6 minute read

MAGYAR HÍREKBŐL

I Hungaricum che non avresti mai saputo senza il Lunarfollie! Da gennaio, verranno istituite in Ungheria le suddivisioni regionali in castellati (vármegyék) e non più in contee (megyék)

Sembra una fiaba ma non lo è. L’Ungheria, dopo questo cambiamento a livello nazionale, è diventata l’unica nazione europea ad avere, come suddivisioni regionale NUTS 3, i castellati. Ma che cosa significa castellato? In origine l’Ungheria, agli inizi dell’XI secolo, aveva un vasto territorio che si estendeva dall’Istria fino alla Bucovina (attuale Ucraina e Romania) e lo stato non riusciva a gestire tutti i territori. Allora l’Ungheria al tempo che cosa fece? Ovvio, ha attuato un sistema vassallatico, dove ogni sua porzione di territorio, venne governata da un signore locale chiamato Ispán che venne a seguito accompagnato da un suo vice Alispán. Questi Ispánok ebbero i loro castelli al cui interno si trovavano qualsiasi genere di carica, dal clero fino ai messaggeri del territorio. A differenza del vassallaggio italiano, il vassallaggio ungherese funzionò alla grande e rimase intatto fino a quando finì l’era ottocentesca ed entrò in politica Horthy Miklós e in seguito si diffuse il socialismo ungherese. Infatti, durante il socialismo, venne abolito il castellato e venne introdotta soltanto la contea. I territori rimasero gli stessi ad eccezione degli ex territori che possiamo trovare in Croazia dall’Istria alla Slavonia, in Serbia con la Vojvodina (Vajdaság), in Romania con la Transilvania (Erdély), in Ucraina con la Zakarpatia/Transcarpazia (Kárpátalja) e in Slovacchia con i territori centro- meridionali, che vanno dalla capitale Bratislava (Pozsony) fino a Košice (Kassa), territorio chiamato dai Magiari Felvidék. Va bene la descrizione territoriale e storica, ma per quale motivo allora l’Ungheria ha preso nuovamente la decisione di ritornare al castellato? Non c’è un vero motivo, si sa soltanto che il partito del FIDESZ, per eliminare le tracce del ex socialismo ungherese, ha deciso di investire nella cultura nazionale non soltanto nella capitale Budapest, ma anche nelle altre 19 regioni ungheresi.

Advertisement

FONTE https://index.hu/belfold/2023/01/02/ varmegye-megye-kozigazgatas/

Sapevate che in Ungheria tutti i libri scolastici sono gratuiti e anche scaricabili online come PDF da usare a scuola o a casa?

Da matematica, letteratura , chimica ed informatica, fino alla grammatica della lingua italiana, russa ed addirittura giapponese? Impressionate direte. Ma sapevate che in Ungheria ogni anno le edizione dei libri cambiano e vengono addirittura pubblicati online gratuitamente per tutte le classi e scuole? La scuola in questo modo non si deve incasinarsi sulla scelta del marchio e dell’edizione del libro e i genitori degli studenti non hanno alcuna tassa da pagare per i libri! Trovate tutti i libri scaricabili su questo link: https://www.tankonyvkatalogus.hu

L’Ungheria nel 2024 ospiterà per la primissima volta in UE il campus universitario Fudian, 复旦大学 , il più grande del mondo al di fuori della Cina! Secondo il governo ungherese, la Fudan University creerà un'opportunità unica per gli studenti di nazionalità ungherese, cinese e di altre nazionalità per ottenere diplomi, completare specializzazioni e approfondire le proprie conoscenze. L'istituzione desidera incoraggiare la ricerca congiunta e progetti educativi con università ungheresi ed europee. Secondo i piani, 6-8mila studenti di 500 docenti potranno studiare presso le facoltà di economia, scienze umane - scienze sociali, scienze naturali - ingegneria e medicina. Secondo la prestigiosa classifica internazionale, QS World University Ranking, Fudan è la 34esima migliore università del mondo. Circa 4.500 istruttori dell'Istituto con sede a Shanghai insegnano a più di 30.000 studenti. Fudan è il primo in Ungheria a lanciare la propria formazione all'estero.Citando una proposta ministeriale, il portale investigativo Direct36 ha riferito che la costruzione, stimata dal governo ungherese in 540 miliardi di HUF, sarebbe stata realizzata in gran parte con materie prime cinesi, manodopera cinese e in gran parte con prestiti cinesi, che l'Ungheria avrebbe pagato.

FONTE: https://www.napi.hu/ingatlan/orbankormany-kina-hitel-fudan-egytem-diakvarosepites.727959.html

QUESTO ERA TUTTO, VISZLÁT LUNARDI DIÁKOK!

再见 LUNARDI 的学生!

