Anno 30 Numero 4
I.I.S. LUNARDI - BS
Gennaio 2022
I Buoni Propositi per il 2022 scienze" "Riuscire a interessarmi a una materia e non solo studiarla a memoria" "Non ridurmi sempre all'ultimo a studiare" "Recuperare alcune materie"
2021. Un anno atteso ed accolto a braccia aperte da molti di noi, con il sollievo e la voglia di ritornare ad una vita normale. Abbiamo desiderato che questa pandemia e questo virus potessero rimanere nel, lontano ormai, 2020. Con diversi alti e bassi avvenuti nella prima metà dell'anno, a settembre abbiamo avuto finalmente l'opportunità di rientrare a scuola in presenza, avvertendo così un senso di rinascita e di ritorno ad una routine che da tempo avevamo abbandonato. È stato un anno di scoperta, come i nuovi metodi di insegnamento che abbiamo utilizzato, di felicità, come per aver incontrato i nostri compagni dopo tanto tempo, ma ancora di molta paura di ammalarsi. Di vita normale ce n’è stata, ma poca. Nei giorni passati troppo in fretta, ci troviamo ancora davanti ad un nuovo sconosciuto: il 2022. Numerosi sono i dubbi e le speranze che avvolgono quest'ultimo. "Cosa ci porterà?" "Cosa cambierà?" "Come cambierò io?" Spesso scrivere dei Buoni Propositi per l’Anno Nuovo è un modo per fermarsi e meditare su cosa si desidera davvero raggiungere, quali sogni si vogliono realizzare e che persona si vuole diventare. Sono
domande “a lungo termine” che raramente ci poniamo e a cui non sempre abbiamo il tempo per trovare delle risposte. Non è facile, ma scriverne alcuni ci aiuterà a non perdere di vista i nostri traguardi. Certamente abbiamo diversi obiettivi da voler raggiungere, ma dovremmo far sì che essi non diventino soltanto dei "lontani sogni". Scegliere degli obiettivi significa mettersi alla prova con pianificazione, impegno e determinazione, accettando anche la possibilità di fallire. Chiamarli “sogni” è un modo per distanziarli da noi, pensando che se non si realizzeranno, dopotutto, erano soltanto dei sogni. Lo scopo è: essere motivati.
Quest'anno, abbiamo deciso di chiedere a diverse classi dell'Istituto quali propositi abbiano per il 2022. Abbiamo raccolto le loro risposte e suddivise in 3 categorie: scuola, famiglia e persona. Come da tradizione, un “Must” da aggiungere nella lista, tra gli studenti c'è il desiderio di recuperare e/o migliorare in diverse materie: "Avere una media altra senza troppe preoccupazioni" "Non prendere insufficienze in
Alcuni hanno espresso la volontà di migliorare i rapporti famigliari: “Migliorare i rapporti con mio papà” “Avere più pazienza con mia mamma” “Cercare di ascoltare un po’ di più i consigli dei miei genitori” Altri sperano di avere una crescita personale sia con se stessi che con le altre persone: "Stringere più amicizie" "Amarsi un po' di più rispetto all'anno 2021" "Non sbagliare i congiuntivi!" "Migliorare la mia organizzazione" "Riuscire a non farmi scoraggiare da quello che pensano gli altri su di me"
IN QUESTO NUMERO: In memoria di Giuseppe Mattei pag. 2 Il futuro siamo noi pag. 4 Viaggio in Ucraina pag. 6 Venezia pag. 8 Capodanno cinese pag.10 Cartomanzia e cristalli pag.11 Libro che apri… pag.14 Appunti di lettura pag.15 L’amica geniale: la saga pag.17 Fabrizio De Andrè pag.18 Anime & Manga pag.21 Movies—Cineforum pag.22
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LUNARFOLLIE In memoria di Giuseppe Mattei, amatissimo docente del Lunardi e fondatore e direttore del «Lunarfollie»
Come “New Entry”, molti hanno condiviso il loro desiderio di non ritornare in Didattica a Distanza: “Continuare la scuola in presenza” “Non ritornare in DAD” “Finire l’anno in sicurezza a scuola” Per concludere, dobbiamo riconoscere che sicuramente c’è tanta forza di volontà e voglia di cambiamento da parte di tutti. Facciamo sì che, almeno quest’anno, si riesca a soddisfare almeno una promessa che abbiamo fatto a noi stessi. Non dovremmo scoraggiarci, ma al contrario ricordarci che abbiamo ancora a disposizione 365 giorni da sfruttare al massimo! [Ringraziamo tutte le classi che hanno collaborato per la stesura di questo articolo] Lorenzo Piturro Denise Pansini, 3°AT
Il 14 dicembre del 2012 si spegneva il prof. Giuseppe Mattei, docente del Lunardi fin dal 1979, anno della sua fondazione. Docente di Religione e fondatore del giornalino scolastico «Lunarfollie», Giuseppe Mattei è stato una pietra miliare del nostro istituto. Ci sembra doveroso, a dieci anni dalla sua scomparsa, ricordarlo proprio all’interno della sua creatura, il «Lunarfollie» che lui ha diretto per quasi un ventennio, instancabilmente, anche quando le energie si stavano esaurendo a causa di una malattia
REDAZIONE COMINCIOLI CAMILLA, 3°AL DALL’ERA CATERINA, 2°AT MILESI LAURA, 4°CL PANSINI DENISE, 3°AT PICENI ILARIA, 3°DL PITURRO LORENZO, 3°AT REBOLDI IRENE, 4°DL SCHIVARDI JENNIFER, 4°CL SENES ELISA, 3°CR VODOPYAN NAZAR 2°FL
che lo tormentava da qualche anno. Il corpo si indeboliva, ma lo spirito rimaneva saldo e vigile. Integerrimo, nel suo stile e modello di vita, coerente con i suoi ideali, tenace nell’affrontare ogni insidia che poteva minare lo sviluppo dei suoi progetti, fedele a ciò che diceva e nel contempo aperto, curioso, attento al futuro e soprattutto dialogico con colleghi e studenti, il prof. Mattei è stato un vero educatore. Educatore innanzitutto come insegnante, ma anche nel servizio
prof.ssa Rita Pilia prof.ssa Elena Bignetti prof. Antonello Ratta Composizione e stampa a cura di Lino Martinazzoli Lunarfollie viene pensato, prodotto, stampato e distribuito presso il CIMP dell’ IIS “A. LUNARDI” via Riccobelli, 47 Tel. 030/2009508/9/0 Email: lunarfollie@lunardi.bs.it
LUNARFOLLIE alla chiesa locale e nel volontariato civile ed internazionale, senza trascurare l’importante ruolo di assistente agli studenti della Famiglia Universitaria del collegio Casa San Filippo, diretto fin dal 1999 al motto di “Corresponsabilità e condivisione”, tempi in cui educazione andava a braccetto con passione. Sempre e soprattutto con gli studenti, attento ascoltatore delle istanze giovanili, aveva il carisma di saper tirare fuori da loro il meglio e saperlo mettere a disposizione degli altri in piena consapevolezza ed autonomia. E questo è stato il «Lunarfollie»: una fucina di creatività e passione. Lo abbiamo chiesto a Lino Martinazzoli, Ass. Tecnico del Lunardi che gli è stato accanto in tutti quegli anni collaborando al giornalino di istituto.
3 E il «Lunarfollie»? Nel 1993, con la mia collaborazione ha dato inizio alla creazione del giornalino. Lui stesso in una presentazione fatta qualche anno prima della sua scomparsa così lo descriveva: “il giornalino di Istituto esce regolarmente, senza interruzioni, da 17 anni ed è ormai diventato uno strumento interno di comunicazione, dialogo, riflessione, confronto ed espressione della creatività degli studenti. La redazione, che viene integrata ogni anno, è formata da un nutrito gruppo di studenti (più di trenta) che provvede alla ideazione, redazione, impaginazione, illustrazione e alla distribuzione del giornalino che pertanto viene costruito totalmente all'interno dell'Istituto. La periodicità è ormai assestata ed è mensile per cui si editano
Come il «Lunarfollie» si collocava in rapporto a territorio? Tramite Lunarfollie, Beppe ha inviato a molte associazioni di volontariato dei fondi raccolti per terremotati, alluvionati, ecc. e organizzato convegni annuali delle testate giornalistiche studentesche dell’Italia Centro Settentrionale. Contributo alla costruzione del “Pozzo Lunardi” realizzato in Tanzania. Tramite il cinema, o mostre realizzate in Istituto, ha favorito la conoscenza e la cultura del popolo africano. Come interagiva con i suoi studenti? La sua premura al benessere dello stare a scuola, la sua instancabile disponibilità, hanno sicuramente favorito il dialogo con gli alunni. Tra l’altro, ha progettato il CIMP come luogo di iniziative per l’Orientamento Scolastico e Professionale, a sostegno dell’iniziativa e progettualità giovanile. È stato un insegnante a tutto tondo.
Cosa ha rappresentato il prof. Mattei per il nostro Istituto? Tutti noi che abbiamo avuto modo di conoscerlo, lo abbiamo apprezzato e stimato, come docente, come collega o referente, ma soprattutto come Uomo portatore di pace. Quali sono stati i suoi contributi? Sicuramente il suo primo contributo è stato quello di suggerire il nome del nostro istituto, intitolandolo ad “A. Lunardi”. È stato poi l’anima di molte iniziative culturali e sociali, svolte in collaborazione con enti del volontariato locale, referente scolastico per collaborazioni a livello Istituzionale, USP, Comune, Provincia e Presidente nella Consulta Provinciale degli studenti. Allo scopo di aiutare alla buona crescita i nostri alunni, ha realizzato molti progetti: Star bene a scuola; Progetto Giovani; Go! E molti altri ancora.
scolastici quali il teatro, la biblioteca, gli scambi. Ricercata la collaborazione con quanto viene sperimentato nelle singole classi sia all'interno che all'esterno (esperienze didattiche, viaggi, scambi...)”.
