L’ETÀ DELLA TARDA REPUBBLICA
10. La poesia neoterica e Catullo
PROFILO STORICO
Catullo
nel tempo
I contemporanei e i poeti augustei Catullo, le scelte tematiche audaci e irriduciCatullo ebbe un immediato riconoscimento da parte dei contemporanei: Cornelio Nepote, nella Vita di Attico (XII, 4), colloca l’amico scomparso fra i più grandi poeti della sua epoca accanto a Lucrezio, mentre Varrone lo cita nel De lingua Latina (XII, 50). Il Liber catulliano viene letto, ammirato e imitato dai maggiori poeti dell’età augustea, a cominciare da Virgilio, soprattutto nel IV libro dell’Eneide, dove le appassionate invocazioni di Didone abbandonata riecheggiano il lamento di Arianna nel carme 64. Ma è con i poeti elegiaci che Catullo si afferma come modello riconosciuto della poe sia d’amore.
L’epoca imperiale La poesia di Catullo continua ad essere apprezzata durante l’epoca imperiale: Velleio Patercolo, storico dell’età di Tiberio, lo definisce «insuperato nel suo genere» (Historiae II, 36, 2). In base ai criteri di classificazione dei generi poetici allora condivisi, basati soprattutto su distinzioni metriche (oltre che per ragioni di gusto), Quintiliano lo esclude dal novero dei poeti propriamente lirici, ma ricorda Catullo tra gli iambographi, per la «mordacità» dei suoi versi (Inst. or. X, 11, 96). Marziale imita apertamente proprio il Catullo epigrammatico, mordace, vivacemente realistico e aggressivo, e lo dichiara in tono entusiastico per nulla inferiore al grande Virgilio (Epigrammata XIV, 195).
La tarda antichità e il Medioevo Verso il III secolo d.C. sull’opera di Catullo incomincia a calare il silenzio, che si fa praticamente totale nel Medioevo: l’ultimo a leggerne ancora il testo è probabilmente Isidoro di Siviglia (VIVII secolo d.C.), forse addirittura in un florilegio. Del resto sono altri i poeti che la cultura medievale annovera fra i propri auctores (Virgilio, Orazio «satiro», Ovidio): la spregiudicatezza, lo spirito “laico”, individualista e irriverente di
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bilmente soggettive fanno sì che venga tenuto a distanza e dimenticato. Agli inizi del XIV secolo, tuttavia, a Verona, uno scrivano scopre un codice, ora perduto, il Veronensis, capostipite della nostra tradizione manoscritta.
Umanesimo e Rinascimento Da allora, Catullo è al centro della fervida ammirazione e dell’amoroso studio degli umanisti e dei loro precursori, soprattutto il Petrarca, che nel Canzoniere ha inconfondibili accenti di profonda consonanza con la lirica catulliana. La prima edizione a stampa è del 1472; Angelo Poliziano emenda e commenta il testo del Liber, mentre nei suoi versi, latini e italiani, se ne colgono innumerevoli echi. Riprese evidenti e allusioni sono disseminate in tutta la poesia del Rinascimento (e oltre), dall’Ariosto, che nell’Orlando furioso modella su quello di Arianna i lamenti delle sue amanti abbandonate, al Tasso dell’Aminta, delle Rime, della Gerusalemme liberata. Ottocento e Novecento A partire dalla fine del Settecento i poeti moderni, specialmente anglosassoni e tedeschi (Goethe, Keats, Shelley...) hanno amato in modo speciale Catullo per le movenze spontanee e l’intensità passionale della sua poesia, che appare subito alla nascente sensibilità romantica un’eccezione nell’ambito della letteratissima poesia latina. Nel 1803 Foscolo traduce la Chioma di Berenice nella versione latina di Catullo insieme al carme ad Ortalo (65 e 66 [ T22 ONLINE]) e si ispira al carme 101 ([ T29] nel sonetto In morte del fratello Giovanni; anni dopo, anche i preziosi intarsi delle Grazie dovranno moltissimo alla lettura dei carmina docta: per fare soltanto un esempio, lo splendido quadro delle ninfe oceanine nel primo inno (vv. 68-81) rielabora un’immagine catulliana del carme 64 (vv. 14-18).
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