Il verbale che non c’è
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Federzoni dichiarava di essere l’unico autore del resoconto pubblicato in appendice al suo libro di memorie. Neppure nel libro, neppure nel capitolo sull’ultima seduta del Gran Consiglio, dove pure sono riferiti sommariamente i vari interventi, Federzoni faceva alcun accenno alla riunione con altri gerarchi nella giornata del 25 luglio in casa sua per stendere il verbale. Il resoconto di Federzoni fu pubblicato in anticipo a puntate da «Il Messaggero» a partire dal 26 febbraio 1967. Il giorno prima, in prima pagina, era dato l’annuncio, con un articolo non firmato, con questa precisazione sulla modalità di stesura del resoconto: Questo resoconto, in forma di verbale, il Federzoni lo redasse nella quiete del suo studio, dopo le fortunose vicende del 25 luglio, dopo le peregrinazioni e la condanna a morte inflittagli dal tribunale speciale di Verona. Lo redasse a mente calma, quando le passioni che avevano agitato l’animo suo erano pacate e solo il pensiero delle sorti della Nazione lo animavano. Il documento è restato fino ad oggi ignorato da tutti. L’autore non lo mostrò mai a nessuno degli antichi amici, degli antichi compagni di avventura e di sventura, nonostante le loro insistenze. E più ancora, resistette alle offerte di editori e di agenzie giornalistiche italiane e straniere, che gli proponevano eccezionali condizioni. Questo assoluto riserbo era l’unica possibile difesa contro le eventuali pressioni per indurlo a modificare quanto aveva scritto32.
Dopo la pubblicazione del resoconto della seduta, il giornale romano pubblicò il 5 e il 6 marzo, a guisa di commento sulla seduta del Gran Consiglio, il capitolo del libro di Federzoni intitolato Favole e verità del Gran Consiglio. Quindi, nei giorni successivi, furono pubblicate le testimonianze di «quegli uomini che, sfuggiti al plotone di esecuzione o alla tormenta della guerra e del dopoguerra, sono ancora viventi testimoni di quella tragica svolta della storia»33. Iniziando con Dino Grandi, furono pubblicate inoltre le testimonianze di Acerbo, Albini, Balella, Cianetti, De Marsico, Frattari, Galbiati e Scorza. Grandi tacque del tutto sul resoconto e sul commento di Federzoni 34. Invece la maggior parte dei testimoni che avevano firmato l’ordine del giorno Grandi confermò l’attendibilità del resoconto di Federzoni, con qualche precisazione o dichiarazione discorde. Alfredo De Marsico affermò che la «austerità morale dello Scrittore garantisce la veridicità del documento»35, ma non disse di aver partecipato in casa Federzoni alla stesura di un verbale, come aveva affermato 32
La storica seduta del Gran Consiglio del 25 luglio, in «Il Messaggero», 25 febbraio 1967. Bisognava affrontare Mussolini prima che la rovina fosse totale, in «Il Messaggero», 5 marzo 1967; Finirla con la guerra e con i tedeschi a questo mirò l’ordine del giorno Grandi, in «Il Messaggero», 6 marzo 1967. 34 d. grandi, L’amletico Mussolini volle perdere la sua battaglia, in «Il Messaggero», 7 marzo 1967. 35 a. de marsiCo, A qualunque prezzo, una svolta nella situazione politica italiana, in «Il Messaggero», 11 marzo 1967. 33