Non di Solo Pane n°728 - 25 Ottobre 2015

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Non di solo

PANE Sussidio di preghiera per la famiglia Domenica 25 Ottobre 2015 XXX del Tempo Ordinario

Anno XV - n째

Alzati, ti chiama! Itinerario quotidiano di preghiera

728


Offerta della giornata “Pregare, forse il discorso più urgente”

Sussidio di preghiera per la famiglia

Sito di Non di Solo Pane:

www.nondisolopane.it

Ottobre 2015

Offerta quotidiana

Con immenso affetto e stima

La Redazione di “Non di solo Pane” Augura a Don Luciano Vitton Mea Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria,

un felice e sereno cammino di preghiera e spiritualità, nella Parrocchia di Bovegno (Bs).

Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del divin Padre.

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XXX Domenica del Tempo Ordinario Non si può scegliere il modo di morire. O il giorno. Si può soltanto decidere come vivere. Ora.

Domenica 25 Ottobre II Settimana del Salterio

Il Santo del giorno: Santa Daria Crisanto figlio di un certo Polemio, di origine alessandrina, venne a Roma per studiare filosofia al tempo dell'imperatore Numeriano (283-284), qui ebbe l'occasione di conoscere il presbitero Carpoforo e si fece battezzare. Il padre Polemio cercò in tutti i modi di farlo tornare al culto degli dei, si servì anche di alcune donne e specialmente della bella

vestale Daria. Ma Crisanto riuscì a convertire Daria e di comune accordo, simulando il matrimonio, poterono essere lasciati liberi di predicare, convertendo molti altri romani al Cristianesimo. La cosa non passò inosservata, scoperti furono infine accusati al prefetto Celerino, il quale li affidò al tribuno Claudio, che però si convertì insieme alla moglie

Ilaria, i due figli Giasone e Mauro, alcuni parenti ed amici e i settanta soldati della guarnigione, che aveva in custodia gli arrestati. Scoperti, vennero tutti condannati a morte dallo stesso imperatore Numeriano. Crisanto e Daria furono condotti sulla Via Salaria, gettati in una fossa e sepolti vivi.

Vangelo: Mc 10,46-52

Agisci Oggi, insieme a Maria, prego per i sacerdoti che sono chiamati a guidarmi e ringrazio il Signore per le loro debolezze, perché è anche grazie ad esse che possono comprendermi.

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Contemplo: Alzati, ti chiama! (Mc 10,49) Il cieco Bartimèo invoca Gesù: «Figlio di Davide, abbi pietà di me! Rabbunì, maestro mio, che io veda di nuovo!». Voleva vedere, e vedere Gesù. Prima lo considerava solo un uomo buono e saggio. Gesù gli apre la vista, gli dà la fede che salva. Bartimèo lo segue «lungo la strada», perché lo vede come vero Dio. Gesù dice: «Io Sono la luce del mondo, chi segue me avrà la luce della vita» (Gv 8,12). Anche Maria di Màgdala chiama Gesù «Rabbunì» (Gv 20,16), quando lo riconosce risorto, Signore e Dio.

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P a g i n e

Quel grido non soffocato Meditazione di don Luciano Vitton Mea

Il cieco di Gerico, Bartimeo, è seduto sul ciglio della strada: sta mendicando. E’ la sorte di tutti i miseri: quella di tendere la mano, di avere come casa la strada e di portare sul volto il velo della polvere. Ma Bartimeo, come tutti i poveri, ha nel cuore una grande fede, sa che Dio ascolta il grido dell’indigente e soccorre chi soffre. E’ sul ciglio della strada, seduto, a mendicare; ma la lucerna del cuore è ben accesa e i fianchi sono cinti di speranza. Passa Gesù. Il momento tanto atteso è arrivato. «Figlio di Davi-

de, Gesù, abbi pietà di me!». Bartimeo grida, la gente lo rimprovera, Dio lo esaudisce. E’ la reazione della gente davanti al grido del povero che mi stupisce: perché rimproverarlo? Non ho mai capito tanta durezza di cuore …. Un giorno, nel mio vagabondare su internet, sono capitato nella pagina web dell’Ordine dei Carmelitani. Clicca di qui, clicca di là e con stupore trovo la “lectio Divina” di questo brano. Ascoltate! «Il grido del povero è

scomodo, non piace. Coloro che vanno in processione con Gesù cercano di farlo stare zitto. Ma “lui gridava ancora più forte!”. Fino ad oggi il grido del povero è scomodo. Oggi sono milioni coloro che gridano: migranti, carcerati, affamati, malati, emarginati, oppressi, gente senza lavoro, senza stipendio, senza casa, senza tetto, senza terra, che non riceveranno mai un segno di amore! Grida silenziate, che entrano nelle case, nelle chiese, nelle città, nell’organizzazione mondiale. Le ascolta solo colui che apre gli occhi per osservare ciò che succede nel mondo. Ma molti sono coloro che hanno smesso di ascoltare. Si sono già abituati. Altri tentano di ridurre al silen-

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zio le grida, come fu fatto con il cieco di Gerico. Ma non riescono a zittire le grida del povero. Dio lo ascolta (Es 2,23 -24; 3,7). E Dio ci avverte dicendo: “Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti questi, quando invocherà da me l’aiuto, io ascolterò il suo grido!» (Es 22,21). Ecco la chiave di lettura: la gente era abituata alla cecità di Bartolomeo, ci si abitua all’altrui sofferenza. Siamo abituati a vedere i bimbi che muoiono di fame, le donne che piangono i loro uomini sventrati da una mitraglia (magari fabbricata poco lontano da noi), il grido di migliaia di profughi che mendicano un tozzo di pane; meglio zittirli, rimproverarli. Se Dio li ascolta le nostre sicurezze si sgretolano, la coscienza comincia a farsi sentire … Taci Bartolomeo, cosa vuoi dal Signore, tu misero mendicante …. Gesù ascolta il grido di Bartolomeo e lo guarisce; Dio ascolta il grido dell’orfano e della vedova e li soccorre. Il grido del povero non deve essere soffocato ma accolto ed esaudito. E’ quel grido non soffocato ma accolto che ci aprirà le porte del paradiso: non dimentichiamolo mai ….

