VERGINE E MADRE Suppongo che molti conoscano già questa poesia-preghiera, che è una delle più alte di tutta la letteratura italiana. Apprezzata, forse, di più per il contenuto. Dante termina la sua Divina Commedia (siamo al XXXIII canto, l’ultimo del Paradiso) con una straordinaria preghiera alla Madonna, quasi per affidare alla Madre di Dio la sua opera monumentale. Dante non osa rivolgere personalmente una tale preghiera a Maria SS. La affida a S. Bernardo, considerato dalla cristianità il “cantore di Maria”. Riporto il testo della poesia-preghiera, perché è un testo che non si presta a una spiegazione troppo razionale: va vissuta interiormente, va contemplata interiormente nel cuore; bisogna fermarsi in silenzio a “sentirla” in uno stupore esultante. Ecco il testo: Vergine madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’eterno consiglio, tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che ’l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura. Nel ventre tuo si raccese l’amore, per lo cui caldo ne l’eterna pace Così è germinato questo fiore. Qui se’ a noi meridiana face di caritate, e giuso, intra i mortali, se’ di speranza fontana vivace. Donna, se’ tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia ed a te non ricorre, sua disianza vuol volare sanz’ali. 60