Anno 30 Numero 9
I.I.S. LUNARDI - BS
Giugno 2022
TORINO… Arriviamo Ottava vittoria su nove partecipazioni al concorso del Festival dell’Economia!!!
Anche stavolta ce l'abbiamo fatta! Gli studenti della nostra scuola sono fra i 20 vincitori del prestigioso concorso legato al Festival dell'economia, che ora si svolge a Torino dopo i molti anni di Trento. “Sarei ipocrita se non dicessi che credo di aver avuto un ruolo in questi successi, sia come allenatore che come motivatore dei ragazzi; dal 2014 abbiamo vinto 8 volte su 9!”, ci dice il prof. Filippini, da sempre responsabile del progetto, “ma è una vittoria di tutto il gruppo, dei ragazzi impegnati nel progetto oltre che del singolo vincitore. È anche un successo della scuola nel suo insieme, di tutti i docenti, del modello Lunardi.” Purtroppo anche quest’anno si è verificato il solito problema:
avevamo 5 ragazzi (su 7 del nostro gruppo) fra i migliori 48, dai quali determinare i 20 vincitori. Per regolamento però, solo uno per scuola può figurare fra i 20 migliori, formalmente ex equo. Quindi vengono depennati, senza neanche un elogio a livello morale, eventuali studenti della stessa scuola di un vincitore che rientrino nei primi 20. Ed è assai probabile che ve ne fossero: oltre alla vincitrice, ELENA ROCCO (classe V EL), è quasi certo che Giulia Gennaro (classe V AE) o Alessandra Di Blasi (classe V AA) o Reynel Rodriguez (classe V AA) o Phil Sylvester (classe IV AR) figurassero fra i primi 20. Ma veniamo ai dati del concorso di quest’anno: numeri un pochino ridotti ancora condi-
zionati dalla pandemia, ma quasi 600 studenti iscritti e 99 scuole presenti. Ai 20 vincitori viene offerto viaggio e soggiorno gratuito per 3 giorni a Torino e 200€ di premio. Il ministero dell’istruzione li inserisce poi nell’elenco nazionale delle “eccellenze”, insieme, per capirci, ai 100 e lode agli esami di Stato. Come Lunardi garantiamo inoltre con i fondi del progetto la permanenza a Torino per gli studenti più meritevoli che lo desiderino (in questo caso tutti e 7 i nostri rappresentanti). Ma ancora non abbiamo citato la novità della nostra vittoria di quest’anno: per la prima volta è una studentessa del Linguistico che viene premiata! Elena si er a messa in risalto già nella scorsa edizioIN QUESTO NUMERO: Progetto Peace Corner pag. 3 Costruttori di Pace pag. 4 Saluti dai pensionandi pag. 5 It’s not goodbye USA! pag. 6 Banca Valsabbina pag. 8 Certificazione TORFL pag. 8 Cineforum pag. 9 Traduzione libro pag.10 Haiku pag.12 La nostra città ideale pag.13 Visita al Vittoriale pag.14 Un viaggio in Albania pag.16 Una giornata a Padova pag.17 Sedici anni… pag.19 Consigli di lettura per l’estate pag.20
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ne (davvero strettamente economica); quest’anno con “Merito, Diversità e Giustizia Sociale” ha dato il meglio di sé ed ha dimostrato che il concorso del festival dell’economia è una opportunità a cui possono accedere le menti più aperte di ogni tipo di scuola. Un accenno anche alle scuole
REDAZIONE BALANZINO VALENTINA, 3° BAFM BUCATEENE, 4°DR CAPRA FEDERICO, 4°DR CHIARINI SARA, 3°AAFM DASCAL VALERIA, 2°FL FAUSTINONI VALENTINA, 3°EL GALAFASSI PIETRO, 4°AAFM MACARI VLADA, 4°DR PICENI ILARIA, 3°DL POPESCU DANIELA, 5°CR RICHIEDEI SARA, 5°DL TERRAZZINO ALESSIA, 4°A AFM TINTI FEDERICA, 4°DR VERZELETTI VALERIA, 4°AAFM VODOPYAN NAZAR, 2°FL Classe 3°CL
prof. Oliviero Filippini
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bresciane: oltre a noi, anche Abba e De Andrè vedono un proprio studente fra i premiati. Tre su venti è un bel successo per la scuola superiore bresciana. Nel concludere non possiamo non ringraziare la Prof.ssa Cristina Cristini, responsabile del Progetto, l’esperto (ormai “esterno”)
Prof. Filippini, il responsabile della commissione cultura Prof. Luca Guerra, la Dirigente Scolastica e l’intero Collegio dei Docenti del Lunardi che hanno reso possibile questo Progetto.
prof.ssa Patrizia Mariottini prof.ssa Laura Vavassori tutti i docenti pensionandi prof.ssa Rita Pilia prof.ssa Elena Bignetti Composizione e stampa a cura di Lino Martinazzoli Lunarfollie viene pensato, prodotto, stampato e distribuito presso il CIMP dell’ IIS “A. LUNARDI” via Riccobelli, 47 Tel. 030/2009508/9/0 Email: lunarfollie@lunardi.bs.it Archivio: https://issuu.com/lunarfollie
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PROGETTO PEACE CORNER L’angolo di pace per i bambini ucraini dell’associazione “Bimbo chiama Bimbo” Mi chiamo Sara Richiedei e sono una studentessa del Lunardi che ha avuto il piacere di partecipare al progetto “Peace Corner” organizzato dall’Associazione “Bimbo chiama Bimbo” per accogliere i bambini ucraini. “Peace Corner” significa “angolo di pace” e, secondo me, è proprio questo: un luogo che infonde serenità, gioia, felicità e spensieratezza tanto è vero che quando si varca il portone è come trovarsi in un mondo parallelo dove restano fuori tutta la stanchezza, la frustrazione o la tristezza provata la mattina: appena i bambini ti abbracciano e salutano, è fatta! Inizi a sorridere e non smetti più. Noi volontari abbiamo iniziato con l’alfabetizzazione dei piccoli profughi, creando mini dialoghi di presentazione, come ad esempio: “Ciao io mi chiamo Sara, ho 19 anni, sono nata il 29 marzo del 2003, sono italiana, mi piace ballare e cantare”. Poi abbiamo pensato a dei dialoghi dove fingiamo di andare per i negozi per acquistare qualcosa; in questo modo i bambini hanno imparato, ad esempio, i nomi dei vestiti e dei colori. Successivamente siamo passati a fare cose più difficili come le coniugazioni dei verbi: mangiare, ballare, cantare, amare e andare, inserendoli in frasi e creando la loro daily routine. Dopo una mattinata di studio, a metà pomeriggio si passa al gioco libero in modo da svagarsi un po’. I giochi vanno da: nascondino; uno, due, tre stella; mosca cieca; passaggi con la palla e prendi prendi a laboratori manuali come la creazione di oggetti con la stoffa o con i ba-
stoncini di legno o disegni con gli acquarelli, forme con il pongo e balletti di canzoni estive ed allegre. Verso le cinque si fa una merenda ricca e varia, dove vengono proposte diverse cose tipo brioches alla marmellata o al cioccolato, crackers, fette biscottate o pane con marmellata o nutella e succhi alla pesca, pera, albicocca o tè al limone. Nell’ultima ora si sta all’aperto nel parco giochi, in giardino o nel campo da calcio. Giochiamo tutti insieme e i giochi vengono scelti dai bambini che hanno età diverse comprese tra i 5 e i 13 anni. Anche se di età diverse i bimbi vanno molto d’accordo tra di loro. Ormai è da un mese e mezzo che vado a fare volontariato all’Associazione ed è bellissimo vedere come i due / tre bambini che c’erano inizialmente siano poi diventati 12! Partecipare al progetto “Peace Corner” è una bellissima espe-
rienza che mi permette di fare nuove amicizie, conoscere un’altra cultura e imparare cose nuove. Oltre a parlare un po’ russo che non guasta mai! Stando vicino ai bambini ho notato una grande voglia di imparare, mettersi in gioco e superare nel giro di pochi minuti l’imbarazzo o la paura che si prova all’inizio di una nuova conoscenza quando ci si trova in un contesto nuovo e si è completamente spaesati. È straordinario vedere come la loro spontaneità, l’energia, l’entusiasmo e il coraggio li porti subito ad andare oltre, superando qualsiasi timore. Quando sono andata al centro la prima volta, dopo pochi minuti mi si è avvicinata una bambina di sette anni che mi ha preso per mano e portata a giocare con lei in una casetta di legno. È meraviglioso vedere come questi bambini stranieri riescano a farsi capire con estrema semplicità senza bisogno di tante parole. Penso che l’obiettivo di questo progetto sia quello di infondere gioia, allegria, amore e leggerezza ai bambini perché è ciò di cui hanno bisogno ora e per me abbiamo raggiunto l’obiettivo alla grande perché quando sono lì sorridono tantissimo, si divertono, ballano e corrono. L’ultima cosa che vorrei dire è che non serve necessariamente sapere il russo o l’ucraino per comunicare; cer to aiutano, ma c’è un linguaggio universale più importante che supera pure quello del corpo e che non bisogna mai smettere di coltivare: è il linguaggio dell’amore. Sara Richiedei, 5°DL
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CONVERSAZIONE SULLA GUERRA IN UCRAINA CON “I COSTRUTTORI DI PACE” DEL LUNARDI
Durante la giornata del 21 Maggio, nell’Auditorium della nostra scuola, si è tenuto un incontro riguardante la tragica situazione attuale dell’Ucraina organizzato dalla Commissione Cultura del nostro istituto che ha dato la possibilità a tutti i presenti di interfacciarsi con l’argomento da vari punti di vista. La riunione è iniziata con una breve introduzione da parte della Vicepreside, la professoressa Paola Parmigiani, e del professor Luca Guerra, in qualità di Referente della Commissione Cultura, relativa agli sviluppi delle varie iniziative organizzate dalla scuola come la raccolta di beni, il volontariato e il progetto “parole e pensieri per la pace”, che invitava noi studenti a riflettere sul tema della guerra. Successivamente è intervenuto il giornalista Claudio Gandolfo, del giornale di Brescia, che ha fornito un’interessante analisi storica e geo-politica del conflitto, facendo emergere come il legame tra i due paesi coinvolti