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don Luciano


P a g i n e

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Preghiamo la Parola

Contemplatio :

Amate Cristo Amate il Signore. Amate, dico, questa luce, così come amava di un amore immenso colui che faceva giungere a Gesù il suo grido: «Abbi pietà di me, figlio di Davide!». Il cieco gridava così mentre Gesù passava. Temeva che Gesù passasse e non lo risanasse. Con che ardore gridava? Al punto che, mentre la folla lo zittiva, continuava a gridare. La sua voce trionfò su chi lo contrastava e trattenne il Salvatore. Mentre la folla faceva strepito e gli voleva impedire di parlare, Gesù si fermò. Amate Cristo. Desiderate quella luce che è Cristo. Se quel cieco desiderò la luce fisica, quanto più voi dovete desiderare la luce del cuore. A lui eleviamo il nostro grido non tanto con la voce fisica, quanto con l'operare rettamente. Cerchiamo di vivere santamente, ridimensioniamo le cose del mondo. Ciò che è effimero sia come nulla per noi. Quando ci comporteremo così, gli uomini mondani ci faranno rimproveri come se ci amassero. Ci criticheranno senza dubbio e, vedendoci disprezzare queste cose naturali, queste cose terrene, ci diranno: «Perché vuoi soffrire privazioni? Sei pazzo?». Costoro sono quella folla che contrastava il cieco quando egli voleva far sentire il suo richiamo. Ci sono dei tali cristiani, ma noi cerchiamo di trionfare su di loro e la nostra stessa vita sia come un grido lanciato verso Cristo. Egli si fermerà, perché in effetti sta, immutabile. Perché la carne di Cristo fosse onorata «il Verbo si è fatto carne e abitò tra noi» (Gv 1,14a). Gridiamo dunque, e viviamo rettamente. (AGOSTINO, Discorso 349, 5)

E tu, Signore, per questa gioia degli umili ­ gioia divina, da im­ pazzire ­, continua a intervenire: sarà anche per te la gioia più grande e umana! Troppi popoli poveri ancora seminano nel pianto, senza neppure il diritto di raccogliere il frumento maturato con l'ac­ qua delle loro lacrime.

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion, ci sembrava di sognare. Allora la nostra bocca si riempì di sorriso, la nostra lingua di gioia. Allora si diceva tra le genti: «Il Signore ha fatto grandi cose per loro». Grandi cose ha fatto il Signore per noi: eravamo pieni di gioia. Ristabilisci, Signore, la nostra sorte, come i torrenti del Negheb. Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia. Nell’andare, se ne va piangendo, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con gioia, portando i suoi covoni.

Preghiera

Come il cieco Bartimeo, Signore, anche noi gridiamo e ti aspettiamo, aspettiamo e gridiamo a te, senza pretendere, ma senza poterci dare pace. Noi attendiamo te, Si­ gnore, e sappiamo che ci sarà un attimo in cui il tuo grande cuore si volgerà a noi, in cui immeritatamente ci guarderai e sarà l'incontro tanto atteso, l'abbraccio che da sempre attendiamo, la salvezza che ricon­ durrà alla nostra piccola, autentica pie­ nezza.

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XXX Tempo Ordinario Puoi trovare Dio ovunque Sei tu a rendere le cose spirituali. La Spiritualità è il tuo dono al mondo.

Lunedì 26 Ottobre II Settimana del Salterio

Il Santo del giorno: Beato Bonaventura di Potenza Nato a Potenza come Antonio Carlo Gerardo Lavanga nel 1651, entrò tra i Minori conventuali a 15 anni. Girò per tanti conventi campani: Aversa, Maddaloni, Amalfi, Ischia, Nocera Inferiore (vi fu maestro dei novizi), Sorrento, Napoli e, infine, Ravello, dove morì per

una cancrena nel 1711. Fu esempio di umiltà. Ma, pur non essendo dotto, colpiva anche per la profondità teologica della sua predicazione. A lui sono attribuiti numerosi prodigi. Vide l’anima della sorella salire in cielo, guarì

un lebbroso. A Napoli, nel convento di Sant’Antonio a Porta Medina, il suo misticismo si manifestò con numerose elevazioni da terra. Si prodigò anche per gli appestati. È beato dal 1775.

Brano Evangelico: Lc 13,10-17

Agisci... Gesù, oggi ti prego con fede di liberarmi da ogni malattia fisica, morale, spirituale … Credo che se tu vuoi, puoi … Se la tua volontà è diversa, aiutami a essere comunque sereno e in pace insieme a te.

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato». Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?». Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Contemplo: Avete ricevuto lo Spirito (Rm 8,15) Nel Vangelo di oggi, c'è un racconto esclusivo di Luca che ci fa notare la bontà di Gesù verso i bisognosi e le donne in particolare, in una società dai costumi troppo legalisti e maschilisti. Il povero capo della sinagoga è l'esempio del burocrate che ha lo «spirito da schiavi», quelli che hanno paura di Dio e del prossimo, perché sono senza amore. Gesù ci insegna: «Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà avuto misericordia» (Gc 2,12­13).

