
9 minute read
(SIC)COME DANTE
La 4°AAFM coinvolta nella celebrazione del Dantedì
Dante Alighieri: padre della letteratura italiana, poeta studiato ancora oggi in tutte le scuole italiane. Ma cosa lo rende davvero così famoso? La sua opera più importante: la Divina Commedia, divisa in tre Cantiche: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Numerosi studenti trascorrono almeno tre anni della loro vita sui libri a studiarla, ma è davvero questo l’unico modo per avvicinarsi alla conoscenza del testo e del suo autore? La risposta è assolutamente no e ora noi di 4°AAFM vi spiegheremo il perché.
Advertisement
Tutto ebbe inizio con un compito un po’ particolare che ci venne assegnato durante le vacanze estive dalla nostra professoressa di italiano, Rita Pilia: girare un video tutti insieme per rappresentare gli episodi più significativi dell’Inferno studiati in classe nel corso dell’anno. Creando il video, che poi si è rivelato un vero e proprio cortometraggio, abbiamo avuto l’occasione di analizzare il testo di Dante da un altro punto di vista.
Il video è piaciuto molto: non solo è stato ap- prezzato da noi, che ci siamo sentiti fieri del nostro lavoro, ma anche dalla nostra professoressa e da altri suoi colleghi. La prof.ssa Valentina Belleri, in particolare, ci ha permesso di entrare in contatto con gli organizzatori del progetto "Fronteggiar Bresciani e Bergamaschi - SicCome Dante”, promosso dalla “Società Dante di Bergamo”; il nostro video è stato selezionato e così, in occasione del Dantedì, sabato 25 marzo, la nostra classe è stata invitata a presentarlo pubblicamente presso l’Auditorium di Santa Giulia a Brescia alla presenza di studenti e docenti provenienti da numerose altre scuole. Ci hanno accompagnato i professori Giuseppe Ungari e Carlo Battaglia.

Noi pensiamo che il cortometraggio sia stato selezionato anche perché come ambientazione avevamo scelto il Castello di Brescia e questo ci ha permesso di valorizzare non solo Dante, ma anche la nostra città che quest’anno, insieme a Bergamo, è Capitale della Cultura 2023.
Il compito di presentare il video è stato affidato a tre di noi: noi due che stiamo scrivendo l’articolo (Greta Bosio e Sofia Lonati) e al nostro compagno Davide Saiani. Il fatto di salire sul palco in tre è stato un ulteriore omaggio all’opera dantesca.
L’incontro era strutturato seguendo la storia della Divina Commedia, un viaggio attraverso le tre cantiche: prima vennero esposti i lavori riguardanti l’Inferno, poi quelli sul Purgatorio e infine il Paradiso. Insomma, una sorta di scalata proprio come quella affrontata dal poeta.
Dopo circa dieci lavori presentati da altre scuole, siamo saliti sul palco per presentare il lavoro che avevamo intitolato “L’Inferno della 4A”. Abbia- mo raccontato com'era nata l'idea del progetto, com’è strutturato, il motivo della scelta dell’ambientazione (il nostro bellissimo Castello), che emozioni ci ha regalato, che ricordi ci ha lasciato. Dopo averci ringraziati, i responsabili del progetto hanno mostrato due brevi momenti del nostro lavoro: La porta dell’Inferno con la celebre frase “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate” e la figura di Lucifero.
Nonostante a ogni lavoro sia stato dedicato uno spazio molto ridotto (per motivi di tempo), è stato bello vedere come la Divina Commedia potesse essere rappresentata in mille sfumature diverse. Infine, gli organizzatori della giornata ci hanno ringraziati per l'attenzione, ma soprattutto per l'impegno e per la realizzazione di bellissimi lavori, che tra video, poesie e recitazioni espressiva ci hanno permesso di scoprire i luoghi di Brescia e Bergamo che Dante ha probabile visitato.
Vi salutiamo con la speranza di continuare a conoscere quest'opera in modo "fantasioso" e con l’augurio di avervi incuriosito almeno un pochino.