8/9 numeri (di 24 pagine ciascuno) nel corso dell'anno scolastico (…) La redazione è organizzata come quella di un qualsiasi periodico. Vi è la figura di un direttore, una segreteria di redazione, un responsabile dell'impaginazione e uno per la distribuzione. Vi sono inoltre i responsabili delle varie rubriche che vanno a toccare temi quali la scuola, l'attualità, la musica, lo sport, il cinema, il teatro, l'arte, la poesia, il divertimento. Sempre aperta la collaborazione con altri progetti
Se fosse stato presente oggi, in questo periodo che ha messo e sta mettendo a dura prova la scuola e la sua funzione educativa, come si sarebbe comportato secondo te? A mio parere, se fosse stato ancora nostro docente con la pandemia, l'avrebbe affrontata guardando il mezzo bicchiere pieno, per la gestione didattica e soprattutto umana. Il suo motto era “pensare positivo!” Antonello Ratta Lino Martinazzoli
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IL FUTURO SIAMO NOI Ecco perché Fridays for Future
Si è scritto e si scrive tanto sul cambiamento climatico, sull’inquinamento, sulla crisi climatica, ma quello che costituisce il maggior freno alla nostra lucidità siamo proprio noi stessi. Quel che da tempo è noto è che forse l’uomo non è più solo homini lupus, ma ormai è diventato un predatore assai più pericoloso che dimora in un consumismo febbrile. Non è un caso se le popolazioni indigene, aliene alla mentalità predatoria che da secoli scandisce le nostre vite, vivono in simbiosi con i ritmi della natura, della foresta, della savana. Non è il classico “si stava meglio quando si stava peggio”, perché indubbiamente l’umanità ha compiuto considerevoli passi in avanti, in tanti ambiti. Questo progresso, però, è costato un caro prezzo, e soltanto ora, costretti a pagarne le conseguenze sulla nostra pelle, ce ne rendiamo conto. Eppure, siamo sempre così impegnati a combatterci l’un l’altro, a erigere muri fra di noi, a inseguire il nostro personale e labile interesse. Quanto sarebbe bello, io mi chiedo, se
unissimo le forze per combattere davvero, non contro qualcuno, bensì per qualcuno. Batterci per il nostro futuro, per le prossime generazioni e per difendere questa terra così bella, che è la nostra casa. Tacitamente sappiamo da chi questo mondo vada difeso. Perché se scendessimo veramente in campo, comprenderemmo che non ci scontreremmo con altri, se non contro noi stessi. La schiera nemica non sarebbe che lo specchio della nostra cupidigia, la battaglia, allora, l’unico vero tentativo di miglioramento. Non ci è permesso ripartire da zero, non è il nostro obiettivo quello di costruire un mondo tanto perfetto, quanto utopico. Utopico sarebbe anche sperare di poter cambiare questo mondo che da secoli va delineandosi. Possiamo per ò cambiare noi stessi, quello sì, ed è qui che è riposta la speranza. Se noi siamo la causa, in noi giace la soluzione. Il solo appiglio che ci resta è lenire le ferite che noi stessi ci siamo inflitti, asciugare il pianto provocato dal nostro stesso agire. Il terreno di
battaglia si concretizzerebbe nella nostra vita, nelle nostre abitudini, nei nostri acquisti. Costruire, anziché distruggere; amare, anziché violentare. Quando si parla di lotta per il clima subito viene alla mente l’immagine della giovane attivista Greta Thumberg con l’impermeabile giallo e il cartellone con la scritta “sciopero scolastico per il clima”; e tutti noi ricordiamo bene le strade e le piazze invase dalle folle di studenti con cartelli, striscioni e strumenti musicali. Ebbene, Fridays For Future è la voce di chi ama. È la voce di chi ama questa terra e non sopporta di vederla depredata. È la speranza che muove le bocche e infiamma gli animi di tanti, di giovani; è l’urgenza che grida nelle piazze e freme dentro i cuori. FFF nasce come un atto di amore e preoccupazione, ma ancor più, di sentita consapevolezza. Per capire meglio di cosa si tratta ci parla Giovanni Mori, ingegnere, attivista ambientale e
LUNARFOLLIE portavoce bresciano del movimento: Fridays For Future è nato con gli scioperi studenteschi per il clima, ma presto abbiamo sentito l’esigenza di portare queste proteste a un piano più alto. Non siamo un’associazione, non c'è nemmeno bisogno di iscriversi, fare tessere o altro, semplicemente ci impegniamo quanto più possiamo. In ogni caso FFF è un gruppo sempre apertissimo a chiunque voglia entrare a dare il suo contributo in ogni modo, tutto si basa sull’unione di giovani (ma non solo) volenterosi. Il coordinamento del movimento a Brescia avviene prevalentemente su piattaforme social per organizzare riunioni in presenza quando riusciamo, oppure online se qualcosa va storto. C'è gente di ogni età ma soprattutto giovani, mediamente dai 14-16 anni fino ai 25-28.
5 Cosa facciamo? Di tutto un po'. Organizziamo gli scioperi per il clima che sono un po’ la nostra essenza, richiedono impegno e partecipazione, ma tutto ciò è affiancato anche da un lavoro continuo in collaborazione con attivisti da ogni parte d’Italia e dall’estero. Di fatto il movimento nasce per fare sentire le nostre voci, le proteste, quindi, quasi ogni venerdì, scendiamo in piazza con cartelli & sound. L'ultima volta prima dello strike abbiamo organizzato un intero mese per il Clima di eventi: presentazioni libri, spettacoli teatrali e di stand up comedy, conferenze di divulgazione scientifica, giornate dedicate alla pulizia pubblica e alla raccolta rifiuti. Si aggiungono poi i tre giorni di formazione Friday, in collaborazione con la facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Brescia, a cui hanno preso parte giovani da varie regioni. Sul piano locale abbiamo lancia-
to una campagna che riguarda la mobilità sostenibile. Si chiama Brescia al Passo coi Tempi. Si tratta di valorizzare la città in vista del 2023, quando Brescia sarà orgogliosamente capitale italiana della cultura. Vogliamo restituire alle persone il centro città, migliorando la viabilità, rendendo gli spazi del centro storico il più possibile pedonali e ciclabili. È una campagna importante, non solo perché riducendo una delle principali fonti di inquinamento, i trasporti, ridurremo le emissioni, ma contemporaneamente avremo una città molto più bella e vivibile. Dentro FFF siamo divisi in gruppi di lavoro dove ognuno partecipa come e quanto riesce: gruppo scuole, gruppo social, gruppo Campagne. C’è spazio davvero per chiunque! Unica qualità richiesta: tanta voglia di fare! Irene Reboldi, 4°DL
BOOKCLUB STUDENTI Prossimo appuntamento: 27 gennaio 2022
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Un viaggio in Ucraina e Transcarpazia (1€=31₴), inoltre, è la più corrotta d’Europa a causa della forte inflazione che sta subendo l’economia nazionale e per le forti sanzioni che ottiene dagli stati vicini come Russia e Ungheria o dagli USA.
La lingua ufficiale, l’ucraino, appartiene come il ceco e lo slovacco alla famiglia delle lingue slave. La sua origine precede la Oggi voglio raccontarvi qualcosa nascita dell’Ucraina stessa; agli del mio secondo paese di origine: inizi del Novecento si rinnovò, l’Ucraina, concentrandomi in attingendo a prestiti da altre linparticolare sulla regione più occigue come il podentale e più europea. lacco, lo slovacco La capitale è Kiev (Київ), classie il russo. L’alfaficata anche come regione a sé beto è cirillico stante. Kiev è famosa per il mucome in Serbia, seo della guerra, la cattedrale di Bulgaria, Russia Santa Sofia e la metro più proe Bielorussia. fonda del mondo. È una capitale Si tratta di una che ha affrontato, e sta ancora aflingua molto iotifrontando, forti investimenti inzata, come in Bielorussia, perfrastrutturali ed economici a causa dei vari problemi con la vicina ché si sente spesRussia. L’Ucraina stessa è ritenuso la lettera “i”; ta ancora oggi, dal collasso esistono, infatti, dell’Unione Sovietica, la nazioquattro lettere ne più povera d’Europa: il gua“i”: (И ,І ,Ї ,Й). Dove sta la difdagno mensile medio, infatti, tenferenza? La И, che potrebbe de a non superare i 200€. La vaingannare anche i Russi, non è la luta officiale, la Hrivnia classica I russa , ma una “I” che si pronuncia come se ci fosse anche una “A” bassa in mezzo. Per pronunciarla correttamente provate a sorridere mentre dite la “I”; stessa cosa per la Й: pronunciate la И, ma allungata. “I” si pronuncia come una normale i italiana, mentre Ї, ovvero I con dieresi, si pronuncia allungata. Un Esempio di cartello bilinguistico in transbel minestrone di procarpazia, nella città di berehovo (terza città nunce l’abbiamo fatto, piu’ grande della regione). è scritto in ma per finire la cottura ucraino, ungherese e in rovas (antico alfamancano altre due letbeto ungherese). tere: la Г e la Ґ. EnCiò significa che questa citta appartenne trambe sono lettere G, per lungo tempo all’Ungheria ma un russo potrebbe
confondere la prima per la normale “G”, perché questa si pronuncia come una “H” mischiata alla “G”. Per pronunciarla dovete mimare l’azione di voler appannare il vetro di un finestrino pronunciando una “G” quasi trasparente (Khghe). È difficile, ma non impossibile! Dopo questo piccolo tour linguistico, iniziamo il vero tour geografico. La scorsa volta eravamo a Košice (in ucraino Кошице), in Slovacchia; ora, invece, entriamo
nella nostra primissima dogana non UE per il controllo di passaporto e merci (l’Ucraina non fa parte dell’Unione Europea). Dopo un’attesa di quasi due ore, possiamo raggiungere - ahimé tramite una strada piena di buche chilometriche - la città di Uz’horod (Ужгород), Ungva’r in Ungherese, il capoluogo della Transcarpazia (Закарпатська область). Uz’horod è una delle città più antiche e multiculturali dell’Ucraina; storicamente era una città ungherese di grande importanza, ma a causa del comunismo e del patto di Trianon in Ungheria, molti dei suoi territori furono rivendicati da Croazia, Serbia, Romania, Ucraina e Slovacchia. Uno di questi è la Transcarpazia, chiamata così perché attraversata dalla catena
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dei Carpazi; la cima più grande è il Monte Hoverla, a sud est della regione. Uz’horod , è il suo capoluogo e si trova tra i due confini, ungherese (Zahonyi , Чоп) e slovacco (Vys’ne Nemecke /Ужгород). È una città unica in Ucraina, ma penso anche in Europa, la cui popolazione è formata da ucraini, magiari, tedeschi, ruteni e ebrei. La mia sincera opinione è che sarebbe molto meglio se questa città fosse ancora ungherese perché gli ucraini non la amministrano in modo efficace, però mantiene una certa funzionalità rispetto ad altre città del Paese. Uz’horod è famosa per la sua ex sinagoga, per i palazzi austro-ungarici e per il centro storico. È una città dotata di servizi ferroviari transfrontalieri e non, ed è servita anche di bus che portano a Leopoli (Львів, non più Transcarpazia), Mukac’evo (Мукачево), Ivana Frankijvsk (Івано-Франківськ, non più Transcarpazia) e verso altre città vicine in Transcarpazia. Camminando, si può vedere anche il fiume Uz’ (Уж), da cui deriva il suo nome, Уж е Город (città in ucraino e in russo). Ma prima di lasciare Uz’horod, perché non mangiare un piatto di Gulyas ungherese oppure di vero ed originale Борщ Ucraino? Una volta rifocillati, possiamo continuare il nostro viaggio, questa volta andando verso sud est a Mukac’evo (Мукачево, in ungherese Munka’cs), la secon-
7 da città più grande della Transcarpazia, famosa per la sua ex Sinagoga, per il castello più grande della Transcarpazia e per il suo centro storico. La città è stata rinominata dal 2017 da Мукачеве а Мукачево (nome ruteno) per ragioni fonetiche. Qui possiamo mangiare una buona grigliata di carne di maiale; sfortunatamente questo paese è sconsigliato ai vegetariani.