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Meditiamo la Parola

Preghiamo la Parola

Il volto della misericordia Meditazione di Fiorella Elmetti

È affascinante il volto di Dio che Gesù oggi il Vangelo ci svela. Egli non tiene conto della rigidità dei tempi, delle tradizioni e dei riti stabiliti dalle autorità religiose, ma si fa carico del dolore dell’uomo, dei suoi bisogni, del suo desiderio di felicità, di essere amato e riamato. Così lo dipinge pure il salmo 67: "Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano. I giusti invece si rallegrano, esultano davanti a Dio e cantano di gioia. Padre degli orfani e difensore delle vedove è Dio nella sua santa dimora. A chi è solo, Dio fa abitare una casa, fa uscire con gioia i prigionieri. Di giorno in giorno benedetto il Signore: a noi Dio porta la salvezza. Il nostro Dio è un Dio che salva; al Signore Dio appartengono le porte della morte". Con parole diverse, anche san Paolo lo stesso concetta lo sottolinea nella lettera ai Romani, quando scrive: “Fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria”. Ne esce il volto della misericordia, che Dio “applica” da sempre, senza chiedere nulla all’uomo e senza che questi ne sia la causa o in qualche modo meritevole. Dio è misericordioso perché ama.

Disperdi le genti che aman le guerre. Non turbiamo con nostre parole l'impetuoso dispiegarsi del canto. I pensieri si allarghino agli spazi senza confini della preghiera; il cuore scorga ancora la potenza tremenda di Dio che si rivela nella storia, e cammina ­ fattosi Ema­ nuele ­ con l'uomo. Finiamo il canto ai piedi della Croce, davanti alla decisiva e ultima teo­ fania; poi attendiamo in silenzio il mattino di Pasqua.

Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano. I giusti invece si rallegrano, esultano davanti a Dio e cantano di gioia. Padre degli orfani e difensore delle vedove è Dio nella sua santa dimora. A chi è solo, Dio fa abitare una casa, fa uscire con gioia i prigionieri. Di giorno in giorno benedetto il Signore: a noi Dio porta la salvezza. Il nostro Dio è un Dio che salva; al Signore Dio appartengono le porte della morte.

Preghiera

Signore Gesù, quante volte, come l donna del Vangelo non riesco a raddrizzarmi pienamente, a ergermi ed esprimermi nel­ la pienezza della relazione con te. Signo­ re, dona ad ogni uomo e donna su questa terra la liberazione dal male della cattive­ ria, la possibilità di guardare il cielo da figli in pienezza e in tutta la nostra statu­ ra.

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XXX Tempo Ordinario Quando condanni qualcun altro per qualcosa non fai che condannare gli aspetti di te stesso che vedi nell'altro.

Martedì 27 Ottobre II Settimana del Salterio

Il Santo del giorno: Santa Balsamia In Francia, nella diocesi di Reims, Balsamia viene onorata come nutrice di San Remigio, vescovo di quella città. Un dato che la rende particolarmente importante per l'Oltralpe. San Remigio, infatti, convertì nel V secolo la regina Clotilde e il marito Clodoveo. E con la conversione del re franco iniziò la storia cristiana della Francia. La figura

di Balsamia si accosta a quella della madre di R em i g i o , C el i n a , anch'essa santa. Il nome della balia, però, appare tardivamente, nel X secolo quando oltre che nutrice viene identificata anche come madre di santi: san Celsino sarebbe stato, infatti, uno dei suoi figli. La leggenda dice che, benché venerata in Francia, Balsamia sarebbe stata

di origine italiana. Da Roma sarebbe giunta a Reims proprio in tempo per svolgere la sua delicata mansione di nutrice. una lettura della storia che stabilisce un legame forte tra Roma e la Francia: il la t t e, c o me un «balsamo», che ha nutrito il «padre della Chiesa francese», sarebbe venuto da Roma.

Brano Evangelico: Lc 13, 18-21

Agisci… Io che tipo di lievito sono? Buono, cioè faccio fermentare l’ambiente verso il bene, o cattivo, cioè distruggo la massa? Maria, custodisci in ogni cuore il buon lievito del regno di Dio.

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami». E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Contemplo: A che cosa è simile il regno di Dio? (Lc 13,18) Gesù vuole spiegarci «il regno di Dio». È Lui il Regno e «se uno non nasce dall'alto non può vedere il regno di Dio» (Gv 3,3). Paolo che annunciava il regno di Dio e insegnava «le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento» ha scritto che «il regno di Dio non è cibo o bevanda, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo» (Rm 14,17) perché «non consiste in parole, ma in potenza».

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Meditiamo la Parola

Il valore dell’umiltà

Preghiamo la Parola

Meditazione a cura di don Carlo Moro Parroco di Gargnano

Quando sentiamo o pronunciamo il termine "regno", abbiamo in mente una realtà caratterizzata da potenza, gloria e sfarzo. Gesù, usando il linguaggio umano, sconvolge il nostro modo di pensare e la nostra esperienza umana, affermando che il Regno di Dio, infinito nella sua grandezza e in tutte le sue perfezioni è simile a un granellino di senapa gettato nell'orto. L'infinitamente grande diventa infinitamente piccolo! È un monito per noi che siamo caduti nel peccato a causa della superbia, per le nostra smania di grandezza. Il Signore ci dice chiaramente che se vogliamo far parte di quel Regno dobbiamo diventare piccoli ed umili e, dunque, modificare radicalmente le nostre categorie di pensiero. Il seme della senapa è davvero tra i più minuscoli esistenti in natura, perciò il paragone usato da Gesù non dà adito a fraintendimenti. Questo è un discorso che nel nostro mondo risuona incomprensibile e perfino insensato agli orecchi di molti. La virtù dell'umiltà sembra sia oggi quasi improponibile anche perché viene spesso confusa con la debolezza o la pusillanimità. La seconda immagine usata da Gesù per parlare del Regno di Dio è il lievito che viene mischiato alla massa di farina. Qui il linguaggio diventa estremamente impegnativo perché il lievito siamo noi, piccola porzione di eletti, in una massa che attende di fermentare nel bene, sotto gli impulsi convincenti del buon esempio. Per far questo non possiamo e non dobbiamo far affidamento alle nostre sole forze, ma dobbiamo confidare soprattutto nella grazia divina che ci fortifica e ci rende capaci di compiere le opere di bene. E questa una gran­de responsabilità, ma anche un meraviglioso privilegio.