sia molto più antico di quanto molti di noi possano immaginare. Il momento, a mio parere, più toccante e significativo è poi stato quando la professoressa Fausta Moreschi ha intervistato la mandolinista Elena Saik, la quale, insieme all’amica Daria Petrova, ha offerto intermezzi musicali nel corso dell’incontro e ha coraggiosamente fornito la testimonianza della sua esperienza, raccontando di come sia stata costretta ad abbandonare casa sua e ad affrontare lunghissime ore in treno insieme alla mamma malata senza avere altro posto dove sedersi oltre che la valigia che era riuscita a portare con sé nella fretta di mettersi in salvo. La terza e ultima parte è stata dedicata alle attività della scuola e ai loro partecipanti. Il primo intervento è stato quello della professoressa Angelini, che ha spiegato come il Dipartimento di lingue del Lunardi si sia impegnato a sostenere l’idea che un popolo non dovrebbe essere etichettato per le azioni di una sola persona
e, di conseguenza, che la cultura russa non dovrebbe essere esclusa dai curriculum scolastici. Di seguito poi è intervenuta Vera Bignotti che ha esposto il progetto di volontariato curato dall’associazione “Bimbo chiama Bimbo” in collaborazione con gli studenti delle classi quarte e quinte dell’istituto. La parte finale è stata dedicata alle testimonianze e riflessioni degli studenti, ma sfortunatamente, a causa dei tempi ridotti, non è stato possibile ascoltarle per intero. Però, per chiunque fosse interessato, saranno tutte presenti nella registrazione dell’evento. Questo incontro è stato molto efficace sotto tutti i punti di vista; invito chiunque non abbia potuto assistere a guardare il video, perché rappresenta un’importante occasione di riflessione per tutti. Valentina Faustinoni 3EL
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A tutti gli studenti e le studentesse del Lunardi Siamo un gruppetto di insegnanti e operatori scolastici che con questo anno scolastico finiscono la loro carriera e vanno in pensione. Grazie alla redazione del LUNARFOLLIE abbiamo l’occasione di salutarvi, anche se, ovviamente, non vi conosciamo tutti. Alcuni di voi, come noi, lasceranno il Lunardi per nuove avventure (università, lavoro, esperienze all’estero, ecc.); molti, invece, si ritroveranno l’anno prossimo a lavorare sulle “sudate carte”, come dice il buon Leopardi, al Lunardi. A tutti e tutte voi un augurio di vita felice, piena di curiosità, di tante e belle cose da imparare, di incontri interessanti, di sfide che fanno crescere… è un po’ l’augurio che facciamo anche a noi stessi, che iniziamo una nuova fase della nostra vita. In fondo è come dice Bergson Prof.ssa Johanna Aquilina Prof.ssa Paola Caggioli Prof.ssa Daniela Di Matteo Prof. Massimo Mattoni Prof.ssa Paola Martinazzi Prof.ssa Patrizia Moncini Prof.ssa Roberta Pizzicara Prof.ssa Silvia Zenucchini
Un saluto da una pensionanda Sono molto grata al “Lunardi” perché durante i miei anni di insegnamento in questa scuola ho avuto diverse opportunità. La prima è stata quella di conoscere bravissimi colleghi che hanno collaborato con me in molte occasioni, italiani e stranieri, già pensionati e non, e nel tempo sento di aver ricevuto tanto e di avere imparato da ognuno di loro attraverso esperienze, insegnamenti, esempi. Non voglio dimenticare l’enorme contributo degli alunni con cui ci confrontiamo ogni giorno, poiché nonostante le nostre lamen-
tele, i nostri rimproveri ci insegnano sempre qualcosa che arriva, magari a distanza, ma arriva. Sono anche loro un’estrema fonte di ricchezza. Una cosa che vorrei lasciare a questa scuola è un augurio sincero, l’augurio di poter tornare a fare scambi con gli altri paesi come un tempo, a toccare con mano le diversità culturali, ad esperire in prima persona cosa significano determinati concetti come ad esempio quello di razzismo, o quello di tolleranza o quello di apertura mentale che non sono certo astratti. Una cosa è studiare sui libri e un’altra è vedere con i propri occhi o sperimentare sulla propria pelle quello
di cui i libri parlano. È tutt’altra cosa e porta una diversa motivazione a fare e anche a studiare per conoscere. Non solo auguro a questa scuola di portare avanti futuri scambi come in passato, ma magari anche di farne uno con la Russia, perché ciò significherebbe un cambio di passo e per l’Istituto e per le relazioni internazionali e politiche. Gli scambi, infatti, rappresentano un grande lavoro, ma anche grandi esperienze, a volte uniche nel loro genere, che fanno crescere tutti i partecipanti da tanti punti di vista e sono stati per me una enorme ricchezza che mi porterò come bagaglio di ricordi nella vita che mi aspetta. Prof.ssa Paola Caggioli
Le foto scelte riguardano uno scambio con l’Olanda a.s. 2013-14 di cui la professoressa conserva splendidi ricordi
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It’s not goodbye USA! Il ‘prom’ e alcune riflessioni sulla mia fantastica esperienza americana Il ‘prom’, ossia il ballo scolastico di fine anno, è stato anche più divertente di quanto mi aspettassi. Va detto che qui negli Stati Uniti si tratta di un vero e proprio evento che tutti aspettano con ansia, sia perché si tratta di una festa ufficiale molto importante, sia perché segnala che la scuola è praticamente finita. L’abbigliamento deve essere elegante: le ragazze mettono abiti lunghi mentre i ragazzi indossano la giacca (e il farfallino se vogliono ma io ho evitato) e devono portare un fiore all’occhiello della giacca che sia uguale ai fiori del bouquet che le ragazze portano in mano. Per poter partecipare bisogna essere un senior, cioè uno studente dell’ultimo anno, o essere stati invitati da un senior e i posti sono limitati. Il biglietto di ingresso costa 50 dollari a cui bisogna aggiungere il costo della cena e del cosiddetto ‘party bus’, ossia il bus che accompagna i ragazzi nelle varie locations dove si svolgono i vari momenti del ‘prom’. Io, mia sorella ed il nostro gruppo di amici abbiamo scelto di cenare a bordo di uno yacht che durante la cena ci ha fatto fare una mini crociera intorno al lago Minnetonka: è stata un’esperienza fantastica anche perché qui i laghi sono tantissimi e tutti molto belli, soprattutto al tramonto. Il bus ci ha poi portati al ballo vero e proprio che quest’anno si teneva nel grande sta-
dio di football di Edina il quale era addobbato con fiori, giganti sculture illuminate e catene di luci, c’era anche un mega screen su cui venivano proiettati video musicali. Una volta arrivati abbiamo ballato tutti insieme e devo dire che, a differenza di quanto si vede nelle serie tv, al ‘prom’ non ci sono balli lenti ma è proprio come essere in una discoteca e io mi sono divertito un sacco. È poi tradizione finire la serata con un ‘after party’ che normalmente si svolge a casa di qualcuno, nel nostro caso siamo stati ospitati da un’amica di mia sorella che ha una casa enorme. Per arrivare a questa casa abbiamo usato nuovamente il ‘party bus’ che già di per sè è un’esperienza da provare perché è allestito come se fosse una discoteca con un impianto audio pazzesco e chiaramente non ci si siede affatto ma si balla. L’ ‘after’ è comunque sicuramente il momento più divertente della serata, noi ci siamo prima cambiati mettendo vestiti comodi e poi abbiamo chiacchierato, ballato e riso tantissimo. Sono tornato a casa a tarda notte sentendomi emozionato per aver vissuto un evento di cui avevo sempre sentito parlare e a cui non avrei mai immaginato di poter partecipare! But time flies... ed eccomi alle mie ultime due settimane negli Stati Uniti, a dir la verità non mi sembra ancora vero che tra pochissimo tornerò a casa dalla mia famiglia e dai miei amici. Cinque mesi sono letteralmente volati ma adesso che posso fare un bilancio definitivo, devo dire che sono stati mesi fantastici e ricchi da tantissimi punti di vista. Anzitutto essere un exchange student richiede un bel po’ di coraggio perché significa buttarsi, prendere un aereo per un posto che non si conosce e vivere in una famiglia di persone mai viste senza avere la minima idea di come sarà la propria vita nei mesi successivi. A
dirla tutta prima di partire avevo un po’ di paura ed ero molto agitato, il giorno della partenza mi ricordo di essermi sentito quasi perso anche se avevo davvero il desiderio di fare questa esperienza. Poi sono stato fortunatissimo: la mia famiglia americana è stata davvero fantastica con me, mi ha accolto come un vero figlio e ha reso il distacco dalla mia famiglia italiana molto meno traumatico di quanto pensassi, forse perché i miei genitori host sono in realtà abbastanza simili ai miei genitori italiani. Fin dall’inizio mi hanno incoraggiato quando facevo fatica ad esprimermi e non conoscevo nulla della cultura americana, se non quello che avevo visto nei film, e mi hanno sempre ascoltato ed aiutato. Insieme abbiamo fatto un meraviglioso viaggio in Cali-