Ma andiamo oltre, questa volta a Berehove (Береговe), in ungherese Beregszasz, terza città più grande della Transcarpazia, dove possiamo ammirare il centro storico, la chiesa protestante più grande della Transcarpazia e il teatro di tragedie ungheresi più
importante della Regione. Dopo aver visitato alcune zone decisamente ungheresi, proseguiamo a sud-est, verso il confine rumeno. Le strade non sono un granché, perciò vi avverto di essere prudenti, soprattutto perché qui in Ucraina, nonostante l’obbligo di carta verde, non siete assicurati affatto; non è come in Bosnia o in Macedonia. Dopo un’ oretta in auto, arriviamo a Hust (Хуст), in ungherese Huszt, la quarta città più grande della Transcarpazia. È una citta con poche attrattive, eccetto i suoi palazzi pre e post comunisti, le case zingare e ungheresi e la sua fortezza ormai distrutta nella montagna dei Carpazi. Infine, percorrendo altri 25 chilometri, si arri-
va all’ultimissima città prima dell’ingresso nella foresta dei Carpazi: Solotvino (Солотвино) in Ungherese Aknaszlatina, una città di enor me importanza in Ucraina perché, insieme a Odessa (Одесса), è la maggiore produttrice di sale. Essa ospita, infatti, sia uno dei principali laghi salati del continente europeo, sia una miniera di sale. Si trova, inoltre, proprio accanto al confine con la Romania e perciò molti Ucraini si spostano nella città rumena accanto, Sighiet,u Marmatei, per lavoro o direttamente per vivere in Unione Europea. Prima di concludere il tour di oggi, vi lascio qualche curiosità: sapevate che l’elicottero è un’invenzione ucraina? E che la prima e vera lampada a gas è stata inventata a Leopoli, probabilmente da uno scienziato armeno polacco? In Ucraina, poi, si trovano ancora molti treni, sia della metro che della ferrovia, risalenti ai tempi dell’Unione Sovietica. È interessante sapere, inoltre, che numerosi piatti tipici della cucina russa, come Борщ, Kaша е Пироги, siano di origine ucraina. Per salutarvi vi lascio uno scioglilingua ungherese: Варка варила вареника, Василь взяв вареника. Варка Василя варехою. Василь Варку вареником (Varka varila varenika, vasilj vsiav varenika. Varka vasilja varehojo. Vasilj Varku varenikom). Riuscir ete a pronunciarlo? Nazar Vodopyan, 2°FL
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Venezia: divisa ma unita nel vero e proprio raggiungimento di Venezia: dal Canale della Giudecca si aprirà davanti ai vostri occhi una vista mozzafiato dell’arcipelago da non perdere assolutamente.
pubblica. A collegarlo con le Prigioni Nuove è il Ponte dei sospiri: oggi pensiamo subito
San Marco È il sestiere più noto della città, il nucleo da cui si è sviluppata inizialmente Venezia e che conserva, sebbene sia uno dei quar-
Vista di Venezia dal Canale della Giudecca
Centodiciassette isole, centosettantasette canali, quattrocentonove ponti. Capitale per 1100 anni della Repubblica di Venezia e per questo conosciuta anche come la Serenissima, la Dominante e la Regina dell'Adriatico, Venezia è stata universalmente dichiarata una delle più belle città del mondo, unica nel suo genere, facente parte, insieme alla sua laguna, del patrimonio dell'umanità dell'UNESCO. È sicuramente una delle destinazioni più visitate al mondo, ma non fatevi scoraggiare dall’assalto dei turisti, che in epoca pre-covid erano ben più di 35 mila al giorno: è una città infatti che, con i suoi angoli nascosti e la sua atmosfera sognante, non potrà fare altro che stupirvi. Nel caso vi si presentasse dunque l’occasione, come è accaduto a me durante queste appena trascorse vacanze di Natale, di esplorarla, ecco alcuni suggerimenti e consigli sui luoghi più suggestivi in cui recarsi. Partiamo innanzitutto col dire che la città è suddivisa in 6 quartieri, i cosiddetti Sestieri: San Marco, Dorsoduro, Castello, Cannareggio, San Polo ed infine Santa Croce, ciascuno dei quali presenta delle proprie peculiarità. Camminare risulta in molti casi il metodo più rapido e comodo per transitare al loro interno, ma in alternativa il traghetto è il principale mezzo di trasporto pubblico, sia nello spostamento tra le diverse zone che
tieri più piccoli, la maggior parte delle famose attrazioni. La Basilica di San Marco, il cui aspetto attuale risale al 1060, è il richiamo più forte al passato bizantino della città, quando essa era ancora fortemente legata a Costantinopoli: fin dall’ingresso verrete accecati dagli oltre 4240 mq di tessere dorate che costituiscono i
meravigliosi mosaici. Non di minor importanza è però il Palazzo Ducale, sempr e nell’area della piazza, le cui immense e impreziosite sale sono il simbolo del potere politico del doge e delle magistrature al tempo della Re-
agli innamorati che lo attraversano in gondola, ma in passato a sospirare erano in realtà i prigionieri condannati. Vale la pena visitare anche il Museo Correr, il quale illustr a, nelle sue numerose sale neoclassiche, l’arte, la civiltà e la storia di Venezia. Non tutte le cose più belle sono però necessariamente anche le più conosciute: allontanandovi leggermente dalla piazza, in un angolo defilato della città, potreste salire sulla scala a spirale
esterna Contarini del Bovolo; in veneziano “bovolo” significa infatti “chiocciola”. Essa è molto romantica ed offre dalla cima una fantastica vista. A concludere il tour del sestiere è il celebre Teatro la Fenice, risorto da due gravi incendi e in cui si sono tenute le opere dei più grandi compositori di tutti i tempi.
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Teatro la Fenice
San Polo e Santa Croce A Venezia le strade non sono strade, bensì calli, o anche callette se molto piccole. Queste sono proprio caratteristiche dei sestieri di San Polo e Santa Croce: nonostante siano anch’essi di dimensioni ridotte, vi si potrebbe camminare per giorni perdendosi negli infiniti percorsi intricati. Apparentemente divisi da San Marco e Castello dal
Canal Grande, sono collegati attraverso uno dei ponti più importanti di Venezia, Rialto, un tempo il cuore economico della Serenissima, dove si concentravano le principali attività commerciali, e tuttora sede del Mercato del pesce. For se è propr io qui che potreste cogliere l’occasione per vedere Venezia dalla migliore angolazione: dall’acqua. Salire su una gondola vi permetterà di avere una prospettiva completamente diversa, ed è un’esperienza difficilmente ripetibile in un’altra città!
9 Dorsoduro Il suo nome deriva dal fatto che si estenda su un terreno meno acquitrinoso e maggiormente consolidato. È il sestiere dove si concentrano la vita studentesca universitaria ed importanti attività culturali. Per gli amanti dell’arte più antica, da vedere vi sono assolutamente le Gallerie dell’Accademia, i cui dipinti vanno dal XIV al XVIII secolo, mentre se siete appassionati di arte contemporanea potete recarvi alla Collezione Peggy Guggenheim, uno dei musei di arte del XX secolo più importanti del mondo. Nel sestiere non può poi mancare la visita alla Basilica di Santa Maria della Salute, che vanta della cupola più grande della città. Percorrendo le vie di Dorsoduro, infine, si possono ammirare gli squeri, i piccoli cantieri navali destinati alla riparazione delle barche tradizionali, come le gondole. Castello Si tratta del sestiere più esteso e lontano dalla terraferma in cui smarrirsi camminando e fermandosi a Campo Santi Giovanni e Paolo, dove si affacciano la Scuola di San Marco, antichissimo ospedale, e la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Una meta alter nativa della zona e che merita assolutamente è la Libreria Acqua Alta, la quale si distingue per l'originale soluzione di proteggere i volumi dal fenomeno dell'acqua alta posizionandoli all’interno di vasche da bagno e imbarcazioni dal fascino tipicamente veneziano. Una rilevante sezione di libri è dedicata alla storia della città. Cannaregio Siamo quasi arrivati alla fine del nostro percorso attraverso Venezia. Cannaregio è il sestiere più popolato e sede del Ghetto. La
parola deriva dal veneziano “geto”, termine utilizzato per indicare il getto di metallo fuso delle fonderie, attività presente proprio in questa zona. C’è un motivo se le sue case sono tra le più alte di Venezia: non potendo vivere altrove, gli abitanti ebrei non avevano altra soluzione che costruire in altezza. Le 5 sinagoghe presenti occupano tutte gli ultimi piani dei palazzi, simbolicamente più vicine a Dio.