Quando Signore

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion, ci sembrava di sognare. Allora la nostra bocca si riempì di sorriso, la nostra lingua di gioia. Allora si diceva tra le genti: «Il Signore ha fatto grandi cose per loro». Grandi cose ha fatto il Signore per noi: eravamo pieni di gioia. Ristabilisci, Signore, la nostra sorte, come i torrenti del Negheb. Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia. Nell’andare, se ne va piangendo, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con gioia, portando i suoi covoni.

Preghiera

Signore Gesù, bagna con la grazia della tua Parola e con il dono dello Spirito la nostra vita, perché possa crescere e dila­ tarsi fino a tendere verso il cielo come rami festanti di un albero esultante. Libe­ raci dalla paura di essere tritati dalla vita e aprici alla gioia di dare profumo e sapo­ re alla vita di tutti, sentendoci parte della vita di tutto il cosmo, sempre protesi oltre noi stessi.

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Pagine bibliche / farisei

Gli approfondimenti di Non di Solo Pane

Un nuovo anno di Grazia

Papa: l’ipocrisia è un virus nell’ombra, la preghiera lo vince don Luciano

“L’ipocrisia è quel modo di vivere, di agire, di parlare che non è chiaro. Forse sorride, forse è serio… Non è luce, non è tenebra… Si muove in una maniera che

Non ha un colore l’ipocrisia,

sembra non minacciare nessuno, come la serpe, ma ha il fascino del chiaroscuro. Ha quel fascino di non avere le cose chiare, di non dire le cose chiaramente; il fascino della menzogna, delle apparenze… Ai farisei ipocriti, Gesù diceva anche che erano pieni di se

piuttosto gioca con le mezze tinte. Si insinua e seduce in

stessi, di vanità, che a loro piaceva passeggiare nelle piazze facen-

“chiaroscuro”, con “il fascino della menzogna”. Il Papa, partendo dal brano del Vangelo di Luca – Gesù e i discepoli in mezzo a una calca che si calpesta i piedi tanto è fitta – mette in luce lo schietto avvertimento di Cristo ai suoi: “Guardatevi dal lievito dei farisei”. “È una cosa piccolissima” il lievito, osserva Francesco, ma per come Gesù ne parla

do vedere che erano importanti, gente colta…”. Gesù tuttavia rassicura la folla.

è come se volesse dire “virus”. Come “un medico” che dice “ai suoi collaboratori” di fare attenzione ai rischi di un “contagio”:

“Non abbiate paura”, afferma, perché “non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto”. Come a dire, osserva ancora Francesco, che nascondersi “non aiuta”, anche se “il lievito dei farisei” portava e porta “la gente ad amare più le tenebre che la luce”: “Questo lievito è un virus che ammala e ti farà morire. Guardatevi! Questo lievito ti porta alle

tenebre. Guardatevi! Ma c’è uno che è più grande di questo: è il Padre che è nel Cielo. ‘Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure, nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati’. E poi, l’esortazione finale: ‘Non abbiate paura! Valete più di molti passeri!’. Davanti a tutte queste paure che ci mettono di qua e di là e di là, e che ci mette il virus, il lievito dell’ipocrisia farisaica, Gesù ci dice: ‘C’è un Padre. C’è un Padre che vi ama. C’è un Padre che ha cura di voi’”. E c’è un solo modo per evitare il contagio, sostiene Papa Francesco. È la strada indicata da Gesù: pregare. L’unica soluzione, conclude, per non cadere in quell’“atteggiamento farisaico che non è né luce né tenebre”, ma è “a metà” di un cammino che “mai arriverà alla luce di Dio”: “Preghiamo. Preghiamo tanto. ‘Signore, custodisci la tua Chiesa, che siamo tutti noi: custodisci il tuo popolo, quello che si era radunato e si calpestavano tra loro, a vicenda. Custodisci il tuo popolo, perché ami la luce, la luce che viene dal Padre, che viene da Tuo Padre, che ha inviato Te per salvarci. Custodisci il tuo popolo perché non divenga ipocrita, perché non cada nel tepore della vita. Custodisci il tuo popolo perché abbia la gioia di sapere che c’è un Padre che ci ama tanto”.

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XXX Tempo Ordinario Puoi fare di questo giorno tutto ciò che desideri. Nel momento esatto in cui ti svegli al mattino, puoi decidere che tipo di giornata sarà per te.

