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LOTTO, ROMANINO, MORETTO, CERUTI

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MAGYAR HÍREKBŐL

MAGYAR HÍREKBŐL

Visitare una mostra d’arte a Brescia

Il 29 marzo la 4°AAFM ha avuto occasione di visitare la grande mostra “Lotto Romanino, Moretto, Ceruti. I campioni della pittura a Brescia e Bergamo” presso il palazzo Tosio Martinengo Di Brescia. Le opere esposte ci hanno permesso di intraprendere un percorso artistico dal Cinquecento al Settecento, passando attraverso il secolo del Barocco, un movimento complesso caratterizzato da estrosità, fantasia, contrapposizione di luce e buio, esagerazione, gusto del bizzarro, riflessioni religiose, pensieri sulla precarietà dell'esistenza e la fugacità del tempo.

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Il primo quadro che la guida ci ha mostrato era un dipinto di Alessandro Bonvicino, detto il Moretto (1498-1554), uno degli artisti più importanti del Cinquecento bresciano: a un primo sguardo le figure ritratte sembravano solo due, una giovanissima Vergine Maria dalla carnagione chiarissima e la cugina Elisabetta, molto più anziana con numerose rughe a solcarle il volto. Il nostro occhio va sempre a cercare punti più luminosi, in questo caso le due figure femminili e la finestra da cui proviene la luce; prestando maggiore attenzione, tuttavia, ci si accorge che in realtà i personaggi sono tre: il terzo, San Giuseppe, viene inizialmente trascurato perché è messo in secondo piano, è avvolto dal buio. Qui l’uomo

Natura dà respiro all’intera scena.

non entra nella scena principale: il suo ruolo è quello di osservare la scena. Protagoniste sono le donne e le loro mani: segnate dalla fatica quelle di Elisabetta, candide e delicate quelle di Maria. Sembrano appartenere a ceti sociali diversi. Fuori dalla finestra si intravedono gli elementi naturali: l’acqua, gli alberi, la montagna La

Tra gli esponenti dell’arte bergamasca, invece, molto importante è il pittore Lorenzo Lotto (1480-1556); egli era veneziano in un’epoca in cui Venezia era dominata dall’arte di Tiziano: tutti i pittori che volevano essere definiti tali, si sentivano in un certo senso obbligati a dipingere come lui. A Lotto tuttavia non piaceva; egli era un uomo molto inquieto: una volta lasciata Venezia, prima arrivò nelle Marche, poi tornò nel nord d’Italia e nel 1512 si trovò a Bergamo. All’epoca Bergamo era una città piccola e c’erano solo dei pittori locali. L’arte di Lotto era di tutt’altro livello: sapeva dipingere in modo elegante, con tonalità e punti di luce potenti. Tutti iniziarono a chiedere le opere di questo artista che sembrava veramente superiore alla media. Fu la fortuna di Bergamo che da quel momento in poi divenne la piccola Venezia dell’Arte. Tutti i pittori del contesto cittadino non riuscirono più a dipingere in modo diverso: si sentivano obbligati a seguire un uomo così influente dal punto di vista artistico. Fu anche la sfortuna di Brescia, che invece non ebbe mai un artista dello stesso calibro. Che cosa raffigura il dipinto di Lorenzo Lotto simbolo della mostra? Una natività. Il Bambino Gesù è estremamente luminoso: sembra proiettare luce verso l’esterno. La Vergine Maria è giovanissima, sembra più una sorella che una madre. Lotto ama molto le donne con i capelli mori e questa è una delle prime tavole in cui la Madonna è ritratta con i capelli scuri. È caratterizzata da una bellezza irreale, tipicamente cinquecentesca: ovale perfetto, occhi grandi, naso sottile, labbra sottili. Nell’opera sono presenti anche uno scoiattolo e una donnaavara; sono entrambi simboli di morte legati al bambino. Nel Medioevo, infatti, c’era la credenza che lo scoiattolo fosse un animale in grado di prevedere il futuro. E il futuro del piccolo Gesù sarà la mote in croce. Gli adulti sono in posa, non effettuano nessun movimento, mentre il bambino sta facendo una torsione: si sta girando verso la madre perché è spaventato dall’animale nervoso.

Infine un altro artista importante è Giacomo Ceruti (1698-1767). In un suo quadro notiamo un nobile che mostra la sua potenza in termini di ricchezza: indossa infatti un abito di colore scuro. L’uso del nero per l’abbigliamento si diffuse molto nel corso del Barocco, era considerato il colore del lusso.