Una città, tuttavia, si esplora anche con il palato. A Venezia sono tradizionali i cosiddetti cicheti: il termine deriva dal latino “ciccium”, che significa “piccola quantità”. Essi sono infatti piccoli assaggi, ma non per questo semplici stuzzichini: affondano le radici nella tradizione culinaria della laguna e si possono gustare specialmente in piccoli locali chiamati bacari. Nonostante il fascino delle decorazioni di Natale, Venezia deve essere splendida tutto l’arco dell’anno: tra i celeberrimi Carnevale, Biennale e Mostra del Cinema, la città è in continuo e costante fermento. Viaggiare per il mondo è senza dubbio un’avventura senza eguali, ma visitare le città italiane consente di vedere concretamente le meraviglie che anche il nostro Paese ha da offrire, realizzando di non avere nulla da invidiare agli altri! Camilla Comincioli 3AL
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CAPODANNO CINESE Il Capodanno cinese dura 15 giorni e varia in base al calendario lunare (solitamente è in un periodo compreso tra il 21 gennaio e il 20 febbraio). Nel 2022, l’anno della tigre, l’inizio del Capodanno cinese sarà il 1 febbraio e ter miner à il 15 febbraio. Ma come si struttura? È bene sapere che migliore sarà l’inizio, più prospero sarà il futuro A livello cittadino vengono organizzate sfilate e feste: le principali sono la Danza del Drago e la Danza del Leone, svolte in templi o parchi. Durante tutto il periodo dei festeggiamenti tradizionali, i cinesi si recano nel tempio a pregare. I preparativi iniziano da una settimana prima con pulizie in casa e lo shopping per i regali. La vigilia di Capodanno si passa in famiglia e si pensa ai i buoni propositi per il nuovo anno; viene decorata la casa e sono distribuite le “buste rosse”, ovvero buste di carta contenenti soldi, frequente regalo ai parenti (soprattutto ai bambini più piccoli). La tavola è addobbata con della frutta come mandarini, arance e il pomelo, ovvero una tipologia di pompelmo associato alla ricchezza. La cena è spesso a base di ravioli sinonimo di ricchezza; una bizzarra ricorrenza è inserire una monetina di rame all’interno del ripieno e chi la trova è destinato a diventare ricco. Anche gli involtini primavera sono sinonimo di ricchezza; la torta di riso agglutinato, invece, simboleggia crescita e gli spaghetti felicità e lunga vita. Il vero e proprio Capodanno si trascorre in visita ai parenti per scambiarsi auguri. Durante la cena vengono scambiati i regali, incartati principalmente con carta rossa, come è frequente
questo colore anche per le strade con lanterne e cartelli. I doni sono abbastanza vari, ma sono assolutamente da evitare collane (nel caso non si tratti del proprio partner), qualsiasi oggetto bianco o nero (perché ricorda i funerali) e i cappelli di colore verde, perché significano infedeltà. È importante ricordare i propri antenati con offerte e cibi, oppur e incenso o fogli di carta con preghiere. A mezzanotte i cinesi sono soliti far suonare campanelli per annunciare l’inizio del nuovo anno. Nei giorni successivi continuano le visite ai numer osi par enti. L’ultimo giorno è chiamato la Festa delle Lanterne, dove si mangiano ravioli dolci, si fanno scoppiare i petardi e si accendono le lanterne di moltissimi color i e diverse grandezze. Vengono lasciate fluttuare per tutto il giorno e la notte per celebrare la fine dei festeggiamenti. Il Capodanno cinese può così sembrare una realtà molto lontana dalla nostra, ma io non sono nessuno per farvi credere questo; perciò, ho chiesto alla professoressa di cinese Erika Salodini di donare a quest’articolo un punto di vista italiano e dall’interno. Entrambe concordiamo sul fatto che il Capodanno italiano sia visto come usanza per riunirsi con gli amici, a qualsiasi età, mentre in Cina rappresenta una vera occasione per riallacciare rapporti famigliari perduti. Un’ usanza nei capodanni della professoressa, come posso azzar-
dare a dire anche in quella di molti di voi, è il classico brindisi di mezzanotte, forse per consolidare speranza di un anno migliore, forse per chiudere un lunghissimo capitolo. Credo che non sia poi così lontano dalla tradizione cinese dei fuochi d’artificio, botti, e trambusto causato da qualunque cosa capiti sottomano perché, come mi ha saputo spiegare, il forte rumore viene prodotto fino al mattino successivo per spaventare il mostro nian年 (stessa parola di ‘anno’) che, secondo la leggenda, terrorizzava le famiglie. Una domanda è se in Cina sentano di più questa festività rispetto a noi. In effetti, sarebbe più giusto paragonare il capodanno cinese al Natale italiano, perché come noi pensiamo alle ‘vacanze di natale’, loro pensano alle ‘vacanze di capodanno’ (o di primavera, da festa di primavera ‘chunnian’ 春年). Un consiglio che mi sento di darvi, avendo ascoltato l’esperienza della professoressa, è di pensarci due volte prima di intraprendere un viaggio in Cina in questo periodo, infatti, durante il suo viaggio da nord a sud, lei stessa è rimasta stupita dalla desolazione intorno: le grandi città si svuotano, i negozi chiudono, le aziende mandano a casa i propri dipendenti e le famiglie si spostano in città più piccole o addirittura in periferia per visitare i parenti. Quindi, che dite? Ci troviamo a Pechino? Ah, ricordate i tappi per le orecchie se non volete che, oltre il mostro nian, veniate fatti scappare anche voi! Buon anno nuovo新年快乐 Xinnian kuaile’ ! Ilaria Piceni, 3°DL
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Cartomanzia e Cristalli Cos’è la cartomanzia?
La cartomanzia è un metodo di divinazione e consiste nella lettura delle carte. Ogni carta può avere più significati in base a come esce, capovolta o dritta. Sta alla chiaroveggente adattare il significato della carta alla richiesta fatta dall’altra persona. Si possono leggere vari tipi di carte: i tarocchi (composti da arcani maggiori e arcani minori); le sibille (tarocchi speciali e illustrati) e le carte francesi (da scala quaranta). Cos’è la lettura dei cristalli? Dai cristalli all’uomo c’è sempre stato uno scambio di energie. I cristalli vengono utilizzati soprattutto per riequilibrare mente e corpo e per allineare i chakra. Possono aiutarci sia a curare ansie, paure, depressione, emicranie che malori fisici, ferite e raffreddori. Per riconoscere i cristalli adatti a noi e, quindi, per capire quali delle loro proprietà sono migliori per noi si inizia secondo preferenza e attrazione della persona verso la pietra e intuito della chiromante. I cristalli sono anche associati all’astrologia, ad esempio il quarzo rosa è il cristallo delle persone del segno bilancia. I cristalli assorbono la nostra energia e ci donano la loro. Sono legati da aura e chakra. L’aura è il campo energetico che ha ognuno di noi ed è formato da vari gusci che possono variare
da tre a più di 10. Ognuno di essi ha compiti specifici e diversi tra loro. Quando un’aura è sana e in condizioni ottimali, la persona vivrà una visita piena e sicura; quando, invece, l’aura è danneggiata la persona può riscontrare dei problemi nella psiche. L’aura si divide in: emotiva, eterica, mentale, astrale, eterica matrice, celestiale e causale. I chakra, come dicevo, sono i punti di energia che assorbono l’energia dell’universo e la utilizzano per caricare la nostra aura. Questi sono sette e si trovano: il primo alla base della colonna vertebrale, il secondo all'altezza dell’ombelico e delle vertebre sacrali, il terzo nel plesso solare, il quarto nella zona del cuore, il quinto nella gola e vertebre cervicali, il sesto sulla fronte e nuca e il settimo alla sommità del capo.
Intervista a Lilith (nome di fantasia) una studentessa appassionata a questo mondo magico Come ti sei avvicinata a questo mondo? Era una mattina davvero orribile, una di quelle giornate in cui non hai voglia di fare nulla perché non ti senti in connessione con il tuo essere e il mondo circostante. Stavo guardando Tik tok, quando trovai nei “per te” il video di una ragazza che parlava delle dodici leggi dell’universo e della legge di attrazione. Molto incuriosita, decisi di guardare un po’ tutti i video del suo profilo. Quindi è iniziato tutto da un “proviamoci”, ma alla fine tutto quello che ho chiesto si è realizzato. Prima che iniziassi questo percorso non vivevo la vita al massimo, ma da quando ho iniziato per la prima volta posso dire “cavolo io mi sono goduta quest’anno”. Mi è piaciuto davvero sotto ogni aspetto anche se mi sono fidanzata e poi mi sono lasciata, ho preso le “canate” a scuola e tutto… Rimane comunque l’anno migliore fino ad adesso. Da quanto manifesti? Manifesto da gennaio del 2020 circa. Ho iniziato a studiare stre-
12 gologia seriamente a ottobrequando ho comprato il mio primo mazzo di tarocchi. Ho cominciato dall’imparare le proprietà di varie pietre, il significato delle carte e la rabdomanzia. Sono discretamente brava, non eccello, ma posso dire con soddisfazione che tutte le persone a cui ho letto le carte poi mi hanno detto “cavolo ma ci avevi azzeccato” oppure le leggo per me e poi mi rendo conto che hanno ragione. Una cosa che mi piace della lettura delle carte è che se io ho un dubbio per qualcosa posso chiederlo a loro. Se io ho dei brutti presentimenti su qualcuno, lo chiedo alle carte e se mi esce la luna capovolta quelli sono confermati perché la carta ha un significato negativo, poi dipende anche dalle circostanze. Da quanto ti sei avvicinata alla lettura delle pietre? Mi sono avvicinata a giugno. Ho iniziato a guardare un po’ di
LUNARFOLLIE significati, sapevo già, per esempio, che il quarzo rosa era la pietra dell’amore e che l’ossidiana favoriva la concentrazione e aiutava contro il mal di testa. Adesso ho un quadernino dove segno tutte le proprietà. Mi sono sempre sentita legata all’ametista: ero piccolissima quando, frugando nei cassetti di mio zio, trovai una pietra viola; non sapevo cosa fosse, ma era viola e mi piaceva. Ho sempre avuto, inoltre, dell’ossidiana grezza qui con me a casa di mio zio e ogni volta che la tenevo vicina, quando ero triste, dopo un’ ora mi sentivo meglio.
e la scuola andava benissimo, fino a giugno. Giugno è stato il mese peggiore fino ad ora, tuttavia mi ha permesso di fare molte scoperte, soprattutto di capire chi c’era e chi no per me. In quel periodo ho consultato qualsiasi cosa per fare chiarezza sulla mia vita. A giugno, del resto, c’era anche un pianeta retrogrado, portatore di influenze negative. Da luglio in poi c’è stata la ripresa, ci credo ancora anche se ogni tanto vengo messa alla prova. Oggi posso dire che sia stato un anno travagliato, ma comunque il più bello.
