Quaderni 9

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REDAZIONE Direttore: Anna Maria Ricucci. Vicedirettore: Corrado Piroddi. Figure dell’individualismo: Ferruccio Andolfi, Elisa Bertolini, Simona Bertolini, Simona Del Bono, Antonio Freddi, Donatella Gorreta, Nausicaa Milani, Giacomo Miranda. Meditazioni filosofiche:Marco Anzalone, Elisa Bertolini, Valeria Bizzari (coordinatrice), Anna Pagliarini, Lavinia Pesci, Martino Pesenti Gritti, Alberto Siclari, Timothy Tambassi, Roberto Venturini. Cinema e filosofia: Marco Bigatti, Roberto Escobar, Pietro Parmeggiani, Federica Gregoratto, Corrado Piroddi (coordinatore). Libri in discussione: Mara Fornari, Mirella Lucchini, Timothy Tambassi (coordinatore). Esperienze didattiche: Teresa Paciariello (coordinatrice), Marina Savi, Chiara Tortora. Letteratura e filosofia: Margherita Aiassa (coordinatrice), Alessandro Bonanini, Carlo Guareschi, Italo Testa. Promozione: Marco Anzalone, Carlo Guareschi, Mirella Lucchini, Martino Pesenti Gritti, Anna Maria Ricucci. Ricerca immagini, composizione, grafica e web: Margherita Aiassa, Marco Anzalone, Elisa Bertolini, Valeria Bizzari, Alessandro Bonanini, Pietro Parmeggiani, Corrado Piroddi, Anna Maria Ricucci, Roberto Venturini. Direttore responsabile: Ferruccio Andolfi.


SOMMARIO

Figure dell’individualismo................................................................................................................................................p. 6 Etica dell’individuo a cura di Ferruccio Andolfi......................................................................... .........................................................p. 7

Meditazioni filosofiche...................................................................................................................................................p. 16 Senza alcun perché. Una riflessione circolare sul concetto di coerenza di Timothy Tambassi...................................................................p. 17

Cinema e filosofia............................................................................................................................................................p. 20 “The Master” di Paul Thomas Anderson di Francesco Mazzoli.........................................................................................................p. 21 “Black Mirror” di Charlie Brooker di Corrado Piroddi.....................................................................................................................p. 24


Letteratura e filosofia...................................................................................................................................................p. 28 Preferirei di no. Bartleby lo scrivano di H. Melville di Elisa Zimarri....................... ........................................ ....................................p. 29

Libri in discussione....................................................................................................................................................p. 32 Per una teoria estetica del supporto fonografico. Adorno e il long play di Marialuisa Bonometti........................... ................................p. 33 Ripensare la dignitĂ umana: una nuova teoria della giustizia di Valeria Bizzari......................................................................................p. 37 Scelta, distanza, evento: la circostanza filosofica di Sandra Manzi-Manzi............................ .................................................................p. 41


Antonio Cavicchioni nasce il 25 luglio del 1984 a Reggio Emilia. Ottenuta la maturità scientifica, si dedica allo studio della chitarra classica presso il conservatorio di Reggio Emilia e consegue la laurea in Scienze della Comunicazione presso l'università di Bologna. Comincia a interessarsi alla fotografia verso i vent'anni, ispirato soprattutto dall'amore per alcuni registi come Lynch, Greenaway, Von Trier e Chabrol. Nel 2010 e nel 2012 riceve due menzioni d'onore all’International Photography Award di New York. Nel 2013 inaugura una mostra personale in occasione della Settimana della Fotografia Europea a Reggio Emilia.




Figure dell’individualismo

ETICA DELL’ INDIVIDUO

G

la morale, vissuta e anche espressa in principi, è servita come cemento simbolico della vita sociale, se volete anche come

li organizzatori conoscevano i miei interessi e le mie

mezzo di sopravvivenza della/e comunità. Per questo le

competenze nel proporre il titolo. Ma io l’ho accettato

violazioni dei principi morali condivisi erano puniti con tanta

con convinzione, preferendolo a un altro possibile, “L’etica

severità. Il gruppo dava molto ai singoli, dal lato materiale, ma

individualistica”. Perché quest’ultima formula allude al

anche in termini di sostegno alla loro identità, ma in cambio

contenuto dell’etica, all’individuo come suo valore centrale,

richiedeva anche l’accettazione di determinate tavole di valori.

l’altra invece, “l’etica dell’individuo”, contiene una feconda

Sarebbe interessante analizzare come questo si verifica in

ambiguità. L’individuo vi compare in una doppia veste: come

civiltà primitive: ma anche nel mondo che conosciamo meglio

colui che è autore della posizione etica e come termine di

e che per comune convinzione sta all’origine del pensiero

riferimento, o valore, della medesima (in questo secondo

filosofico, quello greco, la vita del cittadino è virtuosa in

senso

di etica

quanto è indirizzata dalla polis. Lo stesso Aristotele, che pure

individualistica). Un insegnante di lettere direbbe che il

attribuisce al singolo la capacità di darsi dei fini, ritiene che il

genitivo è insieme soggettivo e oggettivo.

giusto fine coincida con i valori stabiliti dalla polis. Nell’epoca

la formula ha lo

stesso

significato

Non è solo una disquisizione grammaticale. Storicamente

cristiano-medievale si assiste a una ulteriore valorizzazione

l’etica non è stata sempre e comunque affare dell’individuo. In

dell’individuo, in quanto ciascuna anima ha un valore assoluto

epoche remote, ma anche fino a tempi recenti, gli individui

ed è oggetto di cura da parte di Dio, e questo permette anzi

hanno attinto i loro valori morali dal gruppo di appartenenza,

all’individuo di farsi valere contro le istituzioni mondane e

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Quaderni della Ginestra

politiche che vogliono assoggettarlo alle proprie regole. Tuttavia l’individuo è ricompreso in un’altra comunità,

individualismo etico, o se vogliamo riprendere il titolo della lezione, di etica dell’individuo. Vediamo in che senso.

quella ecclesiale e nella sua tradizione. A questa comunità

Per Kant l’individuo è il luogo di formazione della

salvifica (extra Ecclesiam nulla salus) è affidato il compito di

coscienza e dell’intenzione, che è il cuore dell’azione morale.

guidare e di dare la retta interpretazione dei libri sacri. Solo

Questa si costituisce attraverso l’esclusione di tutte le forme

con Lutero quest’autorità si indebolisce e il credente è posto

di

in un rapporto diretto con Dio privo di mediazioni. Ciò ha

compromettono l’autonomia delle nostre decisioni. L’altro

tuttavia un prezzo – l’individuo rischia di essere schiacciato

che ci impone la sua legge – questo significa eteronomia –

dalla presenza ingombrante di Dio. La morale diviene

può essere Dio coi suoi comandamenti oppure la società con

secondaria rispetto alla volontà e al comando divino, come

le direttive di comportamento che servono alla sua

comprese bene, in Timore e tremore, il luterano Kierkegaard.

conservazione. Può essere infine il nostro stesso desiderio,

eteronomia,

cioè

delle

influenze

esterne

che

Il processo di emancipazione da autorità di ogni genere si

che è in ultima analisi sempre desiderio di felicità, anche

accelera nel periodo illuministico. Qui dobbiamo soffermarci

quando crediamo di perseguire la nostra perfezione. L’idea di

a considerare un autore che per il nostro problema ha

Kant è infatti che quando un individuo soddisfa un proprio

un’importanza fondamentale: Kant (ultimi decenni del ‘700).

desiderio sensibile, riferito a un bene determinato, non è

Kant può essere considerato, anzi è stato effettivamente

capace di realizzare il proprio io più sostanziale, quello

considerato (da Nietzsche e più tardi da Simmel, in Due forme

razionale, che gli impone un comportamento che sia

d’individualismo) l’esponente di una prima forma esemplare di

adottabile da qualsiasi altro uomo, ovvero di agire secondo 8


Figure dell’individualismo

una legge universale – o semplicemente secondo una legge,

nnn

che si suppone sia sempre universale. L’individuo che secondo questa prospettiva è autore della legge morale è perciò libero da ogni proprio desiderio sensibile e particolare, puro essere razionale, uguale a ogni altro. Un interprete novecentesco di Kant, Georg Simmel, uno dei padri fondatore della sociologia, nel tracciare una storia delle forme di individualismo, ha definito questa prima forma

kantiana

«individualismo

dell’uguaglianza».

La

rivendicazione dell’uguaglianza, in questo periodo storico, che è quello della rivoluzione francese, è il modo in cui l’individuo si fa valere, eliminando le strutture di privilegio proprie dell’ancien

régime.

Solo

più

tardi

il

processo

di

individualizzazione procede oltre, e gli individui avvertono l’esigenza di differenziarsi l’uno dall’altro. La prima affermazione che l’individuo tenta di se stesso nel segno dell’uguaglianza ha però un carattere ambiguo. Egli non viene infatti riconosciuto nella sua identità specifica, nelle sue 9

SENZA TITOLO


Quaderni della Ginestra

finalità particolari, che anzi devono essere estromesse se

senza riconoscerlo, deve molto, Max Stirner, la libertà

l’azione vuole essere morale, ma solo negli aspetti razionali

(Freiheit), come emancipazione dai limiti, differisce dalla

che sono comuni a ogni altro uomo. In questo senso si

individualità (Eigenheit), che consiste nel seguire la propria

potrebbe dire anzi che quest’autonomia dell’individuo (che è

strada. Nietzsche immagina che al di là dell’individuo ancora

piuttosto autonomia della sua ragione) coincida con la sua

collettivo possa esserci una «valorizzazione di ciò che è

soggezione, non più, come in passato, a una comunità reale,

personale». Quest’accento sulla differenza caratterizza la

bensì a una società ideale di esseri razionali – che Kant

«morale dell’individuo maturo», che Nietzsche stesso intende

designa «regno dei fini».

promuovere, suggerendo che possa essere di maggiore utilità

In una serie di aforismi di Umano tropppo umano Nietzsche ha tracciato uno schizzo di storia dell’etica. In essa Kant

sociale di una uniformità di comportamenti e della soggezione a regole generali.