Tre Mesi In Inghilterra
Eccomi di nuovo dopo… 12 settimane nel Regno Unito! Dopo il mio ultimo aggiornamento all’inizio di febbraio, sono stati pochi i momenti liberi per scrivervi, e purtroppo nessun articolo è stato pubblicato nel mese di marzo; più giorni trascorrono, più il tempo sembra passare velocemente. Ma invece di contare i mesi rimasti sul calendario, meglio vivere a pieno ogni singolo attimo! Come riassumere due interi mesi in un Paese straniero? Inizierò riprendendo una delle attività già menzionate in precedenza, e che è stata indubbiamente al centro dei miei impegni: Houselights, il club di teatro. Una volta ripresa la scuola il 20 febbraio, quasi ogni pomeriggio dalle 15.30 alle 17.00 si svolgevano le prove per Foremothers, la play messa in scena giovedì 9 e venerdì 10 marzo: “In 1621, 149 women were ship- ped from England to Jamestown, West Virginia, to become brides for the male settlers. These women were volunteers and set off to a world of starvation, war and disease to help save a crumbling colony. In this original 1-hour play, we ask what would compel a person to leave a world they know to start a new life fraught with uncertainty and danger?” Non si tratta dell’opera per cui avevo svolto le audizioni e, dal momento che era stata scritta e progettata direttamente dagli studenti della scuola prima che arrivassi, mentirei se dicessi di avere interpretato un vero e proprio ruolo. Ciononostante, ho avuto la possibilità di essere ugualmente coinvolta: uno dei miei compiti era, ad esempio, quello di aiutare nella preparazione dello spettacolo, assicurandomi che ogni cosa si trovasse nel posto giusto, e sono comparsa anche in diversi atti per transizioni e cambi di scena. Sono talmente numerosi i dettagli a cui prestare attenzione e le correzioni necessarie che alla fine terminavamo sempre alle 17.30. Insomma, tempo di prendere il treno per tornare a casa e qui nel Regno Unito era già ora di cena. Molti membri del cast studiano teatro da anni, sognando di proseguire seriamente in questo settore: di conseguenza, si è trattato di un ambiente veramente stimolante, e sono felice di essermi sentita subito parte del gruppo. Non avendo lezione sabato, le prove si svolgevano a partire della mattina, dalle 10.00 alle 16.00; in aggiunta, un’attrice amica dell’insegnante di teatro, è venuta appositamente da Londra per giudicare la nostra esibizione, che fortunatamente è stata apprezzata. Sebbene l’esperienza sia già giunta a termine, è solo l’inizio: a partire da aprile, dopo le vacanze di Pasqua, avrà inizio la preparazione della play di maggio, per cui ho partecipato alle audizioni e ottenuto una parte. Non si tratta stavolta di un lavoro scritto da noi studenti, bensì di uno spettacolo teatrale già composto: sto parlando di Woyzeck, opera di Georg Büchner, per la quale, sempre che siate interessati, dovrete aspettare il mese successivo!
Diverse sono le esperienze che costituiscono un exchange year, ma una grande porzione è sicuramente occupata dai viaggi. Fortunatamente, in Inghilterra è molto facile viaggiare utilizzando i mezzi pubblici, e grazie ad una speciale Rail Card gli adolescenti tra i 16 e 17 anni di età ricevono il 50% di sconto per tutti gli spostamenti via treno. Ormai Londra sembra diventata la mia seconda città: vi ho trascorso tre intere giornate dal mio arrivo (spendendo solamente £7), e malgrado cominci finalmente ad orientarmi, è così immensa che non basterebbero anni per visitarla veramente. Ogni quartiere è unico nel suo genere (personalmente ho adorato Covent Garden), e i suoi musei conservano alcuni dei capolavori artistici più conosciuti di sempre: dal busto di Ramses II al British Museum ai Girasoli di Van Gogh alla National Gallery; e non importa quante volte visiterete questa città, ci sarà sempre qualcosa di nuovo da scoprire!
Avendo però un po’ nostalgia di casa, mi sono avvicinata anche all’Europa esplorando le White Cliffs di Dover, il punto più stretto del Canale della Manica. Dalle sue meravigliose bianche scogliere, sono riuscita a scorgere in lontananza la Francia. Ci sono voluti 40 mila passi, ma ne è valsa la pena! Un’altra città che ho avuto occasione di visitare è Oxford: la mia associazione, EF, ha organizzato alla fine di marzo un weekend aperto a tutti gli exchange students attualmente in UK, e ho avuto così la possibilità di trascorrere due magnifici giorni in compagnia di nuovi ragazzi provenienti da ogni parte del mondo; Germania, Svizzera, Danimarca… persino Giappone! E non importa dove si posi lo sguardo, sarà sempre possibile scorgere un edificio parte della Oxford University! Oscar Wilde, Einstein, J.K. Rowling, C.S. Lewis anche nell’angolo più nascosto si respira il clima universitario; centro vivace e accogliente, è stato fonte di ispirazione per numerosi personaggi i cui nomi hanno lasciato un segno nella storia! E, come si dice, non c’è Oxford senza Cambridge! Durante le vacanze di Pasqua, io e la mia coinquilina Kathi abbiamo trascorso qui un’altra giornata. Leggermente più piccola e tranquilla di Oxford, si tratta di una cittadina altrettanto stimolante: se nella prima mi sono trovata nella sezione proibita di Harry Potter, qui ero quasi sotto l’albero dove Newton fu “colpito” dalla caduta di una mela. Piccola curiosità: in entrambe le città si trova un ponte denominato “Bridge of Sights”, nome ispirato proprio dal Ponte dei Sospiri di Venezia.
