Lunarfollie Dicembre 2021

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Anno 30 Numero 3

I.I.S. LUNARDI - BS

Dicembre 2021

Buon Natale Brescia

Piazza Duomo - Brescia

il progetto proposto da Palazzo Com’è bella la varietà delle persoLoggia e offre numerosi eventi lene anche a Natale! C’è chi è progati alla musica e all’arte, con la fondamente innamorato di questa speranza di poter tornare a goderfestività e già da ottobre inizia i ci le feste, seppur con la massima preparativi per l’albero e chi, al precauzione, nella maniera più contrario, vorrebbe svegliarsi direttamente il 7 gennaio. Mentre alcuni impazziscono per trovare i regali perfetti, iniziando a pensarci con un anticipo di due mesi, altri si riducono ogni anno al 24 Dicembre appena prima della chiusura dei negozi. Se qualcuno sceglie di fare le valigie prendendosi una pausa dalla propria quotidianità e lanciandosi alla scoperta di nuove tradizioni festive, altri preferiscono invece rimanere nei pressi della propria città, cercando di sfruttare il tempo a disposizione per rilassarsi e stare vicino alla famiglia. Ed è così che la magica atmosfera di fine anno illumina anche la nostra città: il tempo del Natale è stato ormai inaugurato a partire dal 27 novembre con l’illuminazione delle piazze e delle vie e si protrarrà fino al 6 gennaio. Per coloro che hanno deciso dunque di non allontanarsi, Buon Natale Brescia è Fiorinsieme di inverno, Piazza Sant’Alessandro

normale possibile. Per l’intera durata del periodo natalizio verrà allestita l’opera Fiorinsieme d’inverno, una manifestazione curata dall’Associazione Florovivaisti Bresciani grazie alla collaborazione e al supporto del Comune di Brescia. Nato con lo scopo di trasformare la città in uno spazio ricco di verde, quest’anno l’evento colorerà il cuore di Brescia secondo lo spirito natalizio: gli allestimenti scenografici a verde creeranno un vero e proprio giardino d’inverno in tre punti diversi del centro storico: sotto il portico della Loggia, all’interno del cortile di Palazzo Broletto ed, infine, nella Piazzetta Sant’Alessandro. Domenica 19 ci aspetta una giornata densa di attività tutte da scoprire: è l’iniziativa Natale con chi vuoi. In Corso Zanardelli, per esempio, si terranno nel pomeriggio due concerti: il primo, caratterizzato da un vasto repertorio di generi che spaziano dallo swing e dal balkan fino al

IN QUESTO NUMERO: Mercatini di Natale pag. 3 Il Castello di Neuschwanstein pag. 4 Una vita in un anno pag. 5 Intervista a Ninon pag. 8 Strappatemi la lingua... pag. 9 Trasporti pag.12 Flop COP 26 pag.13 Československo pag.14 Diario di bordo pag.16 La Chimera pag.18 Anime & Manga pag.20 Lo Schiaccianoci pag.22 Un dolce Natale pag.23


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Corso Zanardelli - Brescia

blues e al funky, alle 15.00; il secondo, dove si scatenerà la vera anima del Natale con le canzoni della tradizione, alle 17.00. Molto interessante è poi anche lo spettacolo teatrale Come gli A ngeli nel cielo, organizzato dal Silence teatro e che vedrà i suoi artisti esibirsi non in un singolo punto, ma nelle tre piazze principali del centro storico (Vittoria, Loggia e Duomo) spostandosi di volta in volta. Rimanendo in tema eventi itineranti, sarà possibile incontrare per tutte le vie della città anche trampolieri, vestiti ovviamente secondo i costumi natalizi, e zampognari, suonatori dell’antico strumento musicale caratterizzato dalla presenza di più canne sonore. Inoltre, potreste tornare a casa ancora più soddisfatti con il regalo di un ritratto realizzato da un Babbo Natale caricaturi-

LUNARFOLLIE sta! Iniziate finalmente a banco, una commedia intensa e sentire l’aria di feste? divertente, che vede come protaCon il programma Setti- gonisti una coppia di ciarlatani mane Barocche del Teatro saltimbanco incaricati di prepaGrande, martedì 21 alle rare uno spettacolo in onore del 20.00 ci sarà nella Sala principe Enrico III di Valois, in Grande il Concerto di Na- cui la più grande storia d’amore tale, mentre giovedì 23 di- che sia stata mai scritta prende cembre è in calendario forma e si deforma nel mescolarun’ulteriore iniziativa: si di trame, dialetti, canti, imNotte magica. Musica sa- provvisazioni, suoni e duelli. cra e popolare dell’Av- Gli eventi sono, dunque, tutt’alvento con altri 2 concerti: tro che limitati. Tuttavia, non soalle 20.45 si terrà presso lo nel centro cittadino si respira lo Spazio MO.CA un concerto per aria di festa: dalle montagne inorgano e due cornamuse, mentre al nevate della Valle Camonica alle Teatro Santa Giulia del villaggio sponde del lago di Garda la proPrealpino si svolgerà alle 21.00 il vincia di Brescia accoglie i visiConcerto di Natale con l’Orchestra tatori con presepi, mercatini e “Musical-mente” e la partecipazione tradizioni natalizie. del Coro Bimbi dell’Istituto S. Maria Per citarne alcuni, il Presepe videgli Angeli, del Coro Kick Start e vente di Sarezzo in Val TromSoul Musical-mente Sisters. pia, inaugurato nel 1996 e oggi Le attività non terminano qui: dal 27 uno dei più conosciuti della dicembre al 2 gennaio i residenti e/o Lombardia, è un emozionante nati del Comune di Brescia potranno viaggio di circa 30 stazioni diinfatti accedere gratuitamente ai Musei Civici, e la Pinacoteca sarà straordinariamente aperta il giorno di Natale dalle 16:00 alle 20:00. Infine il Teatro Sociale, per concludere il 2021 e celebrare l’inizio del nuovo anno, metterà in scena il 31 dicembre alle 21.30 Romeo e Giulietta. L’amore è saltim- Presepe galleggiante Desenzano del Garda

REDAZIONE ABATTI VALENTINA, 4°AL BAJENARU VANESSA, 3°FL BUIZZA LAURA, 3°BT CARATTI CRISTIANO, 3°BT CEBOTAREAN NIKITA, 3°ER COMINCIOLI CAMILLA, 3°AL DALL’ERA CATERINA, 2°AT FAUSTINONI VALENTINA, 3°EL FRANCESCHINI ELISA, 3°FL LIN YAXING IVANA, 4°A AFM PICENI ILARIA, 3°DL SCHIVARDI JENNIFER, 4°CL SENES ELISA, 3°CR VODOPYAN NAZAR 2°FL

Prof.ssa PAOLA MANGIA Tutta la classe 3°B AFM

prof.ssa Rita Pilia prof.ssa Elena Bignetti prof. Antonello Ratta Composizione e stampa a cura di Lino Martinazzoli Lunarfollie viene pensato, prodotto, stampato e distribuito presso il CIMP dell’ IIS “A. LUNARDI” via Riccobelli, 47 Tel. 030/2009508/9/0 Email: lunarfollie@lunardi.bs.it


LUNARFOLLIE stribuite a zig-zag in mezzo al bosco e con più di 100 personaggi colti nelle scene di vita quotidiana e impegnati negli antichi mestieri: da fabbri e falegnami a fornai e lavandaie, manichini vestiti con gli abiti della tradizione locale. A Caino viene invece allestito dal 1992 su una superficie di 400 mq il Grande Presepio Meccanico, caratterizzato da personaggi mossi meccanicamente ed illuminati la notte da centinaia di piccole luci. La sera è, infatti, senza dubbio il momento ideale per visitarli, quando risplendono di luci e nell’aria echeggiano le note di melodie natalizie. Nel Borgo di Bagolino, in Valle Sabbia, non uno bensì oltre un centinaio di presepi, allestiti grazie alla partecipazione dell’intera popolazione, attende di essere visitato lungo un percorso segnato da una stella cometa gialla che si snoda per oltre 6 km all’interno e al di fuori del centro abitato. A Desenzano del Garda il simbolo del Natale è lo scenografico Presepe Galleggiante nel Porto Vecchio. La novità di quest’anno è però la mostra, presso la Galleria Civica, Il presepe nel segno della tradizione e della creatività popolare, in cui le consuetudinarie scene del presepe sono ambientate ai giorni nostri, trasformandosi così in opere dai contenuti tematici molto particolari, come il presepe realizzato in tempo di Covid19. Per concludere, anche Monte Isola nel lago di Iseo è animata da luminarie a tema, alberi di Natale e presepi. Basta infatti sbarcare sulle sue sponde e passeggiare nei suoi piccoli borghi per percepire la meravigliosa magia del Natale. Non sempre, perciò, è necessario andare lontano per compiere nuove esperienze: spesso la novità è fuori dalla nostra porta che ci aspetta, noi dobbiamo solamente lasciarla entrare. Camilla Comincioli, 3AL

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I MERCATINI DI NATALE PIÙ BELLI D’EUROPA Secondo la tradizione, i mercatini di Natale sono un mezzo per prepararsi alla festa, per far crescere dentro ognuno di noi la gioia e la spensieratezza che ogni anno ci porta. Vi presentiamo, quindi, una lista dei mercatini che, secondo noi, sono i più belli che si possano trovare in Europa. NORIMBERGA (Ger mania)

Sono i mercatini di Natale più visitati di tutta la Germania. Il mercatino di Norimberga è uno dei più antichi. Nacque intorno al 1298 e divenne sempre più famoso per la sua bellezza e per l’aria natalizia che trasmette ancora a oggi. Ciò che caratterizza questo mercatino è la presenza dell’angelo di natale, chiamato ‘‘Christkind’’. Infatti, come da noi i regali sono portati da Babbo Natale, in quella zona della Germania sono portati dal Christkind, ovvero un grazioso angelo con le ali e dei ricci dorati. Altra caratteristica dei mercatini di Norimberga è la presenza di ‘‘Street food’’ e bevande tipiche, come il Flummkuchen, il famosissimo lebkuchen (il pan di zenzero simbolo del mercatino) e il Glühwein (il corrispondente del nostro vin brulè), con la sua invitante variante, il Feuerzangenbowle.