rappresenta il punto culminante, con cui bisogna confrontarsi

Queste cose Nietzsche le afferma negli ultimi decenni

per procedere oltre. Egli si è lasciato alle spalle i criteri

dell’800, ma questo tipo di morale fortemente individualizzata

dell’utile e dell’onore, vigenti in epoche precedenti, per

era stato annunciato fin dall’inizio del secolo da filosofi e

proclamare il primato della coscienza propria nel giudizio

poeti romantici, sensibili al valore delle differenze tra gli

circa le azioni da compiere. Eppure questo spirito svincolato

individui piuttosto che alla loro uguaglianza. Tra i poeti

dalla tradizione, formalmente «libero», vive ancora come

Goethe, che nel Wilhelm Meister ci offre una galleria di

«individuo collettivo», carico di obblighi e di doveri. Come

personaggi dai tratti spiccatamente caratterizzati, tra i filosofi

aveva scritto un altro pensatore individualista, a cui Nietzsche,

un

pastore

luterano, che ancor oggi è

considerato 10


Figure dell’individualismo

l’antesignano della teologia liberale, Friedrich Schleiermacher.

che cosa appartiene alla sua unicità incomparabile. Ciascuno

Vorrei accennare brevemente alla posizione di quest’ultimo

rappresenta sì l’umanità, ma la rappresenta attraverso una

autore e a un suo prezioso libretto, i Monologhi (1800), che

combinazione particolarissima dei suoi elementi.

nella traduzione che ho curato recentemente per Diabasis ho

Qual è la novità e, potrei aggiungere, la modernità di

presentato come «il manifesto dell’etica romantica». È una

questa posizione, che ce la fa sentire più vicina alla nostra

posizione che ha interesse per se stessa ma anche come

sensibilità? Molti comportamenti che dal punto di vista

esempio di un modo di pensare che non cessa di esercitare

astratto dell’umanità in generale possono apparire non

influenze su noi contemporanei.

giustificati, o addirittura riprovevoli, hanno un senso e una

Le idee di Schleiermacher si definiscono da principio, in

giustificazione nella prospettiva della realizzazione del proprio

un’opera che precede di un anno i Monologhi, i Discorsi sulla

sé (che resta comunque una delle forme di espressione

religione, sul piano religioso. Ogni singolo ha un rapporto

dell’umanità). C’è qui in germe un’idea che sarà ripresa, nel

speciale con Dio (o con l’Infinito, come Schleiermacher

corso dell’800, da altri autori (Stirner, Nietzsche) e che

preferisce dire) e questo rapporto costituisce una forma

troverà, all’inizio del ‘900, una formalizzazione nella teoria di

legittima di religiosità. Il territorio del religioso viene

una «legge individuale» di sviluppo etico elaborata da Simmel

arricchito dalla compresenza di queste diverse prospettive. La

(1913).

stessa cosa avviene in campo etico. Non è uniformandosi a

singolarissima, così al di sopra di essa, sul piano ideale, corre

criteri generali di umanità, attraverso la ricerca di leggi, che

una linea del dover essere individuale. La connessione che

l’individuo arriva a definire la propria moralità, ma ricercando

Kant aveva stabilito tra legge e universalità viene spezzata. È

11

Come

ogni

individuo

ha

una

propria

vita


Quaderni della Ginestra

possibile concepire una legge del proprio comportamento

elevata a legge universale». L’osservanza di un simile principio

individuale, o, per usare un termine introdotto più di recente,

ha evidentemente un intento giuridico e politico, quello di

della propria «autenticità» – una legge non meno esigente di

armonizzare i comportamenti virtualmente conflittuali dei

quella che nella filosofia di Kant regolava il mondo sociale

membri di una comunità. Ma tutte le azioni irrilevanti per la

delle azioni. Il termine autenticità è usato in contrasto con il

convivenza restano moralmente

termine autonomia, con cui per lo più viene caratterizzata la

cambia il punto di vista, assumendo come criterio per valutare

filosofia morale kantiana, e che designa, secondo i critici di

la moralità delle azioni il fatto che esse rientrino o meno nella

questa filosofia, più un’autonomia della ragione che un’au-

realizzazione dell’identità propria di un determinato soggetto

tonomia dell’individuo nella complessità delle sue dimensioni.

morale, allora tutte

Uno dei vantaggi di questa posizione, segnalato ancora da Simmel, è che riesce ad assegnare una rilevanza morale a tutte

le

indifferenti. Se invece si

azioni diventano

moralmente

significative. Nella

versione

proposta

da

Schleiermacher

l’etica

le azioni e non solo a quelle grandi fattispecie di azioni che

individualistica non propone tuttavia alcun isolamento

devono essere regolate per consentire la convivenza sociale.

dell’individuo dalla comunità. Si tratta di un individualismo

L’etica kantiana portava il giudizio su singole azioni

totalmente diverso da quello possessivo e competitivo del

socialmente rilevanti (per esempio uccidere, rubare, mentire)

capitalismo. Lo potremmo chiamare anzi, per distinguerlo, un

interrogandosi su che cosa accadrebbe se tutti le adottassero.

individualismo solidale. L’individuo è cosciente di essere la

La prima formula dell’imperativo categorico suona così:

realizzazione di un’umanità comune, anzi ha bisogno della

«Agisci in modo che la massima della tua azione possa essere

dimensione della «socievolezza», dei rapporti con gli altri, 12


Figure dell’individualismo

persino per riuscire a cogliere i tratti che lo caratterizzano. La

Questo carattere non tassativo ma inventivo della norma

legge individuale di cui egli va in cerca include la sua

individuale richiede forse un altro linguaggio. Lo ha capito un

posizione nel mondo. Sebbene sia io in ultima istanza a darmi

giovane filosofo francese di fine Ottocento, Jean-Marie

le regole partendo dalla ricognizione di ciò che sono, i miei

Guyau, nel suo Abbozzo di una morale senza obbligo né sanzione

obblighi si estendono a tutto ciò che sono in una determinata

(1885), dove introduce, per indicare la singolarizzazione dei

situazione storica e sociale.

comportamenti morali, il concetto di anomia (o assenza di

Non è solo in questo senso, di un’inclusione del soggetto

legge). Il termine «anomia« è giunto a noi carico del

nell’ambiente in cui è situato, che l’idea di legge individuale

significato negativo che gli ha dato Durkheim, secondo il

trova la sua corretta definizione. È la stessa imperatività della

quale esso designa una condizione sociale in cui tutti i criteri

legge che, applicata a un percorso di vita individuale, va

di orientamento sono andati perduti perché non esistono più

ripensata. Non è vero che in ogni situazione in cui l’agente

valori condivisi. Se la morale, come pensa Durkheim, è

morale viene a trovarsi ci sia un’unica scelta possibile imposta

soltanto una proiezione dei bisogni della società, quando

dalle circostanze. La «legge» da seguire è un oggetto di

questi bisogni non si manifestano più in maniera chiara e

interpretazione. Che cosa significa questo? Che non siamo

univoca, viene meno la possibilità di orientare l’azione

tanto in presenza di una legge, nel senso consueto della

secondo criteri certi e obbligatori, e questa mancanza viene

parola, ma piuttosto di ipotesi, fondate certo su alcune

vissuta dagli individui come minacciosa. Ma se si parte dal

evidenze, ma che chiedono di essere confermate e che forse

presupposto che la vita sociale moderna è comunque

non lo saranno mai in modo totale.

caratterizzata dal pluralismo delle convinzioni morali e

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Quaderni della Ginestra

religiose, come fa Guyau, allora questa situazione «anomica»,

questo sapere pratico, o phronesis, che riguarda i mezzi più

per cui non esiste un nomos comune, viene assunta in positivo

idonei per raggiungere il fine della felicità. Kant aveva negato

come una sorta di repertorio di soluzioni entro il quale si

che un simile sapere potesse fondare la moralità: egli esclude

inserisce l’iniziativa dell’individuo che cerca una propria

che la felicità possa costituire il nucleo della vita morale

strada. È interessante notare che questo uso positivo del

proprio per la sua incerta determinazione, e si appella alla sola

termine anomia risale a qualche anno prima (1885) che

«virtù», di cui potremmo avere invece una conoscenza certa

comparisse l’opera di Durkheim, La divisione del lavoro sociale

applicando il criterio della universalizzazione. La nuova etica

(1891), in cui l’accezione negativa del termine sarebbe stata

degli individui moderni condannati a scegliere la loro strada

definitivamente consacrata. Il sentimento del dovere e

da soli, cioè senza il supporto di una eticità condivisa,

dell’obbligo non viene negato, ma riportato a un più

riscopre in qualche modo l’antica saggezza, anche se la vita

fondamentale sentimento delle proprie risorse o potenzialità

buona a cui questa si rivolge non è più, come per i greci, la

che spinge a un loro uso responsabile.

felicità come tale, bensì una vita intensa spesa in

In questo quadro ciò che è dovuto non può essere stabilito

un’espansione altruistica di sé, e solo per questo felice.

attraverso alcun procedimento deduttivo. Solo l’esperienza del

La linearità di questo percorso sembra smentita dal fatto

mondo e un sapere prudenziale o congetturale può aiutarci in

che nella nostra epoca convivono e configgono prospettive

questa impresa di individuare i mezzi più adatti allo scopo.

morali diverse. Sopravvive e riceve nuove formulazioni l’idea

Aristotele aveva tracciato la distinzione tra la conoscenza

kantiana e razionalistica dell’autonomia della ragione centrata

scientifica dell’universale (di ciò che è sempre o per lo più) da

su un’essenza umana supposta comune, accanto a nuove 14


Figure dell’individualismo

versioni dell’individualismo dell’unicità di matrice romantica,

termine con cui si può tradurre il greco phronesis), e attesta

e vengono tentate anche nuove sintesi tra l’acquisizione del

quindi che l’indebolimento della morale, non più capace di

valore dell’unicità e la coscienza che gli elementi unici non

fornire certezze assolute, e avviata piuttosto a disegnare

cessano, per il fatto di essere unici, di rappresentare

problematicamente piani di vita esteticamente coerenti, è una

un’umanità comune. Anche la tradizione hegeliana di

via senza ritorno.

un’eticità individuale

concreta si

antecedente

prolunga

nelle

la

coscienza

teorie

del

morale

«comunitarismo». Possono darsi situazioni in cui il ricorso all’una o all’altra prospettiva si presenta più opportuno. Nell’affrontare questioni di diritti negati può essere più pratico ed economico richiamarsi a un’etica egualitaria, mentre la difesa di comportamenti innovativi rispetto al costume sociale corrente sarà compiuta con maggiore efficacia mediante il ricorso al principio di unicità. Charles Larmore, un filosofo americano, ha parlato di un’inevitabile «complessità morale». Tuttavia la stessa scelta di appigliarsi, nelle diverse situazioni, all’uno o all’altro modello di moralità suppone l’uso di uno speciale discernimento (ancora un 15

FERRUCCIO ANDOLFI

cosiddetto 

Questa conferenza è stata presentata all’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano il 3 aprile 2013 all’interno del ciclo “Vita pratica. Alcune questioni essenziali per stare al mondo”.