Com’è stato il tuo percorso fino ad adesso? Il mio percorso è stato pieno di alti e bassi, soprattutto nei primi mesi. A causa del mio scetticismo iniziale, le manifestazioni tardavano ad arrivare, ma quando iniziai a crederci, intorno ad aprile, i miei desideri cominciarono ad avverarsi: avevo trovato finalmente me stessa, mi ero fidanzata
Come reagisci a chi dice che sono tutte "idiozie"? Non capisco perché le persone si ostinino a dire che non è possibile che l’Universo ti aiuti a raggiungere la vita dei tuoi sogni quando letteralmente varie scienze e vari scienziati hanno provato che invece è reale. Le dodici leggi dell’Universo erano tenute segrete della NASA fino
LUNARFOLLIE a qualche anno fa, sono state provate. Anche chi non crede, non può ignorare le testimonianze di tantissime persone che ci sono riuscite; non capisco perché continuare a ostinarsi. Hai qualche "fake news" da smentire? Quando dico di occuparmi di divinazione tutti pensano subito a magia e streghe, quindi pensano al fatalismo e a figure cattive; pensano che sia una pratica malvagia associata alle maledizioni. Spesso mi sono sentita dire che andrò all’Inferno. Comunque per quanto studi stregoneria, non sono una strega, non nel senso diabolico del termine. Stregoneria non è assolutamente satanismo. Pensare che tutte le streghe siano seguaci del diavolo solo perché nella storia le hanno sempre descritte in questo modo non è giusto. Le streghe non sono diaboliche, potrebbero esserci eccezioni, ma nella maggior parte dei casi non hanno nulla a che fare con il Male. I tuoi amici ti “sfruttano” per la lettura delle carte? Sì, i miei amici mi sfruttano. Una volta avevamo terminato la verifica di inglese e x, disperata, mi ha chiesto di consultare i tarocchi per vedere come fosse andata oppure spesso mi chiedono di leggere i tarocchi per sapere come andrà a finire una loro possibile relazione o una situazione che li preoccupa. A me fa piacere sapere che si affidano a me per queste cose, ma allo stesso tempo non mi piace perché certe volte loro si affidano all’Universo e alla legge di attrazione per disperazione e così non funziona. Ad esempio, per la legge dell’attrazione, tu attrai l’energia che emani, quindi se emani energia negativa ne attrarrai altrettanta. Hai qualche consiglio? Se volete iniziare a manifestare leggete bene le dodici leggi, capitele e provatele una alla volta.
13 Se volete leggere i tarocchi, sarà più facile iniziare solo con gli arcani maggiori. Se invece vi interessano divinazione e stregoneria (preparazione di infusi, rituali..), prima di tutto dovete esserne sicuri e dovete crederci davvero, altrimenti rimarrà solo una perdita di tempo. Ricordatevi sempre di usare il sale per proteggervi dalle energie negative e accendete gli incensi per purificare le energie. Ricordate che i cristalli assorbono le nostre energie, ma noi dobbiamo anche purificarli e per fare questo dovete sapere bene quali si purificano con l’incenso, quali con il sole, quali con la luna , con l’acqua, con il sale. Mi raccomando perché se, ad esempio, ricaricate l’ametista con il sole si schiarisce e basta: questa pietra si ricarica solo con il sale grosso o con l'incenso.
Qualche aneddoto? Sai che ho una grande passione per gli One Direction… Un giorno ero entrata in fissa: volevo assolutamente vedere Louis Tomlinson. Sapevo che avrebbe partecipato al tour dei Walls, quindi aspettavo solo che pubblicassero le date. Scoprii solo dopo che erano già sold out quindi mi sono detta che sarebbe stato per la volta dopo. Ogni volta che nell’orario compariva un numero angelico e persino davanti alle candeline del mio compleanno, esprimevo il desiderio di vedere Louis. Purtroppo i nuovi biglietti aggiunti per il concerto di Milano dell’8 aprile 2022, andarono sold out letteralmente 10 minuti dopo
essere usciti. Ormai mi ero data un po’ per vinta, ma comunque non mollavo: io ero certa che l'avrei visto. Un mesetto dopo sono riuscita a acquistare un biglietto per il concerto del3 settembre 2022. Avevo scoperto l’esistenza di questa nuova data tre ore dopo l’inizio della vendita e andai sul sito pensando che ormai non ci fosse più nulla da fare… i biglietti invece erano ancora disponibili! Ho fatto un salto e ho guardato in cielo, ringraziando l'Universo. Un altro aneddoto. Un giorno, il 16 di Novembre, ero parecchio demotivata, allora mi sono detta “Ma sì, manifestiamo. Non si sa mai che succeda qualcosa”. Ho chiesto che succedesse qualcosa di bello. Quella stessa sera Louis mise un'altra data a Milano prima del 3 settembre. Implorai i miei genitori e loro mi diedero il permesso di comprare altri biglietti, nonostante avessi già una data. Io ci credevo e infatti quest’anno vedrò Louis ben due volte! E fino all’anno scorso pensavo che non l’avrei mai visto. Altro aneddoto: all’inizio del 2021, a gennaio, mentre seguivo un gruppo di shifting, mi era stato chiesto di scrivere il mio script (una descrizione della realtà desiderata) per non tenere tutto a mente. Nello script scrissi che avevo una ragazza e aggiunsi la descrizione, ma non sapevo quale nome mettere perché in quel periodo non mi interessava nessuno. Alla fine misi il nome della prima amica che mi era venuta in mente. Ripetei lo script a novembre, febbraio, fine gennaio e a inizio febbraio…Io e x, nel frattempo, iniziammo a sentirci. Io avevo scritto che la mia ragazza si chiamava x ed aveva 17 anni. Lei ne compie 17 quest’anno. A me x non piaceva, ma ho attirato la relazione con lei e questa rimarrà la mia più grande prova di manifestazione insieme ai biglietti di Louis. Caterina Dall’Era, 2°AT
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LIBRO CHE APRI, MONDO CHE TROVI
Con il termine letteratura si tende a definire l’insieme delle opere variamente fondate sui valori della parola e affidate alla scrittura, pertinenti a una cultura o civiltà, a un’epoca o a un genere. Tuttavia, a mio parere il concetto che si può trovare espresso in un comune dizionario è molto riduttivo: c’è molto di più. Per me la letteratura è evasione, e al tempo stesso immersione, in un mondo lontano dalle paure, dalle preoccupazioni, dalla frenesia della vita quotidiana piena di impegni, di scelte e di problemi. Grazie ai libri posso finalmente staccare la testa da tutto quello che mi sta intorno e viaggiare lontano nel tempo e nello spazio: sognare.
La letteratura è, infatti, perdersi nelle storie di qualcun altro, è un’opportunità per riflettere su molti temi e anche sulla propria vita. Come un vero e proprio specchio, essa mi permette di lasciare da parte nozioni, numeri, concetti, per concentrarmi sulle storie e le narrazioni in cui mi capita di identificarmi e rendermi conto di condividere sensazioni e particolari accadimenti. È davvero uno dei pochi modi che abbiamo per “origliare” noi stessi. Soprattutto nel periodo adolescenziale che sto vivendo io per prima, tenere tra le mani un libro e poter soffermarmi a riflettere tra le righe mi ha aiutato a capirmi maggiormente e trovare delle risposte dentro di me, ma non solo.