FRANCOFORTE (Ger mania) Quello di Francoforte è uno dei più antichi e grandi mercatini di Natale in Germania, organizzato fin dal 1393. È un tradizionale mercato invernale delle festività, con canti di Natale e campanelle squillanti e, naturalmente, un gigantesco albero di Natale, situato nel pittoresco centro storico della città, decorato con migliaia di luci, nastri e campanelle. Il mercato attira oltre 3 milioni di visitatori all'anno con più di 200 bancarelle. Molte delle bancarelle vendono classici giocattoli in legno, cavalli a dondolo, bambole e decorazioni; altre si concentrano su deliziose specialità natalizie come vin brûlé, castagne arrosto, salsicce grigliate e pan di zenzero che riempiono l'aria con il loro meraviglioso aroma festivo. Simbolo di questo evento è la storica giostra, illuminata e decorata con cavalli intagliati nel legno. KERSTSTAD VALKENBURG (Paesi Bassi) Dal 12 novembre al 31 dicembre, si possono visitare i mercatini di natale sotterranei più antichi, più grandi e più visitati d’Europa. Immersi in una tipica atmosfera speciale, caratterizzata dai colori di una vera grotta di marmo, ci sono magnifiche decorazioni che rendono l'atmosfera magica. Gli stand, abbelliti da fantastici oggetti e regali di Natale in un contesto magnifico, rendono il tutto più magico. PRAGA (Repubblica Ceca) Sono presenti a Praga ben 6 mercatini natalizi (vanocni trhy). Il più famoso è quello al-


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lestito nella Piazza della Città vecchia e nella parte bassa dell’immensa Piazza San Venceslao. Tra i palazzi gotici, rinascimentali e barocchi, in un’atmosfera intima e fiabesca, sotto un grande albero di Natale illuminato da migliaia di luci, le 150 casette di legno dei mercanti si dispongono a forma di stella intorno alla statua di Jan Hus. In piazza San Venceslao, le casette si dispongono a ridosso del Museo Nazionale, un bellissimo edificio neorinascimentale. Accanto ai classici decori natalizi, ai giocattoli natalizi, alle candele profumate e all’oreficeria artigianale si trovano i preziosi cristalli boemi. Negli stand gastronomici si possono assaggiare prelibatezze tipicamente natalizie, come pannocchie arrostite, peéena klobasa (salsicce alla griglia), del pernièky (panpepato al miele), delle peéena kastany (caldarroste) o dei vanoèni cukrovi (biscotti na-

talizi). Per scaldarsi si può sorseggiare un po’ di svrené o svarak (vin brulè), del horky punè (punch bollente) o un bicchiere di medovina (idromele). Un altro particolarissimo mercatino è quello di Vystaviste Holesovice, dove si trova una grande casa di panpepato, che alla fine del mercatino potrà essere mangiata dai visitatori. STRASBURGO (Fr ancia) Le centinaia di bancarelle decorate del Chriskindelsmarik (mercato del Gesù Bambino in alsaziano) si trovano in tutto l’immenso centro storico della città. Questo mercato è il più antico di Francia con i suoi 500 anni di storia. Qui si può acquistare di tutto: decorazioni per alberi di Natale e presepi, tradizionali oggetti d’artigianato alsaziani e quelli provenienti dai luoghi più lontani e sconosciuti. Ogni anno, infatti, l’intera Place Gutemberg è riservata a un

differente paese straniero e all’esposizione di tutti i suoi prodotti caratteristici. Negli stand gastronomici si trova una grande varietà di cibo natalizio francese: ci sono i Bredle (biscotti natalizi alsaziani al burro, insaporiti con cioccolato, anice, caramello, mandorle, zenzero o frutta), il fois gras, diverse varietà del Choucroute (piatto a base di maiale e crauti), le caramelle speziate, i porcellini di marzapane. E poi il cioccolato, i pan di frutta, il pain d’épices a base di miele, zucchero e cannella, i Bretzels dolci, i Kougelhopf (ciambelloni), i Maennelle (omini fatti di pasta brioche decorata), le zuppe fumanti, le pizze, le torte flambée, le famose pommes d’amour, i vini e le birre d’Alsazia. A cura di Cristiano Caratti e Laura Buizza, classe 3^BT

IL CASTELLO DI NEUSCHWANSTEIN UNA FAVOLA DI CASTELLO Per tutti i curiosi come me, ecco a voi qualche singolarità sul famoso castello di Neuschwanstein, o molto più semplicemente, il castello di Ludwig. Infatti fu proprio il cosiddetto “re delle favole”, Ludwig II di Baviera nel 1869 a ordinarne la costruzione, affidando il progetto allo scenografo Christian Jank. Esso è situato a sud della Baviera, quasi al confine con l’Austria, nella località di Schwangau, nei pressi di Füssen. Il castello fu costruito ispirandosi alle residenze feudali tedesche, in particolare alla fortezza di Wartburg in Turingia. La sua imponenza e il suo splendore non passarono mai inosservati, tanto che il famoso Walt Disney lo prese come modello per la realizzazione del castello del re nel suo film d’animazione La Bella Addormentata nel Bosco del 1959. Da allor a il castello è uno dei simboli più celebri, se non il più celebre, della Disney. Ma le particolarità non finiscono di certo qui. Per quanto riguarda gli interni dell’imponente dimora, nel caso abbiate l’occasione e la volontà di visitarla, voglio darvi qualche bizzarra anticipazione. Nei vari locali del castello è possibile ammirare numerosi dipinti, anche religiosi, come per esempio quello che si trova all’estremità della sala del trono, che rappresenta “La lotta di San Giorgio con il drago”. Riferendosi a qualcosa di laico, invece, è possibile ammirare, nella sala da pranzo, una serie di dipinti che narrano la celebre gara poetica tra cantori, svoltasi nel 1207 a Wartburg. Il castello è anche ricco di dettagli bizantini, come, ad esempio, la sala del trono e alcuni pavimenti in mosaico. Oltre ad ammaliare con la sua imponenza, dominando da un’altezza di 965 metri, il castello offre anche una meravigliosa vista sulla gola di Pöllath con la sua cascata di 45 metri di altezza, oltre alla vista del maestoso Massiccio del Säuling (2045 m) dietro. Il castello di Ludwig non ispirò solo la Disney, ma anche il “castello di Pandora” nella serie de I Cavalieri dello Zodiaco; oltre ad avere ospitato le ambientazioni di svariati e numerosi film, come ad esempio La Grande Fuga. Per dare qualche informazione più pratica posso dirvi che, solitamente, la visita del castello è associata a quella, partendo da Monaco, di altre località vicine, come ad esempio la città di Füssen. Un tour guidato costa dai 50 ai 70 euro a persona e solitamente ha una durata di 9/10 ore, contando le ore impiegate per lo spostamento a partire da Monaco e ritorno. Vanessa Bajenaru, 3°FL


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UNA VITA IN UN ANNO TANTA VOGLIA DI PARTIRE... L’offerta formativa della nostra scuola prevede 3 indirizzi di studio: amministrazione, finanza e marketing, turismo e liceo linguistico. Sebbene essi differiscano notevolmente tra loro per le materie affrontate e la formazione derivante, nel contempo condividono tutti uno stesso fondamentale aspetto: l’apertura verso il mondo esterno. Non c’è classe, infatti, in cui non si studino almeno due lingue straniere e non è un caso che sempre più frequentemente gli studenti del Lunardi, indipendentemente dal percorso che stiano svolgendo, scelgano di intraprendere l’esperienza dell’anno scolastico all’estero. Ora ci troviamo proprio nel periodo in cui le ragazze e i ragazzi di terza che stanno considerando tale opportunità sono chiamati a prendere una decisione definitiva. Ecco perché abbiamo deciso di intervistarli, con lo scopo di capire cosa sia veramente un anno scolastico all’estero, sentire da vicino le loro motivazioni e individuare i benefici che ne derivano. L’elemento fondamentale, comunque, è che il programma di scambio culturale prevede l’inserimento degli studenti nell’ambiente famigliare e scolastico di un paese straniero, offrendo così l’occasione di vivere esattamente come un altro ragazzo del posto. Perché hai scelto di intraprendere quest’esperienza? Il vissuto della pandemia si è rivelato un fattore che ha notevolmente condizionato i ragazzi. Se essi erano infatti già molto motivati, l’obbligo di restare a casa, e quindi di non poter vivere normalmente nemmeno la loro quotidianità, non ha fatto altro che incrementare il desiderio di uscire dalla propria routine e sperimentare uno stile di vita completamente diverso. Una delle ragioni maggiormente

espresse è soprattutto, però, il desiderio di raggiungere una solida padronanza linguistica, dal momento che la lingua, invece di essere studiata solo sui libri di scuola, viene utilizzata in ogni contesto della vita: sull’autobus, a tavola, al cinema o ancora al supermercato. Pensare nella lingua parlata diventa una necessità e, nonostante le difficoltà di adattamento che si possono presentare all’inizio, farlo diventerà naturale in pochissimo tempo. Vivere all’estero per un anno consente, inoltre, di maturare: senza gli abituali punti di riferimento gli exchange students devono, infatti, imparare ad affrontare i problemi e a fare scelte importanti, diventando più sicuri, autonomi e responsabili. In molte occasioni sarà fondamentale compiere il primo passo, “buttandosi” nelle situazioni e sviluppando così il proprio senso di iniziativa. Questo permetterà loro anche di stringere amicizie internazionali! Non è sbagliato, è solo diverso è il principio che dovrebbe guidare ciascuno studente: entrare in contatto con culture, ideali e stili di

vita differenti dal proprio determina una notevole apertura mentale ed insegna ad accettare le differenze fra i vari Paesi, imparando a non giudicare, anzi, al contrario, a superare i pregiudizi di etnia, religione o ceto sociale. Quale destinazione hai scelto? Il mito degli Stati Uniti vince anche quest’anno: grazie all’immagine della scuola che emerge dai film, agli eventi sportivi e al senso di appartenenza alla comunità delle famiglie, l’America rappresenta il sogno di molti studenti, i quali però desiderano anche andare oltre ai soliti stereotipi. Tuttavia, le mete privilegiate dagli studenti che per partire hanno la necessità di chiedere una borsa di studio sono paesi dell’Europa, ad esempio la Francia o quelli scandinavi. La scelta di frequentare un anno o solamente un semestre è molto personale. Sicuramente, come hanno sottolineato i ragazzi, un intero anno costituisce un’esperienza più completa: non si pone il problema di interrompere il programma a metà e si ha anche il tempo necessario per adattarsi al meglio alla nuova vita. Altri studenti, però, vista