Meditazioni filosofiche


Meditazioni filosofiche

SENZA ALCUN PERCHÉ. UNA RIFLESSIONE CIRCOLARE SUL CONCETTO DI COERENZA.

‹‹Una stupida coerenza è l’ossessione di piccole menti, adorata da piccoli uomini politici e filosofi e teologi. Con la coerenza una grande anima non ha, semplicemente, nulla a che fare. [...] Dite quello che pensate ora con parole dure, e dite domani quello che il domani penserà con parole altrettanto dure, per quanto ciò possa essere in contraddizione con qualunque cosa abbiate detto oggi››. Ralph Waldo Emerson, Fiducia in sé stessi, 1841

«L’ultima cosa che mi preoccupa è di essere coerente con me stesso». André Breton, Passi perduti, 1924.

C

oerente o non coerente che sia, la meditazione1 (o provocazione, a voi la scelta) che segue non porta ad alcuna conclusione, se non a

carattere puramente personale: continuo a non capire perché un ragionamento coerente sia preferibile a un ragionamento incoerente. Certo, mi si potrà dire, alcuni ragionamenti coerenti, soprattutto in logica (e nelle sue applicazioni), hanno portato a risultati. Non lo nego. Ma lo stesso può dirsi dei ragionamenti incoerenti oppure delle fallacie che proliferano nel dibattito pubblico 2: non c’è nulla, di principio, che escluda il fatto che tali ragionamenti possano portare a risultati 3. Inoltre, anche se questi ultimi non portassero a risultati, ci si potrebbe sempre chiedere perché sia preferibile avere risultati piuttosto che non averne, e così via allungando all’infinito la lista dei nostri perché. Forse sbaglio, ma qui fatico a trovare soluzioni. Partiamo dunque dalla domanda iniziale: perché un ragionamento coerente è preferibile a un ragionamento incoerente? Nel provare a rispondere a questa domanda sorge subito una prima complicazione: la risposta, qualunque essa sia, deve o meno essere coerente? Sostenere, infatti, che un ragionamento coerente sia preferibile a un ragionamento incoerente, utilizzando come strumento un ragionamento coerente, potrebbe essere vista, per certi versi, come una petitio principii. D’altra parte, l’utilizzo di un ragionamento incoerente, con le contraddizioni che ne

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Quaderni della Ginestra

deriverebbero, sarebbe accettabile se si fosse incorenti (o se non ci si ponesse il problema), ma non porterebbe vantaggi ai difensori della coerenza se non assumendo che la mancanza di contraddizione sia preferibile alla sua presenza, ma ecco ancora la petitio principii. Che fare dunque? L’esempio di una recente conversazione tra Lenore e Rick Vigorous (personaggi di finzione apparsi su La scopa del sistema di David Foster Wallace e rappresentativi rispettivamente di un’amica indecisa e di uno odioso di cui ometto i nomi originali) non mi è stata di grande aiuto. In quell’occasione Rick aveva etichettato Lenore come incorente in quanto sostenitrice della tesi x durante la mattina, e della tesi non-x durante il pomeriggio. Lenore, dal canto suo, si era difesa sostentendo di non essere incoerente, aggiungendo però che, comunque, non le importava affatto di essere coerente e nemmeno che gli altri lo fossero. Ora, aveva effettivamente ragione Rick a considerare Lenore un’incoerente? O aveva ragione Lenore nel non considerarsi incoerente e alla quale, in fondo, non importava della coerenza? Ho pensato che, in un certo senso, avesse ragione Rick nel sottolineare l’incoerenza di Lenore nel sostenere sia x che non-x: o meglio, che il sistema costituito dalle tesi (supponendo, per semplicità, che siano soltanto le tesi x e non-x) di Lenore durante quell’intera giornata fosse di fatto incoerente. Tuttavia, in un certo senSENZA TITOLO

so, poteva anche aver ragione Lenore: si potrebbe sostenere, per esem18


Meditazioni filosofiche

pio, che il sistema costituito dalle sue tesi durante la mattina sia di per sé

sempre chiedere perché sia preferibile avere risultati piuttosto che non

coerente, così come lo è il sistema costituito dalle sue tesi durante il

averne, e così via allungando all’infinito la lista dei nostri perché. Forse

pomeriggio. L’incoerenza apparirebbe soltanto incrociando i due siste-

sbaglio, ma qui fatico a trovare soluzioni.

mi, che andrebbero tuttavia considerati come due sistemi distinti. Estremizzando poi, potremmo sempre prendere sistemi costituiti da una

Ripartiamo dunque dalla domanda iniziale: perché un ragionamento coerente è preferibile a un ragionamento incoerente?

singola tesi e sostenere che tale tesi sia semplicemente coerente con se

TIMOTHY TAMBASSI

stessa. Una complicazione, certamente, potrebbe sorgere se la tesi x (o la tesi non-x) fosse di per sé incoerente. Non mi addentrerò tuttavia in questo caso, sul quale, così come per altri suoi simili, è stato scritto tanto, non perché non interessante, ma perché non utile per le finalità di questa meditazione. Infatti, della coerenza, a Lenore, come lei stessa ha aggiunto, in fondo non importava. Ma come convincere Lenore che la coerenza è invece importante? E più in generale: perché un ragionamento coerente è preferibile a un ragionamento incoerente. Rieccoci al punto di partenza, senza una risposta per Lenore e nemmeno per me. Certo, si potrà dire, alcuni ragionamenti coerenti, soprattutto in logica (e nelle sue applicazioni), hanno portato a risultati. Non lo nego. Ma lo stesso può dirsi dei ragionamenti incoerenti oppure delle fallacie che proliferano nel dibattito pubblico: non c’è nulla, di principio, che escluda il fatto che tali ragionamenti possano portare a risultati. Inoltre, anche se questi ultimi non portassero a risultati, ci si potrebbe 19

Per le definizioni dei termini utilizzati rimando a un qualsiasi dizionario. Ritengo che la vaghezza, che in certi casi ne deriva, non intacchi il senso complessivo di questa meditazione. 2 Per un’analisi degli errori di ragionamento e delle fallacie nel dibattito pubblico si vedano, per esempio, F. D’Agostini, Verità avvelenata. Buoni e cattivi argomenti nel dibattito pubblico, Bollati Boringhieri, Torino 2010; P. Cantù, E qui casca l’asino. Errori di ragionamento nel dibattito pubblico, Bollati Boringhieri, Torino 2011. 3 Per esempio, potrebbero avere successo su un auditorio indipendentemente dalla loro validità. 1



Cinema e filosofia

THE MASTER DI PAUL THOMAS ANDERSON

P

turno e costretto a fuggire dai suoi simili dopo aver generato scontri violenti. L’unica azione adattativa di Freddie è ricavare cocktail superalcolici a base di benzina e solventi, come a suggerire che la via

aura rispecchiata negli occhi, un uomo trincerato dietro una

d’accesso al mondo sia possibile solo tramite l’auto annientazione.

feritoia ed un elmetto. Questo e nulla più è Freddie Quell

Freddie è un randagio, conduce un’esistenza misera, ostile e solitaria, è la

all’inizio di The Master, quindicesima pellicola diretta da Paul Thomas

maschera di un intero gruppo umano posseduto dalla paura, e ridotto

Anderson.

da questa a soggetto passivo, incapace di uno sguardo prospettico che

È il 15 agosto 1945, finisce la seconda guerra mondiale, così recitano

superi un presente caotico come l’acqua macinata delle eliche.

i libri di storia ma, per il marinaio scelto Freddie Quell, archetipo di

Il disperato vagabondare del protagonista lo conduce a risvegliarsi

un’umanità nevrotizzata dalla paura, la realtà è drammaticamente

sul battello comandato da Lancaster Todd, seduttivo vate del

diversa. Quando gli altoparlanti dell’incrociatore annunciano la resa del

movimento religioso “la causa”. Freddie viene fin da subito circondato

Giappone, Freddie celebra l’armistizio ubriacandosi con propellente per

d’amore dal leader e dagli aderenti alla setta, ogni sua necessità è

siluri e sfogando il proprio eros su di una statua di sabbia dalle fattezze

appagata e risulta essere il fulcro attorno a cui gravita ogni attenzione

femminili, immagine eloquente nel tratteggiare le mutilazioni spirituali

della causa. Todd, come un padre redentore, lo ripulisce, lo veste, lo

incarnate del protagonista. Freddie guida quel plotone di reduci che,

nutre, è disposto ad ascoltarlo nonché a bere dallo stesso calice l’amaro

disciplinatamente, anima le corsie degli ospedali psichiatrici, si

intruglio preparato da Freddie. Il marinaio, superate le prime ritrosie, si

sottopone alla puntuale somministrazione di test e pillole, per venire

affida a Todd e al suo metodo introspettivo, una sorta d’ipnosi

meccanicamente reimmessi nella società con l’invito a rifarsi

psicanalitica, finalizzata a scandagliare le imperfezioni che si annidano e

un’esistenza civile, come impiegati o come agricoltori.

