tu scruti e conosci i nostri cuori: anche il poco che possiamo offrirti ha un suo piccolo posto nell'immenso orizzonte che schiudi ai nostri occhi: grazie, Signore Gesù! Amen

Agisci Oggi medito con at­ tenzione i dieci comandamenti nella prima lettura e mi ci confronto. Li sto vivendo davvero? Comprendo pienamente che essi sono una Parola di libertà per me.

Non di solo pane ­ Numero 719 ­ pagina 16


Pagine bibliche

Gli approfondimenti di Non di Solo Pane

La Bibbia in un frammento

La carta d’ identità Di Dio di Mons. Gianfranco Ravasi

Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà. ESODO 34,6

Quelle che noi abbiamo citato sono solo le prime parole di un passo biblico che è stato definito da un esegeta francese, André Gelin, «la carta d'identità di Dio». Prima di approfondire queste righe, ricostruiamo la scena che funge da fondale. È l'alba. Mosè si è arrampicato lungo le pendici erte e pietrose del monte Sinai, reggendo tra le mani le due tavole marmoree che dovranno ac­ cogliere il nuovo Decalogo, dopo che le precedenti erano state spezzate di fronte all'idolo del vitello d'oro eretto dal popolo (Es 32,1920). La vetta della montagna sacra è immersa nelle nubi. Mosè le varca e si trova nell'oscurità che all'improvviso è squarciata da una voce possente. È Dio stesso che si auto presenta con le parole che abbiamo evocato. È un autoritratto sorprendentemente dolce che si

modella sulla promessa che il Si­gnore stesso aveva fatto a Mosè quando costui gli aveva chiesto di poter vedere il suo volto. «No, tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo». Tuttavia, uno svelamento c'era stato: «Farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il mio nome, Signore, davanti a te ... Ti porrò poi nella cavità di una rupe e ti coprirò con la mano, finché non sarò passato. Poi toglierò la mano e vedrai solo le mie spalle, ma il mio volto non lo si può vedere!» (Es 33,18-23). Ora Mosè sa che il Dio invisibile è là, davanti a lui, perché sta proprio proclamando il suo nome, «Signore», in ebraico il nome sacro e impronunciabile Jhwh. Ma subito dopo Dio aggiunge quattro attributi che completano la suà «carta d'identità». Il primo è in ebraico rahúm, che la versione «misericordioso» rende solo in modo pallido perché il termine originale allude alle viscere materne, a una sorta di affetto «viscerale» appunto, totale e assoluto come è quello di una madre o di un padre. Il secondo aggettivo è «pietoso» che rimanda al dono, alla gratuità di un rapporto d'amore. La terza qualità divina è la sua

paziente attesa che l'umanità si converta, prima che egli debba intervenire con la sua ira, che in ebraico è curiosamente raffigurata con le «narici» sbuffanti. L'Ultimo tratto è affidato a un binomio di parole che sono quelle tipiche per definire l'alleanza tra il Signore e Israele. In ebraico sono hesed e 'emet, «amore» e «fedeltà», coppia di termini destinati a esprimere quella ricca trama di rela­zioni, di sentimenti, di affetti che intercorrono tra due persone che sono legate tra loro da un vincolo d'amore e da un patto di fedeltà. A questo punto il nostro frammento si allarga in un canto dell'amore di Dio. Ascoltiamo, allora, le ultime parole che in quell'alba nebbiosa sulla cima del Sinai Dio proclamò a Mosè: «Il Signore conserva il suo amore per mille generazioni, perdona la colpa, la trasgressione e il peccato; ma non lascia senza punizione, castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla ter­za e alla quarta generazione» (Es 34,7).

Non di solo pane ­ Numero 719­ Tempo Ordinario ­ pagina 17


XVI Tempo Ordinario Il peccato, la fuga sembra che accenda in Dio una fiamma di più intenso amore, un desiderio di riaverci e di reinserirci nel suo piano di salvezza. (Papa Paolo IV)

Sabato 25 Luglio IV Settimana del Salterio

Il Santo del giorno: San Giacomo il Maggiore Martirologio Romano: Festa di san Giacomo, Apostolo, che, figlio di Zebedeo e fratello di san Giovanni evangelista, fu insieme a Pietro e Giovanni testimone della trasfigurazione del Signore e della sua agonia. Decapita-

to da Erode Agrippa in prossimità della festa di Pasqua, ricevette, primo tra gli Apostoli, la corona del martirio. Patronato: Pellegrini, Cavalieri, Soldati, Malattie reumatiche