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LUNARFOLLIE anno lontano da casa. Sicuramente alla base del successo dell’esperienza c’è anche la relazione che si instaura con la host family. È importante essere aperti ad ogni possibilità, perché l’unico criterio di selezione delle famiglie è la loro motivazione allo scambio culturale. Al di là dell’ideale famiglia che ciascuno può avere, la cosa più importante è trovare persone che accolgano i ragazzi nella propria casa coinvolgendoli nella loro vita. Tuttavia, nel considerare i vantaggi, è altrettanto importante sottolineare che gli studenti stessi portano numerosissimi benefici al paese che li ospita. Un exchange year è un anno di scambio a tutti gli effetti, e perché dunque non portare anche parte della nostra cultura e del nostro stile di vita

soprattutto la notevole quantità di argomenti da recuperare dopo il soggiorno o praticando un determinato sport, hanno preferito i sei mesi, privilegiando il secondo semestre al fine di avere il tempo necessario per studiare durante l’estate. Hai paura di avere nostalgia di casa? Per quanto possiamo cercare di apparire forti, nel momento in cui bisogna abbandonare le proprie certezze nessuno è preparato, e per noi adolescenti il cambiamento è ancora più difficile da affrontare. Ciononostante, la forza di volontà e la determinazione supera la paura di avere nostalgia di casa ed il timore di non sapersi adattare, cercando di focalizzarsi piuttosto sugli aspetti positivi che ne derivano. In generale, gran parte dei genitori ha appoggiato fin da subito i propri figli, e anche coloro che erano inizialmente titubanti sono stati alla fine convinti, ritenendo l’esperienza importante non solo per il consolidamento linguistico ma quasi soprattutto per la crescita personale. In alcuni casi, il semestre è risultato anche un buon compromesso per le famiglie che ritenevano i loro figli ancora troppo giovani per trascorrere un intero

Le agenzie alle quali si sono rivolti i ragazzi sono molte, tra cui EF, WEP, Interstudioviaggi, YouAbroad, A-Study o ancora Intercultura. Quest’ultima, visti i costi molto elevati del programma, offre diverse agevolazioni economiche in base al reddito famigliare e al merito scolastico. In questi casi non è possibile scegliere una destinazione precisa, ma scrivere un elenco di Paesi nell’ordine di preferenza. Per iscriversi a qualsiasi associazione è necessario superare un colloquio di idoneità e un test scritto. Non è richiesto un livello di inglese così elevato: le motivazioni e la volontà dello studente vengono infatti considerate ben più importanti. Fortunatamente quest’anno i ragazzi di terza non sono stati particolarmente vincolati dal COVID e si spera che, trascorso un altro anno, la situazione non possa che migliorare, permettendo loro di ritornare a vivere l’esperienza a pieno come in passato. Camilla Comincioli 3AL

...DI VIVERE... Attualmente alcuni ragazzi sono in giro per il mondo e stanno trascorrendo il loro anno lontano dall'Italia, così abbiamo chiesto loro di raccontarci l'esperienza vissuta finora. Ecco che cosa ci hanno risposto.

all’estero? Ecco allora che i nostri studenti si rivelano un’importante risorsa di arricchimento: tutti hanno il desiderio di far conoscere le proprie tradizioni, abbattendo inoltre certi preconcetti diffusi all’estero circa gli italiani. Non c’è stato un ragazzo che non abbia mostrato il desiderio di cucinare almeno un piatto tipico della cucina italiana!

In che paese ti trovi? “Sono negli Stati Uniti, in Illinois” “Mi trovo negli Stati Uniti, in Kansas” “Sono in Messico, in una città che si chiama Monterey” Ti sei pentito della scelta che hai fatto? “Assolutamente no. Ci sono dei momenti in cui mi sento un po' triste, ma le cose belle superano di gran lunga quelle brutte”. “No, e non penso sia possibile pentirsi di una scelta simile,


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perché è un'esperienza che non capiterà più nella vita” “No, perchè ho l'opportunità di imparare meglio una lingua molto importante come l'inglese e conoscere persone che hanno una cultura e delle tradizioni diverse dalle mie” È stato difficile integrarsi? “Si, soprattutto il primo periodo, perché ci sono molti cambiamenti da affrontare, il cibo è diverso e all'inizio ho sentito molto la mancanza di casa”. “No, perché frequento una scuola internazionale, dove gli studenti stranieri sono molto numerosi e perciò è abbastanza facile ambientarsi con persone che vivono la tua stessa situazione”. “Si, soprattutto il primo mese, perché il sistema scolastico è molto diverso da quello italiano e non è stato facile abituarsi” Come sono i rapporti con la famiglia ospitante? “All'inizio ci sono stati dei disguidi, perché siamo diversi e non è facile adattarsi subito alla vita di una famiglia che non conosci. Fortunatamente, abbiamo risolto in fretta tutti i problemi e un giorno mi hanno portato a vedere il lago Michigan”. “I rapporti con i miei genitori ospitanti sono un po' freddi, ma mi trovo molto bene con un altro exchange student che vive con me: stiamo diventando come due fratelli”. “Vivo con la famiglia di mia mamma, perché lei è cresciuta in Messico e io ho la doppia nazionalità, ma non avevo mai avuto l'opportunità di approfondire i rapporti con loro. Con me sono sempre molto gentili e disponibili, cercano di non farmi pesare la lontananza di casa, portandomi a mangiare in ristoranti italiani o guardando con me film italiani in lingua originale e, durante la festa dei morti, abbiamo fatto un viaggio di qualche giorno a Cancún”. Jennifer Schivardi 4CL

...DI RITORNARE Tornare è un po’ come partire, lasci una famiglia per ritrovarne un’altra, lasci una cultura e una routine per tornare alle origini, che non senti più tue. Esperienze raccontano di un vero e proprio shock iniziale: entrare nella propria casa e non riconoscerla più, aprire le valigie e non avere il co-

raggio di disfarle per giorni, ritrovare ciò che ti mancava durante la tua esperienza all’estero e non sentirne veramente il bisogno. Serve tempo per riadattarsi alla vita nuova e alle persone, inevitabilmente cambiate. Questo, però, non deve spaventare, perché è solo un riflesso incondizionato del nostro “essere” che si era abituato ad una realtà diversa. Lo shock poi si supera e ciò che resta è la consapevolezza di essere cambiato e di saperti approcciare al mondo in modo diverso. L’adrenalina e l’emozione portano a voler raccontare a tutti della propria esperienza e allo stesso tempo, però, portano tristezza e nostalgia. In tedesco esiste una parola che descrive perfettamente ciò che questi ragazzi provano dopo essere tornati ed è Fernweh, cioè il desiderio di viaggiare in paesi lontani, in questo caso di tornare nel paese in cui si è stati, che ormai è diventato una seconda casa. Nonostante la pandemia di Covid -19, che ha costretto alcuni ragaz-

Gli studenti del gruppo di lettura consigliano…

zi a concludere la loro esperienza prima del previsto, tutti sono restati soddisfatti della loro esperienza e non vedono l’ora di tornare e riabbracciare la loro famiglia ospitante e i loro amici. I ragazzi tornati dall’estero possono dire di essere molto maturati, diventati più indipendenti, aver fatto nuove amicizie e aver migliorato o imparato una lingua straniera.

Riassumere le fasi dell’esperienza all’estero? Parti che non sai, vivi quello che non credi e torni che finalmente sei pronto per partire. Elisa Franceschini 3FL


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INTERVISTA A NINON

UNA STUDENTESSA FRANCESE AL LUNARDI

All'inizio di quest’anno scolastico la 4^AL ha ricevuto una sorpresa speciale. Questa sorpresa si chiama Ninon: una studentessa francese la cui scelta di scambio culturale si è diretta proprio qui, in Italia. Dopo averla intervistata per soddisfare le mille curiosità, ecco il risultato: Parlaci un po' di te. “Mi chiamo Ninon, ho 17 anni e sono francese. Vengo da una città della Francia del Nord, vicino al confine con la Germania. Mi trovo qui da tre mesi.” Come hai imparato la lingua italiana? “Ho studiato per un anno e mezzo la lingua a scuola, all’inizio come terza lingua e in seguito come seconda. Prima di arrivare in Italia non avevo mai avuto l’occasione di parlare italiano, nonostante avessi già svolto prove orali.” Perché hai scelto l’Italia come destinazione per il tuo scambio culturale? “Inizialmente non era tra le mie scelte principali: essendo iscritta in una sezione americana, la mia idea era di andare negli Stati Uniti. Era un mio grande sogno da quattro anni, ma il mio livello di inglese è già molto buono e volevo imparare un’altra lingua. L’Italia mi sembrava un’ottima scelta perché è relativamente vicina, affascinante, ed è un’ottima occasione per ottenere un buon voto al BAC (equivalente della Maturità in Francia).”

Sei in una casafamiglia o in un dormitorio? Come ti trovi? “In una casafamiglia. Mi trovo molto bene nonostante all’inizio avessi paura, siccome non avevo mai fatto una video chiamata per conoscere la famiglia ospitante prima di arrivare qui. All’aeroporto ero nervosa, ma una volta iniziata una conversazione mi sono rilassata. Ho legato molto con loro, e ora sono come la mia seconda famiglia.” Cosa ti manca di più di casa tua? “Sicuramente il mio gatto e forse anche un po' la cucina francese.” C’è qualche elemento che ti ha causato uno shock culturale? “Sicuramente la cucina. Per esempio in Francia la pasta non viene trattata esattamente come un primo, ed è preparata quasi esclusivamente con burro e sale.” Hai notato differenze tra il sistema scolastico italiano e quello francese? “In Francia uno studente medio passa la giornata a scuola, dalle otto di mattina alle cinque/sei di sera. Pranziamo alla mensa scolastica, quindi abbiamo circa 1/2 ore di tempo libero. Personalmente trovo in Francia la scuola più semplice e abbiamo materie leggermente diverse. Abbiamo il liceo tradizionale (che però non è da paragonare al Liceo Classico italiano) e la scuola professionale. Il liceo francese dura 3 anni ed è strutturato così: il primo anno si studiano tutte le materie tradizionali (Matematica, Francese…). Dal secondo anno si possono scegliere materie da considerarsi principali (si può eliminare il corso di matematica). Il concetto di base è che si può costruire un piano delle materie personalizzato.” Quale piatto italiano ti è piaciuto di più fino ad ora?