Il primo dettaglio che notiamo nel quadro è lo sguardo fuori asse. Si tratta di un ritratto molto aggressivo, completamente opposto rispetto all’equilibrio che caratterizza la pittura rinascimentale, dove prevale il senso dell’armonia e perfezione. Il viso frontale è stato voluto dal pittore. La mano è abbandonata mollemente, è una sorta di mano morta, non ci sono energie in quella braccia. Probabilmente si tratta di un braccio non funzionante, questo uomo sembra avere delle difficoltà fisiche. Questa opera non piacque e non venne pagata proprio perché venne percepita come troppo realistica, eccessiva.

Ceruti è famoso per aver ritratto numerosi personaggi poveri. I loro volti sono brutti: il pittore non andava a cercare armonia e eleganza; era interessato a un feroce realismo. Oltre a essere poveri sono sporchi: si nota uno strato di polvere che rimane sulla pelle. I dettagli sono importantissimi nelle sue opere. Il colore dei vestiti è quello che ci permette di riconoscere il ceto sociale. Messi da parte il rosso, il verde e il blu, dominano i toni dell’ocra e del marrone. Solo la cornice, costosa e di buona fattura, non ha nulla a che fare con la miseria. Per quale motivo un uomo ricco dovrebbe essere interessato all’acquisto di opere di questo tipo? È una questione di contesto: all’epoca più del 70 % della popolazione viveva sotto la soglia della povertà. Era una problematica sociale, che andava risolta. Bisognava intervenire altrimenti la città avrebbe rischiato di crollare e spettava ai più benestanti interessarsi al compito. Commissionare al pittore dipinti di poveri era un chiaro segno di interesse. Significava non essere indifferenti.

Ying Chen, 4°AAFM

The Other Woman

Gemma Donati, la moglie di Dante

Dante Alighieri è tra i personaggi più celebri del nostro Paese, è il padre della letteratura italiana. Le sue opere richiamano sempre alla mente la donna angelo, la figura che più permette all'autore di avvicinarsi a Dio. È noto a tutti che la donna angelo di Dante, la sua Musa più grande fu la bellissima Beatrice, la cara fanciulla che non visse a lungo, ma che Dante mai dimenticò. Eppure esisteva un’altra donna, la moglie Gemma Donati, di cui non si è mai saputo abbastanza, tanto che fu considerata come la "donna ombra" di Dante.

È a lei che si ispira la scrittrice Marina Marazza nel romanzo La moglie di Dante, edito da Solferino nel 2021, ricostruendone la storia.

La relazione tra Gemma e Dante non ha mai avuto una crisi vera e propria, ma quanto si amavano davvero i due? Su Gemma non sorge alcun dubbio: ha lottato da sempre per avere il poeta al suo fianco, amava la sua compagnia più di qualsiasi cosa e fu colei che soffrì maggiormente la sua mancanza, sia per quanto riguarda l'esilio che per quanto riguarda la fine della sua vita. Su Dante, invece, potremmo nutrire qualche incertezza. Il giorno in cui Gemma lo supplicò di sposarla, il poeta era ancora notevolmente addolorato per il decesso della sua dolce amata. Sarà stato coi piedi per terra quando ha preso la decisione di accettare la proposta? Oppure lo fece per pietà e disperazione?..

Dante era un uomo pieno di orgoglio, un orgoglio per sé stesso che superava di gran lunga l'amore che provava per la sua famiglia. In caso famiglia, per sua moglie, per i suoi figli, avrebbe esitato a ritornare dalle persone che ama di più?

In sostanza Gemma ha risentito di questa carenza, una carenza di affetto, un vuoto che provava quotidianamente man mano che i giorni passavano e Dante a casa non poteva venire più.

Per concludere, lascio sotto la traduzione di un pezzo della canzone di Lana del Rey, The Other Woman, una sorta di colonna sonora della vita della moglie di Dante:

"… E quando il suo vecchio uomo la chiama Lui la troverà ad aspettarlo come una regina solitaria perché essere al suo fianco è un tale cambiamento dalla vecchia routine! ma l'altra donna piangerà sempre durante il sonno l'altra donna non manterrà mai il suo amore e mentre gli anni passano, l'altra donna trascorrerà da sola la sua vita. " contrario, risulterebbe inspiegabile il motivo per cui decise istantaneamente di rifiutare la proposta di ritornare dall’esilio, pagando una somma di denaro. Un uomo che dà tutto sé stesso per la sua

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