Non di Solo Pane n°744 - 21 Febbraio 2016

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Non di solo

PANE Sussidio di preghiera per la famiglia

Domenica 21 Febbraio 2016 II Settimana di Quaresima

Anno XV - n째

La bellezza di Dio nel volto di Ges첫 di Nazareth di Mons. Luciano Monari Vescovo di Brescia

Settimanale di preghiera

744


Offerta della giornata “Pregare, forse il discorso più urgente”

Sito di Non di Solo Pane:

Sussidio di preghiera per la famiglia

www.nondisolopane.it

Febbraio 2016

Offerta quotidiana

Intenzioni mese di Febbraio Con Maria, la madre del Signore e della Chiesa, prego specialmente per le intenzioni che il Santo Padre raccomanda alla preghiera di tutti i fedeli in questo mese Intenzione del Santo Padre Perché abbiamo cura del creato, ricevuto come dono

Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del divin Padre.

gratuito, da coltivare e proteggere per le generazioni future. Intenzione missionaria Perché crescano le opportunità di dialogo e di incontro tra la fede cristiana e i popoli dell’Asia. Intenzione dei vescovi Perché il Signore ci doni un cuore misericordioso e umile, che riconosca la propria povertà e si spenda per gli altri. Intenzione del Vescovo di Brescia Mons. Luciano Monari Perché, guardando al Cuore di Cristo, paziente e misericordioso, ci impegniamo con gioia nella costruzione della civiltà dell'amore.

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II Domenica di Quaresima Questo è il tempo della misericordia. È il tempo favorevole per offrire a tutti, a tutti, la via del perdono e della riconciliazione. Papa Francesco

Il santo del giorno:

San Pier Damiani Nacque a Ravenna nel 1007. Ultimo di una fa­ miglia numerosa, orfano di padre, ebbe come rife­ rimento educativo il fra­ tello maggiore Damiano. Di qui, probabilmente l'appellativo «Damiani». Dopo aver studiato a Ravenna, Faenza, Pado­ va e insegnato all'univer­ sità di Parma, entrò nel

Agisci La preghiera è l'incontro con Dio che trasfigura la nostra vita. Oggi mi impegnerò a riversare nel rapporto con gli altri la pace e la serenità che mi vengono da questa esperienza.

Domenica 21 Febbraio II Settimana del Salterio

monastero camaldolese di Fonte Avellana. Nel 1057 il Papa lo chiamò a Roma per averlo accanto in un momento di crisi della Chiesa, dilaniata da discordie e scismi e alle prese con la piaga della simonìa. Nominato ve­ scovo di Ostia e poi cre­ ato cardinale, aiutò i sei Papi che si succedettero al Soglio pontificio, a svolgere un'opera mora­ lizzatrice. In quest'azio­

ne si avvalse particolar­ mente dell'abate bene­ dettino di San Paolo Fuori le Mura, Ildebran­ do che nel 1073 fu eletto Papa con il nome di Gre­ gorio VII. Pier Damiani, fu delegato pontificio in Germania, Francia e nell'Italia settentrionale. Morì a Faenza nel 1072. Nel 1828 Leone XII lo proclamò dottore della Chiesa.

Brano Evangelico: Lc 9, 28­36

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua ve­ ste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, eb­ bero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Contemplo: Il Signore è mia luce (sal 26,1) Oggi il Signore Gesù si trasfigura, diviene luce sfolgorante. Egli, infatti, è la nostra luce, la vita intima di Dio che già abita nei nostri cuori. Se il momento

d'estasi scompare, rimane però la sua parola, che possiamo ascoltare e far risuonare lungo tutta la giornata. Questo ascolto è il segno della sua grazia, il ri­ flesso della sua luce che non ci abbandona mai.

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P a g i n e

Ritornare a Dio è sempre un inizio assoluto

Il volto della bellezza Meditazione di mons. Luciano Monari Vescovo di Brescia

Il Signore è mia luce (sal 26,1)

Questa è l'esperienza che, in mo­ di diversi, siamo chiamati a ripe­ tere tutti: mettersi davanti a Gesù di Nàzaret e guardare. E quando guardiamo Gesù di Nàzaret, evi­ dentemente vediamo la sua uma­ nità, la sua carne: i nostri occhi non vedono altro, i nostri orecchi non sentono altro, le nostre mani non possono toccare altro. Eppu­ re, in quel Gesù di Nàzaret c'è la bellezza di Dio, e in certi mo­ menti questa bellezza di Dio si manifesta; si squarcia il velo del­ la carne e la bellezza di Dio appa­ re nelle parole, nei gesti, nella persona di Gesù. Questo vuol dire la trasfigurazione. Questo è quel­ lo che ci permette di fare il cam­ mino della Quaresima, se davanti a Gesù di Nàzaret possiamo dire: Forse non so molte cose di te, non sono un grande teologo, forse

non ho studiato in modo partico­ lare, ma so che "tu hai parole di vita eterna... Si­ gnore, da chi an­ dr emo?" (Gv 6,68); solo tu puoi illuminare la nostr a vita ; "prima ero cieco e ora ci ve­ do" (Gv 9,25). Sono tutte le espe­ rienze che nascono essenzialmen­ te dalla fede, che vede in Gesù l'immagine di Dio, l'immagine perfetta del Padre. In Lui, scrive ancora S. Paolo, abita corporalmente la pienezza della divinità. Ed è questo che viene proclamato dalla voce divi­ na: "Questi è il Figlio mio predi­ letto, in Lui mi sono compiaciuto. Ascoltatelo". Vuole dire che l'uomo era stato creato a immagine e somiglianza di Dio: Adamo doveva avere i lineamenti di Dio, ma in realtà, se io guardo Adamo, non riesco a vedere i lineamenti di Dio, perché in Adamo vedo l'orgoglio e la disobbedienza umana. Dio sem­ bra nascosto nel volto di Adamo. Allora in quell'uomo che era ad immagine e somiglianza di Dio, ma in cui i lineamenti divini era­ no stati offuscati, Dio ha dovuto