“Senza dubbio la pizza, e anche la grande scelta di piatti di pasta.” Ti sei rivolta ad un’agenzia? “Sì, precisamente alla WEP. Abbiamo optato per questa agenzia perché sembrava affidabile e non ci ha fatto attendere per una risposta. Il mio coordinatore abita a Milano, ma spesso viene a trovarmi e mi ha già fatto visitare la città insieme agli altri partecipanti allo scambio.” Come ti sei trovata con la classe? “Sono arrivata in Italia 10 giorni prima dell’inizio della scuola, e facevo davvero molta fatica a parlare italiano, e la sera, essendo stanca, era impossibile. Il primo giorno di scuola è stato molto stressante, però nel giro di poco tempo mi sono ambientata e, a dire la verità, i miei compagni sono stati più timidi di me.” Quale è secondo te la parola italiana più difficile da pronunciare? “Ho molta difficoltà con la parola “esercizi”, per i suoni “ci” e “z” insieme, e con Gerusalemme.” Ti piace Brescia? “Nonostante non l’abbia scelta come destinazione, la trovo molto più adatta a me rispetto alla meta più frequente, Milano, siccome non mi piacerebbe vivere in una città grande. Ha deciso tutto il mio coordinatore dell’agenzia in base alle mie preferenze.” Lo staff del giornalino spera con tutto il cuore che tu ti diverta e che questa diventi un’esperienza indimenticabile. Buona fortuna per tutto e buona permanenza Ninon! Nikita Cebotarean, 3^ER Valentina Abatti, 4^AL Elisa Senes, 3^CR Cristiano Caratti, 3^BT Caterina Dall’Era 2^A


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STRAPPATEMI LA LINGUA, PARLERÒ A BOCCA CHIUSA Usiamo la nostra voce per condannare le ingiustizie

Mi chiamo Ilaria, ho sedici anni e ho la fortuna di essere nata in un paese dove posso diffondere il mio pensiero, non sempre corretto o concorde con quello altrui, non necessariamente capito o rispettato, ma posso comunque esprimerlo liberamente attraverso diversi mezzi. La mia curiosità, unita ad una serie di circostanze, mi ha portata però ad informarmi riguardo realtà ben lontane dalla mia, realtà come la Cina dove vige una brutale censura. 27 novembre 2019, Feroza Aziz, una diciassettenne statunitense, finge di registrare un tutorial di makeup, mostrando un piegaciglia, ma interrompendosi poi per invitare gli utenti a informarsi riguardo la condizione degli Uiguri, etnia di religione islamica della regione dello Xinjiang 新疆. Si parla di lager dove vengono rinchiusi musulmani ritenuti pericolosi (per motivi futili come utilizzare siti web stranieri o ricevere telefonate dall’ estero). La cosa più spaventosa sono le condizioni all’interno di questi campi: sono costretti a torture di ogni tipo e a rinnegare il loro credo. Una domanda sorge spontanea, perché le notizie circolano solo

ora? È oper a della censur a cinese che ha tenuto la situazione nell’ombra. «Abbiamo un enorme potere in più rispetto alla generazioni passate, la tecnologia» con queste sue provocazioni Feroza trasforma Tiktok, una piattaforma cinese tra le più scaricate a livello globale, in un vero e proprio mezzo per fare la differenza. “Casualmente” il suo profilo venne cancellato dai social per un mese, ma non prima che il suo video facesse il giro del mondo, con più di 5 milioni di visualizzazioni. Ricordiamo anche Peng Shuai 彭 帅, tennista e campionessa cinese, “misteriosamente” scomparsa dopo aver accusato di abuso l’ex vice premier Zhang Gaoli 张高 丽. Anni di molestie spinsero la donna a parlare, ma a quale prez-

zo? I colleghi chiamano Peng a gran voce e pretendono di ricevere prove della sua salute. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), il 21 novembre 2021, ha dichiarato che il loro presidente Thomas Bach aveva sostenuto una conversazione in videochiamata con lei, dando così prova della salute dell’atleta. Affermava che la campionessa pareva rilassata, ribadiva di stare bene e aveva solo bisogno di privacy… una mossa perfetta per calmare le acque, ma non come si aspettavano. La notizia fece il giro del mondo e mosse numerosi dubbi: come era stato organizzato quell’incontro, perché aveva necessitato una così estenuante attesa... Yaqui Wang, ricercatore di Humans Rights Watch, sottolineò, ad esempio, come la priorità del governo fosse stata quella di tutelare la fama di un molestatore, invece che proteggere una vittima. Abbiamo la fortuna di ospitare a Brescia un artista dissidente che porta il nome d’arte di Badiucao 巴丢草 (letto ba’diu’zao). Esiliato in Australia. Egli ha perso tutto pur di denunciare le ingiustizie in Cina e nel mondo, attraverso i suoi dipinti satirici. Il museo Santa Giulia ospita una mostra di quadri raffiguranti temi come la strage di Tienanmen 天安门 del 3 e 4 giugno 1989; il genocidio nello Xinjiang 新

疆; la censura dei cittadini col-


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BADIUCAO La Cina (non) è vicina

piti dal covid in Wuhan武汉; le proteste dei cittadini di Hong Kong 香港… È stato accusato di aver diffuso falsità, mettendo in crisi la relazione tra Italia e Cina, tanto che è stato chiesto dall’ambasciata cinese al nostro sindaco, Del Bono, di «cancellare rapidamente» l’esposizione. Siamo orgogliosi di affermare che Brescia si sia imposta e abbia rifiutato. Vi invito ad andare a vivere questa ribellione, perché anche solo la vostra presenza lì è cambiamento, è un tassello importante per costruire un futuro migliore. Il suo obiettivo? Fermare le Olimpiadi invernali a Pechino nel 2022, un gesto estremo, forse un’utopia, ma che lascerebbe un indelebile segno di rivoluzione.

Perché un adolescente come me, o voi, dovrebbe quindi farsi carico di problemi così distanti dalla nostra quotidianità? Temo fortemente l’innato egocentrismo che ci svuota dentro e muove i nostri corpi come fossimo marionette, costringendoci spesso ad usare uno dei nostri più grandi privilegi, la voce, per insultarci a vicen-

da, ferire, spendere parole in drammi inutili. Sarebbe importante, invece, usare la nostra voce per condannare queste ingiustizie: piantate i piedi al suolo e gridate che non vi sta bene, e non avete intenzione di restare in silenzio. Fatelo per Peng Shuai, che era solo stanca e desiderava solo giustizia per se stessa e il suo corpo. Fatelo per Badiucao, che voleva una CASA migliore e ora si trova perso ma non smette di lottare. Ilaria Piceni, 3°DL

Badiucao è un artista cinese nato a Shanghai che ormai da anni vive in Australia, esiliato dal suo paese natale a causa della natura profondamente provocatoria delle sue opere di satira politica che affrontano temi come la repressione in Myanmar; il genocidio degli Uiguri; le censure inflitte ai cittadini di Wuhan sul Covid; le recenti proteste dei cittadini di Hong Kong e l’invito a fermare o boicottare le prossime Olimpiadi invernali previste in Cina nel 2022. Una delle opere più significative è “Watch”, per ricordare il massacro di piazza Tienanmen: l’installazione è composta da uno degli orologi originali donati dal governo ai militari coinvolti in segno di gratitudine e altri 64 orologi dipinti con il sangue in memoria degli studenti che persero la vita. Conosciuto anche come “Il Banksy Cinese”, Badiucao ha raggiunto fama a livello mondiale grazie ai social media dove è libero di criticare in maniera diretta il regime cinese e le repressioni che esso esercita sulla libertà e i diritti del suo popolo, ma anche aspetti di politica estera come ad esempio i rapporti tra la Cina e le grandi potenze mondiali. “La Cina (non) è vicinaBadiucao opere di un artista dissidente”, inaugurata al museo Santa Giulia di Brescia il giorno 13 Novembre 2021 in occasione del Festival della Pace e aperta al pubblico fino al 13 Febbraio 2022, è la prima mostra internazionale dell’artista. Nei mesi che hanno anticipato l’apertura della mostra, l’ambasciata e successivamente lo stes-


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UN ALTRO PUNTO DI VISTA SULLA MOSTRA DI BADIUCAO so governo cinese non hanno perso occasione per opporsi e mostrare il loro dissenso nei confronti di questa iniziativa definendola addirittura una minaccia al rapporto tra Cina e Italia, date le molte “bugie anti-cinesi” presenti nelle opere esposte che rischiavano di influenzare in maniera negativa la visione del paese da parte del popolo italiano. Il comune di Brescia, attraverso una lettera firmata dal sindaco Del Bono, ha risposto affermando che la mostra non aveva lo scopo di mettere in cattiva luce né la Cina né il suo governo, bensì di rappresentare l’arte contemporanea e favorire la libertà di espressione mettendo in chiaro anche che, non essendo la satira politica considerata reato in Italia, il comune non aveva motivo di cancellare la mostra, indipendentemente dal disaccordo del governo cinese. Valentina Faustinoni 3EL

Arte è libertà, non trincea e manovra politica per demonizzare la Cina in un momento così delicato di equilibri politici. Badiucao non è il "Bansky cinese", di Bansky ne esiste uno solo. La Cina, con la sua cultura millenaria, bisogna conoscerla e penetrarla con strumenti di apertura e rispetto e non servendosi della satira. La Cina è una grande nazione e a capo del Governo c'è il Partito Comunista che non ammette la satira. Il popolo cinese si sentirà offeso di vedersi ridicolizzato su cartelloni che propongono una mostra sulla Cina di questo tipo. Con tutte le opportunità d'incontro e conoscenza dell'arte cinese, le istituzioni bresciane hanno accettato di ospitare questa mostra

proprio a Santa Giulia servendosi dello strumento "Arte" per scopi politici ed economici, per mettere Brescia in vetrina a livello internazionale. Proprio noi Bresciani che con il missionario e gesuita Giulio Aleni, andato in Cina nel 1600, possiamo vantare secoli di scambi culturali all'insegna del profondo rispetto per questo mondo che ci appare "Altro". La Cina è vicina e mira dritto al cuore di chi la vuole conoscere e non di chi, facendo leva sulla poca conoscenza, fomenterà nuovi pregiudizi e luoghi comuni. 谢谢大家! Prof.ssa Paola Mangia


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NON SEMPRE IL RISCHIO VALE LA CORSA, NON È COSÌ?