Mercoledì 28 Ottobre II Settimana del Salterio

Il Santo del giorno: San Giuda Taddeo Il santo che si festeggia oggi assieme a Simone «il cananeo», pur appartenendo al gruppo dei 12 apostoli, non va confuso con l'omonimo apostolo traditore di Gesù, l'Iscariota. Si tratta infatti di Giuda fratello di Giacomo, detto Taddeo, ch e si g n i fi ca «magnanimo». Un nome ben conosciuto dalla tradizione ebraica quello di Giuda: era stato, infatti, di uno dei figli di Giacobbe e

dalla tribù di Giuda sarebbe uscita la stirpe dello stesso Messia. Inoltre, nel secondo secolo avanti Cristo, Giuda Maccabeo era stato un eroe della rivolta giudaica contro Antioco IV. Secondo il racconto dell'evangelista Giovanni al capitolo 14 durante l'ultima cena Giuda Taddeo domanda a Gesù: «Signore, come è accaduto che devi

manifestarti a noi e non al mondo?». «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui», è la risposta di Gesù. Dopo l'Ascensione, anche Giuda Taddeo, secondo la tradizione, andò a portare nel mondo l'annuncio di Cristo.

Brano Evangelico: Lc 6, 12-19

Agisci Non sono uno straniero nei confronti di Dio e nemmeno un ospite. Sono invece un suo famigliare, uno di “casa” e come tale voglio vivere e considerarmi. Oggi, in ogni situazione, scelta, comportamento, mi ricordo di questo.

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Contemplo: Siete familiari di Dio (Ef2,19) Nella Chiesa apostolica non siamo «più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d'angolo lo stesso Cristo Gesù». Nella «città di Dio» la costituzione è tanto antica che risale ai tempi degli apostoli e si adatta ad ogni tempo. L'unica legge fondamentale è l'amore di Cristo Gesù, che può rinnovare veramente la «città degli uomini».

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Meditiamo la Parola

Con una preghiera costante Meditazione di Fiorella Elmetti

Gesù prega, chiama, insegna. Potrebbero sembrare azioni distinte, invece no. Neppure per noi. L’una è conseguenza dell’altra. Non si può svolgere un tema senza conoscere l’alfabeto e non si può insegnare senza avere padronanza della materia. E tutto richiede sensibilità, sapendo che le corde del cuore non sono tutte uguali. In merito, il Vescovo Luciano Monari afferma: “Ci sono preoccupazioni necessarie, come quelle che riguardano il cibo e il vestito; e ci sono preoccupazioni superflue. E può darsi che l’uomo riesca artificialmente ad addormentarsi, ma il prezzo che paga per questo è elevato: è l’insensibilità spirituale: «che quel giorno non vi piombi addosso improvviso come un laccio». Come evitare questo rischio? Con la preghiera, dice Luca; con una preghiera costante. Pregare, infatti, significa volgere lo sguardo da ciò che ci circonda a Dio che ci chiama, dalle preoccupazioni immediate al progetto ultimo della nostra vita. Pregare significa anche fare concretamente spazio alla volontà di Dio nella propria vita in modo da arricchire davanti a Lui. La Lettera ai Tessalonicesi offre per questo maggiori precisazioni. Una, anzitutto, che delinea l’atteggiamento di fondo del credente: «Il Signore poi vi faccia crescere e abbondare nell’amore vicendevole… cercate di agire sempre così per distinguervi ancora di più». San Paolo esorta a un progresso spirituale continuo; non basta essere, bisogna crescere; non basta crescere, bisogna abbondare. L’esistenza del cristiano rimane sempre una via, un cammino che richiede perseveranza e progresso continuo. È questa, d’altra parte, la legge di ogni vivente; quando il vivente non cresce più è già morto; quando la vita cristiana non progredisce, si è già sclerotizzata”.

Preghiamo la Parola

I cieli narrano

Ora sappiamo perché tante stelle e sappiamo perché tanti fiori: siamo noi la coscienza del loro splendere, noi la coscienza del loro fiorire; ed è la tua legge la fonte di ogni esistere, la ra­ gione del nostro pensare ed agire. I cieli narrano la gloria di Dio, l’opera delle sue mani annuncia il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il racconto e la notte alla notte ne trasmette notizia. Senza linguaggio, senza parole, senza che si oda la loro voce, per tutta la terra si diffonde il loro annuncio e ai confini del mondo il loro messaggio.

Preghiera Gesù, Signore di tutte le notti della nostra vita, della storia, di sempre... in una notte hai posto profondissime basi alla tua Chiesa, hai pregato sui volti, sui nomi, sulle storie degli uomini da inviare al servizio della tua Parola e di ogni uomo lungo il cammino. A te, Signore nostro, che ci scegli senza avere paura delle notti della nostra anima, lode e gloria e ogni benedizione nei secoli.

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XXX Tempo Ordinario Sii attento a ogni cosa. Non esiste il "grande" e non esiste il "piccolo". Tutto è Divino.

Giovedì 29 Ottobre II Settimana del Salterio

Il Santo del giorno: Beato Bernardo da Olivella

Amico del Beato Giacomo 1°, Re d'Aragona, il Beato Bernardo de Olivella, mercedario di Tarragona (Spagna), venne eletto arcivescovo della stessa città. Fu presente al funerale dell'amico Re morto

nell'anno 1276; lui stesso poi cinse con la corona regale nella chiesa cattedrale di Valenza e consacrò Re il nuovo sovrano Pietro. Finché pieno di meriti morì nella pace

del Signore nell'anno 1287 nella sua sede di Tarragona. L'Ordine lo festeggia il 29 ottobre.

Agisci

Brano Evangelico: Lc 13, 31-35

Oggi riprendo consapevolezza che Dio è per me! È dalla mia parte! Questo mi darà nuova forza per affrontare la giornata con le sue difficoltà, sull’esempio di Maria.

In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere». Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”. Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».