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lavorare, ha dovuto piano piano tornare a disegnare i suoi linea­ menti, e lo ha fatto con tutta la storia della salvezza. Sul volto di Abramo, Dio ha di­ segnato la bellezza della fede. Sul volto di Mosè, Dio ha disegnato la bellezza dell'obbedienza. Sul volto di Davide, Dio ha disegnato la bellezza della fortezza. Sul volto di Rut, Dio ha disegna­ to la bellezza della fedeltà. Sul volto di questi uomini ha comin­ ciato a ritornare la bellezza di Dio, fino a Gesù di Nàzaret, dove il volto di Dio risplende in tutto il suo splendore e in tutta la sua gloria. Per questo Mosè ed Elia stanno accanto a Gesù e gli ren­ dono testimonianza: sono quelli che nella storia della salvezza hanno cercato la bellezza di Dio, che in qualche modo l'hanno vis­ suta. Mosè, quando è venuto giù dal monte, aveva il volto lumino­ so della bellezza di Dio, ma era una bellezza effimera, è durata per poco tempo, era come una prima esperienza di bellezza e di gioia con Dio, ma limitata. Per questo Mosè ha bisogno di guar­ dare verso il futuro, verso Gesù. E così Elia che ha cercato la rive­ lazione di Dio sul monte Sinai, che ne ha trovata la presenza, ma che ha dovuto nascondere il suo volto davanti alla presenza di Di­ o. Mosè ed Elia, rendono testimo­ nianza a Gesù. Questo è il signifi­ cato fondamentale della seconda Domenica di Quaresima: vedere il volto glorioso di Gesù.

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P a g i n e

L’angolo della misericordia Le preghiere più belle della Bibbia e dei grandi autori della tradizione cristiana.

Primo Mazzolari Prete, scrittore, polemista, partigiano, antesignano del Concilio Vaticano II, don Primo Mazzolari (1890-1959) era soprattutto un uomo che aveva profondamente incisi nel cuore il senso del Vangelo e il concetto del perdono che, in Cristo, Dio porta a ogni povero che si affida a lui. Un concetto cristiano della misericordia divina che nasce dalla consapevolezza umile del peccato: il peccatore, per don Primo, era innanzitutto una persona da cercare, da ascoltare, da invitare. E il primo peccatore, lo sapeva bene, era lui stesso. AMORE NELLA SERA GRIGIA Amore in ogni parola che si spegne sul mio labbro; amore in ogni lacrima solitaria sparsa nella disperazione impotente di esistere singolarmente; amore in ogni desiderio che fugge veloce verso l'impossibile; amore in ogni sguardo di bimbo spensierato e libero; amore in ogni amarezza che inonda la mia gola e la mia vita, arsa dal peso di essere me stesso; amore in ogni paura di non essere ciò che vuole l'Altissimo; amore nella vanità di ogni sforzo sincero; amore nella dolcezza e nei ricordi della fanciullezza passata; amore nella sera grigia di questo qualsiasi giorno. Ma al di sopra, e al di dentro di questo amore voglio la pace che supera ogni senso.

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Storia dei Giubilei Ineffabilis Providentia Papa Paolo II

Nonostante fosse caduto in disgrazia sotto Pio II, il cardinale Pietro Barbo fu a sorpresa eletto Papa all'unanimità, il 30 agosto 1464, al primo scrutinio con il nome di Paolo II. Nota caratteristica del suo pontificato fu il Decreto del 19 Aprile 1470 con il quale stabiliva che dal 1475 i Giubilei sarebbe­ ro stati celebrati ogni 25 anni. Nella bolla di indizione “Ineffabilis Providentia” il romano pontefice sottolinea: “Lo stesso Padre, desiderando non la morte ma il pentimento dei peccatori, nella sua imper­ scrutabile provvidenza ordina a Noi che, nonostante i nostri demeriti, facciamo in terra le veci del Redentore di adoperarci con grande zelo affinché il gregge del Signore, che per sua stessa disposizione è stato affidato alla nostra tutela, abbandoni i sentieri dello scaltro nemico, diventi fautore di opere buone e sia ben accetto al nostro Creatore. Per tanto, nella Provvi­ denza Divina, provvediamo e ci prendia­ mo cura della salvezza delle anime di tutti i cristiani in modo tale che, offrendo loro doni di grazie spirituali che valgono come antidoto contro l’astuzia del nemi­ co, essi stessi ottengano, per la bontà dell’Altissimo, il premio della beatitudine eterna”. Mi sembra interessante sottolineare come Paolo II dia all’anno giubilare un valore curativo contro i mali dello spirito. Il Giubileo indetto da Paolo II fu presieduto nel 1475 da Sisto IV. Don Luciano

Papa Paolo II Al secolo: Pietro Balbo. Vescovo di Vicenza Elezione: Fine pontificato: 26 Luglio 1471 Morte: 26 Luglio 1471

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II Settimana di Quaresima Imitate il Padre che mai si stanca di perdonare.

Lunedì 22 Febbraio

Papa Francesco II Settimana del Salterio

Il santo del giorno:

Cattedra di San Pietro Apostolo Il 22 febbraio per il calendario della Chie­ sa cattolica rappresen­ ta il giorno della festa della Cattedra di San Pietro. Si tratta della ricorrenza in cui viene messa in modo parti­ colare al centro la me­ moria della peculiare missione affidata da

Agisci Molte delle cose che facciamo agli altri le facciamo pensando, più o meno consapevolmente, a un tornaconto, a una qualche ricompensa. Oggi compirò un gesto di generosità assolutamente disinteressato.

Gesù a Pietro. In realtà la storia ci ha traman­ dato l'esistenza di due cattedre dell'Apostolo: prima del suo viaggio e del suo martirio a Roma, la sede del ma­ gistero di Pietro fu infatti identificata in Antiochia. E la liturgia celebrava questi due momenti con due date diverse: il 18 gennaio (Roma) e il 22 febbra­ io (Antiochia). La ri­ forma del calendario

le ha unificate nell'uni­ ca festa di oggi. Essa ­ viene spiegato nel Messale Romano ­ "con il simbolo della cattedra pone in rilie­ vo la missione di mae­ stro e di pastore confe­ rita da Cristo a Pietro, da lui costituito, nella sua persona e in quella dei successori, princi­ pio e fondamento visi­ bile dell'unità della Chiesa".