corrompono lo spirito di ogni uomo da trilioni di anni. La cosa sembra

Freddie esegue, prima come fotografo e poi come bracciante, l’esito

funzionare e Freddie inizia a imitare l’abbigliamento, il comportamento

è sempre lo stesso, con il protagonista abbandonato dalla compagna di

e il linguaggio del gruppo, fino ad aderire incondizionatamente alla

21


Quaderni della Ginestra

causa, saziando così la propria fame di appartenenza e divenendo il

compiaciuta ed orgogliosa reazione di Todd alla notizia che Freddie ha

discepolo prediletto di Todd. Il gruppo umano rappresentato da

ridotto in fin di vita un osteggiatore della causa, giacché chi si abitua a

Freddie, ha finalmente trovato quella fonte di sicurezza affannosamente

somministrare violenza, come chi la subisce, è pronto a cedere la

cercata ed è pronto a rinunciare alla propria libertà, per sanare il proprio

propria interiorità. Ed è proprio questo di cui ha bisogno Todd, non

e insopprimibile bisogno di protezione. Il percorso “riabilitativo” di

solo l’adesione comportamentale alla propria religione, ma il controllo

Freddie all’interno della causa, infatti, ci è mostrato come un didascalico

assoluto dell’altrui soggettività.

corollario di tecniche propedeutiche di distruzione dell’ego personale,

La pellicola avanza e la sfarzosa gerarchia ostentata da Todd lascia il

dove il sistematico rifiuto dei valori relativi al mondo esterno, la

posto alla reale e propagandistica natura della causa, ed è lo stesso figlio

condanna dei comportamenti e delle credenze passate o la

del mistico a ragguagliare Freddie sull’inconsistenza delle asserzioni

desensibilizzazione tramite l’abuso di un linguaggio aggressivo ed

paterne. Il sedicente Todd inventa a braccio astratti riferimenti a una

offensivo sono rituali ripetuti giorno dopo giorno. Il culmine del

superiore predestinazione umana, sottraendosi così al giudizio del

percorso iniziatico è dato dal gioco della finestra, un ossessivo esercizio

presente. Il ramingo Todd, che in un eccesso di narcisismo si masturba

in cui il discente deve ripetere gli stessi gesti e le stesse parole per

con la propria immagine riflessa allo specchio, alterna balletti da

costruire, tramite la ricorsività, la visione del mondo imposta dal

avanspettacolo a confusi rimandi platonici e, cosa peggiore, si

mistico. E’ chiaro che quella offerta da Todd è una prassi filosofica

autoconvince al momento della validità delle proprie argomentazioni.

totalizzante ed il “metodo” più che guarire Freddie, costantemente

La fede di Freddie vacilla e approfittando dell’ultimo gioco proposto

ossessionato da sesso, alcol e rabbia, riconduce le sue compulsioni al

da Todd, va dove vuole andare, lontano dal mistico e dai suoi proseliti,

servizio della causa. I membri della setta non condividono una

lasciati letteralmente in mezzo al deserto.

prospettiva comune, solo una paura comune, ed eventuali critiche sono

E’ giunto il momento per un’autentica e soggettiva rielaborazione del

risolte con la violenza che, se espressa verso l’esterno del gruppo

proprio passato, così Freddie si pacifica con il ricordo di Doris,

diviene strumento di coesione e controllo. Emblematica è la

emblema di un amore pensato, incontrato fuori tempo e tenuto in vita

22


Cinema e filosofia

come un non morto fuori dal tempo reale. Doris, che per anni ha atteso

ha rivolto.

il ritorno di Freddie, ora è sposta con due figli, si è fatta una vita in

La “Causa” per Freddie è stata un’esperienza, qualcosa di cui

un’altra città e questo deve fare Freddie. Nello sguardo del marinaio

conservare solo ciò che è utile, ora il marinaio non stringe più una statua

vagabondo, ora s’intravedeno i germi del flaneur, che trova la forza di

di sabbia bensì una donna imperfetta ma reale, mentre lo sguardo non si

rallentare, fermarsi e capire.

perde più tra le eliche di una nave, ma fissa l’orizzonte con una strada di

Ora è Todd a cercare Freddie, ad avere bisogno di lui a convocarlo in

terra battuta su cui trascrivere le orme del proprio passaggio.

Europa dove sta diffondendo il verbo. Freddie va e l’ultimo incontro

FRANCESCO MAZZOLI

con Todd ci consegna un evidente ribaltamento dei ruoli: Freddie ha la forza di andare dove la sua volontà gli suggerisce, di porto in porto, mentre Todd è prigioniero del proprio edificio religioso, e dall’esercizio

SCHEDA

di un potere così grande da non lasciare la minima libertà in primis a chi lo esercita. Nel processo di cogenerazione tra dominato e dominatore è

Titolo: The Master

quest’ultimo a dipendere effettivamente dall’altro poiché un dio è tale

Produzione: Weinstein, USA, 2012

solo se nutrito dalla fede degli adepti. Todd può esistere nella misura in

Regia: Paul Thomas Anderson

cui esiste qualcuno che crede, al di là di ogni evidenza sensoriale e

Direttore della fotografia: Mihai Malaimare Jr.

razionale, a lui, e questo è chiaro nell’ultimo e disperato tentativo attuato

Interpreti:

da Todd per trattenere Freddie. “Mostrami chi sa vivere senza una

Joaquin Phoenix…Freddie Quell

guida” e Freddie risponde, non a parole, giacché nel cinema un

Philip Seymour Hoffman…Lancaster Dodd

personaggio è quello che fa e non quello che dice, ma agendo. Freddie si

Amy Adams…Peggy Dodd

alza, se ne va, incontra una donna in una bettola e inizia ad amarla

Jesse Plemons…Val Dodd

offrendole in modo caricaturale le domande che Todd a suo tempo gli

Madisen Beaty…Doris Solstad

23


Quaderni della Ginestra

BLACK M IRROR DI CHARLIE BROOKER

e tecnologia mediatica, nonché i risvolti sociali, politici ed esistenziali del rovesciamento della razionalità tecnica, attraverso un particolare tipo approccio. A tal proposito si può forse parlare di una sorta di “realismo

È

sempre vero che il regno della tecnica libera l’uomo dal giogo

fantascientifico”, analogo a quello che è possibile rintracciare nell’opera

della necessità naturale? Oppure «la terra interamente illuminata

di J. G. Ballard o in Infinite Jest di D. F. Wallace, che per parlare dell’oggi

splende all’insegna di una trionfale sventura» 1, allorché tecniche e saperi

non postula universi radicalmente alternativi: niente civiltà

si rovesciano dialetticamente in strumenti di soggiogamento e

atomiche, o megalopoli talmente vaste da oscurare il sole, nè consessi

subordinazione ancora più stringenti dei vincoli naturali?

sociali in cui la simbiosi fra uomo e macchina è completa e naturalizzata,

Nell’affrontare questo tema, cinema, filosofia e letteratura sembrano aver episodicamente condiviso uno spirito euristico e un immaginario comune, che potremmo prosaicamente definire

post-

data per scontata sotto il profilo epistemico. In tutti gli episodi di Black Mirror, infatti, suggestioni distopiche e

“cyberpunk”. Il

riferimenti a mondi possibili nascono sempre da condizioni descrittive

successo planetario di Matrix è quello del demone di Cartesio e dei

stabilite a partire da quanto sappiamo del mondo attuale.2 Il dominio

cervelli in una vasca di Putnam. I dispositivi del biopotere descritti da

delle macchine è quello dei social network, dove rapporti sociali reificati si

Foucault si presentano vivi e materici negli innesti meccanici che

sviluppano in colonne di post e l’identità individuale ha una struttura a

affondano nelle carni dei personaggi dei film di Cronenbergh. Il test di

blocchi da quattrocento battute l’uno. Controllo capillare delle menti e

Voigt-Kampff che, in Blade Runner, permette agli esseri umani di

manipolazione della volontà collettiva non sono il frutto di un

smascherare i replicanti, è una traslitterazione cinematografica

segretissimo progetto MK-Ultra, ma il risultato delle ricerche di analisti

dell’esperimento mentale ideato da Turing per capire se le macchine

statistici al soldo di agenzie pubbliche, uffici di comunicazione,

possiedano o meno stati mentali.

produttori televisivi, spin doctor, esperti di marketing. Il quarto d’ora

Fra il 2011 e il 2013, una serie intitolata Black Mirror, ideata

d’odio assume le sembianze rassicuranti del televoto. I cyborg sono

dall’inglese Charlie Brooker, ha cercato di indagare il rapporto fra uomo

strumenti e prodotti psicoterapeutici impiegati per superare i traumi e 24


Cinema e filosofia

gli stress emotivi generati dalle situazioni di lutto famigliare.

vvvvvvv

Il primo livello di lettura della serie che balza all’occhio è sicuramente quello socio-politico, particolarmente esplicito nel primo episodio, The National Anthem. Un fantomatico gruppo terrorista sequestra un rampollo della famiglia reale inglese e pone un’unica condizione per il riscatto: il primo ministro in carica deve consumare, in diretta tv e a reti unificate, un rapporto sessuale completo con un maiale. Ma perché attaccare il politico in questo modo? Il pubblico cui i sequestratori si rivolgono non è quello dei salotti dell’Europa borghese ottocentesca, illuminata e illuminista, nato dal dibattito sull’amministrazione della cosa pubblica e sulla limitazione dell’azione del Leviatano-Stato: è la platea deresponsabilizzata, passiva, dell’audience da salotto, della democrazia da avanspettacolo.

Non è un caso se i tentativi dell’establishment

SENZA TITOLO

governativo di arginare la faccenda e di non dare visibilità allo scabroso

trasversale passione vouyerista attenta più alle pudenda del potente che

ricatto sono aggirati solo attraverso vere e proprie tecniche di

alla gestione del potere? Come è possibile comunicare con questo

comunicazione-guerriglia,3 che mirano non a distruggere ma a impiegare

pubblico parcellizzato, quasi pulviscolare, se non attraverso quegli stessi

a proprio uso e consumo quei codici e quei mezzi di comunicazione

smartphone, social network, piattaforme multimediali che costituiscono

attraverso cui il politico organizza il proprio ambiente di governance e

sia le basi materiali della sua esistenza, sia gli inediti strumenti della sua

consolida il proprio dominio. E infatti: come è possibile sollecitare, e

contenzione e del suo ammaestramento, in quanto rispondenti alla

solleticare, l’attenzione di un soggetto collettivo reso tale non da un

logica della creazione del consenso, del controllo dell’agenda del

interesse di classe o da un comune sentire identitario, ma da una

dibattito pubblico, della sorveglianza di massa della sfera privata?