È sempre la stessa storia. È passato un anno e mezzo ed ancora dopo promesse mai mantenute e fatti ormai evidenti non ci siamo mossi di una virgola. Mi ricordo ancora un anno fa quando ai telegiornali e nei dibattiti politici si discuteva sul problema dei trasporti. Il fatidico problema dei trasporti a cui pensavano di aver trovato soluzione. Io, però, come tutti gli studenti, mi sveglio la mattina col pensiero all’agonia che mi spetterà sopportare da lì a poco. Certe volte mi chiedo di cosa si sia parlato in tutto questo tempo. Alle parole, comunque, non sono seguiti i fatti. Questo problema dei trasporti, lo si poteva estirpare molto tempo fa. In lockdown, fin quando fossimo restati a casa di fronte agli schermi, andava tutto bene, non c’era bisogno di preoccuparsi. Poi però col rientro ci si chiedeva il perché del rapido aumento dei contagi e solo allora ci si iniziava a far due domande.

Dopo tanto tempo, hanno trovato una soluzione, che a lungo andare poi tanto non ha risolto. L'ambito di cui si parlava, e si parla, di più è chiaramente quello scolastico. Prima il problema dove stava? Tutti andavamo a scuola alle otto e gli autobus erano letteralmente pieni di ragazzi, giacché non c’erano abbastanza mezzi. Adesso…adesso non è cambiato niente! La tanto esaltata soluzione era quella di aumentare i bus e di entrare a orari scolastici scaglionati. Indovina indovinello, non ha funzionato! Adesso ci ritroviamo con lo stesso problema e perché? Perché la maggior parte degli studenti entra alle 9 ed esce alle 14. Nonostante le promesse, i bus sono insufficienti. Quante volte, poi, abbiamo in-

travisto conducenti senza mascherina, o quante volte ci domandiamo se veramente gli autobus vengano igienizzati ogni giorno? Personalmente, ogniqualvolta entro in un bus o in metro trovo l'igienizzante finito e poi chissà da quanto tempo non si disinfetta il passamano a cui si reggono ogni giorno centinaia di persone. È tutto un grande forse. Poi, vogliamo parlare del distanziamento? Talvolta non si riesce neanche a respirare da quanto si è stretti. Questo non accade solamente sugli autobus, ma anche sulla metro. Anzi, sulla metro è ancor peggio, solo con spintoni si riesce a farsi strada per scendere e la maggior parte delle volte non si riesce nemmeno a salire. Ci dicono che deve essere garantito per noi il diritto allo studio, ma in contemporanea avremmo anche diritto alla salute. Allora, io mi chiedo, quand'è che finalmente riusciranno a far combaciare questi? Quand'è che finalmente riusciremo a salire su un autobus e andare a scuola senza l’angoscia che comporta tutto questo? Spero che non si aspetti la fine della pandemia, perché, questo è poco ma sicuro, non finirà a breve. Caterina Dall’Era 2AT


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FLOP COP 26 Nonostante le alte aspettative, i buoni propositi e le promesse da parte del Regno Unito di mettere un punto finale alla dipendenza mondiale dal fossile, i risultati non sono stati per nulla soddisfacenti. Il primo problema vede come protagonista proprio il peggiore tra i combustibili a livello di impatto ambientale: il carbone, il cui consumo, invece di essere completamente eliminato, sarà solamente in parte limitato. La formula adottata prevede, infatti, soltanto il rallentamento del carbone, le cui emissioni non sono abbattute da sistemi esterni come quelli adibiti alla cattura dell’anidride carbonica.

Un altro aspetto degli accordi, che ha lasciato l’amaro in bocca a molte delle parti, riguarda i sussidi alle fonti fossili che dovevano subire un blocco totale, limitato invece solo a quelli giudicati “non indispensabili”. Nonostante il notevole ribasso rispetto alle precedenti formulazioni, questa potrebbe essere anche considerata una mezza vittoria se non fosse che, per il giudizio dell’ “indispensabilità” di tali sussidi, non sono stati posti ancora parametri di nessun tipo, lasciando così a ogni paese la libertà di scegliere, limitando di conseguenza l’efficacia della formula. Durante COP26 ci sono state anche varie discussioni di tipo finanziario, soprat-

tutto riguardo al mancato raggiungimento dei 100 miliardi di dollari l’anno promessi nel 2009 dalle economie più ricche per sostenere la transizione energetica, che sar ebbe dovuta avvenire entro l’anno 2020, ma la cui scadenza è stata spostata al 2023. I paesi più vulnerabili hanno manifestato scontento: avrebbero preferito una formula che comprendesse il risarcimento degli arretrati. Anche la questione “perdite e danni” si è rivelata una partita persa per le economie in via di sviluppo. Con la formula “perdite e danni” si indicano i risarcimenti richiesti ai paesi più sviluppati per riparare i danni causati dai disastri naturali dati dalla crisi climatica. La speranza era che le grandi potenze acconsentissero alla creazione di fondi dedicati e, magari, anche al rendere operativo il “Santiago Network”, una rete per mettere in contatto i paesi più poveri con

aziende e operatori che potessero aiutarli a gestire la crisi climatica. Alla fine ci si è dovuti accontentare del riconoscimento del diritto a “perdite e danni” senza nessun investimento aggiuntivo. Tra i risultati più importanti di questa COP vanno evidenziati i numerosi accordi multilaterali nati dur ante il pr imo per iodo. Uno su tutti, quello per limitare le emissioni di metano del 30% rispetto a quelle del 2020 entro la fine del decennio. Una iniziativa guidata da Stati Uniti ed Europa e sottoscritta in totale da 105 paesi, salvo Cina, Russia e Australia. Altri degni di nota sono la “Beyond oil and gas alliance”, un forum internazionale guidato da Danimarca e Costa Rica per mettere fine alle fonti fossili, composta da 11 membri tra cui l'Italia, anche se con il grado di impegno più basso. O il fondo da 24 miliardi di dollari per lo stop al finanziamento di ricerca ed estrazione di fonti fossili all'estero, siglato anche dall'Italia. Dati i risultati ottenuti e le scarse capacità di trovare una posizione comune mostrate dagli Stati è ormai più che chiaro che durante la prossima conferenza sul clima saranno necessari dei forti cambiamenti. Mettiamoci al lavoro prima che sia troppo tardi. Valentina Faustinoni 3EL


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Československo

Un viaggio in Repubblica Ceca e Slovacchia

Prima di iniziare a scrivere questo articolo mi sono sempre chiesto: ma perché in Italia si sa poco dei nostri confini Europei? L’Europa è un continente bellissimo tutto da scoprire. La scorsa volta ho parlato dell’immensa terra magiara, l’Ungheria; questa volta, invece, vorrei raccontarvi della Repubblica Ceca e della Slovacchia. Terre slave entrambe, ma caratterizzate da culture ben distinte. Dal punto di vista linguistico, per esempio, in slovacco, come in russo, i nomi dei mesi derivano dal latino (Januar, Februar, Marec , April…), mentre in ceco conservano il legame con l’antico slavo ecclesiastico (Leden, Udor, Br’ez’en, Duben…). Questa è una caratteristica delle lingue slave occidentali settentrionali: sorabo meridionale e settentrionale, kasciubo, polacco (qui si utilizza l’antico slavo ecclesiastico mischiandolo con la vicina lingua tedesca) e Ucraino (l’unica lingua che ha conservato molto bene più parole dell’Antico Slavo Ecclesiastico). Il ceco è la più difficile tra tutte le lingue slave: non soltanto per il lessico arcaico, ma anche per la presenza

di combinazioni di lettere di pronuncia complessa. Per i russofoni del Lunardi sarà più facile imparare alcune di queste lettere usando il cirillico. Un esempio è la D unita alla “v” (Hac’ek) che si pronuncia D, ma con la lingua su per il palato (per quelli che studiano Russo дь); la E sempre con la “v” si pronuncia ie (nel russo la E); la N con “v” si pronuncia Gn di Gnu (Nel russo нь); R con “v” è la più difficile tra tutte le lettere perché si pronuncia come R all’inizio, ma poi si deve unire il suono “Je alla francese” Rje (gli studenti di russo sono sempre quelli avvantaggiati in tutto perché pronunciano ржэ). Un’altra lettera è U con “°” (anello): non è altro che l’ “U” pronunciata alla magiara “Ű” (per chi studia tedesco: si tratta di due lunghe Ü). L’ultima lettera è Z con “v” che non è altro che “Je alla francese (ж)”. La Repubblica Ceca è uno dei paesi più visitati d’Europa insieme a Gran Bretagna, Francia, Russia, Turchia, Svezia, Danimarca, Italia, Norvegia, Paesi Bassi e Ungheria. La capitale Praha (Praga) è una delle più grandi d’Europa, una delle più giovanili e la meno inquinata.

Entrando si vedono tantissime persone sia dell’Est Europa, sia anglossassoni, tedesche, magiare (gli ungheresi ne hanno influenzato la cultura alimentare), slovacche, polacche e italiane come voi (dico voi perché io sono russo). Le strade della capitale sono perfette grazie all’efficienza e all’assoluta regolarità di tutti i mezzi di trasporto (tram, bus, filobus). Praha è munita anche di una metropolitana molto bella, una delle più antiche d’Europa, ma non nel mondo. Praha è bellissima: per capirlo basta guardare il fiume Moldava (non Moldavia!) che la attraversa e i suoi palazzi ottocenteschi. È famosa anche per la piazza dove, ogni Natale, si tiene uno dei più grandi e importanti mercatini d’Europa: lì è facile trovare cialde calde e casettine natalizie fatte a mano. Celebre, infine, il suo primo più antico orologio astronomico costruito nel 1410. Attraversando tutta la Repubblica Ceca meridionale, si entra in Moravia (regione storica contesa tra Polonia e Repubblica Ceca). Qui iniziano ad innalzarsi le prime cime dei Carpazi che si estendono fino in Serbia (Ђердап/Dz’erdap) e si raggiunge la seconda città più grande del Paese, Brno, caratterizzata da numerosi palazzi seicenteschi e ottocenteschi e chiese sia protestanti che cattoliche. Nelle vicinanze, invece, si possono trovare i villaggi dove nacquero due personaggi storici ancora oggi molto importanti Sigmund Freud (psicoanalista) e Gregor’ Mendel (teologo, botanico e scienziato).