Brano Evangelico: Mt 16, 13­19

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edifi­ cherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Contemplo: Beato sei tu, Simone (Mt 16,17) Alla risposta di Simon Pietro, con la quale lo aveva ricono­ sciuto come il Cristo, il Figlio del Dio vivente, Gesù afferma che tale ispirazione non gli pro-

veniva dalle sue facoltà umane, ma dal Padre. È il Padre, infatti, che può aprire gli occhi del cuore affinché possiamo riconoscere nel Cristo il Salvatore nostro e di tutta l'umanità. Il Padre rivela il Figlio affinché crediamo in lui.

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Briciole di Bibbia

Imitarne la fede 1Pt 5,1­4 Compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministe­ ro.

I presbiteri, cioè gli anziani della co­ munità, hanno un ruolo importantissimo e insostituibile: hanno il compito di pren­ dersi cura del gregge loro affidato, dando persino la vita per esso, se necessario; sanno che in questo si manifesta la volon­ tà di Dio, che li ha posti a svolgere tale ministero per restare in mezzo ai suoi con la sua presenza e il suo amore. Dunque, bando a ogni tipo di interesse o tornacon­ to personale: quanto più si vive con gene­ rosità questa chiamata da parte di Dio, tanto più si acquista un grado alto di glo­ ria. Pensa a tutti i sacerdoti che hai cono­ sciuto, soprattutto a quelli dai quali hai avuto esempi di vita santa e integerrima, e cerca di imitarne la fede.

Preghiera

Signore Gesù, ti rendiamo grazie oggi per l'umanità di Pietro, per quell'intuizione santa che ha richiesto un'intera vita per inverarsi e modellare la sua esistenza. Così è spesso anche per noi. Donaci guide, pastori santi e insieme vicini alla nostra umanità, disposti ad accoglierci e raccoglierci «a Cesarea di Filippo», senza ripudiare nulla di ciò che la storia ci pone dinanzi, ma sapendocene indicare la vera direzione e il significato profondo.

Medita La Parola

La vocazione è sempre da costruire Meditazione di Fiorella Elmetti

La festa di oggi ci ricorda la fede di Pietro che, pur non comprendendo tutto, esclama: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Parole troppo grosse per un semplice pescatore, parole che non possono non essere venute se non dall’alto. Infatti, Gesù afferma una beatitudine tutta per lui: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli”. Avere fede non comporta avere le idee chiare, ma fidarsi e affidarsi ad un Tu più grande di noi. E questo cammino ci richiama al fatto che la vocazione cristiana è sempre da costruire. Sembrava incerto Jorge Mario Bergoglio quando si affacciò per la prima volta dal balcone papale. Il suo sguardo sembrava perdersi nella folla che a lui guardava, attendendo di conoscere il suo nome, il suo modo di parlare, il suo primo pensiero. Poi il suo sorriso si è aperto sul mondo, salutando semplicemente come fa un ospite che entra nella casa altrui. “Buonasera” ed egli divenne Papa Francesco. Il suo pensiero può essere sintetizzato in quanto ha detto al termine dell’Anno della Vita Consacrata: “Grazie per finire così, tutti insieme, quest’Anno della Vita Consacrata. E andate avanti! Ognuno di noi ha un posto, ha un lavoro nella Chiesa. Per favore, non dimenticate la prima vocazione, la prima chiamata. Fate memoria! E con quell’amore con cui siete stati chiamati, oggi il Signore continua a chiamarvi. Non abbassare, non abbassare quella bellezza, quello stupore della prima chiamata. E poi continuare a lavorare. E’ bello! Continuare. Sempre c’è qualcosa da fare. La cosa principale è pregare. Il “midollo” della vita consacrata è la preghiera: pregare!”.

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II Settimana di Quaresima Chiunque entrerà per la Porta della Misericordia potrà sperimentare l'amore di Dio che consola, che perdona e dona speranza.

Martedì 23 Febbraio II Settimana del Salterio

Papa Francesco

Brano Evangelico: Mt 23, 1­12

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un di­ to. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei ban­ chetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, per­ ché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Agisci Mi preparerò a ricevere il sacramento della Riconciliazione con un serio e profondo esame di coscienza, invocando lo Spirito Santo perché mi conceda la grazia e la gioia del vero pentimento.

Medita

Spesso sei portato a criticare i farisei e a dire in cuor tuo: "Io

non farei mai così!". In realtà essi erano davvero campioni della fede: minu­ ziosi e scrupolosi osservanti della legge di Dio, avrebbero sicuramente mol­ to da insegnarti riguardo a come si concepisce e si gestisce il rapporto con lui. Purtroppo, il loro guaio è che essi avevano ridotto la loro relazione con l'Altissimo a semplici apparenze esteriori. Per questo, il Signore dice di fare quello che dicono: piuttosto, che agire secondo le loro opere: essi erano pri­ gionieri della loro superbia e tronfi nella loro pretesa di essere guide del popolo attraverso la loro volontà di essere sempre al centro dell'attenzione, seppure per fini religiosi. Purtroppo la superbia si veste anche di motivi reli­ giosi.

Contemplo: Illumina i miei occhi, Signore (All'ingresso) Illumina i miei occhi, Signore, perché non mi addormenti nella morte della superbia, che mi vorrebbe far pensare di non essere come gli altri, ma concedi-

mi di conoscere la mia pover­tà, e il poco che sono. Fa' che abbassandomi nell'umiltà, io sia esaltato ai tuoi occhi, tu che vedi nel segreto dell'anima e regni nei secoli dei secoli.