25


Quaderni della Ginestra

Questa visione pessimista e nichilista viene riaffermata da Brooker in

cognitivi e il loro modo di percepire il reale.

altre due puntate del serial. In 15 million of merits, la satira feroce contro

The entire history of you ci racconta di un mondo dove la maggioranza

l’inconsistenza dell’ideologia meritocratica nell’epoca dei talent show si

della popolazione si è fatta innestare nella corteccia cerebrale un

accompagna ad uno sguardo disincantato sulla capacità dell’industria

hardware, il grain, che consente di immagazzinare individualmente, e

dello spettacolo di mercificare e rendere innocuo ogni atto di parresia,

condividere socialmente, dati percettivi che la nostra mente, in

ogni forma di dissenso critico. In Vote for Waldo, invece, un pupazzo

condizioni normali, non sarebbe in grado di conservare ed elaborare.

digitale protagonista di uno show comico ad alto gradimento utilizza la

Un giovane professionista, frustrato dal lavoro e dipendente dal

fetta di palinsesto a lui concessa, l’invettiva e il turpiloquio non per

dispositivo, è stretto nelle spire di una gelosia ossessiva nei confronti

fustigare il potere, ma per seminare proseliti a favore di una crociata

della moglie. Ad un primo sguardo, il grain sembra solo lo strumento più

antipolitica assai redditizia per autori e sponsor del programma.

consono ad assecondare le sue paranoie, in quanto lo mette nella

Sotto il profilo della critica sociale, Black Mirror da un lato cerca

condizione di trasformare parole isolate, espressioni del volto, un lampo

quindi di mostrare come la diffusione di un certo feticismo tecnologico

degli occhi, vissuti di cui altrimenti non avrebbe cognizione e

(come quello che, per esempio, informa l’idea che lo sviluppo della Rete

consapevolezza, in prove schiaccianti dell’adulterio della compagna. La

corra di pari passo con quello di una nuova intelligenza collettiva

tragica conclusione della vicenda farà sì che a protagonista e spettatore

trasparente a se stessa) sia spesso funzionale a mascherare e favorire

questa Pizia digitale riveli molto più di quanto non dica attraverso i file

rapporti di forza asimmetrici. Dall’altro, pone l’accento sullo

audio, video e .jpeg che custodisce nel suo ventre di silicio. L’oblio non

svuotamento di significato che un uso strategico del medium

è forse tanto importante quanto il ricordo nel corso della vita di un

comunicativo può produrre sul discorso politico e sulle interazioni

uomo? Quando la furia collezionista nei confronti del passato,

sociali. E tuttavia grande attenzione è riservata anche alle ricadute che le

parafrasando il Nietzsche della Seconda Inattuale, rischia di uccidere la

tecnologie mediali di consumo hanno sulla sfera esistenziale e psichica

forza plastica della vita? Siamo sicuri che la nostra incapacità di cogliere

degli individui, nel momento in cui modificano i loro paradigmi

tutte le sfumature del mondo con un unico sguardo sia solo una tara 26


Cinema e filosofia

nnn

sgradita, un difetto limitante che le macchine sono chiamate a colmare? Non dimenticare niente e indugiare continuamente nel ricordo, non tanto di noi stessi e degli altri, quanto di un’immagine nostra e loro che non è più, non finisce per ridurre il nostro Io all’impotenza, rendendolo cieco rispetto alle proprie possibilità di trasformazione? Che parli del tramonto della dicotomia fra pubblico e privato, della crisi della distinzione fra realtà e finzione, della trasmutazione delle esigenze affettive in pulsioni al consumo, della spettacolarizzazione del dolore, Black Mirror lo fa sempre nella cornice di una distopia probabile, tanto più inquietante quanto più incentrata sulle modificazioni che le nostre tecnologie hanno già apportato alla nostra seconda natura e alle nostre umane relazioni.

CORRADO PIRODDI M. Horkheimer, T. W. Adorno, Dialettica dell’illuminismo, Einaudi, Torino 2006, p. 11. 2 Un’esaustiva spiegazione di questa concezione dei mondi controfattuali è forrnita da Saul Kripke in S. Kripke, Nome e necessità, Bollati Boringhieri, Torino 1999, Introduzione, pp. 20-25. 3 Per una puntuale disamina del concetto di «comunicazione-guerriglia» si veda Autonome a.f.r.i.k.a. gruppe, Luther Blissett, Sonja Brunzels, Comunicazione guerriglia. Tattiche di agitazione giocosa e resistenza ludica all’oppressione, DeriveApprodi, Roma 2002. 1

SENZA TITOLO

27



Letteratura e filosofia

PREFERIREI DI NO. BARTLEBY LO SCRIVANO DI H. MELVILLE

B

Gilles Deleuze ha accostato la formula ripetuta dallo scrivano a espressioni definite dai linguisti agrammaticali; secondo il filosofo francese 1 (1993:18) infatt, «la formula scelta apre una zona di indiscernibilità

artleby è lo scriba che ha cessato di scrivere, il nulla da cui

tra il sì e il no, il preferibile e il non preferito, la potenza di essere e di non essere, il

procede la creazione e la rivendicazione come pura e assoluta

‘to’ è conclusivo e ha carattere anaforico». La formula rimanda a un termine

Potenza. Lo scrivano è diventato tavoletta per scrivere, è divenuto il suo

precedente da cui può trarre significato, si assolutizza e perde ogni

foglio bianco e dimora nell’abisso della profondità. La sua vicenda ci è

riferimento: è un’anafora assoluta che gira su di sé. Come ha ricordato

narrata da un avvocato di Wall Strett che l’ha assunto come copista

in un suo saggio Agamben 2 (1993:68), c’è nella cultura occidentale una

legale nell’epoca in cui questa strada si sta trasformando nel centro

formula in bilico tra l’affermare e il negare: si tratta dell’ ‘ou mállon’ (non

della grande finanza americana. La sfraghis letteraria, il sigillo di

piuttosto) termine tecnico con cui i filosofi scettici esprimevano il loro

riconoscimento

caratteristico di Bartleby, è una formula, più volte

pathos, l’epoché, “ lo stare in sospeso”. Tale formula è registrata ne “Le vite

ripetuta da lui stesso, attraverso la quale Melville comunica al lettore

dei filosofi” di Diogene Laerzio, un testo noto nel XIX secolo agli uomini

attento il suo messaggio. I prefer not è variante, che compare tre volte,

colti e di cui, secondo Agamben, Melville potrebbe essere stato a

della formula I would prefer not to. In I prefer not Bartleby rinuncia al

conoscenza. Secondo Sesto Empirico lo stare in sospeso non è una

condizionale per eliminare le tracce del verbo modale volere e, così,

forma d’indifferenza, ma l’esperienza di possibilità e di potenza e lo

revoca la supremazia della volontà sulla potenza. Infatti, Bartleby vuole

spiraglio luminoso del possibile secondo l’archetipo scettico. Leibniz ha

de potentia absoluta, una potenza non effettuale. La formula distrugge la

espresso la potenza originaria dell’essere nella forma di un principio di

possibilità di costruire un rapporto ttra potere e volere, tra potenza

ragione sufficiente, «ratio est cur aliquid sit potius quam non sit» (vi è una

assoluta e potenza ordinata, è la formula stessa della potenza. Il

ragione per cui qualcosa esiste piuttosto che non esistere). Con questa definizione

significato del racconto fin dalla sua pubblicazione nel 1853 ha

Leibniz emancipa la potenza: infatti potius deriva da potis e indica più

costituito un enigma per il lettore.

potente. Wolff, discepolo di Leibniz, diceva che la ragione ripugna ad

29


Quaderni della Ginestra

ammettere qualcosa che può avvenire senza ragione. Il mundus fabulosus

personaggio senza referenze obiettive un uomo di fiducia che gli deve

in cui la volontà degli uomini funge da ragione per ciò che avviene è lo

tutto. Secondo Deleuze vuole farne il “suo uomo” in un rapporto tra

Scharaffenland -il paese di cuccagna- in cui Bartleby è di casa.

l’immagine paterna e il soggetto figlio. Secondo il filosofo francese,

Attenersi al nulla, al non essere è difficile perché comporta

Bartleby è lo scapolo che deve trovare l’America. L’Americano si è

l’esperienza dell’ospite ingrato, il nichilismo. Un essere che può essere e

liberato della funzione paterna inglese, ma è figlio di un padre

non essere in filosofia prima è il contingente. L’esperimento di Bartleby

sbriciolato, è il figlio di tutte le nazioni. Nella filosofia occidentale era

è de contingentia assoluta. Nella lettura che ne fa Deleuze Bartleby è un

presente lo spirito paterno che si realizzava nel mondo come totalità.

testo violentemente comico e la formula I would prefer not to è bizzarra,

Bartleby è un altro eroe del pragmatismo americano e, come Daisy

ma grammaticalmente e sintatticamente corretta. La conclusione brusca

Miller di Henry James,

not to lascia in sospeso ciò che respinge. La locuzione si presenta nel

arcipelago, in svolgimento. Alcuni personaggi nelle opere di Melville

testo in dieci occorrenze principali e appare più volte ripetuta e variata.