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fornia, abbiamo riso, cucinato, festeggiato, abbiamo imparato a capirci e piano piano ci siamo conosciuti sempre meglio fino a creare un piacevolissimo clima familiare. Lori, mia mamma host, è sempre stata super sorridente e disponibile senza mai essere invadente, mentre mio papà host Alan mi ha aiutato in tutte le mie esigenze oltre ad accompagnarmi e venirmi a prendere ad allenamento tutti i giorni. Con mia sorella host Harper, anche lei sempre allegra e molto gentile, abbiamo fatto un sacco di risate, soprattutto per via del mio accento italiano e delle mie difficoltà di comunicazione i primi mesi. Rispetto a queste difficoltà ho imparato ad avere pazienza con me stesso, a darmi tempo e a sopportare anche momenti di solitudine che in Italia non avevo mai vissuto. Integrarsi a metà anno scolastico non è infatti stato facile anche perché io abito in uno stato del nord, il Minnesota, dove le temperature sono polari per gran parte dell’anno, le persone sono riservate, stanno molto in casa e le occasioni di socializzazione non sono molto frequenti. Per fortuna mia sorella Harper, che è capitana delle cheerleaders, mi ha fatto conoscere i suoi amici e grazie a lei sono andato a numerose feste, inoltre fare sport do-
7 po la scuola mi ha aiutato ad integrarmi meglio e mi ha dato grandi soddisfazioni oltre che qualche frustrazione quando non sono riuscito ad avere i risultati sperati. Ho imparato a prendere con filosofia anche questi momenti e ad impegnarmi ancora di più per superare i miei limiti. Tra l’altro sono diventato un perfetto ‘casalingo’ perché il programma exchange prevede che gli exchange students tengano in ordine la camera, lavino i loro vestiti e in generale aiutino i genitori host. Nel mio caso ho quindi imparato a fare il bucato e in teoria avrei dovuto anche stirare, anche se in realtà ho rinunciato dopo qualche tentativo fallito. I miei genitori host hanno stabilito turni precisi per apparecchiare e sparecchiare la tavola e ho sempre provveduto a lavare i piatti e a rimettere tutto a posto dopo mangiato. L’impatto con la scuola è stato all’inizio un po’ traumatico: ricordo ancora quando mi perdevo nei corridoi infiniti e mi vergognavo un po’ a chiedere dove fossero le aule, inoltre a lezione facevo davvero molta fatica a capire e a parlare e mi spaventava
moltissimo l’idea di dover poi superare dei tests. Col tempo ho imparato ad apprezzare il metodo scolastico americano, il mio inglese è migliorato enormemente e anche con i compagni e i professori ho stabilito un rapporto di grande confidenza, tanto che anche loro mi mancheranno moltissimo. Essere un exchange student mi ha reso decisamente più autonomo ed indipendente, in qualche modo anche più forte e più consapevole delle mie capacità. Ho scoperto aspetti del mio carattere che non pensavo di avere e che non so se avrei mai scoperto se non avessi fatto questa esperienza, anzitutto la mia capacità di adattamento. Lasciare l’ambiente sicuro di casa, i miei amici e la mia routine mi ha infatti decisamente messo alla prova e ho dovuto imparare ad adattarmi al meglio ad ogni situazione. Sono convinto che sia necessario aprire la mente se si vuole capire una diversa cultura per arrivare a farne parte e io penso di esserci riuscito perché adesso qui mi sento perfettamente a mio agio e non ho più alcun tipo di difficoltà. Mi mancherà davvero tutto degli Stati Uniti, a partire dalla mia famiglia americana fino al quotidiano ‘good morning’ che dico all’autista del bus che mi porta a scuola tutti i giorni, ho amato ogni singolo momento della mia vita qui ed è stata davvero un’esperienza indimenticabile. In questi giorni sono triste all’idea di lasciare tutto e tutti anche perché ho la consapevolezza che non potrò mai più rivivere ciò che sto vivendo adesso, potrò magari trascorrere qui una vacanza ma non sarò integrato in una famiglia dove sentirmi un vero e proprio americano. Mi consola sapere che tornerò a casa profondamente cambiato, sicuramente molto arricchito e con una nuova prospettiva sul mondo. Till soon USA and thank you for everything! Federico Capra, 4DRIM
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CONOSCERE LA BANCA VALSABBINA
Certificazione TORFL in lingua russa Una studentessa ci racconta la sua esperienza
Questa primavera molte classi hanno assistito a un incontro con tre dipendenti della conosciuta Banca Valsabbina: Adriana Arignini (Responsabile del settore marketing e prodotti), Laura Prudenti (Responsabile del comparto formazione) e Roberto Chindamo (Direttore generale della filiale di Via Trento). Due di loro hanno perfino
frequentato il nostro istituto. Durante le due ore dell’incontro è stato presentato il mondo bancario e quello dell’offerta dei prodotti e servizi ai clienti. La Banca Valsabbina nacque nel bresciano in Val Sabbia e, successivamente, si espanse in altre regioni; Milano Finanza la reputa massima eccellenza tra le banche delle sue dimensioni. La
Banca presenta una struttura formata da: un Consiglio di amministrazione che prende le decisioni più importanti, un Direttore e un Condirettore, gli uffici direzionali e le filiali. Col tempo la banca tradizionale si è evoluta per sopravvivere e per assistere i clienti, quindi non è più solo un luogo dove viene depositato il denaro, ma anche uno spazio di consulenza, dove vengono offerti vari prodotti. Nel corso dell’incontro è stata presentata l’anteprima di un prodotto e il suo funzionamento. Si trattava di un mutuo alle aziende con lo scopo di aiutare le imprese. È stato spiegato il processo in modo dettagliato per farci notare come ciò che vediamo sia il risultato di un grande lavoro. Questo incontro ci ha aiutato a capire l’applicazione pratica delle nostre conoscenze e come confrontare le nostre opinioni con la realtà. Vlada Macari e Federica Tinti, 4°DR
Mi chiamo Daniela Popescu e frequento la 5°CR. Il giorno 28 febbraio 2022, verso le sette di mattina, mi sono recata al Village School Donbosco di Milano per sostenere le prove per ottenere la certificazione TORFL livello B2 della lingua russa. L’esame si è svolto in una sola giornata ed è durato 6 ore; era articolato in 5 parti: Writing, Speaking, Lexis. Grammar, Reading e Listening. Il primo esame mi è sembrato interminabile. Era la prova orale: un dialogo con la commissione di San Pietroburgo inizialmente su un video che avevamo visto la mattina stessa, poi su argomenti a scelta della commissione. Ero un po’ in ansia, ma la professoressa Pavone, insieme a una sua collaboratrice
LUNARFOLLIE russa, è riuscita e mettermi a mio agio e questo mi ha permesso di affrontare le prove successive con maggiore tranquillità. In totale l’esame è durato 6 ore ma devo dire che, se si eccettua la prima ora, le altre sono passate molto velocemente. Ero molto nervosa e ricordo che, durante la prova di scrittura, una volta cominciato non riuscivo a fermarmi: avrò scritto 4 pagine poi, sbirciando l’altro candidato accanto a me, vidi che ne aveva scritta solo una e questo mi spinse a darmi una calmata. Volevo passare l’esame, ma al contempo non volevo sembrare eccessiva. Sicuramente questa è un’esperienza che ricorderò. E devo ringraziare il Don Bosco di Milano, la professoressa Pavone e la mia professoressa di russo Laura Angelini per avermi dato la possibilità di affrontare quest’esperienza. Due settimane dopo la commissione mi ha contattata per annunciarmi che avevo superato brillantemente tutte le prove. Il motivo per cui ho scelto di prepararmi per questa certificazione è perché i miei genitori erano entrambi insegnanti di russo e io vorrei continuare questa tradizione, quindi mi sono voluta mettere alla prova. Spero che questo documento mi permetta facilmente di accedere a un'Università che mi consentirà poi di raggiungere il mio obiettivo. Daniela Popescu, 5°CR
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La mia esperienza al Cineforum in lingua russa Voglio raccontarvi la mia esperienza al cineforum in lingua russa. È stata un'attività di tre giorni in cui ho visto un film e cartoni animati in russo. I tre incontri sono stati preceduti da una breve presentazione introduttiva, accompagnata da un'attività tesa a predisporre i partecipanti alla visione e favorire la comprensione dei contenuti. Nei primi due incontri ho visto il film "Piter FM’’. Si tratta di un film d’esordio della giovane regista Oksana Byčkova, premiato nel 2006 come miglior film d’esordio al Festival del Cinema Russo di Honfleur; racconta di come Masha, deejay di successo in una radio locale e prossima al matrimonio, e Maxim, architetto emigrato in città che deve decidere se trasferirsi in Germania per lavoro, non riescano mai ad incontrarsi, pur incrociandosi in svariati luoghi ed occasioni, per la restituzione del telefonino che Masha aveva perso e che Maxim a tutti i costi vuole restituirle. Il film ha il grande pregio di presentare la vera vita dei giovani russi d’oggi e di mostrare la città di S. Pietroburgo in tutta la sua bellezza.
