IL CENACOLO DELL’ALLORI TORNA AL SUO POSTO AL MONASTERO DI ASTINO
UNA STORIA TUTTA M.I.A. INTERVISTA CON FABIO BOMBARDIERI
Fabio Bombardieri, commercialista, presidente nonché pro-pulsore della Fondazione MIA, con il suo impegno, quello dei suoi consiglieri e della struttura della Fondazione, ha portato a compimento in tempi ragionevoli il restauro del Complesso di Astino. Dalla sua presidenza in poi la macchina si è mossa in maniera ostinata e contraria ai tanti che, di quell’eremo bellissimo, avrebbero voluto farne magari un lussuoso resort, che, detto tra noi, sarebbe stato la fine del mondo. Ma così non è stato e, con la lungimiranza di chi ha oltre 750 anni di storia alle spalle, la Misericordia Maggiore ha prima acquistato l’immobile e successivamente ha messo mano alla sua resurrezione. E, due settimane fa Fabio Bombardieri, visibilmente orgoglioso, ha potuto presentare al mondo il ritorno in convento del dipinto dell’Ultima Cena di Gesù tra gli apostoli che, dopo qualche mal di pancia, è stato riposizionato nel refettorio da dove era stato asportato dal Comune (quando era proprietario dell’ex convento) e piazzato a Palazzo della Ragione in attesa di futuri sviluppi…
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FABIO BOMBARDIERI PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE M.I.A.
Non
bisogna mai dimenticare che la Misericordia Maggiore o MIA (nell’abbreviazione storica che l’ha evidenziata nei secoli) sorse a Bergamo nel 1275 come sodalizio spirituale e caritativo per opera di due domenicani, il Vescovo Erbordo e il beato Pinamonte da Brembate, che ne dettò la regola originaria. Il soccorso dei poveri, degli infermi, dei carcerati e degli altri bisognosi fu l’obiettivo della Misericordia, le cui prime rendite furono le offerte raccolte tra i Confratelli; si aggiunsero quindi beni e lasciti, legati ed eredità che col tempo e grazie ad una accurata amministrazione si accrebbero fino a costituire un ingente patrimonio.La Misericordia divenne il principale punto di riferimento per quei diffusi orientamenti dei laici conosciuti come “rivoluzione della carità”. Attuò un’assistenza a tutto campo, che si rivolgeva all’intera cittadinanza e copriva l’intera città, tutto il territorio del medioevale “Comune di Bergamo”, cioè l’attuale territorio di tutta la provincia.
“Mi spinse Friedel Elzi - ci racconta - ad andare a vedere il quadro e, dopo aver visto dov’era stato sistemato, ne parlai con il sindaco e concordai che, una volta terminati i lavori, il quadro sarebbe dovuto tornare al suo posto cioè ad Astino. Sorridendo gli dissi che, se così non fosse stato, avrei fermato i lavori di ristrutturazione. Scherzavo, ma non troppo. Il Sindaco ha subito condiviso l’importanza dello spostamento e mi ha subito promesso che il dipinto sarebbe ritornato dov’era, una volta superati i problemi burocratici. Il Comune avrebbe voluto fare una donazione ma, per problemi con l’avvocatura, abbiamo risolto con un comodato d’uso di trent’anni… Un domani si vedrà. Il restauro è durato parecchi mesi ed è stato effettuato presso il Credito Bergamasco, nella sala del Consiglio, dove potevo vederne i progressi ogni volta che questo veniva convocato. Nel frattempo la Sovrintendenza ha iniziato a chiedere garanzie sulle caratteristiche del luogo dove sarebbe stato ricollocato, cioè nella sala del refettorio, vincolandoci ad eseguire modifiche per i particolari impianti necessari alla giusta climatizzazione. In seguito, avanzò l’ipotesi di riportarlo ad Astino non nella parete originaria, ma in quella di fronte, sopra la porta di ingresso, quando invece quel dipinto è nato per stare proprio lì sotto le tre lunette… Poi sembrava che l’iter autorizzativo si fosse arrestato. Ho dovuto combattere ma, alla fine, L’ultima Cena è nel posto dove è stata per secoli. L’unica cosa che non mi piace molto è la cornice, perché determina un divisione netta fra il dipinto e le tre lunette con gli affreschi sulla Terra Santa, ma ho capito che è necessaria per l’affissione in sicurezza dell’opera”. Un bel successo, un altro traguardo raggiunto… “Sì però vorrei che il Cenacolo dell’Allori servisse anche per attirare l’attenzione su quanto realizzato sottoterra e magari non così bello da vedere. È un dovere di rendiconto ma anche utile a capire come fare per utilizzare una struttura così delicata senza invaderla. Rendere la struttura idonea a svolgere nel corso dell’intero anno attività culturali, di convegnistica oltre che le attività di ristorazione nelle cantine, ha comportato la realizzazione di importanti impianti di riscaldamento e raffrescamento oltre che un innovativo sistema di cappe e impianti, anche di aspirazione, realizzati nel sottosuolo”. Cos’è per lei Astino? “Un luogo magico. Quando c’è stato il G7, mi ricordo che sono accaduti alcuni contrattempi perché i delegati dei vari Paesi non volevano più andare via. Secoli di storia e di attività monastica hanno lasciato un segno. Appena entri ti dà una grande pace ed è vero che non si riesce ad andare via”. Com’è che si diventa Presidente della Mia? “Nel mio caso, dopo 25 giorni che dicevo di no alla proposta: mi è venuto in mente mio padre che mi avrebbe tirato i piedi di notte perché rifiutavo un impegno civico e alla fine ho detto di sì. Ma la prima risposta che diedi al