assumono funzioni demoniache come, forse, alla fine del racconto, il

All’inizio della narrazione Bartleby arriva nell’ufficio e si mette a

misterioso bambino, Ginger Nut, il fattorino addetto a spolverare e

copiare, meccanicamente, una grande quantità di documenti; poi, non

spazzare. Nella lettura di Deleuze, per Melville la nazione americana

vuole correggere le copie, smette di scrivere e rimane immobile a

deve essere il patchwork di tutte le nazioni. Bartleby non è il malato, è il

guardare un muro cieco. E’ un copista e non cessa di copiare, è senza

medico di un’America malata. Melville dichiara l’insondabilità di ogni

referenze, possessi, proprietà, qualità e particolarità. Il testo è pieno di

maniera d’essere. A proposito dei personaggi che compaiono nelle

anomalie: l’avvocato si comporta in modo bizzarro e ha già dei copisti

narrazioni letterarie come dei tipi umani che compaiono nelle

(come i commessi di Kafla), dei doppi rovesciati. Uno è Turkey,

classificazioni psicologiche, in “The Confidence Man” scrive infatti che chi

normale al mattino e ubriaco al pomeriggio, e l’altro è Nippers, che fa

sostiene l’insondabilità della natura umana, così come di quella divina,

indigestione al mattino ed è quasi normale al pomeriggio. Bartleby è

mostra di apprezzarla di più di chi, rappresentandola in tutta chiarezza,

assunto senza referenze e dopo la promozione l’avvocato fa di questo

presume di conoscerla a fondo. In una pagina di Pierre , libro che

questo personaggio vive in un mondo in

30


Letteratura e filosofia

Melville si riferisce spesso alla potenza come riposo in sé, una forma d’inerzia che caratterizza gli stati di presenza, la riservatezza delle cose e degli esseri. Allo stesso modo sembra dirci che non esiste altra potenza della parola che la sua capacità di fare silenzio. L’eloquenza dell’avvocato si sfalda alla presenza dello scrivano. Quando entra in scena il copista la prosa del narratore perde il suo ampio periodare, la bella sintassi piena di subordinate, avversative, concessive e correlative si frange. Quando è sulla scena Bartleby la prosa è composta da didascalie, frasi secche e laconiche. Il nostro personaggio irrompe in un ufficio in cui l’attività principale è la scrittura, l’uso delle parole, ma il suo arrivo paralizza la tranquilla e monotona vicenda dello scrivere e porta a una paralisi, SENZA TITOLO

all’emblematica rinuncia alla scrittura. La potenza della scrittura sta nell’essere rinuncia al dover scrivere e possibilità di “preferire” di non

precede di qualche mese la stesura di Bartleby - avvenuta nell’inverno

metterla in atto.

1852-1853 - ci sono alcune osservazioni compiute dall’autore sullo stato di “riposo” delle cose e del riposo in sé di un volto addormentato.

ELISA ZIMARRI

Melville afferma che in questo stato non c’è urgenza d’espansione verso l’esterno, né schiacciamento verso l’interno, ma solo passiva sospensione, nell’inerzia e nell’ignoranza di ciò che si è. Questo descritto è uno stato di potenza, per lo stesso motivo per cui il silenzio delle cose nelle parole di Melville “parla delle Forze tenute in serbo dal Fato”.

31

1G.

Deleuze & G. Agamben, Bartleby. La formula della creazione, Macerata 1993, Quodlibet. 2 Ibidem.



Libri in Discussione

PER UNA TEORIA ESTETICA DEL SUPPORTO FONOGRAFICO. ADORNO E IL LONG PLAY

L

insiste perché siano inseriti regolarmente contributi sull’arte leggera, la cui rilevanza non permette d’essere ulteriormente ignorata:

ong play e altri volteggi della puntina propone una breve ma significa-

In relazione alla discussione sociologica, nel raggio d’interesse di An-

tiva selezione di scritti adorniani ‘d’occasione’ – articoli su riviste

bruch dovrebbe essere incluso un intero ambito musicale – a cui finora è

musicali e conferenze – a cura di Massimo Carboni, dedicati alla ripro-

stato negato un qualsiasi studio serio: cioè, l’intero regno della “musica

duzione musicale e all’annessa questione della critica. In particolare, i

leggera”, del kitsch, non solo il jazz ma anche l’Operetta europea, le

primi tre saggi (I volteggi della puntina, pubblicato nel 1928 e rivisto nel

canzoni di successo, e così via. In questo modo, si dovrebbe adottare un

1965, La forma del disco, del 1934, e Opera e Long Play, del 1969) rappre-

approccio molto particolare […] si deve abbandonare il carattere arr o-

sentano un nucleo unitario in cui s’intrecciano temi comuni, delineando

gante di una comprensione della musica “seria” che crede di poter igno-

gli elementi fondamentali di una “teoria estetica” del long play, mentre

rare completamente la musica che oggi costituisce l’unico materiale mu-

l’ultimo (e più corposo) contributo propone alcune Riflessioni sulla critica

sicale consumato dalla stragrande maggioranza della gente1.

musicale, relazione di apertura al Simposio per la Critica Musicale tenutosi a Graz nel 1967. Adorno si concentra sull’importanza e il destino

Qui e negli scritti di questa raccolta, Adorno mostra il suo lato meno

dell’arte “non auratica”, con adeguati strumenti teorici, e, soprattutto,

‘inflessibile’ volgendosi ad analizzare i dispositivi della ‘riproducibilità

comprendendo che su questo terreno si sarebbe giocata una fondamen-

tecnica’, forte della convinzione che la forma tecnologica non si riduce a

tale sfida per l’estetica – come del resto aveva già sottolineato, nel 1929,

essere semplice medium ma crea e modella l’orizzonte di senso nel qua-

in un trattato programmatico destinato alla rivista di avanguardia per la

le si produce. «Nei fonografi – come si legge ne I volteggi della puntina –

quale aveva cominciato a collaborare, i Musikblätter des Anbruch (sulla

sono iscritti i loro limiti storici». E nel fonografo si rispecchia

quale era stato originariamente pubblicato Nadelkurven, primo saggio

(in)fedelmente lo stato di cose della musica nella forma estetica della ri-

della raccolta). Tra le proposte avanzate per la direzione della rivista, egli

produzione tecnica; esso «non impone alcun principio formale», ed è,

33


Quaderni della Ginestra

SENZA NOME 34


Libri in Discussione

secondo la metafora adorniana, un tornio su cui la materia sonora viene

le pietrificazione, inoltre, fa sì che il tempo conquisti una nuova dimen-

plasmata in un vaso, vuoto, che dovrà essere colmato dall’ascoltatore.

sione: nella fissità delle sue ripetizioni, in un modello circolare che appa-

Ciò, da un lato, significa che nel disco la musica si allontana dalla sua re-

re desolatamente eterno, il disco – essere-cosa soggetto a deteriorarsi –

altà tradizionale, dall’orizzonte concreto e corporeo del suono: e poiché

rappresenta la porta d’accesso alla dimensione qualitativa del tempo, «al

i buoni dischi vogliono anzitutto essere fedeli, l’ambito di legittimità del

vissuto e non alla cronologia, alla durata e non alla successione», come

grammofono si ritrova soltanto laddove le sonorità riprodotte sono «i-

nota Carboni, nella sua abilità di articolare il cliché con la singolarità.

dentiche a quelle del corpo risuonante». Dall’altro lato, la tecnica fono-

Questi due nodi (il rapporto tra reificazione e scrittura, la temporalità

grafica rispecchia nel modo più autentico l’ascoltatore, offrendogli un

nel disco) sono ripresi nel saggio successivo in riferimento a un partico-

surrogato «dell’immagine sonora della sua persona» e inserendo

lare ‘caso di studio’, ovvero la riproduzione fonografica di un preciso

l’esperienza musicale in un più privato orizzonte domestico.

genere musicale: l’opera. Forma ormai al tramonto, come già era stato

Il carattere di “fotografia acustica” del supporto fonografico viene

sottolineato nell’Introduzione alla sociologia della musica, proprio grazie al

ribadito anche nel successivo La forma del disco, che sottolinea ancora una

long play può continuare a sopravvivere: «esso permette l’esecuzione

volta la ‘neutralità’ del long play rispetto alla musica (esso riproduce e

della musica in forma ottimale e il recupero di qualcosa della sua forza e

non trasforma la materia stessa) e la sua fondamentale qualità di “esser-

intensità andate perdute nei teatri». Il disco favorisce una ritualità che la

cosa”. Testimonianza della pietrificazione della musica, il disco sfugge

messa in scena non concede più, dando all’esecuzione la possibilità di

alla reificazione proprio consegnandosi ad essa, accogliendo in sé, attra-

recuperare la dimensione temporale essenziale all’opera; in una situazio-

verso la musica stessa, il tramonto dell’arte e recuperando «un antichis-

ne in cui quest’ultima, nei luoghi tradizionalmente deputati, è divenuta

simo e perduto rapporto, comunque ancora garantito: quello tra musica

anacronistica.

e scrittura». Ancora più che nei segni delle note, la scrittura musicale si

Ancora una volta emerge il lato meno ‘intransigente’ del pensiero di

realizza concretamente nei solchi del disco, quasi come un’incisione ru-

Adorno, che si esplicita nel modo più completo nell’ultimo saggio della

pestre, legandosi al suono che da ogni preciso solco viene prodotto. Ta-

raccolta, Riflessioni sulla critica musicale, dedicato a un tema, quello del ruo-

35


Quaderni della Ginestra

lo della critica (e dell’estetica) in rapporto all’arte, che tornerà con parti-

sualità del favore del pubblico e delle predilezioni della storia». Il filoso-

colare urgenza nella Teoria Estetica. La critica, lungi dall’essere un sempli-

fo passa così a tracciare una sorta di fenomenologia del critico: posta

ce mezzo, si configura come una vera e propria forma, di vitale impor-

l’importanza delle conoscenze tecniche («solo l’analisi tecnica e solo essa

tanza per il dispiegamento di senso dell’opera e per la sua sopravviven-

conduce a ciò che è al di là del tecnico»), ciò che deve guidarlo è tuttavia

za. L’arte sfugge a ogni definizione univoca, essendo tensione dialettica

un abbandono gioioso all’opera, nel recupero di un momento amatorio

tra poli opposti e, in ultima istanza, enigma in virtù del suo contenuto di

che l’allontana dalla rigidità dell’intenditore. Il metodo del critico è, in

verità; l’opera si apre così alla comprensione soltanto con la sua spiega-

ultima analisi, il metodo autenticamente filosofico; «paradossale unità

zione adeguata, per mezzo di interpretazione, commento e critica.

fra un totalmente passivo darsi alla cosa, quasi un retrocedere dinanzi a essa, e una massima risolutezza del giudizio», che sappia comprendere

Benché le opere terminate diventino quel che sono solo perché il loro

l’oggetto senza appiattirlo in griglie interpretative precostituite, rispet-

essere è un divenire, esse sono a loro volta rinviate a forme di cristalliz-

tandone il libero darsi da cui ci si lascia dire «ciò che esso vuol dire».

zazione di tale processo: interpretazione, commento, critica. Queste forme non sono unite alle opere solo da coloro che si occupano di que-

MARIALUISA BONOMETTI

ste ultime, ma sono il luogo in cui si svolge il movimento storico delle opere in sé, e dunque forme dotate di legittimità propria. Esse sono al servizio del contenuto di verità delle opere in quanto qualcosa che oltrepassa queste ultime, e lo separano – compito della critica – dai momenti della sua non-verità2.