Nel terzo incontro ho visto il cartone animato “I Tre di Prostokvashin’’ che ha per protagonisti un bambino moscovita chiamato Djadja Fëdor, il gatto Matroskin e il cane Šarik, che per motivi diversi si ritrovano a vivere insieme nel villaggio di Prostokvašino. Il cartone, inventato da Edoardo Uspenskij e trasformata nel 1975 in una serie TV a puntate, raggiunse una straordinaria popolarità in Russia. Il cineforum è stata un'esperienza molto piacevole in cui ho imparato cose nuove sulla cultura, la società e il folclore russo. Ho avuto modo di conoscere la vita quotidiana dei russi e la bellezza della città di San Pietroburgo e quali cartoni animati guardano i bambini russi e non solo. Mi sono inoltre esercitata sulla comprensione della fonetica della lingua russa autentica. Apprezzo molto questo tipo di attività e mi piacerebbe partecipare ancora. Valeria Dascal, 2°FL
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Letture per l'estate Un esercizio di traduzione
La nostra classe, 3CL, con l’aiuto della professoressa Piccini, ha tradotto un brano tratto dal libro “Kurz und Schnell” di Irmela Brender, intitolato “Caroline über Wiese laufend”, di cui una traduzione italiana non è mai stata pubblicata. Questa attività è stata indubbiamente faticosa e ci siamo resi conto di quanto sia complicato esprimere un concetto originariamente scritto in una lingua straniera con delle parole ed espressioni appartenenti alla lingua italiana, difficoltà certamente presente in tutte le traduzioni che leggiamo ogni giorno, ma alla quale non avevamo mai davvero fatto caso. D’altra parte, tradurre da una lingua straniera, studiata solamente sui banchi di scuola, alla propria lingua madre è una grande soddisfazione, qualcosa che ci ha lasciati con un piacevole senso di appagamento. Questa è una delle ragioni per le quali siamo iscritte a questo indirizzo e, amando la lingua tedesca, questa attività è stata anche molto appassionante. Caroline che correva sui prati Di Irmela Brender (Mannheim 1935 - Stuttgart 2017): scrittrice e rinomata traduttrice dall’in-
glese di opere letterarie, scientifiche e di saghe fantasy. Per una che non aveva mai avuto un ragazzo, Joschi era qualcosa come… come … A Caroline veniva in mente solo la parola "miracolo". Joschi era bello, Joschi era divertente e andava d'accordo con tutti, Joschi suonava la chitarra, Joschi intratteneva tutti, Joschi aveva anche una moto, ma soprattutto Joschi era cotto di Caroline. Di questo Caroline non era così sorpresa come la maggior parte delle sue amiche, lei aveva sempre saputo che un giorno sarebbe arrivato qualcuno a cui piaceva proprio lei, l'esile e pallida Caroline. Certo perché, invece di "esile", la si poteva definire anche slanciata e, invece di "pallida", delicata. Di lei si poteva pensare "non ha niente da dire", ma anche "è una che sa ascoltare". Con Joschi però tutto era meglio, con Joschi poteva andare alle feste e ballare lenti invidiata da tutte, girare per la città, ascoltare vinili in un negozio e poi andarsene ridendo, guidare gli autoscontri al luna park e tenergli la mano al cinema. Con Joschi Caroline viveva scene che fino ad allora aveva solo immaginato, di cui aveva solo letto e che sapeva appartenevano agli anni che lei adesso stava
vivendo. Vivere per davvero, pensava Caroline, vivere fino in fondo, sì, con Joschi era sempre vita, VITA scritto a caratteri cubitali, come quelli che si vedono sui cartelloni pubblicitari, sulle copertine dei dischi e in televisione. Caroline vedeva l'immagine che gli altri dovevano avere di loro due: lei delicata e snella, lui alto e moro, entrambi allegri, ben curati, pieni di vita e giovani. Era tutto perfetto! E poi Caroline che correva nei prati, lentamente, come al rallentatore, con il colletto della camicetta che si alzava e abbassava nella corsa e i capelli che ondeggiavano morbidi al vento; dietro, seminascosto, Joschi che le afferrava delicatamente la mano correndo adagio. No, questa fantasia non l'aveva ancora vissuta con Joschi, doveva averla vista altrove, ma le apparteneva, di questo Caroline era convinta e prima o poi l'avrebbe vissuta; forse addirittura oggi durante la gita in moto. Dieci chilometri di strada di campagna, un paio di minuti in moto, per arrivare a destinazione, dove dovevano incontrare gli altri per il picnic e poi … La moto sussultò strappando bruscamente Caroline dai suoi so-
LUNARFOLLIE gni ad occhi aperti. Joschi frenò e accostò, appena in tempo, a lato della strada. "Qualcosa non va?", chiese Caroline. "Ovviamente c'è qualcosa che non va" rispose Joschi, "Ma cosa? Maledetto catorcio!" Joschi smontò e si accovacciò a lato della moto. “Riuscirai a sistemarla, vedrai", disse Caroline scostandosi i capelli dalla fronte. "Speriamo che qualcuno lassù sia in ascolto e ci aiuti, potrebbe essere qualunque cosa, non ho idea di cosa possa essersi rotto". Carolina sorrideva ancora, i ragazzi come Joschi sapevano il fatto loro, pensava, quindi si chinò a raccogliere margherite sul ciglio della strada. "Devi arrivare al paese vicino e chiamare qualcuno." Joschi premette sul pedale dell’accensione, ma il motore non partì. “Benzina ce n'è ancora, non può dipendere da quello, ma cosa altro potrebbe essere? In fondo ho questa moto solo da tre settimane e non l'ho ancora pagata al tizio che me l'ha venduta. Beh, forse ora non gliela pago nemmeno”. “Dai, Caroline, sbrigati, vai!". " Ci sono 10 chilometri, è troppo lontano" disse Caroline, mentre raccoglieva foglie per il suo mazzolino. "Non devi andarci a piedi, devi fare l'autostop!" disse Joschi, "Con le ragazze si fermano tutti". "L'autostop?" domandò Caroline incredula. "Certo!". "Ma io non posso" rispose Caroline. Fare l'autostop era una delle poche cose che a casa di Caroline erano vietate e lei capiva bene perché. Tutti sapevano che cosa avrebbe potuto succedere ad una ragazza che faceva l'autostop. "Non farò mai l'autostop in vita mia!". Joschi alzò la testa, era tutto rosso in faccia perché era stato piegato, aveva i capelli appiccicati alla fronte sudata e non era più così attraente. "Senti un po', sei fuori di testa? Questa è un'emergenza, non riesco a far ripartire il trabiccolo, credimi". “Io non faccio l'autostop" ribadì
11 Caroline. "Va bene, principessina sul pisello, allora resta qui vicino alla moto finché non torno, ma ce ne vorrà prima che diano un passaggio ad un ragazzo, oltretutto con i capelli lunghi". " Non penserai di lasciarmi qui da sola?". "Ovvio, qualcuno deve restare con la moto, altrimenti possono rubare di tutto, te l'ho detto che non l'ho ancora pagata". Caroline allora gli spiegò in modo semplice e pratico come fare per non rovinare l'immagine idilliaca di un ragazzo accanto ad una moto e una ragazza che coglieva fiori. Era troppo pericoloso lasciarla da sola, qualunque automobilista avrebbe potuto fermarsi, trascinarla in macchina e fare chissà cosa. Anche fare l’autostop era escluso, quindi non restava altro da fare che incamminarsi insieme e percorrere i dieci chilometri per raggiungere gli altri. La moto poteva restarsene da sola, che cosa era più importante, del resto, lei o la moto? "Devi ammetterlo, Joschi, che cosa è più importante, io o la moto?". Joschi vicinissimo, il viso ancora più rosso, sulla fronte e sotto il naso perle di sudore, le disse: " Sei seria?" "Certo" rispose Caroline sorridendo e porgendogli i fiori. "Non sono carini?". "Oca!" fu la risposta di Joschi, mentre se ne andava col pollice alzato lungo la strada di campagna. Caroline non aveva ancora capito bene cosa stava succedendo che Joschi era già duecento metri più in là; un'auto gli passò accanto e si fermò, Joschi parlò con il conducente e salì. Ripartendo l'auto sollevò una nuvola di polvere. "Joschiii" urlò Caroline rincorrendo l'auto, "Joschi non puoi, te l'ho spiegato! Joschi!", ma l'auto era già scomparsa. Caroline iniziò a piangere, non aveva neanche un fazzoletto, si coprì il viso con le mani e guardò verso l'alto. Oca? Col cavolo, maledetta moto! Cosa fare? Mentre slegava il cesto da picnic dal bagagliaio della moto immaginava tutto quello che sarebbe potuto