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spiritualità

Gli approfondimenti di Non di Solo Pane

Preghiamo la Via Crucis con le opere di misericordia I Stazione:

Gesù condannato a morte

 Dal vangelo secondo Matteo “Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”. “Tu l’hai detto”, gli rispose Gesù. E quelli risposero: “E’ reo di morte!” Preghiamo: Signore Gesù consola con il tuo amore quelli che subiscono ingiustamente una condanna come emarginazione e persecuzione, oppressione e soprusi, dolore e pianto. Segue: Un Pater -10 Ave Maria - 1 Gloria

Opera di misericordia corporale:

Visitare i Carcerati

Su un libro ho letto una versione diversa di questa opera di misericordia: “Liberare chi è incarcerato ingiustamente”. Tante persone, purtroppo, subiscono pene per colpe non commesse: anche Cristo è stato condannato a morte per un reato che non gli spettava. S. Giovanni Bosco incominciò il suo apostolato tra i giovani in un carcere.

Un giorno Don Giuseppe Cafasso invita Don Bosco presso i carcerati, dei quali è assistente spirituale. In città lo chiamano “il prete della forca” perché lo si vede spesso sulla carretta che conduce gli sventurati, condannati all’impiccagione. Giovanni scorge, dietro le sbarre, i volti di troppi giovani, che lo commuovono fino alle lacrime. — Toh, guarda: quel prete piange - sussurra qualcuno. — Perché ci vuol bene. Anche mia madre piangerebbe se mi vedesse qua dentro. La tristezza di quei ragazzi incita il giovane prete a impegnare tutte le sue forze per aiutare quegli sciagurati. — Molti, quando uscivano, erano decisi a fare una vita diversa, migliore — scriverà poi don Bosco. Ma comprende che, fuori della prigione, essi avranno bisogno di un amico che si prenda cura di loro, che li avvicini, li rieduchi al bene. Nello stesso tempo, proprio lì in carcere, egli riceve insulti e parolacce da quei giovanissimi reclusi.

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II Settimana di Quaresima

Mercoledì 24 Febbraio

Con le parole del profeta Michea possiamo anche noi ripetere: Tu, o Signore, sei un Dio che toglie l'iniquità e perdona il peccato.

II Settimana del Salterio

Papa Francesco

Il Santo del giorno:

Beata Giuseppa Naval Girbès Nasce l'11 dicembre 1820 ad Algemesí (Valencia, Spagna) pri­ mogenita di sei figli. Frequenta la scuola di una vicina di casa, do­ ve oltre che leggere e scrivere, impara i lavori femminili, specie il ricamo in seta ed oro. Nel 1833 muore la ma­ dre e Josefa, deve la­

sciare la scuola e bada­ re alla casa e ai fratelli. Ma la sua vita non è dedicata solo alla fami­ glia, frequenta la par­ rocchia e si affida alla guida spirituale del par­ roco don Gaspare Sil­ vestre; a 18 anni fa vo­ to di castità. A 30 anni con la guida del parro­ co comincia a radunare nella sua casa le ami­ che, per riunioni di let­ tura e formazione spiri­ tuale. Poi trasforma la

casa in un vero e pro­ prio laboratorio, dove insegna gratuitamente il ricamo. Le interessa soprattutto la formazio­ ne morale e spirituale delle giovani, serven­ dosi del laboratorio. La sua guida porta molte ragazze a scegliere la vita consacrata. Muore dopo lunga malattia nel 1893. È beata dal 1988.

Agisci Brano Evangelico: Mt 20, 17­28

Spesso la nostra è una preghiera di richiesta e corre il rischio, come nel Vangelo, di essere una richiesta materiale ed egoistica. Oggi pregherò dimenticando me stesso e, se chiederò qualcosa, sarà solo per gli altri.

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a mor­ te e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà». Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo re­ gno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo ber­ rete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sde­ gnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i gover­ nanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi ser­ vire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Contemplo: Il mio calice, Io berrete (Mt 20,23) La madre di Giacomo e Giovanni, chiedendo a Gesù un posto speciale per i suoi figli, faceva come tutti i genitori che vorrebbero il meglio per i

loro figli. Gesù fa comprendere che il suo è un regno particolare, in cui chi è al vertice non domina gli altri, ma li serve, non opprime i fratelli, ma dona la vita per loro.

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Briciole di Bibbia

Pericolose spaccature

Medita La Parola

Un'esperienza di eccezionale valore Is 1,10.16-20 Imparate a fare il bene, cercate la giustizia.

Spesso, nella nostra vita, viviamo delle pericolose spaccature tra ciò in cui diciamo di credere ed il nostro comportamento. In genere, ci diciamo che la legge di Dio è bella ed affascinante; quello che sentiamo in Chiesa ci commuove persino, e fa nascere nel nostro cuore sentimenti di amore e di attenzione a Cristo. Però, ci diciamo, la vita è un'altra cosa... Invece, Dio dice tramite Isaìa che non può esistere una religiosità che non ponga al centro del proprio esistere gli atti concreti di giustizia e di amore. Essi dimostrano proprio che abbiamo fatto spazio nella nostra vita all'impegno urgente a cui Dio ci chiama. Il Signore è disposto persino a rendere i nostri peccati, rossi come scarlatto, bianchi come la neve. Ma sta a noi, in seguito, mantenere questo dono di purezza ritrovata con l'impegno quotidiano.

Preghiera

Grazie, Signore! Nelle «discese» di vita, che avvertiamo in noi, negli inciampi, nelle prove che sembrano abbatterci, fa' che portiamo sempre impressa nel cuore l'immagine dolce e fortissima di te, Gesù, che continui a salire a Gerusalemme, pronto a offrirti, sublime, in dono! Segua i tuoi passi la nostra umile offerta. Kyrie eleison!

