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Gigi Riva, azzurro infinito
from Stadium n. 9/2024
by Stadium
La scomparsa del più grande bomber del calcio azzurro, quasi un patrono per i sardi, è stato un duro colpo per tutti gli amanti di questo sport. Rispettato da tutti, Gigi Riva è stato oltre ad un grande mito del pallone, un meraviglioso essere umano
di Felice Alborghetti
Nella sua Cagliari, “Rombo di tuono” se ne è andato all’età di 79 anni, anche se il suo nome Giggirriva, rigorosamente tutto d’un fiato, resterà in tutti vivo per sempre, oltre che negli almanacchi del calcio, come il più grande attaccante azzurro, ancora oggi e presumibilmente a lungo recordman di gol segnati in Nazionale: 35 gol in 42 presenze. Eroe, mito, monumento nazionale, Riva è stato quasi un patrono per i sardi, uno dei mori nella bandiera, in quell’isola divenuta poi la sua terra, dopo che al suo primo approdo, sorvolandola dall’aereo, si era chiesto cosa fosse, credendo quasi stesse emigrando. Temeva di andare all’estero, volando in Sardegna. Poi quella riva dei contorni geografici ne rappresentò quasi quella linea sghemba di una “vita in fallo laterale”, come nella canzone del 1983 scritta in suo onore da Piero Marras, il cantautore che al campione dell’unico scudetto rossoblù attribuiva il potere speciale di legare i cuori dei sardi.
Sepolto, come solo i grandi di Sardegna, nel cimitero monumentale di Bonaria, in una cappella accanto alla Basilica di Nostra Signora di Bonaria, dove si sono celebrati i funerali il 24 gennaio del 2024. Davanti ad una marea di persone, oltre trentamila, ma soprattutto davanti all’adorato mare sconfinato. Immenso proprio come lui: azzurro, profondo, trasparente, scintillante, travolgente e ondoso (che rovesciate le sue!), fragoroso. Come un “Rombo di tuono”, come meglio non poté definirlo il maestro Brera dopo aver assistito al Meazza a quell’1-3 del Cagliari sull’Inter, e alla sua strabiliante doppietta davanti ai tifosi nerazzurri. Rifiutò l’Inter. Disse no alla Juventus. E a Franco Zeffirelli, il regista che lo voleva san Francesco nel suo film Fratello sole, sorella luna I giornalisti che lo hanno frequentato lo hanno tutti celebrato oggi dicendo che era forse migliore l’uomo rispetto al calciatore. Una persona meravigliosa che adorava figli e nipoti, discreto, umile, nonostante una carriera di cui potersi vantare. Un fuoriclasse. Taciturno, solitario, a tratti spigoloso per via dei suoi giovani traumi, poiché a 9 anni aveva perso il papà Ugo, operaio, ed a 14 la mamma Edis, casalinga. Pochi anni dopo anche l’amatissima sorella Candida morì a causa di una leucemia, lasciando così Gigi alla sua solitudine, alle amiche sigarette, all’incontenibile forza e ai suoi inarrivabili goal.
Sembrava davvero un immortale, ma non ci ha lasciati. Sulla bara due maglie, quella italiana e quella rossoblù del Cagliari. Le undici dell’“hombre vertical”, come lo aveva ribattezzato Gianni Mura. Non a caso quel numero 11, due numeri uno allo specchio, l’uomo ed il campione, per tanti il primo perfino meglio del secondo. Entrambi “con la schiena dritta”, come nel 2006, quando scese dal pullman dei festeggiamenti dei campioni del mondo, non appena vide salire sul carro dei vincitori persone che avevano aspramente criticato la Nazionale di Lippi. Quel Marcello, il ct del “cielo azzurro sopra Berlino”, che alla presentazione del docufilm “Adesso vinco io” ci ha tenuto a ricordare Riva come «una grande e bella persona che ha vissuto insieme a noi quei momenti mondiali, ogni giorno con qualità e che con gentilezza mi dava consigli… una perdita difficile da sopportare».
E sì; Gigi Riva era forte forte. Alla Nazionale di calcio, oltre che potenza e gol, ha regalato anche due gambe con gli infortuni seri riportati contro Portogallo e Austria. Ma qui la volontà è anche di ricordare l’uomo, che amava un altro sardo d’adozione, Fabrizio De André: un incontro tra due fuoriclasse del mutismo, ben rappresentato da Federico Buffa a teatro nei due “Amici fragili” in una notte fatta di sigari, whisky e sguardi fra le due leggende. “Preghiera in gennaio” era per Gigi il più bel gol del cantautore genovese.
E Gigi Riva da Leggiuno è morto a Cagliari il 22 gennaio. La sua canzone preferita di Faber diceva «venite in Paradiso /là dove vado anch’io /perché non c’è l’inferno /nel mondo del buon Dio...».
E chissà lassù cosa avrà pensato un altro protagonista di quell’ItaliaGermania 4-3, definita la partita del secolo, Kaiser Franz Beckenbauer, anche lui volato in cielo a gennaio 2024, ora che la storia del calcio si gioca anche fra le stelle.
E infine l’ultimo saluto sono le parole dell’arcivescovo di Cagliari, Giuseppe Baturi, nella sua omelia funebre «Corri di nuovo, caro Gigi, e tendi ancora quelle tue lunghe braccia al cielo», ricordando la celebre esultanza dell’immenso campione azzurro.
Chi era Gigi Riva, la leggenda del calcio italiano
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Luigi Riva, detto Gigi, nasce a Leggiuno nel 1944. L’oratorio, poi le giovanili nel Laveno e la maglia lilla del Legnano, dove debuttò in Serie C non ancora diciottenne nel 1962, infine il trasferimento al Cagliari nell’estate 1963. Tredici stagioni di calcio con la casacca del Cagliari, dal 1963 al 1976, per un totale di 378 presenze e 208 gol, vincendo per tre volte la classifica dei cannonieri. Nel 1970 è l’uomo simbolo dell’unico scudetto cagliaritano nella sua storia. In Nazionale, 42 gare e 35 reti, con la conquista del titolo europeo 1968 e la finale mondiale persa nel 1970 contro il Brasile di Pelé. Il primo febbraio del 1976 dopo Cagliari-Milan la sua ultima partita. Dopo il ritiro dal campo, Riva è rimasto legato al calcio, diventando Presidente onorario del Cagliari e assumendo ruoli dirigenziali nella Nazionale italiana fino al 2013. Ha contribuito alla formazione di nuove generazioni di giocatori, portando la sua esperienza e saggezza nel mondo del calcio. Bandiera del Cagliari, la sua scelta di restare in Sardegna, nonostante le offerte allettanti da altri club, dimostra tutto il suo attaccamento alla terra e alla squadra che ha reso grande. Ancora oggi è il miglior marcatore azzurro di sempre. Riva è morto per un infarto il 22 gennaio 2024 ed i suoi funerali sono stati trasmessi in diretta televisiva.