T.W. Adorno, Long play e altri volteggi della puntina, a cura di Massimo Carboni, Castelvecchi, Roma 2012, pp. 65.

Si capisce così l’importanza della questione. Nelle connessioni argomentative che la critica offre si svolge un processo fondamentale per l’opera, attraverso cui il suo valore autentico è sottratto dalla «cattiva ca-

1

T.W. Adorno, Zum”Anbruch”, in Gesammelte Schriften, Suhrkamp, Frankfurt, 2003, vol. 19, p. 601. 2 T.W. Adorno, Teoria Estetica, Einaudi, Torino, 2009, p. 260.

36


Libri in Discussione

RIPENSARE LA DIGNITÀ UMANA: UNA NUOVA TEORIA DELLA GIUSTIZIA

G

zioni tra paesi occidentali e paesi in via di sviluppo. Tra i molteplici interessi possiamo tuttavia individuare un carattere comune: il progetto della filosofa di costruire un forte liberalismo politico, un universalismo

iustizia sociale e dignità umana è un volume, risalente al 2001 ma

peculiare, che rispetti la concretezza delle situazioni, le diversità sociali e

riedito nel 2012, in cui sono stati raccolti tre testi simbolo della

culturali, e consideri gli individui centri separati di azione. In questa vi-

riflessione politica di Martha Nussbaum. I temi toccati variano dai biso-

sione politica, le norme universali hanno l’unico scopo di garantire il ri-

gni e dalle cure, agli squilibri nei rapporti familiari (con una particolare

conoscimento e il rispetto della dignità umana. Giustizia sociale e dignità

attenzione alla situazione delle donne nelle società contemporanee), dal-

umana si prefigge proprio questo obiettivo, ponendo al centro della di-

la possibilità di stabilire criteri universali in grado di rispettare la dignità

scussione una rivalutazione del concetto di individuo, riformulato in

umana, allo stato di estrema penalizzazione cui sono sottoposti i “più

chiave aristotelico-marxista. Da Marx Nussbaum mutua la tesi secondo

deboli”, come le donne e i disabili.

la quale compito di ogni società è quello di mettere ogni individuo in

L’interesse di Nussbaum per temi sociali, non solo prettamente filo-

condizione di vivere in modo “umano”. Di Aristotele si individua, inve-

sofici, nasce dalla sua collaborazione con il World Institute for Develo-

ce, il forte interesse per la sfera sociale e politica. Facendo propria la no-

pment Economic Research (Wider), presso il quale si è occupata di un

ta affermazione secondo la quale l’uomo è un “animale politico”,

progetto di valutazione sulla qualità della vita nei paesi in via di svilup-

l’autrice si concentra, infatti, sul ruolo della società, che condiziona e

po. Questa esperienza ha influito sulla sua riflessione morale, spingen-

forgia l’individuo e la sua vita morale fin dall’età infantile. Lo Stagirita

dola a domandarsi se e in che modo la filosofia possa contribuire allo

pensava che la polis avesse una forte influenza sugli individui, fornendo

sviluppo dell’economia, o giocare qualche ruolo nelle decisioni politiche.

ideali civici e condizioni politiche in grado di sviluppare e conservare il

Durante i suoi anni al Wider, l’autrice si è interessata di diverse questio-

buon carattere: analogamente, Nussbaum si fa sostenitrice della tesi se-

ni: della posizione della donna nelle varie parti del mondo, della fami-

condo cui la società gioca un ruolo decisivo nella formazione del citta-

glia, individuando in essa il nucleo fondamentale della società, delle rela-

dino. Nussbaum condivide con il pensiero aristotelico anche il punto di

37


Quaderni della Ginestra

La concezione di natura umana sulla quale entrambi i pensatori si focalizzano considera essenza dell’uomo proprio la sua fragilità. Il primo capitolo è dedicato alla cura, diritto inalienabile di chiunque, essendo l’uomo per definizione soggetto bisognoso e dipendente dagli altri (basti pensare ai neonati, agli anziani, e ai numerosi momenti della vita segnati dalle malattie e da altre circostanze che ci rendono deboli e poco autosufficienti). Secondo l’autrice, è necessario il superamento delle etiche formaliste e universalistiche, poco capaci di render conto della complessità del reale, e di tutelare ogni individuo. La realtà dei fatti, i dati sociologici ci pongono di fronte a un mondo ben lontano da quello descritto nelle teorie dominanti: si pensi, ad esempio, al formalismo SENZA TITOLO

kantiano, in cui l’agente morale trascende le imperfezioni e la finitezza della quotidianità per agire secondo determinati principi, validi in ogni

vista antropocentrico: secondo questa visione, la vita umana è caratte-

situazione e contesto; o alle teorie contrattualiste, in cui gli individui

rizzata dall’attaccamento a cose e persone esterne a sé, che ci fanno

protagonisti del patto alla base della società sono pensati come comple-

provare sentimenti impossibili da ignorare, ma soprattutto, da eliminare

tamente indipendenti dalle cure degli altri, come esseri del tutto attivi e

o controllare. L’agente non deve, perciò, ricercare la perfezione o con-

collaborativi. Secondo la logica di questi modelli, certi individui non po-

formarsi a determinati canoni (sociali, politici, fisici), bensì accettarsi

trebbero mai rientrare nel novero dei contraenti ideali o degli agenti mo-

con tutte le sue finitezze. Come Aristotele infine, Nussbaum sottolinea

rali, poiché troppo deboli e dipendenti dalle cure altrui. L’intento di

più volte quanto la vita umana sia condizionata dalla fortuna, da elemen-

Nussbaum è quello di capovolgere tali paradigmi di pensiero, comin-

ti per lo più incontrollabili, che rendono l’uomo limitato e imperfetto.

ciando a pensare alla razionalità e all’animalità dell’uomo non come a

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Libri in Discussione

una dicotomia, bensì come a un intreccio, in cui l’animalità e la vulnera-

sposizione interna del soggetto, ma anche l’agevolazione di fattori ester-

bilità sono comunque dotate di dignità. Considerarci come esseri del

ni. E’ necessario che i governi assicurino lo sviluppo delle capabilities dei

tutto autosufficienti ci fa, infatti, travisare la natura della nostra raziona-

propri cittadini e, in seguito, si occupino eventualmente delle loro forme

lità e della nostra moralità, anch’esse interamente materiali e animali.

di funzionamento. E’ importante, infatti, che ognuno si senta libero di

Per superare il formalismo e i limiti delle teorie della giustizia vigenti

esprimere come meglio crede le proprie capacità: imporre alle persone

Nussbaum propone una nuova prospettiva: la teoria delle capacità, ossia

anche in che modo le capabilities debbano funzionare risulterebbe troppo

di funzioni che sono imprescindibili per la vita umana e che la caratte-

coercitivo. L’applicazione pratica dell’elenco spetta alle Nazioni, ma an-

rizzano in modo peculiare. Per il conseguimento di una vita veramente

che i cittadini dovrebbero impegnarsi, nel rispettare gli altri e se stessi e

“umana” e dignitosa gli individui non solo devono possedere determi-

nella costruzione di una società liberaldemocratica. Per questo è neces-

nate capabilities, ma anche essere in grado di esercitarle: le capacità di o-

sario lo sviluppo dell’immaginazione simpatetica, che ci rende capaci di ca-

gni cittadino devono superare una determinata soglia di livello, al di sopra

pire che ogni agente è dotato di dignità, di capacità di azione, ma è an-

della quale è possibile metterle in pratica correttamente. Ogni capacità

che bisognoso e vulnerabile. Una modalità di conoscenza meramente

deve essere, inoltre, individualizzata, ovvero perseguibile da ogni singolo

asettica e slegata dall’umanità non è infatti sufficiente a una totale com-

soggetto: lo Stato deve provvedere a tutti, non soltanto a specifiche fa-

prensione degli altri. Il buon cittadino deve essere educato a provare

sce sociali o a determinate famiglie.

compassione: ciò avviene tramite un’adeguata formazione, che trasmette

Nussbaum stila quindi un vero e proprio elenco di capabilities, suscet-

ideali civici e morali; e tramite il rafforzamento di meccanismi psicologi-

tibile, ovviamente, di cambiamenti e modifiche, qualora se ne presenti la

ci come l’empatia e il giudizio delle analoghe possibilità. Anche i mass

necessità: vita, salute fisica, integrità fisica, sensi, immaginazione, pensie-

media possono contribuire all’educazione dei cittadini: la televisione, in

ro, sentimenti, ragion pratica, appartenenza, capacità di vivere assieme

particolare, può suscitare negli spettatori empatia riguardo a minoranze

ad altre specie, gioco, controllo del proprio ambiente. L’autrice definisce

e a popoli stranieri. Le immagini e le notizie dei telegiornali hanno dun-

tali capacità combinate: affinché esistano, infatti, non basta solo la predi-

que conseguenze sulla formazione morale dei cittadini.