succedere ad una ragazza sola in una strada di campagna, seduta vicino a una moto ad aspettare, finché un'auto arrivava e si fermava… Caroline iniziò a correre. Stava ancora piangendo, il naso le colava e doveva portare il cestino un po' con la mano destra e un po' con la sinistra. E fu così che Carolina corse sui prati. Chiara Castrezzati, Federica Marchi, Chiara Mensi e tutta la classe 3^CL
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Haiku Impressioni d’estate rosso tra il verde un fragile papavero sorride al sole * sussurri d’onda nella luce dell’alba respira il mare * nel caldo mare d’ondeggiante frumento soffio d’estate * bianche colonne la clessidra del tempo ferma d’estate * meriggio d’afa mollemente disteso sonnecchia un gatto * d’una cicala monotono frinire rompe il silenzio * fruscio d’onde il tumulto del cuore lento s’acqueta Poesie e fotografie: Prof.ssa Patrizia Mariottini
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LA NOSTRA CITTÀ IDEALE
Un lavoro di Educazione Civica in 4°A AFM
Quest’anno, nell’ambito di Educazione Civica, abbiamo parlato dell’importanza degli alberi nelle nostre città. È stato fondamentale capire come funzionano questi esseri viventi tramite la lettura del saggio “La pianta del mondo” di Stefano Mancuso. Attr aver so questo libr o e il capitolo riguardante “La pianta del sottosuolo”, abbiamo scoperto come gli alberi siano creature solidali: essi si sostengono tramite le loro radici e collaborano tra loro sottoterra. Leggendo il capitolo “La pianta della musica”, abbiamo invece scoperto che per ricavare gli strumenti più elevati serve un certo tipo di legno. L’uomo è riuscito a creare gli strumenti, dando voce a creature che noi spesso non reputiamo esseri viventi semplicemente perché non parlano. Infine, con la lettura del capitolo “La pianta della città”, abbiamo intuito l’importanza che le piante assumono nella città. Se ci fossero più spazi verdi, i benefici sarebbero incalcolabili: non solo si fisserebbero quantità enormi di CO2, ma si migliorerebbe la qualità della vita delle persone: dal miglioramento della salute fisica e mentale, allo
sviluppo delle società, dal potenziamento delle capacità di attenzione, alla diminuzione dei crimini. Le piante influenzano positivamente il nostro modo di vivere. Nel nostro percorso in questo progetto è stata importante anche la lettura de “Le città invisibili” di Italo Calvino. Quest’opera è stata fondamentale per viaggiare con la fantasia: ci ha ispirato per trasformare Brescia a nostro piacimento, rendendola una città “fantastica” e ci ha spinti a riflettere sulle caratteristiche che avrebbe dovuto avere una città ideale. Inizialmente avremmo voluto creare un vero e proprio modellino, ma per mancanza di tempo ed organizzazione non siamo riusciti. Abbiamo così deciso di realizzare un video che riassu-
messe le zone che, secondo noi, non dovrebbero mai mancare in una città ideale: il centro storico, la zona industriale, la campagna, la montagna, i corsi d’acqua e la zona sportiva. Abbiamo ritenuto necessaria la presenza dei musei e dei monumenti, che mantengono vivo il ricordo. Oltre a ciò riteniamo essenziali i mezzi pubblici, che rendono possibile lo spostamento senza un eccesso di inquinamento. Crediamo che parte viva della nostra città debba essere occupata dalla presenza degli animali; questi sono importanti per responsabilizzare l’uomo e per incentivare la biodiversità. Ognuno di noi ha scattato foto e registrato video relativa alla zona che preferiva. Abbiamo trovato carina l’idea di inserire nella parte degli animali i nostri amici a quattro zampe, per personalizzare il contenuto. Siamo soddisfatti del lavoro finale, anche se non rispetta per niente l’idea iniziale, sicuramente più creativa. Il nostro lavoro ritrae una parte di ognuno di noi e della nostra città. Alessia Terrazzino, classe 4°A AFM
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Visita al Vittoriale degli Italiani “Io ho quel che ho donato” Il giorno 10 maggio, noi classe 4^A AFM, insieme alla 5^A, ci siamo recati al Vittoriale degli italiani. Parliamo proprio della casa di Gabriele D'Annunzio, scrittore, politico e patriota italiano. La sua abitazione si presenta maestosa e imponente: è circondata infatti da un grandissimo giardino. Al suo interno, oltre alla casa vera e propria, si possono trovare diversi elementi che hanno caratterizzato la sua vita… Innanzitutto, abbiamo cominciato il nostro tour visitando l'ambiente naturale: il frutteto, il roseto, ma ciò che ci ha colpito maggiormente sono state le cascate e le varie fontane, il cui suono trasmette molta tranquillità e serenità. Oltre a questi componenti vitali e naturali, possiamo trovare anche la dimensione più oscura della morte. Infatti ci siamo interessati al ricordo fune-
bre di D'Annunzio: il punto più alto del giardino è il mausoleo, innalzato da piani circolari che ricordano i gironi dell'inferno. Qui, nel punto centrale, si trova la tomba di D'Annunzio accerchiata da quelle di cari e parenti. Inoltre nel giardino abbiamo visto che il poeta ha dedicato uno spazio anche alle lapidi dei suoi cani. Infine, ultima ma non per importanza, ci teniamo a citare la nave
che domina la scena nel giardino, in ricordo della prima guerra mondiale. La Prioria, invece, è stata l’ultima casa di Gabriele d’Annunzio, dove il Poeta ha trascorso i suoi ultimi 17 anni di vita, dal 1921 al 1938. All’ingresso si trova una colonna di pietra che aveva la funzione di separare le due sale d’attesa, quella per gli ospiti graditi a sinistra e quella per gli
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ospiti non graditi a destra; in quest’ultima accolse anche Mussolini. Sin dalla prima stanza, si nota subito la presenza di una grande quantità di libri, infatti, in tutta l’abitazione, i volumi sono più di 33mila. L’intera casa è avvolta nella penombra, perché d’Annunzio nel 1916 durante un atterraggio mal riuscito con l’aereo, perse la vista dall’occhio destro e non sopportava più la luce del sole, infatti, le finestre sono per la maggior parte composte con dei vetri colorati per filtrare la luce. Sono presenti molti oggetti orientali, che non si riferiscono a una particolare passione del poeta, ma a una moda dell’epoca. Parlando di oggetti, non si può non fare riferimento ad una malattia di cui d’Annunzio soffriva e che riguardava proprio gli oggetti: l’“Horror vacui”, ovvero la paura degli spazi vuoti; per questo il poeta tendeva a riempire tutti gli spazi della casa, riempiendola di oggetti spesso molto strani e ambigui, che avevano il ruolo di esaltare la sua personalità. Proseguendo la visita della Prioria, dopo aver visitato la
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stanza della musica e la biblioteca, si arriva nell’ala più privata dell’abitazione, quella non accessibile agli ospiti. Un particolare che si nota subito è la presenza di una vera e propria farmacia, dato che il Poeta era ipocondriaco, ovvero un malato immaginario. Nella sua camera da letto era presente solo un piccolo letto da una piazza e mezza, in quanto D’Annunzio era alto solamente 1.58m. All’epoca non esistevano letti matrimoniali, infatti la sua compagna dormiva in una stanza diversa.