LUNARFOLLIE Secondo un mio amico slovacco, le persone ceche (non cieche, attenzione!!!) hanno un carattere più aperto rispetto agli slovacchi che sono, invece, più simili agli austriaci e ai tedeschi. Il cibo, come nella cucina slava, è sempre caratterizzato da grigliate di carne di suino, insalate, birra con patatine fritte e paprika e, ovviamente, il caro e importantissimo stufato di carne di maiale Ungherese Gulyás con tanta paprika. Proprio come i magiari dell’Ungheria, entrambi i Paesi (soprattutto la Repubblica Ceca) sono fanatici di birra al malto e Slivovica (Grappa serba/rumena/ Magiara (Palinka)). Una birreria molto famosa in Europa insieme alla birra danese (Tuborg), olandese (Heinenken e Bavaria), tedesca (Wührer) è Pilsener (Plzen’ Repubblica Ceca). La seconda birra ceca più famosa è Kozel (per chi studia russo Козёл, significa letteralmente caprone, ma il termine si usa anche per indicare una persona particolarmente testarda).

Uscendo dalla Repubblica Ceca si entra in Slovacchia, terra bellissima circondata dai Carpazi. La vetta più alta è costituita dai monti Tátry’, di circa 2650 m. Si tratta, insieme alla Moldavia, di uno dei Paesi meno visitati in Europa. A torto, in quanto ha davvero molto da offrire e l’autostrada ha un costo solo di circa 15 euro mensili, come in Repubblica Ceca e Ungheria. Dopo aver percorso circa 35 km dal confine ceco, si arriva già nella capitale, Bratislava, attraversata dal Danubio. È l’unica capitale al mondo a confinare con due Stati, Austria e Ungheria. La Slovacchia (Slovensko’) viene molto spesso confusa con la piccola e a sua volta bellissima Slovenia (Slovenija). Bandiere e lingue sono in effetti molto simili. Slovenc’ina è lo Slovacco e Slovens’c’ina lo Sloveno. Lo Slovacco in Sloveno si dice Slovas’c’ino e, viceversa, lo Sloveno

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in Slovacco si dice Slovinsko. La somiglianza può essere vista come un segno di fratellanza slava. Il termine Bratislava viene da Bratislavski Hrad : è un falso amico delle lingue slave, in quanto facilmente confuso con il serbo, croato e russo град / grad / город (città); in questo caso Hrad significa castello. La Slovacchia, insieme alla Scozia, è infatti uno dei paesi con più castelli nel mondo. Bratislava è famosa per il suo centro in stile medievale e, soprattutto, per il suoi ponti bellissimi sul Danubio. Il ponte più grande ed importante è il Most SNP (Мост=Ponte nelle lingue slave incluso anche il Russo): è così grande da ospitare anche un ristorante/bar a forma di discovolante UFO. La cucina slovacca è più tradizionale rispetto a quella Ceca ed è caratterizzata da: Serbska Salata, letteralmente “insalata serba” (in realtà non esiste in Serbia, ma solo in Slovacchia), molto simile all’ Оливье, l’insalata russa; grigliate di carne di suino ed agnello; birra ceca o magiara; patate al forno; Kapustnica (cavolo con polpette nazionali) e per dolce un’ottima Palacsinta ungherese con tanto cioccolato sciolto. Una vera delizia!

Dopo una lunga e piacevole sosta a Bratislava è l’ora di imboccare di nuovo l’autostrada e percorrere 150 km per raggiungere il lago artificiale navigabile più grande della Slovacchia, lungo solo 20 kmq di superficie: Liptovská Mara. Nei suoi pressi si può prendere un gelato e scattare qualche foto del panorama circondato dai monti Tatry. Proseguendo, dopo qualche centinaio di chilometri, si incontra prima Pres’ov e poi, dopo altri 25 Km, Kos’ice, la seconda città più grande della Slovacchia, soprannominata la città dello studio perché ospita numerose scuole ed Università. Molto famosi, poi, i ristoranti ungheresi e ucraini diffusi per tutto il centro della città. Qui si possono ordinare un buon piatto di borsch (борщ) con i pelmeni o chebureki ripieni di carne di suino, e per dolce syrniki (сирники с творогом). A questo punto tre belle strade si aprono davanti a noi: una porta dritta in Ucraina per Ужгород (Uz’horod Ungva’r in magiaro); l’altra in Ungheria (Miskolc) fino in Romania a Satu Mare (in magiaro Szatma’rnemety) e l’ultima verso Zakopane e Wrocl’aw in Polonia. Quale scegliereste? Aspetto le vostre risposte via mail (scrivete a vodopyan.nazar@gmail.com); consigliatemi pure anche le località più insolite che conoscete, ne terrò conto per i prossimi articoli. Per concludere alcune curiosità: sapevate che il paracadute è nato in Slovacchia? Oppure che la Slovacchia è il secondo paese al mondo, dopo la Repubblica Ceca (famosa per la casa automobilistica S’koda) per la produzione di auto? Come ultimissimissima cosa vi lascio uno scioglilingua sia ceco e sia slovacco. Vi sfido a pronunciare Strč prst skrz krk. Nazar Vodopyan, 2FL


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Diario di bordo del Bookclub Docenti Appunti di lettura

Il 18 novembre 2021, alle ore 14:30, si è tenuto in presenza il terzo incontro del gruppo di lettura dei docenti del Lunardi. Il nostro gruppo era composto da: prof.ssa Rita Pilia (Lettere); prof.ssa Gilda Bresciani (Lettere); prof.ssa Mariacristina Cristini (Economia); prof.ssa Antonella Nicastro (Inglese); prof.ssa Maria Rosaria Pellino (Lettere). Le opere su cui ci siamo soffermate sono due: L’amica geniale di Elena F errante (primo volume) “Quello che fai tu, faccio io”, dice Lenù spaventatissima a Lila, dopo aver buttato la sua bambola nell’antro buio di una grata. Le due bambine cercheranno poi di recuperare i loro giocattoli, entrando nella cantina buia di don Achille. Invano. Non li ritroveranno mai più, ma da quel momento saranno inseparabili. Il primo volume della saga di Elena Ferrante inizia quasi come una fiaba, una fiaba nera con l’Orco e altri pericoli sempre in agguato. A tentare di sconfiggerli nessun cavaliere (nessun uomo del rione ne sarebbe all’altezza), ma due ragazzine che si incontrano alle scuole elementari in un quartiere della periferia di Napoli, agli inizi degli anni ‘50: si osservano, si sfidano e, infine, capiscono di aver bisogno l’una dell’altra per resistere alla violenza che le circonda ovunque nel rione. La loro stessa amicizia non è mai idilliaca: con l’avanzare dell’età rischia persino di spezzarsi, contaminata dall’invidia e dall’odio, ma un fondo di purezza resta sempre. Ognuna vede nell’altra quell’amica geniale, in grado di stupire il mondo. Ognuna vede nell’altra un’occasione di riscatto sociale. In un mondo brutale dove il rapporto con l’altro sesso è possibile solo in termini di dominazionesottomissione, l’energia femmini-

le emerge in modo dirompente. È Lila, in particolare, in questo primo volume a rendersi conto del fondo oscuro che regola i rapporti umani: ci sono addirittura istanti in cui ai suoi occhi i confini delle cose, i contorni delle persone, si sfaldano, si deformano per rivelare la loro vera natura caotica e irrazionale. È ancora possibile trovare un senso quando ogni logica sembra venire meno? Con la descrizione della “smarginatura” (è questo il termine usato da Lila per definire il fenomeno), la Ferrante cattura una sensazione di spaesamento davvero tipica dell’adolescenza, quella fase della vita in cui tutto cambia a volte troppo velocemente, mettendo a rischio la stessa identità. “Io chi sono? Chi sono davvero?” Sembrano chiedersi Lila e Lenù, come due nuove piccole Alice in Wonderland. Vedremo come cercheranno di rispondere a questo interrogativo e in quali pozzi precipiteranno, nei prossimi tre volumi della saga.

consiglio la lettura del saggio di Tiziana de Rogatis, Elena Ferrante. Parole chiave, edito da E/O. Chernobyl Herbarium. La vita dopo il disastro nucleare di Michael Marder, con fotogrammi di Anaïs Tondeur [“Dedichiamo questo libro alla terra, agli animali, all’acqua, agli uomini, all’aria e alle piante colpite dalla catastrofe di Chernobyl”]

Per chi volesse approfondire i temi affrontati da Elena Ferrante nella saga de L’amica geniale, Il principale “difetto” di quest’opera è il linguaggio, così denso di tecnicismi filosofici da risultare quasi criptico in certi punti. Mi piace, tuttavia, pensare che questa prosa si avvicini al modo di esprimersi delle piante: come parlerebbero gli alberi se avessero il dono della parola? Riusciremmo a comprendere il loro sentire? Riusciremmo a riconoscere i legami tra noi e loro? L’autore, Michael Marder, è un filosofo che visse sulla propria pelle le conseguenze del disastro nucleare, infatti si trovò esposto alle radiazioni da bambino, a sua insaputa, mentre si trovava in villeggiatura al mare.


