Dino Grandi, gli altri e quel rebus del 25 luglio
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una volta a Berlino il proprio fastidio al riguardo97, Farinacci era personalmente favorevole ad affidare il fronte italiano a un comandante germanico, previa costituzione di un comando unificato italo-tedesco, nella speranza di risolvere così la crisi militare e di ottenere dall’alleato i rinforzi e gli aiuti più volte invocati98. Era – quello del ras cremonese – un linguaggio più radicale persino del lessico di Scorza, ma la sostanza programmatica alla fine non cambiava un granché.
3. Proviamo dunque a risolvere il rebus Mi pare ora che le posizioni dei proponenti dei tre ordini del giorno siano chiare. Quanto a Mussolini, è necessario preliminarmente ricordare il colloquio da lui avuto il 22 con il re99. Quest’ultimo aveva già saputo da Ambrosio, il 20, del negativo esito del convegno di Feltre e che il Duce aveva evitato di parlar chiaro al Führer nonostante le reiterate sollecitazioni di Ambrosio, di Bastianini e dell’ambasciatore a Berlino Alfieri (Mussolini – chiarisco – si era limitato ad ascoltare e rassicurare Hitler onde ottenere da lui la promessa di maggiori aiuti)100. Non solo: 97
g. Pardini, Roberto Farinacci … cit., pp. 406-407, 412-415, 422-423, 432-433. Accompagnato da Cavallero, di questo e altri temi, comando unico incluso, Farinacci parlò con l’ambasciatore tedesco Mackensen il 21 luglio, f.W. deakin, Storia della repubblica di Salò … cit., pp. 566-568. Nota l’A. (p. 568): «Mackensen si fece un’idea singolare della crisi romana: un gruppo energico, rappresentato da Farinacci nelle alte gerarchie del partito e in lega con Cavallero, aveva imposto la convocazione del Gran Consiglio, per propugnare in quella sede le stesse riforme militari ed amministrative di fondo sulle quali Hitler aveva insistito a Feltre. Tale azione sarebbe stata, nei prossimi giorni, l’elemento decisivo, e se tutto andava liscio, avrebbe potuto costituire la controparte politica delle misure militari che lo Stato maggiore generale tedesco aveva appena stabilito di prendere». Il corsivo è, ovviamente, mio. Le misure prevedevano che: lo scacchiere militare italiano venisse affidato a un comando tedesco, sia pure formalmente subordinato al Duce; le unità italiane provvedessero alla difesa dell’Italia meridionale, trasferendovi anche uomini e mezzi dall’Italia settentrionale, al solo scopo di ritardare l’avanzata degli anglo-americani; la difesa del Nord Italia, l’unica che interessava ai tedeschi, fosse demandata alle truppe germaniche già presenti e a quelle di rinforzo da fare affluire, Ibid., pp. 539-542 e 568-569. Nel Memoriale precedentemente citato Cavallero negò recisamente di essersi dichiarato favorevole al comando unico in mano tedesca; al massimo – precisò – possibilista sull’idea di aggregare al comando italiano un comando germanico «in sottordine». Ibid., p. 568, nota 1. Sulla questione del comando, dei rinforzi, della strategia tedeschi, si veda in P. nello, Il 25 luglio visto da Palazzo Chigi … cit., pp. 72-73 anche quanto riportato nel proprio diario da Pietromarchi in data 16 luglio 1943. 99 P. Puntoni, Parla Vittorio Emanuele III … cit., p. 142 (22 luglio 1943). 100 Ricordo che solo Hitler impedì la formalizzazione a Feltre della richiesta dei propri vertici militari, che egli peraltro non considerava certo immotivata, di assumere il comando operativo sul fronte italiano. La convocazione del Gran Consiglio tornò utile al Duce» anche nell’intento di dimostrare al Führer, naturalmente edotto dei lavorii di varia origine all’interno del regime, di potersi mantenere ancora saldo in sella senza bisogno di ingombranti «padrini» esterni, r. de feliCe, Mussolini l’alleato 1940-1945. I…cit., pp. 1310 e seguenti. Segnalo che Alfieri aveva inviato prima di Feltre una lettera 98