Contemplo: Salvami, Signore, per il tuo amore

(dal Salmo responsoriale)

Signore Gesù, tu non hai avuto paura di fronte ai potenti di questo mondo, hai sempre detto la verità e anche dinanzi alle minacce non ti sei mai tirato indietro. Lo hai fatto per amore nostro, fino al dono della tua stessa vita. Aiutaci e salvaci nel tuo grande amore, non lasciarci soli nelle difficoltà e nelle prove della vita, ma rialzaci e donaci la vita per la tua grande misericordia.

Non di solo pane - Numero 728 - pagina 13


Meditiamo la Parola

Preghiamo la Parola

Come la chioccia con i pulcini Meditazione a cura di don Carlo Moro Parroco di Gargnano

Come è consolante sapere che Gesù dice a tutti — farisei com­presi — che alla fine dei tempi tutti diranno: «benedetto colui che viene nel nome del Signore!». Questo è il senso dell'esem­pio dell'immagine della chioccia che protegge la sua nidiata sotto le sue ali. Nell'iconografia della Madonna, soprattutto del XIII secolo troviamo un'immagine simile: la Madonna che tiene sotto il suo mantello un gruppo di fedeli in preghiera. Normalmente questi ultimi sono raffigurati molto più piccoli della Madonna e quindi sotto il suo mantello ne entrano molti. Sono molto vicini tra di loro e alla Madonna. Nulla può succedere finché i fedeli stanno sotto questo mantello. L'immagine è presa da un uso civile: chi era "sotto il mantel­lo" del principe aveva una protezione — normalmente di tipo giuridico. La Madonna, qui la Regina del Cielo, dà protezio­ne "ai suoi". Non sembra che il Signore sia mai stato raffigu­rato in questo modo "protettivo", anche se in questo Vangelo troviamo proprio questa descrizione: l'amore di Gesù per gli uomini è come l'amore materno, che tutela in qualche modo i propri piccoli fino a dare la vita. Ma Gesù non può farlo, se la covata se ne va, rifiuta la protezione. Come nella natura il piccolo che si allontana dalla mamma rischia molto e normalmente muore, così avviene anche a chi si allontana da Cristo. Ma, come l'animale cerca il suo cucciolo, anche il Signore cerca i suoi. Nel Vangelo di Matteo l'esempio della chioccia è offerto in prossimità della morte del Signore. Il nostro rifiuto di Gesù è un dolore per il Signore come quello della perdita di un figlio.

Come si addice al tuo nome

Ma Dio capisce. Esiste anche il diritto del disperato a pregare; il diritto di chi è solo; ed è innocente, ed è condannato; o peggio ancora, tradito dall'amico. Ed è impotente, sottoposto a torture senza fine. Tu, Signore Dio, trattami come si addice al tuo nome: liberami, perché buona è la tua grazia. Io sono povero e misero, dentro di me il mio cuore è ferito. Aiutami, Signore mio Dio, salvami per il tuo amore. Sappiano che qui c’è la tua mano: sei tu, Signore, che hai fatto questo. A piena voce ringrazierò il Signore, in mezzo alla folla canterò la sua lode, perché si è messo alla destra del misero per salvarlo da quelli che lo condannano.

Preghiera Tu sei come una chioccia che tiene la sua covata sotto le sue ali, Signore. Posso contare sempre sulla tua prote­ zione, se non mi allontano da te. Tu mi dai tutto ciò di cui ho bisogno e mi proteggi..

Non di solo pane - Numero 728 - Tempo Ordinario - pagina 14


Venerdì 30 Ottobre

XXX Tempo Ordinario Possa io fare della mia vita qualcosa di semplice e diritto, come un flauto di canna che il Signore riempie di musica.

II Settimana del Salterio

Il Santo del giorno: Beato Angelo d’Acri

Nato nel 1669 ad Acri (Cosenza), Lucantonio Falcone ebbe un cammino vocazionale singolarmente travagliato. Entrò e uscì dal noviziato cappuccino per ben due volte. Il terzo tentativo fu decisivo. Venne ordinato sacerdote nel 1700 nel-

Agisci: Gesù è più interessato al nostro bene che a osservanze solo esteriori: non può aspettare a beneficiarci! E noi abbiamo la stessa “urgenza” di fare del bene a coloro che ne hanno bisogno? Oggi rispondo con sincerità a questa domanda e cerco di seguire l’esempio di Gesù.

la cattedrale di Cassano. Esercitò il suo apostolato come padre provinciale e, soprattutto, come predicatore in tutto il Mezzogiorno per 40 anni. Era conosciuto come l'«Angelo della pace». In vita e dopo la morte, avvenuta nel 1739, compì numero-

si miracoli. Il suo corpo è venerato nella basilica di Acri, che è a lui dedicata. È stato beatificato da Papa Leone XII nel 1825.

Brano Evangelico: Lc 14, 1-6

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa. Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.

Contemplo: Lo prese per mano e lo guarì (Lc 14,4)

I farisei piacciono a Gesù, pranza con loro, discute, dialoga con loro, li sgrida, li vuole convertire. Sono i più vicini al regno di Dio, perché conoscono bene la parola di Dio nelle Scritture. Gesù guarisce il loro e nostro «gonfiore», l'idropisia spirituale che ci impedisce di vedere che le leggi sono fatte per l'uomo. E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!»; «La legge di libertà con la misericordia ha sempre la meglio sul giudizio» (Gc 2,13).