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La famiglia credeva che lì fosse al sicuro. Chernobyl incrina le nostre sicurezze: dal 1986 incarna una forma di pericolo insidioso che turba la tranquillità del quotidiano, spaventandoci ma al tempo stesso costringendoci a ripensare con urgenza al rapporto uomo-ambiente. La natura subisce traumi di cui l’uomo è responsabile: questo non può più essere ignorato. “Le piante sono coglitrici e collezioniste che non accumulano ciò che raccolgono, ma lo lasciano andare insieme a se stesse e come parte di sé”. Non mi riferisco solo all’energia solare immagazzinata e all’acqua. Nella zona di esclusione di Chernobyl, gli alberi attirano le particelle radioattive dal suolo e le rilasciano quando le loro foglie cadono in previsione dell’inverno. La stagione autunnale, con la caduta delle foglie, è il tempo della ricaduta, del fallout, ancora e ancora, il tempo di rivivere-rimorire il trauma della terra e tutto ciò che porta con sé” (pag. 171)

ascoltarne il messaggio, per acquisire consapevolezza e speranza. Se dopo Chernobyl la vita continua, forse non tutto è perduto. Infine, l’incontro si è concluso con la scelta di due nuovi libri –– per il prossimo appuntamento del

20 dicembre alle 14:30 in aula 2A06 (piano del CIMP):

Storia del nuovo cognome di Elena Ferrante. A grande richiesta continueremo a leggere le avventure di Lila e Lenù che, da bambine e adolescenti, ora stanno

Le riflessioni di Marder sono accompagnate da 35 fotogrammi di piante radioattive, una per ogni anno dal 1986 al 2021, per ricordarci sia il dolore silente della natura – che assorbe vita e morte -, sia la sua capacità di rigenerarsi e rigenerarci. Mai come oggi l’uomo ha bisogno delle piante e di

Gli studenti del gruppo di lettura consigliano…

diventando giovani donne, cambiano il proprio cognome (si sposano) e si confrontano con nuove responsabilità. Un romanzo irrinunciabile per rivivere le atmosfere degli anni ’60‘70 in Italia e per riflettere su tematiche ancora attuali come il diritto all’istruzione, i diritti delle donne e la parità di genere. Inverno. Il racconto dell’Attesa di Alessandro Vanoli. Storico e scrittore, Vanoli in questo saggio divulgativo ci racconta l’Inverno dai tempi dei greci e romani fino ai giorni nostri. Pagina dopo pagina ripercorreremo alcuni eventi storici salienti tutti collegati con questa stagione come la nascita di Cristo, la piccola era glaciale, il freddo come alleato in guerra per la Russia, la conquista dei poli… Torneremo a stupirci di fronte alla neve come gli arabi che la videro per la prima volta nel 1673 al Cairo e, infine, attenderemo il 25 dicembre con emozione, ascoltando la storia dell’origine del presepe e dell’albero di Natale e le splendide fiabe di Andersen. Il prossimo incontro sarà addolcito dalla presenza di tè e biscotti. Vi aspettiamo! Prof.ssa Rita Pilia


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La Chimera

La triste vicenda di un’adolescente accusata di stregoneria alla fine del XVI secolo Con il romanzo storico La Chimera, Sebastiano Vassalli, attraverso il racconto delle vicende della protagonista Antonia, fa capire ai lettori la realtà storica del XVI secolo, un secolo caratterizzato da incertezze, intolleranze e costanti soprusi da parte dei più potenti. Innanzitutto l’autore descrive la corruzione della Chiesa nel Cinquecento: un’ambiente poco spirituale, i cui membri aspiravano maggiormente al potere politico e alla ricchezza, tralasciando spesso la moralità; numerosi ecclesiastici, infatti, amavano lo sfarzo e per raggiungerlo conducevano una vita sempre meno casta, religiosa e corretta. Vassalli, a tal proposito, racconta fin da subito le vite peccaminose degli uomini di Chiesa, che non nascondevano minimamente i loro peccati; non seguivano le regole imposte e davano poca importanza alla fede religiosa, non esitando a unirsi a donne da cui nascevano figli illegittimi che venivano poi abbandonati nei modi e nei luoghi peggiori. Antonia stessa fu una vittima di questa tendenza: nacque, infatti, da un rapporto inammissibile. Per questo motivo, come era normale ai tempi, fu abbandonata, ma poi fortunatamente salvata da una balia che ne aveva sentito il pianto disperato. Venne successivamente battezzata con il nome di Antonia Spagnolini. La fanciulla trascorse l’infanzia

da “esposta” nel convento di Novara, finché all’età di dieci anni non venne adottata da una coppia di calorosi contadini che la portarono a vivere con loro nella piccola cittadina di Zardino. Antonia dovette subito adattarsi alla nuova vita e si accorse immediatamente che la realtà che aveva visto e che le avevano fatto vedere al conven-

to era solo apparenza. Nel nuovo paese, infatti, c’erano falsi preti come don Michele, il quistone (ovvero un falso parroco, divenuto tale per vie illecite) oppure preti avidi come don Teresio, che obbligava tutti i fedeli a recarsi in chiesa per donare ingenti offerte di denaro. In questo contesto, Vassalli introduce anche la questione del traffico illecito delle reliquie: ai tempi, infatti, era molto diffuso falsificarle e far credere ai fedeli che fossero vere per poi richiedere offerte cospicue in cambio del privilegio di poterle guardare o

toccare. Vassalli, tramite i personaggi del vescovo Bascapè e del monsignor Cavagna, entrambi ingannati da un sacerdote venditore di reliquie, evidenzia le difficoltà incontrate dalla Chiesa della Controriforma nell’estirpare questa pratica proficua e ben radicata nel territorio. Un altro episodio di corruzione in ambito ecclesiastico, sempre collegato alla vicenda di Antonia, si verificò quando la ragazza fu accusata di stregoneria e mandata sotto processo. Il padre della giovane, resosi conto dell’impossibilità di affidarsi alla Giustizia, decise infatti di offrire la più preziosa tra le sue bestie in dono all’Inquisitore affinché potesse fermare le accuse. L’Inquisitore non esitò a rifiutare, non perché fosse un uomo corretto, rispettoso della legge e della morale, ma soltanto perché ai suoi occhi il dono aveva un valore troppo basso. In secondo luogo La Chimera permette di comprendere meglio la realtà storica del XVI secolo perché Vassalli nel romanzo descrive accuratamente il tema dell’ingiustizia sociale. Racconta, infatti, della condizione dei risaroli, uomini dall’aspetto miserabile, con deformità dovute a malattie fisiche o con problemi psichici, costantemente vestiti con stracci, trattati da schiavi peggio degli animali, abbandonati dalle proprie famiglie e completa-


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mente esclusi dalla società. Lavoravano duramente nelle risaie in condizioni pietose. Appena Antonia li vide, provò una tale sofferenza da cercare subito un modo per farli scappare, ma non era possibile perché c’erano guardie dai modi violenti e scurrili a riportare subito indietro tutti i fuggitivi. La realtà della fine del Cinquecento era questa: i più deboli, i diversi erano destinati a una vita misera, priva di dignità. Questa era anche la vita dei capri espiatori: persone accusate ingiustamente e processate perché la loro condanna poteva essere la soluzione per mantenere tranquillo il popolo, che non ne poteva più di essere soffocato dalle tasse, dalle pestilenze e dal clima inclemente. Le rivolte popolari potevano in un certo senso essere fermate, individuando un colpevole su cui scaricare ogni responsabilità. Allo Stato faceva comodo. Quando il capro espiatorio era innalzato sul rogo, infatti, la gente accorreva e, vedendo il male bruciare, si tranquillizzava, pensando che da quel momento in poi tutto sarebbe andato per il verso giusto. Questa fu anche la sorte di Antonia, un

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capro espiatorio perfetto. Attraverso la storia di Antonia il lettore comprende meglio la vita di tutte quelle donne che, tra il XVI e il XVIII secolo, apparvero diverse e pericolose agli occhi del popolo e delle istituzioni al punto tale da essere accusate di stregoneria. Antonia, per esempio, si distingueva dagli altri per l’aspetto fisico: profondi occhi scuri, folti capelli neri, tratti mediterranei. Era bellissima e neppure la rasatura del capo, che a un certo punto le venne imposta, riusciva a nascondere la delicatezza dei suoi tratti. Arrivata a Zardino, tutti la guardavano con uno sguardo misto di stupore e indignazione: lei era qualcosa di mai visto e, di conseguenza, mostruoso. Durante l’Inverno in paese si diffusero storie che avevano come protagonisti animali selvatici, streghe e demoni, tutte creature del diavolo; per questo, quando Antonia iniziò a uscire di notte per incontrarsi con un camminante, un vagabondo di cui si era innamorata, fu immediatamente accusata di essere in relazione con Satana, di essere una strega e di uscire per partecipare al Sabba. Furono le

donne invidiose, vestite perennemente di nero, pallide e magroline, e il resto del popolo superstizioso a spingere don Teresio a recarsi a Novara per denunciare la giovane di stregoneria. Nel XVI secolo un simile fatto era molto frequente. Migliaia di donne furono denunciate per poi essere processate e condannate. Dietro la paura della stregoneria si nascondevano altre motivazioni ben poco nobili: l’invidia; la paura che queste donne potessero diventare pericolose perché in grado di guadagnare del denaro autonomamente, per esempio svolgendo la professione di guaritrici e levatrici, o semplicemente per il bisogno di trovare un capro espiatorio, la cui morte avrebbe potuto riportare una sorta di ordine sociale. Leggere la storia di Antonia oggi ha un forte significato perché permette di dare voce e ricordare tutte le donne e agli uomini che hanno dovuto subire ingiustizie e violenze da parte delle principali istituzioni dell’epoca: lo Stato e la Chiesa. Ivana Yaxing Lin, 4°A AFM


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Il genere Slice of Life

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GLI ANIME DA NON PERDERE

Nonostante il freddo che l’inverno ci riserva ogni anno, ci sarà sempre qualcosa o qualcuno a tenerci al caldo. Gli anime di questo articolo sono proprio coloro che nel mese natalizio di dicembre potranno scaldarvi il cuore. Vi presento gli Slice of Life, un genere contenente molte delle animazioni più divertenti e tenere che possiate mai vedere. Nell'anime Slice of Life, la storia riguarda generalmente la vita quotidiana. È conosciuto anche come il genere del benessere perché presenta una storia molto calma, dolce e rilassante. Le persone tendono a apprezzarlo per allontanarsi da combattimenti, tensioni e tristezza che altre trame riservano. La storia può consistere in elementi di fantasia, commedia e ro-

manticismo, messi insieme o separati. Tutto dipende dalla scelta! Guardare gli Slice of Life è davvero un buon modo per dimenticare le negatività della vita e semplicemente sedersi, rilassarsi al caldo della copertina natalizia, bevendo una buona bevanda calda. Consiglio in particolare: 1. Sweetness & Lightning 2. Poco's Udon World 3. Nichijou 4. Tamako market 5. Himouto! Umaru Chan 6. Gakuen Babysitters 7. Tanaka kun is always listless 8. The disastrous life of SIKI K 9. How to keep a mummy 10. Love, Chunibyo And Other 11. Delusions (questa storia, in particolare, tende al romantico)

Personalmente il mio preferito, nonché il primo che mi fece avvicinare al genere è: Gakuen Babysitters (12 episodi, r egia di Shūsei Morishita). Dopo la morte dei genitori, Ryūichi e suo fratello minore Kotarō sono presi in custodia dalla Preside (che non avevano mai incontrato prima) di un'Accademia d'élite. Ryūichi, nel contempo, diventa babysitter nel nuovo asilo nido scolastico sotto ordine della Dirigente, continuando però gli studi nella nuova accademia. I due protagonisti vivranno vicende sempre più adorabili e divertenti. Chissà se riusciranno a scaldare il cuore anche dell’impassibile anziana signora che li ha accolti? Per questo dicembre vi lascio con i titoli sopraelencati nella speranza che possano portarvi allegria. Buone feste e a tutti un caloroso Buon Natale! Elisa Senes, 3°CR