Meditazione di Fiorella Elmetti

Gesù con i discepoli va a Gerusalemme, ma solo lui sa che cosa accadrà in quella città, meglio, appena fuori le sue mura. I discepoli, invece, sognano la gloria e con loro anche i familiari, tanto che la mamma di Giacomo e Giovanni avanza una richiesta per “sistemare” i suoi figli. D'altronde, non sono stati tra i primi chiamati? Se non possono essere pescatori, siano almeno i funzionari del nuovo regno di Gesù, questi devono essere stati i suoi pensieri. Ma Gesù corregge la prospettiva. Seguire lui non implica “far carriera” ma bere il calice dell’abbandono, del giudizio, della condanna, della croce. Di certo, non è una prospettiva accattivante, tant’è vero che sono molti gli uomini di Chiesa che, con la scusa che la Chiesa deve seguire il mondo che cambia in continuazione, sono più affaristi che pastori. La prospettiva la può vedere e far propria solo chi accoglie gli altri con il cuore umile di Gesù: una ricchezza, una fortuna personale. Il teologo Dietrich Bonhoeffer scrive: “Resta un'esperienza di eccezionale valore l'aver imparato infine a guardare i grandi eventi della storia universale dal basso, dalla prospettiva degli esclusi, dei sospetti, dei maltrattati, degli impotenti, degli oppressi e dei derisi, in una parola dei sofferenti. Se in questi tempi l'amarezza e l'astio non ci hanno corroso il cuore, se dunque vediamo con occhi nuovi le grandi e le piccole cose, la felicità e l'infelicità, la forza e la debolezza; e se la nostra capacità di vedere la grandezza, l'umanità, il diritto e la misericordia è diventata più chiara, più libera e più incorruttibile; se anzi la sofferenza personale è diventata una buona chiave, un principio fecondo per rendere il mondo accessibile attraverso la contemplazione e l'azione: tutto questo è una fortuna personale.

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Pagine bibliche

Gli approfondimenti di Non di Solo Pane

Anno della Misericordia 2015/16 Catechesi sulla parabola Del Padre Buono/4

Il fratello maggiore/1 di don Luciano Vitton Mea

Il fratello maggiore Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò.

Ci sono lontananze e lontananze. Alcune sembrano incolmabili, segnate da valli da colmare, dirupi da scalare, ragnatele di polverosi sentieri da percorrere. Altre sono più sottili, quasi impercettibili, non si misurano con un sistema metrico, sfiorano il limite dell’invisibile. Sono le distanze del cuore. Solo queste sono veramente incolmabili, vertiginose, abissali. Si può vivere gomito a gomito con qualcuno, sentirne l’alito, ricoprirsi con i medesimi vestiti e il cuore

ha la capacità di spalancare distanze abissali. Se il figlio minore vive in un paese lontano, oltre i monti, al di la della valli, il figlio maggiore vive lontano dal cuore paterno. Abita nella sua casa, lavora nei sui campi ma non coltiva gli stessi sentimenti, non scruta i medesimi orizzonti, non respira la stessa brezza, il profumo che emana dal giardino paterno. Non è certo il vestito a dire chi Dio ha incontrato. Le apparenze sono tutte a favore del figlio maggiore; egli rappresenta il cliché classico del “bravo ragazzo”. Lavoratore, risparmiatore, apparentemente devoto ed obbediente. In realtà la sua vita è grigia, costellata dai medesimi reticolati che delimitano i confini dei campi da dove è

appena tornato, incapace di gioire. Questo figliolo, così diverso da suo fratello, ma parimenti lontano, rappresenta una certa religiosità, un modo alquanto convenzionale, statico e opaco di concepire il rapporto con Dio, la fede in tutta la sua vitalità. Egli rappresenta me, rappresenta te, quando coltiviamo una fede individualista e intimistica che ci rende sordi alla voce di Dio e dei fratelli. Quando fondiamo il nostro rapporto con quel Dio dal volto paterno su un rigido senso del dovere che sfocia in un vago senso di soddisfazione per aver fatto “il dovuto” verso l’aldilà, narcotizzando, di fatto, la Parola profonda dell’infinito, paralizzando in un piccolo e gretto bozzolo la creatività dello Spirito che “rende nuove tutte le cose”. Se il figlio minore corre su un sentiero sbagliato che lo conduce verso un paese lontano, il maggiore è statico, stucchevole, privo di calore, di affetto, di sensibilità. Vi sono lontananze e lontananze. Questi due figlioli sono parimenti lontani dalla casa del Padre, dal suo cuore. Io non mi vergogno di riconoscermi in loro dovendo fare i conti con questa mia umana fragilità, con quelle infermità spirituali che mi impediscono di spiccare il volo nel cielo infinito dell’Amore Divino.

Non di solo pane ­ Numero 744 ­ Tempo di Quaresima ­ pagina 12

don Luciano Vitton Mea


II Settimana di Quaresima Questo Anno Santo porta con sé la Ricchezza della missione di Gesù.

Giovedì 25 Febbraio

Papa Francesco II Settimana del Salterio

Il Santo del giorno:

San Nestore di Magydos Nestore era vescovo di Magydos in Panfilia, regione dell'Asia Mino­ re. Fu ucciso in spregio alla fede nel 251 a Per­ ge mediante crocifis­ sione. Una "Passione" greca del martire narra che, durante la persecu­

zione ordinata dall'im­ peratore Decio, il go­ vernatore della Panfilia Poplio fece ricercare i cristiani della zona per farli sacrificare agli dèi. Nestore si prodigò per mettere in salvo la co­ munità cristiana di Ma­ gydois. Ma non si pre­ occupò della sua sorte. Dopo il rifiuto di abiu­ rare e sacrificare agli

dèi pagani, fu preso prigioniero. Dapprima venne giudicato dal senato e dal tribunale locale. Poi lo condusse­ ro a Perge per essere sottoposto a un nuovo processo. Durante il tragitto si verificò un terremoto. Dopo essere stato condannato e tor­ turato fu giustiziato.

Brano Evangelico: Lc 16, 19­31

Agisci Affidare la propria vita alle cose materiali è una delle scelte più sciocche che l'uomo possa fare. I beni materiali non sono il fine della vita, ma solo strumenti. Oggi mi impegnerò a usarli con questa libertà di spirito.

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tor­ menti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispo­ se: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai mor­ ti”».