Non di solo pane - Numero 728 - Tempo Ordinario - pagina 15


Preghiamo la Parola

Meditiamo la Parola

Stavano... Meditazione di don Fiorella Elmetti

I farisei osservano Gesù e si avverte subito che il loro non è uno sguardo benevolo. Infatti il verbo “stavano” indica che lo osservavano continuamente, attenti a carpire ogni gesto per poi interpretarlo a loro modo, alla luce dei loro pensieri tanto diversi dai suoi. Lui pensa a guarire “un uomo malato”, a ridargli dignità e speranza, loro invece gli fanno notare che è “sabato”, giorno sacro per gli ebrei in cui il riposo dalle attività deve prevalere su ogni altra attività. Per loro tutto ha senso nella sacralità della legge, per lui il centro è la cura delle creature. Questo è il dramma che Papa Francesco cerca di estirpare anche dalla Chiesa dicendo: “E’ il cuore con quella durezza che non lascia entrare la misericordia di Dio. E’ più importante la mia predica, sono più importanti i miei pensieri, è più importante tutto quell’elenco di comandamenti che devo osservare, tutto, tutto, tutto che la misericordia di Dio … Anche Gesù non era capito per la sua misericordia. E questo dramma anche Gesù lo ha vissuto con i Dottori della Legge, che non capivano perché Lui non lasciò lapidare quella donna adultera, come Lui andava a cena con i pubblicani e i peccatori: non capivano. Non capivano la misericordia … No ai ministri della rigidità, il Signore ci chiede misericordia. Dove c’è il Signore c’è la misericordia. E Sant’Ambrogio aggiungeva: ‘E dove c’è la rigidità ci sono i suoi ministri’. La testardaggine che sfida la missione, che sfida la misericordia: Vicini all’inizio dell’Anno della Misericordia, preghiamo il Signore che ci faccia capire come è il suo cuore, cosa significa ‘misericordia’… soltanto si capisce la misericordia di Dio quando è stata versata su di noi, sui nostri peccati, sulle nostre miserie …”.

Spuntino quali fiori le pa­ role sulle labbra finalmen­ te gaudiose. Eri vento im­ petuoso sulle prime sco­ gliere del mondo. Eri colomba uscita dalla nube eterna.

Celebra il Signore, Gerusalemme, loda il tuo Dio, Sion, perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. Egli mette pace nei tuoi confini e ti sazia con fiore di frumento. Manda sulla terra il suo messaggio: la sua parola corre veloce. Annuncia a Giacobbe la sua parola, i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele. Così non ha fatto con nessun’altra nazione, non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

Preghiera

Signore Gesù, nulla disprezzi di ciò che è umano e tutto assumi della no­ stra storia, del nostro cuore, del nostro spirito e della nostra carne. Ti ringra­ ziamo e ti preghiamo: liberaci dalla tentazione di «disincarnare» la fede, di darle e darci un volto troppo angelica­ to, lontano dalla realtà della nostra vita. Donaci di vivere con semplicità, realismo e dignità la nostra umanità, perché tu possa porre la tua tenda in noi e farti carne della nostra carne!

Non di solo pane - Numero 728 - pagina 16


Lungo i fiumi

non dimenticando mai e ricordando sempre, an-

commento ai Salmi

zitutto a me stesso, qual è il destino gran-

cura di don Luciano Vitton Mea

dioso e meraviglioso che Dio ha pensato per me

Dall’aurora io ti cerco

da prima del tempo. C'è una meta di beatitudine

Commento al Salmo 63

per la mia vita che mi è di conforto e mi motiva Riprendiamo la rubrica dedicata ai Salmi che lo scorso anno ha avuto un notevole gradimento. Di solito don Luciano commentava personalmente i Salmi ma in questo periodo di “trasferimento” dalla Parrocchia di Cailina a quella di Bovegno non è riuscito a commentarli. Vi proponiamo, per tanto, una bellissima riflessione, semplice ma profondissima, del Card. Dionigi Tettamanzi Arcivescovo emerito di Milano

in profondità, è la ragione profonda e bella che dà impulso e forza al mio quotidiano.

esseri, anime in tormenti d'amore; anime e corpi assetati di lui, altro non dite, perché tutto è già detto, cantato, sofferto da altri innamorati. È grazia di lui pregare così:

mettere una sincera e totale coerenza tra la «sete» di Dio e tutte le altre «seti», i più diversi

O Dio, tu sei il mio Dio, dall’ aurora io ti cerco, ha sete di te l'anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz'acqua. Così nel santuario ti ho contemplato, guardando la tua potenza e la tua gloria. (Salmo 63,2-3)

Lo definirei il Salmo della mia memoria quotidiana. Quel «dall’ aurora io ti cerco» mi rimanda al senso della vita, allo scopo

Quel «dall aurora io ti cerco» è anche un esame di coscien­za «fulminante» che mi mette spalle al muro e mi chiede conto della fedeltà che ho promesso al mattino, appena sve­glio, con il mio primo «segno di croce». Tracciato sul mio corpo, quel segno ha la forza di accen­dere e di far ardere il cuore al bruciore di un unico grande desiderio: quello di pro-

senti­menti e gesti con i quali inizia e si snoda il cammino della mia giornata. Quel segno di croce si imprimerà altre volte ancora durante il giorno nella mia «carne», nella mia umanità tanto fragile e talvolta così povera e miserevole. Ma sono chiamato sempre, anche «in terra arida», a tenere accesa e a ridestare la sete di Dio e ad accogliere con cuore spalancato quella misericordia, che instancabilmente lo Spirito versa su di me, come acqua fresca e rigenerante. Così proseguo il cammino e mi avvicino alla meta: ritrovo Dio come «beatitudine», come felicità piena e indistruttibile.

dei miei giorni: vivo per cercare il Signore,

Non di solo pane - Numero 728 - Tempo Ordinario - pagina 17


Sabato 31 Ottobre

XXX Tempo Ordinario "La fede viene con la pratica; vivi di fede, finché essa diviene irremovibile, come una roccia, e troverai la vera libertà dello spirito."