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Le bizzarre avventure continuano… Dicembre, il freddo invernale ha già fatto il suo ingresso annuale nella nostra routine, e non c’è niente di meglio per scaldarci il cuore di un bel Slice of Life. Nonostante ciò, tra i consigli di anime da non perdere a Natale non poteva mancare un titolo che è recentemente ritornato tra i riflettori: JoJo’s Bizzare Adventure. Il 1° dicembre, infatti, i primi 12 episodi della quinta stagione, Stone Ocean, sono stati aggiunti in esclusiva nel catalogo Netflix. JJBA è sicuramente un’anime conosciuto anche da chi non ne ha mai visto uno, data l’incredibile quantità di meme che ha generato, primo fra tutti “To be continued” sotto la canzone Roundabout della band Yes. Detto ciò, per i meno esperti è necessaria una premessa. L’anime, di genere shonenseinen, è attualmente costituito

21 da 6 parti, ognuna delle quali narrante l’epopea di uno dei discendenti della famiglia Joestar: si parte con Jonathan Joestar nella prima parte “Phantom Blood” ambientata nell’Inghilterra del fine ‘800 fino ad arrivare a “Stone Ocean” con Jolyne Cujoh, nella Florida del 2011. È senz’altro un lungo viaggio nel tempo, che si concretizza con tutti gli altri discendenti prima di Jolyne, in un albero genealogico senz’altro bizzarro. Tutti i protagonisti hanno la particolarità di avere la sillaba “Jo” sia nel nome che nel cognome. Da questo proviene anche il nome della serie, che è spesso anche un loro appellativo. Ognuno di essi, inoltre, nel tempo acquisisce un potere speciale, che vedremo essere l’utilizzo delle onde energetiche e, successivamente, i più popolari stand, spesso dalle sembianze umanoidi. L’anime regala una grafica iconica, senz’altro degna di nota. Tuttavia sono i sound effects e l’original soundtrack, a mio avviso, a risultare particolarmente interessanti: la colonna sonor a è talmente sviluppata e particolareggiata per ogni personaggio o azione degna di nota da arricchire immensamente l’esperienza e risultare fondamentale. A tal proposito consiglio, soprattutto a chi ha già vissuto l’esperienza dell’anime e, come me, ha adorato la

parte musicale, di ascoltare i lavori di rielaborazione di Samuel Kim Music su YouTube per una versione ancora più epica. Detto questo, ricordo agli appassionati di ritornare a seguire i passi dei Joestar in Stone Ocean con Jolyne nel carcere di Green Dolphin Street, e agli interessati di cominciare questo lungo viaggio scoprendo l’origine della storia con un dapprima giovane ed immaturo Jonathan Joestar. “Bizzarria” è senz’altro la parola chiave, ma su questo, per ora, manteniamo un alone di mistero. Buona visione! Nikita Cebotarean 3^ER


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LUNARFOLLIE Da allora lo schiaccianoci divenne uno dei più famosi simboli della tradizione folcloristica natalizia. La seconda più che una leggenda è un racconto che ne ha dettato la fama. La lunga favola Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi (in tedesco: “Nussknacker und Mausekönig”), scritta nel 1816 da E.T.A. Hoffmann, racconta del legame tra una fanciulla, Marie Stahlbaum e uno schiaccianoci di legno. Il racconto è molto fantasioso e narra come Marie aiutò lo schiaccianoci a vincere la guerra contro il Re dei Topi, un roditore con sette teste e sette corone. Da questo scritto nel 1892 presero spunto il compositore Tchaikovsky e i coreografi Petipa e Ivanov per la realizzazione del balletto “Lo Schiaccianoci” ("Щелкунчик"). Il celebre balletto andrà in scena al Gran Teatro Morato di Brescia domenica 2 gennaio 2022 alle ore 17:00. Vanessa Bajenaru e Elisa Franceschini 3^FL

Esistono due versioni differenti della leggenda dello schiaccianoci: una riguarda la sua nascita, l’altra la sua fama. La prima narra di un vecchio e ricco contadino dal cuore di pietra che viveva sulle Montagne Metallifere della Germania, al confine con la Polonia. Viveva e passava il Natale da solo a causa del suo brutto carattere, trascorrendo il tempo a rompere le noci con le mani. Con il passare del tempo le forze vennero meno, perciò decise di chiedere aiuto agli abitanti del suo villaggio. Molti si presentarono alla sua porta con idee che lo potessero agevolare, ma egli non rimase colpito da nessuna di esse. Fino a quando non giunse un intagliatore di legna che gli mostrò una statuina simile a un soldato di legno: aveva due grossi occhi luminosi e brillanti e una mascella che permetteva di schiacciare le noci con maggior facilità. Il contadino ne fu talmente entusiasta che il suo freddo cuore di pietra si sciolse e divenne un uomo buono: donò tutti i suoi averi ai più bisognosi e divenne amato dagli abitati.


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UN DOLCE NATALE Ormai siamo a Dicembre e il clima natalizio inizia a farsi sentire: le strade sono illuminate da luci di mille colori; gli addobbi pendono dai davanzali; la radio trasmette le canzoni di Natale e, ovviamente, non manca l’insostituibile panettone. Ma voi vi siete mai chiesti cosa si mangi a Natale negli altri Paesi? Nel Regno Unito il piatto più amato durante le feste natalizie è il Christmas pudding, anche detto Plum pudding, un dolce di forma rotonda a base di uova, mandorle, frutta candita, rum e spezie solitamente servito flambè decorato da foglie di agrifoglio. Ingredienti per quattro persone 150 g uvetta sultanina 150 g uvetta di Corinto 150 g zucchero di canna 125 g mollica di pane 110 ml rhum o cognac 25 g mandorle (tritate) 50 g fichi secchi (a pezzetti) 50 g albicocche disidratate (a pezzetti) 50 g cedro candito 20 g ciliegia candita 1/2 bicchiere birra (meglio se scura) 150 g farina 200 g strutto 4 uova 1 cucchiaio melassa 1limone o arancia cannella in polvere noce moscata 20 g zenzero in polvere pepe giamaicano Sale In Francia, invece, c’è il Tronchetto di Natale, dolce ricoperto di cioccolato o crema di caffè e glassa riempito di marmellata; la sua forma ricorda quella di un tronco in onore della tradizione del ceppo di Natale.

Ingredienti 100 g Farina 00 5 Uova medie 140 g Zucchero 10 g Miele 1 pizzico Sale fino 1 Baccello di vaniglia 300 g Panna fresca liquida 300 g Cioccolato fondente al 55% 300g Cioccolato fondente Zucchero a velo La Roscon de Reyes è una brioche lievitata tipica della tradizione spagnola. In genere si prepara per il 6 gennaio, il giorno dei Re magi in Spagna, ma ormai lo si trova per tutto il periodo natalizio. Viene decorata con zuccherini, mandorle a lamelle, frutta candita e farcita con la panna montata. La tradizione vuole che venga nascosto all’interno dell’impasto un oggettino o una fava secca che sarà simbolo di buon auspicio per tutto l’anno per chi lo troverà e verrà considerato il re della festa. Ingredienti: 500 g di farina 00 1 bustina di lievito di birra disidratato 3 uova medie se sono piccole 4 scorza di 1 arancia gattugiata 1 cucchiaino raso di sale 100 g di zucchero 100 g di burro fuso tiepido 100 g di latte tiepido 1 fialetta di acqua di fiori di arancia 250 g di panna da montare granella di zucchero mandorle a lamelle ciliegie candite arancia candita

Lo Stollen (o Christollen) è un dolce di Natale della tradizione tedesca ed è una brioche a base di uova, burro, farina, cannella, zenzero, mandorle, uvetta e canditi. Ha origine nell'area di Dresda ed è equiparabile al nostro panettone. Ingredienti: Farina tipo 00 450 gr Latte fresco intero 130 ml Burro 150 gr Zucchero bianco 110 gr Uova 1 Uvetta 100 gr Rhum 30 ml Arance candite 50 gr Zucchero a velo50 gr I Prjaniki sono dei biscotti speziati russi tipici del Natale. Ce ne sono di diversi tipi, questi, semplici e ricoperti da una sottile glassa e altri, ripieni di marmellata o frutta secca. I prjaniki più famosi sono sicuramente quelli di Tula, diventati simbolo della città Ingredienti: 250 g di farina 0 100 g di miele 50 g di burro 100 g di zucchero 1 uovo 1 limone bio la scorza grattugiata 1 cucchiaino di lievito per dolci 1 cucchiaino di zenzero in polvere 1 cucchiaino di cannella 2 cucchiaini di cacao amaro Valentina Faustinoni 3EL


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“Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi sino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente” Voltaire Durante le ore di educazione civica, noi studenti della 3B AFM abbiamo affrontato l’argomento della tolleranza e del rispetto. Abbiamo cominciato, indicando tutti i termini che ci venivano in mente legati a questo tema. Tra le parole emerse quelle che riteniamo più importanti sono: empatia, lealtà, uguaglianza, ascolto, accettazione, rifiuto di essere indifferenti e complici. Par tendo da questi ter mini abbiamo cer cato fatti di cr onaca che riportassero episodi di intolleranza nella vita quotidiana e i concetti predominanti che abbiamo individuato sono stati: femminicidio, mobbing, bullismo, razzismo, omofobia e persecuzione. Successivamente ci siamo dedicati alla visione di Green Book, un film che racconta l’evoluzione del rapporto tra un famoso musicista di colore e il suo autista, e in seguito amico, italoamericano. Nel film emergono casi di razzismo che portano l’amico bianco a cambiare la sua visione sulla questione. Da questo percorso di analisi della tolleranza abbiamo costruito un decalogo di regole per vivere bene insieme e desideriamo condividerlo con voi.

TOLLERANZA 10 REGOLE PER VIVERE INSIEME -Non sentire, ascolta. -Mettiti nei panni dell’altro. -Impara a convivere con le diversità. -Stereotipi?! No grazie siamo persone. -Sii onesto, non avere paura che qualcuno “ti pesti”. -Tollera, non sopportare.

-Apriti, rispetta altre idee e culture. -Ridi con gli altri ma non degli altri. -C’è chi guarda, tu agisci. -Hai finito di leggere? Cosa fai ancora qui? È tempo di applicarle!


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