L'ultima seduta del Gran Consiglio del Fascismo

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Trascrizioni – Verbale B

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dividere gli Italiani. Esempio tipico, la stolta campagna antiborghese, scatenata alla vigilia di una guerra che, per poter essere accettata dalla nazione, avrebbe dovuto anzi tutto affratellare i ceti sociali. Ci si illudeva forse di guadagnare al fascismo, con quelle insensate denigrazioni, il favore delle correnti operaie? Risolvere la formula storica della “nazione proletaria” in un pericoloso sofisma, che equivaleva a un programma di proletarizzazione di tutto il popolo italiano, servì soltanto a mettere in apprensione e in diffidenza questo modesto, laborioso, patriottico ceto medio, che non è una classe chiusa o privilegiata, ma il complesso di valori tecnici e morali che praticamente regge la vita del paese. Dalla borghesia si traggono infatti i quadri delle forze armate e di ogni altro settore dell’attività nazionale: sopra tutto dalla media e anche piccola borghesia. Si pensi allo stato d’animo dei giovani ufficiali di com-

[quarto foglio manoscritto non numerato] plemento, i quali col loro entusiasmo erano stati uno dei maggiori coefficienti della nostra vittoria nella prima guerra mondiale. Stavolta sono partiti per i vari fronti portando un’inquietudine nel cuore, prodotta dal vilipendio e dalle sia pur vuote minaccie contro il gruppo sociale donde essi uscivano, e sentendo anche, come è umano, l’angosciosa incertezza del domani, se Dio concederà loro di ritornare. Ora bisogna tener presente che quei giovani stanno a diretto contatto con la massa dei combattenti. Il così detto “morale” dei soldati è il morale dei loro comandanti di compagnia e di plotone. Quale entusiasmo, stavolta, hanno potuto essi trasfondere? Si sono battuti valorosamente, moltissimi sono caduti da prodi, per sentimento dell’onore e del dovere; ma la fede che arde e che trascina, quella che fa affrontare con serenità l’olocausto, stavolta, non ci poteva essere. Quando si impegna un paese in una guerra, non bisogna costringere i combattenti a distinguere fra il regime politico che l’ha dichiarata, e che si può non amare, e

[quinto foglio manoscritto non numerato] la patria che si deve amare e per cui ogni sacrificio è necessario e santo. Su un paese in guerra deve alzarsi un’unica bandiera: quella della patria. Stavolta si è preteso condurre il popolo al cimento parlandogli di rivoluzione anziché di patria, di partito anziché di Stato, di fascismo anziché d’Italia. Anche i fini concreti di una guerra, per essere compresi e sentiti, non avrebbero dovuto essere quelli di un partito, ma nazionali, come avvenne nel 1915. Giacché


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Secondo intervento di Grandi

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[Verbale A]: Appunti a matita presi da Luigi Federzoni durante l’ultima seduta del Gran Consiglio del 25 luglio 1943

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Emilio Gentile, Il verbale che non c’è. Alcune considerazioni sui nuovi documenti inediti riguardanti l’ultima seduta del Gran Consiglio nelle Carte Federzoni acquisite dalla Direzione generale Archivi

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