Una particolarità della casa sono sicuramente i bagni, che sono completamente blu notte. Nel bagno personale del Poeta sono conservati addirittura 900 oggetti, la maggior parte molto bizzarri.
In alcune stanze sono presenti pelle di animali, tra cui possiamo trovare quelle di ghepardi, la corazza di un armadillo e il guscio della sua tartaruga Carolina, che visse per molti anni nei giardini del Vittoriale, prima di morire forse in seguito a un indigestione. L’unica stanza della casa che aveva il lusso di essere illuminata era la cucina, perché d’Annunzio non la frequentava, ma si faceva preparare tutto dalle cuoche. La visita della Prioria si conclude con la sala d’attesa degli ospiti graditi, molto accogliente, e la sala da pranzo per gli ospiti, dove a capotavola era presente proprio il guscio della tartaruga Carolina come monito per i commensali ingordi. Uscendo dalla casa è possibile visitare il Museo d’Annunzio Eroe per rendersi ulteriormente conto di come il Poeta si sia costantemente impegnato a costruire il mito di se stesso, il mito di una vita inimitabile. Pietro Galafassi, Alessia Terrazzino, Valeria Verzeletti, 4°AAFM
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Un viaggio in ALBANIA
L’Albania, o come detto nella lingua albanese Sqhipteria, è uno dei paesi che si affaccia sulle coste del mar Adriatico e confina a nord con il Montenegro, a nord est con la Repubblica del Kosovo, a est con la Macedonia del Nord e a sud con la Grecia. Perché l’Albania, terra dell’aquila, è una nazione che merita di essere esplorata? Per i suoi paesaggi strepitosi da nord a sud, per le mitiche strade bucate nelle catene montuose albanesi, per le moschee tipiche della religione islamica e per molto altro ancora… Ma prima di iniziare il nostro viaggio dobbiamo cambiare valuta dall’euro alla moneta nazionale albanese, il Lek (120 Lek = 1 € … è un cambio molto conveniente). Percorrendo la strada principale, possiamo ammirare il lago più grande dell’Albania e dei Balcani, lo Scutari (In Albanese Shrodёs), condiviso con il Montenegro. Visto che la maggior parte del cibo albanese è di origine turca o serba, possiamo provare qualcosa di tradizionale prima di raggiungere la capitale albanese, ovvero gli arrosticini di agnello con Kefir (latte acido preparato con una tecnica di fermentazione Armena). Arriviamo poi a Tirana, prendendo la superstrada Durazzo-Tirana (Durrёs - Tirana). Qui meritano di essere visitate la Piazza di Skanderbeg (Skënderbeu progettata da un ingegnere italiano, Armando Brasini, nel 1925 e
solo poi ristrutturata durante il periodo comunista dell’Albania); la piramide di Hoxha, purtroppo chiusa dopo il crollo del Comunismo e la Moschea. L’Albania offre moltissimo soprattutto dal punto di vista paesaggistico: visto che siamo ormai a giugno, perché non andare ora a farci una nuotatina al mare? Del resto è il paese più economico in cui trascorrere le vacanze in Europa: per un Hotel a 4 o 5 stelle vicino alla spiaggia, i prezzi si aggirano intorno agli 8 o 12 € a notte per persona! Le località più interessanti sono Durazzo (Durrёs), Valona (Vlorё) e Saranda (Sarandё). Andando verso sud est, troviamo la città più antica dell’Albania, Argirocastro (Gjirokastёr), sorta nel I secolo d.C dopo l’invasione greca nell’Illiria e Macedonia e solo poi riformata e ricostruita durante l’impero Bizantino. La città conserva molti reperti storici ed un castello militare a 5 torri. Sapevate che più della metà della popolazione albanese sa parlare un po’ oppure propriamente bene l’italiano? Questo fenomeno risale al periodo del Comunismo,
quando molti albanesi spostavano la loro antenna televisiva in un’altra direzione per vedere i canali italiani, tra cui la RAI e impararono così la lingua. Sapevate poi che l’Albania è l’unica nazione in Europa che ha la segnaletica identica a quella italiana? Per capire il motivo, dobbiamo tornare ancora indietro di 70 anni fa quando l’Albania faceva parte del protettorato italiano e stipulò un accordo infrastrutturale con l’ANAS (Azienda Nazionale Autonoma delle Strade che in passato era ANSS Azienda Nazionale Statale delle Strade). E infine sapevate che l’Albanese è la lingua che si differenzia maggiormente dalle altre lingue Indo Europee? La maggior parte del suo vocabolario, infatti, è molto complesso e quasi difficile da capire a primo ascolto; solo alcune parole, poi, sono state prese in prestito dalla lingua italiana come per esempio il numero 7
Shtatё , la parola “copia” Kopjё , la parola “porta” porta ... E infine perché non provare a pronunciare insieme l’ultimo scioglilingua prima che inizino le vacanze estive? Karikaturisti karikaturon karikatura karakteristike, ovvero “Il fumettista disegna caricature caratteristiche”. Dopo questo auguro buone vacanze a tutti e spero di rivedervi a settembre con i miei prossimi articoli! Nazar Vodopyan, 2°FL
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UNA GIORNATA A PADOVA
Il giorno 4 maggio le classi 3A AFM e 3B RIM hanno avuto l’occasione di staccare la testa dalla routine scolastica, recandosi a Padova per una giornata. La gita è stata organizzata dai professori Carlo Battaglia, Mariacristina Cristini e Rita Pilia che ci hanno accompagnati in quest’esperienza alla scoperta delle bellezze artistiche e naturalistiche padovane. Il ritrovo era all’ingresso della scuola e la partenza alle 8.00; l’interesse dell’autista per la puntualità era tale che il primo ad arrivare è stato proprio lui, l’autista migliore del mondo che ci ha fatti arrivare tutti sani e salvi ed è anche riuscito a sopportarci per tutto il viaggio. Il nostro entusiasmo era così alto che pure i camionisti che ci passavano accanto se ne rendevano conto: abbiamo cantato tutti a squarciagola e senza neanche accorgercene eccoci arrivati. Quando siamo scesi dal pullman i professori ci hanno indicato dove sarebbe stato il ritro-
vo a mezzogiorno per poi visitare la Cappella degli Scrovegni e poi ci hanno lasciato un po’ di tempo libero per visitare i dintorni e acquistare del cibo. C’è chi è andato a trovarsi un posto tranquillo dove mangiare, chi invece ha preferito una breve passeggiata nel centro storico. A mezzogiorno ci siamo recati tutti al punto di ritrovo e, dopo una lunga attesa, i docenti ci hanno consegnato i biglietti
d’ingresso per ammirare le bellezze che la Cappella offre. Gli ingressi erano in due fasce orarie diverse (circa 15 minuti). La prima classe che ha potuto deliziare i suoi occhi con tanta bellezza è stata la 3B RIM e, successivamente, la 3A AFM. La visita era articolata in due momenti: il primo in cui veniva anticipato e spiegato cosa si sarebbe visto all’interno della Cappella e il secondo in cui abbiamo avuto la possibilità di contemplare l’opera dal vivo. Inizialmente siamo entrati in una stanza insonorizzata in cui abbiamo seguito un video che spiegava le tecniche di pittura e cosa Giotto voleva trasmettere a chi avrebbe visto gli affreschi. I colori ca-
18 ratterizzanti sono il blu che allude alla sapienza di Dio, il rosso che rappresenta l’amore, il rosa che serve a trasmettere gioia e il bianco che simboleggia Dio. Gli affreschi simboleggiano dei passi importanti per il cristianesimo, per esempio il tradimento di Giuda con un bacio o l’ultima cena. Lungo tutto il muro ci sono dei vizi personificati da un lato e dall’altro delle virtù che vi si contrappongono. Terminata la visita alla Cappella siamo risaliti tutti in autobus per spostarci in un’altra zona di Padova. Arrivati a Prato della Valle, siamo scesi e ci siamo diretti all’Orto botanico. Nato nel 1545, è il più antico orto universitario del mondo; al suo interno ci sono circa 6.000 esemplari con 3.500 specie botaniche. Gli esemplari di piante andavano dalle più comuni qui in Italia, che potremmo trovare anche nei giardini delle nostre case a piante molto particolari ed esotiche; queste necessitano di un clima molto particolare, quindi si trovavano dentro delle serre talmente umide che si vedevano le goccioline d’acqua nell’aria.