La letteratura è un mezzo per ampliare le nostre conoscenze, il nostro lessico e apprendere, ad esempio, usi e costumi di un certo periodo storico, al fine di poter comprendere le motivazioni e le cause che hanno portato fino ai nostri giorni, aprendoci di conseguenza la mente. A questo proposito, credo ne sia indispensabile lo studio nelle scuole tanto quanto lo sforzo sia da parte di noi alunni davanti alle letture proposte che del professore stesso, il quale gioca il ruolo principale di testimoniare la sua passione, stimolando i ragazzi e coinvolgendoli con nuove strategie, adatte ad ogni classe. Personalmente da quattro anni a
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Diario di bordo del Bookclub Docenti Appunti di lettura
questa parte, iniziando le superiori, ho avuto la fortuna di rafforzare ancora di più il mio rapporto con la letteratura, dati i preziosi consigli dei nostri insegnanti, capaci di indirizzarci su testi adatti a noi e farci appassionare con le approfondite e ricche analisi a riguardo, requisito fondamentale per apprezzare la disciplina e capirne il reale valore. La letteratura per queste ragioni è a tutti gli effetti una palestra di vita, tramite la quale possiamo esperire elementi nuovi, vivere esperienze che, altrimenti, ci sarebbero inaccessibili. In generale imparare, espandere il nostro orizzonte, conoscere aspetti reconditi della nostra personalità. Allo stesso modo ci apre a nuove possibilità, ci suggerisce percorsi e strade alternative ai percorsi più noti. Ogni libro, poesia, racchiude un nuovo mondo: dobbiamo solamente avere il coraggio di entrarci, vivere le esperienze che questo ci propone e meditarle in noi, così che il suo ricordo viva a lungo. Laura Milesi, 4CL
Il 20 dicembre 2021, alle ore 14:30, si è tenuto in presenza il terzo incontro del gruppo di lettura dei docenti del Lunardi. Il nostro gruppo era composto da: prof.ssa Rita Pilia (Lettere); prof.ssa Gilda Bresciani (Lettere); prof.ssa Mariacristina Cristini (Economia); prof.ssa Maria Gaggia (Matematica); prof.ssa Rosella Grugni (Tedesco) e prof.ssa Antonella Nicastro (Inglese). Innanzitutto ci siamo soffermate sul secondo volume della saga dell’Amica Geniale di Elena Ferrante: Storia del nuovo cognome. È incredibile come le stesse vicende suscitino in noi reazioni contrastanti: c’è chi è infastidito dalla competizione tra le due amiche e si chiede se sia davvero amicizia e chi considera queste dinamiche del tutto normali e pienamente realistiche. I personaggi maschili continuano a non essere descritti in modo lusinghiero, ma dobbiamo ammettere che tutte le generazioni si trovano a dover fronteggiare il Nino Sarratore di turno che, pur non valendo granché, fa battere il cuore alle ragazze. Nel corso della narrazione, Nino è il personaggio attorno a cui ruotano i desideri di entrambe le protagoniste. Si verifica anche qui, infatti, quello che René Girard, nello splendido saggio del 1961 Menzogna romantica e verità romanzesca, ha definito la struttura triangolare del desiderio: il desiderio non è spontaneo, ma ha natura mimetica: è sempre mediato ovvero è frutto dell’imitazione di un modello. Quando l’Altro – un modello di riferimento – desidera un oggetto, questo acquista improvvisamente un valore assai maggiore e stimola le persone a desiderarlo a loro volta. Tra soggetto desiderante e oggetto desi-
derato, dunque, c’è sempre un terzo elemento, il modello che fa da mediatore (questo può accadere anche a livello inconscio: non sempre le persone ne sono consapevoli). Si tratta di una dinamica evidente nelle pubblicità dove lo spettatore è spinto a bramare un prodotto non tanto per l’oggetto in sé, ma per la promessa di felicità che sembra contenere (ovvero il sogno di diventare affascinante, ricco, potente, felice come gli attori dello spot che lo usano) Nel romanzo Lila e Lenù sono una il modello dell’altra e, di conseguenza, quello che una possiede (o desidera), non può che suscitare desiderio e in certi casi invidia da parte dell’altra. Ottenere quello che l’altra ha o, fare in modo che lo perda diventa dunque essenziale e permette di comprendere meglio certi episodi del romanzo, soprattutto i più disturbanti. Permette di capire perché accade tanto frequentemente che una persona sia attirata dal fidanzato/a della proprio amica/o fino a tentare di sottrarglielo. Non è tanto il fidanzato o la fidanzata in sé ad essere desiderato, quando la somiglianza con il modello. Il modello, infatti, spiega Girard, è ammirato (ognuna delle due ragazze riconosce la genialità dell’altra) e invidiato al tempo stesso: l’amore e l’odio convivono, per questo il legame che unisce le due ragazze ci appare potentemente ambivalente. Di capitolo in capitolo la natura mimetica del desiderio le spinge a imitarsi a vicenda, finché i ruoli non saranno rovesciati. Forse è proprio per questo che non mancano ripetizioni nel corso della saga: certi episodi si ripetono, cambia solo chi li vive. Un’altra lettura che ci ha emozionate è il saggio di Alessandro Va-
16 noli dedicato alla stagione più fredda e non sempre facile da amare: l’Inverno. C’è chi è rimasto colpito dal capitolo sul vestiario nell’epoca degli antichi romani; chi dalla musica che accompagna il viandante solitario nel suo viaggio tra le nevi e i fiori di ghiaccio (W interreise di Schubert); chi dal gelo delle trincee e tutti dall’atmosfera intima e luminosa del Natale. L’Inverno è il tempo dell’attesa, scrive Vanoli, e le sue parole ci aiutano a viverlo con serenità: arriveranno i mesi della frenesia, ma a dicembre è bene che il nostro cuore si riempia di calma e fiducia: sta per giungere un rinnovamento, una nuova nascita. Sotto la neve la terra che non vediamo palpita di vita. Il nostro incontro si è concluso, infine, con la scelta di due nuovi libri –– per il prossimo appuntamento del 25 gennaio alle 14:15 in aula 2A06 (piano del CIMP). Vi aspettiamo! Storia di chi fugge e di chi resta di Elena Ferrante. A grande richiesta continuiamo a leggere le avventure di Lila e Lenù. Radici Bionde di Bernardine Evaristo, pubblicato nel 2008 in inglese, ma recentemente edito in Italia dalla casa editrice Big Sur. Personalmente per tematica e potenza di scrittura lo considero il romanzo dell’anno. Vi lascio una recensione che ho scritto, subito dopo averlo concluso: ["C'erano anche parrucchieri bianki che vendevano pettini a denti stretti per i nostri capelli sottilissimi, svolazzanti e impossibili da tenere in ordine. Nelle Borgate si vedevano di rado bianke libere coi capelli al naturale. Portavano le permanenti, i dread
LUNARFOLLIE e le treccine delle ambossane, anche se la pettinatura più richiesta era l'Aphro. In testa alle donne delle Borgate i parrucchieri innestavano chiome ricce aphrikane, tagliando i capelli sottili e cucendo al loro posto boccoli ispidi che creavano un look (in) naturalmente aphrikano. Ci volevano fino a dieci ore, e quando con la ricrescita tornavano a vedersi le radici bionde, rosse, castane o lisce, l'effetto era considerato molto cheap", p. 44.]
La scrittrice Bernardine Evaristo dedica il romanzo Radici bionde, recentemente tradotto in italiano per la casa editrice Big Sur, alla memoria dei 12 milioni di africani che tra il 1444 e il 1888 vennero deportati in America e in Europa per lavorare come schiavi. Si tratta di un'opera che descrive la crudeltà della tratta atlantica da un punto di vista davvero insolito: per destabilizzare il lettore e metterlo di fronte a tutta l'insensatezza di stereotipi e pregiudizi, infatti, Evaristo immagina un mondo in cui tutto il potere è concentrato nelle mani dei nativi dell'"Aphrika", mentre sono i bianchi provenienti dalla più povera "Europia" ad essere ridotti in schiavitù. Capitolo dopo capitolo seguiamo le vicende di Doris (e di tanti altri indimenticabili personaggi), rapita sin da bambina, marchiata con il fuoco, violata e costretta a cambiare nome in Omorenomwara. Attraverso la sua voce e quella del padrone che l'ha acquistata - il potente proprietario di piantagioni e fervente antiabolizionista Bwana - l'incubo della schiavitù diventa sempre più tangibile. L'empatia nei confronti di Doris porta il lettore a sentire il dramma che nella realtà è stato davvero vissuto, anche se non dai bianchi. Il senso di superiorità, che per secoli ha contraddistinto la mentalità degli euro-
pei, emerge qui ferocemente esposto in tutta la sua irrazionalità. Nel mondo distopico di Evaristo gli Aphrikani trattano tutti gli europei come barbari, ritenendoli limitati dal punto di vista intellettivo, incapaci di provare veri sentimenti; ne criticano usi e costumi e svalutano tutto quanto li riguardi senza tentare minimamente di conoscerli. Agli occhi dei dominatori non esistono differenze geografiche o sociali: inglesi, tedeschi, spagnolo... sono tutti uguali; anche coloro che in Europa erano nobili, per loro sono solo dei bianki qualunque ovvero degli schiavi. Il colore della pelle influenza completamente il loro giudizio: non sono neppure in grado di distinguere un volto pallido dall'altro. Davvero destabilizzanti, infine, sono le pagine dedicate ai canoni di bellezza: in questo romanzo chi è biondo, magro e ha gli occhi chiari è considerato brutto. Molti schiavi, dunque, appena possono si sforzano di avvicinarsi al modello dominante, scurendosi pelle e capelli o sottoponendosi anche ad altri interventi ancora più invasivi. Ma le "radici bionde" prima o poi tornano sempre... Discorsi di questo tipo fanno riflettere su quanto i canoni estetici siano profondamente influenzati dal contesto politico e economico. Da chi è quanto siamo manipolati nei nostri gusti? Quale potere decide cosa sia bellezza e cosa no? "Radici bionde" non è decisamente un romanzo da "e vissero felici e contenti...", ma penso sia una lettura fondamentale soprattutto nella nostra epoca per scardinare certezze e rileggere la storia e il presente con maggiore apertura mentale e spirito critico. Altrettanto consigliato è il saggio di Pasolini e Vallorani, Corpi magici, che mi ha per messo di scoprire la scrittura di Bernardine Evaristo. Prof.ssa Rita Pilia
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L’amica geniale: la saga
Rione di Napoli, inizio anni ’50: violenza, povertà e mentalità retrograda tormentano e distruggono la città. Rione di Napoli, inizio anni 2000: politica, economia e visione del mondo evolvono e la società avvia così i primi passi verso un auspicato rinnovamento. La città è la stessa, eppure il suo ambiente e le sue dinamiche appaiono, a distanza di 50 anni, irriconoscibili. Gente che parte, gente che torna, gente che muore. Tutto è in costante mutamento. Solo una cosa sembra durare: un’amicizia. Un’amicizia prima tra due bambine, poi tra due ragazze ed infine tra due donne. Ma è veramente anch’essa così immutabile? Elena, chiamata Lenù o Lenuccia, proviene dalla famiglia Greco. Lila, così soprannominata solo da Elena e detta da tutti Lina, è Raffaella Cerullo. Le due non potrebbero mai essere più diverse: Lenù bionda, carnagione chiara,
