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Marie Louise Bagehorn
from Stadium n. 9/2024
by Stadium
Una donna allenatrice di calcio in Serie A... in Germania
di Giorgia Magni
Marie Louise Bagehorn ha 32 anni, è nata in Germania e ha sempre avuto le idee chiare sulla sua vita: fare la calciatrice e poi diventare allenatrice. Con l’Under 17 ha vinto un Campionato europeo, con l’Under 20 ha vinto un Mondiale e a 20 anni si laureava per la terza volta campionessa di Germania nella massima categoria di calcio femminile con il FFC Turbine Potsdam. A 21 anni era già a metà del suo sogno. Non male per una giovane donna che vuole farsi strada nel mondo del calcio. Abbandonati i campi, la centrocampista tedesca si è dedicata allo studio per diventare allenatrice, e a novembre 2023 è entrata nella storia dopo essere stata inserita nello staff della prima squadra maschile dell’Union Berlin, in Bundesliga, come viceallenatrice dell’allora coach Marco Grote, subentrato all’esonerato Urs Fischer. I titoli dei giornali erano tutti per lei, prima donna in Europa a ricoprire questa carica in un club di calcio maschile di vertice – perché, anche se il calcio femminile in Germania ha una tradizione ben più riconosciuta che in Italia, una donna che allena gli uomini resta comunque una notizia da prima pagina. Ma non è finita qui. L’Union Berlin ha cambiato nuovamente allenatore affidandosi all’esperto Nenad Bjelica, ma nello staff ha confermato il ruolo di vice della Bagehorn. Il coach croato a gennaio ha rimediato un’espulsione durante una gara di campionato, così Marie Louise (che è più nota con il cognome di Eta, preso dal marito) è scesa in campo come prima allenatrice nel match di Bundesliga tra l’Union Berlin e il Darmstadt 98. Il goal di Benedict Hollerbach al 62’ ha consegnato la partita, e la Bagerhorn, direttamente ai manuali di storia del calcio. Marie Louise è diventata la prima donna in Europa ad allenare come head coach una squadra di calcio maschile di una massima categoria e a vincere una partita. Applausi, cala il sipario, emozione del pubblico: il sogno è realizzato.
In realtà no, perché l’allenatrice si augura di continuare la sua carriera a lungo e di poter diventare primo allenatore; ma di sicuro non passa inosservato questo traguardo, soprattutto in un’Italia dove il calcio femminile è emerso solo quando la Nazionale maschile ha fallito la qualificazione ai Mondiali. Certo, oggi il cognome di qualche calciatrice inizia a farsi conoscere; addirittura la Mattel Italia ha messo in vendita una Barbie con le fattezze di Sara Gama, ex capitana della Nazionale, e da un anno il Consiglio Federale della Federazione Italiana Giuoco Calcio ha modificato all’unanimità le normative rendendo la Serie A femminile un campionato professionistico. Pionieri in questo senso sono stati gli Stati Uniti, professionalizzando l’attività di calcio femminile nel 2001; a seguire sono arrivate diverse squadre africane, poi l’Australia, l’Inghilterra e la maggior parte delle Nazionali europee. Lanciando uno sguardo al mondo delle allenatrici, invece, qualcuno ricorderà l’esperienza di Carolina Morace alla Viterbese in C1, prima donna ad allenare una squadra professionistica maschile. Peccato che questo esempio sia da citare quanto da dimenticare subito, non tanto per i risultati ottenuti in panchina da quella che è stata la più forte calciatrice della recente storia del calcio femminile, quanto per come fu ingaggiata dall’allora Presidente Gaucci e poi di fatto costretta a dimettersi dopo sole due giornate dall’inizio del campionato. Di sicuro la sua squadra si guadagnò gli onori delle cronache per tutta l’estate, garantendosi interesse, luci della ribalta e aperture dei telegiornali sportivi. Finito il momento di gloria, però, rimase solo la triste verità di una scelta di facciata per nulla supportata dalla stima e dalla fiducia nei confronti della Morace, che lo capì in fretta e se ne andò. Ma torniamo al sogno di Marie Louise Bagehorn-Eta: fare la calciatrice e poi l’allenatrice, con tutto il corollario di grandi trionfi da atleta e luci della ribalta sulle panchine della massima serie di calcio maschile tedesca. Ci è riuscita. Qualcuno leggerà in questa storia il monito a credere sempre nei propri sogni, a non mollare mai, a sognare forte sino alla fine con dedizione… Vero, indubbiamente. Senza troppe illusioni, però, ci si può leggere certamente un sogno grande mai abbandonato, ma anche, e soprattutto, la lungimiranza di un Paese aperto ad opportunità sportive di alto livello al femminile in qualsiasi disciplina e a qualsiasi livello di carriera, l’apertura intellettualmente onesta di una dirigenza che ha valutato curricula e meriti, e l’intelligenza di uno staff e di un gruppo di atleti che non si sono posti questioni di genere ma solo questioni tecnico-tattiche nell’affidarsi ad una giovane donna come vicemister e possibile guida di un team di calcio di Bundesliga. Per la cronaca: sino all’arrivo del nuovo staff con la vice Marie Louise Bagehorn-Eta, l’Union Berlin non aveva mai vinto un match e si trovava all’ultimo posto. Da lì in poi è iniziata la risalita e, mentre scriviamo, l’Union Berlin è abbondantemente fuori dalla zona retrocessione.
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Nella sua storia si può leggere certamente un sogno grande mai abbandonato, ma soprattutto, la lungimiranza di un Paese aperto ad opportunità sportive di alto livello al femminile in qualsiasi disciplina e a qualsiasi livello di carriera
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