Contemplo: Guidami sulla via

della vita (All'ingresso) «Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore; vedi se percorro una via di menzogna, e guidami sulla via della vita» (Sal 138). Qual è la via della menzogna? Quella del ricco che

vive chiuso nelle sue ricchezze, che non si cura affatto del povero Lazzaro, solo e ammalato, che sta alla sua porta. Preghiamo il Signore affinché ci aiuti a camminare sulla via della vita, cioè della compas­ sione e della condivisione dei nostri beni.

Non di solo pane ­ Numero 744 ­ pagina 13


Briciole di Bibbia

A chi facciamo ricorso? Ger 17,5-10 Maledetto chi confida nell’uomo; benedetto chi confida nel Signore.

Sentirsi soli e bisognosi di aiuto, nella vita, non è un peccato né una cosa disdi­ cevole: il problema è a chi si decide di rivolgersi per chiedere aiuto. Spesso, quando sei davvero in difficoltà e cerchi la soluzione ai tuoi problemi, a chi fai ricorso? Agli amici, ai colleghi, ai fami­ liari, a tuo marito o a tua moglie? Eppu­ re, subito ti accorgi che nessuno può darti davvero aiuto. Nessuno sembra avere la soluzione: ecco che allora, spe­ rimenti in tutta la sua amara verità que­ sta parola del profeta, il quale dice che confidare nell'uomo è stupido e contro­ producente. Sarebbe come affidare le cose più care che hai a persone che non possono darti nessuna reale garanzia. Invece, quando confidi in Dio e ti ap­ poggi a lui, per quanto i problemi sem­ brino enormi e senza via di uscita, tro­ verai sempre una soluzione.

Preghiera

Signore Gesù, ti ringraziamo, perché la tua Parola, oggi, è un nuovo, forte richiamo a fissare, con attenzione, lo sguardo e il cuore a coloro che si trovano «alla nostra porta». Accogliere fraternamente ed essere accolti è la nostra unica ricchezza, la nostra vera salvezza. Accogliere, in ogni volto, il tuo volto così amabilmente nascosto. Kyrie eleison!

Medita la Parola

Mi chiamerai per nome Meditazione di don Carlo Moro

Riconosciamo il ricco dalla porpora e dal lino con cui si veste, dai banchetti che organizza. Quando egli muore, le sue vesti e i suoi banchetti non hanno più alcuna importanza. Non lo contraddistinguono più, non gli danno più alcuna identità. È interessante notare che il Vangelo non segnala il nome di questo "ricco". Il povero, invece, ha un nome, si chiama Lazzaro. Egli ha una vita piena di dolore, di fame, di sofferenze e di umiliazioni. Anche lui non può portare nulla con sé, nell'altro mondo. Ma quello che ha patito gli ha evidentemente dato un nome, un'identità. Sembra che Dio riconosca le persone dal dolore che hanno provato, dalle umiliazioni subite, dalle perdite, dalle malattie, da ciò che hanno dato agli altri e da ciò che hanno fatto per gli altri. Per l'eternità sembrano contare cose che noi qui riteniamo negative o di poca importanza. Sappiamo che non saranno i soldi che ci porteranno ad essere riconosciuti da Gesù, né i nostri abiti, le case o le automobili di lusso. Egli ci chiamerà per nome. E quel nome, per essere legato al Suo, deve essere collegato al Suo dolore, alla Sua umiliazione, alla Sua pena, alla Sua morte. Attraverso la Sua morte avremo la vita e saremo riconosciuti. No, non è la ricchezza che allontana da Dio, ma il nasconderci dietro ad essa, e non avere quindi un nome con cui Egli possa chiamarci. Prepariamoci allora, modelliamoci un nome: sopportiamo con pazienza le prove e aiutiamo chi non ce la fa da solo.

Non di solo pane ­ Numero 744 ­ Tempo di Quaresima ­ pagina 14


II Settimana di Quaresima I “Missionari della Misericordia" saranno sacerdoti a cui darò l'autorità di perdonare anche i peccati che sono riservati alla Sede Apostolica. Papa Francesco

Il Santo del giorno:

San Porfirio di Gaza È un santo che ha legato il suo nome alla città di Gaza, luogo tormentato e al centro delle crona­ che in questi ultimi anni ma per il cristianesimo anche culla di un'impor­ tante filone monastico nei primi secoli. Porfirio era nato intorno al 347

Venerdì 26 Febbraio II Settimana del Salterio

in un'agiata famiglia di Tessalonica. A 31 anni decise di abbracciare la vita monastica e ritirarsi nel deserto di Scete in Egitto. Da qui, cinque anni più tardi, raggiunse pellegrino Gerusalem­ me, dove distribuì tutti i suoi beni ai poveri. Ri­ masto molto colpito dal suo comportamento, il vescovo di Gerusalem­ me, Giovanni, nel 392

lo ordinò sacerdote a 45 anni, affidandogli la custodia delle reliquie della Santa Croce. Tre anni dopo, alla morte del vescovo Eneo, fu chiamato a succedergli a Gaza, dove guidò per 25 anni questa piccola co­ munità. Morì il 26 feb­ braio 420.

Brano Evangelico: Mt 21, 33­43.45

Agisci: Qualche volta il nostro modo di parlare con gli altri (al lavoro, in fami­ glia...) lascia trasparire irritazione e nervosismo. Oggi mi impegnerò a parlare con tutti in modo amichevole, con calma e serenità.

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai conta­ dini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccise­ ro, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli conse­ gneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, per­ ché lo considerava un profeta.

Contemplo: Dio ci ha amati (Alla comunione) «Dio ci ha amati e ha mandato il suo Figlio, vittima di espiazione per i nostri peccati» (Alla comunione). L'amore di Dio è tanto forte da mandare a noi il Figlio amato, pur sapendo che avrebbe

incontrato l'ostilità da parte di chi non lo avrebbe accolto. La pietra scartata dai superbi è diventata la pietra angolare degli umili, questa è la meraviglia d'amore che il Signore compie per quanti confidano in lui e lo accolgono nella loro vita.

Non di solo pane ­ Numero 744 ­ pagina 15


Briciole di Bibbia

La piaga dell’invidia

Medita la Parola

Svegliare il cuore Gen 37,3­4.12­13.17­28 Eccolo! È arrivato il signore dei sogni! Orsù, uccidiamolo!