occhi azzurri, corporatura robusta; Lila mora, pelle scurissima, occhi neri, assai magra. Anche caratterialmente le protagoniste divergono: Lila potrebbe essere definita una testa calda, in grado di essere molto affascinante e persuasiva insieme, dominando e prevalendo, senza mai mostrare la minima esitazione. Elena è, invece, decisamente più remissiva; per tutta la sua vita dà prova di una grande lucidità, della sua capacità di ragionare e seguire le regole, facendosi però influenzare di continuo da Lila, per cui ha sempre nutrito una grandissima stima, seppur quest’ultima sia stata considerata dagli altri fin dall’infanzia la “bambina cattiva”. Ma se la loro apparente incompatibilità appare dall’esterno un ostacolo per la buona riuscita di una relazione, forse sono proprio le loro peculiarità a renderle inseparabili. A scuola Elena, la narratrice della storia, è una studentessa modello: studia e si applica con costanza come nessun’altro. Nonostante questo, è sempre Lila colei che risalta: pur non mostrando il minimo impegno, spicca per il suo cervello brillante ed un’intelligenza definita dagli altri personaggi “fuori dal comune”. È da tale presa di consapevolezza che deriva l’inferiorità provata da Elena nei confronti dell’amica, un sentimento che porterà avanti fino all’età adulta. La fine della scuola elementare segna una netta separazione dei loro percorsi di vita, separazione destinata a consolidarsi negli anni: una avrà, infatti, l’opportunità di proseguire la propria formazione, prima alle
medie, poi al ginnasio ed infine all’università, mentre l’altra dovrà, invece, rimanere a casa per aiutare la famiglia. Ne consegue una biforcazione sempre più profonda: chi si sposerà, avrà figli, resterà al rione, e chi, al contrario, varcherà i confini della città, lavorerà, troverà il proprio successo. Due vite tanto diverse quanto in realtà simili, poiché per quanto possano allontanarsi, le loro strade non fanno che intrecciarsi: entrambe devono fare fronte all’amore, al dolore, alla stanchezza, alla sfiducia ed entrambe sembrano dover rispondere agli stessi dubbi: essere donna e figlia, donna e madre, oppure semplicemente donna e amica di un’altra donna? E seppur sia soprattutto Lenù a mostrarsi insicura e bisognosa di aiuto, anche Lila, dietro la sua apparentemente solida corazza, necessita del supporto dell’amica. La loro connessione è estremamente singolare, a tratti difficile da comprendere pure dopo un’evoluzione di 50 anni. Se è dunque vero che, sullo sfondo di vicende che si modificano, il loro rapporto risulta essere una costante, anche l’amicizia tra Elena e Lila viene travolta dai cambiamenti di Napoli e dell’Italia intera: ci sono momenti in cui essa pare sul punto di rompersi, alternati ad altri a cui nulla sembra potersi opporre. Un equilibrio in bilico tra il desiderio di primeggiare e la premura reciproca. Ciascuna di loro vede nell’altra l’amica geniale capace di tutto, avente nelle sue mani tutto, senza tuttavia riconoscere quella che è la loro propria fortuna. Un racconto che coinvolge dall’inizio alla fine e che si vorrebbe non finisse mai. L’autrice Elena Ferrante r iesce per fettamente ad immergere il lettore all’interno della narrazione: i personaggi ci appaiono reali, vicini più che mai, nostri conoscenti. Una storia da leggere tutta ad un fiato. Camilla Comincioli 3AL
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Omaggio a Fabrizio De André
Era l'11 gennaio del 1999, quando la morte di Fabrizio De André scosse l'intero mondo della musica italiana. L'artista aveva appena 58 anni quando un tumore ai polmoni lo vinse. Ma chi era Fabrizio De Andrè? Fabrizio Cristiano De André, noto come Fabrizio De André o "Faber", per la sua simpatia verso i pastelli e le matite della Faber-Castell, è considerato come un’importante figura di riferimento musicale e uno dei maggiori poeti italiani del Novecento. Nato il 18 febbraio 1940 a Genova, ha dedicato ben quarant'anni della sua vita all’attività artistica, vendendo 65 milioni di dischi e guada-
gnando un posto nella classifica degli artisti italiani di maggior successo. Uno dei suoi album "Creuza de mä" (interamente in dialetto genovese) è stato qualificato dalla rivista "Rolling Stone" nella TOP 4 dei migliori album italiani. La sua canzone d'autore è incentrata sulla voce profonda piuttosto che sulla melodia, seguendo lo stile di "far poesia in canzone". Accompagnati da una leggera chitarra e pochi contrappunti, i personaggi principali delle sue opere sonore sono i testi poetici. Definiti da diversi critici come vere e proprie poesie, Fabrizio canta agli ultimi, agli oppressi, ai diseredati, alle "vittime di que-
sto mondo". Con una voce che accarezza l'anima, trasmette la sua compassione in molteplici importanti messaggi: l'amore in tutte le sue manifestazioni, la scoperta, il dolore e la sofferenza, gli atteggiamenti ingannevoli di chi ha potere, la società che non accetta il diverso. La sua capacità di raccontare storie in un modo originale, e a volte polemico, hanno fatto sì che venisse definito come il "poeta degli sconfitti", un baluardo di chi è stato lasciato ai margini della società. Diverse sue opere vennero inserite in varie antologie scolastiche di letteratura già dai primi anni Settanta.
LUNARFOLLIE De André è ancora nella memoria collettiva e viene considerato uno dei pilastri del cantautorato italiano. Questo mese sarà il ventitreesimo anniversario dalla sua scomparsa, e abbiamo piacere di ricordarlo come un'anima pura che non aveva paura di esprimere il proprio pensiero e che ha descritto le parti in ombra della società italiana. Qui di seguito vi riportiamo, per chi non li conoscesse, alcuni versi dei tanti brani di questo artista e il loro significato. Speriamo che anche voi possiate apprezzare questi grandi pezzi di musica d’autore che, secondo noi, non passano mai di moda... Buona lettura! Don Raffaè Don Raffaè nasce dalle collaborazioni di Fabrizio De André con Massimo Bubola per la stesura del testo e con Mauro Pagani per la scrittura della musica. Il brano denuncia la situazione critica delle carceri italiane negli anni Ottanta e la sottomissione dello Stato al potere della criminalità organizzata, attraverso il racconto dell'interazione tra Pasquale Cafiero, brigandiere, e il boss camorrista "don Raffaè" che si trova incarcerato in tale struttura. L'agente di custodia, corrotto dal malavitoso, gli offre speciali servigi (come, ad esempio, fargli la barba), gli chiede diversi favori personali (come il prestito di un cappotto elegante da sfoggiare a un matrimonio), e gli offre ripetutamente un caffè, del quale esalta la bontà. Il testo evidenzia anche, con ironia, quanto il boss all'interno del carcere conduca una vita agiata e ricca di privilegi.
19 Il Testo
“Io mi chiamo Pasquale Cafiero E son brigadiero del carcere, oiné Io mi chiamo Cafiero Pasquale E sto a Poggio Reale dal '53 E al centesimo catenaccio Alla sera mi sento uno straccio Per fortuna che al braccio speciale C'è un uomo geniale che parla co' me Tutto il giorno con quattro infamoni Briganti, papponi, cornuti e lacchè Tutte l'ore co' 'sta fetenzia Che sputa minaccia e s'a piglia co' me” “Ah, che bell' 'o cafè Pure in carcere 'o sanno fa Co' a ricetta ch'a Ciccirinella Compagno di cella, c'ha dato mammà” “Prima pagina, venti notizie Ventuno ingiustizie e lo Stato che fa Si costerna, s'indigna, s'impegna Poi getta la spugna con gran dignità Mi scervello e m'asciugo la fronte Per fortuna c'è chi mi risponde A quell'uomo sceltissimo immenso Io chiedo consenso a don Raffae'”
La parte di testo riportata fa comprendere lo stile dell’autore e i temi già spiegati, ma ovviamente per poter apprezzare a pieno la canzone è necessario ascoltarne la versione integrale. Questo è stato il pezzo con cui ho scoperto la musica di De Andrè e ne sono subito rimasta affascinata. Anche da fanatica del rock (in senso positivo, ovviamente) mi è piaciuto dal primo ascolto. Mi ha colpito il fatto che, le sue, fossero tutte canzoni che non hanno bisogno di molto per “suonare bene”. Il testo è talmente diretto che la musica sta in piedi da sola. Personalmente penso che que-
sto brano rimanga ancora molto attuale perché, purtroppo, in Italia il potere della malavita non rimane irrilevante, anzi, ma nella sua ironia il pezzo fa riflettere. Forse, un giorno, l’Italia riuscirà a costruirsi un volto nuovo, ma questo dipenderà soprattutto da noi che siamo le nuove generazioni. Le cover Il brano è stato reinterpretato dal cantante napoletano Beppe Barra nel 2001 e inserito nel suo album Guerra. Un'altra cover è stata incisa da Pupo nel 2004 e inclusa nel suo album L'equilibrista. Nel DVD di tributo Omaggio a Fabrizio de André, del 2006 il brano viene interpretato dal cantante napoletano, Massimo Ranieri. La versione di Clementino In occasione della terza serata del Festival di Sanremo 2016, il rapper italiano Clementino ha eseguito una propria versione del brano in seguito pubblicata per il download digitale il 12 febbraio 2016 ed entrata in rotazione radiofonica a partire dal 22 marzo dello stesso anno. Abbiamo citato anche questa versione perché è coerente con l’originale e potrebbe suscitare anche l’interesse degli amanti del rap.
Bocca di rosa Ovviamente non si poteva non inserire nell’articolo questo brano, e quindi eccolo qui! Bocca di Rosa è una canzone scritta da Fabrizio de André insieme a Gran Piero Reverberi. Si tratta di una delle canzoni più rappresentative dell'autore ed è entrata
20 nell'immaginario collettivo italiano, tanto che l'espressione "bocca di rosa", nel linguaggio comune, anche se in modo errato rispetto al senso del testo della canzone, si riferisce a una prostituta. Il contenuto La canzone racconta la vicenda di una forestiera, soprannominata Bocca di Rosa, che, arrivata in treno "nel paesino di Sant'Ilario", con il suo comportamento passionale e libertino ne sconvolge la quiete. Nel giro di poco tempo la donna viene presa di mira dalle signore del paese, le quali, erano state tradite dai mariti per passare qualche ora in compagnia della nuova arrivata. Esse si rivolgono al Commissario di polizia, che manda quattro gendarmi, che condurranno Bocca di Rosa alla stazione di polizia e successivamente alla stazione ferroviaria, dove sarà accompagnata sul treno per essere allontanata dal paesino. Alla forzata partenza di Bocca di Rosa assistono commossi tutti gli uomini del borgo. La notizia della presenza di un personaggio del genere, però, si diffonde velocemente, tant'è che, alla stazione successiva, la donna viene accolta in mo-
LUNARFOLLIE do trionfale e addirittura voluta dal parroco accanto a sé nella processione.
