Luigi Federzoni, un breve profilo
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Federzoni non rimase all’interno del proprio ambito politico, recuperando voti dell’elettorato liberale di destra e soprattutto di quello cattolico (con alcuni esponenti del movimento cattolico organizzò tra l’altro un dibattito su «Idea nazionale»)12. Federzoni entrava così nella vita politica nazionale, partecipando a tutte le iniziative più importanti degli anni della guerra e dell’immediato dopoguerra (dalla costituzione del Fascio parlamentare di difesa nazionale nel dicembre 1917, all’attività della delegazione italiana al congresso di Roma dei popoli oppressi dell’Impero austro-ungarico nell’aprile 1918), avendo incarichi di sempre maggior rilievo (nel marzo 1922 fu portato dai nazionalisti, insieme coi fascisti e coi liberali nazionali, alla carica di vicepresidente della Camera), svolgendo spesso compiti di mediazione con i rappresentanti del governo. Era ormai protagonista di una forza politica che non costituiva più solo il movimento culturale, patriottico e imperialista di inizio Novecento, ma stava diventando una formazione moderna e organizzata. Di questo egli era consapevole (anche per questo motivo l’ho definito uomo del Novecento): in occasione della riforma elettorale del 1919, ad esempio, sostenne l’adozione dello scrutinio di lista con rappresentanza proporzionale, nella convinzione che l’ANI ne avrebbe tratto vantaggio e avendo chiaro – come ha messo in evidenza Adriano Roccucci – che il quadro politico sarebbe stato segnato dall’affermazione di partiti di massa e organizzati: «Politica è, anzi tutto, azione – affermava in un discorso alla Camera il 19 luglio 1919 – … Le idee … politicamente non valgono se non sono appoggiate ad una forza organizzatrice la quale sappia avviarle alla loro realizzazione»13. Federzoni diventava un ago della bilancia, come lo erano i nazionalisti che stavano occupando sempre di più spazi della Destra: la Destra liberale – scriveva significativamente Luigi Albertini a Francesco Ruffini l’8 luglio 1921 – «si è identificata col nazionalismo. Il suo capo non è più Salandra ma Federzoni il quale domina anche il gruppo fascista»14. È noto il ruolo da lui svolto, assieme al gruppo nazionalista, perché i fascisti abbandonassero la «tendenzialità repubblicana», così come è nota l’opera di mediazione da lui svolta a nome della Corona nei confronti dei fascisti, nelle fasi che precedettero la marcia su Roma. Come nazionalista e soprattutto come monarchico. Egli stesso, in occasione di un convegno dell’ANI a Milano, il 18 ottobre 1922, in cui chiese un governo di destra per il paese, ribadì che il primo requisito 12
Poi raccolto nel volume Nazionalisti e cattolici, Roma, Associazione nazionalista, 1913. Sul rapporto tra nazionalisti e cattolici e il cattolicesimo di Federzoni, cfr. R. moro, Nazionalismo e cattolicesimo, in Federzoni e la storia della destra … cit., pp. 49-112, pp. 62 e seguenti. 13 A. roCCuCCi, Roma capitale del nazionalismo (1908-1923), Roma, Archivio Guido Izzi, 2001, pp. 390-391. 14 L. albertini, Epistolario 1911-1926, a cura di O. bariè, Milano, Mondadori, 1968, p. 1484.