L'Espresso 43

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Emergenze sociali

PENSIONATA MAI T

IL GOVERNO VUOLE RIFORMARE LE PENSIONI PER FACILITARE LE USCITE ANTICIPATE. MA NON PENSA A CHI È VERAMENTE PENALIZZATO DAL SISTEMA: LE DONNE E I GIOVANI GLORIA RIVA INFOGRAFICA DI PAULA SIMONETTI

ra quindici giorni il governo Meloni dovrà inviare a Bruxelles la legge di bilancio 2023 che, oltre ai complicati dossier su caro energia e inflazione, dovrà anche affrontare il nodo pensioni, come ha annunciato la neopresidente del Consiglio nel suo discorso alla Camera. «Intendiamo facilitare la flessibilità in uscita». Spetterà al ministro del Lavoro, Marina Calderone, già pre- DI sidente dei Consulenti del Lavoro, e a quello dell’Economia, il leghista Giancarlo Giorgetti, trovare una soluzione economicamente sostenibile senza scontentare il suo elettorato. Senza indugio, la Lega vorrebbe inserire in finanziaria Quota 41, cioè l’uscita con 41 anni di contributi al di là dell’età anagrafica. Una misura cara a Salvini che sta drenando 23,2 miliardi alle casse pubbliche e, se estesa al 2023, comporterebbe un ulteriore aggravio di cinque miliardi. Con il sistema delle Quote sono andati in pensione 380mila lavoratori, mentre la stima della Ragioneria di Stato era di 990mila uscite. Il ministro Calderone intende invece creare una “Quota flessibile” a partire dai 58 anni di età tenendo fermo il requisito minimo di contributi a 35 anni e ricalcolando l’intero assegno con il sistema contributivo. Il modello Calderone, sposato da Meloni, è simile all’attuale Opzione Donna, che è tutto fuorché una proposta allettante per le lavoratrici. Infatti chi la sceglie deve accettare il ricalcolo della quota retributiva (basata sulla retribuzione e non sull’ammontare dei contributi versati) con il metodo contributivo. Le pensioni retributive sono più vantaggiose di quelle contributive e per questo nel 2021 solo 15 mila donne hanno sfruttato Opzione Donna. Oggi il 48 per cento di chi vi ha 40

30 ottobre 2022

aderito percepisce meno di mille euro lordi al mese e, più in generale, l’importo medio delle loro pensioni è di 1.073 euro per le dipendenti e 805 euro per le autonome, con una decurtazione del 32 per cento dell’assegno. Nei calcoli fatti mesi fa dalla Fondazione dei consulenti del lavoro, di cui l’attuale ministro del lavoro era presidente, la Quota Flessibile avrebbe consentito l’uscita anticipata di circa 470 mila persone, con l’obiettivo di incentivare il ricambio occupazionale, senza tuttavia gravare sui conti pubblici grazie al ricalcolo della pensione con il metodo contributivo. Tesi che si scontra con i dati della Corte dei Conti, secondo cui il tasso di sostituzione di Quota Cento è del 40 per cento, ovvero meno di un nuovo assunto ogni due pensionati. E si scontra anche con i bassissimi tassi occupazionali italiani certificati dall’Ocse: siamo ultimi in Europa al 60,3 per cento di popolazione occupata, scavalcati da Romania, Bulgaria e persino dalla Grecia che ha un livello di occupazione del 61,5 per cento, mentre la media europea è del 69,8. Il tema, dunque, non è mandare i sessantenni in pensione, Gloria Riva quanto incentivarli a restare al lavoro e fare Giornalista altrettanto per attivare donne e giovani.


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