Una delle malattie più terribili del cuore umano è senza dubbio l'invidia. Tale sentimento è un veleno che pian piano si introduce nella nostra anima ed ha effetti realmente devastanti; i fratelli di Giuseppe, spinti da una gelosia irrazionale e piena di rabbia, non esitano a liberarsi del fratello, pur di non perdere la stima e l'attenzione del padre. Quale sarà il risultato? Essi vivranno con questo terribile segreto nell'animo per tanti anni, finché l'opera di Dio si manifesterà a suo tempo. Non c'è mai giustificazione per le azioni che compiamo spinti dall'invidia e dalla gelosia; per questo, si deve impedire che tale veleno entri nella nostra vita. A tale proposito, puoi provare a ringraziare più spesso per quello che hai: è la migliore medicina che aiuta il cuore a vedere la cosa più importante, cioè la benevolenza di Dio.

Preghiera

Grazie, Signore! Qualunque strada, qualunque esilio, qualunque sogno vano, persino il tradimento tra fratelli… tutto può diventare la strada per giungere a te, ben oltre la scorza «vecchia» del nostro cuore, restio a lasciare spazio «giovane», nel cuore, alla novità del tuo amore. Kyrie eleison!

Meditazione di Eletti Fiorella

Lo sapevate che tutti i battezzati hanno un nome comune? Cristoforo: siamo chiamati a portare Cristo fuori, anche a coloro, come nel caso dei vignaioli omicidi, che di lui non ne vogliono proprio sapere, o non l’hanno mai incontrato nella propria vita. E in verità non ci vuole molto, tutte le occasioni sono buone. Bisogna però svegliare il cuore, come è stato per Michaela, la quale racconta di quando in una stazione, davanti a un distributore di bibite, un uomo mormorò: “È difficile scegliere, vero?”. E lei: “Sì, cosa sta cercando?”. “Due cose, ma oggi sembrano entrambe ardue da trovare: una Coca Cola senza zucchero e un segno di Dio nella mia vita”. Michaela rimase in silenzio, poi disse: “Penso che dovrebbe rinunciare alla Coca Cola light, ma non a Dio”. Un altro esempio ci viene raccontato da JeanPaul, il quale, entrato in monastero, ha il ricordo dolce di sua madre che ogni mattina, dopo averlo abbracciato, gli bisbigliava all’orecchio, evitando di farsi sentire dal marito mangiapreti: “Non dimenticare di offrire la tua giornata al buon Dio”. Anche Myriam ha la sua da dire. Lei è una Piccola Sorella di Gesù che lavora in un supermarket. Dice: “Non ho marito, né fidanzato, né figli… Niente tv o iPhone e nemmeno un vecchio cellulare, non faccio vacanze alle Canarie, trascorro solo qualche giorno di “deserto” in montagna con la mia Bibbia. Eppure la mia vita non è priva di gioia, anzi; l’attrazione a Dio la rende più essenziale, ma affascinante e ricca”. Infine, suor Christine dice che il mondo d’oggi, pur fra limiti e insidie, offre tante occasioni per gioire insieme. “Quando guardo una partita di calcio in tv ed esulto davanti a un gol prodigioso seguito dal delirio della squadra, dico a me stessa: l’ascesa al cielo dell’umanità dev’essere questo”.

Non di solo pane ­ Numero 744 ­ Tempo di Quaresima ­ pagina 16


spiritualità

Gli approfondimenti di Non di Solo Pane

Preghiamo la Via Crucis con le opere di misericordia II Stazione: Gesù riceve la croce

 Dal vangelo secondo Giovanni “Allora le guardie presero Gesù e lo fecero andare fuori dalla città e gli posero la croce sulle spalle. Così, portando la croce, egli si avviò verso il luogo del Cranio detto Golgota.” Preghiamo:

Signore Gesù, nella nostra vita c'è gioia e sofferenza, salute e malattia, ricchezza e povertà, luce e tenebre nello spirito. Orienta la nostra volontà ad assumere le situazioni difficili della vita come “croce di salvezza”; se questo ci riesce, molta amarezza è già superata: nessuno infatti ci può togliere la libertà di trasformare il dolore in dono d'amore.

Segue: Un Pater -10 Ave Maria - 1 Gloria Opera di misericordia corporale: Sopportare pazientemente le persone moleste Sopportare le persone moleste non è cosa semplice: spesso tendiamo a reagire o, forse ancor peggio, ad ignorarle. La pazienza è una virtù non indifferente. Ecco una pagina del diario spirituale di una ragazza di Bari di 23 anni, Santa Scorzese, uccisa a coltellate da uno psicopatico che si era invaghito di lei. L’anno scorso è stato aperto il processo di canonizzazione: la pazienza e la santità con cui affronta questa tragedia non lasciano dubbi sulla straordinarietà della ragazza.

Credo e spero che un'esperienza così non si ripeta mai più nella mia vita, è stato tremendo!! Non so nemmeno se ho la capacità di scrivere quello che provo, tanta è la confusione, lo scoraggia­ mento che ho dentro. Oggi G., il matto, ha cercato di usarmi violenza. Mi ha prima detto che ero morta, e poi mi ha sbattuto per terra e lui cercava di baciarmi. Che sensazione orribile!! Ho urlato con tutta la voce che avevo, con tutta l'anima, ma nessuno mi ha sentita. Ho invocato Gesù dicendogli che non po­ teva lasciar fare e ho chiamato Maria. Per fortuna pare che loro mi abbiano ascoltata e così ho cercato di liberarmi di quel pazzo che mi teneva stretta e sono andata dalle missionarie. Non ricordo bene quello che è successo lì, ma ricordo che qualcuno mi ha aperto la porta e ho visto C. Mi sono aggrappata a lei e sono scoppiata in pianto. Che situazione terribile!! Mi sento ancora frastornata e mi sembra di aver vissuto un incubo.

Non di solo pane ­ Numero 744 ­ Tempo di Quaresima ­ pagina 17


II Settimana di Quaresima Ci accompagnino le parole dell'Apostolo: «Chi fa opere di misericordia, le compia con gioia» (Rm 12,8).