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Quaderni della Ginestra

La seconda e la terza parte del libro descrivono l’approccio delle ca-

ne, escluse ancora, in troppi paesi, dal novero degli individui a cui va ga-

pacità e si focalizzano sulla situazione delle donne, penalizzate e spesso

rantita l’autonomia politica e sociale, rende necessaria la formulazione di

maltrattate non solo nei paesi in via di sviluppo, ma anche

una teoria della giustizia che rompa con le tradizioni passate, e che si fo-

nell’Occidente. Secondo l’autrice, l’ Occidente non gode affatto di un

calizzi su una nuova «concezione politica di persona, ponendo la dimen-

sistema di valori più emancipato e liberale rispetto al resto del mondo:

sione razionale e quella animale in modo da avere un rapporto più stret-

quello dell’Occidente è un mero mito, una “presuntuosa presupposizio-

to l’una con l’altra, riconoscendo che nel mondo vi sono molti diversi

ne”. Per Nussbaum, inoltre, la prospettiva femminista non rappresenta

tipi di dignità, compresa la dignità dei bambini e degli adulti con handi-

un’alternativa al pensiero liberale, bensì il suo necessario completamen-

cap mentali, la dignità degli anziani che soffrono di demenza senile e la

to: il vero fine della politica liberale è il raggiungimento della soglia di

dignità dei lattanti». Giustizia sociale e dignità umana rappresenta dunque

dignità umana da parte di ogni individuo, e non di meri gruppi,

un esempio di quella “ragion pratica” tanto decantata in tutte le opere

all’interno dei quali, troppo spesso, le donne hanno un ruolo subordina-

dell’autrice: un invito non solo a riflettere, ma anche ad agire concreta-

to. La figura della donna si collega direttamente al tema della cura con il

mente, affinché la filosofia non sia mera speculazione, bensì uno stru-

quale viene aperto il testo: sono le donne che, nella maggior parte dei

mento in grado davvero di cambiare il mondo, di rendere gli individui

casi, si preoccupano di fornire le cure adeguate a chi ha più bisogno, ri-

capaci di pensarsi come persone.

nunciando ai loro stessi diritti, come se il loro “sacrificio” fosse scontato e come se esse non avessero, a loro volta, bisogno di cura. Nussbaum

VALERIA BIZZARI

sottolinea l’importanza dello sviluppo delle capacità nella promozione della crescita delle donne, al fine di ottenere condizioni migliori sia all’interno che all’esterno delle mura domestiche, sia a livello famigliare che sociale. L’attenzione dell’autrice nei confronti di gruppi sociali trop-

M. Nussbaum, Giustizia sociale e dignità umana, Il Mulino, Bologna 2012,

po spesso emarginati o, ancor peggio, ignorati, come i disabili e le don-

pp.149, € 12.

40


Libri in Discussione

SCELTA, DISTANZA, EVENTO: LA CIRCOSTANZA FILOSOFICA

timazione della domanda, lo psicoanalista e il filosofo hanno una risposta comune, che è quella di identificare la reale esigenza mascherata dai

L

finti quesiti. a filosofia al presente è un agile libretto animato dal conversare di

A questo scopo, entrambi i pensatori riprendono il concetto deleu-

due pensatori quali Alain Badiou e Slavoj Žižek che, pur con

ziano di «sintesi disgiuntiva»: Žižek per effettuare una lunga carrellata di

differenti modalità di costruzione e organizzazione del concetto filoso-

false alternative sviluppate nel dibattito pubblico, le cui nozioni sono da

fico, convergono ampiamente sui punti che sono chiamati a discutere: la

respingere e modificare secondo un’idea di filosofia come anomalia e

specificità della filosofia e il ruolo dell’intellettuale nella società contem-

come Verfremdung o spostamento; Badiou per definire le condizioni della

poranea. Il dibattito aperto che si è tenuto a Vienna nel 2004, grazie

«circostanza filosofica», essa stessa straniante poiché la principale carat-

all’iniziativa dei direttori in carica di due organismi viennesi, l’Istituto di

teristica che rende una situazione adatta alla riflessione filosofica è la

Cultura Francese e l’Istituto Scientifico Sloveno, è stato trasposto in

presenza di una relazione di incommensurabilità tra gli elementi di cui si

questo testo, pubblicato dalla casa editrice Passagen e ora disponibile in

compone. Quest’ultimo, nella sua conferenza dal titolo «Pensare

traduzione italiana per i tipi de Il Melangolo.

l’evento», offre cinque esempi utili a specificare la natura affermativa e

Alain Badiou e Slavoj Žižek condividono la necessità di liberarsi

creatrice della filosofia, in ideale accordo con la definizione che ne dà

dall’idea che un filosofo possa agire come un’opinionista, accogliendo

Gilles Deleuze, ma al contempo servendosi di una precipua significa-

gli pseudo-problemi insiti nel convenzionale porsi dei termini di una

zione dei concetti di «evento», «problema», «singolarità» e «molteplicità».

qualsiasi questione d’attualità, spesso da dirimere nei programmi televi-

Sia l’intervento di Badiou che quello di Žižek, insieme alla discussione

sivi. In particolar modo, la conferenza di Žižek, successiva a quella di

finale che ne chiarisce le consonanze, possono di fatto costituire

Badiou, rafforza il messaggio partendo da una provocazione: la stessa

un’agevole introduzione ai rispettivi sistemi di pensiero e alle discordan-

occasione del dibattimento su un preciso argomento è quanto di più

ti metodologie: il primo fornisce esplicitamente quanto chiama «una sor-

lontano ci sia dall’attività del filosofare. Di fronte alla richiesta di legit-

ta di riepilogo della mia filosofia», tramite otto tesi; il secondo, al contra-

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Quaderni della Ginestra

rio, procede nella sua esposizione in maniera rizomatica, tra iperboli e

politiche, artistiche o scientifiche alla sola condizione che la relazione tra

lucide provocazioni, a conferma dello stile che contraddistingue i suoi

gli elementi sia paradossale e anomala, come è esplicitato nel caso della

lavori.

guerra americana in Iraq; la situazione di un parlamentarismo regolare,

I tre esempi iniziali portati da Badiou spaziano dalla figura di Callicle nel Gorgia di Platone, alla leggenda della morte di Archimede e a uno dei

invece, diviene il modello di una connessione ordinaria, in tal senso aperta al solo meccanismo dell’opinione.

capolavori del regista Mizoguchi, Gli amanti crocifissi. Con lo scritto pla-

L’impegno filosofico è al tempo stesso universale e singolare, quindi

tonico è messo in campo un confronto tra due concetti, «la giustizia in-

non può confondersi con quello politico. Le otto tesi di Badiou, nelle

tesa come violenza», di cui è rappresentante Callicle e «la giustizia intesa

quali si rinvengono i suoi caratteristici riferimenti a Platone, Mallarmé,

come pensiero», di cui è rappresentante Socrate. Tra le tipologie di ra-

Rimbaud, sostengono infatti una concezione assiomatica della filosofia,

gionamento discusse non c’è alcuna misura comune e l’unica soluzione

che si definisce attraverso una processualità del soggetto-pensiero e i ri-

possibile non è la mediazione, ma la scelta, che è «una scelta di esistenza

sultanti effetti di un’infinita e generica molteplicità che nulla ha a che

e di pensiero». L’incommensurabile, «la relazione senza relazione», è il

vedere con le particolarità. Per «particolarità» si intendono gli aspetti

segnale che indica la necessità dell’enucleazione di un nuovo problema e

culturali di una popolazione, l’identificazione con le proprie radici, le

l’impegno filosofico che ne consegue. Oltre alla richiesta di una decisio-

nazionalità, e le differenze di sesso nella misura in cui sono partecipi di

ne, la circostanza filosofica è riconoscibile poiché prevede una distanza,

quell’ordine di idee che costituisce una falsa idea di umano. Per Badiou

come quella che esiste tra il pensiero creativo di Archimede e il potere

e Žižek l’oggetto della filosofia cela qualcosa di «inumano», poiché e-

del soldato che lo condanna a morire, e infine l’eccezione, l’evento, la rot-

sprime un’essenziale relazione del finito all’infinito e un reale non (anco-

tura con i vincoli stabiliti che è implicata dall’amore trasfigurante espres-

ra), kantianamente, schematizzato.

so nel film di Mizoguchi.

Žižek, nella sua conferenza «La filosofia non è un dialogo», realizza

I due esempi successivi investono la politica contemporanea, a dimo-

allora un brillante contrappunto del pensiero esposto da Badiou, inse-

strazione di un impegno filosofico che si applica alle questioni amorose,

rendosi in alcuni dei dibattiti contemporanei, che vanno dalla realtà vir42


Libri in Discussione

tuale all’edonismo, e dal riconoscimento dell’alterità alla sfera della bio-

senza che ci si interroghi sulla sua relazione con il capitalismo e talvolta

genetica, con lo scopo di evidenziarne l’inadeguatezza attraverso gli

escludendo lo stesso imperativo filosofico di un’analisi propositiva e af-

strumenti filosofici della «scelta radicale» e della «distanza», quale l’effetto

fermativa che vi si possa applicare, al di là della logica dei particolarismi.

di estraneità o Verfremdung di matrice brechtiana. Derrida e Habermas, la

Questo libro, apparso nei mesi successivi al dibattimento estivo

filosofia post-moderna e un certo neo-kantismo, finiscono insieme in

sull’attuale significato della riflessione filosofica, iniziato da Roberto E-

un calderone che li vede assimilati nei presupposti e negli esiti di una

sposito il 23 luglio 2012 tramite le pagine di Repubblica, è in grado di

metodologia che incarna un implicito rifiuto del nuovo e che gode di un

fornire alcuni dei necessari strumenti metodologici per affrontare la

diffuso consenso politico, del tutto affine ad una «filosofia di Stato».

questione della dimensione politica (e pratica) del pensiero, alla luce del-

Ai consueti e numerosi obiettivi polemici, Žižek oppone quindi la riabilitazione di due concetti kantiani, «società cosmopolita» e «giudizio

la rimodulazione di quella che è una domanda «universale-singolare»: “che cos’è la filosofia?”.

negativo», riconoscendo a Kant il senso di rottura convogliato dalla posizione dell’intellettuale, quella dell’universale-singolare, e la conseguente

SANDRA MANZI-MANZI

apertura verso l’emergente, «l’evento». Questo secondo aspetto è quello che più preme sottolineare a entrambi i conferenzieri, nello scambio di battute finali: contenuti repressivi e conservativi abitano le diverse dottrine che, nella dura condanna della società contemporanea e nella critica del sistema economico capitalistico, non sono però in grado di offrire le possibili alternative. L’attenzione di Žižek e Badiou si concentra su questo paradosso, a cui non sfugge neanche la Scuola di Francoforte,

Alain Badiou, Slavoj Žižek, Philosophie und Aktualität: ein Streitgespräch,

mentre ad essere radicalmente posto in discussione è il feticcio della

Passagen, Wien 2005; tr.it. di Simona Serrau, Filosofia al presente, con una

democrazia, che è spesso difesa nelle sue forme politiche dominanti,

nota di Peter Engelmann, Il Melangolo, Genova 2012, pp. 72, € 12.

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