Sempre durante le vacanze, mi sono spostata per la prima volta nel nord dell’Inghilterra con la mia famiglia ospitante. Tre destinazioni, Chester, Manchester e Liverpool, e tre città completamente differenti. Il suffisso -chester deriva dal latino castrum, termine utilizzato per indicare l’accampamento militare dal quale poi si sono evolute le città! Proprio a Chester si trova il più grande anfiteatro romano conosciuto nel Regno Unito. Non essendo una grande fan di calcio, non vorrei deludere dicendo che a Manchester non sono andata in nessuno stadium in compenso, in quanto una delle prime città protagoniste della rivoluzione industriale, ho visitato il Science and Industry Museum, così come la sua Art Gallery. Tutt’altro genere è Liverpool, la città dei Beatles! Molto spesso, soprattutto se non si ha molto tempo a disposizione, il modo migliore per esplorare una nuova città è lasciarsi guidare dal proprio istinto, seguendo le strade e le persone che la animano. E non dimentichiamo: è stata anche l’occasione di sentire un accento inglese del tutto diversa da quella a cui sono abituata a Margate. Con tutte queste visite si rischia quasi un calo di energie. Niente panico: in Inghilterra il cibo per ricaricarsi non manca di certo, anzi! Sfido chiunque a negare di avere bisogno di camminare dopo un Full English Breakfast di prima mattina. Pur essendo l’opposto delle mie abitudini alimentari, non potevo di certo tornare in Italia senza averlo provato almeno una volta: bacon, sausages, eggs, black pudding, backed beans, tomatoes, mushrooms, toast… enough! Un’altra specialità che gli inglesi adorano sono sicuramente le Pies: Chicken Pie, Fish Pie, Cottage Pie, Sheperd’s Pie… una per ogni giorno della settimana. Adattarsi al cibo è molto difficile per me, e malgrado sia comunque riuscita ad aprirmi per il salato, di dolci non ne mangio molti nemmeno in Italia. Per il momento, gli unici ad aver provato sono stati Apple Crumble e Bread and Butter (che corrisponde alla vera e propria traduzione). Visti gli indimenticabili momenti e le meravigliose persone che sto conoscendo qui, la cucina italiana mi manca a volte di più della mia stessa famiglia. Una sera ho deciso di preparare per tutti un tradizionale risotto allo zafferano, ma sono rimasta abbastanza delusa quando, vista l’espressione del mio host dad, ho intuito che il risotto della mia host mum (condito con bacon, pollo, piselli, zucca e formaggio) era più di suo gradimento!!!
Dal momento che scrivo durante le vacanze di Pasqua, la risposta è sì, anche qui si mangiano le uova di cioccolato; tuttavia, a differenza dell’Italia, i bambini non le ricevono semplicemente come regalo: tipica è invece la Easter Hunt, una caccia al tesoro il cui scopo è proprio trovare le uova che sono state nascoste. Per quanto riguarda altre tradizioni, personalmente non posso testimoniare nient’altro; dal momento che mi trovavo a Manchester, la nostra è stata più una Pasqua da turisti che una vera e propria giornata di festa, ma anche chiedendo alla famiglia e agli amici particolari ricorrenze, non ho avuto l’impressione di una festività particolarmente celebrata.
Spero che a Brescia si inizi a percepire un clima primaverile. Qui descrivere il tempo sarebbe come cercare l’ago nel pagliaio: esco di casa la mattina con un sole che promette una giornata favolosa, e torno la sera minacciata da vento e pioggia; mi alzo infreddolita alle 6.00 del mattino, alle 21.00 sono in maniche corte! Dico solo, però, che indosso ancora lo stesso cappotto che portavo a gennaio!
A scuola va tutto bene per il momento, non ho particolari novità da raccontare, solamente il fatto che, vedendo tutti i miei compagni impegnati nella scelta dell’università, ho l’impressione di essere in ritardo nella tabella di marcia, e a volte la mia mente invece di essere concentrata sui libri del Sixth Form è proiettata verso quelli che la attendono tra due anni! Sicuramente so la prima cosa da iniziare a fare una volta tornata in Italia. Sfortunatamente, non sono molte le foto che posso mostrarvi: un piccolo “incidente” è accaduto a
Londra, non molto tempo fa, e che sto ancora cercando di risolvere. Evidentemente cominciavo a prendere troppa confidenza con la città, quindi vi darò un consiglio scontato: se doveste mai trovarvi a Borough Market, insieme a centinaia di altre persone, ricordatevi di non lasciare il telefono nella tasca del cappotto, a meno che non desideriate recarvi dalla polizia per denunciare un caso di pickpocketing! Niente paura però, nulla di grave è successo, e ora sono anche molto più serena: se sono sopravvissuta un giorno a Londra senza alcuna possibilità di comunicare, cosa potrebbe mai succedermi ora?