II Settimana del Salterio

Papa Francesco

Il santo del giorno:

San Gabriele dell’Addolorata Francesco Possenti nacque ad Assisi nel 1838. Perse la ma­ dre a quattro anni. Seguì il padre, go­ vernatore dello Sta­ to pontificio, e i fra­ telli nei frequenti spostamenti. Si sta­

Sabato 27 Febbraio

bilirono, poi, a Spo­ leto, dove Francesco frequentò i Fratelli delle scuole cristia­ ne e i Gesuiti. A 18 anni entrò nel novi­ ziato dei Passionisti a Morrovalle (Macerata), pren­ dendo il nome di Gabriele dell'Addo­ lorata. Morì nel 1862, 24enne, a Iso­

la del Gran Sasso, avendo ricevuto so­ lo gli ordini minori. È lì venerato, nel santuario che porta il suo nome, meta di pellegrinaggi, so­ prattutto giovanili. È santo dal 1920, copatrono dell'Azio­ ne cattolica e patro­ no dell'Abruzzo.

Brano Evangelico: Lc 15, 1­3.11­32

Agisci Accoglienza e condivisione di vita con i "lontani" sono stati due aspetti importanti della vita e della missione di Gesù. Con l'aiuto di Maria, mi impegnerò a essere accogliente e ben disposto nei confronti di qualcuno con cui faccio un po' di fatica.

Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salaria­ ti”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiama­ to tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fate­ glielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello gras­ so, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Contemplo : Si alzò e tornò

da suo padre (Lc 15,20) Il figlio più giovane, dopo aver perso tutto, ritorna in sé e ri­ flette sulla sua condizione, poi ritorna da suo padre, nella spe­ ranza di trovare un posto tra gli ultimi. Il padre però, che lo ha

sempre aspettato, lo accoglie come figlio. Il Signore, nel suo amore di padre, non ci abbandona mai. Aspetta che ritornia­ mo in noi stessi e a lui, per ritrovare l'abbraccio del suo amore.

Non di solo pane ­ Numero 744 ­ pagina 18


Briciole di Bibbia

Il miracolo più grande

Medita La Parola

La giusta decisione. Mi 7,14­15.18­20 Il nostro Dio viene a salvarci.

Il popolo eletto ha visto prodigi davvero straordinari, nella sua storia di amicizia con Dio; essi hanno visto il miracolo del mare aperto davanti a loro, hanno con­ templato la potenza dell'Altissimo sul monte Sinai, hanno mangiato la manna caduta dal cielo... Eppure, Israele sa che c'è un miracolo ancora più grande: il perdono di Dio. Egli, nonostante le ripe­ tute infedeltà del popolo, non si è mai stancato di gettare i loro peccati alle sue spalle, pronto a ricominciare una nuova storia di comunione. Questa lettura è dunque un riconoscimento pieno di gra­ titudine per il fatto che egli non si sia mai stancato di Israele, ricordandosi della sua fedeltà. Spesso ti chiedi se Dio ti ha mai concesso miracoli nella vita: perché non provi a pensare a quante volte egli ti ha perdonato? Sicuramente la tua vita ti sembrerà molto differente.

Preghiera

Signore Gesù, oggi è solo e soltanto un grazie immenso. Tu ci doni di contemplare l'immagine del Padre misericordioso: icona di un abbraccio che è insieme nostalgia e richiamo fortissimo. Sia questo abbraccio indicibile la meta di ogni nostro vagare, il senso di ogni vicenda, la festa cui anela il nostro spirito. Kyrie eleison!

Meditazione di don Luciano Vitton Mea

Noi siamo abituati a dividere gli uomini in due categorie: i buoni da una parte e i cattivi dall’altra; usiamo criteri rigidi, senza sfumature. In realtà tra la bontà e la cattiveria, il bene e il male c’è una sorta di terra di mezzo, una gamma di colori intermedi che non segnano un rigido confine, una netta separazione tra un “dentro” e un “fuori”. Siamo tutti sulla soglia della casa paterna: basta un passo per trovarci tra le mura domestiche come il figlio maggiore e un altro per sprofondare tra il fango di un paese lontano come il figlio minore. Ci vuole poco, una vacuità, per ridurci a dei miseri guardiani di porci. Il figlio minore della parabola non è cattivo ma sprovveduto, si illude di gestire in proprio quello che gli spetta, reclama un’autonomia mal concepita che diventerà presto solitudine, che avrà il retrogusto delle ghiande invece del fragrante sapore del pane. “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza …” E’ importante conservare nel cuore, anzi nella profondità recondita dell’intimità, l’impronta di Dio, l’odore del pane, il calore del focolare, il profumo del giardino perduto. Chi perde il contatto con le proprie radici si dimentica della propria dignità, seppur infangata, e scivola nel tetro baratro della disperazione, rimane tra i liquami dei maiali. Il prodigo non si è dimenticato della propria figliolanza e prende la giusta decisione: “Mi alzerò, andrò da mio padre ….”

Non di solo pane ­ Numero 744 ­ Tempo di Quaresima ­ pagina 19


Sussidio di preghiera per la famiglia

Coordinatrice Fiorella Elmetti Redazione don Luciano Vitton Mea, don Carlo Moro, don Fabio Marini, don Diego Facchetti, Fiorella Elmetti, Tiziana Guerini e Cristina Sabatti

Anno XV- n. 744 Domenica 21 Febbraio 2016 Chiuso il 16/02/2016 Numero copie 1470

333/3390059 don Luciano

Grafica e stampa don Luciano Vitton Mea Ideato da don Luciano Vitton Mea

Per la tua vita spirituale visita

Vi troverai: Ogni giorno una meditazione dei più grandi maestri di spiritualità     

Il settimanale di preghiera Non di Solo pane (da scaricare) I Santi del Giorno Tutte le opere di San Agostino I racconti di un pellegrino russo L’Imitazione di Cristo

Ti aspetto ogni giorno su:

www.nondisolopane.it


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