II Settimana del Salterio

Il Santo del giorno: Sant’Alfonso Rodriguez Alfonso era un mercante, nato a Segovia, in Spagna, nel 1533. Si era sposato e aveva avuto due figli ma fu sconvolto dalla perdita della moglie e dei beni. A 35 anni tornò a scuola, proseguendo faticosamente gli studi interrotti in gioventù. Si presentò, quasi vecchio, come novizio in un convento

Agisci Dio sa trarre il bene anche dai nostri errori. Oggi affido al Signore i miei errori e le mie cadute, affinché possa trarne il bene come solo lui sa fare.

della Compagnia di Gesù. Venne accolto, ma volle restare fratello coadiutore, addetto al servizio materiale della comunità. Divenne così portinaio nel convento dell'isola di Maiorca, da dove passavano i missionari diretti in America. Per tutti l'incontro con il santo porti-

naio era un'esperienza illuminante e a volte decisiva, come nel caso di san Pietro Claver, l'«apostolo degli schiavi». I suoi scritti furono raccolti dopo la morte, avvenuta il 31 ottobre del 1617.

Brano Evangelico: Lc 14,1.7-11

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Contemplo: Chi si umilia sarà esaltato (Lc 14,11) Gesù ci insegna che umiliarsi non significa sottrarsi alle proprie responsabilità. Ma invece significa esaltare Dio e la sua misericordia che, come dice il cantico di Maria, «guarda l'umiltà dei suoi servi» (cf Lc 1,48). Valutiamo noi stessi per convertirci agli insegnamenti di Gesù: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Parafrasando san Paolo: «Se non avessi l'umiltà di amare Dio e il prossimo, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita» (cf 1Cor 13,1).

Non di solo pane - Numero 728 - pagina 18


Meditiamo la Parola

Preghiamo la Parola

L’ultimo posto Meditazione a cura di don Carlo Moro Parroco di Gargnano

Ancora una volta la logica del Regno annunciato da Gesù non coincide con quella del mondo. Nella nostra società veniamo educati, per quanto in maniera quasi subdola, senza che ce ne rendiamo conto, proprio ad ottenere i primi posti e questo, molto spesso, a costo di passare sopra al prossimo, o di sacrificare altri valori, più alti, come la famiglia, la dignità umana o, anche, la nostra vita di preghiera. Così, ci troviamo coinvolti in una lotta per arrivare in alto, secondo il motto "tanto hai, tanto vali", ricercando solo convenienza e risultati rapidi. Tuttavia, Gesù ci consegna oggi un altro insegnamento: essere umili, ritenersi sempre meno degni dei fratelli. Ci dice di sederci all'ultimo posto. Ciò suona scandaloso alle nostre orecchie. Si può comprendere davvero questo messaggio solo volgendo lo sguardo al Crocifisso. Egli, che pure era il Figlio di Dio, ha voluto nascere nella povertà e nella miseria di una stalla. Egli, che aveva creato tutto dal nulla, passò la gran parte dei suoi anni terreni nella discrezione della tranquilla vita domestica, lavorando come falegname. Colui per il quale tutto è stato creato e al quale ogni cosa è sottomessa di tutto quanto esiste, nonostante la sua condizione divina, non considerò tesoro geloso la sua divinità. A tanto è giunto il suo amore per noi, che ha voluto rimanere tra noi e in noi, nascosto, riducendo la sua divinità in una piccola forma di pane, per la nostra salvezza. Ecco la luce che guida la nostra vita. San Paolo fece della croce di Cristo la sua unica gloria. "La mia vita è Cristo", ci dice oggi. Ciò che importa non è la vita, né la morte, ma solo stare dove Dio vuole, vivendo secondo il suo spirito.

Dio, sostegno dell’uomo.

Ma il quotidiano attrito dei potenti ha fatto del mio cuore un rogo, avvampa ora il fuoco del mio silenzio. Che io dica sempre la tua libera parola, e quale speranza è nell'attesa amara.

Beato l’uomo che tu castighi, Signore, e a cui insegni la tua legge, per dargli riposo nei giorni di sventura. Poiché il Signore non respinge il suo popolo e non abbandona la sua eredità, il giudizio ritornerà a essere giusto e lo seguiranno tutti i retti di cuore. Se il Signore non fosse stato il mio aiuto, in breve avrei abitato nel regno del silenzio. Quando dicevo: «Il mio piede vacilla», la tua fedeltà, Signore, mi ha sostenuto.

Preghiera

Signore Gesù, insegnaci a essere capaci di discernimento e donaci la dolcezza in ogni nostra scelta, per metterci sempre a nostro agio senza mai mettere a disagio alcuno. La quotidiana frequentazione della tua Parola crei in noi un inconfondibile stile di vita.

Non di solo pane - Numero 728 - Tempo Ordinario - pagina 19


Sussidio di preghiera per la famiglia

Coordinatrice Fiorella Elmetti Redazione don Luciano Vitton Mea, don Carlo Moro, don Fabio Marini, don Diego Facchetti, Fiorella Elmetti, Tiziana Guerini e Cristina Sabatti

Anno XV- n. 728 Domenica 25 Ottobre 2015 Chiuso il 20/10/2015 Numero copie 1350

333/3390059 don Luciano

Grafica e stampa don Luciano Vitton Mea Ideato da don Luciano Vitton Mea

Per la tua vita spirituale visita il

Vi troverai: Ogni giorno una meditazione dei più grandi maestri di spiritualità     

Il settimanale di preghiera Non di Solo pane (da scaricare) I Santi del Giorno Tutte le opere di San Agostino I racconti di un pellegrino russo L’Imitazione di Cristo

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