Il Testo
“La chiamavano bocca di rosa Metteva l'amore, metteva l'amore La chiamavano bocca di rosa Metteva l'amore sopra ogni cosa Appena scese alla stazione Nel paesino di Sant'Ilario Tutti si accorsero con uno sguardo Che non si trattava di un missionario C'è chi l'amore lo fa per noia Chi se lo sceglie per professione Bocca di rosa né l'uno né l'altro Lei lo faceva per passione” “E fu così che da un giorno all'altro Bocca di rosa si tirò addosso L'ira funesta delle cagnette A cui aveva sottratto l'osso” “E quelle andarono dal commissario E dissero senza parafrasare "Quella schifosa ha già troppi clienti Più di un consorzio alimentare" “E l'accompagnarono al primo treno Alla stazione c'erano tutti Dal commissario al sacrestano Alla stazione c'erano tutti Con gli occhi rossi e il cappello in mano” “E alla stazione successiva Molta più gente di quando partiva” “Persino il parroco che non disprezza Fra un miserere e un'estrema unzione Il bene effimero della bellezza”
Anche per questo pezzo, penso sia sottinteso che la versione
completa renda molto di più. Di primo acchito la canzone mi ha fatto sorridere.Mi sono immaginata tutte le donne del paese furibonde, che invece di chiedersi il perché del tradimento dei mariti, abbiano scelto il “male minore”, cacciando la forestiera. Mentre nel paese successivo gli abitanti, e persino il parroco, sono corsi ad accoglierla con entusiasmo sperando di poter trovare in lei un po' d’amore. Probabilmente, Bocca di rosa era solo una ragazza che si godeva la vita, senza porsi troppe questioni sull’etica delle proprie azioni. E in un certo senso era anche giusto così. Altre versioni Della canzone sono state eseguite svariate cover dalle grandi voci femminili d'Ornella Vanoni, Anna Oxa e L'Aura, ai cantautori (Roberto Vecchioni) al rock demenziale (gli Skiantos), al Jazz (Musica Nuda) dall'orchestra (Malinda Mai), alle band-tributo (i Mercanti di Liquore),ma anche al folk, con Mario Incudine che ne fa una versione con testo tradotto in dialetto siciliano, e Peppe Barra, che realizza una versione con il testo tradotto da Vincenzo Salemme in lingua napoletana, inserita nella raccolta del 1995 di Artisti Vari, "Canti Randagi". Speriamo di avervi fatto venire la curiosità di andare ad ascoltare questi ed altri brani di Faber (il soprannome di De Andrè). Questo grande autore non è morto, si è semplicemente trasformato nella sua musica, lasciandoci le sue opere come patrimonio. Denise Pansini Lorenzo Piturro, 3°AT
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GLI ANIME DA NON PERDERE
GLI ANIME ISEKAI Gli Isekai sono anime che raccontano storie di giovani ragazzi che vengono catapultati, trasportati, evocati, reincarnati o intrappolati in un universo parallelo o realtà alternative, da cui sono impossibilitati ad uscire in modo semplice o in cui saranno confinati per sempre in seguito alla loro morte. Si tratta di un sottogenere fantasy, in cui l’avventura permette al personaggio principale di prendere le distanze da un passato problematico o fallimentare. Tra i numerosi titoli vi propongo: Vita da slime Sword Art Online SAO (solo la prima stagione) In Another World with My Smartphone Arifureta: From Commonplace to World's Strongest Arifureta
The Rising Of The Shield Hero Inuyasha Drifters Youjo Senki: The Saga Tanya the Evil KonoSuba: God's Blessing on This Wonderful World! Re:Zero Starting Life In Another World How Not To Summon A Demon Lord The Devil Is A Part Timer Mushoku Tensei Tra questi vi consiglio in particolare i miei preferiti: Mushoku Tensei, Inuyasha e The Devil is a Part Timer. In Mushoku Tensei un neet trentaquattrenne viene ucciso in un incidente stradale e si ritrova catapultato in un mondo magico. Invece di svegliarsi come un mago adulto, viene reincarnato in un bambino appena nato, ma conserva i ricordi della sua vita passata. Come deciderà di vivere questa sua nuova opportunità di vita? L’anime è divertente, magico, d’azione e non manca neppure il tocco sentimentale! Dategli una possibilità e nemmeno la grafica vi deluderà. Inuyasha, invece, è un gr ande classico per chi ama gli anime vecchio stile, caratterizzati da una
ship ben precisa e dunque con una buona dose di romanticismo. La protagonista, Kagome, si ritrova nel passato dopo essere caduta nel pozzo del tempio curato dal nonno e lì incontra Inuyasha, un meta demone con cui dovrà imparare ad andare d’accordo per tornare a casa. Credetemi: mille avvenute aspetteranno entrambi dopo questo incontro! Infine in The Devil Is A Part Timer il r e demone Satana è solo a un passo dalla conquista del suo mondo alternativo, quando viene trasportato nella Tokyo che tutti conosciamo. Per riuscire a sopravvivere finisce per lavorare part-time in un ristorante e per realizzare la sua nuova idea, ovvero conquistare il Giappone, deve per prima cosa diventare un impiegato a tutti gli effetti. Nel frattempo, l'eroina Emilia, che lo sta cercando, riesce a raggiungere Tokyo. Comico, sentimentale e slice of life questo anime potrà strapparvi una risata se gli darete una possibilità. Spero di poter essere stata d’aiuto e di avervi interessato anche questa volta. Buona visione. Elisa Senes, 3°CR
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THE FAREWELL, una bugia buona
Il primo dicembre 2021, ad alcune classi seconde, terze e quarte di cinese, è stato proposto un incontro sul cinema. In particolare, su un film precedentemente visionato in classe, di produzione americana, ma ambientato in Cina. È una storia vera, basata in parte sulla vita della regista Lulu Wang, molto vicina alla protagonista. Billi Wang è una giovane cinese che vive, da quando era piccola, a New York con i suoi genitori. Qui ha fatto pr opria la lingua, la cultura e gli ideali americani, trascurando la sua discendenza orientale. Una terribile notizia la costringerà, però, a rientrare in contatto con le sue origini: la nonna è gr avemente malata, ma la famiglia non ha intenzione di informarla della gravità della sua situazione. Per affian-
carla a sua insaputa, la famiglia usa, come scusa, l’imminente matrimonio del cugino Hao Hao con Aiko, la fidanzata giapponese. Il titolo del film offre, a seconda della traduzione, diversi spunti riguardo la trama. In italiano “Una bugia buona” vuole evidenziare le ragioni che muovono i familiari a prendere questa decisione: desiderano che la nonna viva in pace i suoi ultimi mesi di vita. In inglese “The farewell”, l’addio, svela il lato più cupo e drammatico del film, come la famiglia si riunisca in Cina dopo tanti anni solo per starle vicino, e brutalmente ciò verrà ricordato tramite i numerosi legami con la morte durante il corso del film. In cinese 别告诉她; bié
gàosù tā, ”non dirglielo”, vuole evidenziare il pensiero cinese riguardo il corpo e la salute, ovvero non vedere la vita come proprietà personale, bensì dell’intera famiglia, perciò, alla scoperta della malattia, è compito dei parenti decidere. Partendo semplicemente da un titolo è nato un dibattito durante l’incontro, cercando di capire se schierarsi con il pensiero orientale rappresentato dallo zio, oppure con quello occidentale (ovvero l’importanza dell’essere padroni e consapevoli della propria salute e del proprio corpo) rappresentato da Billi. Abbiamo così, grazie ad alcune scene, esplorato insieme alcuni luoghi comuni. La nonna, ad esempio, racco-
LUNARFOLLIE manda a Billi di essere educata e fare buona impressione salutando e presentandosi a tutti, ci tiene ad organizzare un matrimonio grande e sfarzoso, con tanto cibo, ma soprattutto tanti invitati; quindi, il discorso per gli sposi si trasforma in un palcoscenico per mostrarsi come una famiglia perfetta. Una tematica più triste, ma altrettanto caratteristica, affron-
tata è la morte e i funerali. Vengono spesso pagati degli attori per piangere in modo teatrale e drammatico; questa usanza sarà in contrasto con un dialogo della madre, che lamenta la sua difficoltà nel mostrare i propri sentimenti davanti a una visione così forzata richiesta da una cultura ormai lontana da lei. Per ricordare il defunto, all’anniversario della sua morte, si organizza una sorta di celebrazione mangiando i cibi che più amava, ma ricordano anche le abitudini più viziose come fumo o alcool. Inoltre, sono soliti bruciare beni finti (come soldi e telefoni di carta) per
23 “spedirli” all’anima. Infine, gli si affidano alcune preghiere facendo tre inchini, infatti la nonna chiede al marito morto di proteggere Billi durante i suoi studi, benedire il giovane matrimonio… Per evidenziare le differenze di ideali (nella famiglia della protagonista come probabilmente in qualsiasi altra) tra i diversi componenti come lo zio, Billi
e la nonna, c’è stato proposto di scrivere a gruppi una sceneggiatura utilizzando uno o più di questi tre personaggi; in molti hanno preferito usare Billi, forse perché più vicina a noi. Personalmente, ho trovato il film molto interessante, sia come studentessa di cinese seguendo i numerosi dialoghi in lingua e trovando forti differenze linguistiche tra un cinese tradizionale come quello della nonna ed uno un po’ più “americanizzato” come quello di Billi, sia come ragazza italiana, perché ho notato che, nonostante non condividiamo
alcuni ideali, dia molti spunti per riflettere su cosa in realtà sia bene e male. Vi consiglio di visionare il film in classe con la vostra professoressa di cinese o a casa con la vostra famiglia, lo potete trovare su Prime video e consiglio di guardarlo in lingua originale (inglese e mandarino sottotitolato).
LESSICO alcune parole che potrebbero tornarvi utili per parlare di questa tematica famiglia 家人 jia’ren genitori 父母 fu’mu nonna 奶奶 nai’nai cugino (maschio e maggiore) 表哥 biao’ge fidanzata 奴 朋 友 nu’peng’you zio 大爷 da’ye sposi 夫妇fu’fu mamma 妈妈 ma’ma Ilaria Piceni, 3°DL
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"Nel prossimo numero di LunarFollie, in occasione della festa di San Valentino, pubblicheremo le dediche, le poesie e le dichiarazioni d'amore degli studenti e delle studentesse del Lunardi. Inviatele in redazione entro il 7 febbraio. Non siate timidi! È arrivato il momento di stupire la persona del vostro cuore".
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