Nazar Vodopyan, 3°FL

«Voglio vivere d’arte»

Una giovane conversazione di morte speranze

«Ma tu cosa vuoi fare da grande?» mi chiede Francesca, una bimba che frequenta il doposcuola dove presto servizio «La professoressa di filosofia, una maestra dei bimbi grandi come me» «Ma come, tu sei già maestra!». Mi viene da ridere, e capisco sia inutile spiegare la differenza tra il ruolo di un’insegnante come la maestra Laura, e il mio di semplice aiutante. La incito a continuare i compiti, perché la lettura di una filastrocca sull’ utilizzo di “QUA / QUE/ QUI / QUO” mi sembra, al momento, più stimolante di una discussione a senso unico sulla mia irrazionale paura del futuro, e il senso di smarrimento che mi provoca pensare al mondo del lavoro. In 28 ore la mia vita si ribalta, due facce della stessa medaglia, due personalità molto diverse che si respingono e contemporaneamente coesistono, un po’ come Dr

Jekyll e Mr Hyde. Dal soleggiato e speranzoso giardino del “Punto ragazzi”, circondata da margherite e bambini, sono seduta ad un tavolo di plastica con due bottiglie di birra. Una è quasi finita e l’altra vuota è usata come posacenere, un pacchetto di patatine che nessuno sembra aver voglia di finire è aperto al centro e la mia borsa sembra stare per esplodere da quanto è piena di cose inutili. La domanda è sempre la stessa, ma con uno stile ed aspirazione diversa: «Gnari, ma voi cosa fate finite le superiori?». Il temibile confronto con il futuro per me è inevitabile; già bambina, quando a Carnevale tutti inscenavano lavori di ogni tipo poliziotti, dottori, meccanici, pompieri Solitamente opto per la mia semplice, ma efficace mossa: «Sempre che riesca a finire le superiori…» seguita da una risata sar- castica. Un po’ ipocrita da parte mia, non disdegno la mia media scolastica, ma questa rapida battuta è abbastanza per cambiare argomento. Questa volta non scappo, sarà la stanchezza o l'odore di fumo che condividiamo, ma siamo sullo stesso “piano spirituale”. Siamo come connessi spiritualmente, è difficile da spiegare. sognare in grande. Osservo accanto a me la creatività in persona. In un mondo in cui vorrei solo qualche momento di pace e silenzio, sarebbe l’unica persona che inviterei a parlare. Noto lo sguardo di chi lo ascolta, catturato dalla sicurezza che emana. Sembra che sappia sempre cosa fare, cosa dire, quando farlo, quando dirlo.

Vedo il suo desiderio forte di condividere qualcosa, interamente o solo in parte, spudorato o criptico. Una persona che si concede il lusso di sognare per qualche minuto al giorno, scorrendo le storie su Instagram e ascoltando le loro parole indossando un ingombrante paio di cuffie blu.

Se guardo al futuro, ci sono un “PIANO A” e un “PIANO B”. Il “PIANO A” è semplice, comodo, sicuro, anche rassicurante. Non per questo meno affascinante. L’altra parte di me invece combatte sferrando calci e pugni, per tenere in vita il

«Il top sarebbe scegliere di unire passione e lavoro. Ho fatto una ricerca per la scuola, una specie di presentazione tipo curriculum di un mio idolo, un modello di vita a cui aspiro. Ho scelto un uomo giapponese, non ricordo il nome, ha iniziato lavorando come meccanico… e ha trasformato la sua passione in un impero. Modifica auto, praticamente è un’arte, e sceglie personalmente i propri clienti». Il soggetto in questione è Kazuhiko “Smokey” Nagata, fondatore del progetto “Top Secret”. Non ho grandi conoscenze in materia, forse nessuna, ma visto coi suoi occhi sembrava il lavoro più bello del mondo. Dall’alto del mio “egocentrismo liceale” questa surreale convinzione che mi è stata inculcata che uno studente liceale sia più intelligente di uno del tecnico scricchiola, mi sento incredibilmente ignorante. Trovo, però, così affascinante ascoltare le parole di una persona tanto appassionata a ciò che sta raccontando. Nonostante la mia ignoranza, quando lo ascolto parlare davanti a me ho la sensazione di star apprendendo una conoscenza vastissima. Diventa “magicamente” interessante anche un argomento a me tanto estraneo. Dovrebbe farti sentire così parlare del tuo lavoro.

«Voglio vivere di arte. Viaggiare, non tanto per scoprire nuovi posti o vedere il mondo, ma per le persone. Voglio VIVERE le persone. Questo ti fa sentire vivo. Vorrei andarmene e non dover preoccuparmi di trovare un lavoro che mi assicuri un’occupazione o uno stipendio fisso, ma…»

È quel “ma” la maledizione, «Io vorrei fare ma». Siamo abbastanza grandi per capire cosa ci appassiona davvero, ma troppo grandi per

“PIANO B”. Quella minuscola forza di sognare cerca di mettere in discussione la dittatura del “PIANO A”.

Ripenso a quella domanda. Probabilmente quella primordiale forza sognatrice è una piccola Ilaria della stessa età di Francesca, che indossa uno stupido costume da infermiera. Non ho mai voluto essere un’infermiera, ma il costume che volevo io non esisteva. Se fossi ancora in grado di sognare, sarei una scrittrice. È sempre stata la mia risposta. Non la giornalista, la scrittrice. Non scriverei seguendo scadenze o linee guida. Non cercherei l’approvazione di nessuno. Sarei semplicemente una scrittrice. Seduta a quel tavolo non l’ho detto. Lo dico ora.

«Lo vorrei fare… ma»

Ilaria Piceni, 4DL

This article is from: