Politica e Migrazioni
A me nun me sta bene che no Antonella BUCCINI
Nella mia generazione, giusto per non scrivere ai miei tempi che mi fa antica assai, già alle elementari si somministravano modelli precisi di bontà e cattiveria. Tra l’altro, quando magari la maestra non ci sopportava più tanto o aveva altro da fare “i più bravi della classe” erano delegati a collocare i compagni, tenuti al più ossequioso silenzio, nelle due categorie, buoni e cattivi, divisi da una linea netta verticale alla lavagna. I più smaliziati si lasciavano corrompere dagli amici, dai prepotenti o dagli adulatori e cambiavano le posizioni, gli altri, registravano con perfidia ogni piccolo movimento e ti facevano perdere “il posto”. Così pure ogni bambino avrebbe diffidato degli indiani e riposto grandi aspettative nei cowboy. Quando arrivarono “Soldato blu” e “Il piccolo grande uomo” cogliemmo al volo la notizia: dovevamo invertire i giudizi. Per non parlare di babbo natale e della befana evapo21