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In questo immenso giardino abbiamo avuto modo di rilassarci, in un posto tranquillo a contatto con la natura; questo è stato un buon momento per svuotare la mente. C’erano delle panchine e fermandosi un momento lì, semplicemente ad ascoltare l’acqua del ruscello scorrere e gli uccellini cantare sembrava di stare in un locus amoenus, perfettamente in armonia con la natura. Verso le 16.00 ci siamo diretti verso il ritrovo concordato con l’autista e, dopo aver caricato gli zaini, siamo tornati a Brescia. Il viaggio di ritorno è sta-
to più tranquillo dell’andata, forse perché eravamo tutti stanchi morti. Appena siamo arrivati davanti al Lunardi ha iniziato a diluviare, sotto la pioggia si sentivano rumori di scarpe frettolose, pronte ad entrare nelle auto per tornare a casa. Questa gita è stata una buona occasione per conoscerci meglio, tra studenti di classi diverse, ma soprattutto tra compagni di classe. Valentina Balanzino, 3BAFM Sara Chiarini, 3AAFM
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SEDICI ANNI, stretti in questa realtà
“Preferirei che non esistesse al mondo nemmeno la città più bella che io
Credo di essere gelosa di quello
biscotto… il mio posto felice.
squarcio nel mondo perché, dopo
È un’altra dimensione: mi strap-
abbia mai visto.
averlo costruito passo passo, pro-
pa da questa, che mi sta e mi è
Preferirei perderti nel bosco
tetto dalla pioggia e talvolta dalla
sempre stata stretta.
che per un posto fisso”
grandine, temo che qualcuno con
Del verde, Calcutta
le
sue
scarpe
sporche
di
Potrei elencare innumerevoli
“umanità”, contamini il mio pic-
esempi di momenti magici e a
Tutti hanno un posto felice, un
colo paradiso.
tratti surreali, ma vi racconterò
luogo delle vacanze, ad esempio,
Non ho dubbi che quello là fuori
di un singolo istante deludente-
la propria città natale, il parco
sia un mondo altrettanto affasci-
mente banale, di un sabato sera
dove da bambini ci divertivamo
nante… ma per qualcun altro,
quando, secondo le aspettative,
senza preoccupazioni.
perché, nonostante sia spesso co-
saremmo dovuti essere a qual-
stretta ad adattarmi a quella realtà
che festa con musica e luci va-
Il mio posto felice è errante: dieci
e conviverci, continuo a sognare
riopinte.
persone sono la mia casa.
quella casa.
Ciò mi avrebbe sicuramente resa felice, ma mai quanto ritro-
Le nostre risate insieme costituiscono le fondamenta; le lacrime
Guardatemi pure come se fossi
varci, con lo stomaco appesanti-
sono i muri graffiati e sporchi; i
pazza, perché sono consapevole
to da una porzione troppo ab-
ricordi costruiti insieme sono il
di non poter essere compresa.
bondante
pesante portone di legno che
Non potete capire come io veda
scambiarci uno sguardo di sfida
chiude il freddo e le tenebre fuo-
in un fuoco che intossica i polmo-
e correre all’impazzata, sotto le
ri; le canzoni intorno al fuoco so-
ni e i vestiti, in un pasto mezzo
luci fioche dei lampioni e il
no il porticato; le fotografie le fi-
crudo o scotto, in un prato infe-
buio della notte.
nestre e le tende ricamate.
stato dagli insetti, in dieci persone con cui contendermi l’ultimo
di
pizzoccheri,
a
Ilaria Piceni, 3DL
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CONSIGLI DI LETTURA PER L’ESTATE Durante gli ultimi due GRUPPO DI LETTURA DEGLI STUDENTI vi ritroverete a divorare incontri in presenza del qualsiasi opera questa 28 aprile e del 19 maggio, i memautrice abbia scritto). La corte di Rose e Spine di Sabri del Gruppo di Lettura degli A chi è in cerca di un giallo legrah J. Maas. Si tratta di una riletStudenti hanno stilato un elenco gero, ma non troppo crudele una tura della Bella e La Bestia o fordi libri da portare con sé in monstudentessa consiglia Come ucse no? tagna o sotto l’ombrellone, quancidono le brave ragazze di HolLa saga dell’Attraversaspecchi di do le lezioni saranno solo un rily Jackson, mentre per chi è atChristelle Dabos cordo e sarà possibile approfontirato dalla “pesantezza” L’inLa saga di Nevernight di Jay Kridire tematiche attuali oppure imsostenibile leggerezza dell’essestoff mergersi in nuove realtà. re di Kundera, potrebbe davveLa guerra dei papaveri di Cominciamo con i romanzi di arro rivelarsi il romanzo ideale. R.F.Kuang gomento mitologico. La mitoloAgli amanti dei classici propoPiranesi di Susanna Clarke gia, classica o celtica, infatti conniamo Uno, nessuno e centomitinua ad affascinare i giovani la di Pirandello e a chi ama Se avete voglia di piangere, Racd’oggi come rivela questa ricca contami di un giorno perfetto di selezione: Jennifer Niven, potrebbe essere il romanzo che fa per voi. AltrettanApuleio, La favola di Amore e to toccanti Chiamami col tuo noPsiche (da “Le Metamorfosi”) me di André Aciman; La solituJennifer Armentrout, Tra due dine dei numeri primi di Paolo mondi Giordano; Vicino all’orizzonte di Pat Barker, Il silenzio delle raJessica Koch e L’ultima notte gazze della nostra vita di Adam SilveHannah Lynn, Il segreto di Mera, mentre con Follia di Patrick dusa; La vendetta degli dei MacGrath, una torbida storia di Paola Mastrocola, L’amore priamore e psicosi, il dramma supema di noi ra ogni confine. Madeline Miller, La canzone di Per chi preferirebbe letture estive Achille; Circe; Galatea più serene, ma senza rinunciare al Marion Zimmer Bradley, La Torsentimento Kitchen di Banana cia Yoshimoto e Finché il caffè è calS. Pettersen, La figlia di Odino do di Toshikazu Kawaguchi potrebbero rivelarsi la scelta giusta. Altrettanto amato dalle nostre Entrambi i romanzi sono brevi e studentesse è il genere fantasy di ambientazione nipponica. con: leggere in lingua inglese AlSe desiderate una storia avvinmond: a novel dello scrittore cente che vi tenga incollati al licoreano Sohn Won-pyung, un bro dalla prima all’ultima pagina, romanzo che con tocchi delicati scegliete Il giardino dei segreti di affronta il disturbo dell’alessitiKate Morton (una volta concluso, mia, la difficoltà nel riconoscere, esprimere e distinguere le diverse emozioni e sensazioni corporee. Al momento non esiste ancora in traduzione italiana. Il gruppo di lettura riprenderà gli incontri a settembre. Sperando di avervi incuriosito con queste proposte così diverse fra loro, vi auguriamo buona lettura e buone vacanze! Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon
Prof.ssa Rita Pilia, referente del Gruppo di Lettura
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CONSIGLI DI LETTURA PER L’ESTATE GRUPPO DI LETTURA DEI DOCENTI Il Gruppo di Lettura fame che solo tempodei Docenti, dopo l’ulraneamente si placa timo incontro in presenza nel sapore di aringhe e del 16 maggio, è rimasto meloni generosamente diparticolarmente colpito dal spensati da Concezione, romanzo di Elio Vittorini, la madre che da bambino Conversazioni in Sicilia, a Silvestro appariva una pubblicato per la prima vera “mamma dei melovolta in volume nel 1941 ni”, quasi una dea contada Bompiani e recentedina della fertilità. Noi mente riproposto dalla del gruppo abbiamo notastessa casa editrice in una to questo sostrato mitico nuova accattivante veste che spesso accompagna le grafica che, grazie ai colori narrazioni di vita di camluminosi, ai fichi d’India e pagna, il tempo ciclico a alla lucertola al sole, non cui forse alludono le conpuò che proiettarci in una tinue ripetizioni lessicali, dimensione estiva. Noi del le confusioni che saldano gruppo, tuttavia, vi invitiain un’unica linea il passamo a cercare in biblioteca to e il presente come se, a o nelle librerie dell’usato discapito degli anni, tutto le più antiche versioni, cofosse destinato a tornare. me quella dell’Einaudi A Bologna, dove SilveScuola degli anni ’90, forstro vive, tutto muta e inse meno belle esteticamencalza; nell’interno della te, ma dotate di un ricco disperatamente l’arancia, e diSicilia, invece, torna a farsi apparato di note, essenziali per speratamente mangiarla, con sentire persino la voce di chi, comprendere meglio il simborabbia e frenesia, senza affatto come il fratello, ha lasciato in lismo insito nella