Etimologia: Giacomo = che segue Dio, dall'ebraico Emblema: Cappello da pellegrino, Conchiglia, Stendardo

Brano Evangelico: Mt 20,20­28

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Contemplo: Siamo sconvolti, ma non disperati (1 Cor 4,8) San Paolo ci insegna che abbiamo un tesoro in vasi di creta, cioè nella no­ stra fragile umanità. Ciò significa che se in noi vi è qualcosa di grande e di magnifico non proviene da noi, ma da Dio. Nella nostra povertà possiamo vivere momenti difficili, talvolta drammatici, ma non per questo dobbiamo pensare di essere abbandonati da Dio: «Siamo sconvolti, ma non disperati», poiché la nostra speranza è posta in Dio che non abbandona mai i suoi figli.

Non di solo pane ­ Numero 719 ­ pagina 18


Meditiamo la Parola

Preghiamo la Parola

Le due madri Meditazione a cura di don Diego Facchetti

La grandezza e il servizio di ogni apostolo sta nel condividere la volontà del Signore di amare l'altro sempre e comunque, fino ad anteporlo alla propria vita. Il Vangelo ricorda come la comprensione e l'accettazione di tutto ciò non sia stata facile per nessuno di loro, tanto meno per Giacomo e suo fratello Giovanni, che pensavano sarebbero stati più uniti e vicino a Gesù se fossero stati separati dagli altri e posti in una condizione riservata ad essi soli. Emblematico che, in Matteo, tale posizione sia stata posta sulle labbra della loro madre. Perché? Poco prima, l'evangelista ci ha raccontato del compito profondamente positivo assolto dalla Madre di Gesù. Fedele alla tecnica compositiva antica, che amava porre a confronto realtà tra loro opposte, ora l'evangelista ci pone di fronte un'altra madre, avvolta in una luce non positiva. Se la Madre di Gesù era stata una fedele collaboratrice del regno, la madre di Giacomo e di Giovanni appare invece come un'esponente del mondo "vecchio" e incapace di trasformarsi grazie alla "novità" del regno di Dio. Per potersi convertire, Giacomo ha quindi bisogno di "lasciare sua madre", di far risuonare in lui quella parola che Gesù aveva precedentemente pronunciato tra lo scandalo di molti: «Chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me». Per Giacomo, lasciare la madre e bere il calice del Signore sono l'emblema della conversione, cioè dell'entrare in quella vita che non dipende dai previlegi o dai posti, ma dalla potenza dello Spirito. È lo Spirito, infatti, che risana, perdona, converte all'amore. In Giacomo celebriamo oggi quest'opera dello Spirito del Risorto e la riconosciamo come elemento fondativo e costitutivo della Chiesa e della sua missione. Gli apostoli sono le fondamenta della Chiesa perché hanno esperimentato per primi la fragilità umana ma anche la grande misericordia di Gesù.

Come una perla rara Beviamo il tuo calice, Signore, così come lo ha bevuto san Giacomo e ti rendiamo grazie perché tracci la traiettoria delle nostre vite con perfezione mirabile:la nostra sarà una vita ben spesa, donata in riscatto per molti, luminosa e misteriosa come una perla rara, nascosta agli uomini,ma raggiante ai tuoi occhi, Gesù! Amen

Agisci Oggi medito sul­ l'immagine del tesoro in un vaso di creta. Mi rendo conto che sembrerebbe una pazzia mettere un tesoro in un contenitore così... Sono consapevole di avere un tesoro dentro di me? Come me ne sto prendendo cura? ...

Non di solo pane ­ Numero 719­ Tempo Ordinario ­ pagina 19


Sussidio di preghiera per la famiglia

Coordinatrice Fiorella Elmetti Redazione don Luciano Vitton Mea, don Carlo Moro, don Fabio Marini, don Diego Facchetti, Fiorella Elmetti, Tiziana Guerini e Cristina Sabatti

Anno XV- n. 719 Domenica 17 Luglio 2015 Chiuso il 14 Luglio 2015 Numero copie 1400

333/3390059 don Luciano

Grafica e stampa don Luciano Vitton Mea Ideato da don Luciano Vitton Mea

Per la tua vita spirituale visita il

Vi troverai: Ogni giorno una meditazione dei più grandi maestri di spiritualità     

Il settimanale di preghiera Non di Solo pane (da scaricare) I Santi del Giorno Tutte le opere di San Agostino I racconti di un pellegrino russo L’Imitazione di Cristo

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