narrazione. voglia, e senza masticare, inguerra la vita. E proprio coIl protagonista, Silvestro, dopo goiando e come maledicendo, me nel racconto di Joyce, I 15 anni di assenza, torna in Sile dita bagnate di sugo d’aranmorti, l’esistenza dei vivi apcilia in treno per rivedere la cia nel freddo. E lui, piccolo pare profondamente influenmadre. Il lungo viaggio e la siciliano, restò muto nella spezata dal ricordo di chi non sua permanenza in paese soranza, poi guardò ai suoi piedi c’è più… La morte è solo no costellati da incontri sola moglie bambina che sedeva un’altra stanza e la porta è spesi tra reale e onirico, dove immobile, scura, tutta chiusa, socchiusa. Vita e morte, soi sensi ingannano, avvinti gno e realtà, infanzia e vita sul sacco, e diventò disperato, dalle forme e dal profumo di adulta, paese e città: questo e disperatamente, si chinò e arance e meloni. Nonostante romanzo permette al lettore sfilò un po’ di spago dal paniela bellezza quasi poetica del di attraversare molteplici re, tirò fuori un’arancia, e dilessico usato, tuttavia, Vittoriconfini e di comprendere speratamente l’offrì, ancora ni denuncia abbastanza chiaraabbastanza chiaramente la chino sulle gambe piegate, alla mente la condizione di povertà poetica del Realismo Magimoglie e, dopo il rifiuto senza della Sicilia: i contadini, per co, così impor tante negli parole di lei, disperatamente fu esempio, non ottengono alcun anni Trenta. A tal proposito avvilito con l’arancia in mano, profitto dalla coltivazione delle parole di Massimo Bone cominciò a pelarla per sé, a le arance, per questo il frutto, tempelli, scrittore tra i princimangiarla lui, ingoiando come per quanto delizioso, assume pali esponenti di questa corse ingoiasse maledizioni.” per una giovane coppia il sarente letteraria, sembrano in Per Vittorini il dolore del monpore aspro della maledizione: perfetta sintonia con l’espedo diventa fame, una fame “Osservai il piccolo siciliano rienza di lettura di nera che spinge i bambini a dalla moglie bambina pelare “Conversazioni in Sicilia”: mangiare sedie e tavoli; una
22 “L’immaginazione non è il fiorire dell’arbitrario, e molto meno dell’impreciso. Precisione realistica di contorni, solidità di materia ben poggiata sul suolo e intorno come un’atmosfera di magia che faccia sentire, traverso un’inquietudine intensa, quasi un’altra dimensione in cui la nostra vita si proietta”. Il romanzo di Vittorini è così: dettagli fin troppo precisi, ambienti che ci sembra di poter toccare. I nostri sensi, perennemente stimolati, restano vigili durante la lettura, eppure… qualcosa non torna e il dubbio sottile si insinua persistente tra le nostre certezze, lacerandole. Ci troviamo in treno, in una stanza, in Sicilia, in vita, eppure non sappiamo mai davvero fino in fondo dove siamo. Prof.ssa Rita Pilia
LUNARFOLLIE suggerisce un saggio scorrevole sulle bugie del marketing sui prodotti tipici italiani, Denominazione di Origine Inventata, di Alberto Grandi; da appassionata di gialli, vi consiglia invece questi titoli nordici: Il senso di Smilla per la neve di Peter Høeg (Danimarca); tutte le inchieste del commissario Wallander, di Henning Mankell (Giallo Svezia), sono 12 volumi a partire da Assassino senza volto (1991) fino a La mano (2013). Da questi romanzi la BBC ha tratto una serie con Kenneth Branagh.
Noi del Gruppo di Lettura dei docenti e della Redazione del «Lunarfollie», desideriamo poi consigliarvi alcune letture estive, in base ai nostri gusti. La prof.ssa MariaCristina Cristini, da docente di economia
Le prof.ssa Patrizia Mariottini e Caterina Sora, amanti di arte, poesia e fotografia, consigliano: Neve, di Maxence Fermine (un racconto delicatissimo come un haiku); Lezioni di fotografia di Luigi Ghirri; La lunga attesa dell’Angelo di G.M. Mazzucco (la stessa autrice dell’Architettrice, altra lettura apprezzatissima nel nostro gruppo di lettura) e un grande classico della letteratura russa: Il maestro e Margherita di M. Bulgakov.
La prof.ssa Elena Bignetti suggerisce titoli di narrativa interessanti e utili anche in vista di futuri percorsi di educazione civica: Il treno dei bambini e Oliva Denaro, entrambi di Viola Ardone; La tigre di Noto, di Simona Lo Iacono e La vita davanti a sé di Romain Gary. Da quest’ultimo nel 2020 è stato tratto un film con Sofia Loren nel ruolo di Madame Rosa. La storia di Oliva Denaro è particolarmente significativa perché rende omaggio a Franca Viola, la prima donna che in Italia nel 1965 ebbe il coraggio di rifiutare davanti al Tribunale la consuetudine del matrimonio riparatore: «Io non sono proprietà di nessuno, l’onore lo perde chi fa certe cose e non chi le subisce» La prof.ssa Laura Vavassori, oltre all’interessante recensione del saggio di Alessandra Chiricosta, Un altro genere di forza, presente in questo numero del giornalino, propone: la raccolta di racconti di Anna Maria Ortese, Il mare non bagna Napoli e il saggio di Telmo Pievani,
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UN ALTRO GENERE DI FORZA
Imperfezione. Una storia naturale, secondo il quale sono proprio i difetti di un sistema a permetterne l’evoluzione. La prof.ssa Maria Gaggia ci suggerisce di scoprire Paradiso, il romanzo del Premio Nobel 2021 Abdulrazak Gurnah e La famiglia Moscat di Isaaac Singer. Per una narrativa di alta qualità. La prof.ssa Rita Pilia vi invita a leggere L’ora d’arte di Tomaso Montanari e Il Museo del Mondo di G.M. Mazzucco, due raccolte di opere d’arte raccontate con particolare sensibilità; il saggio Specchio delle mie brame. La prigione della bellezza di Maura Gancitano, recentemente edito da Einaudi, e i romanzi Montagne e nuvole negli occhi di W.Ming -Yi, una “fiaba” ecologica ambientata a Taiwan, e Dove sei, mondo bello? (Beautiful world where are you?) di Sally Rooney, uno spaccato sulla vita dei trentenni di oggi (i cosiddetti Millenials, la generazione dei nati tra il 1981 e la fine degli anni '90) in Irlanda. Buona lettura e buone vacanze a tutti!
Possiamo svincolare la forza dalla violenza che ci trasforma in “cosa” perché il suo scopo è quello di annientare? Solo una forza uguale e contraria può limitare un’altra forza violenta? Non ci sono dati altri genere di forza capaci di reagire senza per questo cedere alla violenza? Si può praticare la pace anche usando la forza? Credo che queste siano alcune delle domande che in questi ultimi mesi in molti ci siamo posti, di fronte alla necessità di rispondere alla aggressione all’Ucraina. La guerra, come ricorda l’autrice Alessandra Chiricosta, filosofa, storica delle religioni nonché praticante di arti marziali usando le parole di Simon Weil, scatena un genere di forza che si impone sia su chi lo usa sia su chi lo subisce: nessuno possiede la forza. È un’illusione umana. La forza è senza alcuna misura: è lo slancio vitale della violenza stessa. Il primo risultato dello stato di guerra è cadere nel dualismo illusorio degli opposti: amico-nemico. Chiricosta ci parla, invece, di forze di altro “genere” che si trovano oltre le opposizioni dicotomiche, prima fra tutte: maschi/guerrieri – femmine/ accuditrici. Sono forze fisiche autocoscienti che fluiscono e si intrecciano con moto a spirale, senza mai perdere il contatto
con la rete di relazioni che ci permette di riconoscerci in un tessuto più grande. Il saggio è un itinerario che si dipana attraverso piani che potrebbero sembrare lontani: la filosofia, le arti marziali, il mito, l’antropologia, la storia e le tradizioni culturali e religiose orientali e occidentali, fino ad arrivare alle trasformazioni e alle mutazioni prodotte e indotte dalla tecnica nei nuovi territori del postumano. Il filo conduttore sono cinque movimenti ( acqua, legno, fuoco, terra e acciaio) a cui corrispondono racconti, esperienze e sapienze che ci vengono oggi in soccorso per scoprire quelle altre radici che insegnano a usare la forza senza cadere nella violenza cieca. Autore: A lessandra Chiricosta Editore: Iacobellieditore Buona lettura! Prof.ssa Laura Vavassori
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